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solidea

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  1. solidea

    L'ultimo passaggio

    @AlessiomantelliBuongiorno, ciao. Provo a dare una spiegazione dei tempi "ballerini". La voce narrante lo racconta al presente, ma è un presente per dare più slancio all'accaduto. Probabilmente non ho esposto bene il fatto. Mi piace scrivere il finale in modo ancora più freddo, da cronaca nera, facendo così, mi dava la sensazione, di dare più interesse al pezzo. Sceneggiatura. Ho voluto fare un racconto con pochi dialoghi e quindi le scene vanno raccontate, probabilmente devo esercitarmi ancora tanto. Grazie per il tuo passaggio.
  2. solidea

    L'ultimo passaggio

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44550-parentesi-racconto-di-2500-battute/ Adines, per il mondo Ines, come tutti i giorni, procedeva verso casa con la sua nuova Jeep, regalata dal fratello Aristide, l'argine del Po. Dopo qualche anno di assenza era tornata e, nonostante l'età vintage, era riuscita, grazie anche all'aiuto dell'amico Athos, a comprarsi un negozio in centro. Sotto i portici. Tra il panettiere Agide e il tabaccaio Tito. Finalmente il sogno si era avverato. Vendere articoli per party. A Ines era sempre piaciuto portare allegria e attimi di serenità. Da giovane la invitavano sempre alle feste, proprio per la sua vitalità, e spensieratezza. Nonostante la novità dell'auto, si stava annoiando. Infatti, sul viso era apparso un impegnativo e noioso sbadiglio. Poi vede un cartello. Strizza gli occhi per leggerlo meglio: "UN PASSAGGIO PER LUZZARA." Ines, ha subito pensato a qualche ragazzotto della zona che, con il motorino era rimasto a secco. Dopo la curva, scorge una persona vestita di verde militare con zaino e baseball cap; ferma a lato dell'argine con un cartoncino che riporta la stessa scritta. Dalla postura e dall'immobilità capisce che quel tizio non è di primo pelo. A quel punto ricordò la sua gioventù, dove l'autostop era la quotidianità. Tutti si fermavano e senza scrupoli la caricavano. Certo, erano altri tempi! Comunque, Ines rallenta fino a fermarsi, fa scendere il finestrino e grida allo sconosciuto: "Vado anch'io da quelle parti. Sali." Lui lentamente alza la testa, e tra i capelli argentati lasciati crescere incolti sulle spalle, scorge un paio d'occhi smeraldo. Il personaggio annuisce con il capo. Dopo essersi accomodato in auto, la donna si presenta. A quel punto l'uomo, lentamente, mette una mano in tasca. Un brivido percorre la schiena di Ines, provocandole un forte disagio. Una goccia di sudore le imperla la fronte, e le mani stringono forte il volante, quasi a stritolarlo. Pensa che forse non era più tempo di dare passaggi a persone sconosciute, e che questa volta, sarebbe stata l'ultima. Poi prepotente riaffiora un ricordo. Di quel giorno, quando la sua morosa di allora, Zoraide, salita in auto, una Diane rossa, estrae un coltello e la colpisce più volte, ma Ines, grazie al suo fisico atletico e robusto, in quel periodo giocava nella squadra femminile di rugby, reagisce, scagliandosi addosso fino quasi ad ucciderla. Per quella reazione, stabilita dal giudice troppo violenta, e aggiungendo altri piccoli precedenti, si è fatta qualche anno di galera. Tutto è accaduto perché qualcuno aveva riferito a Zoraide, che Ines se la faceva con la fidanzata di Agide, il figlio del fornaio. Non era vero. Ines amava solo lei. Amava le sue esili forme, e le sue labbra pittate da cui penzolava sempre una Muratti. Solo Zia Nelly, conosceva il loro rapporto, infatti per evitare pettegolezzi, aveva donato loro la villetta dopo l'argine. Ricorda anche che per dichiararsi amore eterno si erano fatte tatuare sul ventre le loro iniziali, contornate da un cuore. Ancora oggi sostiene che Zoraide