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TuSìCheVale

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  1. TuSìCheVale

    Proposte & Idee (Varie)

    Ho notato che c'è la possibilità di dare un voto alle discussioni aperte sulle CE, ma non ho trovato la somma di questi punteggi...
  2. TuSìCheVale

    Siamo proprio sicuri di avere bisogno di un agente?

    Io, invece, sono giunta a una nuova consapevolezza su quest’argomento: non ho bisogno di un agente, ovvero, è lui che dovrebbe aver bisogno di me. Ho capovolto il paradigma in cui spesso si finisce per perdersi. Va bene proporsi, quando non comporta nessun costo, ma dovrebbe esserci uno “scouting”. Le persone dovrebbero contare molto di più e non badare al singolo romanzo, perché è l’artista, con le sue capacità, che andrebbe valorizzato. Questo è un lavoro che potrebbe essere fatto anche da molti editori, invece, molto spesso, si nota una noncuranza. Gli scrittori non sono seguiti e promossi, così tutto cade nell'oblio. Per questo suggerisco di lanciarsi nella mischia, fare nuove esperienze e cercare dei veri sostenitori proprio nei nostri lettori.
  3. Non pensavo di dover ritornare sull'argomento, ma sempre per una corretta informazione, devo fare delle ulteriori precisazioni su questo commento: Non tutti i contratti sono uguali, nella prima fase viene sottoscritto un impegno per pubblicare il libro, questo mi sembra ovvio, appunto per tutelare tutti, alla fine della campagna può essere possibile poi firmare un reale contratto di edizione. Diversamente, se viene già previsto tutto nei minimi particolari, in questa forma di pre-contratto, pur riportando le eventuali somme finanziate (il pagamento), queste non sono associabili né all'autore e né all'editore, ma trattasi di donazioni, che possono essere rivolte all'acquisto del prodotto finito (il libro). Possiamo aggiungere che sono i lettori che pagano in anticipo sia l'autore sia l'editore, se la vediamo da questo punto di vista, abbiamo una sorta di "editoria prepagata" direttamente dai consumatori. Questo è un servizio che può o meno piacere ai lettori, ma non sminuisce il lavoro che poi si porterà a termine. Anche per gli editori che pubblicano i libri utilizzando la formula del crowdfunding esiste, quindi, una prima fase legata soltanto alla raccolta fondi e un'eventuale seconda fase in cui si avviano i lavori editoriali.
  4. Io penso che le nostre posizioni siano ben chiare, soprattutto per chi ha avuto modo di leggere i nostri precedenti interventi, invece, per chi ancora non lo avesse fatto, vorrei precisare quanto segue: Il crowdfundig è una cosa sola: Nel crowdfunding generale, ibrido e ecc. esiste sempre una raccolta fondi. Qui occorre aggiungere che la piattaforma sulla quale avviene il crowdfunding non è per forza di proprietà dell'editore, ma ipotizzando che lo sia... Avevo già scritto: Gli EAP sono degli editori, nel crowdfunding manca un contratto di edizione e non esiste neanche il libro. Non possiamo fare un processo alle intenzioni... Il punto è proprio questo: abbiamo delle opere pubblicate per gli EAP, con un contratto di edizione. Nel crowdfunding non ci sono opere pubblicate, ma solo delle intenzioni... Una volta terminata la raccolta fondi può iniziare o meno uno sviluppo editoriale. Il famoso contributo iniziale può essere visto addirittura come una donazione. Sì, non sono d'accordo, perché il crowdfunding è uno strumento che può essere utilizzato per fini editoriali, ma non è editoria. Non ci sono nemmeno degli "autori a pagamento"... A parte che questi ancora non hanno pubblicato nulla... La cosiddetta "cerchia" non è detto poi che elargisca soldi a fondo perduto, possono ottenere, tramite le donazioni effettuate, il libro futuro. Non bisogna per forza appartenere a un "partito" per sostenere un'idea e comunque anche su questo avevo già scritto: La chiudo qui e lascio spazio ad altri interventi. Buona serata.
  5. TuSìCheVale

