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  1. AdStr

    [MI 122] Via libera

    @paolati ah, ok! Potevo interpretarla in due modi e naturalmente ho scelto quello sbagliato. Ci starebbero davvero, hai ragione! Grazie ancora.
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    [MI 122] Via libera

    @paolati Oh, così mi fai arrossire. Eh... purtroppo. Ci tengo a precisare, in ogni caso, che non ho scritto di un videogioco; in un commento antecedente ho solo fatto accenno all'espediente, dal punto di vista del come raccontare in seconda persona, che ho ideato pensando a un certo tipo di videogiochi. Credo che sia un suggerimento molto valido, sai? Perché in effetti devia un po' dall'impostazione scelta in seconda persona. Non so se lo chiuderei lì, ma di certo dovrei rendere la frase finale più conforme al resto. Un modo migliore per esplicitare la considerazione, insomma. Questo succede purtroppo quando si è inesperti. Grazie davvero.
  3. AdStr

    [MI 122] Via libera

    @Lizz Ti ringrazio. È interessante, sì, questa tecnica. Peccato aver avuto poco tempo per pensarci, altrimenti l'avrei anche resa "asessuata". Il Tu può essere indipendentemente uomo o donna. Ecco, non mi sarebbe piaciuto riuscire a spingermi fin lì, a posteriori. Magari ci ritorno su! (La targhetta è lì perché non ce n'è di più adatte, purtroppo. Prenditela con Niko e soci. ) @AnnaL. mi dispiace che ti abbia affaticato. Credo, comunque, di "pretendere" delle letture attente, come impostazione stilistica. Non so se ci farai mai amicizia, ma d'altro canto sappi che non lo faccio apposta. In ogni caso ti ringrazio per i complimenti e per la fiducia nella seconda lettura, spero davvero che ti risulti meno ostica. @Ivana Librici Grazie mille! Mi sa che questo è un approccio che o piace o non piace: per fortuna a qualcuno piace. Sì, quando nei commenti ho nominato quei videogiochi parlavo solo dell'idea che mi ha fatto pensare a questo tipo di narrazione, ma con racconto in sé non c'entrano nulla.
  4. AdStr

    [MI 122] Via libera

    Grazie infinite per il commento e per le riflessioni, @AndC. Oltre a farmi piacere il fatto che hai gradito quest'alone di vaghezza, che come hai osservato vuole essere in linea con le condizioni dei protagonisti, mi rincuora che non arrivi a smorzare i piccoli messaggi che tutto il raccontino vuole simboleggiare. Circa la seconda persona, fai bene a parlarne. Come detto, io non mi sono mai cimentato con questo tipo di narrazione, ma mi sono subito domandato: "deve avere un suo senso di esistere?" Ossia, quanto aveva senso sostituire semplicemente un io o un lui con un tu? Per me non aveva senso, e ho cercato di fare del mio meglio con gli strumenti che avevo a disposizione. Quindi ho pensato ai videogiochi in cui il protagonista è "muto" e si esprime solo attraverso ciò che il giocatore seleziona. Da qui tutta la scelta di non farlo parlare e far quasi sembrare che quel Foglia parli da solo. Ho capito adesso quali sono state le intenzioni iniziali di @Edu. In tutta franchezza, non ci sarei mai arrivato. Ho tentato di dare la mia interpretazione della tecnica da "ignorante" e nel poco tempo che si ha a disposizione nel MI. In ogni caso, sono felice di averlo fatto.
  5. AdStr

    Chi resta [revisionato]

    Grazie mille, @Niko. Sulla questione di farne un romanzo, sei in linea col pensiero di Joyopi. Forse è un fatto che non va ignorato. Anche se in fantasy è rischioso... forse potrei pensare a un "mainstream-fantasy", diciamo. Mi sa che lo terrò in considerazione. Anche a te, Niko perké la k fa fiko.
  6. AdStr