è stata l'amore della sua vita. Dopo il fatto l'aveva cercata fino alla nausea, ma nulla, sparita. Nel frattempo l'uomo ha estratto un innocuo pennarello. Quindi alza la testa, allunga il braccio per mostrargli il cartello. "CIAO SONO ALDA GRAZIE." Ines, ha un sussulto. Non aveva intuito che fosse una donna. Poi pensa che il destino la stava prendendo per il naso. Lei, che voleva parlare con qualcuno; con Alda poteva risultare complicato, quindi aveva lasciato cadere la speranza della chiacchiera e sorridendo le aveva risposto: "Piacere di conoscerti." L'ora di pranzo si avvicinava Ines aveva deciso di mangiare in trattoria dalla zia. Si fermano da Nelly, la sua zia preferita. "Ciao zia." "Ciao Ines." La proprietaria, una rotonda ottantenne, si avvicina e le dice: "Quello non lo voglio mica, qui dentro." "Fa la brava zia, prima di tutto è una donna, mangiamo e ce ne andiamo subito." "Va bene! Però andate dietro, sotto il bersò. Qui non ce la voglio." Alda aveva capito del disagio, quindi si alza e cammina verso l'uscita, ma Ines con un gesto repentino la prende per la camicia fino a sbottonagliela. Nel girarsi, Alda, mostra alle due donne un lembo dell'addome con una grossa cicatrice. La donna imbarazzata si ricompone, sfoderando un amaro sorriso. Dopo le presentazioni, la zia apparecchia. Due bicchieri di vetro spesso, un quarto di lambrusco sfuso, e una brocca d'acqua. Poi, aggiunge i piatti le postate e due scodelle, quelle per la colazione. Per finire due tovaglioli. La vecchia vite, faceva ombra in una afosa giornata di giugno Al termine del pranzo, la cuoca torna con una terrina. "Alda ecco i nostri cappelletti" L'ospite, aveva già il viso più rilassato, poi, vedendo quella zuppiera, si appoggia alla spalliera della sedia allarga le braccia e sorride. Aspetta che Nelly ne versi una generosa dose nella tazza, poi, afferra la bottiglia di vino e lo versa sopra i cappelletti, attende qualche secondo per far amalgamare il liquido, poi sorbe, rumorosamente, il brodo ed infine, con voracità mangia il resto. Le donne la guardavano attonite. Dopo una abbondante fette di sbrisolona, ed il caffè, Alda scrive: "Posso fermarmi per un pochino? Così mi riposo in un posto sicuro?" Ines le risponde che non vi era nessun problema a patto che rimanesse lì, sotto il pergolato. Alda, non ha terminato il viaggio con Ines, perché l' aveva riconosciuta, ha riconosciuto la zia e la trattoria dove passavano interi pomeriggi a sognare per il futuro, e non voleva farsi scoprire. Era passata da quelle parti solo per salutare la mamma molto malata. Adines, sta procedendo verso casa e affrontando le ultime curve, arresta l'auto d'improvviso, decide di tornare in trattoria, sta per fare inversione di marcia. Aveva capito che Alda era Zoraide, il suo amore perso. Ha pensato alla cicatrice sul ventre, al sorriso, all'avidità nel mangiare i cappelletti con il vino, agli occhi smeraldo, e sperava che la perdita della voce non fosse stata a causa sua. Il cuore le batteva come il batacchio suona nelle campane a festa. Adines, è madida di sudore, non vuole perderla di nuovo, immersa nei suoi pensieri ingrana la marcia. Il finestrino è aperto, un ciuffo di capelli argentati, per un attimo, le copre gli occhi. Il pensiero di aver ritrovato il suo amato passato l'ha galvanizzata. Nel frattempo dalla parte opposta, un grosso trattore carico di fieno prende la jeep di fianco, la ribalta, l'auto gira su se stessa fino a cadere giù dall'argine, incendiandosi subito dopo. Intanto sull'altra carreggiata procede una panda con a bordo un uomo e una donna vestita di verde, purtroppo anche questa vettura viene travolta dal trattore, senza controllo. In un attimo l'inferno sulla provinciale che costeggia l'argine del Po.
  3. solidea

    Parentesi [racconto di 2500 battute]

