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AzarRudif

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  1. AzarRudif

    [N20-2] La pazza è di nuovo a piede libero

    @Ippolita2018 salve, Grazie a te se le mie modeste parole ti sono piaciute. La tua poesia, come tutte le cose che sembrano non avere un senso apparente, mi ha attirato in quanto credo che ogni cosa ha un senso ed nei tuoi versi ne ho trovato uno, anche se personale. Che che se tu avessi scritto che un colibrì ha sbranato un leone che nuotava nel Pacifico in stile rana, allora avrei rinunciato a trovare un senso Tutto il resto, se esiste, ha un senso a parte Dio che appartiene a concetti che vanno aldilà della ragione anche se assurdi. devo darci ancora un'occhiata, ma verrò a trovarvi presto
  2. AzarRudif

    All’imbrunire

    @@Monica salve. Versi dell'imbrunire, di quel momento che tanti poeti ha ispirato. Forse, perché va via la luce ed arriva l'ombra a rivestire tutto di mistero o della fantasia dei poeti che iniziano a vedere le verità della realtà. per me, versi da incorniciare e da soli sono già poesia!
  3. AzarRudif

    [N20-2] La pazza è di nuovo a piede libero

    correggo: Se vogliamo leggere poesie dobbiamo anche sapere la poesia ha una mamma che si chiama follia ed un padre che si chiama ... boh ... forse ha tanti padri!
  4. AzarRudif

