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Adelaide J. Pellitteri

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Tutti i contenuti di Adelaide J. Pellitteri

  1. Adelaide J. Pellitteri

    Capello bianco (iceberg)

    Non era colpa sua, Pinco Franco era fatto così. Per questo, fosse accaduto in un’altra ora del giorno o della notte, in una stagione diversa o in qualsiasi altro mese dell’anno, le cose sarebbero andate comunque alla stessa maniera. Erano state le virgole a rovinargli l’esistenza, quei minuscoli segni di interpunzione ̶ presenti in ogni vita ̶ capaci di cambiare fisionomia alla bellezza e deturpare l’armonia. Gli mettevano a soqquadro l’anima. Eppure in molti le chiamavano: inezie. Buffoni. Si presentavano quotidianamente a minacciare il suo corpo che, con impegno supremo, cercava di imbellire, mantenere e migliorare. Ad ogni sguardo ce n’era sempre qualcuna pronta a intralciare la sua felicità, guastandogli umore e appetito. Da ragazzo, bastava un brufolo – pure minuscolo – e sprofondava nella depressione per mesi. E più andava avanti, più le virgole sembravano nascere e moltiplicarsi per dargli il tormento. Era fatto così, Pinco Franco, per questo non avvertì nulla. D’altronde non erano di suo interesse la vita, le cose, né gli altri più in generale. Un ardore atipico riusciva a provarlo soltanto per gli accessori in grado di migliorare il suo aspetto. Ed era una fatica immane trovarne. Il timore di sbagliare acquisto gli aleggiava intorno come una malattia incurabile. Il mondo di Pinco Franco aveva una forma e un volume specifico: altezza un metro e settantacinque, peso settantatré chili. Ad allungare la mano non avrebbe tastato che il vuoto. Non poteva farci niente, era il suo bene e il suo male. Il primo sussulto durò due o tre secondi, sarebbe stato un buon preavviso per darsi alla fuga, ma intento com’era a fissare lo specchio, non lo percepì. E fu comprensibile, aveva appena abbandonato la grinza sulla camicia, che lo aveva irritato oltremodo, ed era concentratissimo sopra una ruga che fino al mattino, ne è certo, non c’era. Sentiva l’angoscia montargli nel petto, la paura gli aveva assestato un bel pugno sul muso, mentre le guance sembra avergliele risucchiate in un attimo il male più oscuro del mondo: l’età. Il domani ̶ capì – gli avrebbe portato solo altri crolli. Inezie, dicevano. Buffoni. Dopo la prima scossa ne seguirono altre due, la seconda spezzò il tetto con lo scricchiolio di una galletta di riso, la terza fece crollare la casa e mezza città, ma lui non se ne accorse nemmeno. Lo trovano così, nei suoi occhi solo spavento. Aveva visto il suo primo…
  2. Adelaide J. Pellitteri

    Capello bianco (iceberg)

    Concordo (ho riletto senza, e regge benissimo) Grazie infinite per il commento e i consigli.
  3. Adelaide J. Pellitteri

    Ore e mai più

    Alla fine, in un certo senso mi sono rimangiata l'appunto e ho chiuso con un altro complimento.
  4. Adelaide J. Pellitteri

    Ore e mai più

    @m.q.s. ho dimenticato di aggiungere la questione "eroe", che comunque mi pare conduca alla stessa conclusione, cioè provare ad osare di più, andare oltre la storiella di sesso (ho capito bene)?
  5. Adelaide J. Pellitteri

