Vai al contenuto

UGO

Utente
  • Numero contenuti

    10
  • Iscritto

  • Ultima visita

2 Seguaci

Su UGO

  • Rank
    Sognatore
  • Compleanno 21/12/1961

Informazioni Profilo

  • Genere
    Maschio
  • Provenienza
    VENEZIA
  • Interessi
    LEGGERE POESIE, ROMANZI, SAGGI, CINEMA E MUSICA ROCK, CLASSICA, JAZZ

Visite recenti

2.014 visite nel profilo
  1. UGO

    sempre

    . · Sempre Ho capito che sempre non è Mai dato, il caso è sempre Nel dare qualcosa e mai Avere sempre qualcuno Al quale chiedere sempre oggetti per donare Alla fine la propria anima Sempre e comunque.
  2. UGO

    Jacek Kurdula

    Devodare ragione a Franek per quanto riguarda i Polacchi un articolo dell'espresso dell'anno scorso parlava anche di polacchi nel lavoro nero della raccolta dei pomodori e il raccontoa parte qualche imprecisizazione e fatto bene e molto accattivante.
  3. UGO

    Il Meccanico Sole

    Originale come sperimentalismo con l'unione di vocaboli scritti maioscolo a formare la parola e le parole usate in modo origimnale vedi rapente o gualco. Questo imputa che sperimentare porta a certe soluzioni o a seguire un ragionamento di cui alle volte perdo il filo. Nella sua completezza la poesia e dura da leggere però alla fine ha delle visioni incredibili e belle e lascia riflettere.
  4. UGO

    Un uomo senza ombra

    perchè assomiglia a una esecuzione tipo mafia Yakuza che quella giapponese e mi dava quel senso. Per quanto riguarda lo scritto male intendevo come fosse stato scritto su un foglio di carta con una penna che sta finendo l'inchiostro e pertanto sembra scritto a spezzoni.
  5. UGO

    Quel momento perfetto. O quasi

    Quel momento perfetto. O quasi Era stato un attimo, ma era stato perfetto quel giorno. Riassumeva tutte le fatiche, tutto quello che avevo immaginato per tanto tempo. Era da dieci anni che pensavo di raggiungere quel posto di montagna. Dieci anni dopo essermi diplomato alla scuola alberghiera. Per cinque anni ogni mattina prima della colazione, guardando fuori alla finestra le montagne e il cielo, vedevo quella specie passaggio tra le mura di roccia, mi chiedevo cosa c’era oltre. Lo pensavo dal primo giorno di scuola. Dopo rinunce per varie cause e occasioni mancate, poche per la verità, questa mattina avevano preso l’auto e dopo un viaggio di un paio d’ore era arrivato tutto solo in questo piccolo paese di montagna. Ero venuto qua, dove per cinque anni avevo frequentato con risultati mediocri la scuola alberghiera di stato ed ero andato via con un senso di sconfitta per non essere mai riuscito a raggiungere quel valico. Dopo aver passato il paese, avevo preso una stradina stretta che mi aveva portato su un piazzale che era il parcheggio di un ristorante. Questo era punto di partenza per salire verso le montagne. Da lì con uno zainetto sulle spalle e una mappa dei sentieri mi avviai verso larga strada sterrata che saliva ripida e piena di tornanti tra i boschi d’abeti e faggi. Era una bellissima giornata di sole, era uno sprazzo d’estate nell’autunno d’ottobre, e i colori della natura, dal giallo paglierino ad un rosso denso segnalavano l’arrivo dell’autunno. Camminavo tra i profumi intensi degli abeti e dei fiori autunnali, con i canti, gli ultimi degli uccelli e frinire dei grilli. Avevo un passo regolare e nella mia testa c’era solo la voglia di raggiungere quel valico. Ci vollero un paio d’ore per uscire dal bosco. Alla fine gli alberi si diradarono e lo stradone si era trasformato in un sentiero che costeggiava per un lungo tratto il margine del bosco e poi ricominciava a salire, lassù vedevo più vicino quella specie di buco tra le rocce. Era un valico largo circa trecento metri. Ora gli alberi erano radi, s’intravedeva qualche roccia e tutto era un prato marrone di licheni e muschi. La camminata si faceva più faticosa man mano che il sentiero s’inerpicava verso il valico. Consultai le mappe e segni che trovavo lungo il sentiero per capire se la strada era giusta. Infatti, i simboli segnati su rocce o su cartelli erano alquanto strani e capire se erano quelli giusti li confrontavo con i simboli della mappa. Pian piano sotto un caldo sole che si avvicinava a mezzogiorno continuavo a salire. Ormai mancavano un centinaio di metri alla cima, e voltandomi indietro vedevo il panorama bellissimo della vallata inondata dal sole. Alla fine arrivai in cima al valico. Dalla parte opposta a quella da cui ero salito si apriva una piccola valle priva d’alberi e coperta da licheni e sul fondo un laghetto colore del cielo. Tutto attorno c'erano montagne dalle cime aguzze e dalla nuda roccia grigia e arancio, uno spettacolo magnifico. Tirai il fiato, gli ultimi metri erano stati molto duri a salire. Ero salito quasi di corsa, quasi avessi timore che mi sfuggisse questa benedetta meta. Poi dallo zaino estrassi prima una macchina fotografica e scattai alcune foto dei due panorami, poi una pistola automatica. Senza timore o incertezze me la puntai alla tempia. Quando premetti deciso il grilletto, sentii un clic e poi nulla. Ripetei una volta e poi due e tre, niente. Si era inceppata, la guardai e con rabbia la gettai lontana verso quel laghetto azzurro cielo. Tornai giù con l’animo tra il felice e il deluso per questa giornata perfetta o quasi.
  6. UGO

