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alessandra p.

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  1. alessandra p.

    trame e esterofilia?

    Nella maggior parte dei casi è così, infatti. E di solito, quando mi imbatto in storie ambientate all'estero ma scritte da italiani, viene quasi sempre fuori che gli autori sono per metà originari del tal posto, o vi hanno vissuto a lungo, ci hanno lavorato o semplicemente sono talmente appassionati di certe località da averle studiate bene. Nel mio piccolo, lo sto facendo anche io. Però la storia che ho in mente, scritta da me, perderebbe senso se ambientata, che so, a Cuba o Tokyo, posti dove non sono mai stata e di cui so poco o niente. E quindi non amo da lettrice l'ambientazione artificiosa. A meno che non sia un novello Salgari ad averla realizzata.
  2. alessandra p.

    trame e esterofilia?

    Sono sincera, a meno che non si tratti di autori che vivono all'estero o vi hanno fatto esperienze significative, o hanno genitori stranieri e simili, detesto- perdonatemi- le opere prime di scrittori aspiranti o esordienti che creano i personaggi di John e Mary a Miami (tanto per dire) per descrivere una normalissima storia d'amore tra adolescenti o le vicende di due fratelli. In altre parole, deve esserci un motivo se l'autore italiano ambienta una storia in America e viceversa. Magari ho studiato a Londra e allora voglio descrivere quella realtà perché la conosco e mi ispira, anche senza note autobiografiche. Oppure può dipendere dal genere letterario, dal contesto che si sceglie di rappresentare, se decido che la mia storia deve avere come sfondo un evento o un periodo particolare, che diventino anche loro protagonisti e lì ci vuole molto studio e lavoro preliminare per documentarsi...altrimenti mi sembra un tentativo di scimmiottare successi stranieri che vanno particolarmente a genio all'autore. Poi ci saranno le eccezioni ma non le conosco, perché in libreria c'è tanta scelta e i succedanei nostrani di testi stranieri non mi attirano.
  3. alessandra p.

    Scrivere di se stessi

    Il mio personaggio, nel romanzo che sto scrivendo, è di fatto il mio alter ego. Diverso da me per professione, provenienza geografica, familiare e anche per molti aspetti del carattere, ma gli ho fatto vivere una mia esperienza, che mi ha molto segnata e che al giorno d'oggi è purtroppo abbastanza diffusa, quindi potrebbe anche, se scritto bene, attirare pubblico. Ovviamente è solo un desiderio, magari non si avvererà. Il punto è che però lo scrivo più volentieri in terza persona, mi sento più disinibita, posso inserire punti di vista molteplici ed evitare l'effetto "lagna" con maggior facilità. Probabilmente perché l'argomento mi tocca troppo nel profondo, altrimenti la prima persona, nella scrittura, di solito mi viene molto naturale: ho scritto di recente due racconti composti di getto, in prima, e, per quello che vale, sono stati apprezzati. La differenza secondo me sta tra "mettere nella storia la soggettività dell'autore" e "scrivere l'autobiografia dell'autore". Nel secondo caso, per quanto la storia possa venire romanzata, trasfigurata, rimaneggiata, la coincidenza tra il vissuto personale dell'autore e la materia e i personaggi del testo finisce per paralizzare lo scrittore stesso. A meno che uno sia già esperto o scriva proprio la sua autobiografia per proporla in quanto tale.
  4. alessandra p.

    Oblique

    Staipa, un conto è l'invio spontaneo gratuito- che magari non serve a niente, eh- , un altro il costo di un servizio di valutazione. Io per esempio non credo spenderò mai 600 euro per una scheda, ma è un servizio a pagamento che fanno tutte le agenzie, ognuna con le sue tariffe. Poi magari un caso su mille tra quelli che inviano il manoscritto a costo zero viene notato e scelto, ma mi pare funzioni così quasi dappertutto. Altro su Oblique non so dire, io mi limiterò a partecipare al concorso 8 x 8, per il mio romanzo, ancora non concluso, credo seguirò altre strade.
  5. alessandra p.