    Mezzogiorno d’inchiostro 122 - Off Topic

    Ma dai, scherzavo. La vostra presenza è sempre un odore.
  7. AdStr

    Mezzogiorno d’inchiostro 122 - Off Topic

    Stavo quasi per fare un intervento di moderazione.
  8. AdStr

    [MI 122] Via libera

    Grazie @Edu. Sono davvero felice che ti siano arrivate forti e chiare le metafore che ho voluto mettere in scena. Non sai quanto. Allora, non è che mi auto svilisco, direi piuttosto che ho i piedi piantati per terra: si tratta davvero della mia prima volta con la seconda persona e ho voluto sfruttare l'occasione per mettermi in gioco! Poi è chiaro che le tematiche che ci ho messo dentro esulano dalla dimensione dell'esercizio. L'esperimento è relegato agli aspetti formali. Grazie davvero. E non preoccuparti: La "boccata d'aria" di cui parlo è semplicemente il concentrami su altro. Mi piace un sacco la pizza, ma a suon di pizza tutti i giorni mi arruolo nell'Isis. Spaziare mi consente di mantenere un barlume di equilibrio mentale. E quel "demmerda" è solo uno scherzo con il buon Kuno, eh. Ci piace farci schifo a vicenda e lo anticipavo.
  9. AdStr

    Mezzogiorno d’inchiostro 122 - Off Topic

    Belle tracce. Ah no, questo invece andava detto prima, mi sa.
  10. AdStr

    [MI 122] Via libera

    Grazie del commento chiodato, @Kuno. Parto subito col dire che questo è solo un pretesto per divertirmi con 'sta cazzo di seconda persona. Niente di più. So che questi racconti ancora non mi riescono bene: me ne resi conto fin dal contest natalizio 2017. Ho passato i MI dello scorso anno ad andare incontro ai gusti del "pubblico", ora voglio solo divertirmi. La seconda persona mi ha fatto pensare a un videogioco in cui devi scegliere tu cosa dire. E quindi ho fatto l'accostamento con un generico RPG giapponese in stile Final Fantasy, un tipo di storia con cui sono cresciuto e che ha un posto speciale nel mio cuore. Credo che sia tipico di questa tradizione giapponese, quello di iniziare in modo oscuro, senza che ci si capisca un cazzo, di dover man mano ricostruire. Non piace, ok. Ne sono consapevole. Non sono neppure capace di farlo. Ne sono doppiamente consapevole. Ma se non mi metto alla prova qui, non saprei dove altro. Se poi anche questo raccontino è in grado di suscitare una piccola emozione, una riflessione, un breve momento gradevole... beh, posso ritenermi soddisfatto. Ultimo ma non meno importante, ho scritto 200 cartelle e passa di mainstream demmerda. Mi serviva una boccata d'aria. E ringrazio @RedInferno, a tal proposito. Mi fa piacere che tu abbia estrapolato e gradito i temi che ho messo sotto questa forma, diciamo, sperimentale (per me). La resa del personaggio attraverso dettagli che non siano scritti in modo diretto è un aspetto a cui tengo molto, e su cui ho sbattuto spesso la testa. Grazie infinite.
  11. AdStr

    Chi resta [revisionato]

