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Kikki

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  1. Kikki

    Salve salve

    Buongiorno @Ming olò benvenuto! Ti lascio il regolamento, leggilo bene Per il resto buona permanenza e buone poesie!
  2. Kikki

    Salve forum

    Buongiorno @AleteiaVelata e benvenuta! Buona sbirciata
  3. Kikki

    Ciao

    Buongiorno @Fantom e benvenuto! Ti lascio il link al regolamento da leggere per riuscire a trovare la strada dentro al forum. Ci sono anche link utili, alle faq e alla sezione Officina dove gli utenti postano i loro racconti dopo averne commentato un altro. Leggi all'inizio di ogni sezione, ci sono le regole specifiche. High fantasy che cos'è? Una buona maniera per migliore è scrivere, per questo penso che l'Officina sia il posto giusto per te Buona permanenza e buon divertimento
  4. Kikki

    agenzie letterarie infanzia

    @Barbara Marelli puoi dare un'occhiata anche alle agenzie che trovi in questa discussione e vedere se fanno per te Ti consiglio anche ti guardare bene la discussione generale delle agenzie letterarie e di entrare nei diversi siti per vedere nello specifico di cosa si occupano, potrebbe esserci qualcosa di interessante.
  5. Kikki

    Una corsa contro il tempo

    @Marco Lazzaro ciao! Revisiona il testo con calma e poi apri un'altra discussione, nuova, per la nuova versione del tuo racconto. Dopo il titolo aggiungi revisionato. Ricordati di fare un commento esaustivo a un altro racconto prima di postare, e controlla i caratteri perché ho l'impressione che con la revisione il tuo racconto lieviterà di un bel po' e potrebbe rientrare nei racconti lunghi. Capisco la fretta e l'entusiasmo e, in effetti, così hai capito che la trama vale e incuriosisce, ora puoi lavorare con calma sulla forma e sugli snodi della storia. Quando sei pronto a pubblicare di nuovo, taggami se ti fa piacere, sono curiosa di vedere come evolve
  6. Kikki

    Krzysztof - Alberi e radici

    Ciao cara @Talia grazie di essere passata anche a questa puntata, avevo pensato di taggarti, ma poi non volevo che ti sentissi obbligata Glupek significa scemo in polacco, mi sembrava il nome adatto per lo scemo del villaggio, che scemo non è, spero si capisca. Quello che dici, di K. che dovrebbe farsi un pensiero prima sulla famiglia, lo trovo logico, non so un bambino come reagirebbe nella realtà, soprattutto uno che è rimasto fuori dalla comunità e rinchiuso dentro a monastero fino ad ora. In ogni caso, sì, questa non sembra la prima volta che K. va in città, quindi deve aver già notato le famiglie e aver fatto dei confronti. Ci penso Ti ringrazio molto, davvero per i tuoi commenti e sono molto felice che ti piaccia la storia Caro @bwv582 è molto interessante quello che dici perché tu leggi da profano, nel senso che non hai seguito l'inizio di questa avventura e così tutto sembra un po' campato in aria. Allo stesso tempo sai che c'è un prima e anche un dopo di questi testi e ti trovi sperso. Allora lo scopo è raccontare la storia di una famiglia polacca in un paesino della BIelorussia durante i primi quarant'anni del '900. Lo scopo è raccontare di gulag, di sovietici, di differenze religiose e culturali in un'epoca che abbiamo reputato affascinante in un paese che ci è capitato per caso, ma che ci è piaciuto. Lo scopo è inventarsi una storia basandoci su dei racconti spuntati da un lavoro comune che hanno partorito dei personaggi che ci si sono attaccati e ci hanno chiesto di continuare a vivere. Pero è tutto in evoluzione, trama, personaggi e tutto quello che li attornia. Io sviluppo un personaggio e @AnnaL. un altro, abbiamo stabilito un percorso, che può cambiare, e per ora lo percorriamo in parallelo, ma dopo mescoleremo le nostre storie e le faremo diventare un grosso caso letterario Però trovo davvero interessante questa tua sensazione quasi di... non so, ho come l'impressione che non ti ritrovi nella storia e ti chiedi dove stiamo/sto andando a parare, mi chiedo perché. Padre T. è solo il soprannome che K. dà a padre Tomasz e mi fa comodo per non ripetere sempre lo stesso nome. Questi sono i pezzi iniziali di K., non voglio tirarla troppo per le lunghe perché essendo bambino e parlando in prima persona sta sbilanciando un po' il tutto verso un tono che non so se e come si possa inserire in una storia pensata per adulti, ma poi crescerà anche K. e vedremo di dargli un altro tono Grazie mille @bwv582 sei sempre prezioso Cara socia @AnnaL. e se lo raccontasse padre T.? l'avevo pensato anche io, poi mi pareva che ci fossero abbastanza dialoghi, ma si può fare, così anche per stemperare il tono infantile Sono contenta che il pezzo passi il tuo vaglio Ciao @Rominaqu grazie del passaggio e del tuo commento! Sono felice di essere riuscita a trasmetterti delle emozioni e a farti commuovere, la trovo una cosa incredibile Ci sono altri pezzi in officina su questa storia, il titolo ha sempre il nome impronunciabile del personaggio: Krzysztof, se hai voglia di dare un'occhiata a me fa molto piacere. Vedo che nel commento hai messo il link al mio profilo e credo che sia successo perché volevi taggarmi. Per taggare un utente prima selezioni @ e poi cominci a mettere le iniziali del nome della persona che vuoi inserire e sotto ti si apre una tendina che ti dà le opzioni dei nomi da scegliere. In alternativa puoi cliccare la @ che vedi prima del nome, ogni tanto bisogna cliccarci sopra un paio di volte ma poi il tag passa nel commento e l'utente riceverà la notifica del tuo messaggio Grazie ancora per le tue belle parole
  7. Kikki

