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Andrea Marras

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  1. Andrea Marras

    I piccoli editori sono ignoranti (?)

    @Niko penso che tutto parta dalla passione, passione che diventa hobby e hobby che attraverso lo studio e l'approfondimento diventa professione, come uno che sin da bambino ama disegnare e col tempo ti tira fuori un capolavoro come può essere un Neon Genesis Evangelion (un esempio tanto per dire). A me, più di tutto, spaventa l'incapacità di saperle accettare le critiche, processo che poi porta all'autocritica, la "spocchia" di non poter essere criticati ed è un atteggiamento che vedo un po' in tutti i campi della nostra società. Mai un ammissione di colpa, mai "eh sai forse ho sbagliato, forse questo è fatto male", solo stizza e vedere tutto come un "come ti permetti di criticarmi? Chi sei?", come appunto citava @AdStr alla fiera dell'editoria (mi ricordo bene quel giorno, @AdStr stai sempre a fà polemica! ). Sembra che tutto debba essere approssimativo, malfunzionante, fallace e quando lo fai notare sei una brutta persona perché lo stai facendo notare; sono uscito dal seminato e dall'articolo, lo so, ma vedi è un po' quello che vedo nella società in generale, e l'editoria non ne è immune. Il giornalismo poi non ne parliamo, è fatto solo di slogan e di esagerazioni per cercare di prendere un pubblico sempre più indifferente che senza un po' di dramma non riesce a leggere. (in questo caso si capisce chiaramente uno sfogo, una rabbia per poter cogliere l'attenzione). Tutto è posto in un'unica ottica, guadagnare, ma guadagnare vendendo un prodotto pessimo perché devi risparmiare su tutto fa sì che nessuno te lo compri, una carbonara fatta con la panna a 5€ non te la mangerò mai e preferirò sempre quella a 10€ fatta a mestiere, ma ci sarà qualche idiota che la prenderà e passerà la notte al cesso. Avidità è la parola che più si addice a tutto questo scenario, risparmio sulla qualità tanto il cliente, appunto come qualcuno ha citato, non se ne accorge. (considera che un cliente una volta disse che il tiramisù che gli avevo venduto sapeva di burro) Perché è anche questo il problema, in un mondo dove abbiamo accesso a ogni genere d'informazione siamo così ignoranti che la cosa fa spavento. Io, da profano e da ignorante, avrei difficoltà ad accorgermi dell'impaginazione e magari noterei un refuso su venti però sul discorso tra forma e contenuto penso si debba avere un minimo di elasticità. Se il libro, la storia, ti sa prendere, chi se ne frega se c'è qualche refuso o l'impaginazione non è delle migliori (si ritorna magari al discorso di sopra, avidità e guadagno, un buon prodotto venduto male per qualche idea bacata campata per aria di far soldi). In conclusione secondo me, nella vita, è difficile eccellere e anche trovarla l'eccellenza è un compito assai gravoso, il tutto sta nell'evitare appunto gli editori che fanno editoria come i biscotti della nonna; infine quei pochi che sperimentano hanno la mia stima perché ogni volta che esci dalla strada maestra ti trovi stormi e stormi di corvi che ti dicono che sicuramente fallirai e che devi seguire il percorso che altri hanno fatto prima di te, inserendoti in un canale già atrofizzato e congestionato da milioni di altre persone. (Garamond appunto )
  2. Andrea Marras

    Rifiuti (revisionato)

    @ire70 mi è piaciuto molto leggerti, il tuo racconto ci ricorda sempre lo stato del mondo e di come da un lato cerchiamo di sistemarlo e dall'altro continuiamo a peggiorarlo.
  3. Andrea Marras