    Ore e mai più

    @m.q.s. La trama, succinta, racconta di una nuova ragazza arrivata in un Call Center. Tutti le sbavano intorno tranne "te", sarai l'unico che, giocando a nascondino, riuscirà a fare sesso con lei. Il seguito mostra i due personaggi in sosta in una giornata che gela loro i "culi" appoggiati alla Polo color canna di fucile. Lui cerca di capire se c'è la possibilità di un sentimento, quel "meglio di no" però dovrebbe troncare ogni speranza, ma tante frasi girano intorno a questa "arrischiata" storia di sesso che invece si trasforma in un sentimento "pulito" come il bianco che Miriam mostra dai denti... in poi. Almeno il bacio e il candore candore con cui concludi la storia mi ha suggerito questo. La scrittura è ineccepibile (da te non ci si potrebbe aspettare nulla di meno), anche se ho percepito la volontà di allungare il racconto, non saprei dirti cosa si potrebbe togliere, tutto in realtà è ok, ma alla fine molte parole non aggiungo altro alla storia, servono solo all'atmosfera ( e ti pare poco?) Sempre un piacere leggerti.
  6. Adelaide J. Pellitteri

    [N2019-F] - Il mio racconto più bello

    "Il ticchettio dei tacchi", vedrei meglio: il rumore dei tacchi. "Uno strattone e la borsa le viene strappata" str..... vedrei meglio: uno strattone e la borsa le viene portata via (tanto c'è già l'immagine dello strappo). La sterna andrebbe scritto in corsivo, penso, mi sembrava un refuso (non sapevo esistesse un uccello con questo nome). Avrei eliminato solo questa frase, perché trovo già molto incisiva (e vera) la precedente: facciamo salti nel vuoti ogni giorno. Purtroppo non ho seguito le varie tracce del contest, e sto cercando di recuperare qualche racconto, questo segue forse anche la traccia "Un solco nella storia" (o sbaglio?). Sei stato molto bravo e credo di poterti dire che è uno dei tuoi racconti più belli, senza se e senza ma. Quindi titolo azzeccato. Piaciuto tanto tanto tanto.
  7. Adelaide J. Pellitteri

    [N2019-3A] Una serata Tipica

    @Rhomer bel racconto, originale come il Made in Lisa, che suggerisce la singolarità del personaggio. Trama scorrevole e ben congegnata, una serata atipica davvero, dove atipici – per accoppiata – sono i personaggi. Riesci a mostrarceli nell'intento di compiacersi l'un l'altro sbagliando di certo le battute (soprattutto lui) Non mi quota le frasi, cavolo. Insomma lui si rende conto di sbagliarne una dietro l'altra, d'altronde, chi sia più alieno di tutt'e due resta da vedere. Ogni scena è descritta permettendo al lettore di seguire la storia scoprendo a mano a mano le due personalità. Il made in Lisa rimane il fiore all'occhiello del racconto. Bravo.
  8. Adelaide J. Pellitteri

    [N2019-F] Trentaquattro anni in due, trent'anni fa

    @Ospite Rica riesci a catturare sempre il lettore, e da te c'è tanto da imparare. Non ci sono forzature, non ci sono eccessi e il racconto fluisce con uno sguardo "da cinepresa" su un pezzo della nostra Storia. Personalmente, da spettatrice, presso il Policlinico di Palermo ho vissuto un'esperienza che mi ha segnata per sempre nel senso inverso (potrei definirmi per questo preistorica). L'aborto è un argomento troppo personale per essere dibattuto, c'è solo da rispettare la libertà di scelta, e non ritenersi mai capaci di giudicare cosa sia giusto o sbagliato. Tu hai "filmato" un passaggio importante nell'evoluzione del femminismo, e se la traccia era un solco nella Storia non potevi scrivere un mezzo più centrato di questo. Sei stata bravissima nel farci vedere le due facce del coinvolgimento del personaggio principale, quello fisico e quello ideologico. Brava, brava, brava.
  9. Adelaide J. Pellitteri

    [MI130] L'inquilino

    @Emy, brava ottimo racconto. Misurato nell'esasperazione ma intenso. Direi veritiero sotto tutti gli aspetti. I refusi te li hanno già fatti notare quindi non mi resta che farti i complimenti.
  10. Adelaide J. Pellitteri

    I racconti della Tredicesima Luna - Quinto Ciclo

    @Plata bravo, complimenti. Ricordo di averlo commentato.
  11. Adelaide J. Pellitteri

