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Jena Plissken

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  1. Jena Plissken

    Triskell Edizioni

    Ciao a tutti. Boh, quest'anno per me deve essere l'equivalente del mondiale dell'82 per Paolo Rossi (chi ha qualche anno come me, ha già capito). Dopo la pubblicazione con una casa editrice che è una delle più attive nel settore digitale (e della quale ho parlato nella sezione apposita), mi è arrivata anche la proposta contrattuale da parte di Triskell, per un altro mio romanzo Horror... e pensare che la mia ex diceva che scrivevo delle c.....e . Ho accettato, anche perché è una casa editrice che mi piace molto e vorrei provare l'ebbrezza di pubblicare in cartaceo. Ho avuto il piacere di rapportarmi con la "capa" Barbara che è molto disponibile, simpatica e, mi sembra di intuire, scrupolosa. E poi, se devo dirla tutta, la collana Horror che si chiama "Redrum" mi ha completamente accalappiato. Spero che quest'anno sia, dal punto di vista delle pubblicazioni, realmente come il mondiale dell'82 per Rossi... anche se dubito che riuscirei a segnare tre goal al Brasile!
  2. Jena Plissken

    Delos Digital

    Ciao a tutti. Ho firmato un contratto con Delos. Mi ha scritto il dottor Forte con una mail chiara nella quale spiegava il "modus operandi" della casa editrice. Il contratto è piuttosto semplice e lineare (una pagina) nella quale vengono riportati i termini (durata di tre anni con rinnovo annuale in automatico, royalty ecc.). Vi terrò aggiornati per quanto riguarda l'editing, tenuto conto che ci sono esperienze contrastanti tra loro in questo dibattito. Ho acquistato diversi testi Delos (genere horror) e non mi pare di aver notato strafalcioni o errori madornali, però potrò essere più preciso dopo aver effettuato l'editing, appunto.
  3. Jena Plissken

    Asylum Press Editor

    Ciao a tutti. Mi unisco anch'io alla conferma di Simone. Come ha già ben spiegato Niko, le proposte sono tre e tutte a pagamento. Con questo non voglio dire che ci sia nulla di male ma io ho declinato, avendo ricevuto un paio di proposte totalmente gratis. Come ha sottolineato Simone, sembrano molto attivi e capaci di muoversi nell'ambito Horror.
  4. Jena Plissken

    Asylum Press Editor

    Nome: Asylum Press Editor Catalogo: https://asylumpress.org/catalogo-news/ Modalità di invio dei manoscritti: https://asylumpress.org/invio-manoscritti/ Distribuzione: https://asylumpress.org/distribuzione/ Sito: https://asylumpress.org/ Facebook: https://www.facebook.com/asylumpresseditor
  5. Jena Plissken

    La Sirena Edizioni/Dark Room Books

    Ciao a tutti. Qualcuno ha avuto contatti con questa ce? Se non comprendo male, visionando il loro sito, mi sembra che puntino principalmente sul digitale. Sempre sul sito, è possibile leggere il contratto e la liberatoria per la stampa con POD.
  6. Jena Plissken

    Triskell Edizioni

    Per fortuna che siamo in due ad avere lo stesso problema. Cominciavo a preoccuparmi... mentre ora posso ornare a vedere il bicchiere mezzo pieno.
  7. Jena Plissken

    Triskell Edizioni

    Ciao @ElleryQ, come tutti gli anni faccio voto di castità alcolica ma sono un "grande peccatore" e ci casco sempre . L'unica cosa che non capisco è perché quando clicco sul link qua dal forum mi dà l'avviso che riporta la data del primo gennaio 2018 come data utile per gli invii; quando vado direttamente sul loro sito e clicco su "invio manoscritti" trovo un altro messaggio. "La minestra è sempre la stessa", nel senso che anche questo messaggio riferisce che per il momento le valutazioni sono sospese ma non parla di date. Ti indico il link: https://www.triskelledizioni.it/invio-manoscritti/ Spero che tu non mi risponda questa notte (31/12), perché non credo che riuscirò a rispettare il voto neppure quest'anno!
  8. Jena Plissken

