Vai al contenuto

Kikki

Moderatore
  • Numero contenuti

    4.033
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    6

Tutti i contenuti di Kikki

  1. Su segnalazione di @Eudes Concorso gratuito Prove generali di solitudine è un Concorso di scrittura teatrale atipico perché avrà la durata di due mesi (maggio/luglio) e sarà composto da quattro diverse fasi autonome con cadenza bisettimanale (secondo il calendario incluso nel regolamento). Ogni due settimane, Carrozzeria Orfeo proporrà ai partecipanti una parola chiave fortemente inerente all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo e sulla quale gli autori dovranno scrivere, un punto di partenza per liberare la fantasia. Gli stimoli non mancano. Siamo ormai costretti a confrontarci quotidianamente con parole/slogan che anche nella loro tragicità portano in dote innumerevoli spunti comici: Contagio, Solitudine, Complottismo, Eroi, Pandemia, Vaccino, Reclusione, Prigionia, Ordine mondiale, Andràtuttobene, Balcone sono solo alcune delle parole chiave che negli ultimi mesi hanno creato una sorta di nuova “cosmologia” delle nostre vite, entrando forzatamente nella nostra testa e “colonizzando” il nostro cervello che sembra non riuscire a pensare più ad altro. Qui tutte le specifiche
  2. Kikki

