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TuSìCheVale

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  1. TuSìCheVale

    Jukebox

  2. TuSìCheVale

    Quante agenzie contattare?

    @Chi Ogni volta che leggo domande del genere ripenso a un famoso film di Troisi, rivisto in questo modo: "Ma questi scrittori sono in grado di darsi un limite?". "Prima di tutto si parte dalla resistenza umana, mai più di cinque, quando uno fa l'email. Se sei diplomato mai più di quattro, però, devi stare attento a non inviare la stessa email due volte, altrimenti, in una ne escono due, allora, una te la sei bruciata, in questo caso, mai più di tre. Dipende, però, sempre dall'autore, se ha le buone intenzioni, che vuole darsi questo limite, allora, se ne accorge se in una ne ha fatto due. È chiaro?". Scherzi a parte, non esiste un vero limite, soprattutto quando non è stato firmato nessun contratto e non c'è stato un dispendio di denaro. L'unico appunto è che ci possono essere agenzie che rispondono prima e altre dopo, naturalmente, devono darti il tempo di riflettere sulla loro proposta, così come anche tu hai aspettato loro, in modo da poter poi scegliere le condizioni che reputi vadano bene al caso tuo.
  3. TuSìCheVale

    Immagina

    Ciao @Ippolita2018, il tuo commento mi fa comprendere, come uno stesso testo, possa poi essere "immaginato" (il richiamo al titolo del racconto è voluto) in modo diverso dai lettori. C'è qualcosa che va oltre la parola scritta, infatti, un testo non è composto di sole lettere, ma dalle emozioni o sensazioni che può dare, in base anche al vissuto di ciascuno di noi. Indubbiamente, invece, io direi che sono due persone che si conoscono, quindi, "conoscenti". http://www.treccani.it/vocabolario/conoscente/ No, io non credo proprio che si possa già parlare di “amore”, magari di “attrazione”, questo, sì. Le due persone non sono legate da una vera amicizia, rapporto però che può essere la base per iniziare un legame più profondo. Lui si sente solo ed esprime il desiderio di avere un’amicizia. La donna, rapita dalle sue parole, lo bacia. Tutto il resto è immaginazione. Ti ringrazio nuovamente per avermi lasciato la tua personalissima opinione.
  4. Ok, scelgo due Riviste Letterarie. @Torba; @Cerusico; @Eudes; @Emy; @mercy; @Eunice; @Gastone83.
  5. TuSìCheVale

    Innamorarsi del proprio romanzo

    Succede anche questo, perché si perde la razionalità... Quando sai che una frase è brutta, ma non la tocchi perché ne sei innamorata... Sì, comunque, ci siamo intesi Occorre mantenere sempre le giuste distanze. Devo ammettere che la parola "amore", in questo campo, mi spaventa un po'... Spesso, infatti, si consiglia di far "riposare" un testo, farlo "decantare". Se lo ami troppo potresti trascurare questi passaggi fondamentali. Grazie per il confronto, molto istruttivo.
  6. TuSìCheVale

    Innamorarsi del proprio romanzo

    Può essere... Voglio, però, ragionare (e così scompare già la parola “amore”) su queste due fasi: 1) La stesura del romanzo. Io posso essere “innamorata” dell’idea, del messaggio che voglio trasmettere (l’unica vera forza che mi porta a terminare il mio scritto), ma quelle parole, che devono poi servire per comunicare con i lettori, devono essere “levigate”, “prese a martellate”. Se iniziassi a provare anche solo affetto per una virgola, si farebbe fatica a sopprimerla. Una cosa è “il personaggio che hai in mente” e un’altra il “personaggio che stai scrivendo”. Tanto per capirci. 2) La fine del romanzo. Terminato il nostro lavoro, possiamo essere una guida… Bisogna sforzarsi di mantenere sempre un certo rapporto professionale, tenendo in considerazione tutte le implicazioni connesse. Sì, in definitiva, non deve esserci amore, ma un rapporto professionale, questo anche per evitare fregature (esempio, un amante che ti chiede dei soldi, in quanto bisognoso d’aiuto ). Rapporto di lavoro In questi termini, forse, si eviterebbero tante trappole.
  7. TuSìCheVale

