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AndC

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  1. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    Ciao @Poeta Zaza felice di risentirti (purtroppo sono stato un po' assente dal forum, spero di poter esserlo di meno in futuro) e un ringraziamento speciale per aver letto e per il tuo commento. Ammetto che l'errore era voluto perché richiama un po' la costante di altri errori che ho volutamente disseminato nel racconto stesso, ma ammetto anche (come dicevo in altro commento, mi pare) che tale scelta non mi convince del tutto... Ho poi pensato che forse "due parole" si adatterebbe meglio a quello che volevo esprimere, ma anche "alcune" non è male. Rifletterò in merito... Grazie per il tuo apprezzamento e il tuo aiuto e a presto!
  2. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    Carissimo @bwv582, che gioia ritrovarci e un super ringraziamento anche a te! Dalla prima lettura non riesco più a togliermi dalla mente questa associazione... https://wikitesti.com/la_spada_nel_cuore/ In realtà, pensavo più a una carta dei tarocchi, ma non ho voluto chiarire meglio l'immagine in tal senso... ma va bene anche la canzone, un classico immortale! mi ha fatto venire in mente che si tratti di scelte volute. Sì, confermo e confesso la mia volontà a tal proposito! forse perché quando non c'è più nulla... non c'è più nemmeno religione. Parole "sante"... d'altronde, lo stiamo un po' vivendo in questi tempi, purtroppo... c'è molto silenzio dal punto di vista religioso, il che è solo una mia personale constatazione, non certo una critica. Per tutto il resto nuovamente ti ringrazio, ormai conosci bene i miei scritti e i miei temi, sopratutto quello postapocalittico... Un po' sì, le mie storie e i miei racconti si rimandano fra loro almeno nel mio immaginario generale, anche se nella maggioranza dei casi non sono pensate per essere collegate... però il mio mondo narrativo è un po' questo per molti aspetti. Grazie ancora e soprattutto per esserti ricordato ed aver fatto l'associazione con i quadri di mia nonna (ricordi bene). I suoi quadri mi hanno ispirato sin da quando sono nato e sicuramente molto nella scrittura. Ho scritto diversi racconti ispirati o ambientati nei suoi quadri... non questo in particolare, ma per quanto appena detto, anche qui il collegamento del mondo è sempre lo stesso. Ti saluto dunque con un ulteriore ringraziamento di cuore e con questo, forse ci sta bene, "Terra, Ultimo atto"... A presto, amico mio!
  3. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    Carissimo @Edu Grazie, anch'io sono felice del tuo commento e che tu mi abbia letto... purtroppo il tempo di questi tempi mi è un po' tiranno e non riesco ad avere sul WD la presenza di un tempo, ma spero di riuscire a rimediare nel prossimo futuro (se l'umanità esisterà ancora, ovviamente ). Grazie ancora, apprezzo sempre la tua opinione schietta, sincera e sempre utile. Bando alle ciance, che non sono tipo da panegirici (non è vero)... Sì, cioè no, cioè sì: in realtà volevo scrivere proprio che c'era la chiesa, o cripta (comunque un luogo seppur anche metaforico, comunque esistente, magari in una realtà diversa, presumibilmente interdimensionale) e dentro questa chiesa un gigantesco foglio enorme, bianco, alto sino al soffitto e largo che so, dieci-venti metri (non ho quantizzato la larghezza con precisione). Non avevo proprio pensato alla pagina che si estendesse si dentro la realtà fantastica, idea che mi fa piacere tu abbia avuto (è sempre bello ricevere immagini anche inaspettate sui propri scritti); idea che anzi anch'io trovo molto affascinante, dunque ruberò a mia volta il frutto del tuo furto per inserirlo in altro scritto... Uhmmm... uhhmmm... mica che ci ho davvero pensato a tutte 'ste cose, sai. Obiezioni più che certo pertinenti e accolte dal giudice... cioè effettivamente il "penzolare" mi ha fatto immaginare questo impiccato, che però se morto ci porterebbe alla tua giusta conclusione, cosa su cui non avevo riflettuto troppo... facciamo allora che sta esalando i suoi ultimi respiri mentre il nodo scorsoio lo soffoca? Non so, in tutta onestà è un'ottima annotazione cui non avevo ragionato: mi ero basato solo sull'immagine... rifletterò seriamente in merito. "Poi, se