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Eleuterio

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  1. Eleuterio

    Lampi di Poesia 7 - Topic ufficiale

    Traccia 1. Il contenuto. Se esisto, non esisto.
  2. Eleuterio

    [LP 7] Se esisto, non esisto.

    Traccia 1. Il contenuto. Se esisto, non esisto. Il vento non mi porta mai lontano il sangue non deborda dalle vene la psiche lorda l’idioma del corpo: se esisto, non esisto.
  3. Eleuterio

    Rimpianto

    Trovo sempre interessante quando si pone lo sguardo all'altro, sia che l'altro sia un corpo sia che sia un topos letterario: permette di ampliare lo sguardo, di spalancarlo, di aprirlo. Che poi l'incontro possa essere devastante, volto al catabolismo, è sempre una possibilità da prendere in considerazione, soprattutto perché sono gli incontri più sofferti quelli che rimangono incisi, vuoi per una memoria emotiva selettiva, vuoi per altro. Detto questo, ho particolarmente apprezzato il finale: quel "i giorni ci hanno strappato la carne", come a dire che c'è stato un processo di annientamento che perdura ancora e che, tuttavia, si arresta durante la notte, la quale, nella mia povera mente perversa, ho letto come ricongiungimento, volendo, sessuale tra gli estremi, tra due corpi che si sono appartenuti ma che non si appartengono più. Ma qui, forse, sto andando oltre. Interessante anche l'uso dei trattini, che mi rimanda ad alcune poesie della Dickenson e della Plath. Mi è piaciuta. Alla prossima!
  4. Eleuterio

    Dove sono adesso le strilla e le urla?

    Ricordo mio padre capovolgermi con un sorriso — dove sono adesso le strilla e le urla? Ho perduto tempo a sbriciolarmi in pianto e non vedevo: la strazio era anche suo.
  5. Eleuterio

    Io qui ci vivo

    Credo che questa poesia sia un toccasana, perché frantuma uno stereotipo e offre una prospettiva diversa sul reale, che è quello che dovrebbe fare la poesia: non bisogna solo far provare emozioni e far riflettere, ma anche rovesciare, ribellarsi, volendo far arrabbiare, sicuramente spalancare. Credo sia anche vero che, oggi come oggi, si intenda a idealizzare, a parlare di ciò che affascina senza approfondire: manca il contatto con la realtà, che talvolta può portare a una rielaborazione assurda, lontana dal reale, il che va benissimo; i problemi sorgono quando si vuole dogmatizzare un qualcosa che, di fatto, non è così, né mai potrà esserlo. Ed è anche vero che la poesia, pur nelle sue mille sfaccettature, tende a una nostalgia finta, perché si rimpiange ciò che non si ha vissuto pur di adeguarsi a determinati canoni. C'è, insomma, una sorta di coscienza epigonale, che va bene fino a un certo punto. Ovvio: lungi da me dire che non si possa parlare di qualcosa che non si ha vissuto, ma bisogna vedere come lo si fa. Detto questo, a me piace molto anche il passaggio finale: c'è una cristallizzazione frantumata, un dire che non tutti vivono in quel mondo idilliaco che viene spesso rappresentato, perché alla fine siamo assorbiti, e forse svuotati, dalla quotidianità. Ma questa è già un'altra questioni. Ammetto anche che io ho un debole per il tuo stile: molto minimale, senza fronzoli, intenso, tagliente. E mi piace anche come gestisci gli spazi per inserire una pausa. Detto questo, me ne torno nel mio angolino. Cuori.
  6. Eleuterio