    Innamorarsi del proprio romanzo

    Ciao @cheguevara, mi offri sempre degli spunti interessanti, frasi sulle quali riflettere... Te ne sono grata. Io penso che l’amore sia un sentimento irrazionale, proprio Platone lo definiva come la più divina delle follie. Non credo, quindi, che si possa esprimere un parere obiettivo su un testo che ci faccia poi “perdere la testa”. Ripeto, una cosa è trovare piacere nella stesura di un romanzo, un’altra è innamorarsi del proprio componimento. Proprio per quanto affermi, se devo “ammazzare” un personaggio, bisogna farlo fuori e basta. Nessun tentennamento, nessuna emozione. Ti cito un'altra canzone, vediamo se la conosci: Non lo so come potrei scriverlo diversamente, immagina Pinocchio, il burattino. Se mi innamorassi di una gamba costruita male, la mia povera marionetta zoppicherebbe, tu potresti dirmi: “E chi se ne frega! Ogni scarafone è bell’ a mamma soja”. Ma questo è segno di cecità… Si scrive, innanzitutto, per se stessi, dopo però il testo dovrà raggiungere i lettori e vivere di vita propria.
  8. TuSìCheVale

    Innamorarsi del proprio romanzo

    Può succedere, ma è quasi sempre un errore. Ricordo una canzone di un po' di anni fa che diceva: Come tutte le cose (diciamo inanimate ) dopo un po' che ci stai insieme scopriamo i difetti, dovrebbe poi subentrare la nostra parte razionale (costituita dal ragionamento logico e realistico) e operare di forbici. Attenzione, un conto è innamorarsi del mestiere di scrivere... Eppure: L'amore spesso non ci permette quella lucidità necessaria. Altra cosa è innamorarsi del proprio romanzo, perché, almeno prima della pubblicazione (dopo, naturalmente, certo che è bellissimo ) bisogna farlo soffrire.
  9. Grazie. Secondo me, ci vorrebbe un utente che diriga i lavori, ad esempio, se @Eudes si occupa di aggiornare i nomi della lista, sarà poi possibile assegnare compiti diversi a chi vorrà unirsi alla squadra, questo per ottimizzare gli interventi di tutti. Io avevo pensato a @Lizz perché lei aveva aperto il topic e forse conosce più utenti utili alla causa. Se si riuscisse a organizzare il tutto, fatemi sapere di cosa, in particolare, potrei occuparmi. Grazie ancora.
  10. TuSìCheVale

    Il San Valentino di Adolf Hitler

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri, premetto che l'idea, alla base del tuo racconto, mi piace e anche il titolo è molto suggestivo. Ho potuto notare, inoltre, che ti sei documentata su alcuni aspetti di quel periodo, per questo desideravo sapere se le notizie riportate in questa pagina web potessero essere vere: San Valentino in Europa Io ho delle perplessità sulla questione, forse, tu avendo trattato l'argomento ne saprai qualcosa in più. San Valentino credo che non si festeggi in tutto il mondo, in quanto è una ricorrenza adottata da chi fa uso di un calendario religioso, visto anche l'abbinamento a una figura cattolica. Certo, la festa adesso è diventata molto commerciale, però, diciamo che l'argomento andrebbe approfondito. Questa frase è interessante... Non esistono delle prove definitive tali da poter affermare che i tedeschi possedessero un'arma nucleare... Atomica di Hitler Naturalmente, può anche essere vero che Hitler abbia avuto la bomba atomica, ma per fronteggiare dei lettori di parere opposto, l'uso del narratore esterno è quanto meno azzeccato, non sapendo dopo quanto tempo dai fatti accaduti ci giunge adesso questo racconto. L'impiego, però, di termini troppo "moderni" potrebbe creare qualche perplessità. Io ti suggerisco di epurare le parole che possono allontanarci dal fine ultimo del racconto. Nel finale, visto anche quanta storia si nasconde dietro questi personaggi (ad esempio, dal racconto non sappiamo poi perché Marlene Dietrich, mai nominata, declinò l'appuntamento. In verità, anche il nome del personaggio principale lo apprendiamo solo dal titolo), avrei dato più spazio alla scena, esplicitando ancora di più il fatto che Hitler sia rimasto da solo e le possibili conseguenze derivanti dall'accaduto. Buona serata.
  11. Ciao @mercy, qui è ancora disponibile una lista delle riviste censite, magari andrebbe aggiornata con dei nuovi nomi. Avevi già visto questo link?
  12. Se dovessero riprendere i lavori, mi sembra che @Lizz coordinasse il tutto, sono disponibile anch'io
  13. TuSìCheVale

