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bwv582

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  1. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 13 - 3/3

    Segnalo che mescoli il presente/passato prossimo con l'imperfetto. Come detto altrove, ti istillo il dubbio perché sono il primo ad averlo. Comunque non ho molto da dirti nello specifico perché il brano si legge in un sorso ed è scritto molto bene - oltre che non trovo refusi o cosa da segnalarti. L'essenza, però, di questo frammento è molto interessante, perché la storia di Gina porta la protagonista a riflettere e, potrei dire, ad aprirsi al lettore. La protagonista impara senza dubbio qualcosa da Gina, impara una storia di vita, di coraggio, potrei dire di coraggio nella ricerca della felicità. E così lei stessa si sente inferiore, si sente irrealizzata nel suo lavoro tranquillo che ha trovato per comodità e per avere un'indipendenza economica. Si sente molto questa riflessione della protagonista: lei prima si vergogna perché il suo lavoro è comodo, potrei dire normale, ordinario e noioso. La protagonista può essere una persona come le altre che può lamentarsi e annoiarsi e nel suo lavorare in associazione impara aspetti della vita e vita stessa dalle ragazze stesse. Poi parla di scuse che la tiene nella vita che fa. Però effettivamente a cosa potrebbe tendere? A cosa vorrebbe tendere? Immagino mi dirai... "la risposta nei prossimi capitoli". Alla prossima lettura, @Kikki.
  2. bwv582

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Que store: negozio online specializzato nella vendita di accessori per la polizia. GUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  3. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 13 - 2/3

    Nel corso di questi capitoli hai spiegato molte cose sulla strada, tutte interessanti - io ti ho solo detto quando ti stavi avvicinando a un "momento superquark" - però qui dai questa informazione ma non la motivi. Te lo dico perché mi sono detto "perché?". Questo è un dettaglio che non hai mai citato della tua protagonista (deduco anche tuo). Ti faccio una domanda di ignoranza perché a due ruote ho guidato solo una bicicletta: in altri frammenti metti un casco, entrano gli occhiali sotto al casco? Anche per informazione personale visto che, da astigmatico, porto gli occhiali anch'io, non si sa mai se dovessi mettere un casco prima o poi... Domanda di scemenza: non avrebbe di che pagare l'affitto perché non le basterebbero oppure non avrebbe di che pagare l'affitto perché pagando "una tangente" chi la sfrutta le passa anche un tetto sopra la testa? Suppongo la prima; tra l'altro ti chiedo cosa ne pensi di questa versione "se lo facesse, non le basterebbero per l'affitto". Questa te la rendo, così come l'hai segnalata a me... però, onestamente, cosa si può fare per togliere qualche "che"? Lo chiedo perché è una cosa che faccio spesso anch'io e l'hai visto. Sono "quasi" sinonimi. So che "sloggiare" vuol dire più "togliere le tende" ma in un certo senso ha "l'andare via" come significato. Puoi pensare "avevano dovuto sloggiare e cambiare città", se vuoi dare l'idea del cambio radicale. Oppure togli entrambe le virgole. In generale credo "dovuta", però mi chiedo se il trapassato prossimo sia una scelta migliore di un "arrivai". Ho pensato all'arrivo come a un momento definito nel tempo e un'azione non continuativa. Mi sembra un brano simile a quello di Anka, dove la protagonista incontra un personaggio "indipendente" e forte che le insegna qualcosa; comunque vado a leggere il seguito, poi ti scrivo. Alla prossima lettura, @Kikki, e grazie ancora per il commento di stamattina.
  4. bwv582

