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  1. @Marf Sì, secondo me puoi scrivere quello che ti pare e far tranquillamente morire l'io narrante in prima... Come è stato detto anche negli altri interventi e come più volte ribadito in generale un po' da tutti, ciò che conta è la "coerenza" del racconto e quanto o meno sia scritto bene... Dunque l'io può morire e, a seconda dei casi (ossia del tipo di storia che stai raccontando) dovrai o meno "giustificare" la faccenda del come si sappia tutto ciò. Faccenda che non sempre deve essere giustificata. Va giustificata solo se la storia viene intesa come raccontata a qualcuno. E con qualcuno intendo uno o più personaggi nella storia stessa e non ai lettori. Ai lettori va giustificata solo se l'io narrante si rivolge a loro con un "voi" generico ("adesso vi racconterò una storia..." etc?). Per quanto mi riguarda è un errore considerare che ogni storia sia raccontata a qualcuno. Una storia può esistere come tale (ed essere dunque narrata) anche senza il presupposto che sia tramandata a qualcuno. Se racconto gli ultimi pensieri di una persona che muore, l'io narrante si fonde al tempo con l'oggettività dell'io scrittore, il quale ci porta dentro la mente del personaggio per farla vedere... lo fa perché ne ha il potere, non perché la storia del personaggio risulti condivisa all'interno della finzione narrativa. Ogni storia è dunque e sempre fittizia (anche quando leggiamo "basato su una storia vera"). Ogni persona della narrazione (prima o terza, ossia le più diffuse, ma vale per tutte) è sempre sia "soggettiva" che "oggettiva"... l'uno o l'altro carattere sarà di volta in volta più marcato. Ipotizzare, anche solo per un momento, che dietro qualsiasi storia non ci sia il vero autore (scrittore/scrittrice) significa rompere l'incanto della sospensione dell'incredulità. Sì, apparentemente deve risultare il contrario: tale magia fra autore e lettore si instaura a perfezione quando egli riesce a "scomparire" nella storia... Ma è una finta: aspettarsi che una storia non sia stata scritta da un autore esterno, l'unico personaggio "reale", renderà inverosomile ogni storia. So che il discorso sembra contorto... Il punto è questo: chi è che racconta la storia? L'autore. Lo fa attraverso il suo personaggio. Se esso muore, la storia rimane. Chi ha raccontato tale storia ai lettori? Sempre e solo l'autore, in ogni caso... non è possibile fare altrimenti. Chi legge una storia non penserà mai che l'abbia scritta un personaggio. Infine non esiste nessuna regola per cui l'io narrante non possa amabilmente o crudelmente schiattare. Almeno secondo me. Ciao!
  2. AndC

