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Marcello Furiani

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  1. Marcello Furiani

    Poi inclini al ghiaccio

    @Nerio Grazie davvero! L'esegesi che hai fatto è puntualissima, accurata e tutt'altro che scontata e hai colto molti aspetti del testo. Molto bella quella "pace instabile" di cui parli: è proprio questo lo stato di quando l'ho scritta alcuni anni fa, la quiete di qualcosa che è ormai perduto e la sensazione di vertigine che ne consegue. Sono debitore di una lettura così attenta ed empatica: grazie ancora. P.S. Il contest mi interessa: per qualche giorno sarò impossibilitato a connettermi, ma appena torno mi ci... butto.
  2. Marcello Furiani

    Quali sono le vostre citazioni preferite

    "A volte bisogna dare in ginocchio, come i poveri quando chiedono" (Marina Cvetaeva)
  3. Marcello Furiani

    Cosa cercate in una poesia?

    Sarebbe un'iniziativa di valore e - per molti versi - inedita....
  4. Marcello Furiani

    Poi inclini al ghiaccio

    @Ippolita2018 ...e io trovo straordinario quello che hai scritto e ne sono lusingato. Nella trasposizione che fai hai colto moltissimo del senso della poesia: soprattutto hai colto il dinamismo che nel testo accompagna il dolore di chi non riesce più a parlarsi, la sofferenza di un distacco. L'asilo è davvero l'oggetto dell'incrinarsi, l'eredità (lascito) del cuore a cui solo il silenzio risponde. Grazie davvero.
  5. Marcello Furiani

    Consiglio su punteggiatura in questa frase

    Ciao@butch a parte le legittime osservazioni di tutti, ti propongo, sul finale in questione questa soluzione, lasciando intatto il resto: "...e quell'aria che - ne era certo - sembrava aggressiva" L'uso del trattino delimita un inciso quando la virgola non costituisce uno stacco sufficientemente deciso e,come in questo, caso ne enfatizza l'importanza. Poi anch'io, come @Mathiel ho dei dubbi sull'accostamento dei due significati semantici (la certezza e il sembrare). Potresti scrivere: " nascondeva aggressività" o "esprimeva aggressività"...
  6. Marcello Furiani

    Cosa cercate in una poesia?

    La citazione che porti - e di cui ti ringrazio - viene, credo, dalla raccolta Il bene materiale: è una dichiarazione d'intenti di voler recuperare alla poesia il senso perduto, dopo tanti sperimentalismi ed estetismi di maniera. Una voce molto interessante: Non vi saranno altre voci. Già sorge il sole e cancella nell'aria i resti dell’incubo che pure fu cena, parole e mani. Altri giocheranno sulla rima capovolta fra sepolcro e ascensione, fra morte propria e sua resurrezione. Voi liberatevi dalla salvezza. Risorge a tempo il sole e vi cancella con bianche dita l’aspra tenerezza. (Paolo Febbraro)
  7. Marcello Furiani

    Poi inclini al ghiaccio

    @Anglares Bentrovato anche a te. Grazie del tuo commento. Hai espresso davvero molte delle intenzioni che stanno alla base di questo testo: il richiamo interno di parole, la crepa di fiato e senso all'inizio del terzo verso, l’allitterazione dei due verbi iniziali, le consonanze tra sillabe che - almeno nelle intenzioni - vorrebbero intrecciare suono e senso. Sono lusingato ti sia piaciuta.
  8. Marcello Furiani

    Cosa cercate in una poesia?