    Il vigile e l'astronave

    Specifico che non posto di sabato di proposito, semplicemente lavorando dal lunedì al venerdì è difficile che posto gli altri giorni... però se di domenica mattina ricevo tuoi commenti di questo tipo, credo che continuerò a postare di sabato. Per il resto, accolgo ogni tua segnalazione e in un appunto ti spiego il perché: sto creando una raccolta di racconti di fantascienza (o principalmente di questo tipo) e, tra tutti i racconti selezionati, questo aveva qualcosa che non mi convinceva (per questo l'ho postato). Dal tuo commento ho capito che ho fatto lo stesso errore commesso in un racconto dell'anno scorso ("è un mondo difficile", l'ho fatto cancellare, se lo ricorda solo AndC mi sa perché l'ha citato poco tempo fa ), ovvero dialoghi da scenetta teatrale più che realistici. L'unico appunto riguarda la doppia punteggiatura: l'ho usata da quando ho iniziato a scrivere in modo creativo (circa 2008) fino all'anno scorso perché ho imparato qui che fosse sbagliata (mi sa che anche questa cosa me l'ha spiegata AndC per la prima volta l'anno scorso ), solo che l'ho usata per tanti anni e, riprendendo questo vecchio racconto, non mi sono accorto di niente. Grazie, @Kikki, che mi commenti di domenica mattina. Visto che ho nominato tante volte @AndC, mi segnalo come causa del suo (eventuale) singhiozzo, lo taggo e lo saluto.
  5. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 13 - 1/3

    Penso che si capiva che intendevo "mano sulla gamba" - non so che roba ho scritto... Diciamo che l'anno scorso ero meno oppresso dal lavoro e ho vissuto intensamente il FdI. @Kikki
  6. bwv582

