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GiuliaShumaniTutanka

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  • Compleanno 12/09/1989

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  1. GiuliaShumaniTutanka

    Dal 1975

    @Lorenzo_rescigno ciao! È molto corto e si concentra sull’odio dello squalo perché era un esercizio per un corso di scrittura in cui dovevamo narrare qualcosa dal punto di vista di un cattivo stereotipato in massimo 2000 battute. Non sapevo della sezione frammenti, grazie per l’informazione. Ho avuto a che fare con la salvaguardia degli animali certo, sono vegana da 12 anni. Gentilissimo per i commenti positivi, grazie di cuore.
  2. GiuliaShumaniTutanka

    Dal 1975

    Deve avervi fatto proprio schifo questo racconto eh 😅
  3. GiuliaShumaniTutanka

    Dal 1975

    Se ne dice di ogni sul mio conto. Aggressivo, pericoloso, inquietante. Ma perché invece, non parliamo un po’ di voi? Siete sudici, impiccioni e soprattutto invadenti. Venite in casa mia di continuo, senza essere invitati, e poi cosa pretendete, che uno non reagisca? Beh ma tanto che vi parlo a fare? Qui è tutto vostro no? Anzi, da tutte le parti è tutto vostro. Sta di fatto che voi per me non siete così speciali quanto credete. Sono menzogne che vi raccontano dal 1975. E come degli sciocchi avete abboccato, facendovi un’idea completamente sbagliata. Io sto per i fatti miei e faccio quello che devo per arrivare ai quarant’anni, e credetemi, con voi sempre tra i piedi l’impresa è alquanto ardua. Avete il coraggio di dire che incuto timore, ma fidatevi, nel posto dove vivo, quelli che fanno paura siete voi. Ma bando alle ciance, buttiamo giù un po’ di numeri, e vediamo di farvi apprendere qualcosa, razza di zucche vuote. Italia, ci siamo visti diciotto volte di cui quattro finite male per voi, ma d’altronde, errare non è solo umano, quindi poche chiacchiere. Tra il 1876 e il 2010, ci siamo visti 244 volte. Cioè dai, stiamo scherzando? È pochissimo. Altri dati disponibili (sì cari miei, basta leggerli, è gratis) dicono che durante il corso della vostra vita, avete una possibilità su cinque di morire di infarto, una su sette di tumore e una su ottantaquattro di incidente stradale. Cose che vi procurate più o meno da soli. Ah, giusto, non v’ho detto quante sono le possibilità che sia io a uccidervi. Tenetevi forte. Una su tre milioni. Avete capito bene, una. Quanti tipi come me invece sono morti per mano vostra? Questo dato non c’è, ma c’è quello dei sopravvissuti. In tutto il globo siamo rimasti solo in 3.500. Quindi cari, per citare il mio amico Peter Benchley, “L’uomo è molto più pericoloso per lo squalo bianco di quanto lo squalo bianco non sia per l’uomo.”
  4. GiuliaShumaniTutanka

    Dolcetto o scherzetto?

    Ciao @Kikki, Ho letto il tuo racconto fino in fondo sperando in un colpo di scena o in una sorta di morale (per bambini) che però non è arrivato. Mi è dispiaciuto perché questo mi ha portato a pensare che né i personaggi né la storia possano rimanere impressi. Magari aggiungere qualche particolare descrittivo o qualche passaggio che spieghi un po’ meglio la loro identità (soprattutto i genitori) per centrare le loro azioni nel racconto. Ci sarà un motivo perché questa bambina è l’unica che non può uscire no? Ho trovato anche un po’ troppo ripetitivi i suoni, personalmente taglierei qualcosa. Il lessico è semplice e diretto, e questo calza per l’obiettivo che ti eri (credo) prefissata, ma non riesco comunque a trovare i passaggi incisivi. Sembra un esercizio fatto più per dovere che per ispirazione. La parte positiva è sicuramente l’assenza di refusi e la padronanza della grammatica. Tutto questo per dirti che sono sicura che con un po’ più di cura e magari un finale diverso o un piccolo colpo di scena, quello che hai scritto può passare da un semplice racconto scorrevole per bambini a una storia che rimane vivida, e perché no, che insegna qualcosa al piccolo lettore.
  5. GiuliaShumaniTutanka