    Mezzogiorno d’inchiostro 122 - Off Topic

    Ma quanta bella gente a questo MI! E bellissime le tracce, entrambe, proprio affascinanti! Io sono in un periodo di troppo lavoro e di cervello in ebollizione, ma questa volta mi dispiace davvero non poter partecipare! Buon divertimento a tutti
  8. Kikki

    Utente, lettore, scrittore.

    Benvenuto @Stevesteve spero che troverai fama e ricchezza ben prima della morte
  9. Kikki

    Appena Arrivato

    Benvenuto @Fenix&Dreams e buon divertimento
  10. Kikki

    eccomi.

    Buongiorno @enko benvenuto! Ti lascio il regolamento da leggere per bene perché anche nei mondi fantastici e nei luoghi non luoghi vigono regole Benvenuto e buon divertimento
  11. Kikki

    Mi presento

    Buongiorno @Nyrit e benvenuta! Non hai sbagliato niente, non ti preoccupare. Ti lascio il regolamento da leggere, ci sono anche i link diretti a diverse sezioni utili, come le faq e l'Officina che è il punto in cui puoi leggere, commentare e postare i tuoi testi. Assicurati di leggere le regole in apertura a ogni sezione, così non avrai da preoccuparti se sbagli o meno Buon divertimento e in bocca al lupo per i tuoi progetti
  12. Kikki