    Eccomi qui. Vi ringrazio di cuore, @mercy e @Joyopi, per i commenti. Di norma non andrei molto oltre a questo, perché è mia abitudine fare tesoro delle osservazioni e interiorizzarle per cercare di migliorare la mia sensibilità di lettore (e quindi di autore) grazie alla vostra. Poi questo si può tradurre in una rivisitazione del testo (come in questo caso) oppure in una maggior consapevolezza generale che metto al servizio di altre produzioni scritte. Però @mercy si incazza, mi sa, quindi vado oltre. Parto da qui. La scelta è questa: riportare un tipico contatto fugace fra due persone che si reputano a vicenda interessanti ma che per forza di cose devono confinare i loro scambi in un momento breve. E forse, aggiungo, è proprio questo incontro sfiorato a far sì che si vedano interessanti. Spesso una maggior conoscenza porta a galla soprattutto i difetti, o comunque ridimensiona alcune suggestioni. In questa piccola parentesi di intimità frettolosa, come dice il caro Jo Non avrei saputo riassumerlo meglio. Capitolo ambientazione. Ho accarezzato l'idea di uno scenario fatto così e vi dirò, ho anche pensato di trasportare tutto nel mondo reale per prendere solo la vena "mainstream" del racconto. Poi però mi sono ricreduto, perché sentivo che lo stesso spogliando della magia che io ci percepisco. Parlate di Steampunk ed è esattamente ciò che pensavo. Sono molto, molto sorpreso che ce lo abbiate letto dentro... mi sembra quasi un miracolo, perché non ne faccio un granché accenno. La mente umana è affascinante. Voi dite: Sinceramente non ho ancora la robustezza necessaria per affermare, in questo tipo di scelte, che "è così perché così ho voluto per questo questo e quest'altro motivo". Magari ce l'avessi. Ora come ora posso solo arrivare a dire che la scelta di restare sul vago è dovuta a due fattori. Il primo è replicare anche con le parole il mondo in cui il racconto è ambientato. Questo Vuoto pieno di nuvole, da cui emergono solo poche cime, piccoli dettagli qua e là in una distesa di indefinito. I personaggi vivono una realtà del genere, e mi è piaciuto permeare anche la scrittura di questa sensazione. Il secondo, più generale, è il principio di "perimetro narrativo". Un racconto così breve deve avere un recinto molto stretto e bisogna decidere quei pochi elementi da portarci all'interno. Io ne ho scelti alcuni, e tutti incentrati sul rapporto umano in un incontro fugace. I temi ben riassunti da Joyopi. Pensate che nella prima stesura c'erano un paio di digressioni più generali sull'ambientazione. Il buon @Niko mi ha bacchettato e adesso, sinceramente, mi sento di condividere il suo punto di vista... anche se ho seguito i suoi consigli solo per metà. Una l'ho eliminata, l'altra ho tentato di modificarla per cercare di ovviare al problema che lui ha giustamente messo in evidenza. Il punto è che quando vado al ristorante devo fare una scelta. Cosa ordino? Spaghetti allo scoglio. Ok. È improbabile che ci affianchi una Amatriciana. Io qui ho scelto di ordinare un piatto, di impostare il pranzo in un certo modo. Voi mi direte: ma sul menù scelgo io, invece quando mi schiaffi davanti un racconto hai scelto tu cosa ordinare per me. Avete ragione. E su questo ci posso fare ben poco, se non cercare di indirizzare i miei sforzi verso il gradimento del lettore. Ma posso riuscirci a grandi linee, è impossibile fare centro sempre. L'esperienza e il confronto aiutano molto a mettere a fuoco punti di forza e di debolezza. Pensate che su un vecchio racconto di stampo marcatamente contemplativo ricevetti questo commento: "insomma, dammi un po' d'azione". Come a dire: ok, questa è una tagliata di manzo, io volevo un tiramisù. Checcepossofà, è l'unica cosa che sono arrivato a dirmi dopo diverse riflessioni. La ricerca della "perfezione" (intesa come miglior risultato che sono in grado di ottenere) è ancora in corso. Concludo 'sto pippone con un'osservazione che mi incuriosisce. Avete presente la discussione sul "purismo letterario" là, come è stata intitolata? Ecco, non ho potuto fare a meno di notare la differenza di reazioni di fronte a questo testo. Nella vecchia stesura erano incentrate (anche) sulla forma, per via della resa ancora pericolante, ma adesso – dopo un duro lavoro di pulizia – ecco che questo aspetto passa in secondo piano ed emerge la discussione sul contenuto. Addirittura sul titolo (grazie Jo ). Per me è affascinante. È l'esempio lampante che non si può parlare in modo esaustivo di contenuti se prima il vestito non è corretto come si deve. È quello che sostengo da sempre e le vostre reazioni ne sono la riprova. Mi rendete una persona migliore con il tempo che mi dedicate. Grazie infinite, ragazzi.
  12. AdStr

