Vai al contenuto

Luciano91

Scrittore
  • Numero contenuti

    201
  • Iscritto

  • Ultima visita

  • Giorni vinti

    2

Luciano91 ha vinto il 21 marzo 2020

Luciano91 ha inserito il contenuto più apprezzato di quel giorno!

Reputazione Forum

313

1 Seguace

Su Luciano91

  • Rank
    Sognatore

Visite recenti

2.162 visite nel profilo
  1. Luciano91

    Domande da non fare a uno scrittore emergente

    Tempo fa una signora attaccò discorso: "Io non ho fatto nulla oggi, tu cosa hai fatto?" (in tedesco) Io risposi: "Ho letto molto ed ho scritto qualcosa" Lei fece: "Allora anche tu non hai fatto niente". La signora non è da condannare, si tratta di un modo di pensare piuttosto comune. Questo dialogo brevissimo è la fotografia della società in cui viviamo. "Chi non produce non fa niente" ovvero se non fai girare denaro è tutto inutile. Trovo ciò dannoso, devastante per le future generazioni. Dedicare tempo alla propria crescita personale è fondamentale! Avremo ventenni che si crederanno "falliti" per il semplice motivo di non aver raggiunto un qualche stupido obiettivo (ovviamente legato ai soldi).
  2. Biografia e sinossi non rappresentano un ostacolo, li definirei piuttosto una "prova". Mettiamoci nei panni di chi valuta, senza pregiudizi: Offrire un contratto significa iniziare una stretta collaborazione (non una chat), quindi ritengono giusto conoscere il candidato. È chiaro che non si aspettano un Vip (nessun personaggio famoso ricorre all'invio spontaneo). Poco importa se siete medici o disoccupati, l'editore intende farsi un'idea e scoprire se vi sono "esperienze" in ambito letterario. Dunque vi chiedo: qual è il vostro timore? Sì, io chiederei a tutti una breve biografia. La sinossi. Miei cari la sinossi è una prova ardua che dimostra buone o scarse capacità di sintesi. Sì, io la chiederei. Mi interesserebbe sapere se l'aspirante è puntiglioso, competente, paziente, frettoloso o sciatto. La famigerata sinossi non serve solo ad esporre l'opera (è una sorta di filtro). Se interessati a questo tema propongo di cambiare discussione. Ciao!
  3. Luciano91

    Il " Libro nel cassetto ".