    Una corsa contro il tempo

    Buongiorno @Marco Lazzaro trovo la tua un frammento di storia interessante, fa parte di qualcosa di più ampio? Ci sono azione e tensione e riesci a creare la voglia di arrivare fino in fondo, non stanca e non annoia, incuriosisce. Per esempio vorrei sapere che succede prima e dopo questo spaccato, vorrei sapere di più dei personaggi che rimangono solo abbozzati. Quando pubblichi dai un'occhiata anche all'estetica del testo: invoglia di più leggere un testo che ha degli spazi, trovarsi di fronte a un muro di parole scoraggia un po' Credo anche che tu abbia avuto fretta di postare e abbia fatto poca attenzione a punteggiatura, dialoghi, maiuscole e allo sviluppo dei personaggi. Riscontro anche alcune parti del testo in cui mi chiedo perché succede quello che succede, ma non trovo risposta. Fai molta attenzione alle ripetizioni e ai tempi verbali. Capisco che essendo un testo d'azione sia difficile da scrivere, io non so se ne sarei capace, ma tutta la tua storia è troppo spiegata, si vede poco quello che succede; narri e non racconti. Facci vedere le ferite, non dirci che le due donne sono ferite. Dove? Quando? Come? Fa male? Sanguinano molto? Non riescono a camminare? Non prendere il mio commento troppo duramente, questo è il mio parere e tu sei libero di considerarlo o meno. Vado a farti le pulci e degli esempi più concreti di quello che intendo: lascia da sola questa frase e poi vai a capo e comincia a raccontare il resto. Questa è un'immagine forte, dalle spazio e respiro, così io lettore, mi prendo un secondo per immaginarmi un paesaggio urbano in fiamme e so che stiamo cominciando da un punto intermedio di una storia che ha un prima, dove la città non era in fiamme, e un dopo, dove non so cosa succederà e questo mi incuriosisce abbastanza per decidere di fidarmi dell'autore e andare avanti. proposta: Stringendo i denti osservò la ferita alla gamba: era superficiale, ma... Qui non capisco se lei sia dentro o fuori dal suo appartamento, come non capisco che chi spara sia dentro o fuori: prima gli spari vengono dall'interno dell'appartamento, ma subito dopo, Claudia pensa che qualcuno stia entrando. Questo qualcuno non fa parte di quelli che sparano? O sono quelli che sparano che allora sono già dentro? proposta per alleggerire: Qualcuno stava entrando e lei sapeva di non essere in grado di respingerli. Via posseduto che non serve, il fucile del nonno dice già tutto quello che serve sapere. Metterei punto e virgola dopo letto e toglierei e. Invertirei l'ordine delle parole: osservò i corpi carbonizzati dei suoi amici. Lei cerca e trova il coraggio però poi non si alza per andare a prendere il fucile, ma si nasconde nel divano. via ne è una ripetizione di divano questa frase mi confonde un po': non avevi detto fino ad ora che faceva tanto caldo. Ok, la città è in fiamme, ma è un concetto molto ampio e che vuol dire molte cose; accennerei prima al fatto che il caldo è tanto forte; è vero che prima dici che il sudore si mescola al sangue, ma non l'ho collegato al caldo crescente causato dall'incendio, per me poteva essere provocato dalla paura. e qui entra la seconda parte della sua famiglia: a questo punto abbiamo un nonno che possedeva un fucile e un padre che, evidentemente, le ha insegnato a sparare. Qui si ritorna alla frase di prima del fucile, bisogna che ci racconti che lei è andata a prenderlo perché per quanto ne so io lettore, lei si è solo ricordata del fucile del nonno in camera, ma poi si è nascosta nel divano. questa non mi sembra una gran mossa da fare prima di avventurarsi