    Per quanto riguarda la poesia contemporanea (quindi non la narrativa o la saggistica) gli autori che amo di più - sebbene sia davvero quasi impossibile restringere il numero - sono Angelo Maria Ripellino per il linguaggio barocco, la forza espressiva, la struggente malinconia di chi insiste nel a tenere accesa l'esile luce di uno zolfanello; Milo De Angelis per la sua capacità di nominare, con la massima precisione formale quell'istante primordiale, archetipico e circondato dal nulla, in cui l’episodio più contingente s’intreccia al sentimento della permanenza; Antonella Anedda in cui la poesia è perdita, sradicamento dalla dimora e dalla lingua natale, tentativo di raccontare la Storia e il suo dolore. Ecco tre esempi delle loro poesie: Non puoi immaginare, amico mio, quante cose restano nascoste in una fine, non puoi capire il pietrame triturato che diventa la tua vita eppure era bella, lo ricordo, era quella che il vigore cosmico chiedeva, una giovinezza di frutteti, l’arte suprema che mia madre augurava. (Milo De Angelis) Se ho scritto è per pensiero perché ero in pensiero per la vita per gli esseri felici stretti nell'ombra della sera per la sera che di colpo crollava sulle nuche. Scrivevo per la pietà del buio per ogni creatura che indietreggia con la schiena premuta a una ringhiera per l’attesa marina – senza grido – infinita. (Antonella Anedda) Sai che significa essere bruciati e senza un filo, un'ombra di sorriso? Sai che significa implorare la gioia, perché ritorni come un tempo sul tuo viso? Un mare di fiori gettato su un guitto non può colmare il suo vuoto orrendo. Un attore senza voce è un lazzaro e rotea come una girella nel vento. Ma egli si ostina a non voler morire e con desiderio aspetta l’alba sterminata, gelida, ventosa, perché è bella la vita, e misteriosa, e così labile. (Angelo Maria Ripellino)
  9. Marcello Furiani

    Poi inclini al ghiaccio

    @Lauram Ti ringrazio. A me intriga molto quando qualcuno trova nei miei (o altrui) testi qualcosa di "inedito". Come ho già scritto altrove, una delle caratteristiche e delle potenzialità della poesia è proprio questo: far riemergere dall'ombra, dall'inconscio significati e immagini che nemmeno chi l'ha scritta ne è consapevole. La contrapposizione tra elementi opposti (il ghiaccio e il tepore del sangue) che tu hai colto è una predilezione che ho: l'opposto, il diverso, l'altro non sono estranei a noi, sono l'altra parte di noi stessi, la parte in ombra, ma non per questo meno significativa. Grazie ancora.
  10. Marcello Furiani

    Distanze

    Grazie a te: dà speranza leggere versi come questi.
  11. Marcello Furiani

    Poi inclini al ghiaccio

    Poi inclini al ghiaccio sottile al gelo che incrina l’asilo il lascito del cuore questa treccia di sangue mite così muto e ignoto al dolore di te che fuggi la neve se il gesto si fa ramo se piove se ti chiamo.
  12. Marcello Furiani

    Distanze

    @Elisa Audino Girando nella sezione poesia mi sono imbattuto in questo tuo distico. Che dire? Non so se esiste la perfezione, ma qui ci siamo vicini. Mi ricorda le cose migliori di Sandro Penna, i più bei testi gnomici greci e tanti altri testi capaci di sintetizzare in un'immagine, di fermare in un gesto, di cristallizzare in una voce tutto il senso di un'esperienza. Nulla è superfluo e tutto è necessario: a cominciare dalla congiunzione che apre la poesia - e che lascia intendere tutto un passato - per finire a quel "noi" che accomuna il dolore di un distacco senza congedo. A me piace molto senza punteggiatura, perché non c'è pausa tra l'andare e l'impossibilità di un saluto, tra il perdersi e la mancanza di un addio. Quel "quindi" nel primo verso sottolinea l'ineluttabilità di una separazione insalutata, quel "poterci" ne amplifica l'impotenza. La muscalità e il ritmo sono definitivi, cioè scorrono a fianco e accompagnano un dolore senza balsamo né riparo.
  13. Marcello Furiani

    Cosa cercate in una poesia?

    Non ci crederai ma avevo proprio pensato a Simone Weil!
  14. Marcello Furiani

    Cosa cercate in una poesia?

    @Mathiel Vero, verissimo. La poesia non è solo contenuto o solo ritmo o musicalità o altro: la poesia è tutto questo in un unico testo. Questa è, a mio avviso, un'altra caratteristica dello scrivere poesia. Le cose in poesia abbisognano dello sforzo di una nuova agnizione, di una diversa nominazione, ite­rando il gesto di Adamo, dando un nome alle cose come esistessero per la prima volta nello stupore della sua meraviglia.
  15. Marcello Furiani

    Cosa cercate in una poesia?

    Sarebbe interessante anche scoprire quali poeti ognuno di noi ama particolarmente e, soprattutto, perché...
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