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TuSìCheVale

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  1. TuSìCheVale

    Ma le agenzie sono davvero utili?

    Ciao @MatRai, ti ringrazio per le tue considerazioni, forse non sarà il tuo caso, ma è noto che il fatto di poter esibire un buon curriculum o di aver un buon seguito sui social network possa portare un vantaggio e quindi rendersi più appettibili per certe realtà, le quali preferiscono investire maggiormente su dei "cavalli sicuri", invece di tentare la sorte. Certo che poi l'autore si rimette in gioco e possono esserci dei nuovi rifiuti (questo non vale solo per gli esordienti), però, si parte su considerazioni diverse rispetto a un perfetto sconosciuto. Lo stesso Stefano Mauri, del gruppo GEMS, afferma che gli autori esordienti con una buona community in rete sono favoriti, non vuol dire che trovano sempre delle porte aperte, ma riceveranno sicuramente delle agevolazioni, nei casi in cui si debba scegliere tra testi di pari valore letterario.
  2. TuSìCheVale

    Ma le agenzie sono davvero utili?

    Di questo sono convinta anch'io Ciao @MatRai, ho letto che sei in disaccordo con quasi tutti i commenti qui postati, si salva solo una piccola percentuale, forse in riferimento a una frase e nemmeno a un commento per intero. Sono anch'io del parere che il problema sia questo. Non lo so se tu prima di pubblicare hai ricevuto qualche rifiuto e poi dopo quelle porte chiuse si sono magicamente aperte. Perché tutti vorrebbero mettere in vetrina un autore pubblicato con una grande CE, però, va detto, che queste agenzie non hanno scoperto questi autori, ma hanno messo sotto contratto dei "cavalli già vincenti" (facendo riferimento alle scuderie). Molte volte ho potuto notare autori, che hanno vinto un premio letterario e solo dopo hanno trovato un agente. Naturalmente, è possibile che venga messo sotto contratto anche chi non può essere messo in bella mostra per il curriculum, ma questo resta un "salto nel buio". Addirittura, leggevo di agenti che suggerivano un "autopubblucazione assistita", per creare dei casi letterari a tavolino. Le agenzie sono davvero utili, ma molte fanno scouting su autori già pubblicati, perché sono quelli che possono portare guadagni maggiori. Ma questo è facile intuirlo. Se metto sotto contratto solo autori sconosciuti, andando poi a guardare quali sono gli esordi letterari con le grandi CE, si può notare che saranno in pochi quelli che riusciranno ad avere un'occasione. Tanto è vero che anche alcune agenzie, di quelle che si vogliono far definire serie, offrono a pagamento il servizio di rappresentanza, sapendo già quanto sia difficile piazzare un perfetto sconosciuto, dopo, magari, possono anche cambiare le modalità del contratto in caso di successo. Ad esempio, mi sembra possibile anche che nella stessa casa editrice a un Camilleri possa essere fatto una proposta diversa rispetto a @MatRai, mi riferisco in particolare alle percentuali sui diritti d'autore o agli anticipi, che non ci siano poi queste pari opportunità, anche quando si sale di livello, e tutto dipende dalle vendite. Le agenzie non ragionano in modo diverso.
  3. Qualcuno prima di me aveva detto: "La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti". Non aspettare che le cose accadano, ma trova il coraggio per realizzarle. A volte, basta davvero una persona che ti tende una mano e le cose possono cambiare. Se un editore non è abbastanza illuminato... gli punteremo un faro addosso. Io sono convinta che, se la nostra scrittura è buona, troveremo qualcuno pronto a scommetterci e in quel momento bisogna farsi trovare pronti.