    A bordo di un filo d'aria

    @Io che mi manco complimenti per questo racconto, bella scrittura, una metafora me congegnata, fantasia e stile, che mi hanno fatto godere di unabuo a lettura. 👍
  12. Adelaide J. Pellitteri

    Il gioco del "se fosse"

    Per i miei cari, quando viene a mancare loro la salute. Se tu fossi un'indecisione, su cosa tentenneresti di più?
  13. Adelaide J. Pellitteri

    La rivolta dell'arcobaleno

    @dyskolos grazie a te per la risposta, tra siciliani si colgono sfumature che altri non potrebbero intuire.
  14. Adelaide J. Pellitteri

    La rivolta dell'arcobaleno

    No, no, tu mi farai diventare matta. Ok scrittura scorrevole, non ho particolari appunti da farti se non per un refuso (capelli setolosi al posto di setosi) e sulla trama. Vediamo un po': abbiamo Rosario che ha perso il padre per mano di gentaglia che chiede il pizzo. In paese, costoro spadroneggiano ancora e Rosario, deciso a vendicare la morte del genitore, vorrebbe porre fine a questo sopruso chiamando i contadini a raccolta. (Prende il diario che gli ha regalato il padre ed esce?) A "estendere gli inviti" ci pensa la madre, ma solo i due scemi del paese si presentano sabato mattina e nessun altro. D'altronde ci sono sei energumeni armati a fare la guardia al paese, ecco perché nessuno si è presentato. Fin qui mi pare tutto chiaro. Fallita l'adunata in teatro, Rosario escogita di coinvolgere i pescatori attirandoli sulla pineta con la favoletta della pentola d'oro. (Ma gente che ha a che fare con la mafia crede ancora alla favola della pentola con le monete d'oro?) Si raccomanda che siano disarmati. Perché? Sta tendendo loro un tranello? Oppure è stata una sua ingenuità? Chi è che buca le camice ammazzando tutti i pescatori? I sei energumeni? O si è voluto vendicare per il fatto che non si sono presentati in teatro? Ma lì erano stati chiamati i contadini, i pescatori cosa c'entrano? Non capisco. Infine, riporti della carneficina come una cosetta da nulla. E Rosario scrive sul taccuino che la rivolta è andata male, i contadini non lo hanno onorato, ma prima o poi vendicherà la sua morte? Non ho capito, davvero, perdonami, ma la seconda parte non l'ho compresa. Posso solo dirti che in un certo senso mi ha ricordato la strage di Portella delle ginestre (c'entra qualcosa?). 🙏🙏🙏 Ti chiedo umilmente perdono.
  15. Adelaide J. Pellitteri

    [N2019-2A] Situazioni ad alto tasso di mortalità

    @Snowfall racconto semplice e carino, qualcosa te l'hanno già segnalata, ma non tutto mi era saltato agli occhi.
  16. Adelaide J. Pellitteri

    Don Lino

    Noooo. È ovvio che qui leggiamo cercando l'errore e allora tutte le osservazioni sembrano scolastiche (e forse io sono una di quelle che risulta più scolastica di tanti), ma non è così. L'originalità è una ricerca continua ed è bella scoprirla in un testo di chicchessia, tuo, mio o di altri non ha importanza, è la gioia del lettore che conta, qundi leggiamo anche con la voglia di venire stupiti, ammaliati da nuove forme e formule, ma ogni trovata deve essere sorprendente e non far venire il dubbio che l'autore abbia scelto un vocabolo inadatto, giusto? La voce di ognuno di noi è unica e omologarsi è assolutamente sbagliato, quindi fai bene a dire che manterrai il tuo stile, ma dai più fiato alla tua genialità con sfrontatezza, osa di più. Ti faccio un esempio, hai mai letto Saltatempo di Stefano Benni? Bene, è un libro che potrebbe essere definito addirittura strampalato, invece con i suoi accostamenti assurdi sorprende e incanta il lettore.
  17. Adelaide J. Pellitteri