    Il vigile e l'astronave

    Commento: https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44501-le-ragazze-capitolo-13-13/?tab=comments#comment-787717 Il vigile e l'astronave «Contromano, con carico sporgente e successivo blocco della regolare circolazione. Ce n'è abbastanza per toglierle la patente e farle sparare a vista da ogni concessionario d'Italia se tenta di avvicinarsi a un veicolo!» Via Campania, uno dei tanti capillari che si dipana dalla grande strada di scorrimento a due corsie che taglia in due la città. Ora di punta e traffico deviato sul lungomare o sulla statale, straripanti per via dell'estate: un camioncino si è infilato contromano ed è bloccato da un'auto in divieto di sosta che sporge sulla strada. «Mi lasci spiegare, agente». «Non c'è tempo per le spiegazioni e dopo verrà il turno di quella macchina messa di traverso». «Cioè, mi sta dicendo che ora è colpa mia?», l'autista dell'auto, uscito dal bar, ha afferrato parte della discussione. «Qui non si stabilire di chi è la colpa, si tratta di multarvi visto che avete combinato un casino che nemmeno un'astronave che parcheggia in mezzo alla strada!» «Difatti signor vigile, se mi è concesso io vorrei spiegarmi». «Niente spiegazioni; qualificatevi», indica l'altro, «vale anche per te, vieni qui!» «Io sono Mario Bianchi», risponde il conducente della macchina in divieto di sosta. «Io sono Mario Rossi», si avvicina l'autista del camioncino. «Mario Rossi e Mario Bianchi, cos'è, mi state prendendo in giro?» «No, no», il primo mostra i documenti, seguito dall'altro. «Va bene», l'agente digrigna i denti e afferra il blocco delle multe con uno scatto d’ira. «No, per favore, mi lasci spiegare», il primo si mette quasi in ginocchio. «Va bene, signor Rossi, purché la smetta di piagnucolare! E faccia alla svelta!» «La ringrazio, è davvero molto gentile. Deve sapere che abito sul paese alto e che ho un discreto podere di mia proprietà; stanotte ho visto atterrare uno strano oggetto - credo un'astronave aliena - e sono andato a vedere da vicino». La sua voce è tranquilla, spera che con il suo racconto il vigile chiuda un occhio e stracci la multa. «Alla luce della torcia appariva di un grigio scintillante, grande non più di un'automobile e molto sofisticata. Mi sono avvicinato, ho bussato, ho teso l'orecchio... ma niente, non c'era nessuno. Evidentemente la cosa che era giunta sulla terra si era già dileguata». «Un'astronave aliena? Mi sta prendendo in giro?», l'agente va su tutte le furie, distende le braccia lungo il corpo con le mani chiuse a pugno e fatica a riprendere un contegno. «No, assolutamente no, mi lasci continuare!», riprende fiato. «Quando ho visto quell'oggetto ho pensato di portarlo alla polizia o ai carabinieri per farlo esaminare. Non voglio passare per uno di quelli che vede un UFO a cui nessuno crede e ho pensato che telefonare alle forze dell'ordine avrebbe sortito lo stesso effetto. Così, armato di trattore e camion, ho caricato ben bene l'astronave per portarla direttamente ai vostri occhi». «Ma certo, sei un benefattore dell'umanità quindi puoi fare quello che vuoi, no? E io soprattutto credo a queste scemenze che mi sta raccontando!» «Non la sto prendendo in giro, signor vigile». Prosegue il racconto. «Caricata l'astronave mi sono fermato e ho fatto colazione e una doccia; ero un lago di sudore e rischiavo un malanno, non potevo certo presentarmi così alla centrale, no?» «Giusto, visto che c'è l'urgenza meglio prenderla con comodo», si intromette l'altro autista cercando di sviare l'attenzione da lui. «Lei stia in silenzio che verrà il suo turno!», lo interrompe il vigile, adirato da tutta la vicenda. «Mi scusi, ma ero davvero affaticato e non sono più giovanissimo, con una botta di vento rischio un mal di schiena che me lo trascino una settimana». «Va bene, allora?» «Allora, vista l'urgenza, ho deciso di partire subito». «Subito, sì». «Agente, glielo ho detto, inizio ad avere una certa età, posso beccarmi un malanno». «Vada avanti prima che le rompa in testa il blocchetto delle multe». «Dicevo che volevo partire subito, ma ho trovato la mia figlioletta che stava giocando nell'astronave. Non so come l'aveva aperta e si era infilata dentro», sorride. «Avreste dovuto vederla, così piccina, si era legata i capelli e diceva "sono la principessa dello spazio!", "sono la principessa dello spazio!"». «Non me ne importa un fico secco, vada avanti!» «Ho dovuto toglierla di peso, agente. Si è messa a piangere e non riuscivo a consolarla così le ho detto che stavo salvando il mondo e che mi serviva l'astronave. L'ho vista allontanarsi e credo che sia tornata dalla madre, così sono partito. Ho fatto un pezzo di provinciale, sono sceso lungo la carrareccia, poi sono passato sulla strada sotto la ferrovia, infine sul viale dello sport e ho girato qui. Vista l'urgenza ho scelto il percorso più breve». «Certo, prima fa colazione e un bagnetto, poi percorre mezza città contromano perché si è fatto tardi!», il vigile alza la voce senza criterio. «Se ci fosse stata urgenza poteva mettersi un asciugamano dietro la schiena e partire subito!». «È che devo prendere la pasticca per l'ipertensione e la devo prendere a stomaco pieno». «Mi spiega che razza di eroe vuole essere se passa avanti una pasticca per la pressione alta alla salvezza del mondo?» «L'ho detto, agente, inizio ad avere una certa età e...» «E se, quindi, il fantomatico alieno volesse conquistare il mondo, le ha lasciato tante ore a disposizione. Questo perché ha una certa età, signor Rossi». Sospira sconsolato. «Comunque ormai il danno è fatto, perciò a questo punto mi faccia vedere la fantomatica astronave così la facciamo finita. E se davvero lei è un eroe che ha fatto la sensazionale scoperta posso anche passare sopra la multa». «La ringrazio, è molto gentile». «Non mi aduli! Vada e tolga il telone al camion!» «E io?», si intromette l'autista dell'auto in divieto di sosta. «Io sono qui perché lavoro al giornale locale e quando ho saputo della scoperta del signor Rossi l'ho seguito. Non potevo badare al parcheggio, si metta nei miei panni!» «Ma non dica baggianate che l'ho vista uscire dal bar!», il vigile perde di nuovo le staffe. «Ringrazi il cielo che a fine giornata non le faccio rimuovere a forza l'auto!» Nel frattempo Mario Rossi ha tolto il telo al suo camioncino e ha scoperto l'oggetto di cui ha tanto parlato. All'apparenza sembra una massa informe e grigia, con dei segni di lato e alcune sporgenze a destra. Non ha l'aspetto né di un'astronave, né di altro con cui può essere fatto un paragone. «E lei vuole farmi credere che questa specie di ameba di metallo sia un'astronave?» «Sì, l'ho vista atterrare con i miei occhi». «La apra allora». «Non so come si fa!» «Ma come, ha detto che sua figlia era dentro e...» «Lei l'ha aperta, non io! Ha sei anni, ma è molto sveglia». «Vuol dire che una bimba di sei anni riesce ad aprire un'astronave e lei no?» «Io non so dove mettere mano a questo oggetto!» «Se ne vada che è meglio», indica i segni a lato. «Come fa a non capire, ci sono le istruzioni!» «A me sembrano scarabocchi». «Guardi», il vigile tocca alcuni punti con la mano e aziona il portellone. Fa perno con un piede sulla ruota del camion e sale, portandosi di fronte all'astronave aperta; ne osserva l'interno ed è improvvisamente felice. «L'ho ritrovata! Questa è la mia! Quando torno la faccio pagare a quell'impiastro di mio fratello che mi fa sempre gli scherzi!» Detto questo, si spoglia del suo aspetto da vigile e ne resta un omino alto circa un metro, calvo, dal colore violaceo e con l'aspetto di una matrioska. Si infila dentro e aziona dei comandi. «Addio terrestri! Torno a casa!» L'astronave schizza via al limite della visibilità umana: per i più è scomparsa, in pochi riescono a vederla decollare in verticale. Il clima di sbigottimento lascia il posto al pensiero di qualche trovata pubblicitaria e la viabilità è ripristinata in pochi minuti. Nell'astronave, l'alieno è felice di poter tornare a casa, certo che niente può andare storto e si gode un tranquillo viaggio di ritorno. «Sono la principessa dello spazio!», esclama, felice, una vocina dietro di lui.
  7. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 13 - 1/3