    Oblique

    No, non credo. Io manderò un racconto per un concorso specifico promosso da loro e non si paga nulla. Se vuoi mandare un testo da pubblicare e per avere la loro rappresentanza, nel sito non c'è nulla che faccia pensare a canali "preferenziali" a pagamento. Così a naso non mi pare il tipo di agenzia letteraria che accetta la qualunque, ma magari mi sbaglio io. Tutto però mi sembra assolutamente free.
  6. alessandra p.

    Oblique

    Anche a te buona fortuna! Credo sia difficile pubblicare con loro, ma sul sito sono molto chiari. Quella dei concorsi in effetti è una bella opportunità.
  7. alessandra p.

    Oblique

    Ho scritto un racconto che intendo mandare a Oblique...non so quante chances io abbia di essere presa in considerazione, ma ci provo, perché dal sito mi sembrano seri. Sarei interessata anche a seguire alcuni dei loro corsi a Roma, ma sono costosi. Temo che la rappresentanza da parte loro sia difficile da ottenere per esordienti assoluti.
  8. alessandra p.

    Scrivere di se stessi

    Credo che anche quando si scrive di mondi fantastici, di scenari esotici mai visitati, o che non esistono, qualcosa della soggettività dell'autore venga sempre fuori e non è un male, altrimenti ogni narrazione sarebbe asettica o solo un esercizio di stile. D'altra parte, se si sceglie di scrivere proprio quella storia, ci sarà un motivo. Il problema è, soprattutto per gli aspiranti inesperti, dosare bene le cose, perché, a meno di non comporre un capolavoro assoluto che resterà nella storia, il puro lirismo autobiografico del perfetto sconosciuto, se non c'è dietro una storia forte e interessante, rischia di non trovare alcun riscontro. Credo che in pochissimi scrivano davvero solo per se stessi, la speranza è quella di essere un giorno letti e apprezzati da un pubblico, anche minimo.
  9. alessandra p.

    Scrivere di se stessi

    Io ho notato però che quando scrivo in terza persona sono molto più veloce, proprio perché mi sento meno "me stessa" e non sono rallentata dalla paura di scrivere un testo troppo personale. È anche vero che la prima persona in certi casi è più coinvolgente, specie nelle parti introspettive, se non si esagera. Farò così: scriverò in terza persona i capitoli che mancano e vedrò come viene il tutto. Se mi convince, darò la nuova impostazione al romanzo, altrimenti lo terrò in prima , coi i tagli necessari perché non diventi troppo noioso e "sbrodolato". In generale, da lettrice, la prima persona mi piace molto, specialmente nei romanzi di formazione o nella narrativa contemporanea, se il libro è scritto al passato, soprattutto. Non mi chiedo "Sarà l'autore che parla di sé?", sempre e comunque. Se la storia e lo stile mi piacciono, questo è irrilevante. Ma quando si scrive è diverso, in effetti. Con la terza io ho paura di dire troppo poco, il mio non è un thriller o un giallo dall'intreccio super dinamico e pieno di suspence, quindi il tono introspettivo è uno degli elementi costitutivi, ma con la prima l'effetto pistolotto è elevatissimo.
  10. alessandra p.

    Scrivere di se stessi

    Secondo voi può essere utile, quando si scrive una storia ispirata a vicende autobiografiche, ricorrere all'uso della terza persona, anziché della prima, come voce narrante? Sto pensando che potrebbe aiutarmi a spogliare il testo di quell'eccesso di personalizzazione che inevitabilmente si crea, specie per chi è alle prime armi come me. Ho cambiato l'intreccio e i protagonisti in modo da farne appunto una storia autonoma e non la cronaca delle esperienze mie e delle persone a me vicine, cercando però di mantenere l'atmosfera di fondo e il messaggio che vorrei esprimere. Scrivere la mia storia tale e quale, o quasi, non solo non mi andrebbe, ma sarebbe uno sfogo e basta: io voglio farne un testo che possa interessare anche ad altri, capire se questo tipo di storia può suscitare emozioni o curiosità di suo, non servire solo a me. Certo, passare dalla prima persona alla terza implicherebbe una riformulazione del romanzo e anche la riscrittura totale di molte sue parti, ma è qualcosa su cui sto riflettendo perché potrebbe rendere il tutto più interessante ed equilibrato a livello narrativo, dando voce al punto di vista di tutti i personaggi e non solo della protagonista, senza il rischio di sortire l'effetto "diario segreto". Voi che ne pensate? Qualcuno si è trovato nella stessa situazione?
  11. alessandra p.