    Stretta di mano virtuale, come non essere d'accordo con voi? Oggi chiunque mette insieme qualche pagina, in un modo o nell'altro, pubblica. Non voglio neanche immaginare cosa si starà muovendo in questo periodo di Covid e lockdown: nuove legioni di aspiranti annoiati, futuri molestatori di CE. Sì, molti "scrivono" perché non hanno di meglio da fare (ed è una cosa piuttosto triste). Ripeto che in Germania, dove vivo, il fenomeno di EAP e costosissimi servizi editoriali è marginale. Motivo? Meno manoscrittari d'assalto e più individui con la testa sulle spalle, che prendono sul serio il mestiere (se così vogliamo chiamarlo) dello scrittore. Questa la mia impressione. Pazienza, dedizione e passione prima di tutto. Io non ho ancora pubblicato nulla ma sono immensamente soddisfatto, perché sto crescendo. Sono autocritico, aperto al miglioramento, consapevole ed un pizzico più brillante (leggo come se non ci fosse un domani, nonostante abbia poco tempo libero). Vale la pena aspettare, almeno nel mio caso. Col mio primo romanzo ci andai vicino ma non ho rimpianti (guadagnerò un'altra occasione). Cosa ci sarà nel cassetto? dipende da noi, se pianti una rosa non può nascere ortica (Cit. Il giardino segreto). Io trovo inutile cercare di pubblicare a tutti i costi l'ortica, poiché si finisce con l'alimentare il business sopraccitato.
  4. Sacrosanta verità che spesso non si vuole capire. Quoto. Risposte brevi ma esaustive
  5. Le piccole CE ospitavano ed ospiteranno esordienti. Se si fermassero non avrebbero introiti, pertanto non mi sorprende che alcuni di voi mantengano contatti frequenti con loro, nonostante la situazione. Mi interessa piuttosto udire notizie della grande editoria, il quale bilancio non dipende affatto dagli aspiranti. Insomma, possono farne a meno. Salteranno delle teste? Ci saranno tagli? Si punterà di più sul cosiddetto "cavallo vincente"? Investiranno in presentazioni e promozioni per i libri di sconosciuti? Gli italiani leggeranno? Un conto è stampare 50/100 copie, un altro è sfornare 2000/3000 inediti-possibili invenduti (+promozione a carico dell'editore).
  6. In effetti mi è capitato di leggere scritti dove la presenza dell'autore era così opprimente da oscurare “i dettagli che contano", quindi storia e personaggi. Considero l'esagerazione un problema anche della saggistica, alcuni tendono ad imbottire il lettore di nozioni o sproloqui inutili e fuori luogo. È una questione di talento più che di cultura. Non tutte le persone preparate sanno raccontare e/o spiegare. In un romanzo sì, la storia deve catturare e ammaliare, altrimenti il lettore sosterà ad ogni pagina e chiuderà il libro con l'amaro in bocca.
  7. @cheguevara Ciao, certo che no. Tu hai sempre espresso la tua opinione. Comunque chiudo l'OT. Temo che non scoprirò l'identità dell'utente misterioso, che si è preso la briga di cercare e marcare di rosso persino interventi un po' datati (alla stessa ora).
  8. Mi permetto un piccolo OT, vogliate scusarmi. Circa 15 ore fa ho ricevuto 5 freccette rosse su 5 miei interventi differenti. Ho ragione di credere che l'utente in questione sia lo stesso che ha bersagliato @Aporema Edizioni Lo/la invito pubblicamente ad un confronto sul Forum, ammesso che egli/ella abbia la capacità di argomentare.
  9. L'opinione di una singola lettrice, per quanto preparata, non basta a decretare la validità di un romanzo o di un autore. Per questa ragione le CE big dispongono di un team. Se pochi (o nessuno) si accorgono di un aspirante, egli dovrebbe quantomeno porsi delle domande. Rispetto la tua opinione ma non credo nel genio incompreso da tutti (la realtà è diversa dai film, sebbene ci siano casi rarissimi). Prendo @Bambola come esempio, spero di non disturbarla. Lei non è nelle grazie di una CE big ma è stata rappresentata da un'agenzia; i suoi romanzi sono stati letti e apprezzati da diversi editori sia medi che piccoli. Ergo il talento non passa inosservato. Può darsi che una sua opera sia terminata sulla scrivania di un grosso editore in un momento poco propizio. La possibilità c'è se parliamo di un'autrice che ha suscitato e suscita l'interesse di diverse realtà editoriali. In contrapposizione non riesco a definire talentuoso l'aspirante che, dopo molti tentativi, non si rivela in grado di lasciare un segno concreto del suo passaggio. Se piaccio solo agli amici, poi pubblico in self ed ottengo un fiasco, ripeto, qualcosa è andato storto. Non è il sistema ad essere marcio ma l'aspirante a non essere pronto.
  10. Cara @ophelia03 qualcuno dovrà per forza accorgersene. Non dico Mondadori e Feltrinelli ma almeno una buona CE piccola (di quelle che lavorano bene), un'agenzia, un cospicuo gruppo di lettori (in seguito a pubblicazione indipendente). Se il sognatore viene sostenuto dai soli amici e parenti significa che qualcosa non va (nel romanzo). Perdonami ma in tal caso mi viene da dire: Ogne scarrafone è bell' a mamma soja.