    Appena letto l'incipit ho pensato "WTF?"... Te lo giuro, guarda... poi ho anche letto la reazione successiva della protagonista e mi è sembrata di quelle da film in situazioni simili dove in modo un po' timido controlla, poi dice "sì, sì, è... così" con lo sguardo in una via di mezzo tra il disgusto, l'imbarazzo e il "ma quando finisce questa situazione?" Torno serio: il "invitante" non mi suona, ma credo basti una virgola prima o un "in modo invitante". Stasera. Questa frase mi ha sorpreso perché è un modo di scrivere simile al mio nelle descrizioni... te lo segnalo proprio perché mi dicono che è un modo articolato: sono proposizioni concatenate dove ogni volta il complemento di una è il soggetto dell'altra. Per me è una frase bella e avvolgente, ma credo lo sia solo per me che scrivo in questo modo quando mi lascio prendere la mano... La memoria fa cilecca ma mi si è accesa una lampadina e mi sono ricordato di questo https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/39085-fdl-2018-2-gina/ che hai cancellato ma credo fosse la storia del personaggio di cui parlo ora perché ricordo che parlavi del cambio sesso, delle problematiche e cose simili. Ma ho davvero un vago vago ricordo, lontano. Non mi piace questa domanda, ma non per il senso, per un fatto di lettura. Si arriva a questo discorso diretto dopo molte domande uguali e per me non si coglie il discorso diretto che arriva. Nel senso che suggerirei di rendere la domanda in modo diverso (ti faccio un esempio brutto di forma, ma rendo l'idea): "forse che anche tu non sei una persona". Ho usato quel brutto "forse che" che ti insegnano quando fai le versioni di latino () ma quello che intendo è di non fare un'altra domanda secca del tipo "o...?" per dare l'idea di qualcosa di diverso (il discorso diretto). Domanda. La tua protagonista coglie questo, in un certo senso, come un segno del destino? Cose. Mi sarei aspettato un "è un po' noiosa" dove "noiosa" è riferito all'uscita. Ma ci sta anche il generico "noioso". Io sono un maschio di quelli "tonti" e una gamba sulla testa mi farebbe chiedere tipo "che c'è?"... mi sarei aspettato qualcosa di più eloquente come un "no con la testa" o un gesto della mano... Questo frammento mi sembra collegato a uno degli scorsi dove ti ho detto che risalta il ruolo dell'agenzia dopo tanti accenni (ripeto: si era capito, ma non l'avevi detto in modo diretto). Valentina è un po' tutti noi, è il lettore che vi vede adoperarvi e non capisce, magari si chiede il perché vi limitate a questo e, in tal senso, è un ottimo espediente narrativo. Non so se Valentina la rivedrete, anch'io credo che sarei così come lei. Alla prossima lettura, @Kikki, e buona scrittura.
  8. bwv582