    Maratta Edizioni

    Il modulo per l'invio dei manoscritti riporta ancora i "Link", avevo già segnalato questa cosa in un mio precedente intervento e mi era stato risposto: Mi rivolgo al grafico web , ma non si potrebbe caricare il file per intero nel modulo (senza i link che rimandano ad altri siti)? Grazie e ancora complimenti a voi tutti.
  6. @Iperione Non è mia intenzione in questo topic discutere le politiche del forum. Vorrei però riportare alla tua attenzione un loro articolo: LE INFINITE VIE DELL’EDITORIA A PAGAMENTO Io stessa ammetto che "le vie dell'editoria a pagamento sono infinite", l'unica bussola per orientarci in questo marasma e definire bene i ruoli degli interpreti. Nell'articolo precedente, si fa riferimento ad altri sistemi attuati dagli editori per prendere dei soldi non previsti da contratto... Il crowfunding non è editoria. Editoria Il libro non esiste e nemmeno l'editore, quindi, questa è una forma più sofisticata per "stampare con un contributo". I soldi raccolti con il crowdfunding sono una donazione, spero spontanea, fatta da più soggetti diversi. Il fatto che l'autore non sempre paghi di tasca sua, ma si faccia pagare da questa famosa "cerchia", ci porta su uno scenario completamente diverso dall'EAP. Per assurdo, si potrebbero anche raccogliere i soldi e poi pubblicare completamente "free", coprendo solo le spese di vitto e alloggio (solitamente non pagate dagli editori) per le eventuali presentazioni del libro.
  7. @Iperione Avevo premesso che poteva essere difficile rispondere su quest'argomento, però, non complichiamo ulteriormente le cose. Non ho parlato nemmeno di self publishing, per favore, restiamo in topic, altrimenti mi sembra tanto che si voglia “buttarla in caciara (vedi Amazon, Paypal, Ebay… E basta…), quando invece dobbiamo ricercare una maggiore chiarezza. Non lo so perché, ma avevo intuito che tu non avessi compresso le mie parole Allora, ritorniamo alle basi, chi è l'editore? Un articolo, che ti segnalo in link, ci fornisce una definizione abbastanza semplice: Come funziona una casa editrice In pratica, l'editore è quello che ci mette i soldi. Nel crowdfunding manca l'editore. Diciamo che la mia sembra essere qualcosa più di un’opinione soggettiva , ma va bene anche così . Questo non è sempre vero, come ti ho già scritto, alcune piattaforme sconsigliano agli autori di “prenotare” le loro future opere. È la cerchia (composta generalmente dai lettori, di cui non conosciamo il grado di parentela) a finanziare la riuscita del progetto.
  8. @Iperione crowdfunding puro o crowdfunding ibrido? Secondo me, una raccolta fondi resta sempre una richiesta di finanziamento, al di là dello scopo che si vuole conseguire. Ripeto, con il crowdfunding manca proprio la figura dell'editore, quindi, non possiamo parlare nemmeno di un editore a pagamento. L'editore possiamo considerarlo, perciò, alla stregua di un "promotore" (chi favorisce un'iniziativa), per questo il paragone con un EAP non trova nessuna connessione. Una volta raccolti i soldi, si stipula un contratto di edizione, tutti riprendono il proprio ruolo, dopodiché sarà possibile fare delle valutazioni. Il crowfunding non ci permette di avere un contratto di edizione, non si possono discutere nemmeno i "diritti d'autore", perché manca proprio il libro. Se la raccolta fondi non va a buon fine, i soldi potrebbero essere anche restituiti. Per tanto alla domanda: Case editrici che pubblicano in crowdfunding: editoria “free” o EAP? La risposta è: Non esiste nessuna forma di editoria, non c'è un editore, perché manca l'attività imprenditoriale. Solitamente un autore si rivolge a un editore per "ricevere un finanziamento", quando entrambi però si mettono a chiedere dei soldi, diventa un po' una comica... Un editore che si affida al crowdfunding non sta facendo l'editore. Questo paragone, a mio parere, non regge. L'autore con il crowdfunding non deve acquistare nessuna copia, anzi, ci sono dei "promotori" che sconsigliano proprio questa pratica. Una "cerchia" (non ben definita, in generale sono dei "lettori") finanzia il progetto. Secondo me, l'autore e l'editore si possono paragonare a dei rispettabili artisti di strada o "artisti online" che chiedono delle offerte, non tanto per un bisogno economico, ma per crescere nella loro professione. Sempre, secondo me, conviene rivolgersi a un editore vero.
  9. @Iperione, molto difficile rispondere su quest'argomento, perché il crowdfuning è ancora una pratica "nuova". Da wikipedia: Crowdfunding Sembra evidente che qui mancano i soldi... Si resta, quindi, in attesa di un investimento finanziario e viene meno proprio la figura dell'editore, così come la conosciamo in senso classico. Sappiamo, però, che il crowfunding, per riuscire nel suo intento, non può essere fatto a costo zero, in quanto occorre una buona campagna pubblicitaria. Ci dovrebbe essere la garanzia, ad esempio, di poter rendere nota questa raccolta fondi in TV (presentare il libro da Fazio potrebbe aiutare gli ordini online ) oppure fare pubblicità tramite i canali più appropriati, in modo da suscitare l'interesse dei lettori. Bisogna, quindi, valutare di che tipo di investimento finanziario stiamo parlando, perché mettere solo il libro sul sito della futura casa editrice non ha molto senso... Occorre organizzare per l'autore delle presentazioni in modo da far decollare questa raccolta fondi. Se esiste questo investimento (da contratto), allora, è difficile parlare di editoria a pagamento, purtroppo, però, molti vogliono fare "le nozze coi fichi secchi" (in riferimento a chi si rende ridicolo volendo realizzare qualcosa con eccessiva economia, oppure senza avere i mezzi necessari). Per questo ci sono molte insidie e in un settore così "povero", io non consiglio per niente questa pratica. I libri non si vendono quando sono resi disponibili, figuriamoci quando esiste solo l'intenzione... Diverso il discorso se parliamo di grandi progetti o di autori che hanno un certo seguito, dove non si fa solo l'interesse del "singolo", ma qualcosa di coinvolgente anche per la "collettività".
  10. TuSìCheVale

