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Adelaide J. Pellitteri

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Tutti i contenuti di Adelaide J. Pellitteri

  1. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state leggendo?

    Sto leggendo Un indivino mi disse di Tiziano Terzani. Con l'occhio attento di un giornalista, rinunciando a prendere l'aereo per un anno, prendendo per vera la premonizione di un indovino, Tiziano attraversa l'Asia con tutti i mezzi possibili, scoprendo un'umanità e storie che il suo mestiere di inviato con il suo procedere mirato e troppo concentrato sul fatto esclusivo, non gli avrebbe mai permesso di conoscere. Scrutandone il cambiamento epocale, l'occidentalizzazione inarresrabile, tra maghi, ciarlatani, indovini dalla profonda spiritualità e un'infinita di religioni, tra templi millenari e ristoranti alla moda ci fa toccare con mano un mondo in piena evoluzione e rivoluzione. Per me, da non perdere.
  2. Adelaide J. Pellitteri

    quanto spazio concedere ai flashback

    Ho bisogno di un suggerimento: Cominciare un romanzo con un lunghissimo flashback è davvero deleterio? Se mi attengo al classico in media res posso poi dedicare comunque tutta una "parte" del romanzo al lungo flashback oppure è meglio (obbligo) sparpagliare piccoli frammenti lungo tutta la stesura? Chiaramente il lungo flashback darebbe un quadro molto più chiaro e completo del passato, anche perché ogni cosa verrà ripresa alla fine, dove lo stesso passato verrà interpretato, poco alla volta, in modo diverso, riletto sotto una nuova luce. Ciò accadrà in modo frammentato, passo dopo passo il personaggio recupererà i vecchi ricordi e capirà il perché e le motivazioni reali di ogni piccolo accadimento passato (temo, quindi, che frammentando anche il flashback non si capisca poi molto, mentre se tutto il passato lo si legge in un unico blocco eviterei i piccoli dettagli facili a sfuggire, o no?) So che i flashback troppo lunghi sono rischiosi, ma sto leggendo Un indovino mi disse di Tiziano Terzani (meraviglioso) che altro non è che un unico e lunghissimo (affascinante) flashback (lo so, Terzani è Terzani, ma quanto servono allora le regole?) Spero qualcuno di voi possa aiutarmi.
  3. Adelaide J. Pellitteri

    quanto spazio concedere ai flashback

    @dyskolos grazie per l'incoraggiamento
  4. Adelaide J. Pellitteri

    quanto spazio concedere ai flashback

    @Effe_ poverò tutte le varianti, vediamo qyake riuscirò a fare funzionare meglio. Grazie infinite per quest'altro suggerimento
  5. Adelaide J. Pellitteri

    quanto spazio concedere ai flashback

    @dyskolos grazie anche per il tuo supporto Grazie per la stima, ma scrivere questo romanzo mi sta togliendo pure la più piccola delle sicurezze. Finché nuotavo nel brodo dei miei raccontini ok, ma allargate le braccia mi sfugge ogni cosa, i dubbi si moltiplicano, annaspo, faccio così o colì,? Il lavoro era finito, doveva bastare una piccola revisione, eliminare qualche incongruenza e rafforzare qualche scena, e invece? Dopo un anno di lavoro, tre mesi di decantazione e superata nel complesso la mia stessa rilettura (permanendo qualche lucido dubbio) mi affido, come è giusto fare, a un professionista (che stimo) e questo è il mio stato d'animo
  6. Adelaide J. Pellitteri

    quanto spazio concedere ai flashback

    @Marcello mi pare di avere capito il tuo suggerimento: Scrivi come senti meglio il tuo testo. Giusto?
  7. Adelaide J. Pellitteri

    quanto spazio concedere ai flashback

    @AdStr Grazie, chiarissimo.
  8. Adelaide J. Pellitteri

    Compleanni nel WD

    @Kuno, millioni e miliardi di auguri. Da un po' non leggo e soffro di astinenza da WD, anche i tuoi strepitosi racconti mi mancano e contribuiscono al mio malessere. Buon compleanno giovane Kuno.
  9. Adelaide J. Pellitteri