    [N20-2] La pazza è di nuovo a piede libero

    @Ippolita2018 salve legato a certi concetti di poesia e contaminato da una indiscutibile fede nella razionalità, un testo del genere potrebbe essere letto o classificato come sensazionalistico, ma di fronte a certi casi riesco a rinchiudere la ragione e considero la possibilità di dare una interpretazione (che è sempre razionale) leggendo questi versi come se fossero gli specchi di una casa degli specchi. I versi si dipanano apparentemente disgiunti e senza "un centro" e ricorda il testo cinese "I Ching" o altri testi pseudo-divinatori dove ogni divinazione ha un significato diverso da chi lo interpreta. Stesso grado di interpretazione lo ritroviamo nella Cabala. Lo stesso libro "I Ching" invita il lettore ad esaminare le parole e solo all'uomo giusto si paleserà il vero significato. In questo caso, la persona giusta è l'autore dei versi e gli altri possono solo interpretare secondo la propria esperienza. Alla mia esperienza manca la conoscenza dell'autore citato (Danielewski) cui mi accomuna solo il nome. è chiaro che per capire dovrei leggere le pagine di questo romanzo che vengono qua accomunate dal flash di una cinepresa (solo che le cineprese non hanno flash!). Mi piace il terzo verso che indica la rivelazione (catturare) di ciò che l'ombra cela, anche se lontana. Allo stesso modo, cattura una forma di scrittura che solo il tatto può leggere. Siamo di fronte a due sensi degli esseri viventi legati alla luce. Luce che viene dal proiettore di una cinepresa e che lascia cogliere il senso dell'ombra e una scrittura che può leggere solo chi ne ha la sensibilità. Sono due mondi che sembrano due specchi che rimandano la stessa immagine e sono due mondi che comprende solo chi vive nell'ombra (un cieco vive nell'ombra e sa leggere il braille). Questa visione di questi specchi rende un senso ai versi che potrebbero essere classificati proprio usando delle parentesi quadre. Simbolo che racchiude le parentesi tonde, cioè altri due significati apparentemente disgiunti, ma legati nelle parentesi quadre. Certo, ogni cosa ha un suo centro o, meglio, un baricentro. Il centro può essere anche un punto di aggregazione dei nostri sensi e su cui si sofferma la nostra ragione-follia. Un'entità senza centro è decisamente impensabile in quanto la nostra mente parte sempre dal relativo (prima esperienza dei sensi) e tende a cercarne il valore assoluto (esperienza razionale o folle visto che molte teorie si sono fondate su visioni folli o rivoluzionarie spesso legate all'istinto che la religione interpreta spesso come Illuminazione, ma questa è altra cosa). Persi in questa casa degli specchi non ci resta e non desideriamo altro che cercare l'uscita e la prima cosa è tentare di trovare un orientamento verso l'entrata o verso l'uscita che sono la stessa cosa quando non desideriamo altro che uscire. C'è invece chi decide di trovare proprio l'uscita e dare un senso alla confusione di immagini ripetute e diverse come prospettiva. La domanda di questo genere di folli è quale sia l'immagine vera e quale quella riflessa perché in mezzo c'è la via da seguire. Allora, questi folli, diventano i peggiori razionalisti che ci siano e scoprono la via o imparano che esiste un sistema per uscire dai labirinti anche se di specchi. Quindi, si orienta, cerca un equilibrio tra le sue volontà e le sue paure e organizza una strada da seguire. La ricerca di un senso ha una debolezza che si manifesta, per l'autore, graficamente con un linguaggio apparentemente impreciso dove una sola consonante (la "s") viene sostituita con un'altra sola consonante (la "f"). Sembra un gioco del codice segreto da interpretare, ma la sua semplicità invita il lettore a capire e non vuole diventare un testo criptico, ma esplicitato dando solo una pausa alla mente che deve fermarsi per decifrare il testo. E' una sosta che invita a trovare un centro nel nome di Danielewski (anche qua la "s" viene sostituita con la "f") sul quale si effettua stessa sostituzione di consonante. Il quarto verso mi rimane uno degli specchi che mi fa rimbalzare in quanto non lo individuo. Alla fine ed al massimo dello smarrimento un ragionamento fideistico ci fa collegare il centro della nostra ricerca con un Dio. L'ultimo verso ricorda gli insegnamenti di alcuni mistici secondo i quali la conoscenza di Dio è legata ad una caduta nell'oscurità, chiaramente ci vuole coraggio per farlo o follia. Abbiamo iniziato con una luce finita appartenente al nostro mondo fatto di cose non assolute (flash del proiettore) che usiamo per catturare le ombre ed i significati del nostro mondo. Siamo passati per lo smarrimento e per la mancanza di un punto di riferimento e con l'uso di espressioni da decifrare con un errore controllato per poi cadere audacemente verso la comprensione di un centro che rappresenta l'Assoluto. Se non è una poesia mistica alla San Giovanni della Croce vuol dire che ho frainteso e che sono andato a sbattere su qualche altro specchio che, per ora mi sfugge. Un'altra considerazione che spero non sia vera è che questi versi nascondano un concetto che non condivido (da razionalista estremista che sono): il concetto che Dio è raggiungibile con la ragione! Infine e giusto per essere sincero, alla prima lettura non l'avevo considerata una poesia, ma devo ricredermi ed ora li riconosco come versi geniali e densi di quel mistero che dovrebbe condire ogni poesia. Se volgiamo leggere poesie dobbiamo anche saper capire che la ragione ha una mamma che si chiama follia ed un padre che si chiama ... boh... forse ha tanti padri! Ci penso un altro po' ed ora vado a cercare l'uscita dalla casa degli specchi prima che la follia (unico virus capace di contagiarmi alla faccia del covid) mi contagi.
  5. AzarRudif

    Per due matite senza gomma (Arch.Versi)

