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Nightafter

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    fumatore di pipa

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    Alpha Centauri
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    Leggere e qualche volta scrivere

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  1. Nightafter

    [FdI 2019-1] Un grande vuoto

    Ciao @Pulsar ben letto. Il tuo racconto, per me che poco so di bella scrittura, appare di ottima fattura. Molto calibrato e gestito come scrittura nei flashbach tra tra passato e presente delle vicissitudine del personaggio. Descrivi efficacemente la difficile storia d'amore tra un uomo maturo e una donna che ha la metà dei suoi anni, l'entusiasmo del sentimento che li lega e la mesta conclusione della storia, assai sovente inevitabile quando una giovane donna crescendo d'età, matura consapevolezze e obiettivi di vita non più condivisibili col compagno di cui si era in un tempo prematuramente invaghita. Questo quando accade diviene un dramma di non facile soluzione per la componente più debole del rapporto, cioè un uomo avanti con gli anni che perde il suo sogno di giovinezza, ritrovandosivecchio e solo, col carico di una scelta sbagliata fatto in un tempo un cui il futuro non offre grandi possibilità di rimedio e scelte alternative. Il racconto mi ha anche toccato per aver personalmente vissuto un'esperienza d'innamoramento con una donna con la metà dei miei anni e per fortuna di eserne uscito con i soli cocci del cuore spezzato, ma senza le disastrose conseguenze vissute dal tuo personaggio. Avevo allora quarant'anni, ero in azienda all'apogeo della mia carriera e mi sentivo brilante e vincente. C'era una giovane stilista pocopù che ventenne assai carina, ma soprattutto di una strordinaria bellezza interiore. Una bellezza umana che lascia il segno, luminosa e fresca come una fiorita giornata di aprile. Ci sono donne che pofumano il mondo con la loro presenza, più che un mazzo colorato e aromatico di rose recise di fresco. Era con noi da diversi anni: entrata in ditta praticamente ragazzina, per uno stage sul suo lavoro, poi s'era distinta per l'innata bravura ed era stata assunta nella linea Donna. L'avevo praticamente adottata, un po' perchè essendo padre di una figlia femmina, vedevo in lei l'ideale di figlia che avrei voluto avere. Prima dell'evento di presentazione delle collezioni, comunicò all'azienda che aveva avuto un'offerta molto vantaggiosa per la sua carriera e che alla fine dell'evento ci avrebbe lasciati. Provai il dolore paterno di una figlia che lascia la casa dei genitori, ma ero ovviamente felice per lei, che meritava di crescere professionalmente e di godere il meritato compenso per ciò che valeva. La presentazione dell collezioni, prevedeva nella giornata finale, una grande cena con tutti i clienti del franchising, e l'organico dirigenziale aziendale veniva impegnato a fare gli onori di casa distribuendosi tra i molti tavoli della grande sala. Io e lei capitammo con clienti allo stesso tavolo, quindi durante la cena parlammo fitto dei suoi progetti futuri e delle cose condivise vissute insieme in quegli anni trascorsi. Al termine si danzava e lei mi chiese di farla ballare. Io nel ballo sono sempre stato negato, ma premesso questo acconsentì volentieri ad accompagnarla durante un lento. Durante il ballo si strinse a me, e scambiai quella voglia di contatto con l'affetto di un rapporto padre-figlia che ci legava, sembrava malinconica e bisognosa di conforto, la scelta che aveva fatto non doveva apparire, se pur