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stefia

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  1. stefia

    Raccolta di racconti umoristici

    scusate... l'avevo in firma: manco da un po'... il lavoro, ultimamente, è veramente troppo tiranno.
  2. stefia

    Raccolta di racconti umoristici

    buongiorno a tutto il forum. Sono lieta di informarvi che il racconto che ho in firma, *Editato dallo Staff*, è stato selezionato per essere pubblicato in una raccolta di racconti umoristici. Il riscontro positivo che ho ricevuto mi ha dato il "coraggio" di proporlo, anche se la scrittura umoristica non è esattamente il mio forte e di questo vi ringrazio infinitamente. *Editato dallo Staff* Un abbraccio e buona domenica a tutti.
  3. stefia

    Santi Numi

    @Kikki grazie del passaggio e dei consiglli di cui terrò conto in una prossima revisione del testo. Mi piace l'idea di cambiare POV e di mettere il gatto più protagonista; mi sa che l'adotterò. Il tuo suggerimento mi ha dato una mezza idea. Altre persone mi hanno spiegato che i dialoghi erano troppo descrittivi ma non riuscivo a capire in che senso: a me sembravano perfetti. Grazie davvero: mi hai dato un sacco di spunti utilissimi e di idee interessante. Sono contenta di aver ricambiato con una risata.
  4. stefia

    Santi Numi

    Ciao @Alessandroperbellini grazie per il passaggio e per i commenti. Sono contenta che ti sia piaciuto. Il finale l'ho riscritto più volte: non riuscivo a trovare una formula abbastanza incisiva (a mio gusto). Paola... rispecchia me: abito in campagna e più volte i miei gatti mi hanno portato dentro dei topini che ho nutrito con fettine di pesca (poveri... tutti soli in mezzo a un branco di unghie e denti.. ) quindi forse sono proprio io che non si sa se "ci sono o ci faccio".
  5. stefia

    Dimmi perché lo faccio

    scusa.... sono proprio suonata
  6. A me manca la storia che ha originato il tuo racconto, ma questo è stato davvero particolare. L'ho trovato più Horror surreale che fantascientifico: non credo che basti un omino verde con una lingua lunga a trasformare un racconto in un testo SF. Una volta identificato il registro narrativo l'ho letto volentieri. Sei bravo a descrivere situazioni e personaggi. La renna, alla fine, mi ha destabilizzato.
  7. stefia

