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caipiroska

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  1. caipiroska

    [MI 138] Le forme dell'amore

    Ciao @m.q.s. , questi loop temporali mi piacciono molto e m'inquietano allo stesso tempo. La fredda e distaccata analisi che la figlia fa della situazione, tiene il racconto sempre in bilico su una linea ben tesa d'inquietudine: come può essere così lucida, priva di emozioni, quasi? Lei c'è, ma decide di non esserci più. Di non esserci mai stata, di non essere mai esistita. L'analisi che Mia fa dei genitori è notevole e spiazzante: riassume due vite, ne tratteggia pregi e difetti con lucido distacco. Voler bene non è da tutti, dice la protagonista: forse si riferisce a se stessa? Forse non amandosi preferisce sacrificarsi per far vivere più a lungo la madre, anche se le toglie la gioia di aver avuto una figlia? E qui mi si annoda il cervello... Mi ripeto: racconto inquietante. Ottimo brano e spunti interessanti su cui riflettere in questa cupa nottata di pioggia.
  2. caipiroska

    [MI 138] Capelli bianchi di bimbo

    Ciao @Ippolita2018 , complimenti per questo bel brano! Hai descritto una scena di grande umanità, una descrizione perfetta del peso che possono avere su di noi alcune azioni che sembrano a prima vista normali. Il nero silenzio di quella casa porta con se quasi un rimpianto: il tempo è passato piallando ogni cosa. Il tocco poetico che riesci con facilità a far scivolare nei tuoi testi mi soddisfa sempre: sei ben bilanciata e rimani bene in bilico tra "troppo" e "appena". La scena è ancora più intensa perchè hai scelto di descrivere un momento intimo e particolare: bella l'idea di paragonare i capelli di un vecchio a quelli di un bambino. Ti segnalo un paio di cose, niente di che. Non ti segnalo le frasi che mi sono piaciute perchè sarebbero troppe! A mio avviso questa frase si attorciglia un pò troppo e perde qualcosa in naturalezza. Frase un pò vaga: s'intuisce che il vecchio si mette a sedere, ma perchè non scriverlo? Carte? Perchè non banconote? O sono proprio carte? Toglierei il secondo "suo padre". Inizi il racconto con un antefatto, per il quale usi il trapassato, poi sterzi sull'imperfetto, anche se continuano le incursioni del trapassato con i ricordi. Questa "altalena" dei tempi verbali ti complica un pò le cose. L'ultima frase ingessa il brano, il registro narrativo cambia e si distacca dal brano stesso. C'è l'intento di filosofeggiare sulla situazione, ma trovo un pò riduttivo liquidare il tutto con una frase così secca e poco "poetica". Per me una buona prova!
  3. caipiroska

    Mezzogiorno d'inchiostro n. 136 - Off Topic

    Grazie del pensiero @Ippolita2018 !!! Ci leggiamo al prossimo MI!!!
  4. caipiroska

    Mezzogiorno d’inchiostro 133 – Topic ufficiale

    Complimenti alle vincitrici!
  5. caipiroska

    [MI 133] La caccia

    Ciao @camparino , mi soffermo su questa frase: In due righe ( e parlando d'altro…) mi hai fatto capire che: 1) i militari non sono ben visti, quindi i militari sono "cattivi". 2)… di conseguenza il fuggiasco è un "buono". 3) Banny quindi possiede la capacità di distinguere il bene dal male, il giusto dallo sbagliato. A contatto con uomini, privi di umanità, il cane riconosce qualcosa d'autentico nell'atteggiamento del fuggiasco: l'atto di inginocchiarsi di fronte a lui, di rimettersi al suo volere, sono gli atti di chi riconosce una grande autorità in chi si trova di fronte. Descrivere il comportamento del cane senza enfatizzarlo, ma come un'atteggiamento naturale accresce ancora di più la sua grandezza interiore. Nel brano ti soffermi su alcune descrizioni (cani e ambiente) che, sebbene occupano la maggior parte dello spazio nel racconto, fanno solo da cornice all'incontro tra il cane e l'uomo. Con una manciata di parole ci fai percepire quanto sia profonda l'empatia tra i due. Ho sempre trovato molto interessante questo tuo modo di narrare: senza fronzoli arrivi al dunque. Un dunque che non è mai banale! Quindi, le cose che mi hanno più colpita sono quelle che hai fatto intravedere: una narrazione intelligente e curata, accompagnata da una struttura salda , che fanno di questo racconto un pezzo degno di nota.
  6. caipiroska