è tra i capi di imputazione - dunque il giudizio è da svolgersi - perché la pena è già eseguita e l'esecuzione svolta?" Il processo comunque è da intendersi "non reale", ma neanche del tutto immaginario, sicuramente ambientato su un piano di realtà differente dove il tempo si contorce un po' su stesso... ciononostante, a volerne trovare un paragone con il reale, molte sentenze vengono "emesse prima" che il processo finisca, o almeno in teoria o in certezza di probabilità per cui potrebbero risultare quasi scontate... Non so... tu che dici? Io mi sono un po' perso, l'ammetto. ehi ehi ehi, perché non ci aggiungiamo anche un drago che sputa serpenti che si trasformano in frecce di diavoli ascesi? Eh? Eh? Eh? Too much Ok, qui concordo... sopratutto un po' scontatina e clichettistica come immagine (me lo dici anche meglio dopo) anche se in realtà mi sarei aspettato che fosse stata @Ospite Rica a farmi questa annotazione... Cioè, voglio dire, pure da te un po' me l'aspettavo, ma sopratutto aspettavo questa: Sì, qui posso vantarmi di averti veramente fregato... in realtà non ci entrava niente e avrei potuto benissimo farne a meno, neanche ci tenevo troppo, ma così, a tradimento, era troppo bello inserirle: non ho saputo resistere! ok, ma un'altra virgola dopo esaurito? Questa correzione mi intriga parecchio, sai, sul serio... Non saprei neanch'io... era troppo complicata da mettere a fuoco e spiegarla a me stesso, l'ho scritta un po' così, concentrandola per far prima... Qui, e correggimi se non ci prendo, ho idea che stai parlando in maniera metaforica di un tuo accadimento personale. Il che, se così fosse, non mi persuade: raccontare un accadimento personale può essere anche interessante per i lettori, ma non se si camuffa, perché le chiavi della metafora le avrai solo tu. Ne improvviso una massima arronzata che poi rimangerò: quando ti sputtani o ti sputtani fino in fondo o non ti sputtani affatto. Ma magari mi sto immaginando tutto io e ... non vabbé niente, lascia stare. In realtà no... non proprio, nulla di veramente personale a cui volessi fare riferimento... Ti spiego: questo racconto è nato praticamente da questa immagine, o meglio da quella precedente, di una strada di Tivoli... diciamo un mezzo ricordo fantasticato... Nella mia mente avevo chiaro il luogo di ambientazione, dove ci sono passato con la macchina per altra destinazione... basta, tutto qui... da qui... ho iniziato a costruirci un plausibile racconto inventato, di una sorta di storia d'amore di due che guardavano questo panorama... però volevo poi parlare un po' delle "regole-tecniche di scrittura" e bla bla bla, cosa che purtroppo è un mio tarlo. Allora ho pensato di creare questa storia in cui il protagonista volesse narrare la sua storia, ma non essendo uno scrittore doveva rivolgersi a un professionista del settore, il quale alla fine avrebbe scritto tutta la storia in maniera seria e con tecnica apposita, così che alla fine, magia delle magie, si sarebbe capito il doppio gioco e tutto sarebbe tornato. Come dire, che leggendo dall'inizio la storia sembrava raccontata dal protagonista, invece egli stesso era personaggio scritto da altro autore. Insomma qualcosa del genere, ma questa idea non sono riuscito per niente a svilupparla (vuoi per tempo, vuoi per noia o incapacità) e alla fine, non so perché mi sono messo a parlare di coronavirus, di svenimenti (qui se proprio vuoi saperlo, ci sono riferimenti personali in cui non mi addentro) e l'incipit, in realtà, tutta questa storia del processo, della cupola della terza dimensione, l'ho mezzo rubbicchiato e qui raffazzonato dalla ambientazione di un mio romanzo. Giacché poi non ero contento e davvero non sapevo come concludere, ci ho schiaffato la famosa poesiola finale, che in realtà avevo già scritto e qui l'ho un po' adattata... e... ta-tam! Eccoci qui! Comunque, grazie davvero per tutto... ho scherzato un po' anch'io in questa mia risposta, ma perché appunto ci conosciamo un po' ormai... Tu non "rompi mai le scatole", lo sai e a me sono davvero utili tutti i commenti, anche e sopratutto quelli più "critici" e che mi fanno ragionare sui limiti del testo stesso, così che possa almeno provare sempre a migliorarmi. A presto mio caro pupazzo armato di spada laser e il mio abbraccio virtuale!
  4. AndC

