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Nightafter

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151 Strepitoso

Su Nightafter

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    fumatore di pipa

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    Uomo
  • Provenienza
    Alpha Centauri
  • Interessi
    Leggere e qualche volta scrivere

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  1. Nightafter

    Ricordo di Nico

    Ricordo di Nico Nico aveva una faccia rotonda come un melone e una tendenza alla pinguedine. L’attaccatura alta dei capelli lasciava intuire una inequivocabile predisposizione alla calvizie precoce. Aveva diciannove anni, ne mostrava venticinque ma con l'aria garrula e infantile di chi mentalmente ne avesse meno di quindici. Era il fratello maggiore di Nella, di fatto la sua ruota di scorta, o per meglio dire la sua palla al piede, dove andava lei seguiva lui, praticamente più che un consanguineo stretto, una zecca tenace. Era vanitoso come una scimmia, e anche peloso come un primate. Si annegava ogni mattino in litri di dopobarba da discount, riteneva che profumarsi a quel modo lo facesse sentire irresistibile. Non lo era ovviamente e questo gli procurava una nota di perenne tragica malinconia del carattere, che affiorava ogni qual volta si nominava una certa Mariella, una vecchia compagna di scuola di sua sorella, di cui lui si era innamorato perdutamente anni prima, ma che non se lo filava di pezza e che in vita sua non aveva mai sfiorato neppure con un dito. Era un amore disperato e platonico che lui consumava, unilateralmente, in una sua interiorità dolente e del tutto auto-riflessa. Per altro lei risultava del tutto ignara di questo appassionato sentimento amoroso, perché lui non aveva mai trovato il coraggio di dichiararsi. Non che la il fatto avrebbe mutato qualcosa, sicuro come l'oro, infatti, che la giovane avrebbe continuato a ignorarlo, ma magari sapendolo avrebbe potuto mandarlo a stendere in maniera diretta ed esplicita e lui, forse, se ne sarebbe fatto finalmente una ragione. O magari, il giovane Romeo, avrebbe saggiamente deciso di suicidarsi. Il Po scorreva a due passi da casa sua e con l'ausilio di una adeguata pietra al collo, del peso ottimale di una trentina di chili, avrebbe potuto serenamente liberare sé stesso e il resto dell'umanità dal molesto ingombro della sua presenza. Quando non era malinconico, era anche peggio. Si animava di una vitalità petulante, gli piaceva presenziare, accentrare l’attenzione, si compiaceva di trovarsi gioviale e spiritoso, producendosi in battute demenziali e propinando in ogni occasione il suo repertorio di barzellette, per lo più sconce o imbarazzanti per la pochezza del contenuto. Amicone per vocazione, voleva partecipare ed essere coinvolto in ogni iniziativa, ti abbracciava cameratesco e sudaticcio, dispensatore instancabile di pacche sulla spalla e consigli non richiesti, portatore di una allegrezza futile, puntualmente inopportuna e sovente indisponente. Rideva di continuo su tutti e tutto, senza un concreto motivo, e io mi domandavo costernato, cosa mai, nelle sue condizioni, trovasse da ridere. Certo era che non lo sfiorava minimamente un pur vaga percezione di sé e di ciò che faceva, solo questo spiegava tanta insulsa fatuità condensata in un solo uomo. Di fatto l’avevamo, o meglio l’avevo sempre alle costole, come un angelo custode o una malattia cronica: che si decidesse di andare a passeggio o a prendere un frappé in cremeria, di vedere un cinema o a mangiare una pizza al padellino da Cecchi, il buon Nico me lo trovavo puntualmente attaccato alle croste come una cozza affezionata al suo scoglio. Credo che lui, poiché stavo con sua sorella, mi considerasse se non già un prossimo genero quanto meno una specie di terzo fratello, comunque un parente acquisito, mi trattava come uno di famiglia, con una confidenzialità mai richiesta né concessa, che per modalità e mancanza di discrezione, sconfinava nella violazione della privacy e anticipava anzitempo il futuro concetto di stalker. Il dolore per la fine del rapporto tra me e sua sorella, trovò ampia consolazione nell'aver ottenuto un buon motivo per liberarmi della sua presenza. Quando io e Nella ci lasciammo, lui mi prese da parte e mi disse: “Anche se tra voi è finita, stai tranquillo, io resto, per te Nico ci sarà sempre”. Ma anche no! Pensai con terrore.
  2. Nightafter