    @Bestseller2020 salve e scusa anche tu il ritardo i versi sono un ritrovare ricordi generato dall'aver ritrovato vecchie fotografie (la poesia è di circa 5 anni fa) che stavo rimettendo a posto. I primi tre versi sono riferite a quelle foto "ritrovate". Foto che hanno eternato un evento passato. Un ricordo ne genera altri e riaccende tutti quei collegamenti (cerebrali) che ti fanno ricordare non solo le persone, ma anche i luoghi. In effetti, se ci pensi tutte le vite non hanno grandi differenze. Il protocollo dell'esistenza ha molti punti che sono comuni a tutti. Le caserme era riferito al lavoro di mio padre e che ogni anno ci costringeva a trasferirci da una città ad un'altra. Questo verso era riferito ad una foto di una terza liceale dove tutta la classe era seduta su dei gradoni davanti al liceo e siccome io ero il più alto ero sul gradone più basso, ma con una ragazza che aveva voluto salirmi sulle spalle, forse per sembrare più alta. Nooo uso questo titolo solo quando voglio scrivere cose autobiografiche. In verità, quando ristrutturai casa io e l'architetto non avevamo le stesse vedute architettoniche per cui comprai un programma di architettura e gli feci l'intera struttura compresa una scala interna che per lui era impossibile, ma se posso pensarla posso anche costruirla, pensai... per cui all'architetto,quello vero, lasciai solo il compito di fare i calcoli e di presentare il mio progetto con la mia scala Una delle mie passioni è proprio la fotografia che è una delle cose che, secondo me, ci invidia Dio stesso perchè abbiamo inventato qualcosa che riesce a fermare il Tempo, mentre lui lo ha creato scorrevole Per quanto riguarda i 6Miliardi, l'espressione è ironicamente dettata da una perenne incomprensione del genere umano. Ne voglio Zero, perchè da 1 a 6miliardi ancora non se ne è trovato uno comprensibile. Devo dire, però, che non li conosco tutti , forse dovrei cercare meglio. Grazie per i commenti e gli apprezzamenti e questo è il modo di scrivere dell'architetto che ha saputo fare una scala. Quando lascio la penna ad Azar, a volte non lo capisce neanche l'architetto
  6. AzarRudif

    Lo scafo triste

    @Stefano Verrengia salve, morire sul campo di battaglia è solo un modo di dire, ma come un attore vorrebbe morire sulle tavole di un palco, dove potrebbe desiderare di morire uno scafo se non in mare e scomparire nel suo abisso più orrendo? Trovo i versi densi di sensazioni e immagini di mare Questo verso, in particolare, mi porta alla mente l'eterno viaggiare degli uomini la cui coscienza affronta mille pericoli. Pericoli nascosti che chiamiamo mostri o le omeriche sirene dove abbiamo come compagna una nave. una nave che, come l'uomo, non ha paura delle tempeste: Difatti, è la stasi che uccide una nave così come ucciderebbe il genere umano. Le navi più belle sono quelle a vela, indubbiamente, per cui toglierei le eliche io sostituirei il "che" con un "se". bella immagine di una nave, più precisamente di uno scafo, che ha vissuto. Forse, proprio per questo, la parte di scafo al di sopra della linea di galleggiamento si chiama "Opera Morta". Forse, la parte viva di una nave è proprio quella che si immerge nel mare e ne affronta tutti i pericoli. La scelta è quella giusta per una nave che ha vissuto del mare e nel mare. Versi ed immagini decisamente espressivi di quella che è la vita di una nave che viene personificata fino a concedergli la scelta, onorevole, della propria morte.
  7. AzarRudif

    Per due matite senza gomma (Arch.Versi)