  4. @Mattia Alari Un’altra cosa importante. Noi non dobbiamo abbatterci di fronte ai rifiuti di queste persone, le bombe H poi sono particolarmente pericolose. Bisogna trovare una fetta di mercato, se vogliamo meno “classista”, che accentua le divisioni in classi sociali e ecc., per far viaggiare le proprie storie. Io vorrei scrivere per tutte quelle persone che “non hanno la pancia piena”, perché per queste sento di poter aver qualcosa da dire, di certo non per, ad esempio, Trump preso come simbolo del potere. Quindi, se la propria scrittura riesce a essere efficace e a farsi spazio, allora, tutto questo lavoro potrebbe non essere vano. La certezza che la strada è quella giusta, si inizia ad averla quando troviamo qualcuno che ripone una certa fiducia nelle nostre opere. Si scrive in solitaria, ma poi si vince con l’aiuto di una squadra, vedi editore, lettore e ecc.
  5. Sì, è proprio così. Se non vuoi autopromuoverti occorre, comunque, che qualcun altro lo faccia per te. La vincita di un premio o la trasposizione cinematografica di un romanzo, aiutano libri già discretamente conosciuti, figuriamoci se non può essere così anche per un esordiente.
  6. Carissimo @cheguevara, Ma le regole di mercato, in particolar modo quelle editoriali, non le decidiamo noi. Mi sembra comprensibile e accettabile che se un libro non vende, non copre il “rischio d’impresa”, è un fallimento e come tale va visto. La gavetta aiuta proprio a prendere consapevolezza dei propri mezzi. Se i lettori non riescono a trovarti (purtroppo tutti usano internet , anche noi adesso) è altrettanto normale che nessuno potrà avere il tuo romanzo o interagire con te non conoscendoti personalmente. La tecnologia ha cambiato completamente la nostra vita e il libro deve viaggiare di pari passo per entrare in contattato con le persone. Un proprio pubblico è possibile ricercarlo anche fuori dai social, frequentando dei circoli letterari o facendo delle attività che ti permettano di entrare in contatto con dei potenziali lettori. Ognuno di noi può diffondere la propria opera come reputa opportuno, però, alla fine qualche conto bisognerà pur farlo.
  7. Ma l'autore un po' "personaggio" deve esserlo! Avevo già postato un articolo, che qui ripropongo nel caso ti sia sfuggito: Oggi gli autori con una community in rete sono favoriti Quindi bisogna avere già una propria "platea", certo, non i grandi numeri dei personaggi televisivi, ma un discreto seguito può fare la sua differenza. Proprio una CE mi ha richiesto le mie ultime pubblicazioni con i relativi dati di vendita (certificati), penso, per valutare quanto sia conveniente pubblicarmi. Questo dice tutto. In un altro topic avevo indicato gli esordienti pubblicati dalle grandi CE, qui un articolo: Le scrittrici e gli scrittori esordienti italiani che leggeremo nel 2018 Come potete notare almeno un paio vengono da un successo su Facebook o Wattpad, una ha vinto il premio Calvino, un altro lavora con personaggi dello spettacolo e ecc. Naturalmente, ci sono delle eccezioni, ma queste non sono la regola. Queste informazioni ci possono aiutare ad avere maggiore consapevolezza, in particolar modo per chi vuole provarci veramente. Io, come sempre, consiglio di iniziare a pubblicare, quindi, facendosi valutare e leggere, iniziando la gavetta e creandosi un proprio pubblico, senza dover puntare subito in alto.
