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Marissa1204

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    Alessia Di Palma
  • Compleanno 26/07/1994

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    Donna
  • Interessi
    I libri, il film, le opere teatrali, le serie poliziesche, il basket

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  1. Marissa1204

    Il fiato del drago

    @RomBones Grazie per avermi letto e per la tua opinione
  2. Marissa1204

    Il Cavaliere Capit 1 parte 4

    Grazie di avermi letto di nuovo @bwv582 Ebbene la parte fantasy si avrà fra qualche capitolo proprio per l effetto sorpresa di cui parlavi. Sono d'accordo sull'idea di spezzare il capitolo in modo da ampliarlo. Ti ringrazio Alla prossima
  3. Marissa1204

    Il Cavaliere Capit 1 parte 3

    @bwv582 In questo frammento comincia a delinearsi il personaggio di Marissa e qualcosa di particolare che le appartiene, come la convinzione di avere una madre che le ha insegnato a nuotare, quando lei in realtà ha paura dell'acqua, fobia sviluppatasi anche per via del suo ritrovamento. Credo che tu abbia ragione e forse dovrei ampliare il capitolo e spezzarlo in due per essere più chiara. Grazie per la tua opinione A presto
  4. Marissa1204

    Il Cavaliere - Capit 1 - 2 parte

    Rieccoci @bwv582 Una delle mie più grandi paure nelle storie che scrivo è la perdita o il distacco dalla realtà, appunto l'essere realista o meno. Ho pensato che la suora porti la bambina al convento perché è in panico ed essendo giovane non sa cosa fare, così si rivolge alle sorelle. Forse potrei evitare il passaggio del dottore in convento e far andare la suora direttamente in ospedale. Il passaggio del poliziotto sono sia d'accordo che non. E' vero, sarebbe poco professionale, ma è comunque un essere umano. A presto
  5. Marissa1204

    Il Cavaliere (Capit 1)

    Ciao @bwv582 Sono contenta che tu abbia trovato il tempo di leggere il primo estratto del primo capitolo. Mi piace molto il tuo modo di scrivere le tue opinioni. Ebbene, molto spesso inciampo nell'errore di dare per scontato che il lettore sappia; lo si evince dal punto che mi hai evidenziato riguardo il lungo fiume. Non sai quante volte l'ho riscritto perché il mio principale lettore beta mi ricordava che non tutti sono stati a Liverpool . Ti spiego, il porto di Liverpool si affiaccia sul suo fiume principale il Mersey; devo essere più chiara in quel punto e sono d'accordo. Per quanto riguarda il personaggio della suora, ha un carattere impulsivo dovuto alla giovane età: lo si evince quando lei decise di prendere i voti a causa di un amore finito male. Naturalemte, poi a mente fredda comincia a porsi dei dubbi sulla scelta fatta, ma poi si fa forza grazie al ritrovamento del bambino. Riguardo il pezzo dell'involucro di coperte, questo era un pensiero che mi ponevo anche nel periodo anti-Coronavirus . Infatti il pezzo è stato scritto nel 2018. Inoltre, Liverpool è una città come tante piena di senza tetto, quindi credo sia naturale porsi quel problema nel ritrovare delle coperte. Sono d'accordo sugli errori di ortografia perché da scrittrice ammetto che nonostante lo leggo svariate volte, un errore stupido rimane sempre. Per il resto, grazie di aver letto il primo capitolo della trilogia fantasy a cui sto lavorando. A presto
  6. Marissa1204

    Il fiato del drago

    Ciao @Davide Corvi Grazie di aver letto il mio racconto e della tua opinione. A quanto pare, ho una certa dote nei romanzi drammatici e me ne sto accorgendo scrivendo il nuovo fantasy
  7. Marissa1204

    Il fiato del drago

    Grazie @bwv582 per la tua bella opinione. Sono contenta di leggere che ti è piaciuto. Un bacio
  8. Marissa1204

