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Adelaide J. Pellitteri

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502 Magnifico

Su Adelaide J. Pellitteri

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  1. Adelaide J. Pellitteri

    Parole misteriose...

    @Simone Puppio semplificare è sempre meglio, in un libro un solo vocabolo "sconosciuto" è più che sufficiente. Un solo termine astruso resta nella mente del lettore, se ne metti troppi, vuoi o non vuoi, fai la figura del saccente. Prova a metterti anche nei panni del lettore, che gusto puoi provare a leggere e non capire? Nessuno tiene il vocabolario sottomano (a meno che non si legga sul Kindle). Seppure esiste la voglia di conoscere e capire, interrompere la lettura per cercare il vocabolo non piace a nessuno. Se proprio hai faticato, accontentati di usarne due o tre, non di più.
  2. Adelaide J. Pellitteri

    Cameriere di bordo Martini

    Obbligò si potesse pranzare con del pesce... Altre cose te le ha segnalate @bwv582 quindi inutile continuare. Sono sicura che prima o poi ne verrà fuori un libro. Tu un corsaro che tra risse, donne e mari in tempesta, ti trovi a combattere contro te stesso, i tuoi sensi di colpa ( che io nemmeno vedo, giacché avevi invitato più volte il cameriere Martini a venir via). Ma la mente, come dici bene nel racconto, può essere un'alleata oppure una nemica subdola che ti si ritorce contro. Le reazioni davanti ad una difficoltà sono istintive, non sempre è facile gestirle secondo le proprie convinzioni o canoni di comportamento. Piaciuto. Buona fortuna anche a te, capitano!
  3. Adelaide J. Pellitteri

    Sfregiare un cristiano con poco

    @Mauro86 ciao, il tuo racconto ricorda, come ti e già stato detto, il fantasy, molte parole e frasi, inoltre, hanno il "piglio" poetico (abbandonar, sotto egida costante, Su cavallo anch’egli, andò a frapporsi alle sue torve intenzioni... e via di questo passo). Se però deve fare parte di una raccolta, ogni racconto deve trattare un tema specifico, cioè deve avere una motivazione, che qui manca. Non sappiamo infatti perché la folla aspiri ad essere eliminata per mano violenta. Lo specifichi nei commenti (dicendo quale sia il tuo scopo finsle), ma ovviamente è dal racconto che deve emergere. Se il lavoro che hai in testa è a capitoli, allora ok, puoi dire ogni cosa poco alla volta e avanzare passo dopo passo nella storia, ma se sono racconti singoli con una matrice comune, allora, tutto cambia. Ogni racconto dovrà necessariamente essere completo di informazione. Ripeto puoi circoscrivere le varie motivazioni per ogni singolo racconto, così che alla fine si abbia un quadro completo dei vizi e delle depravazioni che hanno portato la folla a desiderare di essere estinti. Questo è il mio suggerimento. Lo stile è una scelta personale quindi non ho nulla da suggerirti. Racconto particolare, ma un po' faticoso, nel senso che, ho stretto un paio di volte gli occhi cercando di capire. Buon lavoro.
  4. Adelaide J. Pellitteri

    [MI 134] Non lo sapevo

    @flambar capitano, mio capitano. Grazie per il tuo apprezzamento, sei sempre troppo buono. Ricambio ogni augurio, soprattutto in questo momento che, con la pretesa di isolandoci, ci unisce ancora di più.
  5. Adelaide J. Pellitteri

    ...