nella città in fiamme piena di nemici proposta: Aveva deciso: il suo amore era vivo e avrebbe continuato a vivere per lui. Prese i proiettili per il fucile e diede (refuso) un'ultima occhiata ai corpi esanimi nel salotto di casa sua; mai avrebbe pensato... proposta: Uscì di casa con passo deciso... in casa sua. Il suo sacrificio non sarebbe stato vano. questo mi fa pensare che ci sia qualcosa di sovrannaturale nella storia, mentre gli uomini con la fiamma sul petto di prima, mi hanno fatto pensare a una storia di fantascienza o... proposta: abbandonare la macchina, sua unica fonte di refrigerio. Dall'alto... Il sole tramonta, quindi è per questo che prima il cielo è rosso sangue? Invertirei le due informazioni. Trovo difficile che qualcosa di rifletta nel fumo nero, mi sembra più probabile che possa nascondere e offuscare. metterei singhiozzi, lei non può vedere le lacrime a parte che non si fermi a guardare dentro alle macchine darei più informazioni per chiarire quello che vede, questa frase così mi fa pensare a un cavernicolo che trascina una donna per i capelli. Potresti anche dire che vede un uomo trascinare un corpo, e poi, che è una donna, lo sveli dopo. Scendendo attraverso la strada non vuol dire molto. Attraverso la strada in largo, quindi la distanza è poca, anche se fosse un viale o l'autostrada. perché questo riassunto? Potresti sviluppare tutte queste informazioni in un dialogo e sarebbe molto più interessante da leggere, si vedrebbe. Così invece leggo una spiegazione veloce che ti serve per introdurre Alma, solo perché vuoi arrivare alla fine dove lei entra in gioco. Si sente la fretta qui, invece è un momento importante: io lettore non lo so, ma questo è il punto in cui il destino di Claudia viene segnato. Dicci anche che è Claudia che spara e uccide l'uomo liberando Alma. troverei un sinonimo per strada hai ripetuto uno di loro due volte. Questi tizi come sapevano dove e quando arrivare? Chi sono? Fanno parte di quelli con le fiamme sul petto? Che significa che uno di loro entra nel fuoristrada? Non sono appena arrivati tutti sullo stesso fuoristrada? le due donne, ragazze o quello che sono, ma è da specificare sul terreno Loro si sono già buttate fuori dalla strada e quindi dall'asfalto, da quello che ho capito sono su della terra, un campo forse ma comunque ci sono alberi, quindi i proiettili si piantano nel terreno, non possono scheggiarlo. Sfrecciavano loro a fianco. Affianco viene dal verbo affiancare. sfuggire a qualcosa o qualcuno; se non specifici allora metterei solo fuggire qui c'è qualcosa che non va: dopo la virgola non va la maiuscola non so chi dice cosa. Hai perso la maiuscola a inizio dialogo sentì in modo che manca lo spazio prima del dialogo Bisogna chiarire meglio chi sta parlando e devi fare attenzione perché tutta la storia la racconti dal punto di vista di Claudia, questo significa che tu scrittore e io lettore siamo, vediamo, sentiamo e capiamo tutto quello che vede, sente e capisce Claudia. Ma niente di più. Se Claudia si prende una botta in testa e cade a terra, allora anche io lettore mi prendo una botta in testa e cado a terra. Vedrò i piedi di Alma e Carlo e sentirò le loro voci lontane ovattate mentre il sangue mi scivola nelle orecchie, mi viene la nausea per il colpo e cerco di alzarmi senza riuscirci e magari anche di capire che cavolo succede. Insomma, trovo che la tua sia una buona idea di storia, ma credo anche che tu ci debba lavorare ancora cercando di trovare risposte alle domande che sollevi e di ampliare il testo Buona domenica e grazie della lettura
  13. Kikki