    Ricci & Capricci

    Ciao@luca c. Ho poca memoria data l'età, per cui perdonami se non rammento di esserci già letti e commentati in passato su queste pagine. Il racconto è decisamente carino, leggero e divertente, scritto con mano felice e oserei dire frescamente moderna. Sai descrivere con molta efficacia le situazioni che presenti, inoltre condensare diverse mutazioni di ambiente e scenari con grande sintesi narrativa, cosa non facile né comune. Quindi doppiamente bravo. In qualche modo questa situazione mi riconduce alle figure femminili delle fatalone, belle, viziate e prive di scrupoli dell'immaginario filmico degli anni '60 e '70 del cinema italiano. Quelle figure sul genere Isabella Biagini è similari che imperversavano nelle pellicole leggere di quegli anni, impersonando questo smaliziato tipo di donna: amaliatrice e opportunista che, al malcapitato di turno, prosciugavano ogni risorsa, spremendolo come un limone finchè gli era utile, per poi abbandonarlo senza un minimo di ripensamento o pentimento, quando avevano ottenuto da lui ciò che era ottenibile. Il racconto è divertente poiché già dalle premesse si intuisce che qualcosa finirà con una delusione per le aspettative del protagonista. Va pur detto che a fronte della fregatura finale, il nostro eroe (beato lui) viene ampiamente gratificato dalla bella e capricciosa fanciulla, con la ripetuta concessione delle sue grazie. Ecco in questo il tuo racconto acquista modernità rispetto al format classico delle storie suddette. Infatti in quelle commedie la regola era che la vampira di turno ottenesse tutto ciò che desiderava, solo a fronte della promessa di un futuro premio carnale, che restava, ovviamente, sempre non esaudita, aggiungendo al danno anche la beffa. Il tuo personaggio tutto sommato qualche consolazione l'ha ben goduta, rendendo anche il lettore felicedi una conclusione che non lasci l'amaro in bocca. Bella prova. Complimenti. Un caro saluto.
  3. Nightafter

    Perdono

    Grazie carissimo @AzarRudif di aver contacambbiato il mio commento alla tua bella poesia, grazie naturalmente dei complimenti (immeritati) con cui gratifichi questa mia pubblicazione. Hai ragione amo molto ricercare le parole e svilupparne, come posso e riesco, il loro potenziale semantico. Ripeto, non ho nessuna velleità di poeta, ma quando per come dire "mi parte l'embolo", provo a mettere insieme parole alla ricerca di uno o più sensi. Grazie ancora per la lettura e il commento. A presto rileggerti.
  4. Nightafter

    Perdono

    Grazie mia dolce @Floriana che hai la pazienza di leggeremi in ognuna delle modeste cose che pubblico. Ti abbraccio con affetto.:)
  5. Nightafter

    Perdono

    Grazie del commento caro @EssereUmanoUsaeGetta Ti ringrazio per avermi letto i sono felice che ti sia piaciuto questo mio modesto componimento. Un caro saluto.
  6. Nightafter