    Personaggio di Marissa

    Ciao @Ale_cassie Grazie per aver letto la descrizione del mio personaggio. Ho deciso di postarlo proprio per vedere quali fossero i punti da migliorare e quali che andavano bene. Essendo la protagonista di una trilogia e che quindi dovrà attraversare varie evoluzioni, per me è importante sapere di essere su una buona strada. Per quanto riguarda le ripetizioni, ogni volta che rileggo mi sfuggono sempre, quindi grazie per avermele evidenziate. Volevo approfondire questo punto. Questa descrizione in particolare è stata estrapolata dal capitolo due. Nel capitolo uno invece è narrato il momento in cui viene adottata. Nella prima stesura, lo raccontava solo molto velocemente, ma poi ho cambiato e gli ho dedicato un capitolo intero in quanto è un momento chiave della storia. Se può interessarti, nella sezione "Racconti a capitoli", c'è proprio il primo capitolo diviso in quattro parti, chiamato "Il cavaliere". Grazie a presto rileggerci
  9. Marissa1204

    Il fiato del drago

    ciao @Alessiomantelli Grazie per aver letto il mio racconto. Ebbene, la figura del drago è una metafora per il terremoto quindi confermo l'impressione che hai avuto all'inizio. Convengo sulle correzioni riguardo la punteggiatura, che è sempre stata il mio tallone di Achille. Spero che leggerai anche qualche altro mio pezzo, donandomi i tuoi consigli.
  10. Marissa1204

    Il fiato del drago

    La terra aveva tremato di nuovo. Quella volta era successo durante la notte. Tutto era iniziato con un vento che ringhiava al di fuori delle imposte chiuse, come un animale famelico. La casa tremava tutta; sembrava di essere al centro di un tornado. La bambina era sdraiata nel suo lettino dalla trapunta con i disegni delle principesse Disney; non riusciva a dormire. Nella sua immaginazione, quello non era il vento, ma l’uomo nero che voleva rapirla. Stringeva a sé l’orsacchiotto di peluche con il papillon rosso, che le sussurrava di stare tranquilla, che lui l’avrebbe protetta dall’uomo nero. La stanza era avvolta nel buio come un mantello nero; la lucina da notte era fulminata e l’unica fonte di luce era la spia verde della lampada d’emergenza che proiettava ombre inquietanti sul muro, nonostante fosse flebile. Gli occhi della bambina erano spalancati e le orecchie tese a captare qualsiasi rumore al di fuori del vento che ringhiava. Il suo respiro era alquanto affannoso e sentiva le guance bagnarsi dalle sue lacrime di paura, mentre stringeva il peluche talmente forte da non farlo respirare. Stava assorbendo le sue lacrime, come faceva sempre: era un amico fedele lui. Sentì improvvisamente qualcosa che sbatteva violentemente fuori; la bambina scattò in piedi. «Che cos’era, Fred?» sussurrò al peluche. La bambina scostò le coperte e appoggiò i piedi nudi sul cotto freddo, rabbrividendo. Abbracciò Fred, come se fosse il suo scudo e si avvicinò al balcone: era da lì che aveva sentito il rumore. Deglutì; sentiva la gola secca. Aveva sempre avuto paura dei tornado. Aprì il balcone, avvertendo immediatamente il freddo vento che la schiaffeggiava. Abbassò anche le imposte, quanto bastava per permetterle di vedere fuori: era meglio se non lo avesse fatto. C’era davvero un tornado: vedeva buste di plastica volare da sole come fantasmi; le fronde degli alberi scosse a tal punto che potevano essere strappate dalla terra; i pali dell’elettricità che danzavano, rilasciando un suono come di uno sciame d’api. Ed ecco che accadde tutto in un attimo. La bambina non capiva cosa stesse succedendo. Sentì una strana vibrazione con i piedi nudi sul pavimento; istintivamente alzò lo sguardo sul soffitto e vide gli striscioni di carta velina appesi al lampadario muoversi da soli. E la vibrazione si intensificò, fino a fare cadere in ginocchio la bambina che iniziò a urlare e a chiamare la mamma. Non c’era bisogno delle sue grida: i suoi genitori si erano già svegliati in preda al panico e la prima stanza in cui si erano precipitati era quella della figlia. La madre aveva il volto contratto in una smorfia di dolore, sembrava essere stato deformato dalla plastilina; il suo papà urlava alla moglie di prendere la bambina e di uscire immediatamente. La bambina piangeva in preda al panico: prima l’uomo nero, poi il tornado e ora la terra tremava. Che succedeva? La madre l’afferrò e si precipitò lungo le scale, chiamando i vicini già in allerta. La bambina cercava di tenere stretto Fred, che non voleva perdere per nulla al mondo. Scendere le scale con una bambina di otto anni in braccio non era cosa facile, aggiungendo anche il fatto che le scosse ne destabilizzavano l’equilibrio fisico e mentale. La bambina, dalla spalla della madre, vedeva altre persone precipitarsi lungo le scale con vestaglie e pigiami, mentre sopra il boato delle scosse di terremoto distruggeva il palazzo. Sembrava che un enorme drago stesse camminando su di loro, sgretolando quella scatola di cemento come se fosse stato un grissino. Ma il drago fu più veloce di loro. Nella confusione, Fred cadde e la bambina urlava e si dimenava per tornare a riprenderlo, rendendo tutto ancora più difficile. Nessuna delle persone dietro di lei si chinò a raccoglierlo e a ridarglielo, tutti volevano scappare perché era questione di secondi se volevano salvarsi. In giro si sarebbero trovati milioni di orsacchiotti, ma la vita era una. Il drago fu più veloce e mattone dopo mattone sgretolò quel grissino di cemento, imprigionando tutti. La mattina dopo, quando i vigili del fuoco giunsero sul posto per cercare persone sotto le macerie, con grande rammarico trovarono solo un orsacchiotto con un papillon rosso, sporco di polvere, con lo spettro della casa distrutta dal drago attorno ad esso.
  11. Marissa1204

