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EmperorOfDisaster

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    Monza.
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    Letteratura, teatro, cinema, musica e lingue. Scrivo, studio canto, recitazione, inglese, francese, spagnolo, latino e greco.

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  1. EmperorOfDisaster

    Divergenze Edizioni

    Approfittando dell'Instant young book, ho inviato loro il mio primo romanzo corredato da una sinossi: ho ricevuto una risposta sintetica ma acribica dove evidenziavano, a primo acchito, le forze e le debolezze del testo, indicandomi dei punti su cui lavorare. Adesso il tutto dovrà essere analizzato da una commissione di 36 lettori. Confermo che mi sembrano molto sinceri e competenti. Speriamo bene!
  2. EmperorOfDisaster

    Mentre divulghiamo menzogne

    [Ho tentato questa volta di indirizzare l'incedere del testo verso una metà più precisa e definibile, perciò mi sono affidato all'endecasillabo in modo da poter distillare meglio il contenuto senza perdere la ricerca semantica. A voi] Mentre divulghiamo menzogne Non so cosa sia questo divulgare menzogne, questo imbastire parole a finzione brandendo cuori come scudi e sorrisi scuciti come armi, né so cosa siano questi tramonti liquidi che, colando dal tuo pube, soggiogano il dolore. Siamo sporchi di purezza noi, che indossiamo volti verniciati di sogni, che impicchiamo cuori con preservativi forati perché, usurpati da amori disfatti, possano fingere d’essere veri, e non specchi sfregiati dove si vedono abissi capovolti e un Dio trafitto dal soffitto. Noi siamo l’empio falso: alétheia: verità che si disvela.
  3. EmperorOfDisaster

    Il tuo cammino, il tuo destino

    Buongiorno! Parto subito segnalando due errori: i tre puntini di sospensione dovrebbero essere attaccati alla parola che li precede; inoltre, tendenzialmente, gli incisi dovrebbero essere segnalati da un trattino lungo, non da quello breve. Ammetto che la poesia mi è piaciuta più per il significato che per le scelte semantiche: il meccanicismo decade, l'illusione di un destino controllato da un Dio o da qualsiasi altra entità pseudo-metafisica anche e tutto è giocato nella sfera interiore, mentre l'esterno è asservito all'Io, a tal punto che l'immagine delle stelle viene qui declinata in virtù di una scelta dell'Io stesso. Ho dei dubbi sul termine "occasione": se prima poni come condizione il fatto che non vi sia destino controllato dall'esterno, poi questo termine mi rimanda machiavellicamente a un qualcosa di esterno che l'individuo, tramite la virtù, deve cogliere. Bello anche il finale: in mezzo a tutte queste scelte, queste opportunità tra le quali l'Io si muove, ve n'è solo una che è vera, solo una che è sintonica con ciò che il singolo desidera (o di cui ha bisogno?) e quindi ricerca. Mi è anche piaciuto questo sottile collegamento all'uomo come divinità: quando tutto ciò che è esterno crolla, allora il singolo si deve ergere a Dio e creare ("lo crei nel cammino") ciò che brama, e non semplicemente generare, perché il generare è proprietà dell'uomo, mentre il creare è cristianamente (se le mie conoscenze storiche non mi tradiscono) proprietà di Dio. Bella anche la circolarità del testo. Questo per dire che il contenuto mi è piaciuto, però ho trovato che la poesia avesse in certi tratti una cadenza da filastrocca, forse per i continui omoteleuti con versi così brevi. Le immagini, invece, non le tocco: sono puro gusto personale e mi sembra che qui funzionino. Diciamo che è una poesia che, da un punto di vista semantico, ricorda più la prosa, però è bella e tutto funziona. Niente: alla prossima!
  4. EmperorOfDisaster

    Tra vene accartocciate.

    Parto dalla fine e arrivo alla tua domanda: personalmente credo poco nella scrittura come pura comunicazione e tanto come ricerca della "parola giusta", quindi un po' mi ha spiazzato questo messaggio, quel "parole gettate a caso"; se, invece, intendevi dire che la forma affossa il contenuto, lì sono d'accordo, ma non significa che il contenuto non ci sia, bensì che è nascosto. In fondo ogni poesia è alétheia: verità nascosta che il lettore deve disvelare. E la poesia, per me, resta una ricerca prettamente stilistica: per il contenuto chiaro, vi sono una determinata tipologia di prosa e la saggistica. Detto questo, sì, credo che l'esistenzialismo e la violenza possano convivere nella stessa persona: quando si integra la violenza in se stessi e se ne fa un modus essendi, allora si può svolgere su di essa anche una riflessione di carattere filo-esistenziale. Nulla di più, nulla di meno. Tra l'altro, credo nella sperimentazione: non si può parlare sempre di se stessi. Detto questo, il tuo commento è prezioso perché mi permette di avere un'altra prospettiva sul tutto: grazie!
  5. EmperorOfDisaster

    Altare della distruzione.