    Compleanni nel WD

    Auguri a @Ospite Rica!
  5. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    @Ospite Rica Prima di tutto, la cosa più importante: Poi i miei ringraziamenti più che strasentiti. Qui mi sembra manchi qualcosa. Sì: la mia voglia di completare le frasi! A parte gli scherzi, lo dicevo nell'altro commento... ho interrotto volutamente le due sentenze, sopratutto la prima... poteva essere qualcosa come "avevo detto quello che volevo (potevo) dire"... ma già da un po' rimugino a un testo che sia "grammaticalmente sconclusionato"... ora non entro nel dettaglio di questa mia perniciosa idea... diciamo che qui, anche sul trasporto del momento, ho voluto fare un piccolo test per vedere "l'effetto che fa"... Ho provato a riproporre, seppur a piccole dosi, tale costante sintatticamente errata in tutto il testo, sopratutto nel finale, dove: Io metterei un punto fermo prima di questa frase. Buono il tuo suggerimento... in realtà, la conclusione proprio non mi veniva questa volta e l'ho scritta un po' "a cavolo"... avrei dovuto rifletterci meglio e lo farò seguendo anche il tuo consiglio. Anche qui... Qui, però, non capisco cosa ti manchi, diciamo che non dovrebbe mancare nulla, forse è scritto male, ma il senso era che la sentenza di colpevolezza fosse "inadatto all'epoca moderna"... perciò colpevole e condannabile... Sì, si può fare... questa frase non mi è uscita al meglio, l'ammetto... Sì, hai ragione... non ero convinto neanche io... diciamo che mi sono posto la tua stessa domanda giungendo alla medesima tua conclusione, di cui però mi sono poi infischiato... fondamentalmente anche qui c'è una troncatura... "malato cronico" e forse bisognerebbe aggiungere "assenza di coraggio"... anche questa frase, l'ammetto, non mi è uscita al meglio... Chiaro e grazie... questa la inserisco nel mio prossimo racconto... Carissimissimissima, grazie di cuore per tutto e sopratutto: Ciao!
  6. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    Ciao @Maria Santiago Ti ringrazio di cuore per la lettura e le tue parole che ti confesso, dopo anni di scrittura, sono quelle che più mi piace sentire, laddove il grosso sforzo l'ho fatto proprio in questo senso. Sentire in qualche modo di "esserci riuscito" è per me davvero immenso. Grazie ancora e a presto!
  7. AndC