    Immagina

    Ti ringrazio @Anglares. Una volta accertata e compresa la norma redazionale, il punto mancante nella seconda frase è una dimenticanza. Sono d'accordo che l'obiettivo è migliorarsi sempre e ti sono grata per avermi segnalato, con spirito collaborativo, questa distrazione.
  14. TuSìCheVale

    Immagina

    @SeeEmilyPlay Sempre con rispetto, ti ringrazio per la tua opinione, ma non possiamo erigerci con supponenza interrogando la platea, possiamo solo dare una nostra umile considerazione. Si rimane sempre nell'ambito, quindi, di pareri personali, di gusti personali. L'amore può essere inteso in diversi modi o colori, senza sorprese o imprevedibile. A volte non comunica nulla o ti dà tanto. Una persona può vederci qualcosa e un'altra no. Sta nel gioco delle parti. Riguardo alla punteggiatura nei dialoghi, non esistono regole ferree, ma ogni casa editrice adotta le sue: https://www.oblique.it/images/formazione/dispense/punteggiatura_dialoghi_scheda.pdf
  15. TuSìCheVale

    Libri di serie A e libri di serie B?

    Troppe verità, tutte insieme, possono stordire Complimenti per l'analisi. Parlando di editor non credo che si vada poi tanto off topic... Basta pensare che molti di questi possono decidere cosa pubblicare (se fanno parte di un "comitato di lettura" all'interno di una casa editrice e ecc.) i quali dovrebbero accompagnare poi un testo tra le mani dei lettori (io penso che sia ancora il curriculum/portfolio di un professionista a fare la differenza, se non risultano lavori con autori affermati o libri che poi hanno avuto certo successo... Siamo sullo stesso livello di uno "scrittore esordiente", rispettabilissimo, ma non ancora affermato). A monte, quindi, c'è chi opera delle scelte per decidere quali libri rendere disponibili, a valle, ci sono i lettori che decreteranno il successo o meno di questi testi. La divisione per generi, fatta dagli editori e forse voluta dai lettori, è una scorciatoia per facilitare la scelta di un libro, in base ai propri gusti. Secondo me, un libro, invece, dovrebbe essere scelto utilizzando altri criteri, in particolare i lettori dovrebbero leggere la trama, qualche capitolo ecc., senza comprare "alla cieca", perché legati a un certo tipo di narrativa. Leggendo il bando di un concorso, prendo ad esempio il "Neri Pozza", si può leggere: Mi sembra, ma non ne sono certa, che la casa editrice non considerasse questi romanzi perché definiti di serie B... In questo caso, io penso, che la divisione per generi torna utile, così come avviene, ad esempio, per alcune categorie sportive. Non si possono far concorre tutti gli atleti senza distinzioni. Soffermiamoci sulla boxe: https://it.wikipedia.org/wiki/Portale:Pugilato/Categorie_di_peso Ci sono due macro categorie "Professionisti" e "Dilettanti", in più, c'è un'ulteriore differenza, che viene stabilita in base al "peso", nel nostro caso, si potrebbe sostituirla con le capacità d'investimento di una casa editrice. Ecco che sfumerebbe una certa denigrazione, lo sminuire di un lavoro, e tutto rientrerebbe nella normalità dell cose. Si riuscirebbe, addirittura, a lodare Fabio Volo, magari perché campione dei "pesi leggeri". In altri ambiti, si apprezzerebbe un "Checco Zalone", non paragonabile ad "Al Pacino", perché di peso differente, così anche i nostri giudizi potrebbero essere più morigerati, rispettosi dei limiti imposti.
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