    [MI 112] Le estremità

    The light that burns twice as bright burns half as long @AdStr, eccola la citazione di Blade Runner! . A me è piaciuto tanto. L'idea dei vari tasselli, fotografie come hanno detto alcuni, che si uniscono per completare un puzzle l'adoro e l'ultimo pezzo fornisce il quadro nella sua intierezza, indispensabile per capire tutto al 100%. L'idea del singhiozzo e di dare informazioni con il contagocce è quello che mi fomenta e mi fa andare avanti in una storia, che mi fa dire: "Cazzo no devo scoprire cosa succede, non posso chiudere ora" per poi arrivare tardi a lavoro. Devo sentirmi spronato a farmi le mie teorie, a scervellarmi, a sentire i miei neuroni che dicono "e se fosse così?" e magari avere le proprie idee completamente stravolte all'arrivo di un nuovo indizio. Magari arrabbiarsi perché il tuo castello di carte cade dopo tanta fatica e infine arrivare al colpo di scena finale che è quello che ti fa ricordare un'opera per sempre. Se uno capisce tutto subito che gusto c'è?
  4. Andrea Marras

    Chi resta

    E sarebbe un grosso peccato, magari trasformarlo in un romanzo vero e proprio!
  5. Andrea Marras

    Chi resta

    @AdStr solo una cosa: sbrigati a scrivere il seguito altrimenti ti vengo a cercare a casa tanto so dove abiti, ricordalo! Che ti devo dire? Bellissimo, finora è quello che mi è piaciuto di più, aspetto con ansia il prossimo.
  6. Andrea Marras

    Se fossi un albero

    @AdStr che dire? mi è piaciuto tanto nonostante non sia il mio genere, un giardino meraviglioso e ti dico così perché è come se ce lo avessi davanti agli occhi in questo momento, il suo ingresso me lo sono immaginato come il viale alberato che si vede dal buco della serratura vicino al giardino degli aranci solo un pochino più luminoso. Correzioni e appunti te ne hanno fatti a bizzeffe e quindi non aggiungo altro. Mi è piaciuta molto questa frase a cui mi sorge spontanea sempre una domanda: Perché dovrebbe avere senso? Lo vedo come un eccessivo egocentrismo da parte nostra, intesa come specie, che la nostra esistenza debba avere per forza uno scopo. Lo scopo ce lo creiamo noi per dare un senso alla nostra di vita, ma la natura non ha un obiettivo per noi. La natura fa solo una cosa: si evolve, va avanti nella direzione che ritiene più giusta. In Verità questa Vichyssoise Verbale Vira Verso il Verboso, permettimi dunque di aggiungere soltanto ottimo lavoro.
  7. Andrea Marras

