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Adelaide J. Pellitteri

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  1. Adelaide J. Pellitteri

    [H2019] Il Conte Filippo

    @RedInferno grazie per essere passato e grazie per l'apprezzamento. Il cambiamento temporale è una scelta che adopero in quasi tutti i miei racconti. Preferisco raccontare l'antefatto con l'imperfetto per poi passare al presente in modo da mettere il lettore davanti allo svolgimento della storia e così coinvolgerlo di più (immagino).
  2. Adelaide J. Pellitteri

    Fenomenologia di Fabio Volo - Errori da evitare quando si scrive un romanzo

    Del famigerato Fabio Volo ho letto Il giorno in più, per me semplicemente un libro come tanti.
  3. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state leggendo?

    Non ci sono ancora arrivata con la lettura, di certo dovrò ricredermi.
  4. Adelaide J. Pellitteri

    L'altro

    Ma come? Tu che ci bacchetti sempre sulle ripetizioni? Scherzo, naturalmente.
  5. Adelaide J. Pellitteri

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    Faccio i miei complimenti a @cynthia collu che ho commentato in modo "disastrevole", cioè apprezzandone l'idea ma non lo stile.
  6. Adelaide J. Pellitteri

    L'altro

    Perché "osceno"? Una ripetizione superflua 10 virgole in questa frase mi sembrano davvero troppe. Refuso Anche questa ripetizione non mi convince. Ormai è chiaro che si tratta di una scelta, ma... Non ho letto i commenti precedenti per non confondermi (li leggerò dopo), ho trovato il tema molto interessante. Un po' come Caino e Abele, il buono soccombe, il cattivo sopravvive. Ho trovato inquietante la storia di questi gemelli, metafora di tutte le lotte intestine, uomo contro uomo, che risale alla notte dei tempi e che mai finirà. Eppure, devo confessarti che la narrazione non mi ha convinta. Troppe ripetizioni, assonanze e, a mio vedere, anche metafore che non ho trovato calzanti (cioè leggevo, poi arrivava la metafora e non rimanevo soddisfatta). Sicuramente è un horror fuori contest, hai puntato molto sulla "scazzottata" tra i due, o meglio la violenza dell'uno scaricata sull'altro, mancando però l'intreccio (o meglio l'avvio della trama) cmi sono arrivate solo immagini, un po' fine a se stesse. Mentre ho trovato bella questa parte. E per me il racconto poteva anche finire qui. Che l'altro fosse " un poco di buono" lo avevi già dimostrato ampiamente. Lo so, il commento non è lusinghiero, ma questo è ciò che mi è arrivato. Magari riflettendoci su potrai notare le stesse cose anche tu.
  7. Adelaide J. Pellitteri

    Cosa state leggendo?

    Ho finito di leggere La morte a Venezia di Mann, straordinario. Sono convinta che chiunque di voi lo abbia letto abbia sentito il mio stesso impulso, quello di riscrivere la storia dal punto di vista del ragazzo. Mi sarei alzata dal letto e forse lo avrei scritto in una notte, tanto mi sentivo trasportata dalle parole e tanto si stagliava sullo sfondo quel ragazzo "senza voce"; sollecitava la mia attenzione. Menomale che poi, giunta l'alba, mi sono resa conto che scritture tanto irraggiungibili è meglio non provare nemmeno ad imitarle. Sto proseguendo con Tonio Krogen, compreso nello stesso volume (e del quale conoscevo l'esistenza), ok, confesso non mi sta prendendo più di tanto, sebbene la scrittura sia la stessa, qui diventa ridondante, non lascia intravedere un progetto finale, uno scopo, una meta che il lettore abbia voglia di raggiungere. Una lunga dissertazione sull'essere artisti (anzi sulla loro triste vita).
  8. Adelaide J. Pellitteri

    [FdI 2019-3] NEL CUORE DI GIUDA

    @Giovanni Prete grazie infinite, sei stato gentilissimo a cercare un mio racconto. Grazie per l'apprezzamento, sono contenta che ti sia piaciuto.
  9. Adelaide J. Pellitteri

    Edoardo

    Refuso: tuffo Credo manchi "di", qualcosa davvero di straordinario. Te lo hanno già detto tutti, il tuo pezzo è intenso, ricco di emozioni. Vedo una donna anziana sulla sedia a rotelle, dove forse è sempre stata. Lei puntava col dito le castagne (refuso pure qui, ha scritto castagna), il confronto con il ragazzo che incontra per pochi secondi è una carica di vitalità, non tanto nelle membra quanto nella possibilità di vedere ancora la vita a colori, i colori di quel mazzo di fiori che e la giovinezza in sè. Mi sembra che anche Edordo abbia qualche patologia, e forse questo accorcia le distanza tra i due. Il ragazzino lanciato verso il futuro, lei che trascina il passato. Questo è il reale punto d'incontro tra i due. Questa parte mi piace moltissimo. Non ho più l'età per sognare: è l'età in cui si vede il sogno prendere vita negli altri. Il ciclo dell'esistenza sta tutto in quel ragazzino che ti sfreccia accanto, lei (la vita) correrà ancora, sempre, anche dopo di noi. Molto brava, grazie per questo bel racconto.
  10. Adelaide J. Pellitteri

    [H2019] Il Conte Filippo

    Si scrive dipiù o dippiù? | Dizionari - Corriere.it Volendo fare della locuzione avverbiale di più una parola sola, bisogna scrivere dipiù Sull'incipit rifletterò ancora
  11. Adelaide J. Pellitteri