    Il vigile e l'astronave

    Ordunque eccomi qui, carissimo! Vado... bella idea, mi è piaciuta assai molto, come ha detto anche @Lauram! E come ha detto @Kikki anche secondo me si "incarta" un po' nei dialoghi che non scorrono troppo fluidi, secondo me più per la costruzione sintattica un po' arzigogolata che altro... Forse non suonano troppo "spontanei", però ci potrebbe pure stare, secondo me, perché essendo comunque un dialogo in presenza di un'autorità (il vigile), ci può stare un certo imbarazzo o una qualche orchestrazione mentale che porta a misurare linguaggi e parole... Forse qualche ripetizione da variare e ogni tanto spezzerei le frasi o le essenzializzerei per farle più dirette. Per il resto, la storia mi è davvero piaciuta e resta impressa... Suggerirei "conseguente"... che dà un nesso anche di causa e non solo temporale rispetto alle azioni precedenti che portano al blocco della circolazione. "Capillari" è maschile, ma "uno" si riferisce comunque a "via", che è femminile: "una dei tanti capillari..." secondo me sarebbe più giusto sintatticamente, però grammaticalmente forse stona con "capillari" e non è corretto... non so, comunque la cosa mi convince poco... Il fatto sta anche nel verbo, che forse dovrebbe andare al plurale "che si dipanano"... Insomma, non è che è sbagliata, però questa frase non scorre troppo bene secondo me, anche per via della ripetizione di quei "due" o dei "che"... in generale la rivedrei. "Strada" forse si potrebbe variare, uguale per "contromano" che ritorna dall'incipit (magari "senso vietato")... per evitare "sul/sulla", magari: "sul lungomare o verso la statale". Un refuso: "non si tratta di stabilire" o simili... in questo caso poi non lo ripeterei dopo: "Qui non si tratta stabilire di chi è la colpa, ma di multarvi visto...". Nonostante "l'effetto parlato", ci sono troppi "che"... almeno suggerirei di eliminare l'ultimo: "che nemmeno un'astronave in mezzo alla strada!". Non so se farei anticipare al vigile il concetto dell'astronave... in generale, nominandola, la instilli nella testa del lettore e quando poi Mario tira in ballo l'astronave, in qualche modo l'oggetto è già stato anticipato e giunge come qualcosa di "già udito"... CI potrebbe stare anche un'altra virgola (non necessariamente) e comunque toglierei "io" per far scorrere meglio. A proposito di "spiegare/spiegazioni" poi... Scriverei "in uno scatto d'ira". Il "con" si lega al verbo "afferrare" e fa pensare/travisare che "afferri il blocco con qualcosa, ad esempio una mano..." Scriverei "creatura" o simili, al posto di "cosa"... cosa è troppo generico... poco prima parlava dell'astronave... "cosa" potrebbe riferirsi anche all'oggetto e non all'essere alieno. - Ripetizioni di "prendere in giro" e "riprendere". - Anche qui... mi verrebbe da dire "uno di quelli che vedono un UFO"... non so, ho dei dubbi anche io, ma no mi suona correttamente, forse più da parlato. Aggiungerei anche una congiunzione: "uno di quelli che vede un UFO e a cui nessuno crede", altrimenti il "non credere" si lega alla parola "UFO" e non al concetto dell'avvistamento. - Secondo me il "puoi fare quello che vuoi" non si lega a quanto detto nella battuta prima, dunque non ha nesso diretto, ma si lega al concetto dell'andare contromano espresso in precedenza... se è così, qui non si comprende bene tale nesso, appunto. - "Sei un benefattore etc...", capisco il senso, ma qui il vigile comunque gli da del "tu" improvvisamente... Aggiungerei una virgola a dividere. Se si "ferma", poi stona che compia altre azioni. Tecnicamente, perdona la brutalità, "nessuno se lo sta filando" l'altro autista... come dire: non mi sembra che attualmente l'attenzione sia su di lui, dunque non ha nulla da sviare... ho capito quello che volevi dire, ma secondo me non mi convince... Non so come sia fatto, ma il blocchetto me lo immagino di carta... difficile "romperlo" sbattendolo sopra una testa... è un puntiglio... l'espressione è chiara nella sua colloquialità, ma... Aggiungerei una virgola. Ti ho sottolineato "urgenza" come principale ripetizione... ce ne sono anche di piccole come "vedere" o "dire"... Non so... aggiungerei una virgola anche qui. "Se passa avanti..." è colloquiale come espressione... Volendo si può variare "fare". Anche poco prima gli aveva detto che era "gentile"... Perché qui il passato prossimo? Tra l'altro nel breve tempo che il vigile e l'altro Mario si scambiano due battute... io userei e manterrei il presente: "Intanto toglie il telo...". Ci vedrei meglio un congiuntivo o condizionale... "possa essere" o "si potrebbe"... Di nuovo si potrebbe variare "fare". In bocca al lupo per la tua raccolta di fantascienza (mi piace l'idea)! Ciao!
  3. AndC

    Dediche agli utenti.

  4. AndC

    Chi bussa alla porta di Jacques Leclerc?