    Don Lino

    Idratato non mi pare adatto, meglio "fornito di fontanelle sempre attive" o qualcosa di simile. Chiaramente nel periodo successivo dovresti togliere parte dopo "I muli" e passare direttamente a I muli assetati mulinavano le lingue ecc... Qui non va, ripeti per tre volte il soggetto Lui, il Re e gli. Meglio sarebbe: Al Re piaceva bazzicare per il feudo a ogni ora del giorno. Anche qui qualcosa non mi torna, suonerebbe meglio: Sorvegliava affinché tutto fosse perfetto, e salutava... Che i contadini lo chiamassero Re non sa di sfottò? (Solo una mia perplessità, ok che lui si ci senta, ok che lo definiscano così anche i contadini tra di loro, ma chiamarlo Re apertamente non mi convince). Qui non si capisce chi dice "ho deciso di sposarmi, ti suggerirei:... incrociò le gambe e disse: "ho deciso di sposarmi..." Già le lacrime della donna che bagnano le pietre sono più che sufficienti a dare l'immagine della terra intrisa di tristezza. Ci sarebbe qualche altra piccola correzione da apportare, ma nel complesso ti dico che, nonostante ciò che ti ho segnalato, hai raccontato una bella/brutta storia. Ottima la descrizione dei paesaggi e della figura di Don Lino (anche se me lo hai mostrato come uomo probo che dava una paga decente, e lì per lì non ho pensato fosse anche crudele). La parte dedicata a Rosario e alla sua morte mi sembra invece "sbrigativa". Io sono amante della concisione, ma mi è sembrato un salto temporale (è capitato anche a me, me lo hanno fatto notare, e mi sorprende che adesso lo stia notando nel tuo racconto); è una morta quasi ingiustificata, avresti dovuto mostrare, secondo me, un'altro incontro segreto tra i due ragazzi in modo da dare un motivo "serio" a Don Lino per comandare l'omicidio. In pratica non hai dato tempo di vedere se il ragazzo avrebbe ubbidito al rifiuto di Din Lino. Comunque ti ho apprezzato, la scrittura di un siciliano è sempre carica di colori. 👍
  18. Adelaide J. Pellitteri

    L'erudita

    Scorri meglio l'indice delle CE qui sul Forum e certamente troverai Editori più attenti, motivati e intenzionati a promuovere il tuo e loro romanzo. Comunque non farti grandi illusioni, al momento di pagare non scuciono una lira, credimi ne ho sentite fin troppe. Un mio amico, Alessio Castiglione molto attivo in città e fuori, autore di ben tre romanzi con tre editori diversi, non ha ancora visto un centesimo. La storia si ripete uguale per tutti. Si arriverà all'autopubblicazione, ormai ne sono convinta. L'mportante sarà presentare un testo ben revisionato da persone altamente qualificate.Tutto il resto rientra in quel famoso cromosoma in più che ha già destinato una persona al successo. In bocca al lupo.
  19. Adelaide J. Pellitteri

    L'erudita

    @Laura Bressan loro hanno la distribuzione, ma alla luce del loro comportamento re li sconsiglio.
  20. Adelaide J. Pellitteri

    [N2019-3A] IoScrivo

    Squali, più che un refuso, potrebbe essere anche una bella trovata genere "squali" 😄 Forte il "sexual appeal"👍 Mi è piaciuto anche l'incalzare dei refusi, l'aumento esponenziale verso la fine, incarna il precipitare degli eventi, il correttore che non funziona più, l'antivirus azzerato... Braverrimo, pezzo simpaticissimo.
  21. Adelaide J. Pellitteri

    Che bel forum...