    La Messa - Pt 7

    La messa - Pt. 7 Nella, a seguito di quella movimentata domenica, constatando che, dopo due giorni, Marco, non si faceva sentire, intuì che qualcosa non andava per il verso giusto. Così al quarto giorno di silenzio, maturò l’intima impressione che la cosa non fosse affatto da prendere sotto gamba. Sicché possedeva una natura pratica ed era brava a far di calcolo, non gli ci volle molto a sommare due più due e giungere alla conclusione che, il motivo di quel silenzio, stava tutto in quella incauta bravata domenicale di passionale eccesso calcistico. Decisa a scusarsi per averlo abbandonato nel mezzo di quella carnevalata bicolore, cercò di correre ai ripari chiamandolo al telefono, ma la cosa apparve subito di difficile attuazione: Marco infatti si negava, rifiutando di rispondergli. Nelle prime due settimane, lo aveva cercato ogni giorno, anche più volte nella stessa giornata, ma lui si era reso irreperibile, facendo rispondere all’apparecchio da sua madre e dicendo di non essere in casa. Alla fine la genitrice si era stufata di fargli da segretaria e continuare a ripetere quella menzogna alla ragazza, per altro non sapendo più che scuse inventare per giustificare le assenze del figlio. Inoltre, benché intuisse che poteva essere un banale litigio di fidanzati, non approvava che lui la tirasse tanto a lungo, quale che fosse la ragione che lo aveva generato. Era normale che tra fidanzati ci scappasse un litigio ogni tanto, ma mica se ne doveva fare un dramma, lei e suo marito avevano quotidiane discussioni, per mille motivi, fin dal giorno del loro matrimonio: il mandarsi a stendere per qualche giorno ci stava, ma dopo si faceva pace e bell’e morta lì. - Marco, che cavolo è ‘sta storia che ti fai negare al telefono? A me non piace. - lo redarguì severa – Mi sembra una cosa da bambini. Poi ripetuta, diventa anche ridicola. Mi sono rotta di coprirti. Quindi alla prossima telefonata, o le dici, chiaro e tondo, che non ne vuoi più sapere di lei, oppure le dirò che sei un cagasotto e ti manca il fegato di parlarle di persona. - Non ci fu comunque bisogno di giungere a tale estrema risoluzione: infatti nell’ultima settimana le chiamate cessarono di colpo. Inutile dire che Marco, nel suo rancore, provava una maligna soddisfazione nel fatto che fosse lei a cercarlo: significava che gli mancava, ci pativa, aveva capito di quale entità fosse stata la cazzata di lasciarlo per strada, unendosi come una baccante al carosello degli ossessi bianco-neri. Quell'umiliazione era stata troppo grave, aveva calpestato la sua dignità di uomo: era giusto che ora, quella sciroccata, patisse il dovuto castigo. Quello scudetto vinto le sarebbe rimasto impresso nel ricordo per il resto dell’esistenza: ustionante come un marchio rovente sulla pelle, per anni avrebbe pensato a quel trionfo calcistico, come una delle maggiori sciagure della sua esistenza. Si era a fine pomeriggio del giovedì che precedeva la domenica della loro terza settimana di separazione, squillò il telefono di casa: Marco, chiuso nella sua camera a sentire in cuffia l'ultimo LP di Lucio Battisti: “Umanamente Uomo, il sogno”, non sentì trillare l’apparecchio, sua madre, intenta a preparare la cena, mollò ciò che stava facendo e corse, smadonnando, al telefono: - Tutti sordi in questa casa. Nessuno che senta mai squillare il telefono. Ma io mi son rotta, non sono la vostra centralinista. Ve lo stacco 'sto cavolo di telefono. Giuro che do la disdetta alla SIP. - Questa volte non si trattava di Nella, bensì di Lara, amica del cuore di lei e per riflesso anche amica di Marco, la quale chiedeva di parlargli. Sua madre lo chiamò a gran voce e con un lapidario: - C’è una certa Lara che chiede di te. - gli scaricò la cornetta in mano e tornò a cucinare con aria seccata. - Ciao Marco, come ti va? Scusa se ti disturbo. - esordì la ragazza con tono cordiale. - Ah? Ciao