    A casa del nonno

    Ciao @Kikki Un bel racconto pieno di effetti sorpresa e curiosità. Alcune cose che però non mi sono chiare e altre che sottolineo per quanto mi sono piaciute. Allora... Davide è un fidanzato della protagonista, giusto? Molto bello questo pezzo: sa tanto di nostalgia e odore di infanzia. Mi sono rivista nella protagonista: mio nonno non mi ha insegnato a pescare, ma passavo le giornate a vederlo costruire macere nel giardino oppure a prendersene cura. Mi mostrava tutti i segreti. Mi ha davvero commosso questo pezzo: anche se i ricordi non sono gli stessi, quell'atmosfera di nostalgia dell'infanzia mi ha davvero colpito. Molto bene. Inoltre l'ho sentito molto mio in quanto anche io ho avuto un nonno morto di Alzeihmer e che a volte mi chiedeva chi fossi. Le prime volte che lo faceva, scappavo in preda alla disperazione, ma poi mi avvicinavo, gli porgevo la mano e gli dicevo: "Piacere, Alessia, la tua nipotina". Lo facevamo spesso e lui si sentiva così in colpa e in imbarazzo. La parte della lettera l'ho apprezzata in quanto distacca i ricordi infantili di una nipote che non ha mai pensato che il nonno potesse avere una vita prima di lei. E quindi si passa ad una donna adulta che comincia a farsi delle domande sulla fedeltà di suo nonno nei confronti della moglie, fino a mettere in dubbio tutta la sua esistenza. La lettera ha suscitato in me moltissima curiosità e spero che tu voglia pubblicare il seguito Per il resto, un pezzo pieno di sentimento, nostalgia e mistero che attira chi lo legge. Molto ben fatto, alla prossima
  12. Marissa1204