    [MI 133] Non tirare

    Ciao @Befana Profana , ho sempre creduto nella tacita e meravigliosa empatia che molte volte i cani dimostrano verso i loro umani (ogni tanto accade anche l'incontrario, ma raramente con la stessa intensità…) e ogni volta rimango colpita da questa specie di miracolo inspiegabile. Ho trovato questo racconto toccante e confezionato con cura; il taglio, il punto di vista, l'intento nascosto dietro le parole: una prova difficile da gestire e piena d'insidie, ma nella quale ti sei destreggiata molto bene, descrivendo in un modo molto personale una situazione al limite, devastante, della quale però fai intuire un probabile lieto fine. Complimenti quindi sia per la sensibilità con la quale hai descritto questo momento, sia per l'originalità con cui l'hai fatto! Giusto per segnalarti qualcosa: A orecchio: non mi sono nemmeno lavata, oppure: non sono nemmeno pulita. Una domanda: perchè il corsivo? Tutto il racconto è una specie di flusso di coscienza, un monologo rivolto a sé stessa e al cane, e allora perchè questa scelta? Forse perchè qui si accenna a un tentativo di farla finita? Non mi h convinto del tutto.
  7. caipiroska

    [MI 133] Un giorno di pioggia

    Ciao @ivalibri , mi ha molto colpito l'atmosfera che hai saputo creare in questo brano: soffermandoti sulla donna e sul suo ricordo, lasci che tutta l'ambientazione rimanga sullo sfondo, appena accennata da poche frasi. L'effetto che ottieni (almeno quello che ho percepito io) è un costante senso d'ansia che pervade il racconto: cosa è successo? cosa è rimasto? ma quindi è proprio sola sola? E inevitabilmente si rimane per tutta la lettura vigili e attenti, pronti a catturare ogni minimo accenno che fai sulla catastrofe che c'è e c'è stata. Il grosso cane nero appare nel momento del bisogno come simbolo di estrema fedeltà, dileguandosi quando poi non c'è più bisogno di lui: insieme all'ansia metti anche una cupa inquietudine. Perfetto! Ti segnalo solo due cose: Senz'altro mi sbaglio, ma di solito al termine della gravidanza i bambini sono ben formati e lo spazio è veramente poco: difficile sentirli scalciare. L'ultima frase mi suona un pò oscura: perchè nel buio si sentono al sicuro? Per tutto il brano non dai indicazioni su cosa stia accadendo intorno a loro e proprio nell'ultima frase arriva questa affermazione, che mi lascia un pò perplessa. Oppure quel "Per salvarci" è riferito al cane? Non ho capito...
  8. caipiroska

    [MI 133] Garmar

    Ciao @Lo scrittore incolore , grazie per: in realtà ho avuto davvero poco tempo per scrivere, ma ormai l'idea c'era e il Feroce Garmr voleva essere presente a tutti i costi... Ciao @Edu , grazie del passaggio! Ciao @ivalibri , ebbene sì, sono io! Non sai quanto mi faccia piacere il fatto che, seppur non essendo un'assidua frequentatrice del MI, tu abbia riconosciuto il mio "stile" (nel bene e nel male, s'intende!). L'uso abbondante di aggettivi è un pò la mia firma: vorrei usarne meno, ma senza mi sembra che manchi qualcosa. Comunque mi sono messa a dieta a riguardo, ma la sfida è ardua... No, non sono una maestra, ma amo mettere i bambini in situazioni di pericolo: il mio psicologo è un pò preoccupato al riguardo... Grazie per le belle parole!
  9. caipiroska