    Bene, era ciò che volevo Comprendo perfettamente la tua osservazione, ma l'ho scelta perché a pronunciarla è una donna "vecchia". (vedo che l'effetto non è quello sperato, magari ci rifletto). Stessa cosa per apprestammo. Qui cito @Mauro86 Esattamente, per questo faccio riferimento ai paradisi fiscali Abbiamo molti difetti, l'unica cosa che vedo migliorare è la tecnologia. Ho seguito qualche statistica (molto è sotto gli occhi di tutti, l'Italia è un paese con una popolazione anziana). I bambini vanno seguiti, hai ragione, questo è uno dei motivi principali per cui non si "fanno" figli, non abbiamo tempo per loro che sono il futuro del mondo, abbiamo tempo solo per noi stessi, i figli costano, abbiamo soldi solo per noi, i figli poi ti lasciano e se ne vanno, quindi in conclusione sarebbe anche un investimento pessimo. Questa è l'analisi che fa paura, ed è a questo punto che nasce la domanda: A cosa servirebbe rimanere vivi se poi non ci sarà la nuova generazione a continuare la vita della nostra Italia? Tra i difetti mettici anche questa una forma di egoismo che si fa fatica a riconoscere. Ci si difende dall'avere figli sperando che li facciano gli altri. Insomma, qui il discorso è lungo, spero di avere spiegato in breve tutto il dramma contenuto in questo microscopico racconto. Grazie per le tue osservazioni e per il tempo che mi hai dedicato.
  6. Adelaide J. Pellitteri

    ...

    Il racconto che tu (a rigor di logica) definisci un frammento per me è un "iceberg" cioè un racconto brevissimo scritto con l'intento di volere suggerire, con il minimo di parole, un ampio scenario (una mia scelta, a volte riuscita a volte no). Sì, il pezzo è distopico e intende dire proprio che usciremo dopo molti anni (Dio non voglia, ovviamente). Esattamente, per questo faccio riferimento ai paradisi fiscali Mio marito lavora presso il Policlinico di Palermo, pur essendo un amministrativo, deve andare a lavoro ogni giorno, riesci ad immaginare come vivo questa quarantena? Grazie anche per avermi segnalato il refuso ce/che Sicuramente potrebbe essere migliorato, ma spero di essere riuscita a spiegare il senso della mia scelta, fin troppo sintetica. Di solito segno già nel titolo che si tratta di un iceberg, ma mi hanno suggerito di evitare. Ti ringrazio per il commento e per il tempo che mi hai dedicato.
  7. Adelaide J. Pellitteri

    Rosmarino

    Rieccomi qua, so che un autore oltre ai complimenti ha bisogno di sapere cosa è piaciuto di più al lettore e cosa meno, le immagini che mi hanno colpito sono state tante, in particolare quella della "rivissuta" maternità. Sentire di nuovo il figlio dentro di sé e la necessità di "partorirlo" nuovamente, come unico modo per lasciarlo andare insieme al dolore; hai gestito il connubio figlio/dolore in modo magistrale. Altro punto che ho apprezzato è stata l'amicizia con Naso, non sei caduta nella trappola della storiella dell'amore che avrebbe potuto rappresentare la rinascita (qui avrebbe fatto precipitare tutta l'intelaiatura il racconto). Lei deve rinascere a se stessa con le sue armi, "Mario è una cosa sua", lo hai ripetuto più volte lungo il racconto, eppure l'amicizia è un valido aiuto per riuscirci, e lo spazio che gli hai dedicato è, a mio vedere, corretto. Osservando il testo e soffermandoci, infatti, su questo punto potremmo citarlo come esempio per parlare della logica della trama. Tenere sempre presente lo scopo finale di ciò che si vuole raccontare senza cedere alla tentazione della divagazione. Perseguire solo il tema centrale non fa altro che impreziosire un testo. Aggiungo un altro brava?
  8. Adelaide J. Pellitteri

    Rosmarino

    @Ospite Rica leggere i tuoi racconti è sempre appagante. La definizione del genere (non di genere) nei tuoi diventa incisiva e inequivocabile. Descrivere storie attraverso i sentimenti è quello che apprezzo di più. Anche a non avere vissuto le stesse esperienze ci si immedesima, se ne percepiscono le sensazioni attraverso le immagini descritte con la delicatezza che, alla fine, (la delicatezza) fa la differenza tra un autore e un altro, tra uno che ci prova e uno che ci riesce. Brava Rica, se scrivere ha un senso tu lo dimostri ad ampio respiro.
  9. Adelaide J. Pellitteri

    I racconti della Terza Luna - Sesto ciclo

    @don Durito complimenti, racconto vivace. @Ospite Rica complimenti anche a te, me lo sono perso, devo recuperarne assolutamente la lettura.
  10. Adelaide J. Pellitteri

    ...

