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paolati

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  • Compleanno 27/10/1970

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    asuddiPerpignan

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  1. paolati

    Il gioco delle Consonanti

    P.s. - @Lauram, ti ho capita ora, ecco: Lrtt m, bmb drt, l srnt t l cnt pp. L vc trm dll'mzin, qst cnzn l'h ftt pr t.
  2. paolati

    Il gioco delle Consonanti

    @Lauram, ti consonanto: lrtt m vr ftt mgl _ spgrm _ vc bss, lntssmmnt, nll'ntmt d n stnz, n qll'r snz lc n c c s vd cs pc d sr qs cnfssr ttt. M t cnsc, mc m. T s mlt bn.
  3. paolati

    Il gioco delle Consonanti

    Quel vestito da dove è sbucato Che impressione vederlo indossato Se ti vede tua madre lo sai Questa sera finiamo nei guai Io e te, stesso repertorio cara @Lauram
  4. paolati

    Jukebox

  5. paolati

    Nani!

    735 - Vattelapescolo: nano confuso, incerto, dubbioso. Sempre alla ricerca di qualcosa che non si trova. Scartato ai provini perchè considerato un gran maleducato. Regista: "Nome". Nano: "Vattelapescolo". Regista: "Senta, siam qui dalle 5 del mattino a far provini, non abbiamo voglia di scherzare. Nome!" Nano: "Vattelapescolo". Regista: "Accompagnatelo all'uscita! Avanti un altro". Buttafuori: crik crok (suono onomatopeico: gli ossini del nano). GUCROEZPBDQALIHVTMFNS
  6. paolati

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Jollysta: nuovo mestiere. Asso nella manica di ditte all'avvanguardia che assumono persone capaci di svolgere mansioni diverse nel momento in cui è necessario. Di solito viene chiesto a questi jollysti di indossare una divisa: gonnellina bicolore, scarpette da elfo, cappello a sonagli e scopa nel... KGUCJROXEPBDQALIHVTMWFNSY
  7. paolati

    Nani!