    [MI 133] Covid litteralis 21

    Ciao @Lo scrittore incolore , complimenti per la fantasia! Un virus dai nobili effetti collaterali… La nostalgica Germania che vuole ristabilire i confini del Sacro Romano Impero è la ciliegina sulla torta che chiude degnamente il sipario su questo scenario visionario. Ho trovato tutto molto ben gestito in questo brano, cosa per niente facile: con poco tempo e poche battute a disposizione, sei comunque riuscito a creare una situazione convincente (nella sua stravaganza, certo!) con rimandi, nemmeno tanto velati, alla situazione attuale. Interessanti anche le polemiche sul covidl21 (che poi sono sempre quelle…). Un buon lavoro, scritto con l'occhio di un cechino che non si è fatto scappare nulla.
  10. caipiroska

    [MI133] Melampo, la crosta della notte

    Ciao @Edu , ti è scappata una a. Questo racconto è magnetico, astratto, surreale. Non ho ben capito ( ma mi capita spesso…) chi sia chi e perchè fanno quello che fanno. Dunque ho capito ben poco di questo testo... Ma tu hai deciso di proporlo così, quindi mi adeguo e cerco la storia in una storia che per me non c'è. La ricerca di un cane nero in una notte nera, che in realtà diventa qualcos'altro oppure è già qualcos'altro. Lui, lei e l'importanza che danno ai loro cani. Anubi che giudica. Pensare di sostituire un cane con un uccello. La notte che si svuota di presenze quando non vengono più pensate. Il protagonista lecca la notte (bellissima!) e Melampo compare. Senz'altro vuoi dire altre cose, ma a me non sono immediatamente arrivate. Questa notte nera però, ha un fascino indiscusso e un alone misterioso e inquietante che non possono lasciare indifferenti: mi lascio quindi affascinare dalla tua notte nera, dalle sue strane presenze e da questi protagonisti che si muovono con cautela in quel luogo strano che è allo stesso tempo fisico e mentale. Insomma, non so cosa tu volessi dire, ma lo hai detto benissimo! P.S.: Anubi ci può anche stare in questa atmosfera un pò dark, ma Melampo? Non era il cane che viene rimpiazzato da Pinocchio? Vado a googolare... P.P.S.S.: 8 che in questa risposta! Non avrei mai potuto scrivere la traccia di Volponi…
  11. caipiroska

    [MI 133] Garmar

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/46506-mi 133-un-grosso-cane-nero/?do=findComment&comment=820835 Questo è il mio commento.
  12. caipiroska

    Mezzogiorno d’inchiostro 133 – Off topic

    Uffa! Non sono brava come Emy! Mi devo allenare meglio per postare alle 23.59!
  13. caipiroska

