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bwv582

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  1. L'anello debole

    Commenti https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37857-una-metamorfosi/?tab=comments#comment-669701 https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37944-the-east-light-blues/?tab=comments#comment-669660 Tag: depressivo, esistenziale L’anello debole La prima fu l’ostetrica. Regalandomi il mio primo abbraccio si accorse di voler essere alle Maldive, magari abbracciata a qualche aitante bagnino e lontana dai soffocanti turni di lavoro dell’ospedale. Non fu turbata dai ghigni degli infermieri che con ogni probabilità condividevano il suo stesso pensiero. Mamma era la più dolce, mi volle più bene della sua stessa vita fin dal primo momento; mi accarezzò regalando questo suo profondo desiderio al mondo. Mio padre, invece, era diverso: toccandomi, si vide avvinghiato all’inquilina del terzo piano, in un amplesso che non lasciava adito ad altre interpretazioni. Mi lasciò subito: uscendo dalla sala operatoria alcuni infermieri gli chiesero il numero dell’affascinante ragazza che viveva sopra le nostre teste. Qui ha inizio la mia storia. Eppure le cose sembravano andare bene, l’asilo e le elementari erano sogni dai quali non avrei mai voluto svegliarmi. Gli altri bambini mi adoravano e si avvicinavano a me, donando al mondo voglia di giocattoli, amicizia e dolciumi. Ero letteralmente coccolato e il mio piccolo cuore sprizzava felicità in quel mare di gioia infantile. Tra gli adulti, a parte mamma, solo nonna non vedeva l’ora di viziarmi. Abbracciandomi e riempendomi di baci, tutti la vedevano giovane e lei non voleva altro che vivere in quel sogno. La realtà non era un sogno, lei morì in preda a qualche male incurabile. Mia madre passò le settimane ad abbracciarmi, rivedendola ancora in vita e, magari, nel fiore degli anni. Mio padre se n’era andato per sempre, con la vicina del piano di sopra. Io crescevo e presto mi resi conto di morire lentamente, giorno dopo giorno. Alle superiori ero un reietto, qualcuno da evitare come la peste. Si era sparsa la voce: chiunque mi sfiorasse, condivideva con le menti presenti la propria debolezza, il desiderio o il sogno più profondo, di qualsiasi tipo. Gli altri non potevano immaginare quanto fosse difficile portare quel peso; ero lo specchio delle debolezze altrui e, nella nostra società, nessuno poteva apparire debole. A scuola cercavo in tutti i modi di tenermi a distanza, per non causare imbarazzi, ma nessuno poteva evitarmi per sempre. La più bella della classe, dopo aver schiacciato la mia testa invece della palla da pallavolo, mostrò agli altri la sua insicurezza e la paura del mondo che nascondeva nel suo aspetto da fighetta. Un altro, notoriamente secchione, mi sfiorò una mano nel passarmi il compito vedendosi in imbarazzo nel dichiararsi a una delicata fanciulla che amava da una vita: i bulli lo aspettarono fuori. A turno, ognuno finì per odiarmi condividendo con il mondo la propria debolezza. Non ultimo il professore di filosofia che, nel riconsegnarmi il compito, ebbe l’ardire di darmi una pacca sulla spalla per congratularsi con me. Non furono in pochi a non ridacchiare nel vederlo amoreggiare in auto con la professoressa di inglese, in un atteggiamento poco consono a chi aveva la ricerca della razionalità e la distanza dalle cose materiali come obiettivo di vita. A macchia d’olio, mi conobbe tutta la scuola. Un giorno in pausa, una ragazza si avvicinò a me, forse per sbaglio, non notandomi tra la folla. Mara, me la ricordo. Avevo imparato il sapore dolce di quelle quattro lettere ravvicinate dal primo istante in cui l’avevo vista. Delicata, timida e un po’ nerd; ogni volta che appoggiavo il mio viso stanco sul braccio, chiunque poteva sapere della mia vita con lei. Quel giorno, tra la folla, me la ritrovai letteralmente addosso. Fu la caduta più bella della