    Il bosco, il pazzo e il bradipo

    L’odore di terra è così intenso che mi sembra di avere la testa dentro un buco, le cicale friniscono furiose e il calore sulla pelle è pesante come un macigno. Oltre alle cicale non sento altro. Sono andati via. Apro gli occhi senza muovere un muscolo, sopra di me si apre un triangolo di cielo circondato dai rami scuri. Gli aghi di pino mi pungono la pelle attraverso il costume e la maglia di cotone. Fanno il solletico. Piego piano le dita delle mani e dei piedi, scricchiolano come vetri rotti, ma sembrano intere; mi rendo conto di aver perso le ciabatte. Giro la testa per cercarle, ma vedo le stelle dal dolore. Una guancia e le labbra pulsano bagnate come una lampadina in fin di vita. Non sono riuscito a difendermi nemmeno questa volta. Fra e Ste sono saliti dalla spiaggia correndo tra gli alberi. «L’ha ucciso il padre di Pietro,» ha detto Fra. «L’ha buttato in mare e quello è affogato.» «Affogato morto?» ha chiesto Stefano. «Conosci qualcuno affogato e vivo, scemo?» «Mica hanno trovato il corpo». «Lo sta cercando tutta l’isola, ma lo troveremo prima noi, e manderemo Michele in prigione!» risponde Fra. Mi ha tradito la maglia rossa che avevo infilato in cintura. Nascosto sotto il corbezzolo li ho guardati aggirarsi alla ricerca di qualcosa. Hanno trovato me, pietrificato tra le foglie e con il cuore che batteva tanto forte da farmi scorrere litri di sudore ghiacciato sotto le ascelle. Nel tempo di un sogghigno mi hanno portato via la maglia. Quando ho tirato su i pugni hanno riso più forte e mi sono venuti addosso. Non c’era bisogno di picchiarmi in due, mi avrebbe atterrato anche uno solo; perché sono grasso, sono un ciccione schifoso e lento. Un bradipo ciccione, dice Fra. Mi alzo a sedere lento come il nonno e gli aghi mi infilzano come fossi su un filo spinato. Alzati, Pietro. Lo ripeto mille volte in testa finché la voce mi esce in un sussurro che diventa un grido. Ma non ci riesco. Tanto, a cosa servirebbe? L’unica cosa che prova che mio padre non è un assassino è perduta e i bradipi ciccioni non recuperano ciò che gli viene rubato perché sono dei buoni a nulla. Piango forte, la ciccia trema e le lacrime si confondono con il sudore. Papà verrà buttato in prigione, se avessi portato la maglia questa volta mi avrebbe detto bravo. Torno a sentire le grida di papà, rivedo la sagoma lunga e nera che si butta in mare dalla barca di Stelio, si avvicina con poche bracciate a quella di papà e cerca di salire. La barca si inclina verso l’acqua, papà barcolla, la sagoma diventa un mezzobusto coperto da una maglia rossa con un surfista bianco mentre cerca di issarsi a bordo. Papà si raddrizza e stacca con forza le mani della sagoma dal bordo della barca. La sagoma sparisce sott’acqua, riemerge e urla che papà lo ha ucciso, poi scompare a nuoto oltre l’imboccatura del porto. Mio padre non è una persona gentile, fa piangere spesso mamma e me. Ieri sera, quando ha sbattuto la porta di casa, sono andato a consolare mamma che singhiozzava piano rannicchiata nell’angolo dove finisce ogni litigata. Ma lei mi ha dato uno schiaffo, così ho sbattuto la porta anche io. Quando sono arrivato al porto, papà era già sulla Nina pronto per uscire a pescare, ho sentito che urlava qualcosa a un tizio sulla barca di Stelio, ma che non era lui. Troppo alto e magro, troppi capelli e vestito da giovane. Tiro giù la maglia che la mia pancia sporgente spinge su. Non l’ha ucciso, ma quello è scomparso, mio padre è l’ultimo ad averlo visto e Fra dice a tutti che è un assassino. Mi lascio cadere all’indietro e una pietra mi graffia la schiena: se potessi trovare quel ragazzo prima degli altri. C’è profumo di resina appiccicosa e di terra secca e calda. Alla fine mi decido, anche i bradipi si muovono, e anche i ciccioni. Scendo verso la spiaggia tagliando tra gli alberi; di cosa ha bisogno uno che esce dal mare dopo aver nuotato tanto? Ma poi, come si fa a sapere che ha nuotato tanto? Io avrei sete da morire, fame di sicuro, e sonno. Dove andrei se fossi uno straniero che conosce poco l’isola? Il bosco di solito mi protegge, mi nasconde, invece oggi gli alberi scricchiolano come se volessero segnalare la mia presenza a qualcuno; si sta alzando il vento. Mi guardo in giro cercando di ignorare le grida del legno. Se il ragazzo ha continuato a nuotare nella direzione in cui l’ho visto andare, potrebbe essere arrivato alla spiaggia qui sotto. Come si scompare in un’isola piccola come la nostra? Una nuvola cancella il sole e abbassa la luce, l’aria diventa pesante di umidità trattenuta, le cicale ammutoliscono come se fossero morte tutte nello stesso istante. È tutto silenzioso e immobile. Mi chiedo se quel tizio sia affogato come dice Fra. Com’è un morto affogato? Com’è un morto in generale? «Se è affogato non può essere nel bosco!» Lo ripeto mentre muovo i piedi piano per non far scricchiolare niente, lo sguardo che corre di qua e di là; le cicale ripartono tutte insieme e mi sparano il cuore nello stomaco e poi dritto nelle orecchie. Il sole ancora non si vede e l’aria mi si appiccica alla pelle come miele. Se il ragazzo è uscito dal mare è passato per forza dal bosco. Sudo così tanto che sono bagnato come se avessi nuotato vestito. Mi appoggio a ogni albero ala ricerca di fiato, poco dopo ho le mani impastate di resina e corteccia; mi fermo per spazzarmele sui pantaloncini e la vedo. La casa dei tedeschi! Ecco dove potrebbe essersi nascosto. La casa è vuota quest’anno. I tedeschi di solito arrivano in primavera e ripartono a Natale, non parlano con nessuno e non