    Grazie infinite per il tuo commento. Lo so, e lo sai, che spesso i miei pezzi danno su i nervi piuttosto che appagare il lettore. .
  11. Adelaide J. Pellitteri

    Naja (Storia d'altri tempi)

    @don Durito che racconto frizzante! Con simpatica ironia porti a galla le magagne (l'uomo non cambia mai), bustarelle e tutto il resto del mondo militare. Devo ammettere che il racconto mi ha dato più respiro nella seconda parte. Inizialmente, entrare nel ritmo incalzante non è stato semplice. Ho dovuto rallentare per potere seguire i "ghirigori" della tua scrittura. Per altro, sempre all'inizio, non si individua bene quale sarà la trama, molto testo è dedicato alla folle corsa del comandante che comanda tutte le stellate mattine (), mentre nella seconda parte tutto si profila più chiaramente. Questa che riporto sotto è stata la parte più complicata da leggere. Io la spezzerei; capisco che è una scelta, ma ho fatto fatica a seguirla, ed è un peccato perché le trovate sono simpaticissime. Senza nemmeno un ; frase luuuuungaaaaaa Ciao e alla prossima.
  12. Adelaide J. Pellitteri

    ...

    @don Durito grazie per avere commentato, questo pezzo è stato scritto di getto, dopo qualche ora avevo provato ad articolarlo, ma ho cancellato tutto riportandolo all'origine. Concordo, l'uomo è sempre uguale, l'unica salvezza sta nel fatto che i pochi diversi fanno la differenza (nonostante i miei pezzi lascino l'amaro in bocca, sono ottomista. Lo so, non sembra ma è così). Sì, è davvero troppo breve, eppure risponde ai cinque quesiti Chi: Noi (vecchi e giovani) Come: senza riuscire a cambiare Quando: dopo l'anomala prigionia Dove: in Italia e nel mondo Perché: senza figli, in ogni caso, non c'è futuro. Ti sono infinitamente grata
  13. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state leggendo?

    Ho appena finito di leggere Sipario veneziano (le indagini di Marco Pisani avogadore a Venezia vol. 3), un bel giallo di Maria Luisa Minarelli. Devo dire che mi è piaciuto, soprattutto per le descrizioni della Venezia del '700. Credo leggerò anche gli altri. Adesso ho iniziato La misura dell'uomo di Marco Malvadi, tra i protagonisti Leonardo da Vinci a corto di quattrini e con una statua equestre, dalle misure spropositate, da consegnare.
  14. Adelaide J. Pellitteri

    Il velo nero della notte

    Mi sembra ci sia discordanza tra i tempi verbali: avesse avuto... che lo aveva mandato fuori di testa. (Spero di non sbagliare anch'io ) Tirato fuori? Da dove? Indossava maglietta e jeans, meglio dire: e con una piccola zappa... (piccola quanto sia, è sempre una zappa). Qui il "ma" lo trovo fuori luogo, proprio la situazione strana lo incuriosiva. Quindi potresti riformulare: Enzo capiva che la situazione era strana e per certi versi assurda, ciò lo incuriosiva. Devo dire che il tuo racconto mi lascia con troppe perplessità. Il tipo strano ha "dovuto" uccidere il cane, ma non scopriamo il perché, non sappiamo nemmeno quali altre stranezze (a parte questa) aveva mostrato per essere giudicato "strano". Poi, c'è la questione delle scarpe che rimane irrisolta. Anche la notte che scende, nel breve tempo dedicato allo scavo, indica fosse già sera, e allora, come poteva risaltare la lucentezza delle scarpe? Vederle pulite al buio e a distanza mi pare una forzatura. E ancora, la notte che cala a questo modo sulla scena mi ha suggerito un altro omicidio, quello del curioso da parte del tipo strano che ha una zappa in mano. Non saprei diri. A mio gusto salvo l'atmosfera, quella sì hai saputo crearla, ma il resto ho fatto fatica a comprenderlo e inquadrarlo. Indubbiamente fa parte di una storia più complessa e articolata. Perdonami, ho letto gli altri commenti, di certo più positivi, quindi penso di essere in torto, ma questa è stata la mia impressione.
  15. Adelaide J. Pellitteri

    [MI 134] Non lo sapevo

    @m.q.s. grazie per questo commento approfondito, il tuo giudizio mi fa riamare questo racconto.
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