    Capello bianco (iceberg)

    Non era colpa sua, Pinco Franco era fatto così. Per questo, fosse accaduto in un’altra ora del giorno o della notte, in una stagione diversa o in qualsiasi altro mese dell’anno, le cose sarebbero andate comunque alla stessa maniera. Erano state le virgole a rovinargli l’esistenza, quei minuscoli segni di interpunzione ̶ presenti in ogni vita ̶ capaci di cambiare fisionomia alla bellezza e deturpare l’armonia. Gli mettevano a soqquadro l’anima. Eppure in molti le chiamavano: inezie. Buffoni. Si presentavano quotidianamente a minacciare il suo corpo che, con impegno supremo, cercava di imbellire, mantenere e migliorare. Ad ogni sguardo ce n’era sempre qualcuna pronta a intralciare la sua felicità, guastandogli umore e appetito. Da ragazzo, bastava un brufolo – pure minuscolo – e sprofondava nella depressione per mesi. E più andava avanti, più le virgole sembravano nascere e moltiplicarsi per dargli il tormento. Era fatto così, Pinco Franco, per questo non avvertì nulla. D’altronde non erano di suo interesse la vita, le cose, né gli altri più in generale. Un ardore atipico riusciva a provarlo soltanto per gli accessori in grado di migliorare il suo aspetto. Ed era una fatica immane trovarne. Il timore di sbagliare acquisto gli aleggiava intorno come una malattia incurabile. Il mondo di Pinco Franco aveva una forma e un volume specifico: altezza un metro e settantacinque, peso settantatré chili. Ad allungare la mano non avrebbe tastato che il vuoto. Non poteva farci niente, era il suo bene e il suo male. Il primo sussulto durò due o tre secondi, sarebbe stato un buon preavviso per darsi alla fuga, ma intento com’era a fissare lo specchio, non lo percepì. E fu comprensibile, aveva appena abbandonato la grinza sulla camicia, che lo aveva irritato oltremodo, ed era concentratissimo sopra una ruga che fino al mattino, ne è certo, non c’era. Sentiva l’angoscia montargli nel petto, la paura gli aveva assestato un bel pugno sul muso, mentre le guance sembra avergliele risucchiate in un attimo il male più oscuro del mondo: l’età. Il domani ̶ capì – gli avrebbe portato solo altri crolli. Inezie, dicevano. Buffoni. Dopo la prima scossa ne seguirono altre due, la seconda spezzò il tetto con lo scricchiolio di una galletta di riso, la terza fece crollare la casa e mezza città, ma lui non se ne accorse nemmeno. Lo trovano così, nei suoi occhi solo spavento. Aveva visto il suo primo…
  10. Adelaide J. Pellitteri

    Capello bianco (iceberg)

    @Pincopallagrazie infinite, sono felice per il tuo apprezzamento
  11. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state scrivendo?

    Ho finito il mio romanzo dal titolo La figlia italiana (non so se alla fine manterrà questo titolo), al momento lo sto rivedendo (meglio dire riscrivendo) con un editor, parla di famiglia allargata e figli dimenticati... o no.
  12. Adelaide J. Pellitteri

    Capello bianco (iceberg)

    @flambar sei sempre troppo buono con me. Anche leggere te è sorprendente, in questo periodo non rieso a aeguire il blog se non per sbirciare le notifiche. Sto lavorando con un Editor per sistemare il mio niovo progetto, metti che in mezzo ci sono il caldo e le ferie e mi ritrovo con il tempo a zero. Ho visto che hai caricato qualcosa su "capitoli" quindi ti stai cimentando in qualcosa di corposo, ne sono felice. Spero di recuperarne la lettura, ma non posdo promettere. Ti ringrazio per l'attenzione e l'apprezzamento.
  13. Adelaide J. Pellitteri

    Lampi di Poesia 11 - Off topic

    @Ippolita2018 grazie sempre per la tua attenzione, ma ho mio marito in ferie quindi... Cielo mio marito!
  14. Adelaide J. Pellitteri

    scusa...perchè scrivi?

