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Kikki

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  1. Kikki

    Eccomi

    Benvenuto @lorisino ho dovuto editare il tuo post perché in questa sezione non è consentito lo spam, come vedrai dal Regolamento che ti ho lasciato in link. Ti lascio anche un altro link utile alla Pagina di benvenuto. Buona permanenza e buona scrittura
  2. Kikki

    Erga Edizioni

    @Massimo Villa benvenuto Ci piacerebbe che i nuovi utenti si presentassero in Ingresso prima di interagire nel resto del forum. Ti lascio qui il link diretto alla sezione Ingresso. Ti aspettiamo
  3. Kikki

    Morte di sera, bel tempo di spera

    Grazie @Mafra per le belle parole e per le note sui refusi qui, se ho capito bene, credo che le virgolette non ci stiano. io credo di lasciarle invece, Verme Verde è reale, non è la coscienza di Morte, è proprio un verme che vive nel suo cranio Rileggendo mi sono resa conto che tutto è verde, mi sa che ho avuto quache problema cromatico mentre scrivevo
  4. Kikki

    Morte di sera, bel tempo di spera

    Mi chiamo Morte e la cosa che amo di più è la vita. La tua. La sua. Prima o poi saranno mie, ma non te la prendere, eh, è il mio lavoro. Il mio lavoro mi piace, tutti dobbiamo averne uno se vogliamo mangiare e a me è toccato questo. Ha i suoi alti e i suoi bassi, dipende anche dal mio umore. Quando non ho nessuna voglia di uscire dal letto, ma mi tocca per forza andare a lavorare, stai sicuro che prenderò la forma di uno scheletraccio vecchio e giallo e mi trascinerò in giro la mia falce preferita, bella grossa e rilucente, così scintillante che ti ci puoi specchiare. Se invece mi sveglio arzilla, allora salto giù dal letto, prendo le forme di una bambina con le trecce lunghe o di un gattone dai baffi dritti come antenne e me ne vado zompettando per il mondo, da un lavoro all’altro. Oggi è una giornata così, una di quelle in cui i problemi non si risolvono nemmeno a pregarli, anzi, si complicano sempre di più, hai presente? Una di quelle giornate stanche in cui ti sei trascinato da un “devo fare questo” a un “devo fare quello”, finché non hai deciso che non ne puoi proprio più di provare e riprovare a far funzionare le cose. «E di chi pensi che sia la colpa?» «Stai zitto tu che non sei migliore di me!» «Se ti decidessi a fare la Morte tutta d’un pezzo...» «Zitto ho detto!» «E invece piagnucoli come un essere umano.» «Zitto!» Infilo un dito dentro la mia orbita destra e frugo finché non trovo Verme Verde e gli do un cricco che lo fa rimbalzare sull’osso occipitale. Vado a casa a spaparanzarmi sul divano e nessuno mi tirerà più fuori di casa fino alla prossima guerra, che si arrangino. Lo so che Verme Verde ha ragione, questa mattina c’è davvero mancato poco che cedessi. Appena sono comparso nel suo salotto si è buttato a terra in ginocchio. «Ti prego, abbi pietà di me!» Non ha fatto altro che piagnucolare e implorarmi. «Regalami la mia vita, ti prego!» Ma come dovrei fare io? Non mi chiamo Morte per caso. «Per favore, per favore,» diceva quello strisciando sul pavimento tra le patatine untuose sparse ovunque. Devi ammettere che una scena del genere piegherebbe il più cattivo dei cattivi, il più perfido dei perfidi. Farebbe venire sensi di colpa e ripensamenti a chiunque; figurati a me che ho la lacrima facile! «Per favore, per favore, ho ancora tante cose da fare nella vita!» «Mi prometti che la smetterai di stare tutto il tempo davanti a uno schermo?» «Lo prometto, lo prometto,» squittiva il tizio in ginocchio tra le patatine crocchianti. «Mi prometti che farai ginnastica tutti i giorni e mangerai sano?» «Lo prometto, lo prometto,» piagnucolava