    Quando si può dire, davvero: "non ho pagato nulla per pubblicare"?

    Mi scuso, ma non ho ben compreso l'argomento di questa discussione... Un contratto "free" prevede, per l'appunto, che tutti i "sevizi di editoria" siano a carico dell'editore, invece, nel caso in cui il contratto prevede delle "spese" anche da parte dell'autore parliamo di EAP. Ora che l'autore si sia finanziato di tasca sua i precedenti studi sul proprio romanzo (potrebbe essere anche un viaggio, per visitare i luoghi che poi riporterà nel suo testo) non è "contemplato" nel contratto con l'editore (non è obbligatorio). Bisogna, quindi, fare una distinzione tra gli editori che chiedono soldi per la pubblicazione e le spese fatte dall'autore, diciamo, per "cultura personale". Pure un self-publisher si autofinanzia, dopodiché, cerca delle forme di editoria per pubblicare il proprio libro, cedendo parte dei suoi guadagni a "case editrici" adatte a questo scopo. Il solo fatto poi che un editore sia "free", purtroppo, non è sinonimo di qualità, ma di una politica più rispettosa nei confronti dei lavori presentati dagli autori, io questo credo proprio di sì. La scelta di un editore "free" resta, quindi, soltanto un punto di partenza... Se sia "giusto o meno" spendere dei soldi per il proprio libro, quando non richiesti come vincolo di pubblicazione, è un tema molto interessante, però si dovrebbe trovare un'altra discussione più adatta.
  11. TuSìCheVale

    La vita tragicomica

    Complimenti, il genere mi piace molto
  12. TuSìCheVale

    Farsi pubblicare da chi non si conosce (o si conosce poco)