sorridono mai, stanno sempre chiusi nella loro proprietà, nessuno li conosce davvero. Si dice che lei sia una pittrice pazza e che abbiano una cantina strapiena di tesori nazisti. È deciso. La casa: è a pochi metri dalla spiaggia, ma ancora in mezzo al bosco. Se non fosse per i tedeschi sarebbe la casa dei miei sogni. In quel momento sento delle voci provenire dal mare, mi piego e mi nascondo dietro al corbezzolo. «Se quello ha nuotato tutta la notte deve essere qui per forza,» sta gridando Fre. «Vai a guardare nella grotta.» «Tu dove vai?» «Controllo di nuovo la spiaggia.» «La spiaggia è vuota si vede benissimo anche da qua.» «Vacci tu nella grotta, la spiaggia la controllo io.» «hai paura?!» «Ce l’hai tu paura, scemo, se no ci andavi subito nella grotta.» «E allora ci vado, sai che ci vuole.» Non ci avevo nemmeno pensato alla grotta. Ma se uno esce dal mare tutto bagnato, stanco, con sete, fame e sonno, dove va? In una grotta o in una casa disabitata? Gli altri gironzolano per la spiaggia, Fra è scomparso dietro gli alberi, sicuro che è già entrato perché Stefano si butta in mare. Mi giro e cammino veloce verso il muro di pietra della casa, mi arriva al petto. Mi arrampico e lo scavalco e giuro che inizierò a fare ginnastica. Mi asciugo il sudore dalla faccia e corro verso la casa senza pensarci. Se ci penso torno indietro. Mi attacco alla parete sotto il terrazzo e guardo verso l’alto. Le cicale si azzittiscono di nuovo e il mio cuore le segue, ripartono loro e riparte pure lui. Qualcosa scivola freddo sui miei piedi. Volto lo sguardo verso il basso con lentezza. Il rubinetto del giardino sgocciola, è stato chiuso male. Butto un’occhiata alla spiaggia; Ste galleggia ancora facendo il morto. Di Fra non c’è traccia, cosa sta facendo tutto questo tempo dentro una caverna grande come camera mia? Mi stacco dal muro, mi infilo tra le piante della recinzione e guardo giù. Fra corre fuori dalla grotta. Dalla paura cado a sedere per terra. «Vieni a vedere, scemo fifone!» Mi tiro su in fretta e seguo i gesti del suo braccio per chiamare il suo amico che scatta come al solito quando lui chiama. Buttati e quello si butta. «Scemo,» sussurro. Ma lo so che mi butterei anche io. Non devono trovarlo prima di me. Mi ripeto che il tizio non ha motivo di essere nella grotta, e se Fra avesse trovato il… corpo? Però, vivo o morto, l’avrebbe visto subito, non ci avrebbe messo tanto. Lascio il riparo delle piante mentre Ste corre verso la grotta e Fra sembra ancora più alto sullo sfondo nero dell’entrata. Ste si ferma e scruta da questa parte. Non può vedermi, mi dico, le piante e il muretto sono troppo alti, se vede qualcosa è solo una testa, non può riconoscermi da lì. Si stanca e raggiunge Fra, scompaiono insieme dentro la grotta. Corro sul retro della casa da dove partono le scale e salgo sul terrazzo. Un ragazzo nudo e magro come uno stecco è sdraiato a terra con la faccia verso il muro. Gli vedo le ossa che sembrano voler bucare la pelle; ha i capelli scuri e ricci aggrovigliati e pieni di alghe. I piedi e le gambe sono rigati di sangue secco dai tanti tagli che gli vedo ovunque. È vivo o dorme? Immagino dovrei avvicinarmi per scoprirlo. È lui per forza, avevo ragione quindi, chi altro dormirebbe nudo in una casa disabitata se non un pazzo che tutti danno per morto? Lancio un’occhiata veloce verso la spiaggia ancora deserta, tenetevela pure la maglia, penso con un brivido di emozione. Come lo trasporto in paese? Per un momento mi vedo a trascinarlo su per il bosco fino alle case, la gente esce nelle strade e tutti mi applaudiscono; Fra e Ste sono in un angolo a rodersi il fegato e a incolparsi l’un l’altro; mio padre viene verso di me sorridendo e tiene mamma per mano... «Chi sei?» Sobbalzo dallo spavento. Il tizio si è girato verso di me e mi guarda. La bocca mi si è seccata così tanto che fatico a staccare la lingua dal palato. «Pietro.» Vorrei avvicinarmi, ma ho le gambe pesanti come tronchi e i piedi hanno infilato le radici tra le piastrelle del terrazzo. «Vai a casa, Pietro.» Il tizio si mette seduto a fatica, infila una mano nel cespuglio che ha sulla testa e gratta, lento e ritmico. Poi passa alle braccia, con movimenti che ti fanno pensare possa fermarsi da un momento all’altro. Stacco un piede dal pavimento tirando con tutto me stesso, stacco anche l’altro e mi avvicino di mezzo centimetro al naufrago, scomparso, pazzo e non cadavere. «Come ti chiami?» Non mi guarda e continua a grattare, non riesco a scollare gli occhi da quelle unghie che scavano righe rosse. «Giorgio.» «Tutti pensano che mio padre ti abbia ucciso, devi venire in paese e dire che lui non ha fatto niente di male.» Giorgio continua a grattarsi scrutando la sua pelle come se cercasse qualcosa, mi sporgo per vedere meglio, ma non c’è niente. «Stai male? Ti serve un dottore?» Giorgio apre le gambe, nudo com’è, e gratta. Guardo da un’altra parte e poi di nuovo lì e poi gli alberi. «Ti posso aiutare, chiamo il dottore.» Tiro fuori il cellulare dalla tasca del costume e sblocco lo schermo. Giorgio alza la testa di scatto e in un istante è in piedi, alto e secco come un albero morto, una cortina di capelli e alghe gli nascondono il viso. Si butta su di me, non sono sicuro se cado perché mi spinge o solo dalla paura improvvisa che mi chiude la gola e non mi lascia gridare. Mi sorpassa correndo e zoppicando allo stesso tempo e scompare giù per le scale. Mi sollevo stringendo il telefono e scatto due fotografie di un uomo nudo che scompare tra gli alberi. Ce l’ho fatta, penso ansimando. Dovranno bastare.
  3. Kikki