    Ma le agenzie sono davvero utili?

    Da quel poco che ho capito, per un aspirante scrittore - nemmeno esordiente, che cioè ha già pubblicato almeno un libro- forse è meglio pagare un editor, prima di rivolgersi ad un'agenzia letteraria che proponga schede di valutazione a pagamento. A meno che uno non sia già un po' esperto, ovvero non al primo lavoro in assoluto, e ritenga di aver scritto qualcosa di oggettivamente valido che con un minimo di aiuto - leggi rappresentanza, magari dopo lettura e commento di un agente- si potrebbe piazzare anche presso CE medie e grandi con qualche possibilità di successo. Se nella vita faccio tutt'altro, scrivo al momento solo per passione, non ho nessunissima capacità di valutare la commerciabilità e nemmeno il potenziale pregio letterario del mio manoscritto, al massimo, dopo un'attenta revisione e il supporto di un buon editor, potrei tentare l'invio spontaneo a case editrici piccole e medie con catalogo affine al genere che propongo io. Solo nel caso non ricevessi nessunissimo riscontro, nemmeno la classica email con scritto "c'è qualcosa di buono, ma..." allora potrei tentare l'ulteriore consulenza dell'agenzia letteraria che mi farà la scheda di valutazione, anche senza obbligo di rappresentanza. Ma forse mi converrebbe scrivere un altro testo, a quel punto, o puntare al self publishing per il primo. Certo, se poi uno vuole investire nella sua opera potendo sostenerne i costi, meglio tre schede di valutazione da parte di tre agenzie diverse, ma serie e competenti, che non foraggiare l'editoria a pagamento. Trovo assolutamente utile comunque questo forum per chi si affaccia per la prima volta sul panorama editoriale da neofita che per ora si limita a sognare una pubblicazione.
  12. alessandra p.

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Grazie mille...anche per avermi ringiovanita
  13. alessandra p.

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Magari fossi minorenne. Ho compiuto quarant'anni tre mesi fa. Grazie.
  14. alessandra p.

    L'editing è davvero utile?

    Intervengo in questa interessante discussione da inesperta. Sono convinta che per un aspirante scrittore, anche dall'ottimo potenziale e dotato di talento, l'editing rappresenti un supporto essenziale, soprattutto se parliamo di narrativa. Io sto scrivendo il mio primo romanzo e, a parte una discreta padronanza della lingua, non posso vantare nessuno strumento a sostegno dei miei sforzi: solo la lettura di tantissimi libri mi fa da palestra e comunque potrebbe non essere sufficiente. Vorrei pubblicare, ma non è la mia priorità assoluta: a un editor chiederei innanzitutto aiuto per migliorare la mia scrittura, indipendentemente dal resto. Non credo che invierò mai nulla a una CE senza essere passata prima dall'editing, a spese mie. Non perché non creda in me stessa o nel mio lavoro, ma perché sono convinta che per pubblicare ci voglia quel lavoro di rifinitura che né il mio occhio, né quello di amici e parenti potrebbero dare. Forse se avessi già qualche esperienza alle spalle nel mondo editoriale, come redattrice, lettrice o autrice di recensioni, sarebbe diverso ma forse mi affiderei lo stesso a un professionista. Certo non è facile orientarsi tra editor freelance, schede di valutazione, agenzie, prezzi e quant'altro, per questo sto prendendo informazioni già adesso.
  15. alessandra p.

    Prima persona: supercazzolara o vetrina?

    Giustissimo. Infatti mi esercito a scrivere brevi racconti, in terza persona o anche in prima ma con protagonisti e storie lontanissime dalla mia esperienza. Sono tentativi che non vedranno mai la luce, forse, in termini di pubblicazione, ma mi servono ad allenarmi, proprio per uscire dalla trappola "prima persona = narrazione autobiografica". La scrittura è un hobby faticoso ma affascinante
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