Vai al contenuto

Marissa1204

Scrittore
  • Numero contenuti

    67
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

0 Neutrale

3 Seguaci

Su Marissa1204

  • Rank
    Alessia Di Palma
  • Compleanno 26/07/1994

Informazioni Profilo

  • Genere
    Donna
  • Interessi
    I libri, il film, le opere teatrali, le serie poliziesche, il basket

Visite recenti

Il blocco dei visitatori recenti è disabilitato e non viene mostrato ad altri utenti.

  1. Marissa1204

    Consigli

    Salve, fin da bambina ho scritto racconti e poi romanzi. Tra i 13 e i 16 anni prediligevo un genere molto fanciullesco, quindi con protagonisti studenti che si interfacciavano con i problemi adolescenziali. Dopo la morte di mia nonna all'età di 16 anni, qualcosa in me è cambiato e mi sono avvicinata al genere drammatico, sfruttando anche la mia passione per la storia. Mi documentavo su un evento storico particolare e poi ci cucivo sopra personaggi inventati. Verso l'età di ventuno anni, ho attraversato un periodo brutto che non sto a spiegare (niente droga né depressione). Così, per esternare i miei drammi interiori ho cominciato a scriverli a computer e funzionava: piano piano stavo uscendo da quel periodo. Così è nato *Editato dallo staff*, il mio ultimo romanzo: naturalmente di vero ci sono solo i sentimenti della protagonista, poi per il resto p tutto finzione. Dopo questo romanzo, ho dichiarato chiusa la mia fase drammatica e ho voluto cimentarmi nel genere fantasy. Prima di farlo e rendendomi conto che bisogna prendere un sacco di appunti per dare un pizzico di concreto al tuo mondo fantastico, mi sono documentata. Ho letto che questo genere presenta un sacco di sottocagorie e quella in cui mi sto addentrando spazia tra il dark e il paranormale. In altre parole sto scoprendo il mondo angelico e demoniaco: sono sempre stata una credente e ho sempre pregato, ma mi piace farlo in completa libertà nella mia stanza perché dovunque sei Dio ti ascolta. Non voglio discutere di questo naturalmente. Ho aperto questa discussione, perché mi piacerebbe scoprire le vostre opinioni riguardo questo genere e soprattutto ascoltare i vostri suggerimenti per renderlo un buon romanzo. Grazie a tutti
  2. Marissa1204

    Il Cavaliere (Capit 1)