    [MI 133] Garmar

    Traccia di mezzanotte La maestra contò di nuovo i bambini e l’invitò a mettersi in fila per due. Elisabetta guardò l’imponente facciata del museo e si lasciò scappare un fischio. «Maestra è grandissimo!» «Sì, ed è anche affollato. Mi raccomando, non lasciate mai la mano del vostro compagno, intesi?» Un coro di gagliardi sì esplose all’unisono. L’eccitazione dei bambini per la loro prima visita a un museo importante era all’apice. La maestra fece un segno alla collega che chiudeva la fila e il tumultuoso serpentone della 5°A si mosse verso l’entrata dell’edificio. La mostra ospitava opere arrivate da tutto il mondo, concentrando in un unico evento il meglio dell’arte contemporanea mondiale. Le maestre avevano pianificato la gita convinte del fatto che sarebbe stato uno stimolo insostituibile per quelle giovani menti affamate di qualsiasi cosa. All’ingresso una simpatica ragazza li accolse e si presentò come la loro guida: sarebbe stata tutto il pomeriggio con loro, spiegando i quadri più importanti e concludendo il tour con un laboratorio di pittura. «Evviva!» esultarono i piccoli, che proprio non riuscivano a stare per più di un minuto in silenzio. Le immense sale si susseguivano imponenti e i bambini guardavano rapiti le grandi tele che occupavano gli spazi sulle candide pareti. La guida, molto abile, usava le parole giuste per irretire le giovani menti, destando la curiosità dei bambini: gli assalti delle loro insistenti domande, venivano respinti con risposte semplici ed esaurienti e ai piccoli rimase dentro la vaga e piacevole sensazione di stare davvero imparando qualcosa. «Adesso, bambini» disse la guida prima di entrare nella sala successiva «Vorrei il vostro silenzio, perché quello che vedrete adesso è il capolavoro indiscusso dell’arte degli ultimi anni! La maggior parte delle persone che sono qui, hanno fatto un lungo viaggio solo per vedere questo.» I bambini stentavano a rimanere fermi. Elisabetta si voltò più volte indietro, un po' inquieta. «L’hai sentito?» sussurrò all’amichetta che stringeva per mano. «Cosa?» «Un cane ha abbaiato.» «No, io non ho sentito niente.» Elisabetta si guardò un po' intorno, leggermente inquieta. Poi un ringhio cupo serpeggiò tra la folla. «Eccolo! Adesso l’hai sentito?» e si strinse all’amica che la guardò sorpresa. «Ti ho detto che non ho sentito proprio niente! Ma adesso stai zitta che stiamo per entrare!» «Ma…» «Shhh!» e si portò un dito davanti alla bocca. Elisabetta si strinse nella felpa gialla e fece vagare lo sguardo intorno. Niente, eppure era sicurissima di aver sentito un cane ringhiare. La guida intanto si era messa di fronte all’entrata della nuova sala. «E adesso bambini, fate molta attenzione: state per vedere un quadro impressionante, fatto talmente bene da sembrare vero! Entrate e non abbiate timore: questo è Il Feroce Garmr!» I bambini si catapultarono nella sala e subito si fermarono: la parete di fronte era coperta dal pavimento al soffitto da una tela grandiosa, dalla quale un enorme cane nero li fissava con i suoi occhi di fuoco. «Mamma mia!» disse qualcuno; Dayana cacciò un gridolino, mentre Silvia scoppiò a piangere. In molti si strinsero al fianco delle maestre. «È brutto!» «Fa paura!» «Andiamo via, maestra?» I bambini fissavano affascinati e intimoriti l’enorme animale furioso che li fissava dalla tela: il pelo nero e arruffato nascondeva scie di sangue, mentre una solida catena garantiva ai più impressionabili che il cane non avrebbe potuto saltare loro addosso. I bambini si calmarono un po', anche se lo sguardo della bestia sembrava scrutarli uno a uno. Elisabetta non riusciva a staccare i suoi occhi da quelli del Terribile Garmr: aveva la sgradevole sensazione che il cane stesse fissando lei, solo lei. Il quadro aveva tinte fosche e il paesaggio intorno all’animale era selvaggio e primitivo. Il cane poggiava le zampe anteriori su cumuli d’ossa, mentre alle sue spalle, sullo sfondo della tela s’intravedeva l’ammasso di qualcosa. «E quelli cosa sono?» chiese Diego. «Vestiti» spiegò la guida «Questo cane, nella mitologia nordica, si trovava all’entrata dell’inferno. E all’inferno non servono i vestiti, vero?» «Sì» rispose Diego titubante «perché all’inferno fa molto caldo, vero maestra?» «Sì, Diego,» sorrise la donna con un sorriso «giusta osservazione!» La guida spostò i bambini in modo che non avessero più il Feroce Garmr davanti. «Lo sapete bambini, che questo quadro porta con sé una maledizione?» e li guardò sgranando gli occhi. «Davvero?» rispose un piccolo coro rapito. «Sì! Quando il quadro viene esposto, di solito una persona scompare, e di lei non si sa più niente!» I piccoli rabbrividirono. «È una leggenda, bambini! Dovete essere scettici e critici a riguardo, altrimenti da grandi vi troverete la casa piena di enciclopedie…» I bambini non afferrarono l’ironia e tornarono a fissare preoccupati il quadro. Elisabetta invece continuava a guardarsi intorno preoccupata. «Tutto ok, piccola?» la maestra si era accorta della sua agitazione e le aveva messo una mano sulla spalla. «Sì… cioè no! Quel cane non la smette di abbaiare!» «Quale cane?» La piccola si coprì gli orecchi con le mani, iniziando a scuotere la testa. «Non lo so! Non lo so! Ma lo faccia smettere, maestra!» La donna si avvicinò, un po' preoccupata e cercò di abbracciare la bambina «Calmati, Elisabetta!» «Lo faccia stare zitto!» «Ma tesoro, non c’è nessun cane che…» ma la bambina cacciò un urlo e fuggì via. La maestra le corse subito dietro: tra di loro c’erano un paio di metri, ma la piccola riuscì lo stesso a uscire dalla stanza e girare l’angolo. Quando la maestra varcò la soglia pochi attimi dopo, non vide la bambina. «Elisabetta!» chiamò, ma Elisabetta non c’era. Subito la donna la cercò nella sala, facendosi aiutare dai numerosi visitatori: la bambina aveva una felpa gialla, impossibile non notarla. Presto all’interno del museo la maggior parte delle persone si dedicarono alla ricerca della bambina: le enormi stanze squadrate non avevano nascondigli, le entrate e le uscite furono subito chiuse, mentre gli addetti alla sorveglianza si dettero da fare a revisionare i filmati di sicurezza. Ma Elisabetta era sparita nel nulla e non fu più ritrovata. Nel quadro del Terribile Garmar con un po' d’attenzione, si poteva scorgere laggiù, sulla destra, una nuova pennellata di giallo nel mucchio di vestiti, mentre ai suoi piedi, tra le ossa sbiancate, se ne scorgeva un paio, con ancora un po' di carne fresca sopra.
  14. caipiroska