    Triskell Edizioni

    Ciao a tutti. Scusate, forse sono io che non riesco più a connettere a causa dell'alcol ingerito in questi giorni di festa ma è possibile che sia da aggiornare il link relativo all'invio manoscritti per questa ce? Il link attuale rimanda a una comunicazione che sembra datata. Non mi pare abbia molto senso comunicare che l'invio dei manoscritti riaprirà il primo gennaio 2018, essendo oramai nel 2019. Se così non fosse, mi scuso in anticipo per il fraintendimento e cercherò di bere meno.
  9. Jena Plissken

    Triskell Edizioni

    Grazie. Probabilmente avevo io un problema con la visualizzazione della pagina corretta.
  10. Jena Plissken

    Triskell Edizioni

    Ciao a tutti. Perdonami Julia 1983 ma io sul loro sito trovo questo avviso: "Informazione di servizio: Considerando il numero di manoscritti ancora da esaminare ai fini della pubblicazione, sospendiamo per alcuni mesi la valutazione di nuove proposte. Sarà nostra premura comunicarvi quando riapriremo le submission. Vi ringraziamo per l’entusiasmo che ci dimostrate costantemente!" Tra l'altro, presumo volessi indicare gennaio 2019 e non 2018. Ho cercato anche sulla pagina Triskell di Facebook ma non ho trovato nessun riscontro. Non so se ho un problema io a visualizzare il loro sito e forse mi appare ancora l'avviso non aggiornato di cui sopra.
  11. Jena Plissken