    730 - Quentin Tarantinolo: si presentò ai provini, propose al cast di modificare l'abito di Biancaneve in una tuta gialla attilata e di distribuire pistole a destra e a manca. "Manca per idea" gli risposero. Allontanato. Inutile dire che in America ebbe un discreto successo con altri film: Le ienane, Kill Nill. Pare ora stia girando un altro film, un pamphlet sulla violenza virato in chiave satirica e grottesca. Mah. GUCROEZPBDQALIHVTMFNS
  8. commento @Epa ha nuovamente contattato @Edu e me, pregandoci di pubblicare questo suo racconto. Al commissariato è arrivato un nuovo investigabradipo e la pantera ha deciso di affiancarmelo. Dio, affiancarmelo… andrà a finire che io sarò sempre cento metri avanti rispetto a lui, ma ha fiuto, l’animale. È lento, ma c’ha delle belle intuizioni. Per dire, come è arrivato fa: «Possiamo chiudere il caso di oltraggio, quella gran merda lasciata all’ingresso del commissariato so chi l’ha prodotta. Si tratta di Aldo l’elefante!» E io sorpreso chiedo: «Come fai a dirlo con tanta sicumera?» «Aldo puzza di noccioline scadenti, lo stronzone ha lo stesso odore. Considerando il peso, il culo, le dimensioni, l’angolo di gittata, il volume di materia transitato nell’unità di tempo dalla sezione perpendicolare del retto a una velocità che stimerei intorno ai 5 km/h, facendo un rapido calcolo vettoriale e stimando l’area dell’orifizio di Aldo pari a π (7,9 cm)2… è chiaro che è stato l’elefante a farla», mi risponde. «Eh, bravo, ma ci vogliono le prove», dico, mentre il sangue mi bolle nelle vene. Ci mancava pure lo scienziato nucleare! «Ce l’ho. La prova è qui», mi risponde indicandomi il cellulare, «ieri sono passato perché volevo farmi un selfie davanti al commissariato per inviarlo a mia madre. Lei ci tiene a far vedere i miei successi alle amiche, quando si incontrano per la partita di burraco... insomma: mi son messo in posa e ho cliccato. Siccome non è facile farsi i selfie e io sono anche modestamente un bravo ed esigente fotografo, ho fatto un po’ di prove e quando ero certo dell’inquadratura, della posizione, della luce, della distanza braccio-obiettivo, ho scattato e inviato. Tre minuti dopo arriva la telefonata di mia madre: "Io ti ho fatto studiare… le migliori scuole… le ripetizioni, l’università – urlava – mi sono rovinata la schiena per te, ma cosa mi hai inviato?" Era arrabbiatissima!» «Perché? Il commissariato non si vedeva bene?» «Il commissariato non si vedeva affatto! Nella foto ci sono io in primo piano e dietro il culone di Aldo da cui scendono inequivocabilmente, inconfondibilmente, indubitabilmente degli stronzoni. E che stronzoni! Ho addirittura pensato usaste Aldo come torrefattore». «Eh?» «Non lo sai che in Tailandia fanno mangiare i semi del caffè agli elefanti e poi li attendono (i semi intendo), all’uscita?» «All’uscita di cosa?» «Del culo! Fan mangiare i semi del caffè agli elefanti che digerendoli li tostano in maniera naturale e alla fine li defecano e quello diventa caffè pregiato. Nero d’avorio si chiama, mai bevuto?» «Spero proprio di no!» «Io l’ho provato, non è male. Vabbè. C’è un distributore di caffè qui? Mi è venuta voglia!» «Sì, ti accompagno. Bene, alla fine abbiamo brillantemente risolto il caso di oltraggio. Andiamo dalla pantera a far vedere le prove, ma ometti la storia dei selfie, anzi, taci e lascia parlare me». Mi giro e non lo vedo più. Ah no, sta arrivando. Speriamo di non dover mai fare un inseguimento se no siamo spacciati. So già chi dovrà rincorrere, prendere il ladro, buttarlo a terra, leggergli i diritti e ammanettarlo. Se poi i ladri saranno due, dovrò prima colpirne uno mandandolo al tappeto per aver le mani libere ed arrestare poi l’altro. Sto cazzo di bradipo… ma non potevano assegnarlo agli affari interni, direi internissimi, tipo archivio? Mi sa che neanche oggi smetto di rosicchiare le penne. La pantera ci ha dato un nuovo incarico e nemmeno un encomio per la rapidità di risoluzione del caso precedente. Il nuovo caso verte su una fagiana. È stata vista aggirarsi, con fare sospetto, presso una lavanderia di via Marguta e uscire, ripetutamente, con fustini di Dixan. Cazzo ci fai di tutto quel detersivo? «Controllate!», ci ha imposto Erika. Quando è così imperativa io le salterei addosso a quella. Lui, il bradipo, non batte ciglio. Non sarà mica finocchio? Intanto io e Brady ci rechiamo al garage per prendere l’autopattuglia in borghese. «Oh, vedi di darti una svegliata! Sia chiaro, io non aspetto nessuno», gli urlo. «Arrivo, arrivo Giovanni, arrivo…» «Eh arrivo, arrivo, intanto la fagiana sarà già espatriata». «Guido io». «No! Guido io». «No! Guido io…» Passano altri venti minuti. Quando arriviamo alla lavanderia… è chiusa. Parcheggio lo stesso perché dobbiamo studiare una strategia. Si avvicina una mucca e ci ordina di multare un’auto perché è parcheggiata in divieto di sosta. «Oh, mucca, non siamo mica vigili urbani noi!», rispondo. «Vigili no, ma poliziotti sicuro», insinua la stronzetta. «E come fai a dirlo?», chiedo. «Un bradipo e un castoro nella stessa auto? Si vede lontano un chilometro che siete due sbirri». Già, sono uno sbirro. Me lo dimentico ogni tanto, ma è bello sentirselo dire. Mi gaso e, sfilando la paletta che tengo nascosta nello stivale, ma da sotto i pantaloni, per cui ci impiego un po’ a cavarla, la faccio roteare fuori dal finestrino: «Circolare, circolare». «Ma no, aspetta!», mi contraddice il