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JohnnyBazookaBic

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  1. JohnnyBazookaBic

    Shadowriter

    Non affezionatevi ai vostri personaggi, potrebbero morire
  2. JohnnyBazookaBic

    Promozione ebook gratis

    anche per quel che mi riguarda è sempre stato anche su .it; diverso discorso per gli sconti sul prezzo che sarebbero una leva buona ma Amazon non la rende disponibile per tutti gli store.
  3. JohnnyBazookaBic

    La strada per diventare Editor Freelance

    Quella della partita iva per il sito web l'ho trovata su diversi siti, anche che parlano dell'argomento (sito web), ,come questo ma ce ne sono altri. Per quel che riguarda i corsi, ho sempre avuto l'impressione che non siano molto utili. Per la scrittura diciamo che parto da buone basi di studio e pratica (dieci anni tondi, che non sono moltissimi ma, di certo, non sono male), di sicuro devo far più pratica sull'editing vero e proprio nel senso che lì ho un monte ore sensibilmente più basso. In questo periodo proverò a stilare una lista di case editrici per cercare di capire se posso contattarle e come; l'idea comunque mi attrae, mi rendo conto di voler nuotare in un mare abbastanza denso ma credo di poter dire la mia, alla luce di quanto detto, questo non vuol dire che non abbia da imparare. Ti ringrazio per la corposa risposta!
  4. JohnnyBazookaBic

    La strada per diventare Editor Freelance

    Comincio questo post partendo dalle "presentazioni": sono un laureando in "Informazione, editoria e giornalismo" e sono consapevole che il mercato editoriale italiano è, per usare un eufemismo, in crisi quindi immagino che la strada sia tutt'altro che in discesa. Ho in ballo diverse cose ma una di quelle sulle quali investire, almeno per me e la mia inclinazione verso il mondo, sarebbe quella di sfruttare le mie capacità digitali e non per intraprendere la strada di Editor freelance (magari affiancata con altro), la domanda è: come? Mi spiego meglio: ovviamente ho bisogno di fare un po' di gavetta perché, per ora, sono stato editor di me stesso e di alcuni amici; il mio romanzo l'ho pubblicato e tutto è andato bene, nessuno si è lamentato ma questo, di certo, non mi fornisce né la credibilità né l'esperienza per iniziare a metter su un sito e prestare i miei servizi. Prima di tutto per il problema più burocratico: se voglio aprire un sito che fornisca un servizio o venda un prodotto devo necessariamente avere una P.Iva che, va da sé, mi sembra una follia aprire senza avere un giro proprio. Avevo pensato di aggirare il problema entrando in SMart ma non so quanto possa essere conveniente, devo ancora capire bene. Certo, esistono siti come Upwork o Fiverr ma sono pieni di concorrenza e, cosa ancor più importante, il 99% delle richieste è di testi in inglese che, pur padroneggiando abbastanza, non sono in grado di tradurre né, tantomeno, scrivere in modo soddisfacente per gli scopi proposti. Mandare curriculum a case editrici può essere una strada? Cambiare idea e darmi all'ippica? Magari qualcuno più navigato come @Niko potrebbe schiarirmi le idee. Grazie a chiunque voglia contribuire.
  5. JohnnyBazookaBic

    Gli Avvoltoi: Il segreto della montagna

    Intervista disponibile!
  6. JohnnyBazookaBic

    Gli Avvoltoi: Il segreto della montagna

    Segnalo che lo trovate GRATIS fino al 15 marzo su Amazon
  7. JohnnyBazookaBic

    Promozione tramite ads Amazon

    Puoi, ma solo sul mercato americano. Va da sé che non conviene
  8. JohnnyBazookaBic

    Dubbio su errori grammaticali nei dialoghi

    grazie per le risposte, il corsivo mi sembra un'ottima idea per segnalare la cosa.
  9. JohnnyBazookaBic

