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Dorian

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  1. Dorian

    Tra tante domande

    Ciao @AndC, grazie per il commento! me lo tatueró prossimamente! Scherzi a parte, grazie davvero, sono all'inizio. Di poesia come dicevo me ne intendo davvero poco e ho voluto condividere questo mio primo tentativo per capire da che parte girarmi. Quel che mi chiedo è: ci sono delle letture che potrebbero aiutarmi a comprendere meglio i meccanismi che la fanno funzionare a dovere? oltre al leggerne di continuo chiaramente... Chiedo anche a te @Alypia che sei sicuramente più ferrata di me! Ciao!
  2. Dorian

    Mezzogiorno d'inchiostro n. 111 Topic Ufficiale

    Ecco i miei voti: "Sono Joshua" di @ITG "Il Signor Adriano" di @Luca Trifilio "Henry de Mussignac" di @Ginevra
  3. Dorian

    [MI 111] Voci

    Ciao @Eudes! Per quanto riguarda il brano l'ho trovato piacevole e ben sviluppato. La mia unica perplessità è che più che onirico (tema indiscutibilmente presente eh) mi è parso una descrizione di uno stato di costrizione. Cerco di spiegarmi meglio: mi sarebbe forse piaciuto sapere di più circa questi esseri e su come agiscono rispetto alla condizione della protagonista. Ho trovato interessanti le due presenze. Le ho trovate molto azzeccate e mi hanno fornito un richiamo alle due energie che spingono l'individuo ad agire: Eros e Thanatos. Nel complesso mi è piaciuto, quella perplessità riguarda l'attinenza al tema onirico che ripeto, l'ho percepito ma forse strideva un po' il fatto che anche la protanista potesse riconoscere quegli esseri come estranei alla realtà (tanto da contestarli) anzichè il percepirli come concreti e reali. Cosa che forse mi avrebbe coinvolto di più in quella sua condizione. Chiaramente è puro gusto personale e nulla di più Ciao, a rileggerti!
  4. Dorian

    [MI 111] RediMorsi

    Ciao @Rica! Complimenti! Davvero bel brano. Oltre al piacermi è riuscito a commuovermi. Complimenti ancora!
  5. Dorian

    [MI111]Henry de Mussignac

    Ciao @Ginevra. Poco da dire, Bello! mi ha divertito e mi è piaciuto! L'unica cosa che non mi ha convinto è il termine "affatato". Ho faticato a capire che intendessi... A parte questa piccolezza è andato giù liscio e veloce come la bestiolina incosueta di Henry. Brava!
  6. Dorian

    [MI 111] Al tavolo tra le stanze

    Ciao @paolati! grazie per il commento, mi è partito un sorriso! si, l'ho detto anche un paio di commenti più su, era intenzionale. Volevo apparissero quasi come un fluido. Tanto da formare poi una pozza al suolo @AdStr Grazie anche a te per il commento. felice che ti sia piaciuto! Concordo per le correzioni, in particolare la rima. Mi era completamente sfuggita! me ne sono accorto solo ora. A rileggerci, grazie ancora!
  7. Dorian

    Tra tante domande

    Ciao @Alypia! Grazie per essere passata, sono davvero contento ti sia piaciuta anche perchè... sì, è proprio la prima. Hai ragione, in passato ho letto Baudelaire e devo ammettere che per diversi aspetti mi sento in linea con quella corrente. (non fraintendermi, lo ritengo irraggiungibile. Intendo da un punto di vista prettamente emotivo) Ho letto anche altro ma come dicevo... davvero poca roba. Ho sempre scritto racconti brevi e il senso di musicalità per il momento mi è puramente istintivo, fatico a razionalizzarlo e a capire come si produca in maniera intenzionale. Questione di allenamento, immagino (E spero ) Grazie ancora, sei stata gentilissima!
  8. Dorian

    [MI 111] Al tavolo tra le stanze

    ciao @Kikki felice che ti sia piaciuto! sul finale in sostanza si ritrova a puntarsi una pistola in bocca. grazie per il commento! ricambieró! Ciao @M.T. grazie per il tuo commento e per le tue considerazioni. Ne terrò conto. Non sono d'accordo peró per il termine "scendevano". Quel termine va bene per descrivere una situazione normale. Qui i capelli addirittura formano una pozza liquida. E' un'allucinazione. "Colano" E' assolutamente intenzionale e credo si adatti meglio. Grazie comunque!
  9. Dorian