necessaria, facile neppure a lei. Allora fumavo il sigaro Antico Toscano, in verità noto per il pestilenziale odore che lasciava al mio passaggio. D'improvviso, mi sussurrò all'orecchio che trovava assi sexy un uomo che fumava il sigaro. Io credo di essermi schernito accenando appunto al pestileziale profumo dello stesso, ma lei sempre stretta a me, aggiunse con un bisbiglio: “Sono cinque anni che sono innamorata di te” Mi si aprì una voragine sotto i piedi, mi sentì perduto, nudo e privo di punti d'appoggio. Quella confessione tanto inattesa mi aveva sconvolto. Di colpo mi era apparsa la verità che mi ero sempre negata per pudore e osservanza di una proibizione morale legata all'età, sublimando in amore paterno qualcosa di molto diverso. Anche io ero innamorato di lei, ma non avrei mai osato dirlo ame stesso e tantomeno confessarlo a lei. Un'ora più tardi eravamo nella mia macchina a baciarci, passammo due ore in questo stato di grazia, come due fidanzatini, con solo le mani nelle mani e le bocche che si cercavano. Quella notte dopo averla lasciata, mi ritrovai nel bagno di casa a piangere come un bambino. Piangevo per quella cosa meravigliosa che mi aveva travolto, per il rimorso di ciò che avevo fatto e per quello che, portato all'estremo in un futuro, sarei stato disposto a fare. Ero sposato da vent'anni e avevo una figlia dell'età del mio nuovo amore. Solo Dio sapeva quali drammi e dolori avrebbe causato questo mio tumulto sentimentale. Due settimane più tardi c'era il Pitti a Firenze, ci demmo appuntamento lì. Saremmo andati a cena da soli e avremmo dormito insieme in albergo. Ci sentimmo numerose volte telefonicamente in attesa di quell'incontro, la sera prima della partenza ce lo confermammo nuovamente. Durante il viaggio in auto volavo letteralmente sull'autostrada, allo stereo Venditti cantava “ Le cose della vita fanno piangere i poeti, ma se non le fermi subito diventano segreti.” e pareva l'avesse scritta per me. Avevamo appuntamento le 22.00, il Piazza Dè Giudici sul Lung Arno Dè Medici, il suo albergo era lì vicino. Non venne, l'attesi oltre un'ora e mezza. Allora non c'erano i telefonini, passai dal suo albergo a chiedere se fosse rientrata, mi dissero di no. Quella notte la frustrazione e l'amarezza non mi fecero chiudere occhio. Il giorno dopo al salone la incontrai un attimo nello stand della sua nuova azienda: si scusò rapidamente per avermi dato buca, aveva avuto un impevisto e non aveva potuto comunicarmelo. Tentai di baciarla, ma si scansò e mi baciò sulla guancia: ”C'è gente, scusami”. Rientrato a Torino cercai numerose volte di sentirla al telefono, ma potevo farlo solo al numero del suo ufficio, nella nuova casa non aveva ancora linea telefonica. Fu sempre frettolosa, quasi sfuggente, diedi la colpa al fatto che era nuova dell'azienda e che forse non era sola quando parlavamo. Poi mi disse che aveva molti impegni e che sarebbe stata diverse volte all'estero per il lavoro, che sarebbe stato meglio se non l'avessi più cercata lì: ci avrebbe pensato lei a chiamarmi. No la sentì per due mesi, poi un comune amico mi informò che aveva una relazione col titolare della sua nuova ditta. Non ci rimasi bene, ma me ne feci una ragione. Forse era stato meglio così. Tornando al tuo racconto amico mio, trovo che abbia un unico neo, forse dovuto alla necessità di stare nel limite dei caratteri, ovvero è molto esaustivo nel raccontare gli accadimenti del personaggio, ma langue un po' nel descriverne gli stati d'animo, dato il disastro che è la sua attuale vita. Grazie di averlo scritto e a presto rileggerti.
  2. Nightafter