    Mezzogiorno d'inchiostro 122 - Topic ufficiale

    Traccia di mezzogiorno: libera.
  13. AdStr

    [MI 122] Via libera

    Traccia di mezzogiorno: libera. Via libera Trasporto #1159. Questa volta ti hanno assegnato Foglia come compagno di viaggio. È raro che ti curi di chi ti si deve sedere accanto, non prima di ritrovartelo lì, sul sedile del passeggero. L’abitacolo, a prescindere dalla vettura, è comodo solo per i primi dieci minuti, dopo i quali non esiste più una posizione in cui riesci a trovare sollievo. Foglia fissa la condensa che va ad appannare man mano la parte superiore del vetro. Non ti ricordi di preciso quanti viaggi ci hai fatto insieme. Non molti, comunque. Forse è per questo che ancora lo sopporti. «Magari è una mia impressione» ti dice, «ma qui ci si mette ogni volta di più.» Pensi che succede sempre così: più vai avanti, meno ti sembra di procedere. O magari viene a pesarti il tempo che si consuma a fronte di progressi esigui. «Viene a pesarti che la fortuna non è infinita, ecco cosa» ti dice. «È come alla roulette russa, il caricatore è quello. Anche se per cinque volte la fai franca, sai che al sesto colpo ti tocca.» Se solo vi facessero abbassare i finestrini, potresti almeno distrarti sulla vista sconfinata del mare, a destra e a sinistra. I fasci di luce prodotti dalle Torri-faro respingono la discesa del buio, inondando ogni cosa di riflessi innaturali. Quasi preferiresti le tenebre a quel mondo dai colori falsati. Ti rimanda alla mente un paio d'occhi costretti a restare aperti nonostante il sonno. «Qui in coda ci lascerò la pelle» ti dice. «Una bella morte da stronzi. Seduto così, un attimo prima vigile, un attimo dopo puff, è tutto finito.» Ti domandi per quale motivo le attese vadano per forza appesantite dagli sproloqui. Senza il traffico dovuto ai controlli, per attraversare il Ponte ci vorrebbe comunque quasi un’ora. Il sudore di Foglia grava sull’atmosfera satura dell’abitacolo. «Ed è per questo che ci mandano la notte» ti dice. «Così che se stai per crepare non te ne accorgi. Buio prima e buio dopo. Almeno sapessimo cosa… Anzi, fammi un attimo capire: a quelli come te dicono che diavolo trasportiamo?» Questa è la domanda che ti pongono tutti, arrivati a un certo punto. Foglia ci ha messo solo più tempo. «Non ci credo, tanto. È che non me lo vuoi dire o non sei autorizzato.» Nessun trasportatore ha la facoltà di conoscere il carico, ti trovi a ripeterlo sempre, anche cinque o sei volte a viaggio. Con Foglia te ne bastano tre, ed è la ragione per cui ancora rientra nella cerchia di quelli che sopporti. Un colpo forte sulla carrozzeria dello sportello tronca il discorso. La figura in uniforme ti intima di abbassare il finestrino. Sono questi i momenti che sfrutti per guardare la luce sulle increspature del mare. Sei sudato, ti dicono, e chi suda di norma nasconde qualcosa. Ingabbiato qui, non puoi far altro che attendere che la prima ondata di controlli passi al prossimo della coda. Come chiunque attraversi il Ponte. I cani sembrano lì più per incutere terrore che per annusare. Scambi un’occhiata furtiva con Foglia quando iniziate a sentire rumori metallici provenire dal retro del veicolo. Poi più nulla. Tornano allo sportello per puntarti il fucile mentre rialzi il finestrino, dopodiché vi lasciano in pace. L’aria dell’abitacolo non ha fatto in tempo a rinfrescarsi. «Hai più pensato a Driade, amico mio?» Lo hai fatto. «Ti innamoravi di lei solo ad ascoltarla. Ho la sua voce ancora nelle orecchie.» Ritieni che sia meglio cambiare discorso. «Beh, allora proponi qualcosa. Comunque anche lei sosteneva che del contenuto del carico non dovessimo interessarcene per nessun motivo, e detto dalla sua voce era quasi una cosa sensata, ti assicuro. La potevo ascoltare per ore, quella biondina.» Vi passa accanto un drone di controllo. Avverti la scossa al veicolo, un terremoto di breve durata. Nessun allarme. «Vi hanno mai assegnati assieme per un viaggio, te e la Driade?» ti chiede Foglia. Due anni fa, all’incirca, trasporto #685. Ancora lo ricordi. «Beato te. Io mai. Ma, mi chiedo, non eravate pari voi due? Oppure all’epoca ancora no?» Perfino ai tempi, quando tu eri ancora sul sedile del passeggero, sapevi che nessun avanzamento di grado vi avrebbe mai reso pari. «Fortunato te, amico mio. E dimmi un po’, che vi siete detti?» Ricordi anche questo. «Va be’, se non vuoi dirmelo…» Conservi ancora lo stupore che provasti nel vederla seduta al volante: una donna ben diversa da quella dirompente delle riunioni di comitato e delle manifestazioni. Notasti la sua forza da altro, in una compostezza dimessa, nella dignità dei silenzi e nella potenza degli sguardi che lasciava spaziare