    [MI 111] Al tavolo tra le stanze

    Ciao @Emy felice che ti sia piaciuto. Con questo racconto ho cercato di ricreare una sorta di allucinazione decisamente estremizzata utilizzando un mio personaggio che avevo usato nel mio ultimo frammento “Sinestesia”. Ho cercato di seminare qui e là degli indizi come il tavolo vuoto che curiosamente era proprio quello del protagonista che però capitava lì per caso e non aveva prenotato @Plata, o la lacrima che curiosamente fa la medesima cosa delle gocce di pioggia all’inizio. I dialoghi sono sia casuali che voluti, ho cercato di ricreare appunto un’allucinazione. Non vi è quindi un vero filo del discorso in questi che però capisco possano essere stati un po’ “poveri”. Speravo di utilizzarli più come indizio e contorno a quel che volevo raccontare, lasciando parlare il contesto e gli avvenimenti. Mi pare di capire di esserci riuscito ma che comunque la loro mancanza di tono si sia sentita. Errore mio grazie per essere passati a leggere, per le correzioni e l’apprezzamento. A rileggerci, ricambierò presto la visita
  10. Dorian

    Tra tante domande

    Vorrei fare prima una piccola precisazione. E' praticamente il mio primo tentativo di scrivere una poesia e devo dire che ne ho anche letta poca in passato. Vi autorizzo nel caso a insulti e sputi (ma con gentilezza per favore). E mi chiedo pensando se almeno i vermi, su di noi brulicando, distingueranno mai le mie ossa dal tuo seno, il tuo riso dal mio pianto l'odio e l'indifferenza. Se quando a plotoni sulle carni marciando come d'un vino commenteranno del mio profumo sul tuo collo o il tuo ricordo tra le membra.
  11. Ciao @FreeDogs, lieto che tu abbia usato un mio racconto per postare il tuo! Diciamo che all'inizio mi sono sentito male, non per il testo ma per psicometria, uno degli esami che ho scelto di lasciare indietro e che questo bel brano mi ha ricordato che dovrò dare comunque, presto o tardi (a proposito, sei per caso una collega? ho visto una certa disinvoltura) Non ho da segnalare errori, non ne ho notati (forse la stancezza) comunque.. non ne sono sicuro ma credo sia da considerarsi quasi come una ripetizione. Eliminerei vergognoso. Condivido fino all'ultima lettera e se fossi stato io l'avrei messa in grassetto, corsivo e sottolineato anche a costo di venir squalificato dal contest Tornando seri: Ho trovato notevole questo passaggio. Bel finale, molto simpatico. Mi è piaciuto. E' simpatico e mi ha divertito. Hai un modo di scrivere che mi è parso scorrevole anche quando ti trovi a usare paroloni (cosa non da poco). L'unica cosa che vorrei far notare è l'effetto "muro". Tante parole e poco spazio per identificare la mia posizione nel testo portandomi a perdermi di quando in quando. Avrei preferito più "a capo". Ci tengo però a sottolineare il fatto che io sono dislessico e quindi si tratta di una mia personalissima problematica che potrebbe non toccare assolutamente gli altri lettori.
  12. Dorian