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/45676-demonite-13/?do=findComment&comment=825642 L'aria era gelida, arrivava fin nelle ossa, portata dal vento forte che spirava. Lo skyline della città di Liverpool era uno striscione di robusti edifici eleganti, al di sotto dei quali sfrecciavano le auto e i bus verde acqua, pieni di persone chiuse nei propri pensieri. Chi tornava a casa, chi andava a lavorare, chi a sballarsi: era pur sempre una città che non distingueva il weekend dai giorni infrasettimanali. Era sempre il momento di fare baldoria. La normalità aleggiava in quella città di luci e freddo, nonostante ottobre fosse appena iniziato. Musica proveniente da ogni angolo, che animava i bar della città. Essa, però, era sovrastata da quel vento che riempiva le orecchie. Era il porto di Liverpool, divisa in varie aree. Una suora, con il cappotto chiuso e il capo chino per evitare che il vento le colpisse il viso, passeggiava su quel lungofiume. Erano poche le persone che percorrevano quel tratto: di giorno era bellissimo, perché era tranquillo rispetto al centro, ma la sera c'era troppo freddo. La suora camminava immersa nei suoi pensieri, mentre le luci di Birkenhead, giusto di fronte, ammiccavano in sua direzione. Quando aveva dei cali di fede, andava in quel posto perché il vento l'aiutava a schiarirsi le idee. Era giovane: aveva solo venticinque anni. A volte si chiedeva perché avesse scelto di diventare suora e quindi passare la vita a pregare e amare Gesù, invece di farsi una famiglia come tutte le sue amiche. Sistemò il velo nero sulla testa, spostato dal vento, mentre il rosario in legno che aveva al collo sventolava. Si aggiustò una ciocca di capelli castano dorato dietro l'orecchio e si fermò ad ammirare il panorama. L'ultima volta che aveva avuto a che fare con uomo prima di diventare suora, non era andata bene: le aveva spezzato il cuore in modo assurdo, non voleva pensarci. A volte, però, il suo volto le appariva in sogno, causandole un tremito al cuore. Era stato difficile dimenticare il dolore che le aveva causato: si asciugò una lacrima maleducata che il vento insinuatosi negli occhi le aveva cacciato. Il trench lungo nero non poteva fare nulla contro il vento. Con una mano si chiuse il colletto, sperando di riparare almeno la gola. Si udì un gracchiare di qualche cornacchia lontano e la suora rabbrividì: era terrorizzata dai corvi, a causa di un horror che aveva visto da bambina in cui uno stormo mangiava gli occhi dei cadaveri appesi per la gola. Sapeva che quegli animali non l'avrebbero mai fatto su un umano vivo, ma il brivido lo avvertì comunque. Non si pose il problema che magari fosse strano che un corvo fosse ancora sveglio, visto che non era un animale notturno. Doveva essere molto vicino, visto che sentì anche lo sbatacchiare delle sue ali. La suora aumentò il passo: voleva allontanarsi il più possibile. Voleva stargli alla larga. Non ricordava da quanto camminasse, fatto sta che era arrivata al Princes Dock, il punto più a nord dell'area portuale. Lì il vento era anche più forte e faceva avvertire le temperature più basse di quel che erano in realtà: era il momento di tornare o le sorelle si sarebbero preoccupate. Ma qualcosa la distrasse: davanti a lei c'era una colomba bianca. Era candida, bellissima: volava in circolo con il becco rivolto verso il basso, come se cercasse qualcosa. Non emetteva alcun suono, ma la suora poté sentirne la preoccupazione. Perché una colomba dovrebbe esserlo? Poi l’animale vide la suora guardarla e forse, spaventata, volò verso nord risalendo il Princes Dock. La suora rimase con il naso all'insù, con la fronte corrugata: non la vedeva più. Che strano fenomeno: neanche le colombe erano degli animali notturni. Stava tornando verso la strada principale per rientrare in convento, quando vide di nuovo la colomba bianca volare in circolo e fare le identiche cose di poco prima. La suora, vinta dalla curiosità, la seguì, ma la colomba era veloce e sparì in lontananza. La suora rimase interdetta e si