    Lettere a mio padre

    @Milarepa grazie per aver capito.
  6. GiuliaShumaniTutanka

    Lettere a mio padre

    Ciao @Ton, cerco di chiarire i tuoi dubbi. La scena iniziale l’ho già modificata, anche se credevo si capisse da quel “prima” che il tutto non stava succedendo dentro il cimitero. La questione dell’uso della parola “papà” modificata poi in “Marco” deriva dal fatto che io uso nella realtà entrambi gli appellativi per rivolgermi a lui quando ne parlo scrivo. La frase finale infatti, “a tutto l’amore ecc” l’ho scritta su un foglio quando ho appreso della sua morte. Essendo quindi il racconto autobiografico, non penso si possa parlare di esagerazione, o di cliché. Io mi sono limitata a scrivere la storia della mia vita e tutte le sensazioni orrende che quell’uomo mi ha fatto provare, e fidati, ne ho omesse anche di peggiori. La questione che tu sollevi dicendo che lui fosse cattivo per il gusto della cattiveria non la capisco. Un uomo che picchia una donna non è quindi un mostro cattivo? Davanti alla figlia di sette anni per giunta. Al di là di questo mi ha fatto piacere averti trasmesso qualcosa visto che all’inizio dici che per te è complicato provare empatia. Quindi grazie.
  7. GiuliaShumaniTutanka

    Lettere a mio padre

    Ciao @Ilaris. Grazie per tutte le segnalazioni, sono ben accette visto che appunto devo inviare per un concorso che ritengo importante. Cerco di spiegarti il mio punto di vista per quello che non ti torna. Ho optato per tante lettere che spiegano momenti diversi, perché se il racconto diventerà realmente un cortometraggio il messaggio deve essere contenuto in soli venti minuti, e mi sono immaginata l’attrice seduta sulla panchina che scrive tutti i passaggi infanzia/adolescenza. Per quanto riguarda il passaggio dello psicologo, ho scelto di scrivere esattamente ciò che ai tempi è stato detto a me. È una cosa che mi disse rapportata al mio modo di essere quando avevo solo diciotto anni, la storia è autobiografica, e ahimè, anche la storia del cane e della menzogna, per me è stata realtà. Grazie ancora per la lettura 😊
  8. GiuliaShumaniTutanka

    Lettere a mio padre

    Ciao @Pincopalla, intanto grazie mille per aver letto; cerco di spiegarti. Sono stata contattata su Wattpad da un gruppo di ragazzi che cercano storie per girare dei cortometraggi. Hanno messo un sacco di paletti: non usare sempre i soliti argomenti (droga, bullismo ecc), personaggi adolescenti, storie con un messaggio di fondo è indovina un po’? Ambientate all’aperto. Quindi cosa ho fatto, ho scritto la storia e poi ci ho infilato a forza la frase del campo dei fiori. Anche io avevo il dubbio che fosse fraintesa, e adesso che ne ho la certezza la modificherò.
  9. GiuliaShumaniTutanka