    [Correttore di bozze] Antonio Dimitri Gioia

    @Antonio Dimitri Gioia benvenut, vedo che questo è il tuo primo post. Ci piacerebbe che i nuovi iscritti si presentassero in Ingresso prima di interagire con il resto del forum. Ti lascio qui il link diretto alla sezione Ingresso.
  4. @lore.m_ipsum benvenuta, vedo che questo è il tuo primo post. Ci piacerebbe che i nuovi iscritti si presentassero in Ingresso prima di interagire con il resto del forum. Ti lascio qui il link diretto alla sezione Ingresso.
  5. Kikki

    Rina Edizioni

    Nome: Rina Edizioni Generi trattati: http://rinaedizioni.it/chi-siamo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://rinaedizioni.it/contatti/ Distribuzione: http://rinaedizioni.it/contatti/ Sito: http://rinaedizioni.it/ Facebook: https://www.facebook.com/edizionirina/
  6. Kikki

    Brè Edizioni

    Hai ragione @La*cla per quanto riguarda il tuo post, perdona la mia distrazione
  7. Kikki

    Edizioni Centro Studi Erickson

    Nome: Edizioni Centro Studi Erickson Sito: https://www.erickson.it/it/ Catalogo: https://www.erickson.it/it/cataloghi/ Modalità di invio dei manoscritti: https://www.erickson.it/it/pubblica-con-noi/ Distribuzione: https://www.erickson.it/it/dove-siamo/ Facebook: https://www.facebook.com/EdizioniErickson/
  8. Partecipazione: libera e gratuita. Scadenza invio manoscritti: 04 aprile 2020 (a mezzo e-mail). Premiazione: 21 maggio 2020. Promossa da: Associazione Baffo John Potter, con il patrocinio Del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna. Giuria: Marcello Simoni (autore, tra l’altro, del bestseller “L’abbazia dei cento delitti”), Camilla Ghedini, Mirna Bonazza, Eleonora Rossi, Veronica De Simone, Elena Venturoli, Simonetta Sandra Maestri (presidente dell’Associazione Baffo John Potter). Tema: libero (sono ammessi tutti i sottogeneri del fantasy, compresi fantascienza e horror, purché ambientati “al di là della realtà [si veda regolamento]). Opere ammesse: inedite, comprese tra le 20 e le 30mila battute, spazi compresi. Premi: pubblicazione delle opere selezionate in un’antologia di racconti. I vincitori verranno premiati con un diploma di partecipazione e tre copie gratuite dell’antologia finale. Note: la proprietà letteraria resta all’autore, non è previsto obbligo acquisto copie. Pagina FB con ulteriori informazioni
  9. Kikki

    Biblioteca dei leoni editrice

    Nome: Biblioteca dei leoni editrice Generi trattati: http://www.bibliotecadeileoni.com/chi-siamo/ Modalità di invio dei manoscritti: http://www.bibliotecadeileoni.com/nuovi-talenti/ Distribuzione: http://www.bibliotecadeileoni.com/contatti/ Sito: http://www.bibliotecadeileoni.com/ Facebook: https://www.facebook.com/bibliotecadeileoni/
  10. Kikki

    Brè Edizioni

    @Nio59 @La*cla @Daniele Aiolfi questa discussione è per parlare delle esperienze dirette degli utenti con la CE Brè, tutto il resto, per quanto possa essere interessante, qui è fuori luogo e allunga la discussione senza ragione, rendendo la cosultazione più difficile per chi cerca informazioni su questa Casa Editrice. Vi prego di cercare la discussione più idonea ai vostri discorsi e di continuarli in quella sede o via MP, ma non qui. Grazie per la collaborazione
  11. Kikki