    Il corpo

    Buongiorno @Alba360 sono contenta che ti sia piaciuto! Grazie mille per averlo commentato e per le tue belle parole Il fatto si svolge ai giorni nostri e l'assassino, che noi presupponiamo sia l'assassino perché non lo abbiamo visto commettere il delitto, prepara il corpo secondo il suo rituale, la veste, la pettina e la sistema. anche a me sembrava una buona idea, non che sia molto originale, ma visto che i pezzi dell'assassino sono gli unici in prima persona, mi sembrava che portasse subito dentro al meccanismo della sua mente Ho postato altri frammenti che fanno parte di questa storia se sei curiosa, poi la narrazione invece si svolge seguendo l'indagine di un ispettore. Buona giornata e grazie ancora per il passaggio
  14. Kikki

    Ciao a tutti!

    Ciao @Romanziere benvenuto! Spero che riuscirai a trovare le risposte che cerchi In bocca al lupo e buon divertimento
  15. Kikki

    Krzysztof - Alberi e radici

    @AnnaL. 1932 «Hai proprio la faccia da scemo», mi sibila Szymon come chiusura a una delle nostre interminabili e un po' ripetitive, discussioni. Devo ammetterlo: il ragazzo ci sa fare; all'improvviso mi friggono di nuovo le mani dalla voglia di stampargliele in faccia. «Anzi, sai che dico?» continua il mio nemico giurato portandosi una mano al mento con aria pensierosa e squadrandomi da quel vero figlio di un sarto che è. «Dovresti proprio andare a fare quattro chiacchiere con Glupek, lo scemo. Dalla somiglianza, direi che se non è proprio tuo fratello, deve essere almeno un cugino di primo grado». Non lo lascio finire. Va bene che mi ha colto di sorpresa con questa nuova tematica per umiliarmi, ma quando è troppo è troppo. Così mi lancio su di lui. Non è che voglia fargli proprio male, il mio scopo principale è quello di tappargli la bocca. «Ma è mai possibile che voi due non sappiate usare le parole per comunicare!» Maestro Leopold è arrabbiato e rigido sulla soglia della scuola. Abbiamo esagerato? Abbasso lo sguardo sulle nostre gambe aggrovigliate e lascio andare i ricci di Szymon; qualche capello mi rimane tra le dita che scrollo cercando di non farmi vedere. Il mio compagno mi toglie la mano dal collo con cautela e io muovo la testa a destra e a sinistra provocando degli schiocchi sonori. La vena sul collo di maestro Leopold trema e lui stringe i pugni: o si unisce alla lotta o abbiamo proprio passato il segno. Mi dispiace davvero per lui; mi dispiace essere la causa del disgusto che gli tira le labbra e gli abbassa le palpebre. Continuo a deluderlo, mentre lui è sempre giusto con me, mi ascolta come se le mie parole avessero un peso, ma appena vedo Szymon e lui apre la bocca, dimentico tutti i miei buoni propositi. «Andate via! Non vi voglio più vedere. Ne ho abbastanza di voi per oggi». Fa per rientrare nell'aula, ma ci ripensa e torna a guardarci. «Per domani mi aspetto che sappiate recitare a memoria tutte le date di tutti i conflitti che hanno interessato il nostro paese». Annuiamo entrambi, ancora seduti per terra; nessuno dei due emette un solo fiato finché maestro Leopold non scompare. «Brutto scemo, guarda cos'hai fatto!» sbotta Szymon non appena la porta della scuola si chiude facendo tremare i vetri delle finestre lì accanto. «Io non posso fare assenze. Ho una famiglia io, e a loro importa del mio futuro». Rifletto un attimo, ma non trovo niente da ribattere: è la verità. Lui ce l'ha una famiglia e a loro interessa del suo futuro. Io non ce l'ho. Mi alzo, mi spolvero i calzoni della terra e dei fili d'erba schiacciata che ci sono rimasti attaccati e me ne vado senza dire niente. Non rispondo e non lo guardo. Mi giro e mi avvio sulla strada per il paese. Non ce l'ho una famiglia a cui importa del mio futuro, pensavo interessasse a maestro Leopold, ma lo deludo così di frequente che non so per quanto possa durare, anzi, probabilmente è già troppo tardi. Ingoio le lacrime e penso che non me ne frega niente. Sono sempre stato solo, a nessuno è mai importato un accidente di me e non vedo perché questo dovrebbe cambiare proprio ora. Continuo a rimuginare e a cercare di scacciare il viso arrabbiato di maestro Leopold che mi si è accampato in mezzo al cervello. Più deluso che arrabbiato. Sono abituato a far infuriare le persone e