    @Ezio Bruno benvenuto anche da parte mia.
  22. Adelaide J. Pellitteri

    L'erudita

    È assolutamente free, dovrai comprare quelle che vorrai regalare. Due non bastano è ovvio, perché anche per le presentazioni è corretto lasciare una copia omaggio (non sei obbligata, ma è ducato farlo). Però è giusto che aggiorni la mia valutazione su questa CE (che comunque ringrazierò a vita), il nodo al pettine infatti è arrivato, ho già mandato diverse email per avere notizie circa i diritti d'autore. Non rispondono o meglio dopo i primi solleciti mi è arrivata una stringatissima mail da parte del Direttore Commerciale Dottor Sunseri dove mi annuncia che i miei diritti ammontano a 3, 89 perché le copie vendute (secondo la loro contabilità) sarebbero solo tre, rispondo che c'è un grosso errore, ho tenuto per quel che potevo le vendite sotto controllo, e mando il mio prospetto che è di gran lunga diverso per importi (niente di che per carità, ma almeno la pizza per due ci verrebbe). Chiedo inoltre che mi venga inviato il tabulato (giacché non possono comunicarlo senza un supporto cartaceo dove si evinca il numero esatto delle vendite). Nessuna risposta. Ho cominciato a sollecitare prima delle festività, l'ultima email l'ho mandata questa mattina e ancora nessuna risposta. Purtroppo so di tantissime CE che non pagano ed ho capito solo adesso (con l'esperienza si diventa un po' più furbi) che in effetti se avessi comprato io le copie le avrei avute con lo sconto del 30 % e vendendole avrei guadagnato di più che il 7 % offerto per contratto. Allo stato attuale dico, quindi, che si sono persi in un bicchiere d'acqua. Voglio sperare che a breve rispondano. Vi farò sapere.
  23. Adelaide J. Pellitteri

    [N2019-3B] Come un osso spolpato

    Una conclusione perfetta per un racconto come questo. Bravo, non trovo niente da rimproverarti, a parte il mobilio in stile rococò . Nonostante il racconto sia breve, c'è l'ambientazione, ci sono le motivazioni e i personaggi, una storia completa e soddisfacente sotto ogni aspetto. Mi sei piaciuto anche questa volta. Avete lavorato tutti alacremente in questi giorni, ho sbirciato e ci sarebbe da leggere per tre mesi senza sonno. Non sarei mai riuscita a starvi dietro.
  24. Adelaide J. Pellitteri

    I bambini della stazione devono saper lanciare i sassi

    Il Sorcio, sarebbe la variante del topo da Biblioteca? Brutta fine fanno i secchioni in un mondo come quello.
  25. Adelaide J. Pellitteri

    I bambini della stazione devono saper lanciare i sassi

    @Freedom Writer Non è la prima volta che ti leggo e farlo è sempre un piacere. Se ho capito bene tu e Maicol andate in giro per la stazione, lì dove la biglietteria si allunga in un loggiato... e bighellonando ci racconti/descrivi la vita che, da quelle parti, è tutta un'altra cosa rispetto a quella dove vivono le anime di qualità. In effetti di "qualità" (di anime e di vita) alla stazione ce n'è ben poca. Un mondo subdolo dove bisogna imparare a tirare sassi se si vuol diventare come Vanni, che ha una squadra tutta sua e comanda e decide di schiacciarti su una sedia e darle di santa ragione, come ha fatto con Maicol. Visto che ti hanno già segnalato i passaggi migliori ti segnalo qualcosa che, al contrario, si potrebbe eliminare Secondo me è già sufficiente tenere le braccia a quel modo per misurare il dolore. Il resto è superfluo, non mi richiama un'immagine migliore delle braccia a quel modo, anzi mi pare quasi che non ci azzecchi nulla il miscelatore dell'olio o dei distillati. Ho reso l'idea? Questo chiaramente è solo una mia banale osservazione. La particolarità della tua scrittura è che costringi il lettore a stare attento, a seguirti passo dopo passo, altrimenti rischia di perdersi, non capire, nello stesso tempo, però, non avvilisci, piuttosto conquisti. Ma un dubbio lo nutro, confesso (forse l'ho già detto) un conto è tenere una simile scrittura per un racconto più o meno lungo, altro per un romanzo. Bello, bello, ma alla lunga ci si potrebbe stancare? Te lo dico perché a fine lettura è la domanda che mi sono posta. In ogni caso sei indubbiamente bravo ed è giusto che tu lo sappia
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