Lara, io bene e tu? E’ un po’ che non ci si sente, che mi dici? - Lei entrò subito in argomento: - Marco, ci conosciamo, sai quanto non mi piaccia girare intorno alle cose: avrai già immaginato che questa non è solo una chiamata di cortesia, ho saputo da Nella che sono quasi tre settimane che ti rifiuti di vederla o parlarle al telefono, quindi è evidente che qualcosa di serio è accaduta. Ora come sai sono molto amica di lei, ma allo stesso tempo anche tu mi sei caro, Nella è ridotta a uno straccio, non mangia, piange di continuo, non riesce più a studiare, se ne sta con la tapparella abbassata in camera sua e non vuole parlare con nessuno. Vederla soffrire così mi fa male, inoltre benché non mi siano chiare la ragioni del vostro scazzo, credo che anche tu non viva bene questa situazione. Quindi, senza voler impicciarmi dei fatti vostri, vorrei capire, per l’amicizia che abbiamo, se posso fare qualcosa per aiutarvi nella crisi che state vivendo. - Quando terminò di parlare seguirono alcuni istanti di silenzio imbarazzato, poi continuò titubante.: - Non dici nulla Marco? Ti sto infastidendo? Se non vuoi parlarne posso capirlo. Lasciamo perdere se vuoi. - Sapere che Nella si consumava di mal d’amore per la separazione, da una parte lo riempiva dell'orgoglio funesto del trionfatore che osserva il vinto umiliato e riverso ai suoi piedi, dall'altra però, immaginarla in lacrime gli procurava una spina, una specie di tremito compassionevole al plesso solare. Pensò che fosse cosa normale: non si cancella un anno di storia insieme con un colpo di spugna, era fisiologico. - Ma no. Figurati Lara. Anzi, ti ringrazio per questa tua premura, è una cosa carina. Sei una buona amica e una bella persona, l’ho sempre pensato. - - Ok. Grazie, per me è lo stesso, ma hai voglia di farmi capire che cazzo è successo, tra voi, per farvi litigare così di brutto? - - Hai tempo? - chiese Marco. - Sì. Tutto quello che ti serve. - rispose lei. Lui sedette su una delle poltroncine laterali alla mensola in ferro battuto, posta a metà dell'atrio di casa, su cui era posato il telefono, si accese una sigaretta, tirò una corposa boccata e iniziò a raccontare delle varie e articolate ragioni che avevano minato il loro rapporto, dagli esordi fino a quella tragica domenica. Le disse di quel sesso frustrante e penoso che rinunciavano ormai a cercare, per timore di altri fallimenti, nonostante il desiderio, limitandosi a vivere un rapporto di sentimenti casti, come fratello e sorella. Una cosa innaturale per due della loro età, dovuta non per scelta ma per necessità. Raccontò della difficoltà di far convivere aspirazioni e gusti diversi in molti aspetti dei loro stili di vita, poi della figura ambigua e irritante di Filippo, presente tra loro come un convitato di pietra. Quello stillicidio di negatività aveva provocava uno logoramento, in cui il loro amore annaspava come per un disperato bisogno d’ossigeno. In quelle confessioni trascorsero due ore al telefono e mezzo pacchetto di ”Nazionali Esportazione” senza filtro, si ridussero in mozziconi inceneriti nel posacenere di onice accanto al telefono, sua madre, transitando per il corridoio, imprecò per la puzza di fumo stagnante che ammorbava l'ambiente. Alla fine si congedarono, Lara aveva ora un affresco più chiaro e dettagliato di cosa fosse accaduto, comprese anche che c'era ben poco che potesse fare per rendersi utile, si limitò a chiedere a Marco se poteva riferire a Nella di quella loro conversazione e in fine lo pregò di riflettere a mente fredda sulla situazione. - Lo so che è tutto molto complicato – disse mesta - Ma ti prego di pensarci Marco. Vero che ci sono dei problemi, ma di una cosa sono certa: lei ti ama e anche tu, da come ti sento parlare, le vuoi ancora bene. Sono sicura che se ci riprovate, troverete il modo di superare queste difficoltà. L'amore vince su tutto. - (Continua)
  7. Nightafter