    @Lauram, ciao. Quello chi mi ha catturato è stato il titolo. Mi sono chiesta "Parentesi? Ma di cosa parlerà questo racconto, matematica, interessante" Poi leggo 2500 battute. Questo autore deve essere veramente bravo a comprimere un racconto in così poche parole. Inizio a leggerlo e scoprire che le parentesi sono le belle fossette d'espressione, è stato un'affascinante. Un'idea unica e luminosa. Veramente tutto il racconto si è rivelato luminoso, positivo altruista. Lo esamino attentamente, e scopro che è vero che a quell'età non si sa come salutare, e che gli odori iniziano a cambiare, e che i due bottoncini cresceranno e diverranno due gradevoli consapevolezze, ma a quell'età è difficile gestire tutto questa complessa trasformazione. Quando osservo una persona, capisco immediatamente se nella sua vita ha sorriso spesso oppure no. Anche se la vita non ci porta sempre ad essere positiva, bisogna sempre guardare avanti e comunque sorridere. Io in particolare ho du ponti romani, per dare più profondità alle tue parentesi. Comunque l'ho trovato divino, di piacevole lettura. La protagonista si interroga sulla gentilezza, sui sorrisi, sulla positività. Solo un passaggio mi è sembrato che scricchiolasse. "Quando vedo chi spinge, sulla sua perenne sedia a rotelle, l’uomo, la donna o il bambino, invece abbasso lo sguardo. Le parentesi si infeltriscono di colpo sul mio viso, da tonde diventano graffe: graffiano. E il sorriso? E il prendere il mio posto? Che fine fanno? mi chiedo. Non so rispondere. So solo che mi dispiace negare a quelle persone il mio sguardo, e allora recupero le linee morbide delle parentesi e gli sorrido." Come mai una persona positiva si ferma e puntualizza questa situazione? Per fortuna poi si è ricreduta. Io non l'avrei inserito questo paragrafo. Ottimo bravissima.
  4. solidea

    la valigia gialla

    @Adelaide J. Pellitteri grazie per il passaggio.
  5. solidea

    la valigia gialla

    @Banana grazie per esserti fermato da me. Sono lieta delle tue osservazioni che assolutamente prenderò nota.
  6. solidea

    la valigia gialla

    Grazie ogni suggerimento è sempre ben accolto. Grazie.
  7. solidea

    la valigia gialla

    https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/44299-fdi-2019-3-unaltra-volta-parigi-fuori-concorso/?do=findComment&comment=787332 La valigia gialla non è più al solito posto, sopra l'armadio. Oggi, il dottor Roberto Rossi, dopo tanto tempo dalla morte del figlio, la porterà con sé. Entra in tabaccheria per acquistare un carnet di biglietti, per non intralciare il passaggio, l'appoggia alla vetrina, ma all'uscita… l'inattesa sorpresa. "Ehi, ma la mia valigia dov'è?" Esclama chiedendo informazioni alla gente di passaggio. "Ha visto una valigia gialla? Era qui!" Il medico si reca immediatamente alla Polizia. "Sì, commissario. Come le ho spiegato, è sparita." Nel frattempo, a tre isolati di distanza, una donna ben vestita adagia una valigia di colore giallo vicino al bancone di una panetteria e fa un' ordinazioni. "Ho due euro, mi puoi dare 4 panini? Grazie." "Certo Marisa, ma dove l'hai presa quella?" Chiede la commessa indicando con il mento il bagaglio. "L'ho trovata qui dietro, ma ora dammi il pane." Il negozio è molto affollato e per un attimo Marisa perde di vista il bagaglio. "Al ladro!" Grida la signora all'interno del negozio, intanto che la vede allontanarsi. "La mia valigia, accidenti, qualcuno faccia qualche cosa!" Un ragazzino, con un guizzo d'acrobata, l'ha appena sottratta sotto gli occhi di tutti e si è dileguato. Alcuni isolato più in là, il moccioso entra in un cortile di una casa fatiscente, bussa a una porta di ferro e scambia la refurtiva con una bustina trasparente dal contenuto al quanto sospetto. La povera valigia gialla non ha più lo smalto iniziale, ma al nuovo proprietario non importa e senza neppure aprirla, la regala a una delle sue protette. "Irina, tieni, montaci sopra, così i clienti ti vedono e ti caricano, e finalmente mi porterai tanti soldi. Gli italiani vanno pazzi per le nane." "Grazie, Karl." Irina segue il suggerimento. Infatti, salita sulla valigia, un'auto si ferma e dopo una breve contrattazione riparte, mentre la valigia rimane abbandonata su quel marciapiede di periferia. Un barbone, la vede, si guarda attorno e infine la prende. L'uomo trascina il bagaglio fino al suo giaciglio fatto di cartoni umidi, coperte bucate e carrelli colmi di cianfrusaglie. "Guarda, Arturo…" Dice all'amico accovacciato in una vecchia trapunta rosicchiata. "Ma dove l'hai trovata? Apriamola… " "No, domani arriverà Marta e la apriremo tutti assieme." "Vecchio balordo! Dai, non sei curioso di vedere cosa c'è dentro, mentre ci facciamo un goccio?" Il giorno successivo alla stazione centrale l'homeless spinge a fatica il suo carrello dentro il quale c'è il bagaglio, oramai logoro. Nell'attesa dell'arrivo di Marta, l'uomo fa un salto al WC pubblico. "La mia valigia, finalmente! L'ho ritrovata!" Urla un passante, trafugandola dal carrello. "Lei è in arresto! Venga con me." "Ma, agente, è la mia…" Il barbone, tornando dal WC, vede tutto il teatrino e ne reclama energicamente la proprietà strattonando, sia l'uomo che l'agente. Entrambi vengono condotti al commissariato di zona. "Ci scusi, dottor Rossi, pensavamo fosse un ladro." Ammette il brigadiere dopo avere ascoltato le loro versioni. Conclusi i chiarimenti del caso, il mendicante e il Dottor Roberto Rossi prendono ognuno la propria strada, il primo deluso di non essere riuscito ad aprire la valigia torna alla sua vita fatta di elemosine e di vino, ma con in tasca una banconota da 50 euro, il secondo si reca all'ospedale Buzzi. Solamente quando sarà arrivato a destinazione, aprirà la povera e girovaga valigia gialla. Da cui preleverà una parrucca color carota che indosserà. Poi, per completare il travestimento, si sistemerà sul naso una buffa pallina rossa. Quindi si accingerà a percorrere soddisfatto, e sereno il lungo corridoio che lo condurrà al reparto di pediatria.
  8. solidea