    Ciao carissimo @libero_s: mi sei piaciuto molto, tantissimo; tranne un po' per il finale dove, per dirla brutta, mi hai fatto un po' rosicare... Mi aspetto dunque un seguito, non può finire così. L'unica cosa migliorabile nello stile, secondo me, sono le ripetizioni di termini e alcune di concetto... qualcosa ti ho segnalato, ma nulla di grave. Di positivo: bella storia, ben raccontata, mi sono immerso completamente nel racconto. Hai ben tratteggiato un piccolo paese, con i suoi vari personaggi - principali e satelliti - e le sue abitudini. Lo stile e la trama stessa si confanno bene a un lungo romanzo, e questo, a mio avviso, altro non è che un bel romanzo superconcentrato... forse troppo, tanto che appunto i caratteri non bastano e per questo il "non finale" non risulta efficace per un racconto autoconclusivo, ma si presta ad aprire le porte a un'infinita varietà di scenari, ricordi e possibilità, almeno secondo me. Ci ho rivisto molto il buon Marquez, non solo per il cognome di Buendia o per lo stile lungo delle frasi, ma per tutta l'ambientazione stessa, i colori, la storia dall'eco corale, le donne, la guerra... Ecco: c'è chi dice che oggi la narrativa debba essere "breve", ma l'immersione che dà una buona narrazione "lunga" secondo me è maggiore, parlando a grandi linee, beninteso. Complimenti, amico mio e a presto! Toglierei un "ma"... due nella stessa frase, per me, di norma son troppi. Secondo me non si lega bene il complemento agli anni... manca un "da" che non fa scorrere egregiamente. Per non stravolgere troppo, rafforzerei: "nonostante i molti anni ormai trascorsi". L'ormai (o simili) dà l'idea che gli anni sono trascorsi rispetto a qualcosa (un evento, una data...); altrimenti, in prima lettura (come mi è capitato) si potrebbe anche immaginare (prima di finire la frase) che lui abbia trascorso gli anni "a" fare qualcosa... Qui mi sei piaciuto... anche se dopo "sguardo/i" diventa quasi un mantra... Ok per le frasi lunghe, ma questa secondo me è esagerata... si perde il filo... Ci sono poi delle ripetizioni, soprattutto inerenti alla "vista"... troppi "che"... o "grande", "letto"... Per tutto il racconto ciò che ripeti di più è "vedere", "sguardo", "occhi" e simili... non si tratta solo dei termini, ma risulta ripetitivo il senso visivo che spicca più degli altri quattro (il che è comunque un classico in narrativa)... Altra cosa che poi ripeti nel racconto è "pensiero/pensieri". Ti ho poi sottolineato una frase (scompariva alla vista dietro le porte) perché poco dopo diventa anche ripetizione di concetto, oltre che di termini: "Pensieri" che ricorrono, come termine intendo... Sempre ripetizioni sulla "vista"... Anche qui... O "pensieri"... O qui... O qui... O qui... Poco dopo c'è anche "dedizione" che secondo me è abbastanza implicita nel verbo "dedicare"... Qui ti è sfuggito un "cui"... Al di là della ripetizione, qui mi permetto con un "è un po' banale"... suggerirei almeno "che avesse incontrato"... A parte "guardare", il secondo "attirare" si potrebbe proprio togliere... Qui mi sei piaciuto proprio: bravo... Forse qualche altra ripetizione c'era ancora... ma nulla di importante... Ciao!
  5. Benvenuta @CjW... Nessuno qui ti obbliga a rivelare il tuo vero nome... In bocca al lupo per il tuo romanzo e se vuoi può condividere qualcosa nella sezione Officina... ciao!
  6. AndC

    Monologo del carnefice

    Ciao @ohohboh... Secondo me, un buon monologo ma che, senza offesa, non aggiunge molto a una situazione di comune abbrutimento umano già conosciuta dai più. Mi pare ben scritto, a parte un paio di piccolissimi dettagli già segnalati o questo doppio spazio sfuggito dopo i due punti: Secondo me l'unica vera pecca è quella di non essere un racconto... come monologo ci sta tutto, ma sarebbe bello sentirlo dalla bocca di un protagonista in mezzo a un trama e altri personaggi: qui c'è una generica trama della vita e un "voi" generale che si rivolge a tutti e a nessuno. Di trama narrativa, non c'è ne è molta... Mi piacerebbe poter leggere qualcosa di più complesso... le capacità non ti mancano. Ciao!
  7. AndC

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    Ciao... gentilmente, quando possibile, richiedo la cancellazione dei seguenti... grazie: Il gioiello di Mindra: Edu-Ba: Rovine Vince chi muore
  8. AndC