    Segreti

    Ciao @Massimiliano Marconi è il primo racconto che leggo di tuo. Come consuetudine lascerò a penne più qualificate l'analisi del testo e l'individuazione degli eventuali refusi, poichè sono il lettore meno indicato del forum a compiere tale lavoro. La prima percezione è che tu sappia scrivere in maniera assai fluida e formalmente corretta, il raccoto scorre rapido ed è ricco di dettagli ambietali che nel costruire lo scenario narrativo, nulla trascurano a dispettodel limite degli ottomila caratteri che il format del racconto breve impone. Se posso muovere un debole appunto, forse c'è un eccesso di queste informazioni, rispetto all'analisi dell'interiorità dei personaggi. Il tema del flash back è molto ben sceneggiato, direi con immagini quasi filmiche, buona la premessa intrroduttiva con una situazione di totale calma apparente e il successivo ripiombare in un passato di molti anni prima, a causa di una frase che scatena ricordi sopiti. E' un tema che amo molto ed è sovente presente nelle cose che scrivo qui. La memoria è la nostra più grande compagna di vita, in essa andiamo a ripescare e rivivere situazioni futili o cruciali dell'esistenza che ci lasciamo alla spalle, ricordando fatti come sono avvenuti o più spesso ammantandoli di qualche aggiustamento menmonico che ce li renda più gradevoli e tal volta sopportabili. Le storie d'amore in genere hanno una parte rilevante nello schedario della nostra memoria, sia che si tratti d'amori felici, di amori tragici o di grandi delusioni. Fra di esse quello degli amori "rimpiant", delle occasioni perdute, delle storie che avrebbero potuto essere ma che le circostanze e i rivoli della vita hanno resi impossibili da percorrere a fondo. Quegli amori incompiuti ci rimangono nell'animo con un gusto dolce-agro, di nostalgia e rimpianto. Ricordo che stavo da anni con la mia attuale consorte, ma avevo avvevo addocchiato una splendida fanciulla che viveva nel vicinato, per quanto fossi innamorato della mia futura moglie non potevo che sentirmene attratto ogni qual volta la vedevo passare, o quando ci si incontrava con lo sguardo. Non ho mai fatto neppure il gesto di avvicinarla o di scambiarci due parole, essendo sentimentalmente impegnato, per come ero allora sarebbe stata una cosa indegna, c'è stato giusto lo scabio di qualche saluto di cortesia nell'incrociarci per strada. A una settimana dalle mie nozze, mi giunse una telefonata, era una ragazza, ma non volle rivelarmi il suo nome. Mi fece gli auguri poichè sapeva che convolavo a nozze al temine della settimana, mi disse che mi chiamava per rivelarmi che mi conosceva di vista, che non ci eravamo mai parlati, che lei si era innamorata di me ma non aveva mai avuto il coraggio di dirmelo. Voleva solo conoscere la mia voce prima di eclissarsi per sempre. Non ci fu verso di avere alcuna indicazione di chi potesse mai essere, la telefonata si concluse con i suoi auguri e un bacio telefonico. Ho sempre sospettato che si trattasse della stessa ragazza, non ho mai voluto dopo il matrimonio verificare se avevo avuta la giusta intuizione. Meglio così forse. Per dirla con Gozzano: "Il mio sogno è nutrito d’abbandono, di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state… Vedo la case, ecco le rose del bel giardino di vent’anni or sono!" Grazie del tuo bel racconto. Complimenti e a presto rileccerci. Un saluto.
  8. Nightafter

