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Luciano91

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  1. Su due piedi ti dico Newton Compton. Motivi: ottima distribuzione e prezzi bassi. L'ideale per uno sconosciuto. Premetto che non scrivo per arricchirmi, piuttosto per toccare, e spero affascinare, un buon numero di lettori (sia in Italia che in Germania ).
  2. Secondo me gli editori si fermano quasi sempre alla famigerata sinossi, soprattutto in presenza di invii spontanei. Essa è la sintesi di mesi/anni di lavoro e l'unico mezzo per incuriosire chi legge (paradossalmente conta più del romanzo stesso). Mettiamoci nei loro panni: sono costretti ad ottimizzare i tempi. La sinossi non convince? Pagine lette = 0 Io l'editoria big la immagino così. Cambia il discorso se il testo viene presentato da agenti apprezzati (gli editori sono tenuti, per rispetto, almeno a sfogliarlo).
  3. Luciano91

    Fino a che punto un personaggio assomiglia all'autore?

    Questa è la ragione, secondo me, dei sempre più frequenti personaggi piatti, squallidi, visti e rivisti. Sto leggendo romanzi rosa (sebbene non sia il mio genere preferito) e nei testi odierni, italiani soprattutto, sia self che non, ogni pagina mi pare un supplizio. I personaggi sono testoline vuote (mi auguro non siano lo specchio di autori/autrici ). Credo che vita vissuta e sensazioni personali siano la chiave. Cito con nostalgia Elinor e Marianne Dashwood (ragione e sentimento, Jane Austen) Elizabeth Bennet e Darcy (Orgoglio e pregiudizio, Jane Austen) Caterina Earnshaw/Linton ed Heatchliff (Cime Tempestose, E. Brontë), Jane Eyre ecc... Questi sono personaggi palpabili, unici, che restano impressi per davvero (pur non essendo autobiografici). Il genere rosa di oggi, più du tutti, sfocia nella banalità ed a me dispiace. Sarà perché i personaggi sono concepiti quasi sempre come "prodotti di fabbrica"? Lucidità ed obiettività uno scrittore (non più aspirante) dovrebbe averla a prescindere.
  4. Con agente (che cura i tuoi interessi ed ottiene un impegno promozionale soddisfacente da parte dell'editore) sommato ad una CE big (distribuita su tutto il territorio nazionale), un esordiente può ambire a farsi conoscere, sebbene non vivrà di scrittura. Qualche migliaio di copie nella migliore delle ipotesi, ma in questi "tempi di Virus" la vedo dura. L'economia faticherà non poco nei prossimi anni (lustri o decenni). Chi approda all'estero può sognare in grande, ma bisogna prima "trionfare" nel proprio paese d'origine, impresa titanica per uno sconosciuto.
  5. Luciano91

    Come fa chi esordisce con una CE di pregio?

    @hyperion80 Neppure io sono un estimatore di fenomeni da baraccone approdati alla grande editoria. Ma che ci piaccia o meno essi portano introiti. Nessuno sputerebbe su centinaia di migliaia di euro facili facili. Le CE big tuttavia cercano ancora talenti, seppur non direttamente. Qualcuno ce la fa ad esordire. Il VIP non ruba il posto all'aspirante, anzi, senza di esso le CE avrebbero meno soldi da investire! (fu un altro utente del forum a scrivere questo pensiero che condivido).
  6. Caro @Spidocchiatore, oserei dire che tu non hai "spidocchiato" al meglio la questione, generalizzando un poco. Le generalizzazioni sono anch'esse forma di presunzione. L'irritazione può essere legittima, quantunque non si riceva un grave danno. Mi spiego: non sempre è possibile divincolarsi con un click (a meno che non si viva relegati in una campana di vetro), giacché gli aspiranti irritanti non si identificano, se non in rari casi, con perfetti sconosciuti. Sovente alcuni di noi sono costretti a sorbirsi vanterie o ingiurie, in quanto amici, parenti, colleghi ecc... dei suddetti aspiranti. E non sempre si può "bloccare" (persino i più arroganti scribacchini hanno parenti e amici). Non parlo del mio caso personale ma è giusto far presente che chi ha a che fare con molta gente è costretto a sopportare (soprattutto per lavoro). Questa è una discussione di semplice sfogo da non prendere troppo sul serio, tutti ci sfoghiamo o ci lamentiamo alle volte, te compreso, sebbene i saggi affermano che non dovremmo (a ragione). Chi condanna ignoranza e presunzione non è detto che si senta "superiore". La superiorità non esiste. Io per ragioni economiche ho sempre avuto a che fare con gente superficiale (per forza di cose) e credo che alla finde ne uscirò consumato, sfibrato e morente. L'ignoranza e la presunzione avvelenano il mondo in cui viviamo, concedimi il diritto di essere indignato prima di spirare. Ho condannato la cosa in almeno 4 discussioni differenti e continuerò a farlo. La chiusura a riccio delle CE ed il proliferare di servizi a pagamento sono una cosa seria. Tolgono la possibilità di "confronto gratuito" a chi ha lavorato anni per migliorarsi. Finanche gli editori più piccoli stanno evitando di rispondere. Motivo? Troppi aspiranti non accettano le critiche (a prescindere).
  7. Luciano91