    Il professor Pupillo

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri... eccoti dunque qui! Ti dirò: il finale (che da' senso a tutta la storia) l'ho trovato bello, bello, bello. Mi ha spiazzato e mi è piaciuto, anche un po' commosso. Brava! Il racconto, come tuo solito, l'hai scritto bene... fa un po' "romanzo concentrato", nel senso che nei caratteri di un breve racconto sei riuscita a creare un piccolo universo che si muove nel tempo di un paio di generazioni e con molti personaggi. Bello anche per tutti i rimandi colto-letterari che ci sono e al tempo per la vita "vera", popolare, di un Italia che forse e invece non c'è più, che descrivi... Il finale davvero rappresenta il vero senso di questo passaggio, di una cultura che in qualche modo degrada o passa il testimone nell'epoca moderna verso interessi forse più pratici. Molto melanconico, in questo, debbo dire. Hai costruito questo mondo e l'hai fatto bene: ambientazione e personaggi sono ottimi. Lo stile, forse "balla" un po' troppo, nel senso che oscilla fra il colto e ricercato, il popolare e colloquiale (al limite - ma in questo caso non l'hai usato - del dialetto), e il moderno a mo' di flusso di coscienza. Si sposa bene questo suo continuo variare o essere in movimento di periodo in periodo, a volte di frase in frase, con i personaggi e i loro mondi, spesso in antitesi fra loro... forse - e questa sarebbe l'unica chiamiamolo "critica" - non si sposa troppo bene con se stesso nel senso che appunto non è lineare, o almeno e al solito questo a mia personale impressione, ma la storia e l'ambientazione riescono a essere predominanti e questo, secondo me, è l'importante. Ogni tanti ti avrei segnalato qualche ripetizione di termine o limatura, ma vedevo che poi aveva senso nello stile a "flusso di pensieri" dunque e in finale lascerei quasi tutto così come è. Solo un paio di cose: Qui ho pensato - forse non l'ho capito bene alla fine del testo - che se comunque la storia è ambientata in un paese, ci starebbe meglio l'articolo determinativo a indicare quello stesso paese cui appartiene la protagonista che racconta: "le mura del paese"; ma se parliamo di città, come non detto. Qui ti dico qualcosa di simile a ciò che mi hai fatto notare di recente: la frase sembra quasi tronca o non torna il nesso sintattico dopo la domanda... in realtà è sempre questo "flusso di pensieri" della protagonista che poi ritornerà meglio in seguito come costante narrativa (richiamare il padre nel ricordo), eppure forse qui un po' stride sintatticamente, secondo me. Se ad esempio ci fosse uno stacco di paragrafo, non si avvertirebbe, ma mettercelo non mi sembra il caso. In particolare in fine frase, il presente stona un po' con la narrazione al passato in cui è calato tutto il resto del teso. Lì per lì, non mi tornava neanche un'altra cosa, poi l'ho visualizzata in seguito: Ora, prendi le mie parole come da controllare, ma da qualche parte avevo letto che la sequenza punto interrogativo-esclamativo fosse corretta solo in questo ordine, ossia l'inverso di quello che tu hai adoperato. O è "gergale", o quel "gli" di "allungare" non mi torna troppo bene... Ciao e complimenti, alla prossima!
  8. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    Carissima @Adelaide J. Pellitteri Grazie assai per la lettura e il commento, ormai sempre puntuali e come al solito per me utili... Questa frase mi sembra incompleta, cosa avevi detto che non avesse bisogno d'altro? Sì, la frase è volutamente tronca... non so... non ho neanche immaginato troppo oltre, in realtà... "avevo detto quello che volevo dire", ma non in questo testo, probabilmente altrove... mi è venuto di spezzarlo e ho cercato di mantenere il gioco ogni tanto in tutto il testo. Così l'ho ripresentato nelle frasi conclusive del racconto stesso e, per mantenere tale gioco (di frasi scorrette o incomplete) l'ho in qualche modo riportato nell'ultimo verso della poesia con il "qualche". "Qualche parole" è indubbiamente un refuso, o no? Dunque era volutamente un refuso, così come scorrette sono alcune frasi del testo stesso. Ho postato il tutto con una certa fretta, l'ammetto... in prima battuta avevo pensato di scrivere "solcare due parole"... poi mi è passato di mente e mi è venuto "qualche", che ho lasciato per i motivi di cui sopra. Ma a ripensarci la notte, nella mia versione desktop, ho poi corretto con "due" al posto di "qualche" e credo così lascerò nella versione definitiva. Mi fa anche piacere che tu abbia apprezzato la "poesiola" - io preferisco chiamarla così - che in realtà era già stata da me composta anzitempo, ci ho aggiunto solo la strofa iniziale e quella finale. Questa, invece, mi piace tanto. Grazie... sai, proprio adesso mentre ti sto rispondendo, mio padre sta ascoltando di là in salone De Andrè, cosa che ha fatto anche nei giorni passati, mentre scrivevo questo breve testo... queste parole, ad esempio "nomi d'assalto, mitraglie da sterminio", mi sono venute in mente ripensando a una sua canzone, sono quindi un po' a dedica, che era un po' che non gliene facevo. Questa frase è una lastra di ghiaccio, il lettore rischia di scivolare. Ci credo... qui ho fatto una cosa un po' "bruttina", nel senso che alla fine, il vero intento iniziale di questo racconto era scrivere un vero racconto, ossia una storia che per tramite dei personaggi mostrasse tutto questo, ma alla fine non ci sono riuscito (non ci ho neanche troppo provato) e ho inserito questo passaggio... Non posso che concordare. Credo proprio di sì, alla fine era più uno sfogo di "libertà" che altro... Questo mi fa assai piacere. Grazie di cuore per tutto e attendo il tuo brano (anche se ultimamente partecipo poco alla vita del forum causa tempo)... Ciao!
  9. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    Carissima @Ippolita2018 Un po' troppo forse, a mio parere, mi onori, ma che dire: cento, mille e più grazie di cuore, davvero... Sarò sincero e giacché ci conosciamo e ti voglio bene, meglio ch'io taccia, per non fare figuraccia! A parte tutto, sono davvero contento che il testo ti sia piaciuto e tu ci abbia visto e letto tutto ciò che mi hai detto. A onor del vero, ho affinato ma non troppo, già da ieri a oggi, altre piccole correzioni le ho apportate da me, ieri era forse troppo presto per postare, mi dicevo, ma alla fine desideravo condividere qualche parola in questi tempi scombussolati e niente... eccoci qui. Grazie ancora e a presto!
  10. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    @L@ur@ Grazie a te, carissima, grazie a te... Erano solo poche parole buttate lì, grazie per le tue in risposta. A presto!
  11. AndC