    I prati verdi della Francia

    @AdStr dopo quasi due settimane di lotte con la connessione internet sono finalmente riuscito a collegarmi. Chiedo perdono a tutti se vi ho fatto aspettare! Il dolore sarebbe più efficace mostrarlo, piuttosto che dirlo, o anche accennarlo con dei dettagli, delle frasi più corte e nette. Magari non solo concentrati qui ma sparsi in più punti Quindi questo magari sarebbe un buon inizio e poi avrei dovuto farlo ricordare al lettore in tutto il racconto? Ok, mo me lo vado a rivedere. Messe così, in questo dialogo leggermente innaturale, ho la sensazione di infodump. Dovresti trovare un modo più elegante per veicolare queste informazioni al lettore (forse mediante una conversazione più naturale, in cui ne si fa solo accenno? Considera che sia Klaus che Helena sono al corrente di queste cose). Infatti lo era, solo che lo devo far risaltare meglio in modo che non sembri . Tipo Klaus che è a casa e mentre si prepara sente alla radio un bollettino sul meteo. Qui i tempi verbali vanno portati al trapassato dove indicato con il grassetto. Io odio il trapassato, lo sai. Devo proprio? Spezza un po' il periodo. Ma ti spezzo io mò! No, ok suona molto meglio così hai ragione. Secondo me "perdersi" qui è una ripetizione, nonostante non siano così attaccati. Più che altro perché è un riproporsi concettuale. Oltre a mancare la virgola indicata, la costruzione della frase si regge su troppi "per" e non è il massimo al livello estetico. Questa parte è stata letteralmente il mio incubo, senza esagerare ci ho perso circa venti minuti dietro per eliminare più ripetizioni possibili. Forse al posto del primo "perdere" magari un andò? Il suo sguardo andò verso ecc. Anche se mi dicessi "fa schifo" mi sarebbe utile perché ti conosco e so che non lo diresti se non facesse effettivamente schifo. Mi sento ancora stretto con il limite dei caratteri nonostante sia bravo a sintetizzare (forse troppo) ho ancora difficoltà ad adeguarmi a un limite di caratteri. Mi sembra di aver risposto a tutto, se ho tralasciato qualcosa dimmelo! Grazie dei consigli. @AndC e @AdStr non ho voluto aggiungere troppi dettagli steampunk perché non volevo esagerare rifacendomi a quello che dice Martin sulla magia, c'è ma non deve avere un impatto molto forte. Se avessi dato ai robot molto più spazio allora avrei dovuto stravolgere tutto il concetto di guerra che mi ero immaginato. Volevo che la loro presenza ci fosse ma non fosse così pesante da modificare troppo la mia idea. Sono macchine da guerra, nulla di più, e non si vedono a meno che non ci sia una guerra. Però magari riflettendoci ora potrei pensare a qualche modo per arricchire quell'aspetto. @Thalia grazie mille per essere passata! Ho immaginato proprio una giornata così. Sono onesto non è stata volontaria e mi è venuta spontanea forse perché è Klaus a sentirsi così. Appena ti viene in mente scrivimelo! Grazie ancora! @Unius Grazie della visita! E stai tranquillo entro oggi me lo leggo sicuramente il tuo racconto! Da dove ho capito che si trattava di uno dei tanti mondi alternativi dove tutto sarebbe stato possibile. Io non avrei spiegato subito, e così dettagliatamente, il fatto della piccola era glaciale: è stato fatto a beneficio dei lettori in quanto i protagonisti ne sono perfettamente al corrente e vivono questa glaciazione come un fatto normale nel loro mondo. Sì, tu e @AdStr avete perfettamente ragione, forse potrei buttarla come un bollettino meteo ma forse pure quello sarebbe troppo scontato? Ero in conflitto sul descriverli troppo o meno anche perché onestamente non avevo un'idea ben chiara di come fossero fatti e non volevo "copiarli" da Jakob quindi ho lasciato che ognuno se li immaginasse come volesse, dovevo dare però chiara indicazione che si trattassero di robot o può confondere. Il termine “adrenalina che pompava a mille” mi sembra troppo del “nostro” mondo, forse userei un termine equivalente ma più arcaico, consono anche all’immaginario generale relativo ai modi di esprimersi dei primi del Novecento del secolo scorso. Provo a pensare a un'alternativa. Ho pensato che il vecchio impero Austro Ungarico doveva essere uscito di testa per combattere a favore di un’idea, già allora circolante, della Paneuropa, la cui chiave di volta era l’annientamento degli imperi centrali come quello tedesco e russo, che opponevano una granitica resistenza, politica e religiosa, essendo gli altri già avviati in quella follia. Cosa che alcuni intuirono già all’epoca (i due caporali…) preparando i prodromi per una seconda guerra mondiale, per impedire che questo e altro di conseguenza accadesse. Inutilmente… Ho mischiato storia alternativa e storia vera ma in definitiva il tuo testo e il genere scelto mi sono molto congeniali. Sono certamente suscettibili di ulteriori e appassionanti sviluppi. Ho un vago ricordo di un libro di storia sulla guerra mondiale che parlava degli Stati Uniti d'Europa e ho voluto buttarcelo in mezzo, una delle tante cazzate che hanno raccontato ai soldati per fomentarli a combattere. Che dire? Grazie a tutti dei commenti e dei consigli, siete stati fantastici e scusate ancora se vi ho fatto attendere!
  8. Andrea Marras