    Dubbio su errori grammaticali nei dialoghi

    Mi riferivo proprio al gergo, non ad accenti mancati. A Roma utilizziamo costruzioni particolari che ci caratterizzano, quindi pensavo di usarle con determinati personaggi.
  10. JohnnyBazookaBic

    Dubbio su errori grammaticali nei dialoghi

    Secondo voi se a parlare è qualcuno che potrebbe commettere qualche errore di grammatica, è giusto inserirne qualcuno, ogni tanto?
  11. JohnnyBazookaBic

    La pagina perfetta

    Grazie per il commento approfondito è stato molto utile per me! Ti rispondo alle due parte in grassetto perché mi sembrano punti interessanti. Quella l'ho inserita volontariamente perché doveva stimolare il dubbio sul perché non lo avesse fatto, io ho una risposta ma ognuno darà la propria basata su quanto letto. Per quel che riguarda la seconda cosa la malattia, in quel caso, è fisica e mentale allo stesso tempo come se i conti da pagare arrivassero tutti insieme.
  12. JohnnyBazookaBic

    La falena degli spigoli

    Partiamo subito col dire che io non sono contrario all'utilizzo della paratassi perché, spesso, lo utilizzo anche io per dare un certo ritmo, magari più "veloce", ad un determinato passaggio del racconto; ora, però, tornando all'inizio di questo racconto ho trovato pesantissimo dover leggere tutto questo insieme di frasi, a volte composte da tre parole, intervallate dai punti, è un mio parere ma lo rivedrei. Potrebbe essere una sensazione ma alla prima lettura, ed anche alla seconda, mi risulta fuori posto questo punto e virgola perché è direttamente collegato alle due proposizioni precedenti, troppo collegato e dovrebbe essere separato da una virgola da quelle. Procedendo ancora un utilizzo a mio avviso un po' troppo forte della paratassi che alza sì il ritmo ma continua a risultare pesante perché troppo stringente, potresti allungare le frasi un poco senza inserire coordinate o, al massimo, una sola. Qui, invece, avrei usato il punto fermo perché ci sono troppi puntini di sospensione: E sbatteva sulla luce del sogno, sbatteva... sbatteva. Ecc. Parlando di cosa suscita il racconto io credo che tu abbia centrato il punto e la metafora mi sembra chiara e coinvolgente, si percepisce la malinconia dei sogni che solo tali possono rimanere, limerei, appunto, qualche aspetto stilistico ma quello che ti ho fatto notare non è per salire in cattedra, si tratta di qualcosa che mi è saltata subito all'occhio. @Mattia Alari
  13. JohnnyBazookaBic