    Richieste cancellazioni Racconti, Poesie o Storie

    Buongiorno, che gentilmente mi potreste cancellare i seguenti due: Grazie!
  12. AndC

    Zuccherificio mio - Finché morte non mi separi

    Commento Di fronte a me, il foglio bianco si estendeva sino alla cupola della cripta sconsacrata e adibita a tribunale postapocalittico. L'accusa era una spada nel cuore che non riuscivo a eviscerare. Il mio silenzio penzolava fra i capi d'imputazione come l'impiccato sulla botola. Non un parola, in tutto quel casino che era vorticato e aveva trasformato il mondo. Ma che altro avrei potuto aggiungere? Ero stanco. Nessuna attenuante. Stavo invecchiando con occhi di ghiaccio che si sgretolavano sotto fiamme di angeli caduti. Avevo detto quello che, esaurito cos'altro aggiungere. Tutti usciti di testa, i confinati in casa. Le libertà... la libertà un tempo si trovava scolpita statua in questo santuario, dietro il foglio bianco che tutto aveva desolato. Inadatto all'epoca moderna, era la sentenza che attendevo di udire, ma già lo sapevo da me, perché dunque allestire tale messinscena? Il burattino nano, quello buffo, quello ricco, il mentecatto. L'avvocato pinguino, un piccione grissino, faccia da delfino, mi attaccò dapprima su quella faccenda dei verbi. «Non avresti dovuto inventare l'imperativo. Ti saresti dovuto fermare ai condizionali: potresti fare questo, per favore? Non: fai questo, fai quell'altro. Vai in guerra, scaraventati dal balcone». Ordini. Ancora avevo a che fare con ordini e generali e loro, dannata cricca di pseudoanarchici figli del nuovo millennio, non erano proprio capaci di rinunciare a quelle blande idee un tempo dal sapore filoromantico, ormai solo bagliori di bit di stelle cadenti sparpagliati nella rete di consumi capitalistica. E ancora lottavano e mi rompevano le palle con queste storie, le invenzioni dei loro sogni giovani che presto si sarebbero infranti. Ma allora, da ragazzi, chi mai avrebbe creduto al tonfo dei propri ideali? Provai a difendermi, a spiegare, tanto non è che avessero orecchie per sentire altri da sé: «Ho creato gli imperativi per salvare vite, come i medici, d'altronde. Mica perché le persone si massacrassero fra loro. Ma quando un tuo caro, ad esempio, sviene o sta svenendo, devi urlargli, impartire dei comandi: sveglia! Non ti addormentare! Non puoi cavartela con un potresti gentilmente concedermi il favore di». Comunque, tutta quella cosa lì, la poltiglia intendo, sarebbe andata avanti ancora a lungo ed io non avevo più abbastanza fantasia per ammazzarla, azzannarla o semplicemente cucinarla. Me ne era rimasto solo uno sputo, di visione. Dato che insistevano tanto, confessai ciò che desideravano udire. Ossia che mi trovavo al tramonto, al termine di una via di collina, svolta poi a sinistra, probabilmente a Tivoli, sul belvedere che abbracciava tutta la vallata fin giù, sino a Roma. Ed ero in spirito, certo, mica in carne ed ossa, forse sol anche la mia lesa maestà in evanescenza ectoplasmatica. E c'era lei con me. Lei chi, una qualsiasi andava ormai più che bene. Ma non destreggiavo le parole giuste per immortalare la loro storia, la nostra storia, non so, io ormai potevo essere considerato un terzo individuo, non certo vivo in quella realtà, sogno, d'amore. Due curve più in basso, in piazza, chiesi sostegno a un poeta, uno scrittore, uno che