    @Gianfranco P salve, scusa il ritardo nel rispondere, ma ogni tanto vengo sequestrato Intanto, il primo errore è proprio nel titolo in quanto quello originale era "Per me due matite senza gomma". Nel copia incolla qualcosa deve essersi copiato o incollato male. sinceramente, troppe "a" nel verso non mi piacevano ed ho tolto la "a". Da un punto di vista grammaticale si scriverebbe davanti ad una torta, ma in campo letterario puoi togliere la preposizione "a" e lasciare da sola preposizione impropria "davanti". poggiare e posare hanno due significati diversi e con soggetti diversi. La forma usata è per dare una sequenza di pesi sempre maggiori e di posizioni sempre più salde. I pesi maggiori arrivano, in sequenza a dare una grandezza che chiamiamo infinito e da una posizione terrestre terminiamo sempre a qualcosa di indefinibile come l'infinito. Se cancelli il verbo "posata" perdi la sequenza dei pesi e delle posizioni, dei luoghi. Dov'è la scrivania? Inoltre, "io mi poggio", mentre la scrivania "viene posata" da qualcuno ed il pavimento è una struttura costruita per gravare su un supporto (le fondamenta) che vengono "ancorate" ad un pianeta schiavo di un'orbita scavata nello spazio (il famoso etere dei filosofi greci). da 0 a 14 anni cambiavo città ogni anno in quanto mio padre era un militare e cambiava caserma ogni anno (triste) Ma no! Io sono daltonico e vedo solo il rosso, il blu ed il giallo per cui mi divertivo a disegnare solo con delle matite e, quindi, con sfumature di grigio. Eh sì, ogni tanto mi ritornano antichi ricordi e mi sembra che siano passati secoli, ma mi è piaciuto tutto perchè tutto è servito ad arrivare fin qua. Tutta la nostra storia è fatta di una sequenza di eventi che sono sequenziali, ma dobbiamo considerarli morti, passati, incorreggibili e lasciarli dove sono così come sono. Ormai sono passati e morti. L'unica cosa che abbiamo è il futuro in quanto il presente non è percepibile (quando lo percepisci è già diventato passato), ma solo da vivere. Ciao
  8. AzarRudif

    Troppo lontano

    salve @Stefano Verrengia , la mia è una cultura scolastica, ma se hai fatto ricorso a tanti riferimenti per creare un effetto "sublime", come dicevo nel mio commento, allora complimenti a te
  9. AzarRudif

    Per due matite senza gomma (Arch.Versi)

    Commento ad altro testo Ho ritrovato giorni antichi, ingialliti, accartocciati di sorrisi forzati e sorrisi improvvisi davanti una torta candeline accese, candeline spente, un tappo di spumante. Luoghi, vie, piazze, la stanza di una casa tanti luoghi, tante vie e piazze, tante case un mare di facce non sempre sorridenti. Mi ricorda qualcosa di un’altra età, tra un mare ed una collina andavo a scuola e non vedevo le mie matite colorate, ma disegnavo, colline, prati, un sole sullo sfondo, una casa nella valle, un albero ed una strada, a volte un torrente. Colori strani per la maestra, ma erano i miei colori, colori che ancora mi disegnano il mondo e sono veri per me. Disegni dove non delineavo stilizzati umani, erano luoghi solitari, ma erano i miei luoghi dai quali fuggire per altre caserme senza lasciare amici e senza cercarne altri prima di altra fuga. Una classe di diciassettenni, tutti sulle scale eccetto una sulle mie spalle coperte da una camicia a quadroni rossi. Altri ricordi senza amori e tante ribellioni, ma avevo il mondo in mano e disegnavo solo con la grafite di una matita 2B ed una HH, gli unici colori che conoscevo ed erano le metope, vasi greci e statue di antichi Dei, il mio mondo, rubato da quello di educazione artistica. E disegnavo soli, astri, galassie e rotte stellari tra mostri e visioni il mio mondo mai rubato da nessuno. E tutto il mondo divenne bianco e nero e come pedine su una scacchiera iniziai la mia guerra ed alla Taverna degli Artisti c’era sempre una birra con taralli piccanti. Ho sempre una matita ed una stilografica disegno case e mondi diversi poggiato su una scrivania posata su di un pavimento gravato su delle fondamenta salde ad un pianeta schiavo della sua orbita scavata nello spazio pieno, nell'infinito di un universo sconosciuto. Troppi ricordi, giro queste foto ingiallite in cerca dell’ignoto, forse c’è un altro mondo, ma il retro è bianco c’è solo la marca della carta. Prendo la mia macchina fotografica ed esco a fare foto per i posteri. Mi dicono che ora siete diventati 6 miliardi! Ne voglio Zero per me, grazie! Per me solo due matite, una 2B ed una HH. La gomma no, grazie…. di solito non sbaglio mai.
  10. AzarRudif