il tizio e mentre piagnucola cosa fa? Si infila una manciata di patatine spiaccicate in tasca. Non sopporto chi cerca di fregarmi. L’ho lasciato stecchito tra le sue amate patatine, così impara a sbafarsi tutta quella roba. So io quello che mi ci vuole per tirarmi su: pop corn e una serie. Anzi, mi guardo tutta l’ultima stagione di Dark, dalla prima all’ultima puntata. Sì, sì, sì, me ne vado a casa cascasse il mondo… Chi piange? Lo riconoscerei tra mille lamenti: questo è il tipico singhiozzo da perdita fresca, la disperazione di una dipartita improvvisa. Roba di prima qualità, se avessi un cuore salterebbe di orrida gioia. Però, aspetta un momento, oggi non ho avuto appuntamenti in questa strada, ne sono certa, fammi dare un’occhiata all’agenda che la memoria non è più come quella di una volta. Per la morte di un pidocchio secco! Avevo ragione: non sono stata qui né oggi né da un bel po’, anzi, sarebbe proprio ora che venissi a farci un giretto. Allora, qualcuno mi sta rubando il lavoro! Penso al mio divano verde, grande come un transatlantico, penso alla mia ciotola formato gigante da riempire di pop corn. Sento Verme Verde che sospira e uno sbuffo mi fa solletico all’orbita sinistra. Se me ne andassi dritto a casa e fingessi di non aver sentito niente, magari nessuno se ne accorgerebbe agli Uffici Funerari Centrali. «Sogna, bella!» ridacchia Verme Verme. «Quelli hanno occhi ovunque. Facciamo prima ad andare a vedere.» «Hai ragione V.V.» «E non chiamarmi V.V., lo sai che lo odio!» Infilo un dito nell’orbita destra per dare un cricco a V.V., ma lui è più veloce di me e mi da un morso fortissimo. «Ahio, restituiscimi immediatamente la falange distale!» Verme Verde sputa il mio ossicino fuori dalle cavità nasali, lo afferro al volo e lo rimetto al suo posto. Lascio che le mie braccia si allunghino in ali e si ricoprano di piume nere, poi mi faccio una volatina di ricognizione: sotto l’albero di un giardino, un bambino piange su della terra smossa. Vuoi vedere che gli hanno fatto fuori i genitori. Deve essere un decesso gemellare per una fontana di questa portata. Ma se non glieli ho fatti fuori io, chi è stato? Urge un’indagine accurata. Plano verso il basso e non appena tocco terra mi spuntano due trecce nere complete di fiocchetto rosso finale. «Perché piangi, bambino?» «Ciuffo è andato in cielo.» Non fa in tempo a finire di dirlo che sta già annaffiando di nuovo il giardino con quella riserva infinita di lacrime che ha nascosto da qualche parte. Finirà disidratato se continua così, ma sento già un pizzicorino dalle parti dei dotti lacrimali che non ho: se li avessi farei proprio la figura della Morte rammollita. Alzo lo sguardo verso la chioma dell’albero e verso le nuvole che giocano a nascondino con il sole: di Ciuffo neanche l’ombra. «Chi è Ciuffo?» Il bambino tira su col naso con un rumore da lavandino intasato; se avessi uno stomaco starebbe facendo capriole e salti mortali all’indietro. «Ciuffo è il mio cane,» mi spiega il bambino. «Ieri mattina quando sono andato a scuola c’era e poi quando sono tornato non c’era più.» «E come fa un cane ad andare in cielo?» Spunteranno le ali pure ai cani? Bah, non l’ho mai sentita questa, ma si sa che con le invenzioni di oggigiorno... «Mamma dice che quando qualcuno è molto vecchio e stanco a un certo punto va in cielo e noi non possiamo vederlo più.» Nuovo fiume di lacrime, nuovo risucchio di naso, di quelli che ti fanno diventare verdi. Torno a scrutare il cielo pieno di dubbi, poi capisco. Sono un po’ lento lo so, ma anche il ragazzino non è che parli chiaro e io alle metafore ho bisogno di pensarci. «Stai cercando di dirmi che Ciuffo è morto