    Santi Numi

    Commento «Cos’è, una nuova ginnastica?» Lara scavalca le gambe della coinquilina prona a terra e, chiudendosi la porta della camera alle spalle, si dirige all’angolo cottura per l’indispensabile caffè del mattino. «No, stavo solo cercando di vedere se... non importa» risponde la donna rimettendosi in piedi. «Senti, Paola, non vorrei affrontare ancora la questione “piatti non lavati”…» «Eppure lo farai, vero? Sì, sì, poi li lavo. Sarà tutto in ordine per quando tornerai.» risponde Paola affettando sottili spicchi di mela che lascia cadere in un piattino. Cercando di non schizzasi, Lara recupera e sciacqua una tazzina dal lavello ancora pieno delle stoviglie della sera precedente e si prepara un espresso. L’aroma tostato che si spande in umide volute fumose le infonde un po’ di buon umore e così , sgranocchiando un biscotto, rivolge la sua attenzione alla donna nella stanza con lei. «Perché la tagli così sottile, quella mela?» «Per il Nume Tutelare.» «Ah. Questa è nuova. Ti sei già stancata degli Hare Krishna? Non è neanche un anno che ti ci sei affiliata.» «Bella battuta.» ridacchia Paola. «E Tu? Come mai così elegante?» «Ti piace?» domanda Lara togliendo un invisibile pelucco dalla gonna nera lunga fino al ginocchio. «Sembri molto professionale, anche se quel tacco dodici mi sembra un po’ eccessivo. Hai un colloquio?» «Sì, alle nove. È una grossa ditta in centro. Essere assunta sarebbe una svolta e potrei finalmente apportare tanti cambiamenti alla mia vita.» Paola smette di tagliare la mela e si volta a guardarla. «Il primo dei quali sarebbe il mio trasloco, vero?» Lara si stringe nelle spalle con un mezzo sorriso. «Quando hai accettato lo sapevi che si trattava una situazione temporanea. Attenta, ti è caduta una fettina di mela vicino al frigorifero.» «Sì lo so» risponde mentre, con il piede, la spinge in prossimità della fessura tra il grosso elettrodomestico e il pavimento. «Te l’ho detto che è per il Nume tutelare, no?» «Lungi da me criticare le credenze religiose di chicchessia, ma se la spingi sotto al frigo, dopo dobbiamo spostarlo per toglierla o marcirà e puzzerà.» La donna si avvicina per raccogliere il pezzetto di mela, quando qualcosa lo afferra facendolo sparire nell’ombra. Lara, gridando per la sorpresa, fa un salto all’indietro e perde l’equilibrio rompendo di netto un tacco. «Ma no!» grida sfilandosi la scarpa per controllare il danno. «Ma guarda qua, porca miseria. È un disastro. E adesso come faccio?» «Te l’avevo detto che non sono scarpe da lavoro: ti saresti uccisa cercando di camminare sui sanpietrini.» «Piantala di fare la scema, Paola. Questo è un guaio grosso! E poi si può sapere cosa c’è sotto al frigo?» «Credo che Polly abbia portato dentro un toporagno.» risponde Paola, scuotendo noncurante le spalle. «Un toporagno? E cosa diavolo è un toporagno?» grida innervosita. «Non lo sai?» domanda Paola lasciando cadere a terra un altro pezzettino di mela. «A parte che mi auguro che non sia un incrocio OGM delle due bestie che più mi fanno schifo al mondo, no, non lo so cos’è un toporagno e ti assicuro che vivevo benissimo senza saperlo. Gradirei però sapere come ci è finito, sotto al mio frigo.» «Te l’ho detto: deve averlo portato Polly, anche se, quando stanotte l’ho fatta rientrare dalla finestra, non mi è sembrato che avesse qualcosa in bocca. Comunque non ti preoccupare: non è un incrocio OGM, come dici tu. Somiglia a un topo ma non è proprio un topo. Ha il naso più lungo e si nutre di insetti.» «E tu gli stai dando pezzi di mela perché….?» «Sarà spaventato e affamato, povera bestia: ha passato tutta notte in questo ambiente ostile senza mangiare e bere. Al momento non ho niente di più adatto per lui, dato che sono vegetariana, stranamente, però sembra apprezzare; hai visto?» risponde Paola con un sorriso quando anche il secondo pezzetto di mela viene trascinato sotto al frigorifero. Lara, incredula, osserva la scena a bocca aperta e con le scarpe in mano. «Ma cosa ridi?» grida alla coinquilina. «Tu stai nutrendo un topo in casa mia e io ho un colloquio tra 40 minuti e sono senza scarpe. Acchiappa quella bestia prima del mio ritorno o tu e Polly leverete le tende.» «Comprerò una trappola: è piccolo e veloce e non riuscirò mai a prenderlo da sola. Non è che mi daresti una mano?» «Assolutamente no! Per evitare il traffico mattutino devo essere fuori di qui al massimo tra dieci minuti e devo ancora risolvere il problema delle scarpe. Fatti aiutare da Polly, piuttosto. Dove si è cacciata quella bestiaccia?» «È da un po’ che non la vedo, ma intanto perché non infili la scopa sotto al frigo e la agiti un po’? Così lo spaventi e quando esce lo catturo con questa lattina vuota.» «Se pensi che io mi stenda a terra con l’abito nuovo, sei completamente fuori di testa. Io vado in camera a cercare delle scarpe per il mio colloquio e tu pensa a sbarazzarti di quella bestia. Tuo il gatto, tuo il topo.» Lara torna in camera, si richiude rapidamente la porta alle spalle e si precipita alla scarpiera. Una rapida analisi del parco calzature le permette di optare per un più morigerato tacco sette che aveva quasi dimenticato di avere. Quando siede sul letto per indossare le scarpe, però, un odore fastidioso