    Perché avete scritto un libro?

    Io non ebbi mai la pretesa di fare successo, non cominciai per "apparire" agli altri. Chi pretende la fama finisce col mortificarsi e puntare il dito contro il sistema. A cosa serve avvelenarsi l'animo se non a renderci la vita un inferno? Mi affeziono ai personaggi, viaggio con la mente e cosa più importante cerco di migliorarmi ogni giorno. La fretta di pubblicare non serve e chi non l'ha capito lo capirà presto. Non mi pongo obiettivi da raggiungere ad ogni costo, tempo al tempo, frattanto mi godo la mia stessa fantasia e quella altrui, leggendo come se non ci fosse un domani. Pubblicherò? Non pubblicherò? forse, maybe, vielleicht. Non vivrò di scrittura e non voglio che mi sia augurato il successo. Mi piacerebbe portare in giro le mie storie in Italia e Germania. Senza ossessione, solo tanto impegno.
  8. Ed un Jet privato per recarsi alle presentazioni Spesso i più ignoranti credono d'essere "invidiati/ostacolati dal mondo" pur non possedendo alcuna qualità (li avremo tra i piedi in ogni ambito della vita). Poi ricordo un tale che disse: "se le grandi case editrici hanno scartato il sottoscritto, non provateci neanche a proporvi voi altri!" (non testuali parole ma quasi) dall'alto del suo mezzo libro letto in carriera. Consiglio di non perdere tempo appresso agli idioti, poiché esso non ci sarà restituito. Qualunque cosa direte penseranno che siete invidiosi (di cosa poi?).
  9. Esattamente caro AdStr. "Nelle grandi città, in quelle specialmente dove prevale la civilizzazione, il numero di quelli che possiedono un rifugio è una piccola frazione del totale. Il resto paga una tassa annuale per questo vestito più esterno di tutti, divenuto indispensabile in inverno e in estate, tassa che comprerebbe un intero villaggio indiano di wigwam, ma che ora contribuisce a mantenerli poveri finché vivono." (H. D. Thoreau).
  10. Luciano91

    Perché pubblicare ad ogni costo?

    Dimenticavo (scusate il doppio messaggio): Chiusura a riccio di CE grandi con conseguente proliferare di servizi a pagamento, offerti da quelle agenzie che un tempo si occupavano di scouting (come dibattuto in un'altra discussione del Forum).
  11. Luciano91

    Perché pubblicare ad ogni costo?