insomma, defunto, deceduto, kaputt, andato?» Al bambino trema il mento e i suoi occhi tornano a riempirsi di lacrime, ma riesce a non farle traboccare. «La morte è schifosa.» Devo ammettere che ne ho sentite di peggio, ma nessuna è mai stata pronunciata con una sincerità così tagliente. Io prendo chi devo, questo è il mio lavoro, che ci posso fare? Di solito sono vecchi contenti di vedermi, mi aspettano e saltellano dal sollievo mentre mi avvicino. Altre volte sono giovani e non hanno nessuna voglia di conoscermi. Mi tocca ascoltare lunghi discorsi sul perché e sul percome dovrei girarmi dall’altra parte e tornare un’altra volta, anzi, magari non tornare proprio più. Ascolto impaziente mentre dentro di me faccio la lista della spesa o penso che mi piacerebbe andare al mare a mettere i piedi tra le onde, poi quando non c’è più tempo, acciuffo i perditempo e me li porto via. Alcuni mi chiamano, ma io non rispondo. Altri hanno paura di me e allora li prendo alle spalle, così non se ne accorgono. Non vengo a comando, vengo solo al momento giusto. Da me non si scappa, arrivo di sera, di mattina, con il sole e con la pioggia. Qualche volta mi faccio annunciare, altre volte colgo di sorpresa. «Come ti chiami?» «Tomer.» «Oh, che nome divertente che hai!» Mi sporgo in avanti per osservare il bambino più da vicino. L’avrà fatto fuori lui Ciuffo? Con un nome del genere potrebbe essere una spia del Ministero della Morte Annunciata. Mentre lo squadro una treccia mi scivola giù dalla spalla e gli sbatte sulla testa. In un secondo ho ripreso le mie sembianze di scheletraccio giallo, cappa nera, orbite vuote e falce in pugno. Quel che ci vuole per un bambino in lacrime su una tomba fresca. V.V. sbuffa così forte che dentro al cranio sento la eco. «Sei tu!» Tomer non scappa urlando come una scimmia impazzita, non salta come un coniglio col singhiozzo e nemmeno cade a terra come un mucchio di stracci sporchi. Mi fissa curioso e immobile. Dopo qualche secondo comincio a sentirmi a disagio. Perdo sempre quando si gioca a chi ride prima e infatti, come al solito, mi scappa una risatella che si trasforma in una sghignazzata. Più cerco di rimandarla indietro e più forte esce. Mi volto dall’altra parte e lascio uscire tutte le risate che mi si sono accumulate tra le giunture, torno a guardare Tomer solo quando sono sicura di aver ridacchiato a sufficienza. «Sei tu, la morte schifosa.» Mi punta contro un dito e mi faccio indietro, neanche avesse sfoderato una spada laser. «Piano con le parole, ragazzino.» Lo dico e sbatto la falce a terra, qualche foglia dell’albero ci cade sulla testa in risposta. «Morte è il mio nome, ma non sono affatto schifosa. Sono inevitabile, però.» «Ti odio,» sputa Tomer con l’aria da assassino professionista. «Ciuffo era l’unico amico che avevo.» L’assassino si scioglie in un oceano di lacrime, di nuovo, finirà rinsecchito come una mummia se continua così. Di nuovo sento un pizzicorino dalle parti dei dotti lacrimali. «Dai, vieni qua, Tomer.» Torno a prendere la faccia e il corpo della bambina con le trecce e lo abbraccio. «Di Ciuffo è scomparsa solo la parte meno importante, sai. Ci sono ancora i ricordi, i sentimenti e tutto quello che ha fatto nella vita.» Tomer alza lo sguardo, tira su dal naso un paio di volte e poi se lo soffia nella mia cappa nera lasciando una scia viscida e fosforescente come se fosse passato un esercito di lumache. «Chi rimane ha il compito di non dimenticare, chi se ne va ha il compito di aver fatto del suo meglio fino al mio arrivo. Ognuno ha il proprio lavoro, vedi?» «Ciuffo era il cane migliore di tutti, veniva insieme a me da tutte le parti.» «Tutte tutte?» «Tutte.» «Anche in