    [H2019] Il Conte Filippo

    Sai una cosa? Toglierei proprio la prima frase e aggiungerei "Filippo" quando parli del lascito: a Filippo un appartamento... Ci siamo già incontrate in un tuo racconto, non ricordo se fosse un frammento, in cui abbiamo parlato delle parentesi nella prima riga dell'incipit. Ciao @Rica, scusami se ti richiamo in causa su questo suggerimento che ho subito applicato rielaborando il pezzo ( se il contest fosse già chiuso avrei già postato la revisione), ma rileggendo dopo due giorni di pausa mi è venuto un bel dubbio. Se elimino la prima frase, che indica chi sia il soggetto del racconto, non rischio di spostare l'attenzione maggiormente sulla nonna? In alcuni commenti il personaggio "nonna" aveva già catalizzato l'attenzione facendo immaginare che la storia potesse convergere su di lei, se tolgo Filippo anche dall'incipit non confondo ancora di più il lettore? Mi dirai bella domanda. Il mio dubbio ti sembra legittimo? Grazie in anticipo
  12. Adelaide J. Pellitteri

    Storie dall'aldilà

    Elimina la seconda parte . R ipeti il concetto appena espresso (se in vita era razionale...) Questo periodo non mi convince molto. Sareste rimasti visibili solo fino a "mutazione" completata. Quindi secondo me il tempo verbale non è corretto: saremmo riusciti a trasmettere in qualche modo... A tiro? Non sarebbe più corretto scrivere: ... di chi mi capitava d'incontrare. Sguardo? Ai morti di solito vengono chiusi gli occhi, dimmi perché lui li aveva aperti. Ho letto che hai scritto questo racconto di getto, le mie osservazioni ti serviranno per rifletterci su. Mi sembra poco incisivo sul contenuto. Tuo padre arriva a bordo della sua sedia a rotelle e da vero rompiscatole continua con il suo rimbrottare, a questo punto ho avuto l'impressione che il testo potesse svilupparsi in chiave comica, invece il finale non aggiunge nulla di che. Scusami la franchezza. In ogni caso per un pezzo scritto di getto, devo dire che te la sei cavata abbastanza bene. Ciao e alla prossima.
  13. Adelaide J. Pellitteri

    Due monete

    Ti confesso che l'inizio mi ha frastornata un po', la riflettessione sulla teoria dell'amore non riuscivo ad afferrarla. Occorre davvero leggere tutto il racconto con molta attenzione e poi tornare sull'incipit per coglierne gli aspetti "premonitori". Per il genere credo ti sia rifatto a quello commentato di recente, ovvero L'argonauta lunare di @Freedom Writer. Sono davvero interessanti scrittura e storia, un "seme" (mi riferisco al codice di Napoleone nel quale hai voluto collocare l'alleggerimento della pena per il reato di mosessualità), dicevo un seme gettato nel passato che solo in un futuro lontano riesce a dare i suoi frutti. Una storia intrigante, che nella seconda parte riesco a gustare meglio perché già delineati scenari e personaggi. Molta fantasia e bravura nel fare entrare tanto racconto nel volteggiare di una moneta prima che finisca dentro il cestino del mendicante. La moneta ha sempre due facce, metafora dell'incontro tra due persone che un tempo sono stati uniti e oggi si voltano le spalle. Qualcosa mi suggerisce questa immagine, non era nel tuo intento ma... Poi c'è l'innalzarsi dell'uno fino a diventare Imperatore e l'altro divenire un povero cieco, seppure un tempo illuminati dalla stessa luce dell'amore. L'ho apprezzato molto.
  14. Adelaide J. Pellitteri

    L'argonauta lunare

    @Freedom Writer mi hai ricordato Calvino! Mi associo ai complimenti di @AndC, al quale invidio la squisita capacità di analizzare un testo. Leggendo questo racconto saltano agli occhi e all'orecchio fantasia e musicalità. Un pezzo decisamente originale, dove il vessato espatria, conquistando il suo posto in un "mondo" nuovo, dove collaborazione e voglia di apprendere dagli altri è uno scambio proficuo. C'è però qualcosa che non mi è chiara: questa è la parte che non afferro: il Manetta trova i fogli nel cassetto e comincia a leggerli scoprendo che Gandulfo ha scritto una storia che racconta di sé approdato sulla luna a bordo di una mucca senza coda... Giusto? Se è così credo che la stesura del racconto del Gandulfo vada riportata in corsivo. Dico questo perché lì per lì mi era sembrato che mentre il Manetta leggeva i fogli per conto suo, noi lettori assistevamo all'espatrio di Gandulfo. Non so se sono stata chiara. Un vero piacere leggerti
  15. Adelaide J. Pellitteri

    [H2019] Il Conte Filippo

    Grazie @Vincenzo Iennaco, era quello che volevo: lasciarvi immaginare una cosa e poi mostrarvene un'altra. Il lascito della nonna era l'unico elemento capace di attirare Filippo in patria. L'architettura della vendetta di stampo ottocentesco e l'ambientazione in epoca moderna voleva sottolineare come certi "sentimenti" non cambino. Ho messo le suore nelle condizione di fare l'opera di "bene" convincendo la nonna al perdono e pensando davvero agli orfanelli, mentre per sè, soprattutto la Madre Badessa, meditano solo vendetta (un po' come il vecchio detto predica bene e razzola male). Grazie infinite, sono contenta per il tuo sadicamente godibile
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