    D'accordo con te. Perché ostinarsi a buttare nella mischia qualcosa di non ancora pronto? La fretta è figlia dell'Ego e nessuno trarrà beneficio da tale pubblicazione. L'autore non è pronto e finirà col vergognarsene in futuro, ammesso che la scrittura rappresenti per lui qualcosa di piú che un passatempo. I lettori accidentali non potranno certo godere di un testo lacunoso, sebbene di trama interessante (alcuni lo sono ed a maggior ragione l'autore dovrebbe pazientare). C'è tanto lavoro dietro un testo (e non mi riferisco alla grammatica, quella è solo la base), basti leggere i ringraziamenti di autori famosi. Due occhi sono pochi anche se di falco. Micro casa editrice/Amazon. Ambedue ne risentirebbero un poco. La prima infangando il proprio nome (ammesso che ne abbia uno); il secondo aggiungendo un'ulteriore "fetecchia" al proprio catalogo di mediocrità (togliendo quindi visibilità a quei pochissimi autori promettenti che cercano di farsi strada). Ora immaginate di aver preparato una torta per un evento speciale e poggiata sul tavolo cruda, dinanzi a parenti, conoscenti ed estranei. Un genitore od un figlio la mangerebbero comunque, lodando ingegno e dedizione del caro autore. I commensali si vedranno costretti a degustare una pietanza fredda e sformata, per nulla allettante, al semplice scopo di non ferire l'orgoglio del suddetto. Ciononostante un estraneo (magari esperto in materia) potrebbe suggerirgli di apportare modifiche o quantomeno attendere il giusto tempo di cottura prima di sfornare l'obbrobrio. Nessuno intelligente vi dirà che siete dei "perdenti" per aver lasciato la torta a cuocere il giusto. Come intraprendere il processo di maturazione sta a discrezione dell'aspirante. Che egli segua un corso o progredisca per conto proprio ha poca importanza. La sola cosa che conta è un risultato degno. Provarci sì, ma non ad ogni costo.
  12. Luciano91

    Ma le agenzie sono davvero utili?

    Ad essere sincero non mi aspettavo una tale ammissione da parte tua, giacché dichiarasti di sottoscrivere per intero il messaggio di Caty relativo a corruzione e spietatezza delle case editrici a danno del "sapere". Sono appunto le fetecchie, il numero crescente di sognatori e l'arroganza di questi ad aver alimentato un sistema spinoso e (di rado) ingiusto. Coloro che accedono alla grande editoria fanno parte (spesso) di quella gente capace che è riuscita a districarsi nel mare magnum di cui tu stesso parli. E non mi riferisco a Vip e Youtuber (quelli sono un discorso a parte) bensì a comuni mortali come noi. Sfatiamo lo sciocco mito delle raccomandazioni, il problema sta alla base e si chiama "aspirante incompetente" che con il suo modo di fare ha portato alla chiusura del mondo editoriale ed al proliferare di servizi a pagamento (complicando altresì la strada di pochi zelanti e talentuosi). Non esiste nessun complotto "anti cultura", anzi, vorrei proprio leggerli certi libri di aspiranti che trattano di cultura, con i loro spiegoni uggiosi riciclati da Wikipedia.
  13. Luciano91

    Ma le agenzie sono davvero utili?