    Una goccia nell'anima - Parte 2

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/47522-estate-2014-capitolo-1/?do=findComment&comment=836815 C’erano delle altre persone, vestite con bambù e foglie, forse degli indigeni, che avevano costruito delle barelle improvvisate con porte che aveva magari portato l’acqua. Presero uno ad uno i superstiti e li misero sulle barelle e poi sui furgoni. Venti persone ammucchiate sul retro di un piccolo furgoncino: Tyler si chiedeva quando sarebbe finito quell’incubo. Il veicolo partì a manetta, sbatacchiando sul sentiero brullo, facendo sussultare tutti. I bambini probabilmente urlavano, giudicando dalle smorfie sui loro visi. Lontano dalle zone colpite, arrivarono al primo ospedale, il quale era affollato, anche troppo: stavano cominciando a montare delle tende, magari perché non c’era abbastanza spazio o forse anche per ospitare i morti. La visuale di Tyler comprendeva il retro del furgone e non sapeva ben dire cosa stesse succedendo. Intanto il mezzo si era fermato e nessuno si era precipitato a prendere i superstiti che erano stati caricati dietro. I bambini che gli stavano allineati affianco furono presi e messi su un altro furgone: che stava succedendo? Dove li portavano? E perché loro non venivano soccorsi? Il furgone ripartì e Tyler vedeva quell’ospedale sfrecciare davanti a lui, come un’opportunità sfumata: forse non avevano posto e si stavano dirigendo verso un altro ospedale. Sebbene il furgone stesse andando a tutta birra, non poté a far a meno di ignorare quel volto che gli sfrecciò davanti. Quella folta capigliatura biondo castana, con il viso allungato. «Luton!» urlò con quanto fiato avesse. Cominciò ad agitarsi sulla barella improvvisata: quello era il suo migliore amico. Era lì! Doveva fermarsi! «LUTON! - continuava ad urlare, con le corde vocali che gli bruciavano e agitandosi - FERMATI! LUTON!» Il furgone si fermò e Tyler si mise seduto: non poteva correre da Luton, la gamba era rotta. Rivide di nuovo quella capigliatura biondo castana e riprese a urlare il nome del suo amico, ma quando quello si girò, gli occhi di Tyler non incontrarono quelli profondi e affascinanti di Luton. Non era lui. Continuò a mugolare il suo nome, come se non riuscisse a metabolizzare che aveva preso un granchio e che dove si trovasse il suo migliore amico fosse ancora un’incognita. Tyler fece cenno al tizio che guidava il furgone di poter partire e quel viaggio scomodo ricominciò. Il movimento turbolento del mezzo non faceva altro che peggiorare il dolore alla gamba: chiuse gli occhi, cercando di allontanare la delusione. Dov’erano? Magari li avrebbe trovati nell’ospedale dove si stavano recando: era passato poco tempo dal maremoto, supponeva Tyler, quindi non sarebbero potuti andare lontano. Ma la vastità del disastro, chissà dove li aveva trascinati. Prima che potesse pensare ad altro, il veicolo si era fermato nuovamente: la scena era quasi uguale a quella precedente. Una folla, con delle tende e un ospedale: sembrava di essere in qualche mercato. Stavolta, dopo una manciata di minuti, qualcuno si avvicinò al retro del furgone. Li analizzò, forse li contò e fece cenno a qualcuno in lontananza di avvicinarsi. Procedettero a farli scendere, usando le barelle improvvisate su cui erano stati adagiati e uno ad uno i superstiti furono portati all’interno dell’ospedale. La scena che si presentò agli occhi di Tyler rappresentava il degrado assoluto: forse si trovavano a pochi chilometri dal disastro ed essendo l’ospedale più vicino, molto probabilmente era anche il più affollato. L’impressione di Tyler fu tutt’altro che positiva, soprattutto a livello igienico, ma era l’unica cosa che poteva salvarlo e mise da parte il suo essere schizzinoso. Era passata mezz’ora probabilmente e già ringraziava il cielo per non essere morto dissanguato: a quanto pareva gli organi vitali non erano stati toccati. Attorno a lui un coro di lamenti che, nonostante fosse sordo, non poteva non udire: il cuore gli vibrava mentre sfilava