diede della sciocca per ciò che aveva appena fatto. Quando si voltò, a terra accanto a uno dei pali di sicurezza, c'era un involucro di coperte. Poteva essere stato lasciato da un barbone e quindi pieno di batteri e altre cose. Fece per allontanarsi, quando dall'involucro, udì un gemito. La suora spalancò gli occhi e si voltò di nuovo, per scostare le coperte. Forse qualcuno aveva abbandonato un cagnolino: che azione ingrata. Scostò un lembo e vide che al suo interno c'era un bambino, completamente rosso, forse nato da poco, con i capelli scuri, che agitava i pugnetti. La suora si portò una mano alle labbra: chi avrebbe potuto abbandonare in quel modo e in quel luogo un neonato? Il bambino cominciò a piangere disperato, mentre la suora non sapeva cosa fare: si guardava intorno, sperando che ci fosse qualcuno. Qualcun altro. Si pentì subito di quella vigliaccheria. Prese le coperte tra le braccia e decise che avrebbe portato il bambino in convento, così da chiamare un dottore per farlo visitare. Corse lungo la strada, sperando di non far del male al neonato. Attraversò l'enorme carreggiata che separava il porto dal centro e si addentrò in città. Si fermò alla fermata dell'autobus, cullando il piccolo e calmando il suo respiro affannoso. C'erano persone lì, ma non badavano a quella strana coppia. Ognuno era immerso nella propria vita, già piena di problemi, perché caricarsi anche quelli degli altri? Avrebbe potuto chiamare un taxi, ma aveva portato con sé solo il suo abbonamento per gli autobus. Per fortuna, il piccolo si era calmato e si limitava a fissarla con aria interessata. Il batticuore della suora si era placato mentre meditava su cosa fare adesso con quel bambino. Finalmente il numero 25 arrivò, accostandosi: lasciò che tutti salissero, per farlo poi lei. Mostrò l'abbonamento e andò a sedersi, tenendo il bambino sulle gambe: era ancora sveglio e silenzioso. Approfittò del viaggio, per guardarlo: chi avrebbe potuto fare un'azione del genere? Sarebbe stato meglio lasciarlo in un ospedale, al caldo e al sicuro, con un tetto sulla testa e cibo disponibile. Lasciarlo su un lungofiume al freddo era da mostri. La suora continuava a cullarlo, sorridendogli, mentre la tensione si allentava. Chissà come si sarebbero comportati adesso? Dovevano portarlo alla polizia? Giunsero al convento: lì il vento era meno forte, ma la suora rimboccò lo stesso le coperte al piccolo. Il convento era negli stessi giardini della cattedrale di Liverpool: era della stessa muratura marroncina della chiesa principale, ma più piccola. L'imponenza di quell'edificio bloccava sempre il respiro della suora: sembrava un enorme madre che sorvegliava su tutta Liverpool. In quel convento, c'erano una decina di donne che avevano affidato il loro amore a Dio e vivevano facendo opere di carità: ogni mattina, aprivano le porte del convento ai vagabondi che richiedevano aiuto. E man mano che gli anni erano passati, quelli erano aumentati sempre di più. Ma per la loro fede, non potevano chiudere in faccia la porta a chi ne aveva bisogno solo perché a stento ce la facevano loro. In più avevano accolto tre giovani orfanelli, in attesa che venissero adottati. La suora si avvicinò alle porte in legno di faggio e sentì un leggero chiacchiericcio provenire dal suo interno: le suore forse si accingevano a cenare. La suora fece un profondo respiro, diede un ultimo sguardo al bambino per darsi forza e spinse le porte. Camminò lungo il piccolo corridoio ed entrò nella cucina. Le suore a vederla entrare improvvisamente si zittirono, poi notarono qualcosa che non andava. «Suor Elizabeth, che hai là?» Suor Elizabeth tirò un sospiro e raccontò ciò che aveva passato: passeggiando, aveva trovato il bambino e non poteva fare finta di nulla, così l'aveva portato in convento in modo da decidere cosa fare. Intanto aveva appoggiato il bambino sul tavolo e le suore lo circondarono incuriosite. «Ma sei impazzita? Perché portarlo qui? Dovevi portarlo in ospedale!» ringhiò suor Victoria. Elizabeth arrossì.
  3. Marissa1204