    [Premetto che il testo fa in realtà parte di una raccolta in divenire, "Apocalisse del senso", in cui tento di unire sacro e profano, barocco e maledettismo, senza perdere il senso del tutto. L'aggettivazione è pesante, così come l'incedere del testo: non so scrivere in un altro modo. Il paradosso finale è voluto] Altare della distruzione. Discettavamo d’amore con parole trasandate, ribellione economica in shot bollenti ingollati come fossero acqua santa, e Dio subornava l’Immenso perché ci apparisse distante, quand’invece ce l’avevamo dentro: eravamo infinito confinato nel pensiero d’essere finito. — Amami — gridavo — ché il tuo amore è altare della distruzione. Immoleremo vene per disgregarci nell’estasi cacofonica dell’Altissimo: l’orgasmo. Trasfiguravamo la notte arroventando candele e sfregiavamo il giorno rinchiudendoci negli scantinati per paura di vivere. — Stuprami. — Vodka su pelle lacerata. — Io sono noumeno e tu sei fenomeno: sono soprasensibile a cui aspiri. La violenza carnale è schematismo trascendentale: connette ragione e intelletto, cosicché, usurpando il mio corpo, otterrai l’immagine di ciò che sei realmente. Ci seducevamo con porno onirici, masturbazioni di parole, orgasmi rigurgitati su orologi senza batterie: il Tempo era un’illusione, un orpello di un mondo descientificizzato. Perché noi vivevamo al di là del Vero: noi eravamo Falso. — Prendilo in gola: soffoca. — strillavi. Sessantanove su sogni lastricati di liriche collassate. — Su e giù, su e giù: così. Non sei male, bambino, sai? La tua bocca ha la verve delle puttane. Persino lo spazio si disgregava: scopavamo tra le interiora del vuoto e gli arti divelti del nulla. Dilatazione dell’Io tra naufragi nello sperma e ammutinamenti delle ossa, che cedevano sotto le spinte perpetrate con la vigoria del Demonio: eravamo molluschi, sempre più piccoli, sempre più distrutti, sempre più negativamente infiniti. — Stringiti a me. — Conflagrazione del benessere psico-fisico. — Posso restare dentro di te? Si sta così bene. Siamo l’Arte all’alba del suicidio: trafiggiamoci la pelle con sigarette colme di dolore e implodiamo per anestetizzare il senso. Crollavamo al ritmo di un blues interiorizzato e ci misuravamo i battiti coi sismografi: infarto della razionalità. Raggiungimento dello sgretolamento. Distrutti, ci affacciavamo sulle macerie dei nostri corpi e guardavamo in alto. — Non lo vedi, amore? Questo è l’Infinito: essere niente rispetto al tutto, perché è quando siamo Nulla che ci identifichiamo con l’Assoluto, il quale è Non-Essere in perenne stasi. Realismo antropologico distillato con acribia, uno stillicidio di apoftegmi si riversava sulle cosce e noi ci stringevamo, ci amavamo e imparavamo a marcire. E intanto una speranza si ergeva sui rottami dell’esistenza: quella di essere senza dover necessariamente esistere.
  6. EmperorOfDisaster

    La luna

    Una poesia breve e incisiva. Premetto correggendo quel trattino, poiché, aprendo un inciso, dovrebbe essere lungo e non breve. Continuo facendoti i complimenti per queste immagini evanescenti, a tratti flebili, labili: tutto sparisce nel giro di un sospiro, eppure restano impresse nella mente per la loro potenza. Interessante il binomio luna-notte: accostamento classico che viene rielaborato tramite l'immagine del rosicchiamento, e dunque è la luna stessa a consumare la notte, perché in fondo la notte è destinata a sparire, mentre la luna è destinata a rimanere, nonostante possa non vedersi. Ma poi la notte ritorna e si riapre il ciclo: è una lotta perpetua, in cui la luna vince solo apparentemente. E infine abbiamo l'oceano raccolto in un sospiro: l'immensità raccolta in qualcosa di finito. Perché tutti noi siamo infinito confinato nel finito. Complimenti!
  7. EmperorOfDisaster

    Perpetrate abbracci.