le aggredisce le narici. Non sembra aria viziata; è un odore più penetrante che non capisce da dove provenga. La porta vibra, scossa da un colpo e una minuscola figurina scura sguscia dentro la camera oscurando per un attimo la luce che filtra dalla fessura. «Non sono riuscita a fermarlo, Lara, è entrato in camera tua» la voce di Paola, dall’altra parte, annuncia l’ovvio mentre la donna, con un urlo, salta in piedi sul letto con tutte le scarpe. «Cosa fai ancora lì fuori? Vieni dentro a prendere quella bestiaccia.» Mentre Paola entra in camera, dall’ombra sopra l’armadio, una figura smilza si lascia cadere a terra con grazia felina e si infila sotto al letto per stanare la preda. «Polly!» grida Lara «Ecco dov’era finita. Quante volte devo dirti che devi tenerla fuori dalla mia camera?» «E piantala! Sarà entrata quando sei venuta a fare colazione, no?» «È tardissimo, devo andare al colloquio e sono bloccata qui in camera, ostaggio di un topo.» «Non fare la lagna, che non ti fa niente; vai pure al lavoro tranquilla che qui ci pensiamo noi.» Mentre Paola, pancia a terra, scandaglia con una torcia lo spazio sotto al letto per individuare l’intruso, la grossa gatta decide che per una volta può lasciare il divertimento della caccia alla sua padrona e sale sul letto lanciando a Lara un’occhiata di sfida. La donna si scosta dalla grossa gatta temendo di trovarsi gli abiti ricoperti di pelo e chiede, innervosita: «Allora, l’hai preso?». «Macchè: chissà dove si è nascosto. Io vado a comprare la trappola; tu vai al colloquio o farai tardi.» «Diavolo, è tardi davvero: mi beccherò tutto il traffico mattutino. Accidenti a te, Polly.» La gatta risponde sbadigliando e acciambellandosi sul letto. Lara afferra la giacca ripiegata sulla poltroncina, la borsetta posata a terra e si ferma. «Ma cos’è?» «Cos’è cosa?» domanda Paola tornando in cucina. «Il manico è bagnato e…. ma è pipì.» grida «La tua stupida gatta ha fatto pipì sulla mia borsa di pelle nuova!» «Forse ha sentito l’odore di un altro animale e ha voluto marcare il territorio, però le femmine di solito non lo fanno; mi sembra strano.» «Ah, ti sembra strano? Annusa qua. Ho la borsetta che puzza di pipì e sono in ritardo per il colloquio più importante della mia vita. Al diavolo te e la gatta. E adesso come faccio? Non ho altre borse che si abbinino al vestito.» «Dai qui che te la pulisco con una spugnetta» dice Paola allungando la mano per prendere la borsa. «Stai scherzando, spero. È in pelle scamosciata e la tua gatta ci ha pisciato sopra. Guarda, si vede l’alone umido. Cosa vuoi fare con una spugnetta? Ormai l’ha assorbito; non posso mica andare in giro spandendo miasmi puzzolenti.» «Spruzzaci sopra un po’ di profumo, allora, così mascheri l’odore» «Perfetto. Così avrò una borsetta che puzza di Chanel n.5 andato a male. Piantala di dire idiozie. Certe volte mi chiedo se ‘ci sei o ci fai’.» «Oh però anche te, a volte sei capa tosta. Ti ho dato mille soluzioni e non te ne va bene una. Arrangiati, allora.» «E certo che mi arrangio! Non posso fare altro se non arrangiarmi da sola, come sempre. Maledetto il giorno che ti ho fatto entrare nella mia vita.» le grida tornando in camera a passo di carica. Apre l’armadio facendo sbattere le ante e butta sul letto le borsette in modo da avere una visione d’insieme della situazione. Una di queste colpisce la gatta addormentata, prima di cadere a terra. «E tu vattene, stupida gatta! È tutta colpa tua, lo sai?» Lara recupera anche la borsetta dal pavimento ed osserva la varietà di accessori tra cui scegliere. «Sono le otto e mezza!» grida Paola dal soggiorno. «Io esco, ci vediamo stasera.» «Sì, sì, e quando torni comincia pure a impacchettare la tua roba: per la fine della settimana voglio te e la tua gatta fuori dai piedi.» «Ne parliamo stasera, quando ti sarai calmata.» risponde Paola uscendo di casa. «C’è poco da calmarsi» borbotta Lara tra sé, una volta rimasta sola. «È proprio vero che la necessità crea strani compagni di letto. Guarda qui, sono tutta sudata, stropicciata e in disordine. Va bene, dai, prendiamo questa e andiamo.» La gatta, infastidita dal trambusto, osserva Lara prendere la grossa borsa scura che l’aveva colpita e travasarvi alla rinfusa documenti e oggetti dalla vecchia borsetta. Ad operazione finita la gatta scende dal letto e le si struscia sulle gambe. «Vattene! Ci manca solo che mi smagli le calze e mi riempi di peli.» Come se volesse stiracchiarsi, la gatta si rizza sulle zampe posteriori e allunga quelle anteriori, artigli sfoderati, verso la borsetta che la donna porta al fianco. «Vattene, Polly! Vuoi rovinare anche questa? Ce l’hai con me, oggi? Cosa ti ho fatto di male? Se arrivo tardi è un macello: l’intervistatrice è uno squalo che non ammette imperfezioni e anche un curriculum di tutto rispetto, spesso, non basta. Vai, via e lasciami stare, accidenti a te.» La gatta tenta un’ultima volta di allungarsi per afferrare il toporagno che ha visto spuntare per un istante dall’interno della borsetta, ma Lara l’allontana, chiude la zip della borsa ed esce di casa. Peccato, però: Polly avrebbe giocato volentieri con l’umana ad acchiappare il topo, ma lei, egoisticamente, se l’è portato via per giocarci da sola.
  8. stefia