in giro si vantava d'essere un po' entrambi. Lo pregai di aiutarmi, ma voleva essere pagato e l'avrebbe scritta al posto mio quella vicenda. Narrata a puntino, con senno di prima e di poi. Condita con gli elementi giusti e da manuale, insomma, mica perché ne venisse fuori una cacata, ma addirittura un prodotto buono da vendere. «Ecco – domandai a giudici, avvocati e giuria – vi basta tutto questo per assolvermi?». «No». «E per condannarmi?». «Dipende: se questa tua storia è stata davvero redatta da un professionista e non da te, allora ti considereremo innocente». Risposi che la professione me l'ero inventata e anche un po' bevuta, in fin dei conti, certo, non mai sputtanata. Di quale poi fosse il loro verdetto poco in coscienza m'interessava... ero povero in canna e tale sarei rimasto. Sapevo che presto o tardi, a torto e dolore, avrei comunque subito la loro punizione di riempire quel maledetto foglio bianco ed altri ancora sarebbero susseguiti, finché morte non ci separi, me e la scrittura, e chissà, forse anche un po' più in là. E il poema mi spiegò di voler esser trasceso e in senso nascosto, laddove il senso avrebbe dovuto essere trasfigurato attraverso il rotore di una trama e vizi e virtù configurati in scena per tramite di azioni e comportamenti dei personaggi. Nulla di mio avrebbe potuto respirare con la testa fuori dal letamare. Fu così, vi assicuro, che annegai. E i sogni che attraversavano lo schermo d'acqua... Oh, i sogni portavano nomi d'assalto, mitraglie da sterminio, di massa e nuovamente mi mancava il respiro. Quante cazzo di storie mi ero ubriacato, per uno che in fondo era approdato solo al fondo dell'oceano. E allora mi si prese, quel coso lì, il virus, quello che passando insieme al vento tralasciava solo polvere di cultura. Memorie disciolte, come gocce, il pianto. Meglio sarebbe stato, vi assicuro, che vivere tutto questo, buscarsi un malanno. La verità per me era che i più fortunati se ne erano già andati e quando il martello del giudice si scatenò sulla cattedra, la sentenza ormai emessa, strinsi di nuovo la penna in mano, l'ennesima volta, il demonio alle spalle a scrutarmi soddisfatto. Almeno, pensai, qualcuno aveva ancora il coraggio di ridere, che io, alla fine, di coraggio ero sempre stato cronico. Quello che volevo esprimere l'avevo a conti sfatti lapidato, a testa alta, come avevo sempre sbagliato a fare. Fu in cella che rincontrai lo scrittore poeta. «Almeno tratteggiami fisicamente» m'implorò. Certo che sì: anche lui, che sia messo a verbale, scriveva davvero da cane. Io, invece, avrei potuto continuare all'infinito, se solo il mio inchiostro non me lo fossi esaurito. E poi, ormai davvero arrivato, con sospiro si chiuse a vanvera: un giorno si potrà dire che, per tre, oggi si rischia di, ieri evaporava veloce veloce, mentre ora vorrei solo un po' di quell'elisir, così, a gusto sai, chiamato vita, se puoi. “Curatevi che io non mi curo spergiuro il tempo che finisce. Cortese come il limone e la sua buccia affilato come mentuccia. Questo pasto è un passo indietro due in avanti. Scritto io ho, non chiedetemi repliche potrei sfaldarmi. E alla fine lascio i miei sogni alle nuove generazioni. Nuovi venti, nuovi soffioni, non chiedetemi repliche ho finito i limoni. Non crederò che mi crediate volevo solo solcare qualche parole la luna, e il sole”.
  13. AndC