  8. Questa topic ogni giorno si arricchisce di argomenti interessanti e vorrei complimentarmi con tutti gli utenti (tranne con @camparino che continua a postare commenti, per usare un eufemismo, trachant ). In riferimento a quanto prima discusso, se di fronte a un rifiuto si risponde con un autopubblicazione, si assume un comportamento poco adulto e pure contradditorio. Il self publishing, per chi lo pratica con convinzione, è una “scelta di vita”, perché, disgustati da certi meccanismi editoriali, si decide di intraprendere un’altra strada, però, se si vuole “vendere tanto”, per ritornare poi di nuovo sul carrozzone delle case editrici, c’è qualcosa che non quadra… Il self publishing comunque lo ritengo un argomento off topic, sarebbe interessante valure invece perchè aluni editori rifiutano dei libri autopubblicati (in particolar modo quelli piccoli), mentre altri (i big) se questi raggiungono buone vendite li pubblicano? I piccoli editori vogliono davvero vendere solo ai parenti e agli amici dello scrittore? Inoltre, secondo me, manca una certa critica letteraria che sia super partes e capace di attirare i lettori, la quale non deve essere pagata dalla CE, permettendosi di stroncare anche i libri giustificandone poi le ragioni. Io ho letto una critica feroce nei confronti dell’ultimo libro di Antonio Scurati, ma questo non gli ha impedito di essere tra i 12 finalisti del premio Strega. Non so se già seguite le recensioni di Davide Brullo, ma anche queste non mi sembrano che muovano il mercato in nessun modo. Davvero fanno più testo le stelline su Amazon? Purtroppo, dobbiamo fare i conti con queste realtà. Le vendite servono per uscire da quel anonimato e non potrebbe essere diversamente. Un libro che non legge nessuno e come se non fosse mai stato scritto. Vorrei sottoporre alla vostra attenzione degli articoli interessanti, nei quali vengono affrontati anche i temi da noi trattati e possono aiutarci a comprendere meglio le scelte di alcuni addetti ai lavori. È possibile stabilire la presunta qualità di un testo? La candidatura al Premio Strega arriva con il solo parere positivo di un amico della Domenica. Ha questo valore di qualità assoluta? Qual è il compito della critica letteraria? Il Critico non dovrebbe occuparsi della “qualità dei testi”, ma come questi entrano in comunicazione con chi legge? Possibile che i lettori si affidano alle recensioni di Amazon (vedi le stelline che tutti vorrebbero raccogliere e le classifiche osannate come indice di qualità) e non a giudizi più autorevoli? La letteratura è diventata una merce, contano le vendite. Tutto deve essere quantificabile e qualificabile per essere venduto. La critica letteraria come dono e discorso Un noto concorso letterario per esordienti fa scouting grazie al web. Gli autori con maggiori follower sono favoriti. Oggi gli autori con una community in rete sono favoriti
  9. @Giraluna Certo! Puoi prendere un appuntamento telefonico e valutare già la disponibilità dell’editore nel voler fornire delle risposte e come si confronta con i suoi possibili nuovi autori oppure potresti essere una lettrice interessata ai loro libri, quindi, comunque da trattare con tutti i riguardi. Dovrebbero darti tutte le informazioni necessarie, senza arrabbiarsi o offenderti. Naturalmente, conviene parlare di aspetti non presenti già sul loro sito, per non toccare la loro suscettibilità, inoltre, dovrebbero avere del personale che venga incontro a queste esigenze, in modo tale da evitare che una visita, una telefonata o un’email possa essere di intralcio alla loro attività lavorativa. In caso contrario, partecipare a degli eventi dove sono presenti gli editori e un ottimo modo per conoscerli. Consiglio, però, di lavorare molto sul proprio curriculum, così da poter avere delle ottime referenze da poter accompagnare al proprio manoscritto. Ad esempio, se non si è vinto nessun concorso, nessuna casa editrice ha pubblicato anche solo un nostro racconto è comprensibile che possa esserci una certa diffidenza.