mia vita, ma tutti i ragazzi dello spiazzale conobbero quel suo desiderio di fare un servizietto a un belloccio di un’altra classe. Nel sentire gli scherni la vidi fuggire in un angolo e morire dentro. Pensavo fosse stupido prendere in giro gli altri per la loro debolezza, soprattutto nel momento in cui era tutta colpa mia. Mi avviai verso di lei, che piangeva seduta sul muretto davanti al cancello. Io non sapevo cosa dire, la guardavo con gli occhi spalancati dello spaventapasseri qual ero sempre stato. Forse mi sarei scusato, forse avrei cercato di consolarla, forse le avrei offerto in sacrificio la mia vita per pulire quella macchia con il mio sangue... Non dissi nulla, lei mi abbracciò sfogando il dolore per il proprio futuro, presa in giro dal mondo intero, almeno fino alla fine delle superiori. Si consolò nel vedersi altrove, lontano dagli altri e senza più quell’idiota dell’altra classe che, in fondo, era un borioso arrogante. «Perdonami», mormorai a bassa voce. «Occhi come i tuoi non dovrebbero conoscere le lacrime». «No, il mondo va così, chi ha delle debolezze non viene aiutato, ma emarginato. La colpa è mia perché sono un essere umano». «La colpa è mia perché sono vivo». Le accarezzai il viso, donandole l’unico sorriso che avevo fatto nella mia vita dopo gli undici anni. La lasciai lì, dirigendomi verso quei bulletti che ormai erano felici nel prenderla in giro, con gesti osceni. Tra loro, anche quel genio dell’altra classe che non ci aveva pensato due volte ad avvicinarsi dicendole «se vuoi mi spoglio, così fai prima». Ridevano ancora di gusto, rievocando quelle immagini mentali. Quel giorno avevo deciso di toglierle io a forza da loro. Mi scagliai contro di lui senza pensarci due volte dandogli dell’idiota insensibile. Ero troppo esile e poco abituato alla lotta, ottenni solo un abbraccio soffocante da un suo amico, grande il doppio, che mi scaraventò a terra come un ramo secco. Sarebbe finita lì se non fosse che quell’energumeno vide e condivise con gli altri quanto cercasse di nascondere il più possibile sotto la scorza da criminale. Tutti seppero del suo disagio familiare ed economico, oltre a un amore mai ricevuto da nessuno in tutta la sua vita. Ne ebbi compassione, avrei tanto desiderato aiutarlo. Mi beccai un pugno sullo stomaco. Ricordo solo di essermi piegato in due prima di cadere a terra. Non so cosa sputai, ma capii che l’altro continuava a vedere e trasmettere questi sogni al contatto con me. Lui non voleva piegarsi all’ilarità o allo scherno; era destinato a restare forte, a non mostrare debolezze. Mentre ero a terra mi sferrò qualche calcio; li contai, uno per ogni sua debolezza che avevo portato alla luce. Io l’avevo smascherato, era colpa mia, io dovevo pagare. Sentii rompersi qualcosa dentro di me, mentre dell’altro colava fuori dalla bocca, quasi soffocandomi. Avrei desiderato sputare anche l’anima ma ero a terra, tremolante. L’altro aveva cancellato ogni possibile ricordo della debolezza, ma non aveva cancellato me. L’asfalto era freddo e insensibile. Piangevo silenziosamente, incapace di gridare al mondo tutta la voglia che avevo di abbandonarlo per sempre. Un mondo che non mi voleva, che non mi avrebbe mai permesso di essere. Tremavo e basta mentre continuavo a perdere qualcosa dalla bocca che desideravo fosse l’anima. Si avvicinò solo una voce, dapprima confusa. Nessuno voleva chiamare aiuto, in fondo, qualcuno ci aveva pensato a me, magari risolvendo i problemi del mondo, eliminando quel fastidioso specchio dell’anima altrui. Presto riconobbi quella voce, mentre si faceva via via più chiara e isolata dagli altri. Mara si chinò su di me, cercando di vedere se avessi ancora qualcosa nel corpo o se fosse tutto finito. Per prima cosa mi sentì il polso, mostrando che il suo unico desiderio fosse che me la cavassi da quella situazione. Il suo desiderio non era il mio. Mi rialzai a fatica, mentre lei mi stava ancora vicino gridando