    I prati verdi della Francia

    @AndC grazie per essere passato e per il tempo che mi hai dedicato. Ti confesso che è il secondo che scrivo, il primo che supera gli 8000 caratteri e ti dirò pensavo andasse molto peggio. Sì hai indovinato! Si parla di una micro glaciazione come quella che si è avuta in Europa tra il 1300 e il 1800, questa è stata la causa di una guerra mondiale tra due blocchi che si è conclusa sostanzialmente come la nostra Grande Guerra, una vittoria che non sa di vittoria. Questo scenario è radicato nella mia mente da un po' e lottava per avere un suo spazio e finalmente sono riuscito a scrivere qualcosa al riguardo, sono molto contento della sua realizzazione. L'idea era nata nel lontano 2007/2008 probabilmente giocando a Rise Of Legends, quel gioco mi fece conoscere il mondo dello steampunk. Cercando immagini, storie e videogiochi al riguardo capitai per caso nelle immagini di un'artista polacco di nome Jakub Różalski (il nome l'ho scoperto soltanto pochi mesi fa tra l'altro, ti consiglio di cercarlo su Facebook se sei curioso, sembrano dei quadri i suoi disegni) in cui figurano scene dei primi del novecento accostati a robot giganti (che io chiamo camminatori). Tempo dopo sviluppai un'idea di un mondo alternativo al nostro in stile steampunk (ma giusto per qualche accorgimento) e nacque il Klaus di questo racconto, un reduce di una guerra mondiale devastante quanto le nostre due. Aggiungici che un giorno, a lavoro, mi misi ad ascoltare "the green fields of France" dei Dropkick Murphys e puoi constatare il risultato. Per quanto riguarda le correzioni faccio a cazzotti (e perdo) sempre con le virgole e le ripetizioni, mentre per le prime uno può pure di metterle a gusto (sino a un certo punto, sia chiaro, le tue erano ottime correzioni che condivido appieno) per le altre ne trovo una e me ne perdo cinque. Penso che non ci sia un metodo migliore di un altro, immagino sia tutta esperienza che poi ti porta ad avere l'occhio per queste cose. Volevo chiederti una cosa, per il cimitero mi sono ispirato a quello monumentale di Verdùn. Come te lo sei immaginato? In effetti non mi suonava tanto bene nemmeno a me, volevo dire che era stato il tentativo finale dei due schieramenti di porre fine alla guerra nel senso che hanno inviato tutto l'arsenale bellico che avevano a disposizione per poter vincere quella battaglia e quindi concludere il conflitto in breve tempo (che è un po' quello che tentavano di fare a Verdun e La Somme). Volevo usare il fumo come espediente per scatenare il flashback di Klaus. Qua in effetti dovevo staccare il dialogo con un punto se no, come hai detto tu, sembra collegata al dialogo. Non ho capito bene questa cosa del prezzo di favore? Che i reduci e i parenti avevano una sorta di sconto come credo abbiano ora i veterani in pensione per spostarsi coi mezzi, o forse lo hanno perché sono anziani, non so io lo volevo intendere come una riduzione sul biglietto. "Li avrebbe portati"... immagino sia un refuso. Sì, è un refuso. Ti ringrazio ancora per le correzioni e i consigli e spero di aver risposto a tutto!
  9. Andrea Marras