bagno?» «Anche in bagno.» Rabbrividisco: se potessi fare pipì non vorrei mai un cane che sta a guardarmi. Anche se devo ammettere che lo capisco Tomer, se V.V. scomparisse… «Smettila di fare il sentimentale. Scopri come è morto il cagnaccio e andiamocene a casa!» «Ascolta, Tomer, Ciuffo...» «Adesso sarò solo, tutto per colpa tua, Morte schifosa!» Mi viene un nervoso, ma un nervoso quando mi dicono schifosa, peggio che altre parolacce. Mi fa pensare al gelato sciolto, al catarro giallo e verde e alle guance rosate di un neonato. Rivoltante. «Sarò pure schifosa come dici tu, ma ci hai mai pensato che cosa succederebbe se io non lo fossi?» Tomer rimane perplesso e sembra pensarci per davvero. Passano i secondi e lui continua a scrutarmi come se all’improvviso dovesse uscirmi la risposta scritta in fronte. Spero che V.V. se ne stia buono e non faccia una delle sue scenette da divo. Come ti ho già detto, io al gioco di chi ride prima non me la cavo proprio e così ricomincio a ridacchiare. «Oh, insomma, non farmi ridere. Se io fossi carina e gentile finirebbe che tutti si butterebbero tra le mie braccia, persino tu.» Tomer si ritrae schifato, tenendo le mani in alto come se fossero piene di fango. «Esatto, non ti piace molto l’idea, eh?! Se io fossi fresca come il mare e divertente come il Luna Park, il mio lavoro diventerebbe facile come mangiare un pasticcio di ragni. E invece no, sono alta e invalicabile come l’Himalaya, creo problemi a tutti e me ne frego di quello che dice la gente. Non ascolto nessuno e vado avanti per la mia strada.» Questo, almeno, è quello che cerco di fare da qualche milione di anni. «Ma scusa, Morte, se non ti va di lavorare perché non la smetti? Non credo che qualcuno si lamenterebbe.» «Non ho sempre voglia di lavorare, figurati, qualche volta vorrei starmene per i fatti miei senza vedere nessuno. Una volta sono andata in vacanza, mi ero proprio rotta le scatole di farmi insultare, nessuno apprezza mai quello che faccio. Ogni tanto serve un piccolo complimentuccio, una rassicurazioncella, un incoraggiamentino, capisci?» Tomer fa su e giù con la testa e si spazza il naso con la sua di manica questa volta. «Sei andata al mare?» Annuisco. «Al Triangolo maledetto, ma è stato un vero casino.» Mi copro la bocca con la mano, non sono abituata a parlare con i bambini. «E gli uomini non erano contenti?» «All’inizio erano felicissimi, ma sai cosa succede se io non lavoro?» Tomer scuote la testa. Come potrebbe saperlo, l’ultima volta che sono stata in vacanza c’era ancora Tutankhamon! «Che la gente non si diverte più. Fare festa li annoiava perché nessuno più gli diceva che era ora di smettere.» «Non potresti far rivivere Ciuffo? Solo per questa volta, ti giuro che non ti chiederò mai più niente.» Sbuffo, sono proprio tutti uguali questi esseri umani, non importa nemmeno la misura: grandi o piccoli dicono tutti le stesse sciocchezze. «Insomma, Tomer, non hai capito niente della mia storia?» «Tu fai solo morire e non riporti in vita nessuno?» Il mento del bambino torna a tremare e i suoi occhi a riempirsi di lacrime trasparenti. «Lascia perdere, dai, vedrai che quando smetterai di piangere, ti ricorderai solo cose belle del tuo cane.» Tomer appoggia una mano a terra e poi una su di me. «Sei una Morte schifosa.» Mi spinge, cado e sbatto le ossa su una pietra appuntita. Ahio, che male. Intanto Tomer se la dà a gambe verso casa, neanche avesse la Morte alle calcagna. Non riesco a resistere e ridacchio di nuovo. Poi mi ricordo della tomba di Ciuffo. «Riposati cagnolone, me ne vado a casa a guardare Dark, me lo sono proprio meritato. Della tua morte fuori programma me ne occuperò domani.»
  5. Kikki