    Ticonzero

    Grazie @Gianfranco66 , sei stato molto gentile.
  12. Jena Plissken

    Ticonzero

    Ciao a tutti. Perdona una mia curiosità: ho visto che non hai accennato all'eventuale editing. Ciò è dovuto al fatto che il testo che hai sottoposto all'agenzia non ne avesse bisogno in quanto già "pronto" o hanno pensato loro a "sistemare" le eventuali parti più deboli? E, in quest'ultimo caso, anche il costo per l'editing risulta essere vantaggioso? Chiedo questa informazione, perché sono rimasto sorpreso dai costi contenuti (anche non essendo un'agenzia letteraria in senso stretto ma di rappresentanza). Francamente, 60 euro per cercare un editore e solo 100 in caso di firma con un grosso gruppo editoriale mi pare poco. Grazie.
  13. Ciao a tutti. Grazie a Bango Skank per aver esposto il tuo punto di vista molto interessante e pieno di spunti di riflessione. @Bango Skank Bé, insomma, deciderlo così a priori mi pare supponente, borioso e anche poco intelligente da parte di una casa editrice. Spero vivamente che non sia così. Se un autore è bravo (naturalmente non parlo per me), le sue qualità dovrebbero, al contrario, venire alla luce e questo indipendentemente dall'ambientazione. Ho citato Salgari perché non inventava le ambientazioni "di sana pianta", bensì faceva riferimento a diverse fonti (i luoghi non erano proprio così misconosciuti), così riferisce la biografia ufficiale di questo grande scrittore e gli errori che sono presenti nelle sue opere, sembrano essere imputabili a imprecisioni presenti nelle fonti stesse o a errori di trascrizione (ciò non toglie che abbia scritto dei capolavori). Per venire ai giorni nostri, Carrisi (non il cantante), il quale vive e lavora a Roma ma è considerato un italiano che scrive ottimi Thriller all'americana (definizione che già la dice lunga), ha esordito con un romanzo "Il Suggeritore" che non è ambientato in Italia (a onor del vero, nel suo libro non si menziona il luogo ma è facilmente riconducibile agli U.S.A.). E' stato apprezzato ugualmente dalla critica proprio per il discorso a cui facevo riferimento prima: la capacità dello scrittore di rendere credibile la trama, i personaggi e la tensione che crea e che non ti consente di interrompere la lettura (se non per le pause fisiologiche). E questo è il nocciolo della questione! "Se studio bene fonti e documenti relativi al periodo in questione"; che può essere benissimo quello attuale (aggiungo io). E' chiaro che se decido di ambientare la mia storia in una zona che non sia sotto casa, dovrò documentarmi (anche su ciò che si può trovare in uno Starbucks di Philadelphia... ma anche nel bar a Bari). Poi, se parto in quarta e scrivo che in Ohio vive una comunità di un miliardo di cinesi che coltivano riso e allevano canguri, risulto poco credibile e su questo siamo d'accordo. Ma un'inesattezza del genere è figlia di un'assenza di ricerca. Perdonami ma qui più che ai bar mi riferivo alle vie di comunicazione. Ciò che intendevo è che se dovessi far muovere uno o più personaggi da Genova a Bari (mettiamo su strada con una vettura), non avrei la minima idea del tragitto, così come non avrei idea se dovessi fare altrettanto per il tragitto da New York a Philadelphia: dovrei in entrambi i casi fare riferimento a Google Map o a cartine stradali dettagliate (a meno che non fossi così pazzo da mettermi in auto e fare effettivamente il percorso). Ma, anche in riferimento al bar, credo che le informazioni su ciò che puoi trovare in uno Starbuks non siano così difficili da reperire. Credo che tu ti riferisca ai 7-eleven, sono supermercati presenti in tutte le città USA (e non solo), aperti 24/24. Probabilmente sì ma dipende da quanto tempo puoi permetterti di impiegarci e dal risultato che vuoi ottenere. Su questo, se hai tempo e voglia, ti posso rispondere in privato su una mia esperienza con una grande casa editrice e di cui non vorrei parlare pubblicamente onde venir scambiato per megalomane e anche un pizzico presuntuoso.
  14. @ElleryQ E, infatti, eccomi qui! @Bango Skank Ciao a tutti! La mia domanda è molto semplice: ma perché? A me pare una limitazione alla fantasia. Non starò a tirare in ballo scrittori (vedi Salgari), i quali le ambientazioni per le loro storie non le hanno viste neppure con il cannocchiale (ma non per questo sono stati incapaci di scrivere avventure che hanno appassionato generazioni di lettori. Me compreso). Vorrei porre l'accento su come ci sia un errato pregiudizio sull'ambientare una storia all'estero (dal mio punto di vista, naturalmente). Se decido di scrivere una trama che riguardi i Corsari dei Caraibi, bé giocoforza, non potrò usare come sfondo il centro commerciale che vedo davanti alla finestra del mio studio o, tanto meno, ambientare le scorrerie tra Portofino e Recco. Così, se volessi scrivere di una casa infestata da strane creature, non vedo perché non potrei ambientarla sulla costa del Devonshire preferendola alle zone di Roncobilaccio e Barberino del Mugello (senza nulla a toglierle, naturalmente). O, ancora, se volessi scrivere una storia che portasse i personaggi a spostamenti all'interno di alcuni tra gli stati Americani (perché voglio, per esempio, scrivere qualcosa che abbia inizio nella famigerata Area 51... e l'Area 51 è solo lì, nel Nevada e non nascosta sotto i Trulli di Alberobello, per quanto siano meravigliosi), quale sarebbe il problema? Se si trattasse di un bravo scrittore (non io, naturalmente), quindi uno in grado di creare l'atmosfera, che risulta essere convincente con i dialoghi, la descrizione dei personaggi ecc. ecc., torno a domandare: perché no? Chiaramente, ci sarebbe tutto un lavoro di ricerca che comporterebbe lo studio geografico delle zone, flora e fauna, condizioni meteo, composizione delle popolazioni che vivono in quegli stati, stile e materiali con i quali si costruiscono le abitazioni, il tipo di struttura politica e via dicendo. Una delle obiezioni potrebbe essere: "eh sì, però sarebbe meglio scrivere di ciò che si conosce". Giusto! Ma cosa si conosce... prima di conoscerla? So che sembra assurda come affermazione ma veniamo alla spiegazione. Sono Italiano, i miei genitori sono italiani e vivo in Italia da 48 anni (ok, 49 fra pochi giorni... pignoli!). Se dovessi descrivere la fuga di due protagonisti da Genova a Palermo, dovrei necessariamente effettuare delle ricerche (le stesse che dovrei effettuare per la fuga da New York a Philadelphia). Se dovessi descrivere il tipo di divisa e arma in dotazione ai Carabinieri o alla Polizia, dovrei effettuare delle ricerche (le stesse che dovrei effettuare per la polizia di New York e Philadelphia) e così via, perché di alcuni argomenti non ne so comunque nulla. Che la storia sia ambientata in Italia o a Nairobi, sempre ricerche dovrei fare. Non vedo dove sia tutto questo problema; per quanto sono d'accordo (a sensazione e non per riscontro diretto) con Bango Skank, il quale dice che un editore difficilmente ti prenderà in considerazione. Ma come? Non siamo nell'era della globalizzazione? Non siamo in un mondo "più ristretto" grazie alle tecnologie come internet o a pubblicazioni specifiche da ogni parte del mondo (con le quali puoi documentarti) e che ti vengono consegnate nel giro di 24 ore? Per come la vedo io, il bello della scrittura è anche nelle ricerche che si fanno e che ci permettono di conoscere argomenti, curiosità e fatti storici che non avremmo mai avuto la possibilità neppure di immaginare. Vorrei concludere, con ciò che dice Stephen King a proposito di imprecisioni che potrebbero esserci in un testo, nonostante tutte le ricerche svolte (per storie che siano ambientate in Italia o all'estero). King racconta di come riceva decine di lettere da persone che lo rimproverano (stentavo a crederlo anch'io) per il fatto che: "Lei nel libro seguetitolo, nel capitolo tre, pagina 123, paragrafo cinque, capoverso quattro ha scritto che il protagonista si è liberato svitando una vite con un cacciavite a stella. Sappia che quel tipo di vite si può svitare solo con un cacciavite a taglio!". La risposta del Maestro è: "Chissenefrega! La storia vi è piaciuta? Vi ha suscitato emozioni? Avete pianto e riso con i protagonisti? E se la risposta a queste domande è sì, sarebbe cambiato qualcosa se avessi scritto correttamente che il protagonista si è liberato con il cacciavite giusto?". Per quel che mi riguarda, la risposta è no.
  15. Jena Plissken