    Camilleri

    Indubbiamente, e nonstante l'incomesurabile grandezza di Proust, tengo a dire che mentre quest'ultimo mi ha sovente procurato sbadigli di noia, con il buon Camilleri non è avvenuto quasi mai. E anche per questo gliene sono grato.
  3. Nightafter

    Camilleri

    Se ne è andato, in pace, il buon Camilleri. Per me è stato un buon compagno, uno dei migliori che un lettore possa desiderare, quando si percorre un po' di vita insieme. Abbiamo fatto quasi trent'anni di strada insieme e lui è stato per me, prima un autore arguto e piacevole a cui abbandonami quando cercavo una lettura che unisse qualità a distenzione, poi un esempio, un docente quando l'hobby dello scrivere mi è nato come passatempo. Gli devo molto anche per avermi fatto conoscere Pepe Carvalho e quel grande scrittore che lo aveva creato: il catalano Manuel Vázquez Montalbán, che Camilleri amava molto, al punto di dare al suo comissario letterario lo stesso cognome di quell'autore. Di Montalbano e Carvalho ho collezionato tutto ciò che è stato pubblicato fino a oggi. Tempo e quattrini spesi ottimamente. Buon viaggio Andrea, prezioso amico mio.
  4. Nightafter

    Marketing

    Carissima @Lauram Ho letto il tuo racconto, mi ha colpito e anche un po' scosso. Premetto amica mia che ho una certa età, mi considero un narratore assai mediocre, ma sono stato e sono ancora un lettore omnivoro e costante, lo dico poiché dopo tanto leggere non è facile smuovere i mie galgi emozionali e impressionarmi nel positivo e negativamente. Ebbene, ciò che hai scritto lo ha fatto, il tuo non è un racconto che passa inosservato, Sono giunto al termine con una forte sensazione di disagio per ciò che leggevo, di scossa emotiva. Alla fine, oltre all'apprezzamento, ho provato invidia, perché avrei voluto essere capace di scriverlo io e di scriverlo così come hai fatto. La storia che racconti ti cala in un clima e una realtà surreale e in qualche misura terrificante. Mi hai evocato le corde ossessive di certa narrativa destabilizzante di Patricia Highsmit. Presenti solo una finestra minimale, un piccolo squarcio in cui ci è dato di osservare una realtà aberrante, follemente mostruosa. Nulla sappiamo del mondo in cui la vicenda di questa giovane donna si muove, ma gli indizi che ci offri lasciano presumere una dimensione terrificante, un incubo angoscioso col volto di una quotidiana normalità esistenziale. Ciò che riempie la sua vita ci appare raccapricciante, talmente insopportabile che lo sguardo del lettore cerca scampo per fuggire dalla pagina, la mente cerca di difendersi da quello che gli occhi nella lettura gli propongono. Il disgusto ti avvolge dalla prima all'ultima frase, ti ricopre, aderendo alla pelle come il sudiciume che è fonte di sopravvivenza della protagonista e mezzo per procurare nutrimento alla sua creatura. Hai avuto coraggio nello scrivere questa storia, so per esperienza quanto ne serva quando vogliamo raccontare senza cedimenti, con ferma crudezza, qualcosa di così estremo e violento. Bisogna avere coraggio e fermezza, combattere con la parte di noi che per cultura o convincimento morale ci rema contro. E' difficile per il lettore immaginare la logica perversa esistente nella realtà sociale ipotizzata nel tuo racconto. La mente si perde in congetture più ampie partendo dai fatti che esponi, fa pensare a un futuro di stli di vita esasperati, a un sitema economico e politico da realtà post-apocalittica, come nei romanzi di fantascienza catastrofista. Ma questo diviene irrilevante, quale che sia l'antefatto umano che ha generato quanto avviene nel racconto, ciò che si vede accadere possiede una carica narrativa tanto vioenta e disumana, da lasciarti privo di fiato. La tua bravura è di coniugare tanto orrore alla delicatezza che pervade il racconto nel descrivere l'amore e la cura materna che la giovane donna, poco più che adolescente, impiega verso il proprio bambino. Un mare di tenerezza avvolge il loro rapporto, sono soli, lei è una ragazza madre, la sua stessa vita è un dono, una missione per mantenere in vita e allevare al meglio, il frutto appena germogliato del suio ventre. La tua protagonista è la figura emblematica della maternità, della forza atavica e generatrice per il mantenimento della specie. La tua ragazza è un animale selvaggio che protegge il proprio cucciolo con le unghie e coi denti, anche a dispetto della propria vita. Nulla le appare impossibile, nauseante, umiliante o orribile se è necessario a far sopravvivere la propria creatura. Una madre givane, sola, disperata ed eroica. Quanta forza hai saputo dare alla tua sedicenne neo madre. E infine, al culimine di tanta lotta, di tanto immane sacrificio, c'è il destino scritto e inesorabile, dove il grande fratello televisivo, indica e impone il premio, l'obiettivo ultimo da conseguire. Il prodotto pagato col corpo e col sangue, col sacrificio ruotinario e quotidiano. Forse l'unico momento del racconto in cui ti rilassi e ti concedi un finale più consueto e prevedibile. Hai stoffa buona ragazza mia. Conservati così. Complimenti. E un abbraccio.
  5. Nightafter

    Indovinelli

    Ah! Meno male, questo mi fa almeno sentire meno in colpa.
  6. Nightafter

    Indovinelli

    Ho! Cavolo! la risposta andava mantenuta nascosta. Me ne sono accorto dopo aver postato. Scusatemi davvero,ì.
  7. Nightafter