a venire punito, ma la delusione non so bene dove collocarla. Mi mette a disagio. Sbuffo perché non riesco a cogliere tutto il pensiero che sta da qualche parte nella mia testa, lo sento che è a portata di mano, ma non riesco a raggiungere tutti i pezzi che lo compongono, ne scorgo solo i confini spersi qua e là. Mi aggrappo alla rabbia e calcio pietre fino alla piazza centrale. Grodno mi fa sentire cittadino del mondo, come se mi trovassi in una di quelle località esotiche e lontane di cui parla maestro Leopold: Leningrado, Parigi, Roma, Atene, Istanbul. Un giorno anche io viaggerò e vedrò posti diversi, ma devo imparare a fare qualcosa prima. Se partissi adesso, cosa farei? Ho solo nove anni, vado a scuola da troppo poco, devo imparare di più. Sono già più bravo dell'anno scorso, lo dice anche padre T. che mi vede cambiato, cresciuto. Faccio di conto e leggo senza sbagliare quasi mai. Ma come faccio a crescere forte se non so chi sono i miei genitori? Un albero senza radici, cade. Le persone che non conoscono i genitori possono vivere come gli altri? Devo scoprire chi sono e da dove vengo, così potrò decidere chi voglio diventare. Andrò a cercare Glupek, proprio come dice quello scemo di Szymon, e se finisce che è mio fratello, non importa, almeno saprò qualcosa di più. La piazza della stazione è proprio bella con questa aiuola che ci hanno piantato nel mezzo. Posso cominciare da qua a ripassare per domani, per fortuna che suor Thereza ci ha fatto ripetere tutte quelle date fino alla nausea, credo non le dimenticherò mai più. Allora: Grodno è tornata alla Polonia undici anni fa, nel 1921, prima c'erano i rossi e nel '18 abbiamo fatto parte della Lituania per... ah, ecco Glupek. «Hey, Glupek», mi siedo sulla panchina di fianco a lui che però sembra non notarmi. Ne approfitto per studiarlo per benino: i capelli sono proprio scuri e ricci come i miei e non è che siamo in molti ad averli così; avrà mica ragione Szymon? «Glupek, hey, mi senti? Hai fratelli tu? Dove vivi? Con chi?» Quanti anni può avere? Forse quasi venti? Direi però che, a parte i ricci, non abbiamo altro in comune, soprattutto visto che questo non dice una parola e invece a me parlare viene proprio bene. «Fammi vedere gli occhi, fratello», lo dico a mezza voce e mi scappa pure da ridere. Ma mi capisce? «Mi capisci? O parli un'altra lingua? Sarai mica rosso?» Gli sollevo la visiera del cappello che gli mette in ombra la parte superiore del viso; benché non creda fino in fondo alla possibilità di essere suo parente, devo vedere. Non appena il cappello si alza Glupek esplode in un grido così forte e acuto che mi ricorda le sirene della Nieman, la fabbrica di motociclette che hanno aperto pochi anni fa. Sobbalzo e finisco quasi per terra, mentre il cappello gli cade sulle gambe, in pratica sulle mani, ma lui non si muove e continua a urlare. Il suo sguardo è fisso, come se non vedesse niente, la bocca si apre e si chiude al ritmo del respiro e del grido; dondola leggermente avanti e indietro. Non dà segni di volersi rimettere il cappello. Dopo un attimo di esitazione, mi siedo di nuovo di fianco a lui, prendo il cappello con due dita. Mi muovo lento, come faccio nel bosco quando incontro un animale che non conosco e non voglio che si spaventi e scappi. O mi attacchi. Senza fare movimenti bruschi rimetto il berretto al suo posto su quei ricci tanto simili ai miei. E l'urlo si spegne. Prendo una profonda boccata d'aria, allungo le gambe e sprofondo le mani nelle tasche. Mi sento come se avessi corso. «Bene, Glupek, forse Szymon si sbaglia in fin dei conti». Rimango sulla panchina insieme al mio fratello mancato. Mi sarebbe andato bene anche lui, mi sarebbe bastato che fosse davvero mio fratello, ma non lo è e io sono solo come prima. All'improvviso ci sono solo famiglie per strada; sta calando il sole e l'aria mi fa pizzicare la pelle; sta arrivando l'inverno. I bambini corrono in casa, sento i richiami delle madri, vedo le luci calde dei focolari e immagino tavole imbandite e genitori amorevoli che ascoltano i propri figli, sorridono, sgridano. Si vogliono bene. Sono geloso. Sono egoista? In fondo sono vivo, che altro voglio? Meglio che torni al monastero prima che padre T. e suor Thereza si arrabbino davvero. «Dove