    [FdI 2019 - 3] Un'altra volta Parigi - fuori concorso

    @Adelaide J. Pellitteri Parigi è una delle mie città preferite. Scritto ciò appena ho visto nel titolo: Parigi, mi sono fiondata nella lettura. Non è un argomento leggero. La separazione porta a delle conseguenze a volte irreparabili. Quì la protagonista, peccato non abbiamo neppure un nome, si porta per quasi 35 anni l'ancoscia del divorzio dei genitori. La storia è sviluppata bene. Mi sembra che ti sia fatta prendere la mano, e alla fine sei arrivata con l'angoscia della protagonista. Come chiudere il racconto? Quindi hai improntato le ultime 5 righe, che non le ho trovate convincenti, a differenza del resto. La frase che mi è garbata molto è stata: senza trovare neppure un letto dove fermarmi a respirare insieme a un uomo per sempre. Bellissima espressione.
  9. solidea

    alta marea

    Ciao @Ales23 raccolgo con molto interesse anche il tuo giudizio. Il finale è aperto, quando lo scrissi qualche anno fa mentre ero in Bretagna, in effetti mi ero fatta male sugli scogli, ed in quel momento la storia doveva finire che Veronique rimanesse paralizzata, ma in effetti c'è anche la momentanea indisonibilità di deambulare, quindi confermo finale aperto. Ottimo.
  10. solidea

    alta marea

    Ciao @AndC, ti ringrazio per il tuo passaggio, anche in questo caso molto utile. È vero ci sono dei passaggi un pochino, come dire... paradossali, dall'ancoscia di non farcela al romanticismo del panorama. Vero l'incipit è al presente, quando l'ho letto, nonsodirtiquantevoltedaaltavoce, suona scorrevole, però forse è meglio iniziare subito con il passato. Grazie.
  11. solidea