    Indovinelli

    Il tempo?
  8. Nightafter

    Wattpad: opinioni ed esperienze

    Non male i refusi nel post precedente, sto incrementando la mia media stagionale.
  9. Nightafter

    Wattpad: opinioni ed esperienze

    Ho scoperto Wattpad, due anni prima di questa nostra magnifica comumità. Vi ho pubblicato alcuni dei miei racconti di genere non-porno, neppure soft-erotici, con una redmption di lettura ch non superava cento utenti nell'arco di un mese. Poiho provato con i primi racconti hard e li le cose sono immediatamente mutate, alcuni hanno toccati i quindicimila lettori. A quel punto èarrivata la prima bannatura. Ne ho collezinate una deina di seguito: pubblicavo e venivo espulso. Alla fine mi hanno bannato l'IP e non mi è stato possibile entrare nel sito per due anni. Poi ho compreso che l'utenza media è composta di minorenni, per cui era giustificato che certe mie cose, benchè fortemente segnalate alla pubblicazione, come riservate a un pubblico adulto, potessero essere lette da giovani e ingenue menti, che ne avrebbero tratto nocumento nello sviluppo della propria educazione sentimentale e formazione dell'emergente sessualità. Ciò che scrivo può destabilizzare perfinoi qualche adulto sensibile e impressionabile, figuriamoci un adolescente. Il grande problema di Wattpad stà nel fatto che fai prima a raccogliere migliaia di initili, benché gratificanti del proprio narcisimo, like, che una sola critica, seria e pertinente a quanto hai scritto. Pertanto se ambisci a migliorare la tua scrittura lì è tempo perso. Per chi sa scrivere e lo fa all'interno di alcuni generi i tendendenza, può essre sicuramente uno strumento di divulgazione e pubblicizzazione dl proprio lavoro. Attualmente sono tornato a pubblicare (il bann dell'IP è decaduto de un anno), a oggi ho all'attivo solo due recenti bannature, ho cercato nei limiti del possibile di contenermi nella pubblicazione del materiale più incandescente e osceno. Comunque si vive con lo spirito ungarettiano del "Si sta come d'autunno, sugli alberi le foglie."
  10. Nightafter

    Cosa state leggendo?

    Sicuramente i miei scritti. Che continuo a rileggere, trovandoci un'infinità di refusi, periodi astrusi, punteggiatura improbabile, fino a ora del tutto ignorati. Un utile esercizio che mi consente di valutare la mia crescita umana e di scrittore amatoriale, scoprendo ogni giorno le mie grandi lacune del passato. Poi se capita, miglioro qualche descrizione dei rudi amplessi descritti, o faccio cambaire di posizione ai personaggi. Un lavoro impegnativo ma assai utile alla fine.
  11. Nightafter

    Cosa state leggendo?

    Sto rileggendo qualche classico del porno. Per tenermi in esercizio.
  12. Nightafter

    Per quale motivo pubblichereste eventualmente sotto pseudonimo?

    Grazie gentiissima @Ippolita2018 e ottimo amico @flambar il piacere è tutto mio nel rileggevi. Un abbraccio.
  13. Nightafter

    Per quale motivo pubblichereste eventualmente sotto pseudonimo?

    Con le cose che scrivo e pubblico e in taluni casi vendo anche, sarebbe difficle spiegare alle amichette di mia nipotina, che è il nonno della lora amica a produrre quelle robe lì.
  14. Nightafter

