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Alessandroperbellini

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  1. Alessandroperbellini

    Aggettivi possessivi e narrazione in prima persona

    Grazie a tutti per il vostro contribuito. @Ospite il tuo commento è stato illuminante, non ho mai fatto un uso ragionato del ‘mi’. Ci penserò la prossima volta che scriverò qualcosa.
  2. Alessandroperbellini

    Aggettivi possessivi e narrazione in prima persona

    Grazie @Marcello. Ho accomunato queste due cose perché spesso utilizzo un pronome per evitare l’uso del possessivo, mi pare però una scorciatoia e so che dovrei costruire la frase diversamente. Per esempio se scrivo “la pioggia mi bagna il viso”, non lo vedo diverso da “la pioggia bagna il mio viso”. In parole povere, non credo che sia una strategia corretta sostituire gli aggettivi possessivi con altri pronomi. O sbaglio? Quindi non so bene come muovermi. @dyskolos preferisco imparare a padroneggiare la prima persona piuttosto che scappare da essa. Mi sto esercitando a scrivere e noto che riesco ad utilizzare la prima persona con più naturalezza, per ora.
  3. Alessandroperbellini

    Aggettivi possessivi e narrazione in prima persona

    Buonasera a tutti, come da titolo: che strategie offre la lingua italiana per evitare di saturare le frasi con espressioni come “la pioggia bagna il mio viso” o “i raggi del sole mi bruciano occhi”? 🤣 Mi piace la prima prima persona, ma utilizzo in maniera eccessiva gli aggettivi possessivi e i pronomi personali.
  4. Alessandroperbellini

    È solo un altro capriccio, tesoro.

    Ciao @Nancy C., poco fa hai commentato il mio racconto, e aprendo l’officina mi è subito saltato all’occhio il post con il tuo nickname 😁 Ho visto che in molti ti hanno già elencato gli aspetti da migliorare del tuo scritto, per quello, ma sopratutto perché non ho le competenze per ulteriori correzioni, ti dirò quello che più ho apprezzato. Un diamante salato si incastonò all'angolo della bocca; si intrufolò. Assaporai la delusione e la sconfitta e… l’odio. Tra le molteplici immagini che utilizzi, questa secondo me è davvero bella, nonché originale. La reiterazione dell’espressione “è solo un capriccio, tesoro” rende bene, a mio parere, il rimbombare ossessivo di una frase che ci ha fatto male. Permette al lettore di empatizzate con il personaggio, perché più o meno chiunque ha vissuto una situazione analoga e ci si ritrova. Inoltre traspaiono in maniera evidente la fragilità della protagonista che si fa ferire dai commenti altrui e la chiarezza secondo me non è un difetto. Per chiudere mi è piaciuta l’esplosione di creatività davanti al pc che segue la rimozione dell’anello al dito. La fede è una catena, togliendola la protagonista è libera e riesce ad essere se stessa, a non rinunciare alla sua passione.
  5. Alessandroperbellini

    Un momento di armonia

    Ciao @Nancy C. Apprezzo gli appunti che mi fai, cercherò di evitare spiegazioni ovvie ed espressioni inutili che mi capita di usare (e che non noto nella fase di rilettura 😂) Grazie mille 😁
  6. Alessandroperbellini

    Un momento di armonia

    Ciao @mercy, Grazie per le belle parole. È un racconto che si basa su un episodio reale accadutomi di recente. Di solito non mi piace 'essere io' il protagonista di quello che scrivo (o che tento di scrivere), questa volta però sentivo la necessità di descrivere quel momento e non ho trovato soluzioni alternative. Sono contento che mi abbia fatto notare gli aggettivi possessivi e i pronomi, sono un po' un mio cruccio dato che mi sento a mio agio soltanto usando la prima persona, cercherò di lavorarci ogni volta che ne riscontro tanti nella rilettura.
  7. Alessandroperbellini