    Lampi di Poesia 7 - Off topic

    @Ippolita2018 Sei la mia salvezza per quel che riguarda il forum: io vi seguo sempre in silenzio, ma non sbircio mai tra i contest! Grazie! Tra l'altro, dovrei esserci quasi sicuramente, anche perché in questi giorni sto tentando di ribaltare la prospettiva e questo mi sembra un ottimo modo per farlo. Chissà. Giusto qualche giorno parlavo di quel che non mi piace in poesia in un altro sito: la non consapevolezza, i latinismi usati un po' a caso, le inversioni (una o due ci possono stare, ma non reggo i testi che si rinchiudono in finti arcaismi ), le parole troncate (che, secondo me, sono un limite del non saper padroneggiare bene la metrica, anche perché non vedo motivo di usarle nel verso libero), la rima ricercata fino all'eccesso, ma, a dirla tutta, anche le strutture metriche che strillano "ehi, guarda, voglio fare il figo" e che poi si lasciano andare a quelle inversioni sopraccitate; ultimamente non mi piace nemmeno troppo l'effetto "wow", di cui pure i miei testi sono, ahimè, pieni, un po' perché distrae dal contenuto e un po' perché, se tutto è eccessivo, agli occhi del lettore attento l'eccesso si perde. Ma questa è una consapevolezza giunta negli ultimi mesi e che concerne soprattutto la prosa. Per carità: non voglio asservire la poesia alla prosa, assolutamente, però è vero che bisogna dominare la poesia e non farsi dominare. Tra l'altro, devo ammettere che poi questi fattori mi danno più o meno fastidio in base al modo che adotto di leggere il testo: più è una maniera acribica e di studio, più mi innervosiscono; se, invece, devo leggere una poesia senza scavare, come pure mi accade, ammetto che l'effetto "wow" mi aggrada. Non troppo, però, almeno ultimamente. Ultima cosa: non sopporto la stasi, i poeti che non si evolvono, quelli di cui leggi una raccolta e sembra tu le abbia lette tutte. Ecco: anche questo è una cosa dell'ultimo mese. Una cosa è la coerenza, una cosa è dire sempre la stessa cosa nello stesso modo. Da questo punto di vista, mi piace pensare allo scrittore come a un sofista: a volte è bello scrivere una lirica e poi ribaltare la prospettiva. Mi accorgo, però, che qui si sfocia in un'altra problematica, cioè "cos'è la poesia per noi", quindi mi fermo. Cuoricini virili a tutti.
  7. Eleuterio

    Lampi di Poesia 6 - Topic ufficiale

    Grazie a tutti, davvero. Ho letto i componimenti immediatamente e ne ho trovati due che, su tutti, mi rimarranno nel cuore. Purtroppo o fortunatamente, causa paranoie personali, preferisco non commentare: non sento di avere mai nulla da aggiungere, un po' per l'età, un po' per altro. Però vi ho letti e apprezzati. Un abbraccio e... grazie ad @Anglares per l'opportunità e a @Ippolita2018 per avermi chiamato all'appello!
  8. Eleuterio

    [LP 6] Vegliardo.

    @Talia Ti ringrazio, davvero. Ammetto che l'effetto è stato ricercato dal sesto verso in poi: inizialmente mi suonava molto innaturale, a tal punto che ho tentato di connetterlo anche a livello esplicito con "arte spezzata", che è una sorta di sineddoche in riferimento al verso, per l'appunto, spezzettato dai continui enjambement. Un modo per salvarsi all'ultimo, diciamo così. Grazie ancora!
  9. Eleuterio

    [LP 6] Vegliardo.

    @Roberto Ballardini Andando oltre il fatto che non mi fa taggare, o che sono io incapace di farlo, ti ringrazio! Diciamo che "anemia esistenziale" mi girava in testa da un po', così ho provato a inserirlo in connessione con le vene, che contengono sangue. Una sorta di contrapposizione. Non so: ultimamente il dubbio è sempre dietro l'angolo e io sono tornato a cercarmi a livello lirico. Chissà. Grazie.
  10. Eleuterio

    [LP 6] Vegliardo.

    @Edu Grazie, grazie davvero! Ammetto che, come precisato, questo stile mi appartiene poco in questo periodo, però si adeguava alla traccia. Chissà.
  11. Eleuterio

    [LP 6] Vegliardo.