    Il sidro di Natale

    La storia per quanto i personaggi non sono molto rifiniti, e si conserva molto bene il mistero su un rapporto precedente risente forse di questo e quel accanarsi sul'odore delle mani appare limitativo, ma allo stesso tempo da uno stampo romantico al tutto
  7. UGO

    QUEL MOMENTO PERFETTO

    QUEL MOMENTO PERFETTO Era stato un attimo ma era stato perfetto quel giorno, quel momento riassumeva tutte le fatiche e quello che avevo immaginato. Era da dieci anni che pensavo di raggiungere quel posto di montagna, dieci anni dopo essermi diplomato alla scuola alberghiera, dieci anni che sognavo sempre la mattina prima della colazione, guardando fuori alla finestra verso le montagne e il cielo per vedere che tempo faceva e di come si presentava la giornata, vedevo quella specie varco tra le mura di roccia, e mi chiedevo cosa c’era oltre. Lo pensavo dal primo giorno di scuola e dopo rinunce per vari motivi e occasioni mancate, poche per la verità, questa mattina avevo preso l’auto e tutto solo ero venuto qua nel paesetto dove avevo per cinque anni frequentato con risultati mediocri la scuola alberghiera di stato e me ne ero andato incompleto per quanto riguardava raggiungere quel valico. Dopo aver passato il paese e avevo preso una stradina stretta che mi portò su un piazzale di un rifugio punto di partenza per salire verso le montagne. Da lì con uno zainetto sulle spalle e una mappa dei sentieri mi avviai verso larga strada sterrata che saliva ripida e piena di tornanti tra il bosco di abeti e faggi. Era una bellissima giornata di sole, era uno sprazzo d’estate nell’autunno di ottobre, e i colori della natura, dal giallo paglierino a un rosso denso segnalavano l’arrivo dell’autunno. Camminavo tra i profumi intensi degli abeti e dei fiori autunnali, con i canti, gli ultimi degli uccelli e frinire dei corvi. Avevo un passo regolare e nella mia testa c’era solo la voglia di raggiungere quel valico. Ci vollero un paio di ore per uscire dal bosco e alla fine gli alberi si diradarono e lo stradone era diventato un sentiero che costeggiava per un lungo tratto il margine del bosco e poi ricominciava a salire, lassù vedevo più vicino a quella specie di buco tra le rocce e più largo. Ora gli alberi erano radi, si intravedeva qualche roccia e tutto era un prato marrone di licheni e muschi. La camminata si faceva più faticosa man mano del sentiero s’inerpicava verso il valico. Consultai le mappe e si segni che trovavo lungo il sentiero per capire la strada era giusta, poiché i simboli segnati erano alquanto strani e capire se era quello, giusto dovevo confrontare i simboli della mappa con quelli tracciati su rocce o su cartelli di legno. Ma pian piano sotto un sole estivo che si avvicinava a mezzogiorno, continuavo a salire, ormai mancavano un centinaio di metri alla cima, e voltandosi indietro vedevo il panorama bellissimo della vallata inondata dal sole estivo­-autunnale. Alla fine arrivai in cima al valico, largo un centinaio di metri dall’altra parte s’intravedeva un laghetto montano e altre montagne dalla nuda roccia grigia e arancio, uno spettacolo magnifico. Tirai il fiato per gli ultimi metri erano stati duri, ero salito quasi di corsa, quasi avessi timore che mi sfuggisse questa benedetta meta. Poi dallo zaino estrassi prima una macchina fotografica e feci alcune foto, poi una pistola automatica. La puntai alla tempia, ma nel premere deciso il grilletto, s’inceppò e con rabbia la gettai, poi tornai giù con l’animo tra il felice e il deluso di quella giornata perfetta o quasi.
  8. UGO

    Un uomo senza ombra

    Il racconto segue una linea strana, senza una logica, quasi assurda. Mancano pezzi come se appositamente l'autore avesse trovato questo racconto in una bottiglia o scritto male. Il personaggio è quasi un invisibile, masochista persona che sfugge alle proprie responsabilità. Si potrebbe pensare alla fine che questo racconto scritto non proprio bene sia un inizio di una storia che sviluppata avrebbe reso meglio. La questione dei personaggi giapponesi assomiglia a certi film di kung fu anni ottanta/novanta. ugo
×