    [MI 111] Sono Joshua

    Eccomi a ricambiare la visita! Allora, all'inizio sono rimasto confuso. Il motivo? ho letto prompt di mezzanotte e mi aspettavo tutt'altro... poi ho capito l'errore e ha acquisito senso. Mi è piaciuta l'idea e anche tanto. Mi ha ricordato la canzone "Ti regalerò una rosa". Il ritmo per qualche motivo l'ho trovato lento, quasi fosse una cantilena. All'inizio mi ha turbato ma quando ho finito di leggere mi sono reso conto che si adattava molto bene a quel che volevi fare. Ti segnalo: "Nere" immagino sia da correggere con "ce ne sono 5" Ho visto un gran ripetersi di alcune parole, in particolare all'inizio. Sono certo però che la cosa venga neutralizzata dal fatto che è evidentemente voluta a creare questo effetto. Qui potrei giurare di aver avuto un brivido. Per altro questa cosa accadde realmente diverso tempo fa in un paziente (H.M) affetto da grave epilessia al quale, per curarlo, venne reciso il lobo temporale mediale e parte del sistema limbico (se non erro). Che dire, mi è piaciuto. L'unica pecca è che a tratti questo cantilenare fa perdere un po' il senso di quel che si legge e qualche immagine mi risultava difficile perchè non veniva sostituita con rapidità. Però ci tengo sempre a precisare che non sono un esperto ed è stata solo una mia modesta sensazione. A rileggerti!
  13. Dorian

    [MI 111] Al tavolo tra le stanze

    @FreeDogs Lieto di essere il tuo primo commento! Sono felice che ti sia piaciuto. Di solito non descrivo fisicamente i personaggi a meno che non si tratti di elementi che non posso nascondere (i capelli della ragazza ad esempio). Capisco il senso di confusione in quel passaggio, cercavo proprio quello. Giorni fa ho scritto un breve frammento (era un esercizio di stile) che trattava appunto di un paziente psichiatrico. Casualmente è capitato questo prompt e ho pensato di riutilizzare il protagonista cercando di rendere il tutto più irreale possibile. Quel passaggio l'ho immaginato come un ritorno brusco alla "realtà". Non sono sicuro di esserci riuscito, spero di si @ITG Grazie per essere passato! Sono contento che tu lo abbia gradito. Concordo per i dialoghi. Il fatto è che mi sono trovato con le mani un filo legate. Come dicevo poche righe più su ho usato un paziente psichiatrico con allucinazioni e chi più ne ha più ne metta... Il fatto è che, a quanto ne so io, le allucinazioni hanno la tendenza a ricreare stereotipi e pattern conosciuti e diciamo che mi sono un po' trovato a cercare un'allucinazione "reale" facendo riferimento appunto a un malato di mente. Comunque in effetti hai ragione, non ci avevo pensato che il finale potesse richiamare Fight Club
  14. Dorian

    Mezzogiorno d'inchiostro n. 111 Topic Ufficiale

    Prompt dI Mezzanotte. Ho riutilizzato un mio protagonista, casualmente mi è tornato utile Spero di non aver ecceduto
  15. Dorian