qualcosa che non volevo ascoltare. Forse "non alzarti" o "chiamo l’ambulanza" o non so che altro. Trovai la forza di tornare in posizione verticale, sicuro di sentire un dolore maggiore rispetto alle fiamme dell’inferno che mi stavano aspettando. Rientrai a scuola, Mara mi seguì tra l’indifferenza generale. Avevo abbastanza forza per spingerla indietro. Mi raggiunse al quarto piano che già ero sul bordo della mia decisione. «Fermati», mi afferrò per un braccio. Si sparse il suo desiderio di salvarmi. «Non andrà così», urlai. Toccai la mia mano sinistra con l’altra, trasmettendo al mondo la mia decisione di farla finita. Forse era così fin dal primo momento, da quando mio padre voleva essere altrove il giorno della mia nascita. Avevo abbastanza forza per spingerla lontano da me. A nulla valsero le sue grida. All’indietro, io volevo guardare il cielo, forse alzando lo sguardo per la prima volta. Ero ancora vivo quando Mara arrivò da me di corsa. Di nuovo in ginocchio, piangendo e imbrattandosi del mio sangue, in attesa dei soccorsi. Continuava a piangere su di me, mentre trasmetteva al mondo il desiderio che mi salvassi. Io non dissi una parola, sfiorai una mano con l’altra e tutti seppero che volevo solo una serena vita per quella ragazza e che non l’avrei mai dimenticata. Non c’era un epilogo diverso per me. Varcando la soglia del mondo, mi parcheggiarono nella hall. Evidentemente neanche i Padroni dei piani alti e bassi non avevano voglia di conoscere i propri desideri o le proprie paure. In quella grande sala, mi fermai in un angolo. Il tempo di rivedere mia madre, morta di crepacuore per colpa mia, che mi veniva incontro. Provammo ad abbracciarci ma non potevamo più farlo. Nello sfiorarsi, i nostri spiriti trasmisero in contemporanea all’universo il desiderio di un abbraccio ormai perduto per sempre. Nota. Spoilerizzo un altro finale scritto insieme alla mia fidanzata nonché beta-reader, il racconto originale è quello sopra.
  2. Una metamorfosi

    Ciao @Huerco, racconto molto interessante che si stava perdendo nella polvere dei cassetti del tempo. Un racconto molto profondo in cui mescoli - secondo me con abilità - l'apparenza di una scena con i pensieri del protagonista e la sua visione del futuro prossimo in cui tale scena non esisterà più. Sono prolisso e non è da me dirlo, ma in alcuni punti trovo spiegazioni un po' fuori luogo, nel senso che divaghi dal racconto ma non nei sogni o nei pensieri dei personaggi, semplicemente aggiungendo informazioni che quasi "sviano". Per esempio qui Dove toglierei tutto ciò che sta dopo "sociale" o, addirittura, "coscienziosa". Ma anche qui dove vai completamente, direi, "altrove", anche se sei più in tema e la frase che ho sottolineato in grassetto (e lasciato nella citazione) è molto graziosa e suggestiva. Sono stato molto colpito qui definendo il padre una persona "deliziosa" in contrasto con un ritratto un po' oscuro con cui inizi il racconto. Mi è piaciuto molto. Apprezzo molto questa frase perché in genere chi resta vicino sbaglia e gli altri si sentono in dovere di parlare dopo e prospettare (poi) soluzioni che si sarebbero rivelate migliori... In modo diverso, in seguito, riprendi e rivedi il tema di questo "sbaglio" nella vita... inoltre lo fai davvero in modo suggestivo. Ma anche questa osservazione la trovo davvero splendida In generale, dovessi esprimermi, posso dire di essere molto contrastato. Il racconto, come detto, presenta spunti molto alti dal punto di vista esistenziale; trasmetti molte emozioni, in uno stile sobrio, non molto carico e facilmente leggibile. Tutto in crescendo, dalla semplice scena del pranzo alla malattia - questo "buio" che usi anche nell'altro racconto della nonna -, ai ricordi, fino alla fine. Quello che voglio dire è che il finale è un po' troppo "normale" e potevi osare molto di più. Provo a specificarmi: il finale in se stesso è molto bello, però alla fine di un racconto del