sei stato?» Tengo la testa chinata e mi studio le unghie che spiccano, sporche, sulla stoffa chiara del mio berretto. Alla fine suor Thereza si è arrabbiata comunque, ma forse non dovrei sorprendermi: quasi niente di quello che faccio le va bene. «Vai da padre Tomasz, vuole parlati subito!» Il corridoio è buio e freddo, va proprio d'accordo con il mio stato d'animo. Rimango un po' dietro la porta chiusa dell'ufficio di padre T. Non ho voglia di essere sgridato, non mi va proprio questa sera e non lo trovo affatto giusto. Ma tanto che ci posso fare? Busso e faccio cigolare i cardini prima di sentire la risposta. «Krzysztof! Sei tornato, ragazzo, finalmente!» Mi viene incontro e mi abbraccia e io scoppio a piangere senza ritegno. Sono proprio un marmocchio, ma non riesco a trattenermi. «Cos'è successo, Krzysztof, stai bene? Ti hanno fatto del male? Vieni, ragazzo, vieni, sediamoci davanti al fuoco, sei gelato». La gentilezza di padre T. mi fa piangere perché penso che lui, in realtà, mi vuole bene, è la cosa più simile a un padre che io abbia mai avuto. «Non ho una famiglia, padre Tomasz. Io non ho nessuno e non so chi sono. O da dove vengo. E se sono un rosso? E se fossi il fratello di Glupek? Lei lo sa, padre Tomasz? Lei lo sa chi sono io?» Padre T. sembra considerare bene il mio sfogo, riflette mentre io tiro su col naso e cerco di calmarmi un po'. Lo guardo e quasi trattengo il respiro mentre vedo le pieghe che si formano sulla sua fronte, finalmente alza lo sguardo che era andato a scavare tra le assi del pavimento e nei suoi ricordi. «Eri appena nato quando sei venuto da noi», comincia padre T. «Mi sorprende sai che tu non abbia mai chiesto niente della tua famiglia. Di solito i bambini se lo domandano, ma tu sei sempre stato così felice della vita. Sei un guerriero, Krzysztof, tu vivi il presente con tanta intensità che, fino ad oggi, non avevi mai lasciato spazio al passato. Ma è giusto chiederselo, è giusto domandarsi chi siamo e da dove veniamo». Sono arrivato al monastero di Grodno nel 1923 in una serata di settembre che ancora assomigliava più all'estate che all'autunno. La mia mamma sembrava essere molto giovane ed era polacca. Questo mi rallegra, non avrei proprio voluto scoprire di essere un rosso. Aveva lunghi capelli neri e ricci che spuntavano da sotto un fazzoletto di cotone; i suoi occhi erano scuri. Padre Tomasz ricorda bene i suoi occhi perché sono uguali ai miei. Era stato lui a prendermi in consegna dalle sue mani. Lei non aveva voluto rivelare il suo nome, ma aveva scelto il mio. Non avevo niente, solo un pezzo di stoffa tra le gambe e una coperta che col tempo era andata perduta. «E hai il tuo nome, Krzysztof», dichiara padre T. «I nomi sono importanti. Puoi non sapere cosa significa il tuo, ma tua madre l'ha scelto per una ragione ben precisa. Che noi non conosciamo, certo. Ma lei deve avere avuto le sue buone ragioni per chiamarti così». «Magari era il nome di mio nonno», fantastico. «O addirittura di mio padre». Mi sorprende l'idea che devo aver avuto anche un padre da qualche parte lungo il mio percorso. Nemmeno a lui avevo mai pensato. Mentre cammino verso la scuola oggi mi sento diverso da solito. Prima di uscire mi sono anche guardato in uno dei rari specchi del monastero per capire se ci fosse qualcosa di strano sulla mia faccia o magari se mi era rimasto qualcosa impigliato tra i capelli o attaccato ai vestiti. Gli altri bambini e anche gli adulti mi hanno dato l'impressione di guardarmi in un altro modo durante la colazione. Suor Thereza non mi ha punito per il ritardo di ieri e quando mi ha sorriso ho rischiato di affogare col boccone di pane e latte che mi si è incastrato in gola dalla sorpresa. Eppure non ho notato niente di fuori posto, ma anche io ho questa sensazione che qualcosa sia sia spostato durante la notte. Forse la terra intera? Szymon rimane spiazzato dal sorriso che gli rivolgo quando mi dice le solite sciocchezze a cui mi ha abituato nell'ultimo anno. Recitiamo insieme tutte le date che voleva maestro Leopold senza sbagliarne una. Credo proprio che mia madre sarebbe orgogliosa di me se mi vedesse. Io, per qualche strana ragione che ancora non mi spiego, oggi lo sono.
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