    Il mio cane

    Non ti dirò quanto mi piace la tua scrittura per non ripetermi, ma in questo racconto rispetto ad altri risalta una certa "caricatura" del reale. Il cane che è gay con i sentimenti provati dai suoi padroni un po' come il figlio che supera le barriere e dichiara di essere gay - che poi tali barriere (pregiudizi) sono presenti in Italia più che altro - e questo cane che diventa l'individuo che si apre al mondo, personificato al punto che "se sapesse scrivere scriverebbe poesie perché è sensibile". Poi la sua affezione a un "bad boy", davvero hai offerto molti spunti interessanti di riflessione in questa storia. L'unica cosa che non colgo, ma forse sono io, è la parte su caffè che mi sembra un po' slegata. Cioè, ci sta come gusto del padrone del cane, ma non sono riuscito a capire se ci fosse un significato più profondo della sua passione per i caffè (a parte il collegamento con l'incipit e la rinuncia ai caffè finale). Non so, credo sia una cosa personale, forse mi hai dato talmente tanto da pensare e tante metafore che una parte "così com'è"... mi stona. Per il resto non ho parole, mi piace davvero molto il tuo modo di scrivere e anche le tue storie, @Domenico Santoro. La tua ironia soffusa e pulita, l'inclinazione al surreale... è tutto molto bello. Buon fine settimana e alla prossima lettura.
  9. bwv582

    Segnalazioni problemi tecnici

    Segnalo una piccola imperfezione: se nella chat sulla home page si digita troppo in fretta appare un messaggino che ce lo dice. Tale messaggino dice (circa) "stai digitando tropo in fretta" e "tropo" ha una "p" sola.
  10. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 12 - 2/2

    Molto toccante l'incontro con Jessy, non me lo sarei mai aspettato, davvero. Si vede che anche lei è felice di rincontrare la protagonista perché le dice di andare via eppure attira la sua attenzione per cercare un contatto - poi "forse" piange ma comunque prova delle emozioni. La cosa più bella però, secondo me, resta la chiusa finale, ma non propro l'ultima frase, ma la penultima perché la parte in grassetto è molto meno intuitiva ma più forte dell'altra dal punto di vista emozionale. Tra l'altro mi chiedo se la scelta di dotare "la Erika di carta" (cit. ) di pochi sentimenti e di pochi momenti introspettivi possa essere la volontà della scrittrice (tu!) di farle acquisire quello che sente durante la sua esperienza in associazione e risaltare questi pensieri e sensazioni rispetto al pregresso. Ti ho punzecchiato un po' su questo punto in passato, nei primi frammenti, ma ammetto che questa scelta è più coinvolgente nel corso della lettura anche solo per via di quei tanti accenni che portano a chiedersi cosa possa essere passato in passato (gioco di parole, scusami) nella sua testa. Noto comunque che negli ultimi frammenti (sembra che) ti soffermi di più sui pensieri della protagonista. Le pulci che ti hanno fatto comunque sono maggiori di quelle che ho notato io, perciò passo e ti auguro un buon fine settimana, @Kikki. Alla prossima lettura.
  11. bwv582

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Zero zero setter: cane di James Bond. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  12. bwv582

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Repubblica cieca: stato democratico ipotizzato da Saramago. KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNSY
  13. Ciao @Emy, passo qui dopo che mezzo WD ti ha fatto le pulci. Di mio aggiungo due cose, la prima è che sono curioso di vedere come prosegue il racconto e la seconda che comunque trovo una scrittura molto ordinata e gradevole da leggere... ... in realtà non sono queste le due cose che aggiungo, a fronte dell'ottima impressione generale della storia, voglio intavolare una discussione costruttiva. Vedi mai che riesco a migliorare anch'io. Ho notato che hai usato un tipo di scrittura con descrizioni e azioni molto marcate tra i dialoghi (faccio un esempio, forse non mi so spiegare) ora una scrittura del genere in un fantasy, specie all'inizio, ci sta ma alla lunga rallenta e appesantisce i dialoghi. L'opinione personale non è di tagliare, ma di ammorbidire ogni tanto queste descrizioni, soprattutto in punti dove rischiano di apparire più pesanti e di spezzare il dialogo (es.) Una grossa risata scosse le pareti rocciose, seguita da un tremolio del suolo. Ermete credette di vedere il soffitto crollargli addosso ma forse era semplice suggestione; ogni volta che scendeva nei sotterranei provava disagio, nonostante i suoi poteri. In pezzi fantasy io sono un fan delle descrizioni tremendamente lunghe, però - sempre opinione personale che non pretende di essere verità! - a cornice dei dialoghi, o comunque nei momenti in cui il dialogo esaurisce la sua forza o la sua funzione. O anche per usare la descrizione come intermezzo o collante tra due dialoghi diversi. Il secondo punto di cui discuto con te riguarda i gerundi. Io ne uso tanti, troppi a detta di tutti, ma perché per me il gerundio ha la funzione che ha, ovvero esprimere lo svolgimento di un'azione continuata contemporanea a un'altra. Alle superiori ci hanno dato un piccolo suggerimento, un giochino per vedere se ci sta bene il gerundio: sostituirlo con "mentre + verbo allo stesso tempo". In altre parole Per vedere se funziona, dico tra me e me "grugnì il Topo mentre rivelava poco a poco le sembianze umane, mentre superava di una spanna la testa di Ermete." Il primo ci sta, perché comunque lui parla mentre assume sembianze umane però il superare la testa di Ermete avviene in un momento definito (non in senso letterale, ma comunque un momento, non è una cosa continuata). Si potrebbe dire quindi "grugnì il Topo rivelando poco a poco le sembianze umane, fino a superare di una spanna la testa di Ermete". Comunque quando parlo di regole in questo modo, chiedo un parere a @mercy che so che si sta applicando molto in tal senso - e mi ha dato tanti consigli utili. (taggherei anche AndC, però non ha ancora commentato, non lo disturbo, via ) Alla prossima lettura, @Emy.
  14. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 12 - 1/2