    La pagina perfetta

    Ecco il link alla recensione di un racconto LA PAGINA PERFETTA Dicevano che devi metterci il sangue in quello che fai, altrimenti è inutile, tempo sprecato. Puzza di bruciato mischiata a sudore, questo è l’odore che mi ha accompagnato negli ultimi trentacinque anni, alla fine è rimasto appiccicato alle pareti come una dannatissima colla che non se ne vuole andare per nessun motivo, quasi fosse un ricordo del passato. Ho sempre odiato la mia stanza, quelle stupide quattro pareti bianche che con il trascorrere del tempo sono diventate gialle, soprattutto a causa del mio vizio: il fumo. Proprio qualche tempo fa ho contato, contato per una giornata intera, tutte le sigarette che riesco a bruciare in una giornata e, moltiplicato per trentacinque anni, quattrocentoventi mesi, dodicimila settecentosettantacinque giorni, fa esattamente cinquecentounidicimila bionde. Credo di essere immortale, rifletteteci, come diavolo fa un uomo ad ingurgitare una tale quantità di veleno come quella contenuta in quel concentrato di consumismo e cancro senza finire in una bara? Questo la dice lunga sulla capacità che abbiamo di renderci la vita impossibile, di peggiorarla quando potrebbe filare liscia, di scavarci da soli la fossa. Mio zio è morto a novantatre anni, almeno così ha detto mia madre, non so quanto sia trascorso da quel giorno, e riusciva a battermi alla grande visto che lui ha avuto il vizio per circa ottanta inverni fino a quando non è deceduto perché il cuore ha smesso di battere. A pensarci bene di che altro diavolo uno dovrebbe morire se non di arresto cardiaco? Basta, sto divagando, non è per questo che ho scritto questo pezzo di carta, non dovete conoscere la storia del mio albero genealogico. Dicevo, un altro vizio che mi ha rovinato la vita è proprio questo dannato metodo di comunicare che fa parte della storia dell’uomo da non troppo, se lo confrontiamo con la nostra esistenza su questo pianeta. Credo di non riuscire nemmeno a ricordare il giorno esatto nel quale ho preso, quasi per caso, tra le mani la macchina da scrivere di mio padre ed ho iniziato a tamburellare come un idiota in preda a chissà che demone. Sono quasi certo sull’età, non credo di aver avuto più di dodici anni, anche tardi rispetto ad altri scrittori. Si trattava quasi di un gioco per me, un divertimento che era nato nella mia testa molto prima, ho sempre avuto voglia di sperimentare e lo facevo nel mio cervello inventando nuove storie visto che non potevamo permetterci una dannatissima televisione del cazzo. Mio padre era un operaio in una fabbrica metalmeccanica e di certo, all’epoca, il suo obbiettivo non era quello di comprare “la scatola”, come la chiamava lui, quando a malapena riuscivamo ad arrivare a fine mese. Ricordo di averlo visto alla prese con quella Remington sgangherata, nonostante avesse a malapena studiato su qualche libro non passava sera che non si sedesse lì davanti a scrivere Dio solo sa cosa. Lo spazio era qualcosa che scarseggiava e così veniva in camera mia perché mi piaceva osservarlo fino a quando non mi addormentavo, troppo stanco per guardare tutto il processo. Quando morì in un incidente in fabbrica lasciò quella macchina con un foglio mezzo infilato sul quale c’era scritto “Era” e poi il nulla, solo il color crema di quella carta ruvida e spigolosa. Fu in quel momento che pensai alle innumerevoli possibilità davanti alle quali ci si trovava leggendo quella semplice parola: insomma, provate a riflettere anche voi su tutto quello che potreste scrivere. Nemmeno un articolo, un avverbio, una virgola, solo quel verbo che ti invitava a viaggiare, a dargli una parola che potesse accompagnarlo e donargli un significato compiuto. Rimasi davanti a quella pagina come se si fosse trattato di un momento cruciale, di vita o di morte, per me, tanto che mia madre pensò che mi trovassi in stato catatonico. Avevo letto tutto quello che la biblioteca pubblica possedeva ed era disposta a mostrare al suo pubblico ma ora sentivo la necessità di passare all’azione, di scrivere, di lasciare un segno come mio padre aveva tentato prima di me, del resto i suoi fogli erano rimasti in bella vista, impilati, in attesa di essere letti. Credo che fosse passato almeno un intero giorno prima di aver avuto il coraggio di spingere un tasto e cominciare la mia avventura; si trattava di un gesto semplice che, però, ti rendeva un Creatore, quasi un Dio. Chi è lo scrittore se