fuori dai finestrini. Ti chiese cosa significasse per te il mare, a un certo punto. Ti colse alla sprovvista. Per lei, il senso dell’esistenza era disciolto nell’immensa distesa di onde. Non davanti a voi, né dietro, in nessuno dei due mondi congiunti dal Ponte. Ti confessò che avrebbe voluto esser nata pesce, così da poter nuotare in ogni direzione. Ma dal mare, ti disse, per il momento si sentiva ancora distante, lo vedeva come un sogno, un’utopia. Finché avesse avuto gambe e non pinne, il suo compito sarebbe stato quello di avvicinare i Margini al Centro. Questa era la visione che aveva dei trasporti, della missione del comitato. Ciascuno avrebbe fatto la sua parte per un futuro di riscatto sociale, anche voi trasportatori. Anche gente come te, che percorre questa strada avanti e indietro da anni perché un giorno possa sopraggiungere l’agognata realizzazione. Forse un domani sarebbe rinata pesce, ti disse lei, finalmente libera. Guardava di fuori, Driade. Tu ammiravi la sua nuca e quel frammento di guancia che riuscivi a rubare all’angolazione, e anche così potevi raffigurarti la forza dei suoi occhi. «Cazzo, amico mio, cazzo» ti dice Foglia. Noti che gli trema la voce. Sta guardando il suo lato di mare. «Ci sono stati altri carichi che hanno scoperto, dopo il suo?» Non ti viene in mente, adesso. «Tu ci hai mai pensato, amico, a buttarti in acqua?» Di solito non pensi a queste cose. «Nemmeno io… ma ecco, pensa se aprissimo gli sportelli e ci lanciassimo fuori: quanti metri ci separano dal bordo del Ponte? Due? Ti dico che potremmo farcela anche con un salto da qui, a finire in mare.» Eppure tu sai che nessun trasportatore può abbandonare il carico. Driade ha sacrificato la sua vita così, dandosi fuoco assieme al veicolo, pur di non vanificare anni di lotte, di sacrifici. Lo sai, e lo fai presente. «Fanculo, ti dico. Lascia stare per un momento il comitato e il nostro compito. Pensa se finissimo in mare ora. Tu dove andresti?» Ci provi, ti sforzi, ma la risposta non ti viene. Non ci hai mai riflettuto. Per te esistono solo i due mondi e il Ponte che li congiunge. Nient’altro all’infuori di quello che la vita impone a tutti: sgomitare nella speranza che un giorno l'impegno porti a una ricompensa. Che la tua vita di Margine finalmente possa confluire nel Centro, fra i cui edifici immensi e la miriade di luci si addensano i successi. Le felicità, forse. «Lo so come funziona, amico. Per me è lo stesso. Ma ci pensi come sarebbe, se nuotassimo ora?» Ci stai pensando. Ma avete i piedi, non le pinne. «Lo so.» Continuate a guardare la vostra porzione d’acqua scura. «Credi anche tu che ne varrebbe la pena, fosse anche per qualche secondo, vero?» Inizi a crederlo. «Buttiamoci, amico.» Due metri dal bordo, al massimo. Sfiori la maniglia. La luce di una Torre-faro investe il vostro veicolo. Vi intimano di abbassare i finestrini e tenere le mani in alto. Ubbidisci. Sai che è il controllo finale. Hai di nuovo la possibilità di ammirare meglio i bagliori del moto ondoso. Ti piacerebbe poter cogliere il suono della risacca. Mani in vista, ti intimano. Gli unici suoni, oltre ai motori, sono prodotti dai controlli sul retro. Poi tutto finisce. «Via libera» vociano. Ti fanno cenno di procedere. Sai già che non sarà mai libera davvero. Sposti la vettura sulla carreggiata parallela e intanto getti sguardi al buio che ti scorre accanto, cercando di individuare dove hai lasciato quell’embrione di sogno cullato dall’infinità del mare.
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    Mezzogiorno d’inchiostro 122 - Off Topic

    Sì, @mercy, tutto quello che hai chiesto è consentito. Valgono le normali regole dell'Officina!
  15. AdStr

    Appena Arrivato

    Ciao @Fenix&Dreams e benvenuto. Scovare in sé una passione così forte alla tua età è un privilegio su cui fai bene a investire. Ai tuoi tempi facevo lo stesso con la musica, ma forse senza criterio sufficiente. Questo vale di certo se si vuole fare della scrittura uno sfogo, qualcosa che rimane confinato nella sfera personale. Quando vai a esporti, però, è naturale che davanti al foglio ti poni anche altre domande, che inizi a tenere in considerazione certi paletti. Più in generale, che davanti a te, oltre al tuo riflesso sul foglio banco, ci vedi anche un lettore. C'è una bella differenza e anche complessa da gestire, ma il WD è fatto anche per questo! Ti invito a leggere le linee guida della community ben riassunte nel regolamento, ma anche di usare questo post riassuntivo che permette di farsi un'idea rapida del forum nelle sue sezioni e peculiarità. Ti aiuterà a orientarti se vorrai condividere i tuoi lavori.
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