  11. Rischio di inimicarmi qualcuno attaccando la categoria a cui io stesso appartengo, ma la cosa non mi trattiene, anzi m'incoraggia. Quantunque mi sia già espresso in merito alla questione, apro la discussione per evitare d'inquinare sezioni differenti (come spesso è capitato). Mi imbatto sovente in critiche gratuite alla grande editoria e mi domando il perché. Troppi aspiranti puntano il dito contro il sistema, parlano di raccomandazioni, accusano le CE di non promuovere cultura e tentano (spesso, non sempre) di giustificare i propri insuccessi piuttosto che lavorare con devozione ad un serio miglioramento. Ricordiamoci che questa è l'epoca del "tutto e subito". L'editoria sana vecchio stampo esiste ancora (sebbene anche i grandi commettono errori). Alcuni sostengono che le CE big pubblicano troppi VIP o romanzi banali. Non sono d'accordo. Il Vip/Youtuber/calciatore/fenomeno passeggero serve per fare cassa. Senza introiti le CE non potrebbero investire neppure sugli esordienti. Le CE si chiudono a riccio e non rispondono? Colpa di aspiranti arroganti che non accettano le critiche a prescindere (mio modesto parere). Pubblicano romanzi banali? Ciò che inorridisce noi può affascinare altri lettori. Le grandi case editrici devono accontentare tutti i palati. Inoltre ad una CE come Mondadori non è concesso investire su tutti quelli bravi o bravini (rischierebbe troppo). I motivi di un rifiuto possono essere molteplici ed anche qualcuno bravo resta fuori. Non mi rivolgo ad utenti in particolare, il mio intento è sintetizzare la mia visione della categoria "aspiranti" per la quale nutro scarsa ammirazione. Causa: la mancanza di contegno e obiettività (di una grossa parte di essi). Ogni tanto bisogna anche mettersi nei panni delle case editrici.
  12. Aspirante stizzito? Chi?! Allora perché hai scoccato una freccia ai danni della grande editoria in una discussione che tratta d'altro? Succede troppo spesso qui sul forum. Non regge, certo. Se una CE big ignorasse le tendenze fallirebbe. (Non occorrono economisti per smentirti, chiunque potrebbe farlo). Nientemeno. Comunque non ti risponderò oltre poiché non è la sezione adatta.
  13. Perché si finisce sempre con l'attaccare la grande editoria? "Libri" di VIP/Youtubers e letteratura sono due cose ben distinte all'interno di tutte le CE big. I calciatori non rubano il posto ai geni letterari (ammesso che ce ne siano in circolazione, da come parlate sembra che se ne contino a milioni). Sfatiamo questo mito una buona volta e smettiamo di comportarci da aspiranti stizziti. Non mi rivolgo a te in particolare ma a tanti convinti complottisti. Il gruppo Mondadori pubblica i VIP per fare cassa. Un'azienda che risponde ad esigenze di mercato non è da biasimare. Io mi comporterei come loro, voi no? Siate sinceri. Non c'è nessun complotto anti-cultura e moltissime opere inedite non propongono cultura. Spesso le big hanno ragione ad ignorarci. In Italia l'istruzione non viene valorizzata (quasi in ogni ambito) ed i lettori sono in costante calo. Non mi sorprende che vi siano meno Pasolini, Calvino, Moravia, Pavese... Il livello degli aspiranti è basso, non quello delle CE.
  14. Nella vita ho imparato che le vie facili portano solo tanta delusione. Un detto tedesco recita: Der weiteste Weg lohnt sich (il senso è che vale la pena percorrere la via più lunga). Domani mattina potrei inviare il mio manoscritto ed entrare nelle grazie di un editore a pagamento. Nulla me lo vieterebbe. Rischio di un rifiuto = zero; possibilità di riuscita 100% Oppure tuffarmi nel self, anch'esso aperto a tutti. Almeno in questo caso nessuno mi chiederà migliaia di euro. Rischio di un rifiuto = zero; nessuna tirata di orecchie (eppure le tirate di orecchie sono una manna dal cielo per noi aspiranti). Scrivo ergo pubblico, come non importa. Non è così che dovrebbe essere trattata una vera passione. "Sì ma tanti lo fanno" non è una risposta. Io non ci sto. Un buon libro sarà intercettato prima o poi persino dall'infernale macchina editoriale. Servono pazienza, dedizione e prudenza. Pubblicate pure a pagamento, non giudico nessuno di voi e non scocco frecce rosse alle vostre spalle, ma per cortesia, fatelo consapevolmente. Non fatevi imbambolare da promesse di successo, dunque valutate pro e contro. Intraprendete questa strada se ne siete convinti, se la cosa vi rende felici. Oppure lasciate stare. Qui sul forum troverete percorsi alternativi interessanti. Spulciate con calma.
  15. E qui mi vien da chiedere: perché pubblicare ad ogni costo? è proprio necessario? Il fine non giustifica i mezzi, giacché il fine non è fare letteratura, bensì mettersi in mostra. Proprio non riesco a trovare note positive nell'editoria a pagamento. Insomma, essi accettano tutti (ammesso che paghino). Vogliate scusarmi. Chi decide di pubblicare a pagamento non deve convincere noi altri di aver fatto la cosa giusta ma porsi alcune domande, tra cui la seguente: è davvero questo ciò che desidero? Io preferirei rivolgermi ad una tipografia piuttosto che prendere parte a questa "giostra di apparenza". Il senso della scrittura (nel mio caso) è arrivare a lettori reali, conquistarli, affascinarli o addirittura commuoverli, non pagare per un posto sullo scaffale e qualche foto sui social. Stesso discorso vale per la micro-editoria, potremmo vendere ai nostri parenti pur senza l'aiuto di una CE.
×