    Sosteniamo la piccola editoria indipendente

    @Antipodes Casa Editrice A parer mio, credo che questo periodo sia ormai in moto da diversi anni, a prescindere dall'attuale situazione di pandemia globale che di certo aumenta il suo carico disastroso come nella maggioranza delle attività commerciali di quasi tutto il pianeta ormai. Ora come ora, il consiglio commerciale - giacché di questo do per scontato si parli - è quello di sfruttare il coronavirus come megafono per amplificare la propria visibilità. Hastag come quelli che avete postato sono in questo momento fra i più seguiti... Ma ancora, ho visto diverse case editrici che destinano parte degli introiti dei libri alla protezione civile, ospedali etc... un buon modo per invogliare la gente... far leva sui sentimenti di compassione, aiuto, etc... E nulla più: sfruttare i social, le parole chiave e i trend del momento, ma sopratutto lanciare dei messaggi chiari e mirati. Aggiungo infatti che, cliccando sul link che riporta all'iniziativa sul vostro sito, tale iniziativa non risulta a me troppo ben chiara. Non comprendo cosa intendiate per personalizzato, non comprendo cosa ci sia di speciale in un ebook "senza costi di spedizione" e "nessuna attesa", cose che solitamente sono nella natura stessa degli ebook; non comprendo perché alcuni titoli siano "eccezionalmente in versione digitale!!", ossia mi chiedo se normalmente sono solo in cartaceo oppure se intendevate che le classiche versioni ebook hanno qualcosa di eccezionale per via di questa personalizzazione... Quello che voglio dirvi, non è una critica, ma solamente lasciarvi un parere spassionato da esterno: se capito su la pagina da voi linkata, la confusione aumenta nella mia testa, mentre il messaggio dovrebbe essere il più chiaro e lineare possibile. A carattere più generale, aggiungo anche la seguente riflessione sempre più che personale: quando mi si chiede di sostenere qualcosa o qualcuno - sia la l'imprenditoria indipendente, una casa editrice, l'economia globale, una religione o quello che sia... - ho necessità di avere dei motivi per farlo. Sia perché salvo il mondo, perché aiuto un amico, per il futuro dei miei figli, quello che più vi pare... ma serve dare delle ragioni alle persone per sostenere cose, cause e persone, non darle per scontate sopratutto in un'epoca dove la gente pare non essere più troppo abituata a ragionar da sé ma piuttosto per indotto di pensiero da mass media. Dunque cercherei di esporre tale messaggio nella maniera più chiara e coinvolgente possibile. Dico questo perché proprio ieri, mi pare, mi è passato sotto gli occhi questo post su FB che diceva questa cosa della donazione di un euro o simili alla protezione civile comprando il libro. Ora, nel via vai della non attenzione alle notizie dei social, non mi ricordo neanche di chi fosse il libro (probabilmente un amico, magari qui del WD) o il titolo, ma mi è rimasta impresso il messaggio che avrei potuto dare il mio aiuto in questa brutta crisi, alla gente in difficoltà e allo stato stesso. Vedendo la pagina da voi linkata, a livello di informazioni, mi rimane impresso solamente che "siccome siamo tutti a casa, posso ricevere eccezionalmente un ebook senza spese di spedizione"... Ho riassunto in maniera raffazzonata giusto per farvi capire che, da utente esterno e non conoscendovi come casa editrice, le informazioni cruciali per sostenervi durante una crisi mondiale non mi sono arrivate... In fondo state comunque chiedendo "soldi" per comprare i vostri libri, in un momento dove la gran maggioranza delle persone è rimasta senza lavoro... dovete cercare di essere il più convincenti o coinvolgenti possibile. Dunque cercherei di chiarire e anche enfatizzare meglio il messaggio di "soccorso" o di "sostegno". D'altronde, lo stesso discorso potrebbe valere per il libro in sé, prodotto ormai commerciale per cui le CE da anni richiedono che siano ben chiari determinati messaggi per favorirne l'acquisto, vuoi anche e solo con una copertina attraente o simili. Tutto questo, per non parlare della crisi, che io ormai definirei apocalisse, culturale di questo paese e del mondo in generale che di certo non aiuta nessuno, tantomeno a vendere libri. Ciononostante in molti, rifacendosi a questa crisi e attraverso l'hastag #iorestoacasa, stanno provando a calcare la mano sulla "riscoperta" dei libri, per stimolare e invogliare... anche questo è un messaggio che può essere cavalcato. In base a quello che più vi rappresenta, dovreste secondo me fornire dei messaggi del genere a corredo della richiesta di sostegno-acquisto. Spero possa esservi d'aiuto questa mia piccola e del tutto personale opinione. Siamo tutti sulla stessa barca che affonda in questo periodo e vi auguro di riuscire a sopravvivere come realtà imprenditoriale e anche culturale. Un saluto e il mio migliore augurio.
  14. AndC