    Limitazione degli avverbi e degli aggettivi

    Mio buon @Effe_ Premetto che sono concorde in linea di massima sul non appesantire un testo di inutili orpelli, Dio solo sa quanto ne necessitterebbe tutto ciò che scrivo. Ma anche nel tuo esempio, mi parrebbe riduttivo avere un approccio riduttivo nella descrizione di un luogo (benché sia visivamente conosciuto), poichè il solo citarlo nel contesto di un racconto o libro, a meno che non si tratti di un solo riferimento geografico, implica una visione e quindi una descrizione anche sensoriale ed emotiva che quel paesaggio suscita nell'autore. Quindi ripeto, a meno che non si tratti di un riferimento incidentale, la scelta di quel luogo ha una sua ragion d'essere, che in qualche misura obbliga chi ne scrive a "fotografare" con il proprio, personale e individuaissimo obiettivo, filtrato dalla propria sensibilità e dai propri stimoli emozionali.
  9. Nightafter

    Perdono

    Piacere di conoscerti cara @Mara Sverdrup Ti ringrazio molto per la lettura e i complimenti. Un caro saluto.
  10. Nightafter

    Perdono

    Carissima @Poeta Zaza non posso che ringraziarti per avermi letto e le parole di apprezzamento. Un tuo giudizio positivo è di per sè un onore. Grazie ancora.
  11. Nightafter

    Buonasera a tutti

    Chi ben comincia, è giàa metà dell'opera. Benvenuta e felice permanenza.
  12. Nightafter

    Perdono

    Perdono Perdono per l’amore di rapina, avido, rapace, clandestino. Occhi bugiardi celati, ladri di sogni: nel pugno un residuo bottino, refurtiva di Banco dei Pegni. Perdono per l’amore promesso, giurato, tradito senza rimorso. Abortito, come figlio non grato. Ripudiato, negato, abbandonato senza nome, su una soglia di chiesa, Perdono di amori attesi, di sigarette lasciate a metà, nelle frette d’altrove. Di camere a ore e avanzi di letti disfatti, di afrori rimasti fra le lenzuola sudate. Amori sbagliati, finiti, per cose mai dette. Perdono per l’amore inutile, scaduto sprecato, come biglietto di treno perso. l'amore regalato e speso, ignorato. Quello che non so darti, che non vuoi darmi. L'amore che ti ho chiesto. Perdonarmi per quello.
  13. Nightafter

    A volte, di notte

    Ciao, @AzarRudif Non ci conosciamo, vieppiù perché frequento di rado questa sezione del forum dedicata alla poesia, trovandomi a maggior agio nella sezione della prosa, all’interno della quale ho già inserito alcuni racconti. E’ la tua prima poesia che mi capita di leggere e ciò che salta agli occhi sull’immediato, è questo tuo stile aulico di scrittura: " Ci son notti e sogni che fantasia si fuga, d’oneri e bisogni, ove alma si spaura segue oscur natura, memoria simil ponti. E sovvien l’antico tempo quando eravam vivi mai fummo morti." Certamente uno stile che rimanda a Leopardi o al “Dolce stil novo”, non è così consueto leggerlo. Essendo stato in gioventù grande amate di Leopardi, ricordo che intorno ai miei tredici anni, componevo poesie, con questa metrica e stile linguistico, da inviare a una mia coetanea alla quale stavo dietro, la quale per niente affascinata da questi miei slanci lirici, non mi si filava di pezza e riservava le sue attenzioni a un rozzo sedicenne dotato di Vespino 50. Trovo divertente questo tuo ripescaggio stilistico, e credo che anche tu ti diverta assai nel praticarlo, mi hai fatto venire voglia di riprovare a metter giù un componimento in versi alla maniera del Leopardi. La tua poesia è sintetica e molto efficace. Ti leggerò ancora in futuro. Un saluto
  14. Nightafter

    Crisi di Civiltà - Pt.1

    Ciao @flambar Ti sono davvero grato per la simpatia che mi dimostri e la generosità con cui, non da oggi, valuti i miei scritti. E' certo l'amicizia che mi porti a rendere troppo indulgente e magnanimo il tuo giudizio nel leggermi. Grazie ancora e a presto rileggerci. Buone cose a te.
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