    I prati verdi della Francia

    I prati verdi della Francia «Doveva stare proprio male se mi ha chiesto di visitare la tomba di suo figlio». «Peter era nella tua stessa unità giusto?». «Sì, nell'ottavo reggimento assieme a molti altri di Bonn», rispose Klaus. «Vuoi che venga con te?», chiese sua moglie. «Mi farebbe piacere, sì». La signora Schmidt gli aveva fatto recapitare una lettera da Hans, un altro suo commilitone, in cui gli chiedeva di andare a posare dei fiori sulla tomba di suo figlio al cimitero; Klaus non poteva dire di no, per un fratello caduto era il minimo che potesse fare. Lui e Helena, sua moglie, si alzarono all'alba quel giorno e uscirono nella pallida luce di un gelido marzo; tutta la strada era coperta da uno spesso strato di neve e ghiaccio, gli inverni si stavano facendo sempre più rigidi. «Dicono che è una piccola era glaciale, cosa diavolo vorrà dire lo sanno solo gli scienziati!», sbraitò Klaus mentre faceva un po' di riscaldamento, se iniziava a camminare a freddo gli sarebbero venute delle fitte atroci alla gamba destra; si sarebbe ricordato di quella granata per tutta la vita. «Per i prossimi anni farà un po' più di freddo, ma dicono che fra due decenni le temperature si rialzeranno!», rispose Helena. «Adesso almeno non corriamo il rischio di morire di fame, le bocche da sfamare si sono dimezzate», disse saggiando il terreno con il suo bastone da passeggio. La ferrovia non distava molto lontano da dove abitavano, la Beringstraße, e nel giro di mezz'ora furono sul treno alla volta del cimitero militare di Gomelange, al confine con la Francia. In un decennio il paesaggio era radicalmente cambiato: le trincee erano state sostituite da campi coltivati, i crateri delle bombe da prati verdi e qualche fiore coraggioso riusciva a spuntare fuori nonostante il freddo; un timido sole riuscì con fatica a conquistarsi un po' di spazio nel cielo illuminando la voglia di rinascita dell'uomo e della natura. Sebbene fossero passati così tanti anni Klaus non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine di quei territori durante la guerra; quando le truppe dell'intesa erano riuscite ad arrivare a quaranta chilometri da Francoforte. In quei mesi dove si respirava solo l'aria della sconfitta arrivò la vittoria disperata a Meinz, che capovolse le sorti del conflitto sul fronte occidentale. Più avanzavano spinti dalla forza delle loro vittorie, più le battaglie si facevano cruente e la difesa dei francesi più intensa; il culmine fu proprio Gomelange dove tutto l’arsenale bellico a disposizione dei due blocchi venne usato per una delle battaglie più sanguinose della storia dell’umanità. Bombe, gas, carri armati, camminatori da battaglia e aerei, tutto quello che potesse trasportare bombe era stato inviato al fronte per mettere la parola fine alla guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre. Arrivarono poco dopo pranzo e dalla stazione presero un autobus che gli avrebbe portati a destinazione. Una delle poche cose buone che aveva fatto il governo di riparazione era stato prendersi cura di tutti i caduti della grande guerra, assicurando ai reduci e ai parenti un prezzo di favore per chi decideva di andarli a trovare. La strada si divideva in due e l'autista prese quella a sinistra costeggiando a destra il viale alberato che