    Senza una bussola

    Buongiorno @sarano Ti faccio le pulci perché vorrei postare. Comincio dall'incipi che, secondo me, non funziona tanto bene perché non è d'impatto, non dici niente di importante. Altra cosa che noto è che è tutto molto raccontato, soprattutto nell'incipit, ma in generale in tutto il racconto. È una scelta? Prova a mostrare la fretta di Marco, che pensieri ha su Stefano e Geppo, come si sente andando a questo incontro e perché. L'incipit è molto importante, e in un racconto breve lo è ancora di più. Il lettore legge le prime righe e sa cosa aspettarsi, dai il tono a tutto il racconto, comunichi atmosfera, genere, introduci il personaggio, dai subito il tono a tutta la storia. In pratica stai dando un assaggio di quello che sarà al lettore, è la famosa promessa dello scrittore, la stringi con il lettore subito, con le prime parole, poi devi impegnarti per mantenerla fino in fondo. desta, si accorda a gente, singolare lo ha, singolare anche qui perché si accorda con l'inutilità delle ambizioni metterei due virgole: la prima dopo e e la seconda dopo strada meglio in strada se vuoi indicare che i condomini sono usciti dal condominio e sono andati in strada a causa sua il primo per è di nuovo a causa di meglio: Insieme finivano sempre nei guai Manca l'articolo: I poveri cristi fra due grattacieli cosa vuol dire lasciare a metà qualche avventore che lo guardava? Lasciare a metà il ballo va bene, lo capisco, ma agli avventori devi attribuire altro, che ne so, magari li lascia bocca aperta. che ti volevi o anche che ti vuoi Tutto il racconto risulta un riassunto della storia che avresti potuto scrivere, è come se avessi esposto la trama qui e secondo me potresti lavorarci e svilupparla. Usi delle belle metafore e delle immagini che funzionano, ho trovato molte ripetizioni a cui è bene fare attenzione. Metterei più cura anche nei dialoghi che risultano poco realistici. Per prima cosa cerca di differenziare i tuoi tre personaggi, dai a ognuno di loro un modo di parlare particolare, in modo che siano riconoscibili anche senza dover specificare chi sta parlando. Altra cosa che manca è l'ambientazione che dai per scontata, non ci sono indicazioni di nessun tipo, o molto poche su dove ci troviamo. Verso la fine, quando entra l'amante di Giada, scopriamo che è la pausa pranzo, per me è stata una novità, mentre si poteva inserire all'inizio nella traversata del parco. Buona scrittura @sarano
  6. Kikki

    Concorso Una Storia per il Cinema [30/09/2020]

    @Massimo Crispi vedo che non ti sei mai presentato, ti dispiacerebbe rimeddiare, per favore? Qui ti lascio il link diretto alla sezione Ingresso, ti aspettiamo
  7. Kikki

    IoScrittore

    @S G benvenuto, vedo che questo è il tuo primo post, ci piacerebbe che i nuovi utenti si presentassero in Ingresso prima di interagire nel resto del forum. Ti lascio qui il link diretto alla sezione Ingresso, ti aspettiamo
  8. Kikki

    Il bosco, il pazzo e il bradipo

    Cara Flo @Floriana, perdonami questo ritardo nel risponderti. è stato menato perché veniva sempre menato perché era il cicciotello sfigato della classe. Non ho capito però, il protagonista narra di se stesso, cioé il racconto è in prima persona, questo intendi? parlano del ragazzo scomparso che il nostro protagonista sta cercando lui si era nascosto tra le piante, ma la maglia rossa che aveva in cintura evidentemente era più visibile di quanto pensasse e lo ha fatto scoprire la causa della sua ricerca, sì: deve trovare il ragazzo scomparso per provare che suo padre è innocente, in questo modo suo padre non abbandonerà lui e sua madre hai presente il rumore che fanno gli alberi quando c'è molto vento e i tronchi e i rami scricchiolano e cigolano e gridano Fra è il capetto della combriccola e Stefano fa sempre quello che dice il capo, ma non appena Fra entra nella grotta Stefano disubbidisce agli ordini e si butta in mare per rinfrescarsi invece che cercare il ragazzo scomparso Grazie ancora cara Flo per le tue parole e scusami ancora
  9. Kikki

    Milena Edizioni

    @SamanthaDionigi benvenuta, devi seguire il link per presentarti nella sezione Ingresso, questa discussione è dedicata solo alla CE Milena e a niente altro. Il link da seguire è questo (clicca sulla parola questo che vedi sottolineata e ci arrivi direttamente) Ti aspettiamo
  10. Kikki

    Risma

    Il mio romanzo doveva uscire a maggio 2020, a causa covid invece arriverà nelle librerie a settembre. Stiamo lavorando su bozze e revisione e anche sul materiale pubblicitario. Nonostante i ritardi continuo a essere molto soddisfatta della mia scelta
  11. Kikki