    Sì. In fondo, si tratta di libri, per chi scrive questi sono degli oggetti conosciuti. Per esempio, se scrivo un giallo, non ho bisogno di “leggere” tutti libri dello stesso genere di quel tale editore. Da questo punto di vista, altre scelte non mancano, cioè, posso scegliere gli autori che più mi piacciono, anche se “la casa editrice da me scelta” non li pubblica. Il problema, quindi, è mille miglia lontano da non aver “letto” i libri di quella casa editrice, ma non “conoscere” proprio l’editore… Questo è un ostacolo molto più difficile da superare… Dall'altro lato c’è davvero una persona che ama il suo mestiere oppure solo uno speculatore (chi persegue un utile personale a danno degli altri)? Molti editori non inseriscono nemmeno i nomi del personale del proprio staff, utili per farci capire le dovute competenze nel settore. Quando le più “facili” analisi possono poi dare esito positivo, non sapremo mai, ad esempio se prima non firmiamo un contratto, che sorprese ci riservano la promozione del libro o il pagamento delle percentuali per ogni libro venduto. Per chi scrive, leggere un libro è una cosa davvero scontata, quasi offensiva quando viene chiesta (ma comprendo tutte le diffidenze che sono utili per evitare cattive sorprese). Ricordo, però, delle CE che rendevano obbligatorio l’acquisto di un libro da un loro catalogo, per inviare poi in lettura un nuovo manoscritto, questo diventa un abuso e non più una libera scelta. Inutile ricordare che esistono dei diritti anche per i lettori e nessuna CE può imporre nulla. Riporto qui alcuni diritti del lettore, secondo Pennac, che possono fare al caso nostro: 1) Il diritto di non leggere. Questo può dipendere da scelte personali, che non vanno nemmeno spiegate, anche perché differenti da persona a persona e che implicano le più svariate motivazioni. 2) Il diritto di tacere. Le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.
  13. TuSìCheVale

    Vita mia

    Ciao @Ton, Ho apprezzato molto che tu abbia letto il racconto più volte, questo è un effetto ricercato, quando non dovuto a una difficoltà di comprensione, ma a una riscoperta di indizi nuovi, per ricomporre un puzzle. Naturalmente, questi sono gli intenti, poi, in base ai riscontri, apporterò le dovute modifiche. In questo racconto ho voluto sperimentare, cercando di utilizzare più piani narrativi, che si potessero intrecciare. Avendo poi una storia d’amore e due soggetti diversi, ho provato a combinarli creando una storia, anche su piani temporali differenti, in modo da muovere le scene indietro e avanti nel tempo, con l’uso anche di flashback, ricordi, al fine di creare un racconto che si possa leggere su più livelli. Con un romanzo questo non sarebbe stato possibile, la brevità del testo mi ha permesso di provare questa nuova strada, almeno per me. In effetti, il personaggio non ricorda e come conseguenza di questo non sa, non si rende conto di quanto tempo sia passato. La situazione è abbastanza credibile per questo motivo, può succedere, quando si ripensa a una determinata situazione, quasi in maniera ossessiva, che inizino a sfuggire le coordinate temporali di un evento, tanto da non sapere più, almeno a livello mnemonico, collegare una determinata esperienza a una data precisa. Può capitare anche facilmente, all'opposto, con un amico che per caso si incontra per strada e in quel momento non sappiamo quando è stata l’ultima volta che abbiamo passato del tempo con lui. I distributori automatici sono presenti per i viaggiatori in attesa, in questo caso, parliamo di una piccola stazione. Sì, Sandro ha controllato, prima di andare in stazione, l’orario del treno, cosa abituale per ogni viaggiatore, così, se il treno è puntuale, non attenderà molto. Va incontro a una nuova vita, le conseguenze o i futuri sviluppi possono essere molteplici. Ti ringrazio per il tuo commento.
  14. TuSìCheVale

    Vita mia

    @EscoPocoParloMeno, grazie
  15. TuSìCheVale

    Mezzogiorno d’inchiostro 134 – Off topic

    Per me non sarà possibile. In questi giorni il lavoro è aumentato. Mi dispiace. Continuerò a seguirvi non appena avrò più tempo. Grazie.
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