    La morte di Piero

    Ciao @andrea werner mondazzimondazzi... In finale, superati i primi dubbi iniziali su uno stile che si alternava fra il normale e l'originale, sono poi entrato dentro al racconto in linea alla precisa direzione stilistica che esso ha preso. Scritto bene, volutamente ragionato. Linguaggio colto, quasi arcaico e una costruzione grammaticale desueta che a norma adotta l'invertimento del consueto andamento delle varie parti sintattiche. Mi è però piaciuto molto l'accostamento di uno stile che ricalca forme vetuste a un contenuto di pregnante attualità: il contrasto è buono, secondo me. Lodevole lavoro, di fino e gomito, cui gli unici due appunti possono essere generalmente la sua osticità verso un ipotetico lettore comune o medio; e un qualcosa di più personale, che a gusto un pò sinceramente mi stride il "come quasi che" trapeli fra le righe una sorta di giudizio negativo da parte della voce narrante verso tutta quella persa umanità che scorre in passerella nel racconto. Non che non sia d'accordo con il contenuto del testo, anzi tutto al contrario, eppure - mi sorprendo anch'io a scriverlo - un po' stride questo "non salvare nessuno" che in fondo tutta l'umanità fa un po' schifo. Ma, ripeto, questo a mio gusto personale... per il resto, i miei complimenti per il lavoro! Ottimo il finale inaspettato che tutto chiude a circolo perfetto, sul quale però mi rimane il dubbio se non sarebbe meglio lasciarlo al tempo passato in linea con tutto il resto? Ciao.
  9. AndC

    Dal frutto tutta la sua dolcezza - 1 di 1

    Ciao @Delphine... Un inizio di racconto che presenta i personaggi e la loro storia... non aggiungo nessun altro giudizio di gusto personale perché è ancora prematuro... Ti lascio qualche piccola annotazione del tutto personale sullo stile, forse ripetendo anche alcuni punti già trattati nei precedenti commenti. Quello che mi sembra, in generale, è che la storia sia molto passionale. Una storia d'amore, e questo mi piace. Lo stile, l'ho però trovato a tratti un po' ingarbugliato con alcune frasi che rallentano il ritmo o tendono ad arrotolarsi su se stesse. In generale, la proprietà di linguaggio è buona, così come l'alternarsi dell'aspetto più lirico e sognante a quello realistico o di trama. Anche a me non convince il "fare festa" per descrivere la reazione di contentezza di Arianna. Inoltre ti segnalo l'uso del presente del verbo "aspettare" che invece manterrei al passato in linea con la narrazione: "forse perché non se lo aspettava...". Ugualmente qui, mi pare ne abbiate già parlato, anche secondo me andrebbe cercata una riformulazione della frase per eliminare il doppio "che" molto vicino, che rallenta e indurisce la narrazione. Magari unirei con i due punti. Qui non mi torna: mi sembra un refuso del verbo "essere" senza accento. Se sì, comunque va mantenuto il passato: "era seduttiva (o meglio seducente) senza saperlo. Se invece è congiunzione con l'elenco della frase precedente, comunque non mi torna la concordanza di quest'ultimo elemento con i vari "per"... Tra l'altro questi "per" mi convincono poco da un punto di vista grammaticale: la loro funzione non concorda molto con il senso della frase... Non si capisce infatti cosa era lei grazie (per) alle sfaccettature del suo carattere etc... Sintatticamente pare una comparazione con il "per interiore", ma secondo me non torna... Qui varierei la ripetizione di "capito" e anche "bellezza" che ritorna da poco su. "Bello, brutto, grande, piccolo..." in generale in narrativa sono aggettivi da usare con parsimonia, secondo me: troppo generici e strausati. Qui varierei la parola "giorno". Qui ti ho segnalato un paio di doppi spazi sfuggiti fra le parole. Ce ne sono anche pochi altri in tutto il racconto. In generale li segnalo quando li noto, sia per una questione di estetica visiva, sia perché comunque da un punto di vista grammaticale vanno intesi come refusi. Anche per lo stacco di paragrafo, basta una sola riga, non di più. Qui rafforzerei ancor di più la particolarità del termine "aspetto": "almeno in un solo aspetto". Qui manca l'accento sul "sì" e una virgola prima: "Desiderato, sì". Immagino sia "affrettata". Anche qui, un po' come sopra, benché sia corretto, sarebbe sempre meglio cercare di evitare troppi "che" vicini che irrigidiscono la frase. Anche a me il particolare della mano ossuta non torna troppo con quello dei fianchi larghi e popolani, ma non dico che sia inverosimile. Lo specificherei in un'unica espressione, senza creare un inciso che comunque un po' rallenta: "Da qualche anno ornai, ero avvezzo...". Qui, ci vedrei meglio qualcosa di più elaborato: "a una donna del suo stampo (o lignaggio, o simili). Il plurale di "abbiamo" fa quasi sembrare il protagonista un ospite in casa altrui... magari qualcosa come "ci sono rimasti solo del prosciutto e..."; oppure specificherei dove "abbiamo ancora del prosciutto nel frigo"... Varierei "fare" con qualcosa di più ricercato, ad esempio "mosse". Qui ti è sfuggita una virgola iniziale che spezza l'ipotetica. Non mischierei le varie persone: parti con il tu di "senti", poi passi al noi della "nostra pelle" e infine concludi con la prima. Qui ci metterei una congiunzione e anche un rafforzativo: "...per dire tutto, e se non (proprio) tutto, (almeno) tanto." Senza congiunzione appare come una negazione totale di ciò che è stato appena espresso. In generale direi che di passione ce ne è molta sia nella storia che nella scrittura. C'è anche buona proprietà di linguaggio. Cercherei solo di non complicare troppo la struttura generale delle frasi per fare scorrere tutto allo stesso ritmo. Ciao!
  10. AndC