    Un momento di armonia

    Mi perdo tra i corridoi del centro commerciale, una struttura nuova di cui non conosco bene la planimetria. È su due piani, e ognuno di essi è costituito da un ampio camminamento circolare, da cui si dipartono, di tanto in tanto, altri percorsi secondari. Negozi di scarpe, boutique raffinate, gelaterie e parrucchieri si affacciano da ogni dove. Indosso una felpa troppo larga, dei residui di cibo punteggiano il verde del tessuto vicino alla cerniera, e avendo dimenticato la cintura a casa, sono costretto a sollevare i jeans sopra la vita ogni tre per due. Mi fermo a guardare una vetrina che mostra un elegante completo blu con camicia bianca e cravatta abbinata. Per la mia laurea dovrò acquistare qualcosa di simile. Valuto se entrare o meno per dargli un’occhiata più attenta, ma poi rinuncio. La mia presenza, in un negozio del genere, stonerebbe quanto una birra durante una cena di pesce, non mi sentirei a mio agio con il mio outfit attuale. Sbuffo e mi allontano strascicando i piedi. L’intenso chiacchiericcio circostante mi infastidisce e così anche le luci, che colpendo il pavimento lucido, generano un riflesso sulle mie lenti. Un centro commerciale non è sicuramente il luogo adatto per cercare un po’ di pace. A volte sento il bisogno di evadere, vorrei guidare fino ai boschi del Trentino, oppure fino alle sponde del lago. Sedermi sotto un albero in fiore o sulle spiagge sassose del Garda, chiudere gli occhi e non fare niente per tutto il tempo necessario. La tesi di laurea, i tirocini, le ore da dedicare allo studio, mi privano di questa libertà che di tanto in tanto vorrei concedermi. Manca poco, mi dico. Hai fatto così tanti esami, non sarà mica difficile farne altri tre, no? Per questo motivo trascorro le giornate in biblioteca, a volte semplicemente fissando le parole di un tomo voluminoso senza comprendere quello che ci sta scritto. Ed è in quei momenti che capisco di averne le palle piene: chiudo il manuale, raccolgo penne ed evidenziatori e ficco tutto nello zaino, indietreggio piano con la sedia, saluto i miei vicini con un gesto perché vige il divieto di parlare, e me ne vado. Di tanto in tanto qualcuno mi dice qualcosa del tipo: “Ma come, di già stacchi? Sono solo le due!” Scosto la manica e guarda il Casio al polso. I numeri digitali indicano le quattordici e trenta. Sempre più spesso ,a metà giornata, raggiungo il punto di saturazione e il cervello mi chiede una tregua. “Ma sei pazzo, abbiamo un esame fondamentale domani, se lo passiamo saremo praticamente laureati. Dobbiamo assolutamente ripassare le tecniche di anestesia generale” mi ha detto il mio compagno di studi. Io ho allargato le braccia e alzato le spalle, senza dire nulla. Per questo sguscio tra la folla vogliosa di shopping, senza uno scopo. Preferirei indossare degli occhiali per proteggermi dal sole primaverile, sdraiato sull’enorme distesa verde di un parco naturalistico qui vicino, ascoltando il rumore degli insetti e godendo del profumo dei tulipani, in compagnia della mia ragazza. Ma mi accontento anche di questo luogo, la cui aria, a differenza di quella della biblioteca, non è impregnata del sudore di troppe persone rintanate in un ambiente, in cui il riscaldamento è ancora acceso, nonostante sia Maggio. Una libreria attira la mia curiosità. È situata all’angolo, nei pressi dell’area ristoro. Una dipendente sta ordinando i libri su uno scaffale zeppo di fantasy. Siamo circa coetanei, ha dei capelli ricci e neri da cui spuntano le stanghette di un occhiale dalla montatura bianca, che spicca rispetto alla carnagione olivastra. Mi saluta con un sorriso e io ricambio. “È la ristampa delle cronache del ghiaccio e del fuoco?” Chiedo, indicando i libri nello scatolone vicino ai suoi piedi. “Si” mi dice, girandosi verso di me e interrompendo la sua attività. “Stanno andando a ruba da quando la serie tv è diventata popolare”. “Posso immaginare, io ho letto la saga dieci anni fa ormai, le edizioni di allora non avevano la copertina rigida, e intere pagine si sono scollate” le dico. “Io non l’ho mai letta. Ho visto qualche episodio della serie tv, ma non mi ha colpito particolarmente” dice. Estrae dei volumi dallo scatolone e li posiziona in ordine cronologico. “La serie tv è sopravvalutata” affermo. Mi gratto il mento e poi aggiungo. “Mi consigli qualcosa di Murakami?” Mi rivolge di nuovo la sua attenzione e i suoi occhi si illuminano. “Certo” mi dice. Cerca la sezione con la lettera M e mi mostra un’intera mensola con i libri dello scrittore giapponese. “Desideri qualcosa di particolare?” Mi chiede. Con la mano sul fianco, osserva i titoli presenti, come per verificare che ci siano tutti. “Veramente no” rispondo, strofinandomi la guancia. “Ho letto solamente Kafka sulla spiaggia, vorrei qualcosa che mi trasmetta la stessa sensazione di vivere all’interno di un sogno”. “Mmmh” dice pensierosa. I suoi occhi oscillano tra due volumi, all’inizio rapidamente, poi sempre più piano finché non si fermano su quello situato più vicino a me. “L’uccello che girava le viti del mondo. Dovrebbe fare al caso tuo. Se vuoi scappare dalla realtà, questo è il romanzo giusto” dice, porgendomi il volume. “È proprio quello di cui ho bisogno, grazie mille” affermo con un sorriso. Pago, saluto e con il libro sotto il braccio mi allontano. Cerco poi un bar non troppo affollato, dove potermi sedere. Nell’area del ristoro c’è davvero l’imbarazzo della scelta: i classici fast food come KFC o McDonald, una pizzeria napoletana e un ristorante di sushi sono i primi a dare nell’occhio. Scelgo un posticino specializzato in aperitivi e mi siedo ad un tavolino abbastanza isolato, distante dal bancone. Una cameriera arriva per l’ordinazione. Opto per un calice di vino bianco fermo e un piccolo tagliere di salumi. Posiziono il libro davanti a me: una copertina nera e un cerchio rosso, con al centro una vite simile a quella degli orologi sveglia di una volta, con un ucellino stilizzato disegnato ad un’estremità. Scorro le facciate finali per vedere quante sono. Settecentocinquanta. Se potessi non mi alzerei prima di averle finite tutte. Apro la pagina numero uno. Mi piace il rumore prodotto e l’odore emanato da un libro sfogliato per la prima volta. Inspiro come un nuotatore nei momenti che precedono l’inizio di una gara e mi tuffo nella lettura. Mi concentro, soprattutto all’inizio, cercando di cogliere il meccanismo narrativo, il significato delle singole parole e le sfumature che trapelano da ogni frase. Man mano che vado avanti, il brusio e le persone attorno a me sembrano allontanarsi. Non mi accorgo nemmeno del piatto e del bicchiere che la cameriera mi ha portato. Dopo un capitolo mi ritrovo in una dimensione parallela, abitata da me, dal libro e dai suoi personaggi. Comincio a vivere un’altra esistenza. Di tanto in tanto, ritorno a questa realtà per bere un sorso di vino o per mangiare un pezzo di focaccia con il prosciutto. E poi mi rituffo nei meandri delle parole che ho davanti, e proseguo il mio viaggio. Dopo un tempo indefinito la mia concentrazione cala e gli occhi si fanno stanchi. Scosto la manica della felpa e guardo l’orologio. Segna le 17. Ho perso la cognizione del tempo e per un attimo, mentre leggevo, mi sono sentito completamente in armonia con l’universo: è una sensazione che può comprendere solamente chi la prova. Mi alzo, riconsegno due calici vuoti e il piatto al bancone. Mentre guido verso casa, imbottigliato nel traffico, osservo un uomo che inveisce contro qualcuno, nella corsia di fianco alla mia. Quello potevo essere io qualche ora fa. Penso all’esame di domani e dentro di me germoglia la consapevolezza di un successo.
  8. Alessandroperbellini