    Ciao

    Oh, chiedo perDono
  12. Kikki

    un saluto a tutti

    Benvenuto @Emanuele72, in bocca al lupo per il tuo libro
  13. Kikki

    Ciao

    Benvenuto dall'altra parte della barricata @afe non siamo così estremi, dai, prima dei calci avvertiamo Buona permanenza
  14. Kikki

    Mi presento

    Benvenuta @Booyun sporcarsi le mani è sempre la maniera migliore Questo è il link diretto alla discussione sui beta reader dove gli utenti postano la loro richiesta e i beta reader li contattato (magari vuole dare un'occhiata anche @Daniele125 a cui ricordo che questa è la discussione di presentazione di @Booyun, per il resto abbiamo gli MP e tante altre sezioni molto specifiche ) Buona permanenza e buona lettura
  15. Kikki

    Sono solo un girasole

    @Renoir devo chiudere il tuo racconto perché privo di commento. Ti ricordo che per postare in Officina ci sono delle regole, le trovi nel primo post di ogni sezione. Quando avrai scritto un commento mandalo via MP a uno staffer che vedi online e provvederemo a riaprire il tuo racconto
  16. Kikki

    A casa del nonno

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri, scusami tanto per il ritardo, sono imperdonabile! in effetti questo aspetto non lo avevo considerato, ed è molto interessante nel caso dovessi riprendere la storia in mano lo svilupperò mi sembra facile non c'è morbosa curiosità. La protagonista sta svuotando casa del nonno e tra le sue cose trova le carte, ma non stava cercando scheletri Grazie per la lettura e per il tuo apprezzamento @Adelaide J. Pellitteri
  17. Kikki