genere passa in secondo piano e/o sembra non essere degno di nota. Non parlo in senso negativo, sia ben chiaro, ma quasi un'esclamazione, un "peccato!". Non trovo refusi degni di questo nome, ti segnalo comunque qualcosa, sperando ti sia utile. Fino alla settimana scorsa facevo uguale perché credevo che nei discorsi diretti ci fosse una certa "autonomia", ma a prescindere se scegli la maiuscola o la minuscola dopo il punto interrogativo (il "risposi" intendo), c'è pur sempre una doppia punteggiatura che ho scoperto essere sbagliata... Non lo fai solo qui, comunque. Secondo me il "lui" può generare un po' di confusione. So che il "lui" è il nuovo amore, ma poco prima usi "lo" e simili per riferirti al padre del protagonista. Come dire, io uso "quest'ultimo" quando sposto l'oggetto umano di riferimento perché mi sembra più chiaro (però più inguardabile stilisticamente... ). Ciao e alla prossima lettura.
  3. Esercizi di stile [ispirato]

    Ti ringrazio molto. Finora comunque c'è da dire che sono tutte belle... sì dai, anche la mia male non è...
  4. La prima cosa

    Aggiungimi alla lista perché di risate me ne sono fatte varie e non una sola... Quello che più mi sorprende è la semplicità della narrazione e il fatto che il racconto sembra essere scritto in modo molto tranquillo e questo, per me, lo rende anche migliore. Ottimo racconto, una piccola e semplice perla da consigliare nei momenti tristi (e ce ne sono!). Aggiungo anche la capacità di permeare il racconto stesso di ironia nelle singole situazioni e/o nei singoli personaggi. Peccato solo questa frase, unita alla capacità del personaggio principale di cogliere i pensieri altrui che poteva essere essa stessa la base per un racconto ironico. ... chissà se ti ho dato l'idea... Il finale, infine, è proprio da sbellicarsi (la frase che ho citato in primis ). Ciao e alla prossima lettura.
  5. The East Light Blues

    Ciao @Macleo, ho letto con piacere questo racconto. Come in altri tuoi racconti che ho letto, sono affascinato dalla personalità che infondi nelle descrizioni, che mi fa pensare a luoghi che ami molto e che vivi intensamente. Un racconto, comunque, molto affascinante, una storia-metafora dell'egoismo e dell'insensibilità del mondo che si rispecchiano nella tranquilla vacanza di un individuo che, oltretutto, non vuole perdere quel suo momento di libertà, voltandosi altrove invece di fare la cosa giusta. Posso immaginare che magari gli dispiace di aver perso il suo divertimento e che cercherà a un modo di rifarsi con altre. Però a lui non cambia molto e, anzi, è convinto di essere a posto con la coscienza e/o di essere migliore degli altri questa frase, in particolare, la ritengo una piccola perla a tal proposito. Anche lo stile narrativo, leggero, vagamente ironico e il "come se nulla fosse" del finale è perfettamente amalgamato con questo significato. Dal punto di vista formale, è un racconto molto gradevole da leggere, in cui ogni tanto usi un lessico piuttosto specifico con naturalezza che aggiunge una piacevole guarnizione. Ammetto di aver cercato "lanca" (=ansa del fiume) e "slamai" (=tolsi dall'amo) sul dizionario. Come altre volte, non trovo molti refusi da segnalarti, i tuoi racconti sono molto curati da questo punti di vista (e io, comunque, resto un semplice lettore ). Ti lascio qualcosa sperando sia utile. In questo caso ti ho segnalato la ripetizione perché è abbastanza vicina e inoltre si nota nella lettura ad alta voce. Volendo il secondo perché lo darei proprio per scontato e lo ometterei. Refuso, la quale. Tra l'altro, usando "la quale" al posto di lui, c'è un gioco di parole con il "qualche" (poco dopo) non proprio simpatico a lettura. Tra l'altro, analogamente a prima, il "qualche" si ripete a breve distanza anche se in modo più nascosto rispetto al perché. Qui l'assonanza non mi è dispiaciuta. Come in precedenza, sono gusti personali. Un doppio spazio. Ciao e alla prossima lettura.