    Demonite - 1\3

    Ciao trovo il pezzo abbastanza esaustivo: si vede che è l'inizio di un qualcosa di grosso e che solo proseguendo a leggere si può capire. E' intrigante l'immagine che hai dato al diavolo e anche alla statua dell'angelo: personalmente, questo è un argomento che mi interessa molto e mi ha rapito particolarmente. Stai attento a quando salti di immagine, bisogna farlo con cautela o ci si può perdere. L'uso del presente come tempo verbale narrante non mi piace molto, lo sento un po' vincolante, per questo prediligo il passato perché spazia tra l'imperfetto, il passato e il trapassato prossimo e il passato e il trapassato remoto. Proprio per questo ribadisco quello che ho detto al capoverso precedente. L'argomento comunque è molto interessante: si sono delineati i personaggi principali. Proseguirò con il leggere gli altri pezzi pubblicati.
  4. Marissa1204

    Il Cavaliere (Capit 1)

    L'aria era gelida, arrivava fin nelle ossa, portata dal vento forte che spirava. Lo skyline della città di Liverpool era uno striscione di robusti edifici eleganti, al di sotto dei quali sfrecciavano le auto e i bus verde acqua, pieni di persone chiuse nei propri pensieri. Chi tornava a casa, chi andava a lavorare, chi a sballarsi: era pur sempre una città che non distingueva il weekend dai giorni infrasettimanali. Era sempre il momento di fare baldoria. La normalità aleggiava in quella città di luci e freddo, nonostante ottobre fosse appena iniziato. Musica proveniente da ogni angolo, che animava i bar della città. Essa, però, era sovrastata da quel vento che riempiva le orecchie. Era il porto di Liverpool, divisa in varie aree. Una suora, con il cappotto chiuso e il capo chino per evitare che il vento le colpisse il viso, passeggiava su quel lungofiume. Erano poche le persone che percorrevano quel tratto: di giorno era bellissimo, perché era tranquillo rispetto al centro, ma la sera c'era troppo freddo. La suora camminava immersa nei suoi pensieri, mentre le luci di Birkenhead, giusto di fronte, ammiccavano in sua direzione. Quando aveva dei cali di fede, andava in quel posto perché il vento l'aiutava a schiarirsi le idee. Era giovane: aveva solo venticinque anni. A volte si chiedeva perché avesse scelto di diventare suora e quindi passare la vita a pregare e amare Gesù, invece di farsi una famiglia come tutte le sue amiche. Sistemò il velo nero sulla testa, spostato dal vento, mentre il rosario in legno che aveva al collo sventolava. Si aggiustò una ciocca di capelli castano dorato dietro l'orecchio e si fermò ad ammirare il panorama. L'ultima volta che aveva avuto a che fare con uomo prima di diventare suora, non era andata bene: le aveva spezzato il cuore in modo assurdo, non voleva pensarci. A volte, però, il suo volto le appariva in sogno, causandole un tremito al cuore. Era stato difficile dimenticare il dolore che le aveva causato: si asciugò una lacrima maleducata che il vento insinuatosi negli occhi le aveva cacciato. Il trench lungo nero non poteva fare nulla contro il vento. Con una mano si chiuse il colletto, sperando di riparare almeno la gola. Si udì un gracchiare di qualche cornacchia lontano e la suora rabbrividì: era terrorizzata dai corvi, a causa di un horror che aveva visto da bambina in cui uno stormo mangiava gli occhi dei cadaveri appesi per la gola. Sapeva che quegli animali non l'avrebbero mai fatto su un umano vivo, ma il brivido lo avvertì comunque. Non si pose il problema che magari fosse