    [MI 111] Al tavolo tra le stanze

    Prompt di Mezzanotte. Camminavo a spalle strette. Faceva freddo. Era tardi e vagavo per le vie del centro a testa bassa. Con una mano stringevo il collo del cappotto e con l’altra il manico in gomma di un ombrello acquistato in stazione da un vagabondo per pochi euro. Piovigginava. Non ricordo da dove arrivassi nè esattamente cosa stessi cercando ma sono sicuro che a un certo punto mi arresi e tornai verso casa, non era troppo distante. Il cemento tuonava sotto il peso dei miei stivali. Una pozzanghera mi sbarrò la strada, sembrava profonda. Mi fermai. Un suono strano, stridulo dall’alto. Alzai lo sguardo, l’ombrello aveva qualcosa che non andava: le pieghe dietro il sottile telaio si contorcevano su se stesse, ricordavano un serpente morente. Tra di esse si stagliavano luci di un giallo intenso. Lampi. Il tessuto pareva perdere di sostanza, potevo vedere attraverso le candide sfumature i lampioni che seguivano meticolosi la strada. Ero perso con lo sguardo tra quei movimenti sinuosi quando d’un tratto qualcosa mi colpì il viso, proprio sotto l’occhio. Una goccia. Due. Tre. Ripresi a camminare a passo svelto portandomi dietro quella nuvola. Mi gettava addosso acqua a secchiate ma la tenevo, era mia. Ormai stavo correndo e io reggevo stretto al petto il manico, me la portavo in giro quasi fosse un aquilone. Intravidi una luce, la facciata di un edificio familiare. Lo raggiunsi d’un fiato. Salii veloce i quattro gradini, chiusi l’ombrello ed entrai. Ero fradicio. Mi trovai nel solito locale che frequentavo da anni, sotto tutta quella pioggia non ero stato in grado di riconoscerlo. Era pieno di gente e i tavoli tutti occupati. Eccetto uno, Il mio. Tolsi il cappotto gocciolante, lo appoggiai al calorifero sperando si asciugasse e mi sedetti. La stanza era semibuia, le lampade emanavano dagli angoli una luce flebile. Alla mia destra, proprio accanto a me, un grande specchio appeso al muro si estendeva per tutta la parete. Mi fermai a osservare per un attimo il mio riflesso passandomi una mano fra i capelli bagnati e appiccicati alla fronte. Un lungo graffio mi attraversava la guancia, partiva dall’occhio e raggiungeva l’angolo destro della bocca. Lo sfiorai con un dito. Bruciava. -Che beviamo oggi?- Mi voltai di scatto. La cameriera mi guardava. -Il solito, grazie- risposi. Lei annuì e si allontanò tenendomi puntato con gli occhi. Infilai la mano in tasca per estrarre il cellulare ma ebbi un blocco. La vidi. Se ne stava seduta a gambe incrociate in un angolo del locale a bere un drink. Era sola. I lunghi capelli biondi le colavano ai lati del viso per gettarsi a cascata sulle spalle e poi di nuovo sul seno. Mi parve di poterli vedere raggiungere il terreno e creare una pozza d’oro per poi, attraverso le fughe del pavimento, farsi strada tra le persone e raggiungere la mia sedia. Mi alzai d’istinto e le andai incontro. Mi vide e scoprì i denti in un dolce sorriso al quale risposi con piacere. Mi sedetti accanto a lei sul divanetto. Continuava a sorridere, si fermò solo per un istante per dare un altro sorso al cocktail. Portava una gonna grigia e una mano mi cadde su una sua gamba al di sotto del ginocchio. La sollevò appena e io allungai il braccio cingendole la caviglia. Muovevo il pollice in semicerchi su quella pelle magnifica. Feci un sospiro. -NO- Tuonò una voce ambrata da lontano. -bello sognare, eh?- Mi disse. Ero seduto al mio tavolo e lui mi fissava cupo in volto. -Perché mi devi sempre rovinare la festa?- chiesi io. Fece un ghigno e da dietro la schiena tirò fuori il drink che avevo ordinato e me lo porse. Era scuro e un paio di fette d’arancia galleggiavano tra i cubetti. -Non ti arrendi mai…- disse sedendosi di fronte a me. Portai la cannuccia alla bocca e bevetti, era insolitamente amaro. Mi ricordava qualcosa. -Avrei preferito se me lo avesse portato la cameriera, francamente- sorrisi appena. -oh, sì... in effetti è carina…- rispose voltandosi verso il bancone. -Quasi quasi la raggiungo…- continuò lui mordendosi un labbro. -Inutile, non ti può vedere.- dissi. -Ne sei convinto?- sogghignò. La cameriera si girò verso di noi e in una volata ci raggiunse. -Desiderate qualcosa d’altro?- chiese e poi, spostando lo sguardo su di me, continuò: -Forse le sue pastiglie?- Dietro di lei, attraverso una finestra, dei tuoni squarciavano il cielo. Accanto, appeso al muro, un orologio. Era estremamente familiare. Troppo familiare. Non era di quel posto e non doveva trovarsi lì ma a casa mia. Le luci soffuse divennero quasi accecanti per un istante e io chiusi gli occhi chinando il capo. -Credo di capire- dissi. Cercai con una mano il bicchiere e quando lo trovai portai nuovamente la cannuccia alla bocca. Era più grande di prima e il sapore amaro sembrava esseri esteso anche ad essa. Ricordava il gusto del metallo. Uno spasmo del bicchiere. Lo sentii rimpicciolirsi nel palmo. Un dito mi cadde su qualcosa di mobile e freddo. Un grilletto. -Non desidera altro?- chiese ancora la cameriera. La sua voce virò sul verde acido. Aprii gli occhi. L’ufficio di casa mia. Il suono candido della pioggia fuori dalla finestra. Una lacrima mi tagliò nuovamente la guancia destra come una lama affilata. Bruciava. Un ultimo tuono.
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