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Adelaide J. Pellitteri

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  1. Adelaide J. Pellitteri

    Capello bianco (iceberg)

    @Pincopallagrazie infinite, sono felice per il tuo apprezzamento
  2. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state scrivendo?

    Ho finito il mio romanzo dal titolo La figlia italiana (non so se alla fine manterrà questo titolo), al momento lo sto rivedendo (meglio dire riscrivendo) con un editor, parla di famiglia allargata e figli dimenticati... o no.
  3. Adelaide J. Pellitteri

    Capello bianco (iceberg)

    @flambar sei sempre troppo buono con me. Anche leggere te è sorprendente, in questo periodo non rieso a aeguire il blog se non per sbirciare le notifiche. Sto lavorando con un Editor per sistemare il mio niovo progetto, metti che in mezzo ci sono il caldo e le ferie e mi ritrovo con il tempo a zero. Ho visto che hai caricato qualcosa su "capitoli" quindi ti stai cimentando in qualcosa di corposo, ne sono felice. Spero di recuperarne la lettura, ma non posdo promettere. Ti ringrazio per l'attenzione e l'apprezzamento.
  4. Adelaide J. Pellitteri

    Lampi di Poesia 11 - Off topic

    @Ippolita2018 grazie sempre per la tua attenzione, ma ho mio marito in ferie quindi... Cielo mio marito!
  5. Adelaide J. Pellitteri

    scusa...perchè scrivi?

    Inserisco qui un post che il critico letterario Giuseppe Giglio ha postato sullo scrittore Bufalino, trovato oggi su FBK, mi pare a tono e molto bello «Si scrive per rendere verosimile la realtà. Non so degli altri, ma io sono sempre stato colpito dalla inverosimiglianza della vita, m'è parso sempre che da un momento all'altro qualcuno dovesse dirmi: "Basta così, non è vero niente". Allora io penso che si debba scrivere per cercare di crederci, a questo impossibile e riuscito colpo di dadi; che si debba, se l'universo è una metastasi folle, un po' fingere di mimarla, un po' cercarvi un ordine che c'inganni e ci salvi. Questo mi pare il compito civico e umanitario dello scrittore: farsi copista e insieme legislatore del caos, guardiano della legge e insieme turbatore della quiete, un ladro del fuoco che porti fra gli uomini il segreto della cenere, un confessore degli infelici, una spia sacra, un dio disceso a morire per tutti. Ciò non vuol dire che scrivere è uguale a pregare?». Mi piace ricordarlo così, con queste sue parole, Gesualdo Bufalino, che moriva oggi, nel 1996. Mi piace ricordarlo così, questo scrittore grande, universale, sempre attuale, di cui quest'anno ricorre il centenario della nascita (15 novembre). Uno scrittore che aveva letto tutti i libri: non per costruire una vuota erudizione, ma per tenere sempre accesa la sua vecchia lanterna cieca sul cuore umano, sulla vita, sul mondo. Lui che era soavemente e coriacemente convinto che ogni viaggio dal degrado alla civiltà, dal caos all'ordine, non potesse non svolgersi - sempre, in ogni luogo e tempo - dentro le aule scolastiche e nelle stanze delle biblioteche. Lui che ai ragazzi, ai giovani, così si rivolgeva: «ora, ragazzi, vi dico perché si scrive e perché si legge. La scrittura, ragazzi, è tre cose: religione, medicina e amore. È religione, perché è una confessione. Uno scrittore che scrive si confessa e anche quando narra storie di altri non fa che narrare sé stesso. È medicina, perché serve a curarsi. Anche voi scrivete il vostro diario per guarire da una pena segreta, da una malinconia senza perché. È amore, perché scrivere significa inventare un personaggio che non corrisponde alla realtà ma che è frutto della nostra fantasia e del quale ci innamoriamo. Si scrive per narrare e si narra per non morire. Lo scrittore è Shahrazade, che più racconta e più si allunga la vita. E si legge perché senza libri si diventa Calibano, il mostro, che nella 'Tempesta' di Shakespeare dice di Prospero il mago: "Per liberarsi di lui, per prima cosa bisogna togliergli i libri". Leggiamo allora: per restare dei maghi che hanno il potere di cambiare il mondo».
  6. Adelaide J. Pellitteri