  6. Ciao @cld e grazie per i chiarimenti. Questo non l'avevo capito, credevo che volessi essere molto deferente e/o distaccato... poi mi viene l'ansia per rispondere. In realtà dico in generale, non solo per il "baci", quanto per le frasi molto spezzate e gli aggettivi che per me - non avvezzo alla poesia - in alcuni casi sembrano giusto messi un po' lì. Ripeto che sono gusti personali, quindi non prendere quello che dico in tal senso per scienza infusa. In realtà nella lettura personalmente non mi sono fermato, ma sono scivolato verso un "eè" come fosse scritto di seguito. Mi fido, anche per ignoranza personale: ti ho segnalato quello che ho visto e/o che mi sembrava strano, ma non posso fare molto di più per gli aspetti più strettamente grammaticali o tecnici. Anche questo è vero... ma ho già detto che anche io di poetico non ho nulla, quindi se ti muovo obiezioni o segnalazioni che riguardano aspetti poetici, ignorale allegramente. Grazie anche per l'interpretazione, in questo caso. Sono felice di esserti stato utile. Ciao e alla prossima lettura, per lo scambio reciproco di testi momentaneamente sono impegnato e purtroppo - cioè per fortuna - faccio parte del tessuto produttivo dell'Italia e quello che mi manca è il tempo... "lavorà c'è da lavorà" (cit. di un mio collega)...
  7. Credo sia questo https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/37933-mi-111-fuori-concorso-riflessi-di-palude/?tab=comments#comment-669286 Ciao e alla prossima lettura.
  8. Ciao @cld, premetto che "la guerra di Piero" è un vero capolavoro dal punto di vista di significato. La questione è come viene presa la citazione intera o parziale di una canzone all'interno di un romanzo, ma non sono avvezzo a questioni tecniche e/o formali e/o diritti d'autore, perciò questa domanda la lancio nel vuoto di eventuali tecnici che passano qui a rispondere. Detto questo, avrei messo la citazione in colonna (magari centrata o con un rientro), cioè invece che così così Lungo le sponte del mio torrente voglio che scendano i lucci argentati non più i cadaveri dei soldati portati in braccio dalla corrente... Questo è un parere visivo. Tornando al racconto, come ti ho detto, ti riconosco un'abilità descrittiva e/o evocativa non comune, o almeno che io non posseggo e non possiederò mai Però mi è piaciuto di più il primo frammento. In fondo questo frammento, tolta la canzone della guerra di Piero, resta una vaga evocazione di sentimenti relativi al bacio, soprattutto in questo modo che è una cosa che personalmente mi sta davvero antipatica. Forse non colgo la poesia (come detto), ma questo passaggio ha un sapore di Moccia che non ho mai digerito e non riesco a togliermi... Che poi è strano perché dopo questa cambi completamente genere, scrivendo La mia domanda potrebbe essere: perché prima tamburelli descrizioni così spezzate per poi passare a un finale così delicato e intenso? A prescindere dalla mia antipatia per il suddetto Moccia - i gusti sono gusti eh - non ti sembra un accostamento contrastante? È voluto? Vorrei capire quello che vuoi trasmettere o dove vuoi arrivare con questo contrasto. ______________________ Passando ai refusi, ti segnalo qualcosa che vedo e/o che non mi convince. Premesso che non sono un accanito combattente delle "d" eufoniche (comunque presenti) - le ho imparate qui - però l'esatto contrario credo sia proprio sbagliato oltre che di difficile lettura. Questa non l'ho capita... Qui passi in prima persona singolare dopo una narrazione in terza intervallata da momenti e/o frasi in prima persona plurale. Come detto anche nel primo frammento, mi pongo come lettore, magari non avvezzo alla narrativa non di genere o alla poesia. Però dalla fine del frammento precedente divaghi molto e, almeno io, non riesco a capire dove vorresti arrivare. Forse tutto sarà più chiaro se deciderai di postare il seguito o da commenti successivi più tecnici del mio. Ciao e alla prossima lettura.