non il Dio del suo universo personale? All’interno delle frasi che crea lui è l’unico ad avere il potere di distruggere per poi ricreare, di cambiare per trovare nuove vie laddove una parola può stabilire innumerevoli vincoli ed altrettante variabili. Rimasi talmente affascinato da quel gioco di rimandi, di attese, di immaginazione, da risultarne risucchiato, come un malato del gioco d’azzardo che trascorre ore ed ore seduto di fronte ad uno schermo illuminato a festa che prosciuga la sua vita, il suo conto in banca, e rovina il futuro. Mi alzavo al mattino e volevo soltanto riprendere il mio amplesso con la macchina da scrivere, nel corso degli anni era diventato un piacere superiore al sesso che, a pensarci bene, avevo soltanto visto attraverso ciò che io stesso scrivevo. Tornavo da scuola e mi sedevo alla scrivania senza nemmeno mangiare, tanto era il bisogno di tornare in contatto con il mezzo per esercitare il mio potere. Ero il dittatore della Repubblica libera della parola, ero il sovrano del concetto e dominatore della sintassi; l’unica materia nella quale eccellevo era proprio quella che mi permetteva di sfogare il mio estro creativo. Con il tempo ero diventato diffidente verso gli altri che mi guardavano con sospetto, come un elemento deviato di una società perfetta che potrebbe corrompere il tuo animo anche solo con una stretta di mano. Nascondere i miei scritti era una priorità e tutta casa era disseminata di scomparti segreti, nicchie e cassetti nei quali potevi trovare fogli ammassati, nemmeno si fosse trattato di denaro. Quando pensavo di dover trovare un lavoro per campare venne in aiuto la sorte, mandata da mio padre di certo; la società per la quale lavorava aveva perso la causa che le famiglie dei morti in quell’incidente avevano portato avanti e ci era piovuto sulla testa un risarcimento enorme. Ben presto fui l’unico beneficiario poiché mia madre morì di cancro non molto dopo. Ricordo di aver partecipato al suo funerale con sdegno, mi toglieva tempo da dedicare ad attività importanti come la scrittura. Gli anni passavano ma il mio chiodo fisso era sempre e soltanto uno: dovevo riuscire a trovare la prosa perfetta, la coniugazione tra concetto, creatività e stile che potesse generare il romanzo perfetto. Battevo quelle maledette dita tutto il giorno fin quando il mio cervello non staccava la spina e mi faceva crollare con la testa sulla scrivania sino al giorno seguente, quando tutto ricominciava. Il mio corpo era divenuto un misero ospite di un’anima tormentata, o in cerca di tormento, e lentamente era diventato floscio, mollo, informe ma io non ero interessato a della stupida carne che non fosse quella della quale mi cibavo, raramente. Come si può pensare di mangiare quando il tuo compito non è terminato? Come si può credere di riuscire a respirare ancora quando hai la consapevolezza che potresti non aver abbastanza fiato per raggiungere il tuo obbiettivo? Ho lottato con i miei dubbi per tutta la vita, fin quando la vista e le mani non hanno finito per abbandonarmi del tutto. Nelle ultime settimane ogni gesto è divenuto insostenibile e mi causa un terribile dolore, inoltre vedere anche a due palmi dal mio naso è divenuta un’impresa quasi titanica. Non è stato facile giungere ad una conclusione ma credo sia l’unica strada percorribile. Mi hanno sempre detto che devi buttare il sangue in quello che fai se vuoi ottenere risultati ed io ho comprato una pistola.
  14. JohnnyBazookaBic

    La piccola libreria in fondo al vicolo

    Come ti hanno detto, in effetti viene voglia di entrare in libreria dopo aver letto questo racconto e questo è sicuramente un pregio. L'idea mi ha incuriosito e la trovo discretamente ben scritta però credo che, forse, manchi un po' un punto di svolta al racconto che mi ha dato la sensazione di non prendere mai il via davvero. Lo stile mi sembra asciutto e non trovo particolari punti da correggere però ti invito a pensare a questo: magari poteva essere sviluppata meglio la parte centrale!
  15. JohnnyBazookaBic

    Casa editrice o Self Publishing? È questo il problema

    diciamo che per ora mi aiuta molto kdp e l'aver sistemato le categorie in cui competere ed i metadati. Ho un blog che ottiene poche visite ma buone (5000 l'anno a dir tanto, numeri ridicoli in realtà ma tant'è) e lo uso insieme all'account instagram e facebook. Quindi tu consigli anche le ads?
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