    Inserisco qui un post che il critico letterario Giuseppe Giglio ha postato sullo scrittore Bufalino, trovato oggi su FBK, mi pare a tono e molto bello «Si scrive per rendere verosimile la realtà. Non so degli altri, ma io sono sempre stato colpito dalla inverosimiglianza della vita, m'è parso sempre che da un momento all'altro qualcuno dovesse dirmi: "Basta così, non è vero niente". Allora io penso che si debba scrivere per cercare di crederci, a questo impossibile e riuscito colpo di dadi; che si debba, se l'universo è una metastasi folle, un po' fingere di mimarla, un po' cercarvi un ordine che c'inganni e ci salvi. Questo mi pare il compito civico e umanitario dello scrittore: farsi copista e insieme legislatore del caos, guardiano della legge e insieme turbatore della quiete, un ladro del fuoco che porti fra gli uomini il segreto della cenere, un confessore degli infelici, una spia sacra, un dio disceso a morire per tutti. Ciò non vuol dire che scrivere è uguale a pregare?». Mi piace ricordarlo così, con queste sue parole, Gesualdo Bufalino, che moriva oggi, nel 1996. Mi piace ricordarlo così, questo scrittore grande, universale, sempre attuale, di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita (15 novembre). Uno scrittore che aveva letto tutti i libri: non per costruire una vuota erudizione, ma per tenere sempre accesa la sua vecchia lanterna cieca sul cuore umano, sulla vita, sul mondo. Lui che era soavemente e coriacemente convinto che ogni viaggio dal degrado alla civiltà, dal caos all'ordine, non potesse non svolgersi - sempre, in ogni luogo e tempo - dentro le aule scolastiche e nelle stanze delle biblioteche. Lui che ai ragazzi, ai giovani, così si rivolgeva: «ora, ragazzi, vi dico perché si scrive e perché si legge. La scrittura, ragazzi, è tre cose: religione, medicina e amore. È religione, perché è una confessione. Uno scrittore che scrive si confessa e anche quando narra storie di altri non fa che narrare sé stesso. È medicina, perché serve a curarsi. Anche voi scrivete il vostro diario per guarire da una pena segreta, da una malinconia senza perché. È amore, perché scrivere significa inventare un personaggio che non corrisponde alla realtà ma che è frutto della nostra fantasia e del quale ci innamoriamo. Si scrive per narrare e si narra per non morire. Lo scrittore è Shahrazade, che più racconta e più si allunga la vita. E si legge perché senza libri si diventa Calibano, il mostro, che nella 'Tempesta' di Shakespeare dice di Prospero il mago: "Per liberarsi di lui, per prima cosa bisogna togliergli i libri". Leggiamo allora: per restare dei maghi che hanno il potere di cambiare il mondo».
  15. Adelaide J. Pellitteri

    Compleanni nel WD

    augurissimissimi anche da parte mia per @Lo scrittore incolore
  16. Adelaide J. Pellitteri

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Volta-Gabbana (l'imbronciatura di Dolce nei confronti del socio). KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNS
  17. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    C'è qualcuno che sa dirmi se in Francia, come in Italia, in ambulanza sale solo l'infortunato anche se in coma? E se l'infortunato, vittima di un incidente, ha figli minorenni, questi possono essere affidati a un vicino o un amico che si dice disponibile oppure per legge devono occuparsene i servizi sociali? Grazie in anticipo per chi saprà darmi una mano.
  18. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    Assolutamente sì
  19. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    @Befana Profana grazie infinite, mi fido.
  20. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    Nessuna fretta, aspetto con pazienza, grazie.
  21. Adelaide J. Pellitteri

    [MI 139] Ecco, io verrò a te in una folta nuvola

    @Ippolita2018 il tuo racconto è bellissimo, misurato, e puntuale. Sembra di vederlo trascinarsi con tutta la stanchezza causata dalla sfiduci, ai piedi della croce. Sì, non c'è vera speranza ma lui rammaricandosi del fatto che non rivedrà più i suoi cari e invece viene smentito, quindi un filo tenue per il lettore disposto a sperare c'è. Anche Madre Teresa di Calcutta ebbe i suoi forti dubbi, disse che per anni Gesù aveva smesso di parlargli, ma lei continuò a fare ciò in cui aveva sempre creduto e tornò a sentirlo più forte di prima. Il racconto ha il respiro profondo della delusione verso di se stessi, quando si deposita tutto su altro, persone, fede, lavoro, basta un niente per fare vacillare e distruggere la propria esistenza. Bello, bello, bello.
  22. Adelaide J. Pellitteri

    Mi presento!