strano che un corvo fosse ancora sveglio, visto che non era un animale notturno. Doveva essere molto vicino, visto che sentì anche lo sbatacchiare delle sue ali. La suora aumentò il passo: voleva allontanarsi il più possibile. Voleva stargli alla larga. Non ricordava da quanto camminasse, fatto sta che era arrivata al Princes Dock, il punto più a nord dell'area portuale. Lì il vento era anche più forte e faceva avvertire le temperature più basse di quel che erano in realtà: era il momento di tornare o le sorelle si sarebbero preoccupate. Ma qualcosa la distrasse: davanti a lei c'era una colomba bianca. Era candida, bellissima: volava in circolo con il becco rivolto verso il basso, come se cercasse qualcosa. Non emetteva alcun suono, ma la suora poté sentirne la preoccupazione. Perché una colomba dovrebbe esserlo? Poi l’animale vide la suora guardarla e forse, spaventata, volò verso nord risalendo il Princes Dock. La suora rimase con il naso all'insù, con la fronte corrugata: non la vedeva più. Che strano fenomeno: neanche le colombe erano degli animali notturni. Stava tornando verso la strada principale per rientrare in convento, quando vide di nuovo la colomba bianca volare in circolo e fare le identiche cose di poco prima. La suora, vinta dalla curiosità, la seguì, ma la colomba era veloce e sparì in lontananza. La suora rimase interdetta e si diede della sciocca per ciò che aveva appena fatto. Quando si voltò, a terra accanto a uno dei pali di sicurezza, c'era un involucro di coperte. Poteva essere stato lasciato da un barbone e quindi pieno di batteri e altre cose. Fece per allontanarsi, quando dall'involucro, udì un gemito. La suora spalancò gli occhi e si voltò di nuovo, per scostare le coperte. Forse qualcuno aveva abbandonato un cagnolino: che azione ingrata. Scostò un lembo e vide che al suo interno c'era un bambino, completamente rosso, forse nato da poco, con i capelli scuri, che agitava i pugnetti. La suora si portò una mano alle labbra: chi avrebbe potuto abbandonare in quel modo e in quel luogo un neonato? Il bambino cominciò a piangere disperato, mentre la suora non sapeva cosa fare: si guardava intorno, sperando che ci fosse qualcuno. Qualcun altro. Si pentì subito di quella vigliaccheria. Prese le coperte tra le braccia e decise che avrebbe portato il bambino in convento, così da chiamare un dottore per farlo visitare. Corse lungo la strada, sperando di non far del male al neonato. Attraversò l'enorme carreggiata che separava il porto dal centro e si addentrò in città. Si fermò alla fermata dell'autobus, cullando il piccolo e calmando il suo respiro affannoso. C'erano persone lì, ma non badavano a quella strana coppia. Ognuno era immerso nella propria vita, già piena di problemi, perché caricarsi anche quelli degli altri? Avrebbe potuto chiamare un taxi, ma aveva portato con sé solo il suo abbonamento per gli autobus. Per fortuna, il piccolo si era calmato e si limitava a fissarla con aria interessata. Il batticuore della suora si era placato mentre meditava su cosa fare adesso con quel bambino. Finalmente il numero 25 arrivò, accostandosi: lasciò che tutti salissero, per farlo poi lei. Mostrò l'abbonamento e andò a sedersi, tenendo il bambino sulle gambe: era ancora sveglio e silenzioso. Approfittò del viaggio, per guardarlo: chi avrebbe potuto fare un'azione del genere? Sarebbe stato meglio lasciarlo in un ospedale, al caldo e al sicuro, con un tetto sulla testa e cibo disponibile. Lasciarlo su un lungofiume