    Dark Zone

    Purtroppo devo confermare ciò che hanno scritto Estelwen e Gervas: ho ricevuto un rifiuto uguale al loro. In tutto diciassette righe di scheda tecnica e la prima parte era un copia e incolla della mia sinossi. La "relazione tecnica" vera e propria era di cinque righe e, con mio sommo stupore, faceva riferimento a gravi lacune di sintassi e grammatica; dico con sommo stupore perché di tutto mi aspettavo, tranne di essere così ignorante in grammatica . Ho già pubblicato in passato (con pseudonimo) e non mi era mai successo di venir tacciato come ignorante (naturalmente non era scritto in modo palese ma il succo era quello ). Mi è sembrata una scheda molto vaga e ho avuto l'impressione che il testo non fosse stato neppure letto (se non la sinossi). Tra l'altro, questo stesso manoscritto era stato rifiutato da un'altra ce solo perché non in linea con la loro collana ma ne erano stati lodati sia lo stile di scrittura che la trama (e, soprattutto, non erano stati trovati tutti 'sti strafalcioni. Anche perché con il correttore automatico è quasi impossibile sbagliare! ). Un'idea me la sono fatta sul perché di queste critiche tendenti a stroncare l'aspirante di turno ma, essendo una mia ipotesi, preferisco tenerla per me. Archiviamo la pratica e, come si dice: si chiude una porta e si apre un portone!
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