    Dimmi perché lo faccio

    @Marcello Ciao ho letto il tuo racconto con interesse: essendo incapace di cimentarmi con il Thriller sono sempre curiosa di vedere cosa, altri, riescono a escogitare. Il tuo stile narrativo mi piace molto perchè riesco a "vedere" quello che scrivi, come se fossi al cinema. Mi è sembrato strano. Un tè? Non un liquore? Forse io vado troppo per luoghi comuni ma mi ha spiazzato e deconcentrato. Certo, dopo si capisce il motivo della necessità di farsi un tè, ma sul momento mi sono chiesta :" Ma come, un te? Nemmeno un bicchiere di vino?" Ma non farci caso... sono io che ho problemi con l'alcool Scherzi a parte il racconto mi è piaciuto moltissimo. Per quanto mi riguarda è un horror con tutti i crismi, e dato che neanche quelli so scrivere, invidio tanto quelli che ci riescono con tanta "complicata" semplicità. Stilisticamente parlando, il racconto mi sembra quasi diviso in due parti: meticolosamente descritto nella prima parte e più spiccio, sbrigativo (quasi "tirato via") nella seconda. Nel pezzo quotato, ad esempio, il protagonista gattona fino alla pistola, si pulisce, chiude il cappotto e via svelto. Mi sarei aspettata più panico: lui che si alza barcollante, si stringe nel cappotto, sgambetta via velocemente continuando a saettare occhiate per vedere se si accendono luci nei palazzi (sempre un colpo di pistola, è partito... vabbè che è notte, ma qualcuno potrebbe anche essersi svegliato per non parlare del rimbombo dello sparo nel vicolo o nelle strade). Idem quando il protagonista è a casa, in bagno. Ho patito molto questo cambio di registro tra le due metà del racconto. Ho apprezzato le parole che Adam ripete cercando di calmarsi, tipo mantra, e sei riuscito a dare profondità psicologica ai due protagonisti che alla fine risultano simili ma non uguali. Sei stato abile nel delinearli: due uomini comuni alle prese con un problema tanto più grande di loro.
  9. stefia

    Nello spazio nessuno può sentirti urlare

    @Adelaide J. Pellitteri Grazie mille! Capisco perfettamente l'ostilità del cellulare! Ne sono vittima anche io.
  10. stefia

    L'amore ai tempi dell'internet

    @AnnaL. Ciao. Saremo mica vicine di casa? Perchè anche io vivo "là dove osano le nutrie" Grazie per il passaggio e per il commento. Felice che ti sia piaciuto. Don Camillo for ever
  11. stefia

    Nello spazio nessuno può sentirti urlare

    @ValeErre Ciao. Grazie del passaggio. Sì, hai ragione: la sua lucidità è un po' stridente e su questo dovrei lavorare. Dovrei riscriverlo in modo diverso e forse prima o poi riuscirò a migliorarlo. Quello che intendevo fare era spiegare che era stato addestrato in modo da non lasciarsi prendere dal panico: quando ci sono problemi occorre ragionare lucidamente per cercare una soluzione; gridare aiuto serve solo a bruciare l'aria rimasta e ad accelerare la fine. Il sistema che ho usato per "spiegarlo" non è minimamente efficace, me ne rendo conto, e dovrò trovare un altro metodo. Mi fa piacere che tu abbia avvertito l'ansia crescente che era quello che stavo cercando di suscitare, ma molti mi hanno proposto di tenere più lunga la parte descrittiva, di calcare maggiormente la mano, in modo da far immedesimare maggiormente il lettore. Mi sa che diventerà una dei mille testi da "limare,rifinire,migliorare"
  12. stefia

    L'amore ai tempi dell'internet

    @EvaF @Giuseppe Grosso Ciponte grazie del passaggio e della lettura. Scusate se vi rispondo solo adesso ma, lavorativamente parlando, è un periodaccio e non ho tempo per vivere. Sì, i refusi ci sono e il finale è troppo repentino, avete ragione. Il testo era stato scritto per il concorso di un forum: avrei dovuto scrivere un racconto rosa ed è uscita questa cosa che, a ben vedere, non è rosa e non è nemmeno un racconto. Avrei dovuto prolungare un po' la storia ma non avevo idea di come farlo in modo piacevole e plausibile e così l'ho troncata alla bene e meglio. Sembra un'opera teatrale perchè, basata sul "botta e risposta", mi sembrava pesante strutturarla come un racconto. Grazie ancora per l'apprezzamento.
  13. stefia

    L'amore ai tempi dell'internet

    @Marissa1204 @Ginevrosità grazie a entrambe per l'apprezzamento. Spero che le prossime letture vi piacciano come queste: non scrivo spesso testi comici: mi ricimenterò.
  14. stefia

    Il Soldato

    @Befana Profana lo ritrovi sul sito delle OL.
  15. stefia

    L'amore ai tempi dell'internet

    @Rica grazie del passaggio. Anche io tifo per Ugo
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