    [FdI 2019-3] Una scoperta sensazionale

    Infatti l'idea che mi ha dato era proprio quella di un suo pensiero, tanto che ho riletto un paio di volte per vedere se c'erano virgolette alte o appunto perifrasi che lo indicassero. Io suggerirei di scriverlo, proprio come hai fatto sopra... tecnicamente è più corretto e ci sta tutto! Ciao!
  11. AndC

    Un'isola fuori dal tempo

    @lucamenca Sì, hai fugato... grazie a te! Sulla lingua sarò sincero... non so se un lettore "normale" possa porsi o meno il problema... in passato mi è capitato però di scrivere un romanzo in cui il protagonista girava il mondo e sostava nei vari continenti... Dopo un po' che era partito, al primo dialogo, mi ha assalito questo atroce dubbio: perfetto, ma ora in che lingua parlano e parleranno? P.S.: sul "noioso" non volevo ovviamente risultare offensivo... ne facevo solo una questione generale di ritmo del racconto. Il tuo è contemplativo e a me è piaciuto... ci tenevo a ribadirlo... alla prossima!
  12. AndC

    Un'isola fuori dal tempo

    Ciao @lucamenca... Racconto molto suggestivo e per lo più puramente descrittivo. In questo la sua forza, ma anche, volendo la sua piccola debolezza in quanto è praticamente privo di ritmo ed azione. Ovviamente questo era il tuo scopo e in ciò sei riuscito a perfezione. Il rischio, mi permetto di dirlo, su un racconto così lungo, potrebbe però essere quello di "annoiare" un lettore non particolarmente amante dei viaggi o del Giappone. Il punto è questo: è scritto molto bene e lo scopo è quello di immergere il lettore in un mondo non moderno dove tutto scorre lento e dove la natura e le piccole cose diventano importanti. I protagonisti ci hanno messo pochi giorni a vivere la loro esperienza, ma per il lettore si tratta di ancor meno tempo e potrebbe non essere preparato a una immersione così totale... Dunque non è che si "annoia", ma rischia secondo me di non reggere la lunga immersione per tutta la lunghezza del racconto. "Gruppuscolo" non so se esiste, comunque lo varierei... Varierei il riflessivo di "farsi" con un verbo attivo, tipo "diventa" o simili... Ecco qui mi hai confuso... All'inizio non ho fatto troppo caso al plurale, che mi sembrava in qualche modo maiestatis della stessa voce narrante esterna alla storia. Invece a raccontare è uno dei due personaggi che compiono l'avventura... Da metà racconto in poi tale scelta fila via liscia, ma nell'incipit non è molto chiaro se a narrare sia una voce terza o uno dei protagonisti stessi. Ad esempio qui sotto, parli dei "due giovani occidentali" in maniera distaccata ed esterna: Perché "semplice"? In che senso? La domanda fondamentale è: che lingua parlano? Inglese? Eppure il paesino è molto refrattario al mondo esterno... l'unico indizio è che la signora affitti abitualmente la sua casa ai turisti, ma questo lascia anche intendere che l'isola non sia così "poco frequentata". "Avevamo"? O la ha dimenticato il presente? Carissimo: il racconto è più che ben scritto e mi è piaciuto... l'immersione è totale... l'unico rischio è che possa diventare troppo tutto insieme, ma per quanto mi riguarda: complimenti!
  13. AndC