  10. Mi riallaccio a questa discussione perché ho ritrovato tra le mani un libro interessante che tratta proprio di questi argomenti, non ne farò il nome, ma riportò qui le mie considerazioni. Questo testo svolge un’indagine sui manoscritti ricevuti da una certa casa editrice e poi non pubblicati (una storia vera). L’autrice, lei stessa una scrittrice, nonostante avesse già pubblicato qualcosa, per altri testi collezionò diverse lettere di rifiuto, molte di queste contradditorie e senza convincerla che il testo fosse poi stato davvero letto. Scartati i grandi editori, quindi, si rivolse a quelli più piccoli, questi, però, oltre a dei rischi intellettuali, dovevano far fronte anche a dei problemi economici. Così mostravano un’incredibile severità nelle scelte (evidentemente si vuole far riferimento a case editrice noeap, che pubblicano pochi libri all’anno). Una nota viene rilasciata anche sui tempi di lettura, notoriamente lunghi, quindi, un romanzo che trattava temi attuali rischiava di diventare obsoleto, in più, c’erano da fronteggiare i silenzi dovuti alle mancate risposte, considerabili alla stregua di un rifiuto. L’autrice inizia a interrogarsi sulla sorte di questi manoscritti, almeno decine di invii al giorno, che non potevano essere letti tutti. Così iniziò a studiare i meccanismi dell’editoria, leggendo anche i testi di giovani autori pubblicati, per comprendere le sue mancanze rispetto a questi. Scoprì che erano romanzi “specializzati in alcuni generi”: giallo, noir e ecc., con precise identificazioni regionali. Avevano una lingua depurata da quelle parole desuete e messe lì solo come sfoggio di una certa cultura, in definitiva, si trattava di “un italiano agile e molto flessibile”. Ovviamente non tutti i romanzi avevano questa particolarità. L’autrice giunse alla conclusione che per pubblicare avrebbe dovuto occuparsi maggiormente di una realtà sociale e politica, a scapito di forme di romanzo più intimistiche. Da qui iniziò a riflettere se gli autori inviassero romanzi con temi universali oppure di stampo autoreferenziale, come si trattasse poi di una narrazione più inerente a un rapporto con un analista. Così iniziò a lavorare presso un editore che non pubblicava più narrativa (né italiana e né straniera), ma continuava lo stesso a ricevere manoscritti di questo tipo. Romanzi destinati inesorabilmente al macero, ma che riprendono vita in questa indagine. Non mi soffermò sui temi di questi libri, ma continuerò sul rapporto autori ed editori, di come ci siano punti di vista così differenti, tali da giungere non a una strenua collaborazione, ma a un rapporto conflittuale. Si racconta di un’autrice, che nella sua ingenuità, fidandosi della “mission” paventata da una casa editrice sul loro sito internet, invia il proprio manoscritto pensando di non poter essere “derisa” o “scoraggiata” e resta in attesa di una risposta. Purtroppo, la povera scrittrice ignora i meccanismi editoriali: i manoscritti arrivati possono non essere letti oppure giudicati non idonei per la pubblicazione e cestinati. “Nessuna lettera di incoraggiamento” da parte degli editori: solo il silenzio. Quindi, con il tempo, si perde questo rapporto di fiducia e si accenna anche al fatto che gli editori considerano gli autori come una minaccia, perché, subissati dai romanzi, non potranno mai eseguire i propri compiti e per un “calcolo economico” sarà impossibile rispondere a così tante richieste. La maggior parte dei testi inviati sono destinati a non trovare nessun sbocco editoriale. Riguardo ai manoscritti rifiutati da diverse case editrici e che poi sono riusciti a trovare qualcuno disposto a dargli fiducia, le cause possono essere ricercate nelle difficoltà di alcuni comitati di lettura, composti da lettori poco esperti o che non sanno nulla di critica letteraria, tanto che il rifiuto può basarsi solo su una questione di “gusto”, senza considerare il “valore dell’opera”. Quindi, si consiglia, prima di inviare un testo a un editore, di ricevere un parere professionale in modo da poter avere subito un riscontro sulle potenzialità del proprio romanzo, un “giudizio obiettivo”, slegato dai problemi prima accennati. Questo può permettere anche una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, al di là dei rifiuti. Un ulteriore studio viene effettuato sul numero enorme di scrittori, ma soprattutto delle case editrici. Un articolo di “La Repubblica” del 2003 afferma che: “Ogni mese in Italia si aprono più di 40 nuove case editrici… e che oggi in tutto se ne contano 5242”. In definitiva, io consiglio di non fermarsi alla sola stesura del romanzo, ma di frequentare gli ambienti letterari della propria zona, conoscere personalmente gli editori, vedere come si lavora in una casa editrice. Quindi, niente invii random su internet a dei perfetti sconosciuti, dei quali non sappiamo come gestiscono la loro attività, anche perché poi dovremmo collaborare con qualcuno che potrebbe non avere nessuna stima di noi, ma vederci solo come fonte di guadagno. Io ho appena firmato un contratto di pubblicazione con una casa editrice noeap, ho avuto modo di parlare con il direttore editoriale, mi hanno detto personalmente che credono nella mia opera e sono disposti a investirci, fanno una selezione oculata e non possono permettersi di sbagliare, ne andrebbe anche del loro nome. Abbiamo parlato del contratto, delle loro pubblicazioni, di come si sarebbero poi svolti i passaggi successivi. Quanti autori e editori fanno tutto questo? Bisogna accorciare le distanze e iniziare a conoscere realmente le persone che si hanno di fronte.