    [FdI 2019-2] La finestra

    Ciao @Sira, un racconto profondo e confittuale, ed un trio voluto. Si sà che tra sorelle c'è amore odio, ma questo è un caso particolare. Ho gradito molto la lettura, scorrevole e avvincente. Ho trovato, questo è il mio modestissimo parere, che ci sono troppi puntini di spospensione nei primi paragrafi, ma poi per fortuna, procede spedito fino alla fine. Un'altro punto, quando Sara scarta l'involucro per vedere il test, secondo me bisognava far assaporare al lettore la souspance, l'apprensione, il pensiero di cosa sarebbe accaduto se fosse stato positivo. Poi parlare del rumore della carta, del suo colore dell'odore, insomma far patire chi legge l'attesa. Ti saluto a rileggerti. Soly.
  12. solidea

    alta marea

    Eccomi ho avuto piacere delle pulci che mi hai fatto, strano essere contente per aver trovato delle pulci. Ieri ho cambiato il collarino hai cani speriamo non trovarne altre, scherzo. Allora. Parto dall'ultima mia riga, la fonte germinale, non e null'altro che l'idea per cui ho steso questo racconto. Tutto parte da lì dalla mia amata Bretagna-Francia. Per la volta e la caduta, in effetti ci sta all'interpretazione dell'azione comica. In effetti l'ero disperata, la potevo sviscerare meglio, allungando così anche il racconto, questo lo farò sì sì. Arriviamo all'alta marea, quando si va a fare delle passeggiate e ci addentra verso l'oceano a raccogliere dei mulloschini piccini ma tanto saporiti, cammini moltissimo e ti allontani dalla riva. Bisogna sempre portare con se gli orari delle maree, se poi ti trovi , appunto tra le rocce al largo sei proprio nei guai. Quindi la protagonista, che conosce gli orari ed i tempi, sà che lei non perdona e che arrivando la inghiottirà. I discorsi diretti sono un refuso, è vero, ho dimenticato di toglierli, accipicchia. Invece per il refuso che ritieni di aver trovato, è un gioco di parole che però, a quanto pare non ha dato l'effetto dovuto. Lo strattone: la protagonista, non riusciva più a sorreggersi allora voleva farla finita, e si è immersa per lasciarsi morire, a quel punto è arrivato l'istinto di sopravvivenza che l'ha avuta vinta sulla morte, ed è lì che riemerge con uno strattone, cioè risollevandosi. Anche le tue puntuali osservazioni sono state preziose, a questo punto ho eliminato tutte le pulci. Grazie per il tempo che mi hai dedicato. A rileggerti. Soly.
  13. solidea

    alta marea

    Accipicchia sei stata utilissima. Allora per la volta stellata lei si gira perché non è in mezzo all oceano e quindi immersa nell oscurita, ma si trova incastrata su degli scogli che danno sulla terra ferma, e piu in la ci sono i lampioni che illuminano la strada, senza case. La carrozzina e si magari cambio l incipit e spiego che camminando. Pallino è il cagnolino. Comumque grazie per il tempo che hai dedicato al racconto. Le osservazioni mirate sono sempre costruttive. Grazie a rileggerti.
  14. solidea

    La pasta madre

    Chapeau. Non è tanto che vi frequento, quindi ho iniziato a leggere solo i titoli, per poi in un secodno tempo approfondire le varie letture. Il tuo, (scusatidodeltu) mi ha abbagliato,ho pensato cosa mai potrà aver raccontato sulla pasta madre. Ho trovato il racconto a dir poco fantastico, è morbido come la pasta madre, è delicato, è profondo. Hai una padronanza nella scrittura non indifferente, hai scritto delle frasi potenti, che mi hanno atterrito. Io personalmente non ho nulla da segnalare. Per il finale? Non è un giallo, oppure un racconto rosa. È uno spaccato di vita. Come sei entrata in punta di piedi ne esci con la medesima delicatezza.
  15. solidea

    Il piccolo Andrea Conti pazzo per gli occhiali da sole

    Grazie per il tempo che mi hai dedicato, facendo un'approfondita analisi. Ti sei spiegata perfettamente, ma diventerebbe troppo ermetico, nel suo animo questo raccontino lo è già fin troppo asciutto, se poi non spiego chiaro, rischio che il lettore non afferri la retro sfumatura e crede di aver letto di una famigliola felice con un bimbo viziato, e a dire la verità anche molto banale. Vedrò rendere il notiziario meno chiaro. La mia scrittura è essenziale, è grezza, infatti spero di migliorarmi anche leggendoVi. A rileggerti e grazie
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