dinanzi a quei lettini con persone che imploravano di essere aiutate. Non c’erano abbastanza posti letti in quel piano e alcuni erano stati adagiati sul pavimento o sui davanzali delle enormi finestre. Sembrava un accampamento. E si rese conto, che molto probabilmente, anche lui sarebbe finito sul pavimento, magari ignorato. Come pensato, coloro che lo stavano trasportando lo fermarono sotto uno dei davanzali e Tyler sprofondò nello sconforto: non era meglio morire? «Ehi, non lasciatemi qui! Ho la gamba rotta!» pensò di aver urlato a chiunque gli passasse accanto. Gli si avvicinò un’infermiera, la quale gli stava dicendo qualcosa, ma Tyler non poteva sentirla: si portò le dita alle orecchie per farle capire che era sordo. Lei gliele esaminò e poi passò alla gamba. Scandendo bene le parole, per permettere a Tyler di leggere le labbra, gli disse: «Per le orecchie non possiamo fare niente. Guariranno da sole nel giro di qualche giorno. Per la gamba la opereremo quando sarà il tuo turno» Tyler si guardò intorno: il suo turno sarebbe potuto essere tra qualche giorno per tutta la gente che c’era. «Non devi preoccuparti: tanto non hai fretta. Qual è il tuo nome?» gli chiese l’infermiera e dopo aver avuto la risposta se lo annotò su un taccuino. La donna si voltò e corse verso l’uscita: c’era qualcuno che aveva bisogno di lei da qualche altra parte. «Dove va? Aspetti! Ho bisogno di aiuto!» le urlò sempre più disperato. Si sentiva ignorato e il dolore alla gamba non faceva altro che peggiorare, come se una spada gli trapassasse la carne. Quando il dolore era troppo insopportabile, si portava una mano tra i denti per evitare di urlare, rischiando di rompersela a sangue. Ad un certo punto, sentì la bile salire lungo l’esofago, a causa di tutto quel dolore e la puzza di malati. Cominciò a tossire e si alzò leggermente: vomitò anche l’anima. Tutta l’acqua che gli asfissiava i polmoni fuoriuscì insieme a tanto fango che aveva inghiottito mentre veniva sbattuto da una parte all’altra dall’oceano. Tyler chiuse gli occhi per evitare che tutto quel dolore potesse penetrargli attraverso la pelle, espandendo un freddo interiore di cui non aveva bisogno. Provò a mettersi in piedi, dando forza sulla gamba sana: a cosa gli servisse non ne aveva idea. C’era voluto tanto per arrivare lì, sembrava stupido scappare, ma voleva farsi notare per essere soccorso. Fece attenzione a tenere la gamba destra tesa, la quale pendeva storta. Cercò di non guardarla troppo per evitare di vomitare nuovamente. La porta sotto il suo peso fece un brusco movimento, che quasi lo fece scivolare; piantò la mano sulla parete per mantenere un certo equilibrio e saltò “fuori” dalla barella. Nel farlo però la gamba infortunata urtò contro il letto di un paziente non cosciente, provocandogli un dolore talmente forte da farlo cadere nuovamente a terra sulla porta. «Non puoi camminare! Aspetta il tuo turno! Ti opereremo domani, vedrai!» gli urlò un’altra infermiera che aveva visto tutta quella scena poco dignitosa. Tyler non aveva capito niente, perché, tenendo lo sguardo basso, non le aveva letto le labbra. Ma dalla sua faccia capì che in quel modo non avrebbe ottenuto nulla. «Avete un telefono? Devo chiamare casa!» pensò di aver urlato, facendo il gesto della cornetta e avvicinandola all’orecchio. La donna muovendo le labbra lentamente, disse: «Ne abbiamo uno fisso. Lo userai quando potrai camminare!» e detto questo se ne andò, distratta dalle urla che giungevano dalla hall. Un altro furgone di feriti: Tyler allungò il collo, cercando di scorgere qualcuno dei suoi amici, ma ciò che vedeva era solo l’andirivieni di infermieri e barelle, senza dargli il tempo di capire chi fossero i nuovi arrivati. “Quando potrò camminare, userò il telefono. Chissà fra quanto?” si disse, amaramente, distendendosi nuovamente lungo la parete, in attesa del suo turno. Solo in quel momento si rese conto di quanto fosse stanco e le palpebre pesanti chiusero il palcoscenico davanti a quello spettacolo orribile.
  13. Marissa1204