    Troppo lontano

    @Stefano Verrengia salve, una poesia che si manifesta in una sequenza di immagini e di sensazioni che sembrano messe insieme solo per creare un certo effetto in chi legge. In realtà è collocata in un luogo ben preciso, sotto un cielo strano, per ora, con una Luna "violenta" e c'è il vento ed un lampo. Praticamente un'immagine tempestosa in stile romantico di autori che usavano tinte fosche e con forti contrasti di luce e cromatici (uno che mi viene in mente è Turner William) e dove il paesaggio umano è molto più piccolo di quello naturale. Come un novello Eolo, ma Eolo governava i venti e non aveva bisogno di catturarli perché li possedeva. In questi versi leggo della volontà di voler imbrigliare il vento per poterlo controllare o annullare, ma è un lavoro "stupido". Questo qualcuno che "deve farlo" è una forma di rassicurazione , forse di una fobia verso il vento, per dire che, comunque, qualcuno riuscirà a controllare il vento. Forse un novello Ulisse che viaggiò tranquillamente finché i venti furono nelle sue mani. Quando i venti sfuggirono alle sue mani fu allontanato dalla sua isola. Limatura di ferro! Il sapore di un tuono è quello della limatura di ferro che conosco perchè avevo questo elemento nella scatola del "piccolo chimico" ed assomigliava al sapore dell'aria di un fulmine che ho avuto il privilegio di vedere cadere a pochi metri da me e che scompariva nel terreno. Adesso ti ho svelato un mistero, ma devi trovare il "piccolo chimico" o prendere appuntamento con un lampo Qua non ti posso suggerire nessun gusto, ma sono questi due versi che mi hanno suggerito un famoso dipinto del Turner che raffigura una barca di pescatori su un mare in tempesta, con un cielo nero dove compare la Luna. Anche in questi versi mi ricompare il senso "romantico" di una natura selvaggia e che sovrasta una umanità praticamente insignificante di fronte a tanta grandezza e tanta violenza. Tutto ciò che è nel paesaggio di questi versi (vento, lampi, Luna, cielo) sovrasta incurante una umanità che viene vista come dei cadaveri perché tali saranno prima o poi. Sembra una visione pessimista (per qualcuno alla Leopardi), ma in realtà questa è la realtà per chi è realista (il vero Leopardi secondo me). (Goethe?) Non ricordo quale passo perchè letto in gioventù vari secoli fa ma mi ricorda qualcosa del romanzo "I dolori del giovane Werter" il quale descriveva un paesaggio simile. Detto questo, frutto solo del difetto umano di saper cogliere ciò che si ricollega alle proprie esperienze, i tuoi versi mi hanno suggerito subito le immagini del romanticismo sia negli scritti che nei dipinti (sopratutto nei dipinti). In questi versi hai ricreato quel senso del sublime, che si ha di fronte a spettacoli paurosi o misteriosi che ci sovrastano, che esalta lo spirito umano il quale si ribella alla visione pessimista che lo relega ad un essere inferiore e lo innalza ad un livello di maggiore libertà o autoconsapevolezza. Versi degni di nota che partendo da una visione romantica di un paesaggio naturale passa alla condizione umana dove il singolo rimane come ammutolito (getto parole nel silenzio) di fronte a questo abisso in questa tempesta.
  11. AzarRudif

    In trappola

    @Mondo di Ombre salve, sarà pure breve, ma vi è raffigurata una costruzione nella sua sequenza di fondamenta, perimetro e tetto. Ogni struttura viene identificata da un termine che trasmettono un senso di falsità. Le fondamenta sono una illusione Il perimetro contiene falsità per contrapposizione alle verità che circondano esternamente il perimetro Il tetto indica due falsità. La prima è una inversione che vede il mare in alto ed è un mare di favole, cioè altre bugie. Cosa sono le favole se non bugie? L'intera poesia mi rappresenta la chiusura in un mondo falso e nel quale ci chiudiamo o ci chiudono per sfuggire la realtà Lo schema compare come l'unica struttura reale anche se non viene definita e viene trasposto in una costruzione edile. Come dicevo, sarà pure breve, ma abbastanza complessa nella raffigurazione che si vuole dare di un vivere all'interno di uno schema che restituisce una visione falsa della vita.
  12. AzarRudif