nascondeva il cimitero, dall’altro lato invece sorpassarono il monumento agli ebrei che avevano combattuto per la Germania. L’immenso ossario torreggiava grave sull'ambiente circostante, la sua forma ricordava una spada conficcata nel terreno da cui sporgeva soltanto l’impugnatura. Scesero dall’autobus dando le spalle all’ossario e il loro sguardo si perse verso lo sconfinato esercito di croci bianche ai lati di un lungo prato verde dove sventolava la fiera bandiera dell’impero tedesco; comprarono i fiori e scesero lentamente la lunga scalinata che portava al cimitero. La gamba aveva ricominciato a fargli male dopo una mezz’ora di cammino, resistette e continuò a cercare la tomba di Peter. Klaus non era solito portare fiori ai suoi commilitoni caduti, preferiva perdersi nelle loro foto perché non voleva scordare quei volti, quei volti pieni di vita; allontando così la sua mente da quella maschera di dolore e sofferenza dell'ultimo ricordo che aveva di loro. Si ricordava di Bert che, in addestramento, camminava tenendosi sulle mani per tutta la caserma, o di Albert che riusciva sempre a portare sotto banco i dolci che le spediva la madre, Alexander - il buffone del gruppo - il primo a ridere e a scherzare nonché il primo a saltare adosso a chiunque osasse insultare l’ottavo reggimento. Le loro morti se le sarebbe ricordate per sempre per questo sentiva il bisogno di andare a trovarli, per ricordarli come le persone speciali che erano e non per il loro numero di matricola nell’esercito imperiale. «Eccolo qua!», esclamò raggiungendo una croce uguale a tante altre, vi era la foto di un ragazzino non tanto diverso dai suoi vicini. «1908? Aveva diciassette anni?», chiese Helena. «Sì». Generazioni intere erano state massacrate e perdute in quella folle guerra. L’isteria e il panico creatosi per l’era glaciale aveva fatto aumentare le carestie e salire a picco il prezzo del cibo; una scusa come tante per poter attaccare, una scusa per poter testare le nuove armi di distruzione di massa che i due blocchi avevano creato. Carri armati, gas, aerei, camminatori, tutti strumenti inventati per poter capovolgere le sorti del conflitto, ma che – nella realtà – avevano soltanto creato nuovi modi per uccidere e la guerra era stata soltanto uno stallo continuo, una battaglia di posizione dove migliaia di persone erano morte per guadagnare pochi metri di territorio. Si accorse che un uomo si era fermato a guardarli, i due si osservarono per qualche minuto. «Mi perdoni», disse con un accento francese. «Conosceva Peter?». «Sì, eravamo nello stesso reggimento. Io sono Klaus e lei è mia moglie Helena». «Piacere di conoscervi, io sono Ludwig Schmidt». «Siete parenti?». «Sì, mio padre è il fratello di Anja, la madre di Peter. Ci trasferimmo in Francia vent’anni fa per cercare lavoro. Ho combattuto per i francesi». E in effetti ora che Klaus l’osservava bene i suoi tratti erano molto simili a quelli del suo commilitone, stessa mascella prominente, capelli lisci biondi e occhi azzurri affusolati. «Dov’eri stato assegnato?». «A sud del fronte occidentale, a combattere gli italiani! Voi?». «Noi eravamo a Meinz e poi abbiamo avanzato sino a Gomelange». Ludwig annuì e continuò a osservare la tomba di Peter «Com’era?», chiese infine. «Un bravo ragazzo, impetuoso ma in gamba. Si era distinto a