    A casa del nonno

    “Alla fine sono contenta di passare la quarantena in casa del nonno.” “Quale sarebbe il lato positivo dello stare rinchiusi in un appartamento non nostro, vecchio e in una città dove io conosco te e tu me?” chiede Davide nascondendo il nervoso in una risata che gli viene male. “Mi dà l’impressione di poterlo salutare, di essergli vicina.” Davide appoggia una mano sulla mia nuca, mi attira contro di sé e mi bacia sulla tempia. Il nonno è morto due giorni dopo la mia partenza. Io vivo in Grecia, ma trascorro il Natale in Italia con la mia famiglia. Il giorno prima di partire sono andata in ospedale a salutarlo, ho capito che stava per morire; approfittando dell’assenza di mamma l’ho lasciato libero. Mi sono piegata su di lui, gli ho appoggiato una mano sulla guancia ruvida di barba e, senza distogliere gli occhi dal suo sguardo fisso, gli ho sussurrato di andarsene via tranquillo. Gli ho promesso che sua figlia non sarebbe rimasta da sola, me ne sarei presa cura io. Nemmeno quarantotto ore dopo ha smesso di respirare. È morto di sera mentre io e Davide bevevamo un bicchiere di vino rosso guardando il mare infinito che circonda l’isola in cui viviamo e che, ogni tanto, ci fa sentire come naufraghi su uno scoglio in mezzo all’Egeo. Ripenso alle giornate passate col nonno a pescare al laghetto: mi legava un fazzoletto in testa, mi infilava gli stivali di gomma, poi mi affidava una canna troppo pesante per me che cercavo di sorreggere puntandola nel fango; tutte le volte che avevo fame un immancabile panino al prosciutto saltava fuori dalla sacca in cui si ingarbugliavano esche, ami, giacche a vento e biscotti. Quando cominciavo ad annoiarmi di aspettare pesci pigri che avevano di meglio da fare che non farsi prendere dalla me bambina, il nonno mi insegnava a tirare pugni, sempre e solo per difendersi, mai per attaccare: i gomiti vicini alle costole e le dita ben strette. Non ho mai fatto a pugni con nessuno, ma le parole del nonno risuonano spesso nei miei pensieri. Se n’è andato molto prima di gennaio, perso nella confusione dall'Alzheimer. Non conosceva più il mio nome e nemmeno il mio viso, ma riusciva a individuare l’amore nel mio sguardo, sentiva di avere di fronte qualcuno cui il suo cuore era legato, così mi regalava un sorriso. “Speriamo che il muro della doccia rimanga in piedi fino alla fine della quarantena,” dico uscendo dal bagno. Mi metto di fronte allo specchio lungo dell’armadio in camera da letto e cerco di togliere tutti i pezzi di intonaco che mi sono rimasti impigliati tra i capelli. “Questa casa era nuova negli anni Sessanta!” Davide ride e scompare nell’altra stanza: per fortuna ci adattiamo quasi a tutto. Viviamo tra scatoloni traboccanti di vecchie bollette, documenti da guardare e sacchi neri stipati di vestiti ben tenuti. Oggi voglio finire di svuotare l’armadio, penso mentre mi infilo un pigiama del nonno che uso da quando la primavera ha deciso di esplodere furiosa, noi abbiamo solo vestiti invernali. Siamo partiti per Bologna con l’intenzione di restare un mese, vedere amici, bere vino, mangiare salumi e formaggi, oltre che goderci la vita di città per un po’. Ero curiosa di scoprire i dintorni di questa casa, una zona della città che avevo frequentato poco; due mesi dopo, ne so quanto prima. Il virus ci ha fregati tutti, sbuffo dentro di me, poi per l’ennesima, inutile volta, mi chiedo quando ci permetteranno di tornare a casa. Sposto maglioni e camicie già impacchettati e sollevo l’ultima montagna di pantaloni aspirando l’odore perduto del nonno. La sua malattia deve essere cominciata molto prima che ce ne accorgessimo: ha collezionato, come un’ossessione, centinaia di capi di vestiario, alcuni ancora protetti dalla confezione con cui sono usciti dal negozio. Una cintura dimenticata nei passanti si impiglia da qualche parte e la pila di pantaloni che ho fra le braccia si sfalda silenziosa inondando il pavimento e tornando a nascondersi nell’armadio. Sento il mio fragile buon umore tremare, scuoto la testa irritata con me stessa per questo atteggiamento altalenante, poi mi piego a raccogliere. Tiro la cintura traditrice e il fondo dell’armadio si muove. Recupero i vestiti alla bell’e meglio e li scaravento sul letto; scommetto che all’ora di andare a dormire me li troverò ancora da riordinare e li appoggerò da un’altra parte, ma ora voglio vedere se il nonno nascondeva scheletri o tesori. Busso sul pianale di legno, toc toc, c’è davvero uno spazio lì sotto. Lo sollevo e metto in luce un cassetto quasi vuoto che sprigiona un odore stanco di canfora preistorica. C’è poco o niente: fazzoletti stirati e schiacciati in un sacchetto trasparente, la divisa da judo del nonno e una valigetta di pelle nera che apro con mani impiccione e invadenti, ma non contiene nulla. Chiudo un po’ delusa e quasi convinta di tornare a piegare pantaloni, quando realizzo che gli armadi sono due. Apro le ante, mi inginocchio e busso. Toc toc. Questo suona pieno. Sollevo il pianale e trovo una coperta sbiadita e sfilacciata, la prendo fuori per sbatterla, può sempre servire. Cade a terra una busta marrone e stropicciata, la prendo in mano tenendo la coperta stretta al petto: la carta fruscia secca, il francobollo è tedesco, la data incomprensibile. Sollevo la linguetta ed estraggo il foglio ingiallito, occupato da una scrittura antica, svolazzante e slanciata. 1 ottobre 1952 Mio caro Guglielmo, perdonami per essere scomparsa senza una parola e perdonami per ricomparire adesso. Sono sicura che, nonostante gli anni trascorsi nel silenzio, ricordi ancora chi sono. Io non ho dimenticato niente, non ho mai smesso di pensarti. I pochi giorni di amore condivisi con te mi avevano fatto sognare di un futuro che, purtroppo, si è rivelato, appunto, solo un sogno. Ti scrivo perché sono malata. Sto morendo, Guglielmo e ho bisogno di vederti prima di andarmene, devo consegnarti un regalo che avrebbe dovuto essere tuo sin dal principio. Rimasi incinta quell’estate. Lo scoprii ancora in Italia e lo scoprirono anche i miei genitori. Mi costrinsero a partire e a troncare ogni rapporto con te. Questa la promessa che ho dovuto mantenere fino alla loro morte perché mi permettessero di tenere nostra figlia. Vieni da noi, Guglielmo, per favore, vieni a conoscere la tua bambina. Brigitte Incredula, leggo altre due volte le poche righe; sono. Mia mamma lo sa? Impossibile che la nonna ignori questa storia, al tempo erano già sposati. All’improvviso, il ricovero di mia nonna nel ‘53 prende un significato diverso. Si era fatta internare volontariamente in una clinica psichiatrica di Modena. Al tempo si chiamavano ancora manicomi. Ne parla malvolentieri, dice solo che la vita all’esterno era troppo per lei in quel periodo. Solo dopo qualche minuto di pensieri alla rinfusa mi rendo conto che la bambina della lettera potrebbe essere mia madre, che questo renderebbe la mia nonna non mia, a me darebbe un quarto di sangue tedesco e una storia sconosciuta alle spalle. Abbandono la lettera e torno all’armadio, trovo altre carte, cartoline, lettere, libretti d’istruzione di elettrodomestici che non esistono più, foto di donne affascinanti abbracciate al nonno su una pista da ballo. Mi fermo a considerare quante sono. Stringo un pacchetto spesso e ogni foto ne ritrae una diversa, nessuna di loro è mia nonna. Forse una di queste femmine dallo sguardo lascivo e cinte dalle braccia galanti del nonno è Brigitte? È lei mia nonna? Non trovo altro di lei, a parte poche cartoline dalla Germania, nessun’altra lettera. Non conosco il suo viso. Mi chiedo cosa dovrei fare, combattuta tra la curiosità di indagare e scoprire di più e la paura di ferire mamma rivelandole di essere figlia di un’altra. Come riuscirò a mentirle? Si può tacere una storia del genere? Ripenso all’amore negli occhi del nonno che mi guardavano senza vedermi davvero, appoggio una mano sulla sua guancia ruvida di barba e mi fido di lui: difesa, mai attacco. Per la prima volta dall’inizio della quarantena spero che non ci lascino uscire tanto presto.
  18. Kikki