    [BP1] Dispersi

    @Alberto Tosciri salve. Leggo, stasera, un'altra poesia estrapolata da un altro testo. Si tratta di una tecnica crittografica, ma funziona al contrario. Si crea prima il testo da nascondere e, poi, si crea il testo di mascheramento raccordando le parole da nascondere. Invece, qua, fate il contrario, partite dal testo finale e usate la fantasia per tirarne fuori un altro testo. Questo mi tranquillizza perché significa che non sono in un covo di spie segrete che giocano con i codici segreti , ma sono in un simposio di poeti che usano la fantasia per cercare il mistero di un testo. Affascinante sistema che lascerebbe pensare che le storie sono in realtà un incastro di altre storie e che non sia un legame sequenziale e logico, ma che ci sia qualche altro tipo di legame tra queste storie... chissà cos'è! Mein Got... adesso mi assale la solita insonnia Passando alla poesia ... Il testo di base parte da una sorta di scontro, non armato, tra vegetali che forse induce ad orientarsi verso una situazione di guerra e ad estrapolare le parole che, evidentemente si rifanno a tale situazione. La poesia descrive uno stato di guerra dove prendono risalto un uomo, forse un soldato di una delle due armate, ed un ragazzo che non era fuggito dalla guerra. Nel testo di base c'è qualcosa di simile (forse un errore nella disposizione dei punti cardinali) e per andare a Nord devo avere il tramonto a sinistra. Sembra di vedere l'immagine di questi versi con un uomo ed un bambino che si dirigono a Nord lasciando la guerra alle spalle ed alla ricerca di un luogo di pace. Niente! Eppure una montagna è come un confine. Il confine tra il mondo in guerra che stanno lasciando e quello che stanno cercando di raggiungere. Probabilmente, il Niente indica solo la contrapposizione tra un mondo di persone in guerra ed un altro mondo dove non ci sono persone in guerra. Ci leggo anche la contrapposizione tra la conoscenza del mondo di un uomo e la non conoscenza di questo mondo di guerre di un ragazzo. Grande senso poetico in questi versi e frutto di esperienze anche personali che non hanno un legame con il testo di base se non una scintilla generatrice rintracciabile nel senso di guerra o di contrapposizione tra esseri simili (vegetali contro vegetali che diventano uomini contro uomini). Per ora il mio difetto migliore, che è la curiosità, andrà a dormire con questa motivazione, ma continuerò a spiare i poeti crottografi Disse Oscar Wilde: La professione di spia ha perso ogni ragione di essere: la sua funzione la svolge la stampa.“ Rispose Azar: "Vuoi vedere che le spie sono diventati poeti!"
  13. AzarRudif

    Natale è solo un altro giorno che se ne va

    @Roberto Ballardini salve. Le feste, di solito, fanno risaltare anche la tristezza in contrapposizione alla voglia di felicità. Creare la felicità a comando ed in periodi temporali prestabiliti, provoca, per contrapposizione, la creazione di tristezze varie che, poi, si amplificano se gli si da troppa importanza. Trovata la diagnosi, la cura è semplice: dimenticare le storture e vivere con la felicità degli altri. Gli altri sono la medicina e, come tutte le medicine, occorre che siano genuine. In particolare, il Natale è una festa religiosa il cui lato ludico è vissuto anche dai non religiosi che partecipano a quelli che sono i riti usuali di questa festa.
  14. AzarRudif