  9. Siamo in un forum tra amici direi, quasi una grande famiglia virtuale, il "Vostro" mi sembra esagerato... anzi, per quello che mi riguarda puoi tranquillamente darmi del tu. Per il resto sono stato fin troppo sincero e nemmeno poco spietato se leggi bene! Poi credo che è giusto essere cortesi e spiegare la motivazione del giudizio. E credo sia anche lo spirito dell'officina. Infine... parlo per me! Ciao @cld
  10. Ciao @cld, lieto di leggere e dare un parere a questo tuo primo frammento in officina. Ho ancora negli occhi la reciproca ammirazione per Bach espressa all'ingresso e devo cercare di non farmi influenzare troppo! Innanzitutto mi ha preso molto l'incipit. L'odore di saliva - saliva comunque abbastanza inodore - che cattura l'attenzione, almeno la mia. Non impazzisco per le nubi d'oro, ma quell'odore di saliva ha catturato la mia attenzione. Leggendo ho visto che scrivi in modo molto elegante, utilizzando ampio lessico - ammetto di aver cercato le "suole in para" per esempio - e suggestive immagini come questa In alcuni punti noto qualche incoerenza nei tempi verbali, però come ha detto il buon @AndC - che saluto - credo che rientri nel casi di "proverbi senza tempo" che valgono sempre. Mi limito solo a istillarti il dubbio. Parlo di casi come questo, per esempio però da quando l'anziano, infine, ricorda la sua vita ammetto di andare fuori fase in questo punto di vista. A questo punto urge una premessa: io non sono un appassionato di poesia, né un analista sensato di poesie (nella sezione poesie non ci vado mai). Noto che questo racconto è davvero molto lirico, direi quasi una lirica in prosa, soprattutto in alcuni punti come verso il finale, nel ricordo Voglio dire che comunque mi sono trovato di fronte un frammento - per me - molto complesso. Hai optato, come detto, per scelte sintattiche molto alte - non nego l'ignoranza personale e il fatto che molti termini li ho cercati - oltre che per periodi parecchio "pensati", brevi che non facilitano una lettura che ho trovato difficile. Parlo comunque per me, da lettore, ammetto di aver fatto fatica... ma che ne è valsa la pena perché molte immagini sono davvero belle da leggere e assaporare. Questa, per esempio, molto intensa (e angosciante aggiungo). Immagine astronomica interessante, ma mi permetto di suggerire Keplero/Newton (le orbite, la velocità di fuga...) o addirittura Einstein (relatività, buchi neri). _______________________________ Ti segnalo qualcosa che non mi convince e/o qualche refuso. Per i refusi ok, ma per il resto, prendili come parere da lettore per spunti utili. Intanto ti faccio la stessa domanda che hai posto a me - non pensare chissà cosa, è una casualità. Intuitivamente penso che il soggetto a cui si riferisce il "gli" sia "la notte". Però hai iniziato in modo impersonale ("si iniziò...") quindi ho qualche dubbio. Per il resto, secondo me ci sta la ripetizione "un ragazzo" perché ti stai focalizzando su quel ragazzo. Tra l'altro sarei andato a capo a fine frase prima di "Camminava, impaziente" per aumentare un po' la "tensione"... come hai visto, lo faccio spesso quando ho questa idea. A lettura è meglio senza la "A" iniziale. Non capisco cosa intendi con "l'abitudine alla vicinanza", se una vicinanza geografica oppure affettiva. Ti ho "troncato" un po' la frase in alcuni punti per andare avanti come all'inizio: in fondo inizi con "figura acerba" e non "una figura acerba"... Una sorta di lettura omogenea potrei dire. Credo ci siano problemi con le virgole: più di una volta mi hanno detto che anch'io ho problemi con le virgole quindi intanto ti instillo il dubbio... Qui non credo che va la virgola. Personalmente quando mi trovo in una situazione dove voglio ampliare un contrasto rispetto a un'attesa, uso "ma" o "invece". Nonostante usi uno stile non proprio semplice, ti segnalo lo stesso il "con i" al posto di "coi". Per come sei stato elegante questa similitudine mi sembra un po' bassa. Forse "pesanti come piombo" è un'immagine troppo usata, ma comunque mi sembra migliore degli sputi. Sopra di lui. Nel? Qui sarei andato a capo per risaltare il "non arrivò nessuno". Immagino qualche refuso di impaginazione (magari prima andavi a capo). Idem sopra. Forse hai troncato in modo un po' brutale qui. Ciao e alla prossima lettura.