    Hai ragione, Arbore contava Meno siamo meglio stiamo,
  23. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state leggendo?

    Sì, è davvero bello. Hai notato le frasi brevi e concise? Una scrittura asciutta ed efficace come poche.
  24. Adelaide J. Pellitteri

    Il libro vuoto della Bellezza

    @Milarepa ti confesso che la lettura mi è risultata un po' ostica, lo stile e il registro si prestano più al componimento poetico che alla prosa: esistenza, usanze, apatia, congedo, rettitudini, ricerca, spavalda prosperità dell'impermanenza, agilità, sogno della dimenticanza e del silenzio... potrei continuare con il tuo vocabolario per tutto il testo, proseguendo magari con ingiurie della dualità, silenzioso clamore, inaudita avvenenza, tutte parole incorporee dove io lettore ( e sottolineo io) mi sono persa alla ricerca del significato. Il testo non risulta immediato come la prosa richiede, ma – come già detto – ben si presta alla poesia, che va riletta, assaporata parola per parola, per trovarci quell'essenza magica che rende percepibile e palpabile il concetto espresso dal poeta stesso. Indubbiamente è uno stile ed è il tuo, ma per quanto tu ce ne abbia spiegato la sostanza nei tuoi commenti, nel testo risalta più l'estetica della parola. Spero che il mio commento non ti disturbi, abbiamo l'obbligo di spiegare ciò che arriva a noi lettori, siamo tutti diversi per gusto, formazione e animo, quindi, che un commento diverga totalmente da un altro serve solo a capire come e a quante più persone arrivi la nostra scrittura.
  25. Adelaide J. Pellitteri

    Ciano

    Tanto per rompere le balle e ricordarlo a tutti, la È si scrive cliccando su alt e contemporaneamente 0200 sulla tastiera numerica. Refuso: dà Refuso: fa Questa descrizione è magnifica, fa passare in secondo piano Ciano. È bello anche il pezzo successivo. come qui, bello, bello. Refuso: avuto Potrebbero essere due racconti, la digressione su Natalino è così bella e ampia che fa racconto a sé. Sono convinta che tu abbia cominciato la stesura pensando solo a Ciano e che Natalino sia arrivato in corso d'opera, prendendoti la mano come fanno certi personaggi prepotenti (o solo potenti). Dimmi se ho torto ho ragione, mi piacerebbe saperlo. Cosa che succede a parecchi, hai voglia a fare scaletta e avere le idee chiare su cosa scrivere, poi arriva uno di quelli e buonanotte. Noto il caso di Hermann Melville, quando iniziò a scrivere Moby Dic il suo personaggio principale doveva essere Bulkington, che compare nei primi due capitoli, ma poi arrivò Acab e del caro Bulkington si persero le tracce. Torniamo al tuo racconto, sembrano "giudiziosi" questi ragazzi che rifiutano l'ero,Avendo meno di Ciano, devono essere – al massimo – dei diciassettenni; io inorridisco e penso che un viaggio dell'anima, lo si faccia meglio con la letteratura che con la chimica, ma ad ognuno la sua scuola pazienza. Purtroppo descrivi una realtà innegabile, però se dobbiamo leggere il testo in profondità ti dico che non sono sicura che i ragazzi di questa età (o giù di lì), oggi, pensino già agli sciamani, qui mi è sembrato di sentire lo zampino dell'adulto, fossero stati gli hippy degli anni settanta forse sì, ma di questi tempi... Il testo è nelle tue corde e il lettore legge senza annoiarsi un attimo, tutto scorre percependone spontaneità e colore. Piaciuto tantissimo.
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