    Brè Edizioni

    @Darya vedo che questo è il tuo secondo post, ci piacerebbe che i nuovi iscritti si presentassero in Ingresso prima di interagire nel resto del forum, in modo anche da prendere visione del Regolamento. Qui trovi il link diretto alla sezione Ingresso. Edito il tuo post perché, come vedrai dal Regolamento, lo spam non è permesso. Buona continuazione
  19. Kikki

    Valentina edizioni

    Nome: Valentina edizioni Generi trattati: http://www.valentinaedizioni.it/catalogo.php Modalità di invio dei manoscritti: http://www.valentinaedizioni.it/contatti.php Distribuzione: http://www.valentinaedizioni.it/contatti.php Sito: http://www.valentinaedizioni.it/valentina.php Facebook: https://www.facebook.com/valentinaedizioni1/
  20. Kikki

    IoScrittore

    Intervento di moderazione @Sir Joe ti invito a consultare la sezione CE e a usare questa discussione nel modo giusto. Come è già stato ribadito più volte questa discussione riguarda il concorso Io Scrittore, questo significa che ogni altro argomento è considerato fuori tema. Invito tutti, per l'ennesima volta, a rispettare le regole del forum che state usando e a non rispondere all'ultimo messaggio di @Sir Joe su questa discussione. Vi ricordo che da Regolamento non è consentito rispondere a un Intervento di moderazione, pena un richiamo ufficiale, quindi per favore astenetevi dal farlo. Se qualcosa non fosse chiaro potete sempre contattarmi tramite i messaggi privati.
  21. Kikki

    I racconti della Quinta Luna – Sesto ciclo

    Per la mia settimana ho deciso di non scegliere nessun racconto
  22. Kikki

    ciao a tutti!

    Benvenuta @isadallavecchia
  23. Kikki

    Eccomi

    Benvenuto @Nicchi Hai già avuto modo di leggere la Pagina di Benvenuto? Sul forum ci sono diverse discussioni che riguardano il self, puoi dare un'occhiata qui. Quando invece il tuo blog sarà pronto potrai inserirlo qui se vorrai. Buona permanenza e buon divertimento
  24. Kikki

    Presentazione Yvonne

    Benvenuta @Yvonne, ti auguro di fare tanti figli
  25. Kikki

    Ciao

    Benvenuto @Bruc83, congratulazioni per il tuo libro
×