    Estate 2014 - Capitolo 1

    ciao @Ele_D Questa è la prima cosa che mi è saltato all'occhio, ma non preoccuparti: io dopo aver riletto milioni di volte i miei pezzi ancora trovo questo tipo di errori Questa invece non l'ho capita: solo per l'aspetto trasandato dovrebbero prenderlo per un ladro? Con un aspetto così, invece, sembra più un disperato che si rifugia nell'alcool e nel fumo per non crollare. Al massimo, i carabinieri lo fermerebbero per sospetta guida in stato di ebbrezza, che poi approverebbero facendogli l'alcool test. Mi piace il gesto di liberarsi del telefono: fa intuire che il protagonista ha subito un torto dalla persona che lo chiama, poco dopo dici che è una lei. Non avrei usato la parola merda , per opinione mia personale. Non mi piace molto né usare né vedere parolacce nei libri, a meno che non vengano inserite in un discorso diretto e capisco che il protagonista è quel tipo di persona. Qui avrei detto odore di escrementi. Lo so non è figo come dire "merda", ma ripeto opinione strettamente personale su questo. Avrei dato più spazio a questa villa e spiegato perché il protagonista ha deciso di andarci, che legame ha con essa; era la sua casa d'infanzia abbandonata? O una semplice villa appartenente più a nessuno ormai e che il protagonista vede come il luogo ideale per riposare dopo il torto subito? Bella questa espressione e se non hai nulla in contrario me la segno Nel complesso è un bel pezzo: racconti bene la reazione di un uomo al torto subito, magari un tradimento della ragazza che viene citata appena. Questo non mi è dispiaciuto perchè siamo dal punto di vista dell'uomo, quindi è normale che non abbia approfondito proprio per sottolineare il fatto che lui non ci voglia pensare. Spero di leggere il seguito e scoprire cosa sia successo.
  14. Marissa1204

    Due nuovi amici

    Stavo continuando a scrivere... è impazzito il pc. Comunque. Converrai anche tu che i due pezzi appartengono a due generi differenti. Ebbene, il pezzo chiamato "Due nuovi amici" fa parte di un fantasy a cui sto lavorando. Avrei intenzione di scriverne una trilogia per questo alcuni punti non sono subito spiegati. Per quanto riguardo i nomi dei personaggi Angel e Daemon, anche loro hanno un loro perché che verrà scoperto in seguito. Tutti i personaggi fanno parte di microambienti che si intrecciano con quello della protagonista; alcuni di questi microambienti si scopriranno solo nel secondo altrimenti gli altri due parlerebbero solo di pane e salsiccia . I custodi quando appaiono hanno come missione quella di proteggere e vegliare su Marissa, ma entrambi credevano di essere gli unici perché non si è mai sentito di una collaborazione tra angeli e demoni. Anche questo comincia a suscitare la curiosità del lettore, perché scaturisce la domanda: "Perché?" Convengo con te che dovrei migliorare e metterci più "pepe" nella scena del tentato suicidio e dell'apparizione dell'angelo e del demone. In mia difesa, scrivo che il primo fantasy serio in cui mi cimento e sto studiando come una matta trovandomi in siti satanici Non te ne faccio una colpa. J.K.Rowling è la mia scrittrice preferita eppure non mi piace "HP - La maledizione dell'erede". A presto rileggerci
  15. Marissa1204

    Due nuovi amici

    Ciao @Kyo Mi dispiace molto vedere che questo pezzo non ti abbia entusiasmato come Una goccia nell'anima.
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