  11. Sentendo sempre il parere di @Niko, per i libri singoli forse è possibile aprire un topic qui: Opere letterarie
  12. @Ace Sei riuscito a trasmettermi tantissime sensazioni positive, regalandomi delle forti emozioni. Grazie
  13. @mercy No, assolutamente, non voglio spingerti a riportare le mie frasi. Quando, invece, scrivi: aggiungendo: Io vorrei, invece, scrivere che per raccontare una storia non occorre conoscere “la lingua in cui si scrive”, a tal proposito, desidero condividere con voi la storia di Roberto Turolla: Io, cieco da sempre ho imparato a narrare il mondo dei vedenti avvolti dalle tenebre Permettetemi un'altra citazione: "Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo" - Einstein. @camparino, Di editori che hanno preso delle grosse cantonate la storia è piena. Su questo forum ci sono degli utenti non famosi che però hanno raggiunto comunque dei buoni risultati e tu pensi che non abbiano ricevuto mai un rifiuto? Ecco, adesso mi rifiuto io
  14. Ma chi dice che sia una "mancanza di voglia"? Tanti possono essere i problemi... Mi sembra che tu da una parte "sfondi una porta" e da un'altra la chiudi a doppia mandata. Se non si può citare Omero nel 2019, ti linko un po' di problemi attuali: La guerra all’analfabetismo non è stata ancora vinta (Vite discriminate...) Qui ho trovato un articolo del 2005 che riguarda l'Italia, ma cercando bene forse c'è qualcosa di più recente: Sei milioni di italiani sono analfabeti E tralasciamo il discorso dell'analfabetismo funzionale. Io non ho nulla contro gli youtuber, se riescono a inserire in rete una storia capace di attrarre milioni di follower, non applicherei nessuna censura. Ognuno deve sentirsi libero di potersi esprimere, anche se non ha grandi mezzi a sua disposizione. Comprendo che a molti può dare fare fastidio questa forma di "democrazia", dove tutti parlano e scrivono degli argomenti più disparati, però, possiamo ancora scegliere. Se poi demandiamo le nostre decisioni, in ambito letterario, a qualcun altro, allora, iniziamo a correre dei rischi. Lo youtuber non è un mio nemico e non lo sono le persone che non sanno scrivere. Gli editori possono scegliere in piena coscienza, ma sono le storie ad appassionare i lettori e non le "regole grammaticali". Certo, non parleremo di scrittori, ma conieremo per loro un nuovo termine, magari ricordano i racconti delle nonne che tanto sapevano intrattenere i nipoti.
  15. @mercy Qui sono elencati tutti i doveri di uno scrittore I doveri di uno scrittore oggi Comunque, prima della narrazione scritta, c'era una Tradizione orale. Se qualcuno non è un buon scrittore potrà dettare le proprie storie (Omero). Non mi fermerei sugli errori ortografici, ma di più su quelle proprietà di affabulazione, che poi possono essere trascritte correttamente anche dagli scrivani. Inoltre, non possiamo impedire alle persone di scrivere, sarebbe come privarle della parola. Quindi, io sono più disposta per "un lavoro di squadra" (mai letto i ringraziamenti di uno scrittore alla fine di un suo libro?), senza escludere nessuno. Noto, invece, che c'è poca collaborazione, quasi un'idea di "morte tua, vita mia", il fatto di vedere un'altra persona che scrive come un rivale da abbattere, quando non è così. Ci vorrebbe una maggiore comprensione e solidarietà per frontegiare i poteri forti dell'editoria.
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