al freddo era da mostri. La suora continuava a cullarlo, sorridendogli, mentre la tensione si allentava. Chissà come si sarebbero comportati adesso? Dovevano portarlo alla polizia? Giunsero al convento: lì il vento era meno forte, ma la suora rimboccò lo stesso le coperte al piccolo. Il convento era negli stessi giardini della cattedrale di Liverpool: era della stessa muratura marroncina della chiesa principale, ma più piccola. L'imponenza di quell'edificio bloccava sempre il respiro della suora: sembrava un enorme madre che sorvegliava su tutta Liverpool. In quel convento, c'erano una decina di donne che avevano affidato il loro amore a Dio e vivevano facendo opere di carità: ogni mattina, aprivano le porte del convento ai vagabondi che richiedevano aiuto. E man mano che gli anni erano passati, quelli erano aumentati sempre di più. Ma per la loro fede, non potevano chiudere in faccia la porta a chi ne aveva bisogno solo perché a stento ce la facevano loro. In più avevano accolto tre giovani orfanelli, in attesa che venissero adottati. La suora si avvicinò alle porte in legno di faggio e sentì un leggero chiacchiericcio provenire dal suo interno: le suore forse si accingevano a cenare. La suora fece un profondo respiro, diede un ultimo sguardo al bambino per darsi forza e spinse le porte. Camminò lungo il piccolo corridoio ed entrò nella cucina. Le suore a vederla entrare improvvisamente si zittirono, poi notarono qualcosa che non andava. «Suor Elizabeth, che hai là?» Suor Elizabeth tirò un sospiro e raccontò ciò che aveva passato: passeggiando, aveva trovato il bambino e non poteva fare finta di nulla, così l'aveva portato in convento in modo da decidere cosa fare. Intanto aveva appoggiato il bambino sul tavolo e le suore lo circondarono incuriosite. «Ma sei impazzita? Perché portarlo qui? Dovevi portarlo in ospedale!» ringhiò suor Victoria. Elizabeth arrossì. «Dobbiamo chiamare la Madre Superiora. Lei sa sempre cosa fare» suggerì suor Mary, per evitare che le suore litigassero. «Suor Lorraine, chiama la Madre Superiora. E tu, Victoria, chiama il dottor Adenbrough» ordinò la suora più vicina al bambino. Suor Lorraine annuì e sparì oltre la porta, mentre suor Victoria si precipitava al telefono. «Chi mai abbandonerebbe un bambino così bello?» sospirò Suor Margaret. «Come lo chiamiamo?» esclamò John, il maggiore degli orfanelli, che, spinto dalla fame, si era precipitato in cucina. «Nessun nome! - esclamò la Madre Superiora sopraggiungendo – Questo bambino non può rimanere qui: il budget della parrocchia copre a stento le spese. Un'altra bocca da sfamare ci farebbe andare in rosso» «Ma Madre Superiora, non possiamo abbandonarlo anche noi» si intromise suor Elizabeth che si era già affezionata. «Lo si porta alla polizia e vediamo cosa ci suggeriscono. Adesso aspettiamo il dottor Adenbrough e vediamo cosa ci dice!» sentenziò la Madre Superiora e si accomodò sulla sua poltrona preferita accanto al caminetto. Le suore si guardavano l'un l'altra, timorose dai suggerimenti che le forze dell'ordine avrebbero potuto fornire, ma poi furono distratte da una strana puzza proveniente dal bambino. Le donne si voltarono con il volto inorridito e si guardarono, bisticciando un po' per chi avrebbe dovuto cambiarlo, soprattutto perché nessuno di loro l'aveva mai fatto. In convento, i bambini giungevano già abbastanza grandi, tipo dai cinque anni in su. Suor Elizabeth si fece avanti, per velocizzare quella faccenda spinosa.
  5. Marissa1204