    L'uomo del casello

    Cara @Thea Questo tuo racconto l'ho trovato assai bello e delicato. Il meccanismo narrativo riprende una traccia consolidata, che definirei dell'osservatore “terzo” di vita, o delle vite che non sono la sua, ma lo divengono a loro insaputa, arricchendo la sua di sensazioni,emozioni, raccolte con gli occhi e con pochi piccoli indizi. Nelle quali il protagonista raccoglie giorno dopo giorno le tessere minute di un fantasioso mosaico, con le quali ricostruisce un universo di situazioni e di vita, che appartengono al soggetto osservato, oserei dire: indagato perfino, così come vengono dedotte e vieppiù immaginate. Al punto che il soggetto di quell'indagine psicologica, diviene empaticamente una presenza costante nella vita di chi osserva. Mi sovviene in qualche misura: “Le notti bianche” di Dostoevskij, col loro tema: il tema del sogno e del sognatore il tema della solitudine l'introspezione e l'autoanalisi il tema dell’amore visto dagli occhi del sognatore O anche ne “L'eleganza del riccio”, romanzo scritto da Muriel Barbery. Ancor di più esso è il tema principale del più recente : “La ragazza del treno” di Paula Hawkins, pur qui nell'accezione del giallo psicologico. Il tuo è un racconto fortemente intimista che unisce, sul filo del ricordo, la solitudine forzata, componente forzata nella professione dell'osservatore e i viaggiatori che giungono al suo casello autostradale. Dove l'osservazione della vita al di fuori del suo gabbiotto è unicamente costituita da quei selezionati utenti in transito, dei quali immagina, attraverso i pochi segni che rileva, le esistenze di ciascuno oltre la barra di stop del pedaggio. E qui nella solitudine della sua monotona quotidianità stabilisce, appunto con loro, un rapporto empatico di partecipazione alle loro vicissitudini esistenziali, o reputa di farlo in quella sua speculazione tutta mentale. E' commovente come questo generi, nel caso della giovane donna, una sorta di affetto paterno, se non d'innamoramento vero e proprio, col conseguente dolore del distacco. Quante volte nel viaggiare quotidianamente su un mezzo pubblico, abbiamo vissuto la stessa esperienza del tuo protagonista, lasciando attrarre la nostra attenzione da qualcuno che abbiamo incontrato ogni giorno, magari per anni e non abbiamo mai osato avvicinare per conoscere realmente. Il suo volto, le espressioni, il suo abbigliamento, i suoi tic, ci hanno indotto a immaginare la sua esistenza, la professione, le gioie e i dolori della sua vita, mentre noi vivevamo la nostra. Per lasciarci poi una sorta di rimpianto, di dispiacere, quando i reciproci destini hanno posto su binari diversi e lontani le nostre persone. In questo, il quel sentimento,il tuo racconto diviene profondamente toccante e vicino all'esperienza di ogni tuo lettore. Grazie di averlo scritto e buone cose amica mia.
  15. Nightafter

    Verde, ti voglio, verde

    Ciao @ivalibri La bellezza del tuo racconto sta nella tensione che riesci a creare attraverso una scrittura dinamica e tagliente che avvince il lettore. Una tensione spasmodica che ti trasmette tutta l'angosciosa del personaggio, per il dramma che sta vivendo. Percepisci fisicamente il suo respiro sincopato in questo disperato tentativo di salvezza, dove spende le residue energie: sentendo la vita scivolargli via dal corpo, col sangue che stilla da quella ferita di lama. Il lettore coinvolto empaticamente, vive e subisce nella mente lo stesso soffocante calvario, poiché non gli concedi scampo, nell'immergerlo in quella disperazione agonica. La storia che hai scelto è il segmento surreale ed enigmatico di un racconto più ampio che scegli di non raccontare, ma forse per questo si amplifica a dismisura il suo potenziale narrativo. E' affascinante per quanto ci resta celato: lasciando aperte una vastità di congetture, avendo a disposizione una manciata esigua di tessere di un puzzle che non ci sarà mai dato di ricomporre interamente. Fornisci indizi scarni, ci lasci affacciare sulla scena cruenta di un dramma, come accade quando, percorrendo, incidentalmente in auto, una statale, ci appare all'improvviso il teatro inquietante di un incidente stradale appena avvenuto. Sono già sul posto i mezzi preposti al soccorso che ne coprono alla vista la parte più significativa e chiara. Non ci è concesso di fermarci per comprendere la dinamica di quanto sia avvenuto, in preda a un turbamento dobbiamo proseguire rapidi per non bloccare il traffico,- Solo pochi detriti sull'asfalto e una scia livida di sangue, ci lasciano intuire la gravità della sciagura. Forse non sapremo mai chi sia stato coinvolto in quel danno, ma la memoria di quei pochi elementi, così simbolici e significanti, ci accompagnerà a lungo. Si respira nel tuo racconto la migliore letteratura gotica del mistero, scritta qui con la mano di un Murakami che ha incontrato Camus. Complimenti: bella prova. A presto rileggerti.
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