    @Elisa Audino Ti ringrazio molto, davvero: il manierismo, con me, è sempre dietro l'angolo e scrivere in questo modo è stato un tuffo nel passato. Mi sono allontanato dalla retorica in questo periodo, o, meglio, me ne sono dovuto allontanare. Scrivere così è stato come immergersi in qualcosa che si conosce e si teme allo stesso tempo. Non so. Ammetto che il tema della morte è giunto alla fine, perché inizialmente il testo doveva parlare di qualcos'altro che non specifico, perché non vorrei suonasse come un modo di proteggersi agli occhi dei giudici. Chissà.
  12. Eleuterio

    Lampi di Poesia 6 - Topic ufficiale

    Questa volta ce l'ho fatta! Traccia 1.
  13. Eleuterio

    [LP 6] Vegliardo.

    Traccia 1: la paura. Vegliardo. Vegliardo, cosa cerchi? Vedo solo un’adolescenza sconsacrata e fiori divelti dalla luce che avviluppi al pube, mentre soffoco ingerendo polvere di anemia esistenziale: le vene che serpeggiano su queste braccia ora t’appartengono. Vegliardo mi duole l’utero a sentirti dentro queste ossa querule, dentro quest’arte spezzata come il sospiro che covo e poi divulgo al mondo quando erompo in clangore. Vegliardo, cosa cerchi in questo tempio flesso? Me stesso. E tu? L’abbraccio sempre temuto: tomba.
  14. Eleuterio

    Tratteggio

    Bella e criptica: come piacciono a me. Premetto che, quando si tratta di poesie ermetiche, è difficile tratteggiare (appunto) un contesto da cui derivano e che, purtroppo, nel bene e nel male il contesto è necessario per comprendere a fondo un testo. Dico ciò solo come opinione esterna: scorgo degli indizi, ma forse non sono abbastanza perché il lettore abbocchi all'amo, perché egli riesca a penetrare il senso. Ciò non è un male: è solo un'osservazione. Premetto che ho tentato di connettere gli estremi, cioè l'inizio con la fine: la luce fuori dagli occhi dovrebbe essere quella della luna, un po' sulla scia dei riflessi argentei, tendenzialmente associati alla luna stessa. Ammetto che ho avuto dei dubbi perché inizialmente avevo associato la luce "fuori" ai pensieri, però essi, per definizione, sono interni alla mente. Adesso: non so se questa sia una contraddizione, però so che l'ambiguità arricchisce un testo, quindi va bene così. Più che altro, i "due punti" introducono un'epesegetica, quindi qualcosa che spiega: mi manca qualche dettaglio, mi sa. Va bene così. Altro dubbio: "fluidificarti" dovrebbe essere "fluidificarli", oppure è solo un mio dubbio? Perché credo che quel complemento oggetto si riferisca ai pensieri, ma non capisco se è un errore di battitura (errore che, tra l'altro, cambierebbe le carte in tavola e ribalterebbe la prospettiva), oppure no. Non so. Mi piace, poi, questo gioco tra interno ed esterno: prima la luce e i pensieri, poi il sangue e i riflessi argentei, ma tutto termina internamente, dunque interiormente, con le contrazioni irregolari. Apprezzo poi la forma: spezzettata, novecentesca. Amo molto il verso libero, ma, non sapendolo usare, ammiro chi ne è capace. Interessante, poi, la circolarità del testo: il sangue funge da riempimento, quel riempimento che chiedi nei primi versi. E, quando un testo è circolare, vuol dire che è un'unità portatrice di senso. Un'ultima osservazione: non mi piace dare consigli, davvero, un po' perché ogni poeta è un'entità autarchica. L'unica cosa che posso consigliarti è di modificare quel "questo attimo" in "quest'attimo" per ragioni di fonetica. Prendilo con le pinze, però: non sono te. Cambierei anche quei due punti citati prima, a meno che tu non voglia rafforzare la chiusura lirica, che pure non sarebbe male. Detto questo, apprezzata. Un abbraccio.
  15. Eleuterio

    Lampi di Poesia 6 - Off topic

    @Ippolita2018 Grazie, grazie davvero! Il tema mi piace tantissimo. Prego perché non inizi troppo presto...😭💝😊
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