    L'ottagono

    Ciao @Francesco121 Un buon racconto, intrigante, ben scritto, parzialmente metaletterario... complimenti! Ti segnalo esattamente e solo quello che ha già segnalato @Lauram: I refusi ti sono sfuggiti solo nelle prime righe, dopo i punti semplici, o dopo le virgolette alte... poi tutto scorre liscio, o meglio si arrotola su se stesso! Ciao!
  14. AndC

    [FdI 2019-3] I raggi rotti del sole

    Carissima @Poeta Zaza... Ho letto con piacere e ti dirò... Secondo me c'è molto in questo racconto, forse persino troppo per trovare il giusto respiro in 8.000 caratteri. L'idea principale e l'ambientazione mi sono assai piaciuti. All'inizio anch'io sono un po' caduto "nell'equivoco" della bis-cupola, immaginandomi un po' questo "secondo cielo", ma da un punto di vista di trama non sono rimasto deluso dagli sviluppi successivi dell'idea. Hai avuto molta fantasia e la storia è importante, dal grande eco e riesce ad accendere vari spunti immaginativi... dunque complimenti! Mi è poi piaciuto anche il verbo "esplorare" nel finale , che un po' fa ironicamente eco al tema stesso della traccia (almeno io l'ho inteso così). Ti dirò però anche ciò che mi è piaciuto meno, sempre e solo da un punto di vista personale. Tutta la storia è forse un po' troppo "raccontata"... ciò dipende proprio dalla grande mole di idee-contenuto che hai inserito: ad espanderle bene tutte in maniera più "show" (come si dice oggi) forse non ti sarebbero bastati i caratteri. Ciò, comunque e in generale, non è neanche un gran male: il racconto assume un tono fra lo scientifico e il filosofico molto intrigante. Quel che davvero mi è piaciuto assai poco, dato anche l'alto livello discorsivo generale (appunto fra il filosofico e lo scientifico, condito a fantasia e dunque fantascientifico) è l'esagerato uso di verbi assai semplici, primo fra tutti il verbo "avere" ed a seguire "essere"... non solo usati come ausiliari, ma spesso come verbi principali. Ecco, questo secondo me stide un po' con il contesto stilistico generale comunque alto e ricercato. Credo che con poco lavoro potresti facilmente ovviare al tutto - che comunque non è cosa grave - qualora ovviamente dovessi trovare il suggerimento sensato. Buona scrittura e alla prossima!
  15. AndC

    [FdI 2019-3] Una scoperta sensazionale

    Ciao @Silverwillow... Bravissima! Ottimo racconto, non c'è che dire. Ottimi i personaggi davvero ben caratterizzati, bella l'atmosfera, bella la trama, plauso per l'ironia, ottimo lo stile che mostra... e tutto scorre via e s'immagina a perfezione. Mi ha divertito e sorpreso: un piacere leggerlo! Qui avrei messo "e convocherà (o inviterà) i media"... Al di là di tutto, "fare venire" dà un po' l'idea di potere (sembra che i media gli ubbidiscano...). Ok, tutto perfetto, secondo me, tranne questo: Qui ti direi proprio... anzi te lo mostro: È uno spiegozzo riassuntivo e giudicante della voce narrante su qualcosa che già sappiamo attraverso la storia... Secondo me, o lo togli o lo fai a mo' di pensiero di Berti... Ciao e complimenti!
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