    Trilogia?

    Non è la mia prima pubblicazione e ho un mio pubblico, non così ampio naturalmente ma ho persone che mi seguono. Ho messo da parte le cade editrici in quanto per tre volte ho ricevuto solo bidoni. Avevo pensato così in modo da non dover essere soggetta al pubblico per il primo volume e quindi rischiare di non pubblicare nel caso non venda.
  6. Marissa1204

    Trilogia?

    Buongiorno a tutti, Ho per le mani una storia fantasy che distribuirò in tre romanzi. Siccome saranno correlati tra loro, quindi non si potrebbe leggere solo il primo per esempio, avevo pensato di pubblicarli come un unico blocco. Voi che ne pensereste? O sarebbe meglio pubblicarli separatamente? Grazie
  7. Marissa1204

    Cuore e Mente di Alessia Di Palma

    Titolo: Cuore e Mente Autore: Alessia Di Palma POD: lulu.com ISBN: cartacea: 978-0-244-81921-7 ; ebook: 978-0-244-81955-2 Data di pubblicazione (o di uscita): Settembre 2019 Prezzo: (della versione cartacea e digitale) € 10,00 - € 3,99 Genere: Drammatico romantico Pagine: 200 Quarta di copertina o estratto del libro: Andai dritta nella sua stanza [di mio padre] e trovai mia sorella in piedi fuori dalla porta. Aveva la faccia pallida, potevo notarlo anche alla luce tenue della lampada. «Michela, che fai qui?» «Non riesco ad entrare! Ho paura!» Aveva otto anni allora, ma era abbastanza alta per la sua età. Del resto i nostri genitori lo erano, quindi non poteva essere altrimenti. La presi sotto braccio ed entrammo. Vedendoci, tutti uscirono, anche la mamma. La stanza era avvolta in una luce tenue: le persiane erano sprangate, per tenere il freddo fuori. C'era solo la lampada da comodino accesa e illuminava il volto di nostro padre, disteso nel letto sotto le coperte. Tossiva. «Gli farà bene vedervi, insieme e unite, come siete sempre state!» ci disse. Michela non capiva. Io avevo visto il viso di mia madre, come non mi era mai apparso: scavato, scosso e negli occhi potevo vedere il cuore spezzato, talmente tanto da essere rimaste solo le briciole. Avevo capito. Adesso il mio compito, in quanto primogenita, era quello di mandare giù quel boccone amaro e di sostenere mia sorella. Papà era madido di sudore, aveva gli occhi chiusi e respirava a fatica. «Papà?» lo chiamai io, timidamente. Lui aprì appena gli occhi: aveva una benda umida sulla fronte, forse per cercare di far scendere la febbre. «Principesse!» mormorò, accennando un sorriso. Noi ci appoggiammo sul suo petto che si sollevava a fatica. «Ora sei tu l’organista di famiglia, Vale!» mormorò. Io chiusi gli occhi: sentirmi dire quella frase, aveva reso tutto così definitivo e io non ero pronta ad affrontare quella situazione. «No, papà! Non sono pronta! Non puoi lasciarci! Starai bene, vedrai!» Anche Michela aveva sollevato la testa e guardava me e poi papà, capendo senza volerlo. Lui sorrise. «Lo sei!» Chiuse gli occhi, ma respirava ancora. «Papà! Non andare via!» mugolavo, come se con la mia voce potessi trattenerlo qui, da quel qualcosa che lo stava trascinando giù. Mamma ci raggiunse e si sedette accanto a noi, recitando il rosario. «Papà! Ti prego! No!» urlavo con tutta me stessa, mentre cominciavo a sudare freddo e sentivo quella litania nelle orecchie che accresceva il mio panico. «Ave Maria, piena di grazia...!» recitavano le donne, mentre io continuavo ad urlare a mio padre di non lasciarmi. Mia madre mi accarezzò la testa e solo così mi calmai. Appoggiai il capo sul petto di nostro padre, come mia sorella: mi ricordai di quando eravano piccole e avevamo paura dei mostri. Rimanemmo cullate dal suo respiro sempre più lento e affaticato, finché ci addormentammo. I ricordi con il nostro papà si facevano breccia nella nostra mente, consapevoli che sarebbero stati gli ultimi. Sembrava un film, uno di quelli che vedi in un cinema di seconda mano. E più vedevo il suo viso nei miei pensieri, più il cuore sanguinava e le lacrime scendevano a fiumi. La mattina dopo, eravamo tutti per strada vestiti di nero: le donne con i veli sul volto e gli uomini con i cappelli. Al momento di dare l’ultimo saluto a mio padre, giurai di averlo visto all’organo dove eravamo sempre soliti suonare insieme. Mi fece un cenno e io gli sorrisi, per poi scomparire. E con lui anche la mia passione. Link all'acquisto: https://www.lulu.com/shop/search.ep?keyWords=alessia+di+palma&sorter=publicationDate-desc
  8. Marissa1204

    Lulu

    Salve a tutti. Probabilmente questa discussione è chiusa ormai, vedendo a quando risale l'ultimo commento . Vorrei comunque esporre la mia opinione in merito alla piattaforma in questione. Ho pubblicato due romanzi con lulu e mi sono sempre trovata bene. Concordo riguardo i prezzi delle spedizioni: non mi aspetto che siano gratuite per carità ma almeno la metà. Il primo romanzo, per quanto riguardo formato, non avevo ben letto il regolamento e quindi non è uscito come me l'aspettavo: ho provveduto poi a modificarlo. Il secondo, invece, quando poi l'ho scartato, ne sono rimasta davvero entusiasta: era rilegato bene, il formato all'interno era perfetto. Ciò che mi colpisce di questa piattaforma è la prontezza da parte dell'assistenza nel rispondere alle domande: se poi la domanda richiede una risposta troppo articolata, l'addetta provvede a telefonare. Se deve mostrare come procedere su una qualsivoglia tecnica, invia screenshot per aiutarti. La consiglio vivamente: peccato che siano un po' limitate le scelte di formato, per il resto è super.!
  9. Marissa1204

    Quale migliore piattaforma self con servizi completi?