    Mi sa che è "imbarazzante". Comunque segno questa frase perché chiude il cerchio con l'inizio: la protagonista che vuole qualcosa di diverso riponendo delle aspettative su qualcosa che sa che invece non è come cerca di credere - dice lei stessa che non ha mantenuto rapporti e non le importava. Una certa analogia interiore con le donne che arrivano in Italia sapendo la situazione ma volendo credere che non sia così (mi rifaccio alla tua risposta di oggi nel frammento precedente). Bello anche questo stato d'animo e il contrasto tra quello che si è e che si crede da giovani e la realtà quando si diventa adulti. Mi piace molto questo frammento perché è molto introspettivo - ognuno ha i suoi gusti, io sono amante del genere sentimentale/esistenziale - ma a prescindere da questo si coglie il contrasto tra la vita al di qua e quella al di là dello specchio in cui la tua protagonista... è lo specchio. Non tanto la visione del mondo al di fuori per quanto riguarda la strada ma più la sensazione della protagonista di essere parte di un mondo incompreso all'esterno, di essere fuori da quello che sono gli altri; una sensazione in cui mi ritrovo anche se nel mio caso parlo di difficoltà e/o incapacità di relazionarmi con gli altri... però siamo lì dai, il sentimento è simile. Ok, ora mi tolgo gli occhi a cuore per la lettura di genere introspettivo perché ho trovato qualcosa su cui secondo me c'è da dare un'occhiata. La premessa è che io sono il primo ad avere difficoltà sui tempi verbali, però si tratta di un racconto narrato al presente, anche se un presente un po' passato, non dà l'idea di vivere il momento (tranne che per l'introduzione) e ci sono dei punti con i verbi al passato. Come dire, sono andato in difficoltà qui per esempio il "mi venivano rivolti" finale si riferisce a un momento di un passato lontano e ci sta, ma il "mi guardava" mi lascia perplesso. Io, consapevole dei miei dubbi, avrei scritto "mi ha guardato". Ti lascio il dubbio. @Kikki
  15. bwv582

    Le ragazze - Capitolo 11 - 2/2

    Mi spiego meglio. Quello che è l'associazione si capisce in tutto il racconto, qui però dopo le storie delle ragazze e la storia della protagonista entra in gioco il ruolo intimo dell'associazione che è quello di camminare sul filo di lana tra il mondo diurno e quello notturno facendo da punto di contatto. Lo dice Roberto in modo diretto ed è un po' un colpo di scena o, come dire, viene percepita come una sentenza che a livello emozionale dà sconforto per via dell'apparente "inutilità contro il sistema". Ha un impatto molto forte questa affermazione secondo me. Questo è un pensiero interessante. Cos'è dunque che "costringe" qualcuno a sperare in un paradiso andando verso l'inferno? (mi è venuto in mente Dante) Credo che la risposta sia ovviamente la miseria. @Kikki
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