    Sfregiare un cristiano con poco

    Ciao @Mauro86 A me è piaciuto molto, sopratutto perché lo stile di scrittura è molto bello e ben costruito: fra l'epico, il lirico e il medievale, ben si sposa e fonde con il contenuto e le immagini del testo che appunto prendono vita e si visualizzano bene in mente. Dunque i miei complimenti. - Il "LA" iniziale tutto maiuscolo è un refuso? - "Bene celava" all'inizio mi ha un po' "stranito", perché "bene" si lega anche all'aggettivo "nero" in prima e veloce lettura... avrei suggerito una posticipazione "celava bene", ma è pur vero che "bene celava" si adatta meglio a quello che è tutto lo stile del testo, dunque non so... - Te lo hanno già segnalato e un po' ne discutevate, anch'io rimarco: troppe parole in corsivo tolgono enfasi alle stesse parole e all'uso del corsivo stesso, tanto più se queste parole risultano essere apparentemente "comuni" come "tutte". "Tutte" ha per l'ambientazione del testo un significato specifico, ma per essere in corsivo dovrebbe avere anche un valore di fondamentale importanza, secondo me... il corsivo dice al lettore qualcosa come: "questa parola non ha il suo solito significato, ma uno specifico nel testo. Il suo valore rispetto a tutte le altre è più importante. Focalizzala, memorizzala, ricordala..." e cose del genere... Quando questo accade per troppe parole, che non sono termini specifici di ambientazione, perde il suo senso. Qui, ad esempio, ha più senso, nella maggioranza degli altri casi come "dubbio", "spirito", "singolare", minuscolo" etc... secondo me di meno. "Parafilie" è un termine particolare che, correggimi se sbaglio, indica un disturbo psicologico legato alla sfera sessuale... in qualche modo lo usi come "aggettivo" relativo a "uomini e donne"... secondo me l'accostamento è troppo immediato per un termine non troppo conosciuto... rischia di perdere la forza del suo valore con tale funzione sintattica... io allungherei del tipo: "una folla di parafilie...", "pieni di parafilie", insomma cercherei di rimarcare il valore sintattico di sostantivo del termine. Rischi che buttato lì, quasi dato per scontato che uno ne conosca il significato, perda la sua enfasi e sia sorvolato nella lettura. Nei due seguenti casi, eliminerei l'aggettivo possessivo "suo" per snellire e perché superfluo: Qui eliminerei l'inciso di "ripetutamente", ma lascerei fluire: "mimava ripetutamente il gesto"... è vero che incisi e virgole sono caratteristica del narrare, ma in questa frase già ce ne sono molti e in più le virgole di "ripetutamente" spezzano con una pausa troppo forte il legame sintattico fra verbo (mimava) e complemento oggetto (il gesto). Nonostante lo stile sia in qualche modo lirico e ricercato, comunque eliminerei la "d" eufonica di "ad" che ormai da' al testo un'impronta di "arcaico". Ugualmente vale per "essi"... secondo me risulta troppo "antico"... e con questo intendo che "uccide" il testo (la frase) richiamando uno stile ormai superato dal tempo. Hai usato altri termini ricercati o "vetusti" se vogliamo, ma si sposano a perfezione con l'ambientazione. In questo caso, suggerirei invece un: "tra loro", "tra sé". Ciao e complimenti: mi è piaciuto!
  15. AndC

    Compagni di stanza

    Ciao @Kasimiro Ho letto il racconto e anche la tua spiegazione; prima di leggere la tua spiegazione, nel finale dopo la poesia annessa nel testo, ho avuto la sensazione stessi parlando di un ospedale psichiatrico o simili, insomma un luogo di "malati di mente" (riassumo in maniera raffazzonata)... Che trattassi di specifiche disabilità, sinceramente non l'avevo intuito... è chiaro che se al racconto sono allegate delle illustrazioni, tutto potrebbe essere più chiaro sin da subito o durante il racconto stesso (a seconda degli intenti da te pensati). Letto a sé e senza corredo di illustrazioni, può sicuramente risultare un testo troppo "ermetico" per essere decifrato e compreso appieno nei significati che volevi dargli e, in questo senso, necessiterebbe di eventuali "spiegazioni" chiarificatrici; parlo anche di dettagli di personaggi che riportino o svelino alcuni indizi di "vita reale" anche in maniera "show" volendo... non so ad esempio il camice di un dottore o un particolare "ospedaliero" della struttura, per fare degli esempi... Ovviamente, il tutto considerando il testo senza illustrazioni. Il testo è comunque ben scritto, senza refusi o particolari errori, anzi, di buon stile e ben corposo. Le immagini e le descrizioni sono forti e hanno molta energia anche letteraria: lo definirei un testo "tosto" nell'accezione positiva della sua corposità di stile e contenuto, nonostante il limite della sua immediata comprensibilità. Solo due piccole cose di mio personale gusto: Qui forse ci avrei visto meglio un "com'era nel suo stile"... non so, forse più a suono ma anche a rimando sintattico. Dire che il suo stile era pacato e sereno, potrebbe far sorgere la domanda di "stile di vita?", "stile di comportamento?"... dire "nel suo stile" comunque potrebbe far sorgere le stesse domande, ma forse circoscrive più il campo allo stile di comportamento... non so. Non sono molto sicuro se avvalorare la lettera maiuscola dopo i due punti nonostante sia un'onomatopea, tenderei a suggerire comunque la minuscola. Ciao e complimenti!
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