  11. L'investigatore provato

    Di nulla, è stato un piacere, @luca c.. Il mio nick, effettivamente, non è proprio felice l'ho scoperto loggandomi da cellulare... Per la scena della tangenziale, giusto perché mi è parso davvero troppo ingenuo, ma concordo che sia fantastica come per altre scene descritte - la malva non l'avevo citata. Ciao e alla prossima lettura.
  12. L'investigatore provato

    Per me è un ottimo racconto @luca c., molto piacevole da leggere e divertente in vari punti a cominciare dal titolo (quest'ultimo da metà racconto in poi... ). Ci sono scene davvero molto divertenti, tra tutte l'equivoco delle paste in discoteca per non parlare dell'incipit e dell'inizio dell'avventura del nostro investigatore Se poi devo proprio cercare il pelo nell'uovo, posso dirti che qui non mi sembra molto convincente la risposta di Armando. Sembra davvero troppo ingenuo (ma d'altra parte pensando alla scena delle "paste"... ), per com'era il racconto immaginavo che lo avesse mandato al diavolo dopo questa "proposta". Il finale è davvero ottimo, anche se queste due righe potrebbero essere di troppo però è un gusto mio, l'avrei fatta finire con la scoperta dell'investigatore imbranato da parte della sua "vittima". Ciao e alla prossima lettura.
  13. I racconti della Quarta Luna - quarto ciclo

    Complimenti ad @AdStr e @Nerio! ... entrambi dei bei racconti... ma se fossi stato un albero avrei votato @AndC (a cui dedico la punteggiatura di questa frase)...
  14. La tassa sui sogni

    Ciao @Floriana e grazie mille per esserti soffermata su questo racconto. Come ho detto, posso dire che magari "si nota" che domenica scorsa ce l'avevo con la politica... Perché nei due esami di numero che ho fatto di diritto si diceva sempre che "Legislatore" (così come "Stato", "Regione" e altre "entità" intese come tali) andavano con la maiuscola. Pena: un voto di meno... Ti ringrazio davvero molto per il parere che mi hai dato e il "benvenut@ sognatore" è proprio questo scritto rigorosamente con la chiocciola... che secondo me fa un po' troppo "sogno"... Ciao e grazie ancora!
  15. [MI 111 - Fuori concorso] - Il mercato dell'amore

    Ti ringrazio per la risposta e per l'utile approfondimento @AndC, tra l'altro (più per l'inizio che per il grassetto, intendo per il pensiero condiviso) Più che altro non riesco ancora a credere ai miei occhi (ne servono tre di emoticon perché detto da te ...) Prima comunque sono stato volutamente cattivo e puntiglioso, ora mi fermo, torno me stesso e ancora i miei complimenti per la tua capacità di "evocare immagini" con molta eleganza narrativa (cosa che ti dico dall'entomologo). Poi se non ci si capisce niente nella narrazione, è un altro paio di maniche... Ciao e alla prossima lettura.
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