    Lettere a mio padre

    Ciao Papà, Sono in questo campo di fiori, e sto per raggiungerti, ma prima, prima devo scriverti queste lettere. Mi ricordo che quando avevo otto anni e tu e la mamma vi siete separati, il giudice disse che io e te potevamo stare insieme solo il sabato e la domenica. Erano i miei due giorni preferiti della settimana e vivevo tutti gli altri nella spasmodica attesa di poterti riabbracciare. Ciò di cui non mi rendevo conto però, era che a te non importava poi molto. Tante sono state le volte in cui hai infranto promesse. Quando avevi di fianco il bicchiere empio di Coca Cola e gin, io diventavo invisibile, e questo succedeva spesso in effetti. Ciao Papà, I film horror che mi facevi vedere hanno segnato la mia infanzia e mi hanno traumatizzato a tal punto da recarmi disturbi del sonno e paura a dormire da sola fino all’età di diciotto anni. Ciao Papà, Ogni volta che eri ubriaco e hai picchiato la tua fidanzata davanti a me, mi hai terrorizzato. Mi ricordo ancora quella notte in cui a soli nove anni fui costretta a telefonare alla nonna per farmi venire a prendere. Mi sentivo di vivere in un incubo. Ciao Papà, Quando mi hai detto che avevi dato via il cane per farlo vivisezionare ho pianto. La nonna mi ha poi raccontato che erano solo menzogne, e che tu eri solito raccontarle per godere della sofferenza che ne derivava. Ciao Papà, Il giorno del mio diciottesimo compleanno, erano ormai nove anni che non avevo più nessun tipo di rapporto con te. È stato lo stesso anno che sono finita dallo psicologo, nella speranza che lui potesse colmare i vuoti che tu avevi lasciato. Mi disse una cosa che mi rimase impressa: “Hai solo diciotto anni, ma dimostri l’età mentale di una cinquantenne. La tua situazione genitoriale ti ha portato a crescere più in fretta del previsto.” Ciao Papá, Ho ventitré anni e sono in cura da una psicoterapeuta perché soffro di ansia e di attacchi di panico. Ho un’ossessione per il controllo. Mi ha detto Margherita, (così si chiama la dottoressa) che vedere te che picchiavi la tua fidanzata mentre io cercavo in tutti i modi di non farvi innescare una lite, può aver inciso sulla mia mania del controllo. Ciao Papá, A Londra mi sono tatuata un ragno sulla coscia. Era uno dei tuoi animali preferiti, e nonostante tutta la sofferenza che mi hai causato, volevo qualcosa che mi legasse a te, che prima della separazione con la mamma, eri il mio eroe. Ciao Papá, Questa è l’ultima lettera che scrivo, o forse no. Sono davanti a te adesso, mi sono lasciata il campo di fiori alle spalle. Quindici anni senza vederti sono ormai passati, e io adesso sono una donna. Vivo alla giornata tenendomi stretti i miei sogni e i miei obiettivi. Ogni delusione, e ogni dolore della vita li ho superati con le mie forze, senza chiedere aiuto a nessuno. Come ti ho già raccontato sono stata in cura da dei dottori, questo è vero, ma la vera forza per andare avanti l’ho sempre trovata dentro me soltanto. Dopotutto, se tu non c’eri, a chi altro avrei potuto affidarmi? Mamma mi dice spesso che tu vivi in me. E qui, davanti alla tua tomba, mi rendo conto che non ci sia niente di più vero. Non ho pianto quando ho saputo della tua morte. Perdere un padre a soli venticinque anni può sembrare una cosa tragica per una qualsiasi persona della mia età che ha avuto una bella famiglia, ma per me è stato tutto diverso. Non ci sei più, e con te è morta anche una parte di me. Sono venuta qui a lasciarti queste lettere, in cui c’è scritto tutto ciò che non potrò mai dirti. A te Marco, a tutto l’amore che avrei potuto darti, a tutto l’amore che avresti potuto darmi. Addio.
  10. GiuliaShumaniTutanka

    [MI 140] Quel Diavolo Di Valda Vaccaro

    *due ragazzi
  11. GiuliaShumaniTutanka

    [MI 140] Quel Diavolo Di Valda Vaccaro

    @fkafka avrei dovuto scrivere: quando i tuoi ragazzi “STRAPPARONO” il necrologio, e non “ebbero finito con la signora”. Avete ragione, così sarebbe stato chiaro a tutti. Uff 😩😔
  12. GiuliaShumaniTutanka

    [MI 140] Quel Diavolo Di Valda Vaccaro

    @Ippolita2018 ciao e grazie per essere passata. Mi dispiace che non si sia capito chiaramente il finale; non l’ho detto esplicitamente per non rovinare l’effetto “sorpresa”. Grazie per le segnalazioni.
  13. GiuliaShumaniTutanka

    [MI 140] Quel Diavolo Di Valda Vaccaro

    @Edu ciao grazie per i consigli sui dialoghi, ne trarrò insegnamento. Cavolo mi dispiace che tu non abbia goduto del “colpo di scena” finale. Credevo che con la frase dei ragazzi che strappano il necrologio, il senso fosse chiaro
  14. GiuliaShumaniTutanka

    [MI 140] Più o meno come fa un piccione

    Sono totalmente d’accordo con Alba360. All’inizio credevo che il piccione grigio e nero avesse portato l’ultimo arrivato in un posto pericoloso fingendo amicizia. Si sa che a volte gli ultimi arrivati sono tutt’altro che graditi. Il susseguirsi degli eventi mi ha tenuto attaccata al racconto senza annoiarmi mai. Nota di merito per il finale, che in appena due righe spiega alla perfezione il volto spiacevole dell’ignoranza umana che ci portiamo dietro, ahimè, dall’alba dei tempi.
  15. GiuliaShumaniTutanka

    [MI 140] L'estraneo

    @Komorebi ciao. È la seconda volta che ti leggo questa settimana e ne sono contenta. Anche questo racconto mi è piaciuto. La scena in cui si armano per andare ad uccidere l’estraneo/stregone/ladro/assassino ecc ecc mi ha ricordato quella in cui nella bella e la bestia quel branco di ignoranti va alla carica solo per sentito dire. Bello il messaggio che c’è dietro. Come diceva Macleo, niente di nuovo, ma comunque fa riflettere, il che non è poco.
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