    @Anglares Questo è un mio difetto: così assuefatto alla ricerca stilistica, a volte mi dimentico che esiste anche un contenuto, o, meglio, me ne ricordo, ma tendo a parlare di tutto finendo col parlare di niente. Non so: nella prosa riesco a tenere il tutto sotto controllo, mentre nella poesia a volte mi scappa la mano. Ci lavorerò! Grazie ancora.
  8. EmperorOfDisaster

    Perpetrate abbracci.

    @Nerio Ti ringrazio tanto per i complimenti, soprattutto per aver notato la poca musicalità del testo: tendenzialmente sono molto attento al suono, ma per questo testo volevo che i versi stridessero. Grazie anche per la lucida analisi: ammetto che tendo a scrivere sempre dei brevi saggi sulle poesie che redigo, perciò mi ha fatto piacere che tu abbia beccato proprio uno dei temi principali. Alla prosisma!
  9. EmperorOfDisaster

    Borderline

    Lascio un'opinione a caldo dicendo che mi è piaciuta molto. Passo poi nel weekend con un commento più approfondito.
  10. EmperorOfDisaster

    Perpetrate abbracci.

    @Simone Magli Grazie mille! Ci si prova sempre a scrivere bene, perciò è un piacere che la poesia sia arrivata. Alla prossima.
  11. EmperorOfDisaster

    Perpetrate abbracci.

    Buonasera, cara! Innanzitutto ti ringrazio tanto per i complimenti: fanno sempre piacere. Credo tu abbia visto più di quello che io volessi intendere, ma è stupendo lo stesso, perché dimostra come il lettore attento possa penetrare ancor più nel profondo dello scrittore stesso. In particolare, mi ha colpito quel riferimento alla sublimazione: ammetto che avevo scelto il termine "incensare" più per una questione stilistica che contenutistica, nel senso che offriva una contrapposizione con "carcassa" non indifferente, e a me piacciono i contrasti forti, talvolta anche esasperati. Ricambierò presto il passaggio! Alla prossima. :3
  12. EmperorOfDisaster

    Perpetrate abbracci.

    @queffe Ti ringrazio per il chiarimento! Io preferisco sempre mettere le mani avanti, ma meglio così! :3
  13. EmperorOfDisaster

    Tra vene accartocciate.

    @Max91 Ti ringrazio per i complimenti! In realtà, sebbene io ami molto la metrica, qui la poesie è scritta senza badare agli schemi, anzi, se non me l'aveste fatto notare tu e il mio professore di italiano, avrei detto che erano versi liberi puri! Comunque, prendo al volo il consiglio sulla rima: personalmente preferisco le assonanze, però suppongo sia stata colpa mia, visto che ho introdotto una rima interna abbastanza forzata. Alla prossima!
  14. EmperorOfDisaster

    Tra vene accartocciate.

    @Floriana Chiarisco prima i dubbi: "non passano" è riferito ai tre soggetti che seguono, non solo alla nausea, mentre "anelare un tocco che non sappia di finzione" significa sperare che qualcuno ti abbracci perché ti vuole bene senza secondi scopi. I due punti sono usati perché introducono un'epesegetica: ciò che segue il "cuore è leso" esplica perché il medesimo sia ferito. Passo poi all'impressione generale, anche se qui credo entrino in campo i gusti personali: purtroppo - ma ripeto: è un gusto personale - per me la poesia è prima di tutto una ricerca estetica, poi analisi pseudo-esistenziale e solo in terzo luogo comunicazione, il che mi porta a esulcerare la forma senza necessariamente dover svelare tutto. Poi può piacere o no, ma ci tenevo a difendere questa mia posizione. Ti ringrazio comunque per il commento, che sicuramente dà uno spunto di riflessione! Alla prossima.
  15. EmperorOfDisaster

    Perpetrate abbracci.

    [Chiedo scusa per la violenza e per i riferimenti omoerotici: qualora non fosse adatta a tutti e venisse spostata in "over 18", capirei] Perpetrate abbracci. credo nell'arte come rivolta e nel perpetrare abbracci come distruzione nulla è più letale d'un amore impasticcato di latrati di silenzi censurati nell'esistenzialismo di cosce scoscese che costeggiano spinte abdicate quando gorgogliano i pubi e ci accasciamo su carta straccia violata da cieli puntellati di strazio. siamo infinito confinato nel finito guerra di membri digrignati per fendere l'immenso bambini appena nati che bramano la terra madre profanata da petti come carceri e braccia come spine. incensate la carcassa del nostro amore.
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