    Compleanni nel WD

    augurissimissimi anche da parte mia per @Lo scrittore incolore
  7. Adelaide J. Pellitteri

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Volta-Gabbana (l'imbronciatura di Dolce nei confronti del socio). KGUCJROXEZPBDQALIHVTMWFNS
  8. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    Assolutamente sì
  9. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    @Befana Profana grazie infinite, mi fido.
  10. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    Nessuna fretta, aspetto con pazienza, grazie.
  11. Adelaide J. Pellitteri

    [MI 139] Ecco, io verrò a te in una folta nuvola

    @Ippolita2018 il tuo racconto è bellissimo, misurato, e puntuale. Sembra di vederlo trascinarsi con tutta la stanchezza causata dalla sfiduci, ai piedi della croce. Sì, non c'è vera speranza ma lui rammaricandosi del fatto che non rivedrà più i suoi cari e invece viene smentito, quindi un filo tenue per il lettore disposto a sperare c'è. Anche Madre Teresa di Calcutta ebbe i suoi forti dubbi, disse che per anni Gesù aveva smesso di parlargli, ma lei continuò a fare ciò in cui aveva sempre creduto e tornò a sentirlo più forte di prima. Il racconto ha il respiro profondo della delusione verso di se stessi, quando si deposita tutto su altro, persone, fede, lavoro, basta un niente per fare vacillare e distruggere la propria esistenza. Bello, bello, bello.
  12. Adelaide J. Pellitteri

    Leggi francesi

    C'è qualcuno che sa dirmi se in Francia, come in Italia, in ambulanza sale solo l'infortunato anche se in coma? E se l'infortunato, vittima di un incidente, ha figli minorenni, questi possono essere affidati a un vicino o un amico che si dice disponibile oppure per legge devono occuparsene i servizi sociali? Grazie in anticipo per chi saprà darmi una mano.
  13. Adelaide J. Pellitteri

    Mi presento!

    Hai ragione, Arbore contava Meno siamo meglio stiamo,
  14. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state leggendo?

    Sì, è davvero bello. Hai notato le frasi brevi e concise? Una scrittura asciutta ed efficace come poche.
  15. Adelaide J. Pellitteri

    Il libro vuoto della Bellezza

    @Milarepa ti confesso che la lettura mi è risultata un po' ostica, lo stile e il registro si prestano più al componimento poetico che alla prosa: esistenza, usanze, apatia, congedo, rettitudini, ricerca, spavalda prosperità dell'impermanenza, agilità, sogno della dimenticanza e del silenzio... potrei continuare con il tuo vocabolario per tutto il testo, proseguendo magari con ingiurie della dualità, silenzioso clamore, inaudita avvenenza, tutte parole incorporee dove io lettore ( e sottolineo io) mi sono persa alla ricerca del significato. Il testo non risulta immediato come la prosa richiede, ma – come già detto – ben si presta alla poesia, che va riletta, assaporata parola per parola, per trovarci quell'essenza magica che rende percepibile e palpabile il concetto espresso dal poeta stesso. Indubbiamente è uno stile ed è il tuo, ma per quanto tu ce ne abbia spiegato la sostanza nei tuoi commenti, nel testo risalta più l'estetica della parola. Spero che il mio commento non ti disturbi, abbiamo l'obbligo di spiegare ciò che arriva a noi lettori, siamo tutti diversi per gusto, formazione e animo, quindi, che un commento diverga totalmente da un altro serve solo a capire come e a quante più persone arrivi la nostra scrittura.
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