    Sotto il segno della paura [30/05/2020]

    Sono molto contenta di poter dire che sono stata selezionata e che lavoreremo fino a dicembre prima della prossima selezione, sembra molto interessante
  12. Concorso gratuito Dantebus Edizioni, la Prima Casa Editrice che nasce da un Social Network per Artisti indice la II edizione del Premio Nazionale di Poesia “Dantebus”, premio a votazione social (attraverso giuria popolare) e giuria di esperti, finalizzato alla promozione e valorizzazione dell’Arte Contemporanea attraverso la parola scritta in versi. Il concorso prevede l’assegnazione di premi in denaro per i primi 3 classificati. I vincitori saranno decretati in base ai voti ottenuti da ogni singola opera pubblicata sulla pagina Facebook del concorso (contano i click sul pulsante “Vota”) ed alla valutazione, soprattutto, di una giuria esperta. Precisiamo che i vincitori saranno decretati dalla giuria di esperti che terrà conto dei voti della giuria popolare senza, tuttavia, reputarli vincolanti. Dantebus indice tale concorso al fine di scoprire nuovi artisti cui dedicare i propri strumenti ad Alta Tecnologia per promuoverne e diffonderne le opere. Tutte le informazioni qui
  13. Kikki

    Cet Scuola Autori di Mogol [15/10/2020]

    Concorso a pagamento I partecipanti dovranno inviare da uno a tre componimenti, a tema libero, senza limite di lunghezza. I generi previsti sono Poesie e Canzoni anche già pubblicate o iscritte ad altri concorsi. È prevista una quota di iscrizione pari a 20 euro a copertura delle spese di organizzazione e segreteria Al vincitore una borsa di studio del valore di euro 3.500. Ai primi 10 classificati saranno assegnati trofei e targhe personalizzate. Tutto il resto qui
  14. Kikki

    Viaggi di versi [31/12/2020]

    Concorso gratuito La Casa Editrice Pagine di Roma prosegue la sua ricerca di nuovi appassionati e meritevoli scrittori di poesia e indice la XVI edizione del concorso nazionale di poesia "Viaggi di versi". Al 1 ° classificato: € 1.500,00 (€ 750,00 in contanti e € 750,00 in libri Pagine); Al 2 ° classificato: € 200,00 (€ 100,00 in contanti e € 100,00 in libri Pagine); Al 3 ° classificato: € 150,00 (€ 75,00 in contanti e € 75,00 in libri Pagine); Dal 4 ° al 50 ° classificato: € 100,00 (€ 100,00 in libri Pagine). TESTO : Ogni autore può partecipare con una sola poesia, edita o inedita, in lingua italiana. LUNGHEZZA : Non è prevista una lunghezza massima per i testi partecipanti. Qui il bando
  15. Concorso gratuito Visto che il silenzio di questi mesi è stato assordante e ci ha tolto respiri, ma anche parole, ci siamo convinti che là fuori c'è qualcuno che potrà fornirci le sue per esprimere tutte le emozioni che riesce a raccontarci, emozionandoci. Quindi questa volta vi diamo un tema - Mancano le parole - non per imbrigliarvi la fantasia, ma per ispirarvi nel caso dobbiate ancora sedervi a raccogliere i pensieri davanti al foglio bianco, o per ricordarvi che, là nel cassetto, avete proprio quel che fa al caso nostro. Poche semplicissime regole: spediteci non più di 15.000 battute inedite entro il 31 luglio prossimo a brefcubia@gmail.com e noi, come al solito, anche in questo anno così strambo, vi premieremo con tanti libri, ma lo faremo in presenza, perché vogliamo potervi vedere, salutare, applaudire e festeggiare come sempre, solo un po' più distanti, e quindi sempre all'aperto, con la sicurezza di sentir vibrare tutte le vostre emozioni dal vivo prima della fine dell'estate. E poi vi pubblicheremo sulle pagine di Cubia per portarvi anche nelle case di tutti i nostri lettori. Allora, forza, scrivete e scriveteci presto: non fateci mancare le vostre parole! Link alla pagina FB non sono riuscita a trovarne un altro, se qualcuno lo trova e me lo segnala lo aggiungiamo al post iniziale
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