    [BP1] L'ultima stella

    @Mafra salve. Causa la mia curiosità, prima di tutto sono andato a vedere il testo nascosto e non sai la mia meraviglia nel vedere usare una griglia di Cardano per estrapolare un testo da un altro testo. MA siete dei crittografici? Comunque, chiunque voi siate, la poesia che ne esce fuori è decisamente pregevole e con quella punta di onirico e immaginifico che rende piacevole tutte le cose che iniziano con qualcosa di misterioso. La poesia, nel suo complesso mi parla di un viaggio incerto e sul far della notte tutto viene trasformato in qualcosa di meno definito e con la sola certezza che quello non è il posto giusto, né il momento giusto, ma andrà tutto bene. Frase che ricorda le attuali speranze di una strana pandemia. Molto appropriato il ritmo che lascia sottintendere una ricerca, quasi affannosa, di una meta. La voglia di vicinanza, di uno spazio vivibile e la corteccia del tronco sotto le dita rappresenta la sicurezza del vivere. Tre belle immagini per tre requisiti fondamentali nella nostra vita e necessari per andare avanti. La presenza di un qualcosa che non è di nostro gradimento. Anche qua immagini sapientemente dosate e dal significato pressoché universale che incastrate insieme danno l'effetto voluto. La Luna viene descritta densa e rossastra, mentre la sua luce viene identificata nelle pietre dove la luce della Luna si riflette. E' una prospettiva che capovolge il solito romanticismo della luce lunare nella durezza e freddezza della pietra. E' l'anticipo della constatazione che il luogo non è ancora quello cercato. In questi versi, la Luna diventa qualcosa che dispensa dolcezze, ma non sa cosa succederà. E' una Luna diversa dalla leopardiana Luna paragonata al pastore errante, ma entrambi (Luna e pastore) fanno sempre la stessa vita Dimmi, o luna: a che vale Al pastor la sua vita, La vostra vita a Voi? dimmi; ove tende Questo vagar mio breve, Il tuo corso immortale? Leopardi si poneva una domanda che, in questa poesia, non viene posta. I personaggi vivono lo scorrere del tempo senza curarsene o ben sapendo che non possono modificarlo e ben sapendo che la loro esistenza è diversa da quella di una ignara ed incurante Luna. La speranza non sempre è solo la voglia che si verifichino le situazioni che noi riteniamo "giuste". Spesso è il "sentore" che la situazione modificherà in meglio, in primis perché "Pante Rei" ed in secundis perché l'oscillazione tra bene e male è l'equilibrio di questo mondo. Ancora meravigliato per aver estrapolato un tale significato poetico da un testo diverso, certamente, non scritto utilizzando la crittografia o una qualche griglia segreta. Complimenti!
  15. AzarRudif

    Memoria di donna

    @Venus salve, poesia, la tua, con un argomento che accende pensieri di giustizia ben più violenti di una poesia. Mi limiterò solo ad alcune considerazioni che prendi come visione personale di un modo di scrivere. togliere il "che" cambia il ritmo di lettura . Al posto di "maleodorante" userei il più dispregiativo "fetida" Al posto di "parole indecenti" userei "oscenità". L'effetto è di un'esposizione vista dall'esterno e con un disprezzo maggiore dovuto ad un ritmo diverso. Pallida e fetida quella bocca sussurrava oscenità è una precisazione inutile. Lascia la deduzione ad una minor precisione nell'esposizione ed all'istinto di chi ti legge. Il modo in cui hai scritto lascia comprendere benissimo che si tratta di una donna (ancora) bambina. Se avessi scritto il contrario (bambina ancora donna) non avrebbe avuto senso e la mente umana esclude automaticamente i contrari impossibili. come s'è capito ho un'antipatia incurabile per il "che" ad inizio verso , ne parlerò col mio psichiatra impunite sacrileghe del mio corpo Ti piacerebbe di più? è più forte di me, chiamo lo psichiatra e fisso un appuntamento per domani Prendi quello che ti ho scritto sempre per una visione personale sul modo di scrivere e, se non mi rinchiudono, alla prossima!
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