    [MI 127] A suon di shakuhachi

    Ciao @Emy! è la prima volta che leggo qualcosa di tuo. La struttura delle tue frasi è articolata e armonica, e le parole si susseguono con piacere, secondo me è indice di una buona capacità narrativa, e credo che potresti scrivere di tutto. Per questo leggerò volentieri altri tuoi scritti. Apprezzo la scelta di scegliere un osservatore esterno come narratore, con una traccia simile sarebbe stato più facile focalizzarsi ‘sulla vittima o sull’artefice del complotto’, e questo sarebbe stato un po’ scontato. E per lo stesso motivo mi piace il fatto che non ti concentri subito sul cuore della traccia, ma concedi il giusto spazio per caratterizzare la portinaia attraverso le considerazioni che fa sui diversi inquilini, dando un senso di realtà e contestualizzando la vicenda. Per chiudere il colpo di scena finale è inaspettato, forse avrei elaborato di più, ma è un mio gusto personale. Nel complesso bella la storia, ma ancor di più è lo stile che mi ha colpito. a rileggerti!
  9. Alessandroperbellini

    [MI 127] Pari e patta

    Un racconto che funziona bene dall’inizio alla fine, nonostante l’assenza di dialoghi e di azioni per la maggior parte del tempo. Mi piace la rappresentazione che fai di alcune dinamiche presenti in coppie più o meno disfunzionali.
  10. Alessandroperbellini

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 126. Off Topic

    Volevo taggare @Adelaide J. PellitteriPellitteri 😂 è mattina.
  11. Alessandroperbellini

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 126. Off Topic

    Avrei commentato volentieri più racconti, però questa settimana ho avuto più impegni del previsto e già una lettura adeguata porta via tempo. Appena mi laureo sarò più attivo 😎
  12. Alessandroperbellini

    Mezzogiorno d’inchiostro n. 126. Off Topic

    @Poeta Zaza in realtà ho commentato il racconto di Kuno 😁 Gli altri mi sono limitato a leggerli con grande interesse 😀
  13. Alessandroperbellini

    [MI 126] Il bosco

    Grazie @mercy. La prossima volta cercherò di lavorare sul ritmo, variando in base ai momenti del racconto. Non ci avevo pensato.
  14. Alessandroperbellini

    [MI 126] Il bosco

    Grazie @Ivana LibriciLibrici Grazie @Befana Profana , hai fatto bene a darmi dei suggerimenti! A volte faccio fatica a rendere più dinamica la narrazione, il tuo è un ottimo spunto!
  15. Alessandroperbellini

    [MI 126] Per stare con più niente

    Che bello! Adoro questi racconti che trasudano emozioni da ogni frase! Di solito per trasmettere qualcosa viene spontaneo descrivere quello che si percepisce, quello che si vede, che si sente, tu invece ti sei focalizzato sulle assenze e questo mi è piaciuto tantissimo, ogni parola arriva dritta al cuore. Bravo/a 👏🏼👏🏼👏🏼
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