    [MI 133] U(n) grosso cane nero

    Ciao @Ippolita2018 , ma che bella idea che hai avuto, complimenti! Il racconto è scorrevole, fluido, senza intoppi e si legge con molto piacere. Il finale, molto originale, mi è rimasto impresso per tutta una serie di motivi che sei riuscita a cucire insieme con una disinvoltura invidiabile. Il primo di questo è l'eleganza con la quale descrivi Amabile: solo dopo aver finito di leggere si percepisce che la ragazza ha qualche problema, ma a questa conclusione ci si arriva di riflesso, perchè nel testo non alludi mai a qualcosa del genere. Questa soluzione narrativa l'ho trovata molto azzeccata, perchè celando, enfatizzi la situazione. Ti dirò, alla seconda lettura diventano anche più evidenti ulteriori elementi, che alla prima avevano meno significato, come per esempio le risate della gente che vede U rotolare verso la fontanella o la velata apprensione della mamma che controlla la ragazza da lontano. Oppure la considerazione sui quindici anni di Amabile: cinque anni più di dieci e cinque meno dei venti, una definizione abbastanza ingenua, ma che ben si allaccia alla fine all'immagine di questa ragazza che hai descritto con infinita delicatezza. Mi piace il riguardo e il rispetto con il quale farcisci il racconto: parli di un problema ( forse anche importante…) senza mai menzionarlo, ma lasci che trapeli lentamente dai gesti e delle persone che ci presenti. Rientra in quest'ottica il comportamento di Isidoro: l'uomo sorvola sulla risposta scontrosa della ragazza e non riserva particolare interesse alla cosa, subito distratto da altri pensieri più importanti. Alla seconda lettura questo atteggiamento spicca ancora meglio nella sua signorilità: l'uomo conosce la "situazione" della ragazza e si comporta con lei come se U fosse un animale vero. Ti segnalo questa frase: Non dico che sia una frase scorretta, ma forse l'inserimento di tante subordinate appesantisce in maniera gratuita l'intero periodo (per esempio "nella parte opposta della villa" è un informazione che poteva essere eliminata e risulta superflua). Come per esempio questa, che, a mio avviso, è inutile: In effetti peluche è la parola chiave dell'intero brano, ma il corsivo non mi convince. Questione di gusti, niente di che. Un applauso particolare per i nomi: Amabile, Isidoro, Oddina e soprattutto U sono perfetti per questo racconto che può sembrare leggero, ma nel quale ho intravisto quasi a una fiaba, una fiaba moderna che in punta di piedi e con delicatezza mi ha portato nei luoghi meravigliosi d'ariose prospettive (come recita la tua firma), che sanno creare le persone con una grande sensibilità. Ancora complimenti!
  15. caipiroska

    Mezzogiorno d'Inchiostro EXTRA-LARGE [Off topic]

    E vai con il curvymi!!!
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