    Io ho autopubblicato il mio romanzo su lulu.com Mi sono trovata molto bene con un servizio assistenza efficientissimo e precisione nella spedizione del libro cartaceo. Inoltre ti da la possibilità di distribuirlo anche su altre piattaforme come amazon e google play libri. L'unica pecca è la carenza di scelta nella pubblicazione del libro. Del resto lo consiglio.
  10. Marissa1204

    Diritti

    Buonasera a tutti. Forse avete seguito la mia discussione in merito ad un contratto di pubblicazione. Una clausola diceva : "La cessione dei diritti avrà durata di 2 anni decorrenti dalla consegna o pubblicazione dell'opera che dovrà avvenire entro il 30/06/2019" Ciò non è avvenuto, quindi posso considerare miei i diritti o solo perché ho firmato ho dato la disponibilità a cederli per due anni e quindi non sono più miei comunque? Ho già mandato una raccomandata dichiarando che i diritti sono i miei e nel caso di una mancata risposta avrei contattato un legale. Non ho ricevuto alcuna risposta, ma io ho intenzione di autopubblicare la suddetta opera entro la fine di settembre: non vorrei che mi chiamino per ribadirne i diritti. Voi che pensate? Grazie
  11. Marissa1204

    Vincitrice a un concorso, problemi con la pubblicazione

    Avrei un'altra domanda: ma se sul contratto c'è scritto "La cessione dei diritti avrà durata di 2 anni decorrenti dalla consegna o pubblicazione dell'opera che dovrà avvenire entro il 30/06/2019" e ciò non avviene posso considerare miei i diritti o solo perché ho firmato ho dato la disponibilità a cederli per due anni e quindi non sono più miei comunque? Grazie
  12. Marissa1204

    Vincitrice a un concorso, problemi con la pubblicazione

    Alla fine il 30 giugno è arrivato e non mi hanno pubblicato il romanzo come nessuno dei finalisti di questo concorso. Solo il vincitore. Cmq ho mandato una raccomandata in cui spiegavo che siccome la pubblicazione non è avvenuta i diritti sono i miei proprio com3 dice il contratto e richiedeva una risposta entro 10 dalla ricezione della raccomandata altrimenti mi sarei rivolta ad un avvocato. È stata ricevuto in data 15 luglio e nessuna risposta è pervenuta né via posta né via email. Così mi sono rivolta ad un avvocato per farne scrivere una da lui. Ma vi pare normale che si deve arrivare a questo punto?
  13. Marissa1204

    Vincitrice a un concorso, problemi con la pubblicazione

    Sinceramente mi sono quasi rotta per tutta questa storia e vorrei scindere il contratto proprio per autopubblicarmi...ma non sono sicura che possa farlo
  14. Marissa1204

    Vincitrice a un concorso, problemi con la pubblicazione

    Ragazzi, news: ho mandato una raccomandata vietando loro di far correggere la mia bozza da terze persone e pubblicandolo così com'è. Dopodiché ho mandato un email chiedendo informazioni sul post pubblicazione, il solito: presentazione, quante copie in dotazione vorrei, se fare pubblicità ecc. Ne ho mandate due con zero risposta a entrambe e mi sono attaccata al telefono per aspettare una risposta e finalmente dopo due giorni mi hanno risposto, quando ho chiamato con lo sconosciuto. Stavolta una volta deciso dove fare la presentazione ho voluto comunicarglielo e dopo due giorni ancora non mi rispondono e dopo 3 email niente! Dovrei scindere il contratto?
  15. Marissa1204

    A chi rivolgersi per far tradurre il proprio libro

    @samuele ciao io sarei interessata: ho visto la tua risposta un po' vecchiotta quindi immagino che adesso tu sia a tutti gli effetti un traduttore. Vorrei chiederti in media quanto costerebbe far tradurre un romanzo tra le 60 e le 70 pagine in inglese. Grazie infinite
×