Meinz e aveva ricevuto la croce di ferro e dopo Gomelange avrebbe ricevuto l’onore di entrare a far parte delle forze speciali!». «Mio padre lo diceva sempre che sua sorella era una donna tenace e tosta, Peter non poteva essere diverso», un sorriso amaro gli si dipinse sul volto, lasciò il fiore che aveva in mano e lo accostò delicatamente vicino a quelli di Klaus e Helena. Ludwig si accese una sigaretta e il suo odore acre gli arrivò alle narici, Klaus fece una smorfia di disgusto, un brivido lo percorse lungo la schiena e per un attimo il fumo lo circondò. Poi vennero le esplosioni. Deflagrazioni che conosceva fin troppo bene seguite dalle scosse del terreno che sembrava tremare per la forza distruttiva delle bombe. Il cuore stava per esplodergli nel petto per la tensione; si era scolato un’intera bottiglia di cognac ma continuava a farsela sotto dalla paura. Le mani stringevano con forza il suo Mauser Gewehr 98, presto avrebbe dovuto usarlo. Gli aerei sfrecciavano in cielo e si davano battaglia con le forze aeree dell'intesa mentre alle sue spalle Klaus iniziò a sentire il familiare rumore dei cingolati che si apprestavano a fare da battistrada per l’avanzata della fanteria. I camminatori li superarono, le loro gambe sbilenche si muovevano con un incidere lento e inesorabile mentre iniziavano a sparare coi loro grandi cannoni verso le trincee nemiche. Uno di loro esplose ancor prima di superare la trincea tedesca colpito dai cannoni francesi. «Prepararsi!», la voce del loro comandante dagli altoparlanti sovrastò i rumori della battaglia; Klaus iniziò ad avere il consueto attacco di panico. «Per la gloria dell’impero tedesco! Avanti!», arrivò l’ordine e tutti uscirono dai loro nascondigli per caricare la trincea nemica che si trovava a quasi cinquecento metri di distanza da loro o forse più, un piccolo lembo di terra di nessuno dove la morte faceva da padrona. L’urlo da guerra del reggimento fu come una scossa elettrica, uscì con l’adrenalina che pompava a mille e Peter dietro di lui; come sempre pronti a eliminare il nemico della nazione. Un grosso camminatore a otto zampe avanzava fornendo fuoco di copertura e loro lo seguirono a debita distanza assieme ad altri cinquanta soldati. «Avanti!», le esplosioni erano tutte intorno a loro, le mitragliatrici vomitavano proiettili in ogni direzione; non potevano tornare indietro, se l’avessero fatto i soldati nelle retrovie gli avrebbero sparato, non esisteva la ritirata nel glorioso impero tedesco. «Avanti!», ce l’avevano quasi fatta, il camminatore esplose davanti a loro sbalzandoli molti metri indietro, Klaus si rialzò quasi immediatamente, intontito con le orecchie che gli fischiavano nonostante i tappi di cotone, si girò un attimo e vide Peter riverso a terra con un pezzo di lamiera conficcato nel petto. «Per gli stati uniti d’europa! Avanti!», ricominciò la sua folle corsa furioso, immune alla paura e alle pallottole. «Klaus!», sua moglie lo stava scuotendo per il braccio chissà da quanto. «Scusa, ero…». «Lo vedevo nei tuoi occhi, lo so!», lo abbracciò «Come stai?». «Adesso bene!», si asciugò il sudore dalla fronte e guardò di nuovo la tomba di Peter. «Ti ricordi che ci dicevano?», si rivolse alla foto «La guerra che avrebbe posto fine a tutte le guerre!», trattenne a stento le lacrime.
  10. Andrea Marras