    È qui che ti sbagli, gli aspiranti son tanti ma coloro che meritano davvero di ottenere considerazione sono pochissimi. È un'abitudine molto italiana quella di dire: "Massì ci provo, non si sa mai" ed è proprio il tipo di atteggiamento che ha inquinato l'editoria come gli scarti di fabbrica intossicano fiumi e laghi. È a causa di codesto esercito di sognatori impreparati che il business dell'aspirante ha preso forma. Perché in Germania non è così? Questa domanda la pongo a tutti. Che nessuno se ne venga con i luoghi comuni secondo cui il tedesco è onesto e l'italiano mariuolo o che l'erba del vicino è sempre la più buona. Agganciandomi al titolo della discussione parlerei un attimo di agenzie tedesche che, a quanto pare sono utili, oneste e selettive. Una nota agenzia di Berlino dava il parere su un invio spontaneo in soli 14 giorni, senza chiedere soldi. Non li cito perché non li conosco abbastanza. Una donna assai brillante che ho avuto il piacere di conoscere si rivolse all'agenzia di P. Molden a Köln, se non vado errato (non so se mi è permesso fare i nomi). La preparazione era impeccabile sotto ogni aspetto. I tedeschi usano formalissime lettere di presentazione finanche per candidarsi a lavoro umili (Anschreiben). È una lettera personalizzata, mai generica, in mancanza della quale non si viene presi in considerazione. È inoltre importante la minuziosa cura del testo e della sinossi (qui non so dire com'è strutturata). Che l'agente chiederà di conoscerti è molto probabile, egli intenderà sapere con chi avrà a che fare (potenziale scrittore o sognatore annoiato?). Siccome l'aspirante tedesco si trova di fronte ad una via astrusa tende a tirarsi indietro e riconoscere i propri limiti (dunque migliorarsi prima di buttarsi a capofitto) piuttosto che dire "massì ci provo". Le agenzie si trovano dunque ad aver a che fare con individui preparati (e non mi riferisco a titoli di studio) pertanto il problema della speculazione non si pone, non essendoci un esercito di presuntuosi ostinati a pubblicare, bensì gente con la testa sulle spalle (ovvio l'eccezione capiterà anche a loro). Se in Germania ci fossero stati milioni di aspiranti le agenzie avrebbero chiesto loro tanti quattrini in cambio di semplici letture, ahimè, siamo umani. Quando giunsero nelle principali città circa 1 milione di profughi, gli affitti delle case triplicarono come per magia, poiché sarebbe stato il Jobcenter, dunque lo stato, a garantirgli un alloggio adeguato (questo per dire che l'occasione fa l'uomo ladro, non solo dalle nostre parti). Tutta questa parentesi per sottolineare ciò che noi aspiranti non vogliamo sentirci dire, ovvero che parte della colpa è proprio nostra, basta puntare il dito, se ci comportassimo con raziocinio le agenzie ci leggerebbero gratis. @hyperion80 Prima non mi ero rivolto a nessuno in particolare, il mio intento era scoraggiare i giudizi lapidari verso il mondo editoriale che, quantunque abbia dei difetti, conserva ancora un po' della sua originaria bellezza. Riguardo agli utenti pubblicati con grandi CE troverai Mondadori, Rizzoli, Newton Compton e Gruppo Mauri-Spagnol, nonché altre ottime realtà, dai un'occhiata.
  14. Luciano91

    Ma le agenzie sono davvero utili?

    Non starò qui a difendere coloro che offrono servizi a pagamento o illusioni di successo. Permettimi solo un'osservazione riguardo l'ultima parte del tuo discorso. Premetto che la mancata pubblicazione con una CE di pregio non denota necessariamente carenze nel testo proposto. Per ragioni di mercato potrebbe trovarsi escluso finanche un ottimo libro, su questo punto siamo tutti d'accordo mi pare. Alcuni però finiscono col fraintendere la questione ed alimentare altre spiacevoli generalizzazioni, secondo cui chi raggiunge i vertici sia un raccomandato. Aspiranti esclusi e/o delusi tendono sovente a fare di tutta l'erba un fascio e sminuiscono i pochi che, magari con anni di letture, perfezionamenti e sudore, approdano alla grande editoria. Vi rammento che autori del WD riuscirono nell'impresa in maniera pulita e trasparente. C'è del marcio e non sarò certo io a negarlo ma l'editoria sana vecchio stampo non è morta. Sia chiaro, non mi sto rivolgendo a te, il mio intervento è mirato a placare gli animi di coloro che grideranno al complotto per giustificare/mascherare le proprie mancanze. Chi estremizza non fa altro che gettare fango sull'una o l'altra realtà, plasmando una forma di disinformazione dettata dal rancore. Non sono il paladino delle CE ma ci tengo a distribuire le responsabilità dell'attuale situazione editoriale, attribuendo colpe importanti alla superficialità dell'aspirante medio. Potrei star qui a tessere lodi alla categoria a cui io stesso appartengo ma peccherei di ipocrisia, poiché non nutro verso di essa alcuna ammirazione reale. Ogni10 bravi ve ne sono 1000 frivoli, troppo vanitosi per rileggere con occhio critico i propri capolavori inviati per E-Mail.
  15. Luciano91

    Perché pubblicare ad ogni costo?

    @cheguevara È possibile migliorarsi senza metter mano al portafoglio. La prima agenzia che citai (essi non si occupavano di rappresentanza) leggeva gratuitamente ma io pagai 50 euro perché volli una scheda di lettura. Con questo voglio dire che il confronto è possibile. A me servì tanto e m'impedì di lanciarmi in disperati assalti alle CE. Oggi prima di inviare il testo non ci penso 10 ma 100 volte, farò di tutto per non rubare tempo e pazienza a chi sta dall'altra parte. Forse non pubblicherò mai, ma in compenso credo di esser maturato molto.
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