    Ancora Chinatown

    @Macleo quello che mi manca, ahimè, è il tempo. Me lo segno nella lista dei film da vedere. Grazie ancora!
  11. Andrea Marras

    Ancora Chinatown

    @Macleo perdonami, non volevo essere offensivo cercavo solo di dare il mio contributo; non sono abituato a fare commenti critici perché non mi ritengo (né sono) all'altezza, è un'arte che si acquista con l'esperienza e la pratica e io sono alle prime armi . Grazie del consiglio lo guarderò!
  12. Andrea Marras

    Ancora Chinatown

    @Macleo ciao, il tuo racconto mi è piaciuto tantissimo e spero di esserti d'aiuto con questo commento. Per quanto riguarda la trama la storia scorre bene, e i trascorsi dell'investigatore passati sono resi alla perfezione in poche righe. Si parla di un caso come tanti tipico dei noir nonostante il protagonista abbia il dubbio di cacciarsi in un'ennesima trappola come quella con Evelyn, tema ricorrente in questo genere di racconti . L'unica cosa che non ho capito sebbene rileggendola molte volte è la scena in cui l'investigatore prende una stanza per spiare l'uomo con la prostituta: Quindi lui li vede nell'albergo, torna il giovedì successivo prendendosi una stanza dove? Questo pezzo non mi è chiaro. Io mi sono immaginato l'investigatore dall'altra parte della strada che li fotografa di sottecchi da una finestra con le tapparelle abbassate, l'unico modo logico che mi verrebbe a me. Quindi se è così non sta parlando con il concierge dell'Union ma è un altro, no? L'altro punto che non mi è tanto chiaro è stato il confronto finale. Se la polizia ha qualche sospetto - di solito - almeno un interrogatorio dovrebbe essere di rito, specialmente se si tratta di un omicidio. inoltre, se c'era già il sospetto e la faccia del capitano era ritratta nel giornale perché proprio Lou doveva essere presente? Non era meglio un agente in borghese e poi il capitano saltava fuori quando/se la donna avesse confessato? Il protagonista è un acuto osservatore come un buon investigatore ed è tormentato dall'esperienza passata che l'ha portato quasi sull'orlo della banca rotta; quando si dice che un pelo di ... tira più di un carro di buoi. L'unica che non mi è sembrata coerente con il personaggio è il fatto che l'investigatore si arrendesse così facilmente una volta incastrato dalla donna, ma te l'ho già scritto poco sopra. Ti segnalo qua un refuso. Io qua avrei messo una virgola dopo Come se non bastasse. Io metterei un punto e virgola qui dopo severo e toglierei il "ma" Discosto qua non mi suona, io avrei scritto una cosa del genere: Si fermò al bar e io mi sedetti in un angolo in modo da non essere notato. A mio malgrado? Secondo me non serve "Al quale ha assistito". In conclusione, è un ottimo racconto che mi ha appassionato e la fine mi ha un poco deluso però era l'espediente necessario per dare una spiegazione al titolo, io avrei scritto che la donna veniva portata al distretto per un interrogatorio però lasciando presagire che non avevano nulla su cui appigliarsi spiegando quindi il significato di Chinatown. In ogni caso, complimenti.
  13. Andrea Marras

    [MI 109] Nebbia

    @M.T. mi fa pensare al tarrasque o al drago prismatico, non so perché.
  14. Andrea Marras

    Mezzogiorno d'inchiostro 109 Topic ufficiale

    Bravissimi @Rica, @Unius e @AdStr e grazie a tutti per i consigli e i suggerimenti. Alla prossima.
  15. Andrea Marras

    [MI109] La Fabbrica

    @mina99 sei troppo gentile e sì, hai ragione, c'è tanto lavoro da fare ma la cosa non mi spaventa affatto. Il bello della vita è sopratutto nel miglioramento continuo delle proprie capacità. @Unius anche tu troppo gentile, credo di essere pure io negato per il fantasy, quanto meno per quello classico, ho sempre una vena per delle situazioni comunque oscure cercando sempre di rendere una situazione normale con le sue luci e ombre. Di Philip K. Dick provai a leggere la svastica sul sole ma non so perché la lettura non mi entusiasmò più di tanto mentre invece finì tutto d'un fiato "Do androids dream of electric sheep" da cui poi ci fu l'adattamento per Blade Runner. Son sincero avevo in mente questo finale però la distruzione della città è un'opzione altrettanto valida e forse anche io - per paura - avrei preso questa decisione. Però il filo logico che ho seguito e che ha portato a questa fine è stato il seguente: i coloni sono spariti rimpiazzati da altri, preoccupante mandiamo qualcuno a indagare, le indagini rivelano che va tutto bene tranne per il fatto che la gente è sparita, quelli che l'hanno sostituita risultano umani, non ci sono anomalie per spiegare le sparizioni, la colonia continua ad andare bene, teniamola sotto controllo finché non spunta fuori qualcos'altro per cui per ora congeliamo il caso. L'idea del messia è molto intrigante nonostante io non abbia una vena per la fantascienza spirituale alla Battlestar Galactica tanto per citarne una, perché per me in una società così avanzata tecnologicamente le religioni tradizionali sono scomparse sostituite da delle filosofie o dei principi su come sarà l'evoluzione dell'uomo, con l'ingegneria genetica o l'evoluzione sintetica (diventare macchine) tanto per citarne due.
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