bradipo. «Senta signora mucca, lei che è così attenta, cosa mi sa dire di una fagiana che viene spesso in lavanderia?» «Ma chi, la figlia di Simone, il fratello del toro? La cugina di Carla, quella che era andata a Milano, ma poi è tornata perché tanto fare la troia qui o là è la stessa cosa?» «Sì, penso sia lei». Intanto io non ci sto capendo una mazza. «Ah, di quella non so niente, a me piace vivere tranquilla, brucare l’erbetta e farmi i fatti miei», continua la mucca. Per me quella lì se la fuma l’erbetta. «Ma chi è sta troia che è andata a Milano?», chiedo, giusto per essere informato sui fatti. «Lascia perdere», mi suggerisce Brady e aggiunge: «Se le viene in mente qualcosa… non si faccia problemi a contattarmi» e vedo che le allunga un biglietto da visita. Guarda sta testa di cazzo! È arrivato oggi, e già mi soffia il posto. «Ma che biglietto le hai dato?» «Avevo solo quello. Era l’ultimo. Andiamo in stazione a farne di nuovi, insieme, ci facciamo anche la foto». Tanto veloce di cervello ma… quando si tratta di muoversi… aiuto! Ormai è buio. Ma cosa ci farà quella con tutti i fustini? Ok, Giuseppe, basta spremersi le meningi per oggi. A volte devo ricordare a me stesso che il troppo lavoro non va bene. È che sono fatto così: mi dono anima e corpo. Oggi ho già risolto brillantemente un caso, per cui… stop. Di tornare a casa, però, non ho voglia. Quasi quasi invito il bradipo a bere un goccio. Lo guardo: mamma mia quanto è brutto. No, direi che vado da solo. Questo allontana le pupe. Varcando la soglia del Bar Orazio sento esclamare: «Toh, guarda chi c’è, Giuseppe l’investigacazzo». Mi giro: è Giacomo l’alligatore. Brutto ceffo. Fa il bullo solo perché ha i denti aguzzi, ma se pensa di intimorirmi si sbaglia di grosso. «Cosa abbiamo qui, eh? Balordo!», gli faccio, indicando la tasca gonfia del suo giubbotto chiodo. Ha gli occhi lucidi, sbava: come minimo terrà addosso un panetto di hashish da mezzo chilo. «Vuole indagare, signor castoro? Indaghi, indaghi pure!», risponde quello, evidentemente bluffando. «Certo che indago». Infilo la zampa nel tascone: che schifo! Una discarica di fazzoletti smoccolati. «Stai in campana, tu!», lo ammonisco, mentre pesco l’amuchina dal borsello con la mano sinistra. Balordi… Mi siedo al bancone. La gente mi guarda. «Orazio, dammi un…» Vorrei dire "whisky", ma ho un attimo di tentennamento. L’ultima volta non è stato piacevole. Non ricordo bene i particolari, ma non è stato piacevole. Orazio, il cinghiale, mi guarda con i pugni adagiati sui fianchi e aspetta che parli. «… Dammi un Bacardi breezer va’… e fai una cosa: correggilo con un po’di succo d’ananas». Orazio sghignazza e aggiunge: «Ci vuoi anche un Fruttolo vicino?» Sento ridere dietro alle mie spalle. «Mi voglio sciacquare la bocca prima di movimentarmi le budella», esclamo. Prendo il bicchiere e lo vuoto in un sol fiato. «Ecco, ora puoi portarmi un bel whisky. Stravecchio e of the rock!» Percepisco gli sguardi di ammirazione poggiarsi sulla mia nuca… e anche un certo giramento di testa. «On the rocks vorrai dire!», dice il barman, e sbatte il bicchiere sul bancone. Prendo e vuoto tutto d’un fiato. Sbatto il bicchiere con ancor più foga e guardo i due Orazi ondeggianti con aria di sfida. «Un altro!» «Vai, todo dentro!», fa lui/loro. Bevo. Il cormorano che mi ronfa a fianco prende a lievitare come un foulard trasportato dal vento. Lo sveglio, glielo dico e rido. Lui scuote i becchi e si volta dall’altra parte. «Questo lo offre la casa», dice Orazio, che si è cambiato gli occhi con due dischi rotanti. Be vo. Il pavimen To di un barr è semppreaffascccinante. Non sai mai che sci trovi. Samantha la bufala oggi è in ritardo perché sono… che cazzo di ore sono? Qante lancette ha storologgio? Ne stacco un pajo, ma Orazcio nonn gradiscie, mi prende e mi spingje fuori dal locale. Minchia che brrrreddo. Ma dove sono i miei vestiti? Mi copro i genitali con la coda passandomela in mezzo alle gambe. Forse cado. Mi ritrovo il cormorano che mi offre una paglia e mi bisbiglia: «Ehi, amico, ti va un’insaponata?» «"Un’insaponata"? Certo amico, assaggiamola!» e poi boh… Poi è tutto un fluttuare vellutato e profumato, tutto un arcobaleno di candide bolle che mi escono dalla bocca, dalle narici, dalle orecchie, dal culo. Minchia! Sono le dieci del mattino, sono nudo e sono nel letto di… È il mio letto questo! Ma che… ho sognato? Che mal di testa. C’era un cormorano, un tenero orso che si chiamava Coccolino e poi due altri tizi… non ricordo bene. Che animali erano? È tardissimo, Erika mi farà un cazziatone: il crimine non dorme! Mi precipito in bagno. Non c’è tempo per lavarmi, mi butto addosso qualcosa alla rinfusa. Giusto una sbirciata allo specchio (madonna che brutta cera; ho la lingua blu. Ma che ho mangiato ieri sera?); corro in commissariato. Come previsto, la pantera mi fa un cazziatone esagerato. Norberto l’alce se la ride. Un po’ soffro… però, quanto è bella quando fa così. «È questa l’ora di presentarsi in ufficio? È questo l’aspetto consono a un pubblico ufficiale?!», mi rimbrotta Erika, «Tuttavia… devo ammettere che profumi». Il bradipo si è piazzato alla mia scrivania. «Ué, bello, non ci siamo capiti!», esclamo entrando nel mio ufficio. Quello sobbalza per lo spavento e fa un rutto alla lavanda. Mangiano lavanda i bradipi? «Hai cazzeggiato in mia assenza, eh? Ma è finita la pacchia. Al lavoro! Dobbiamo tornare alla lavanderia». «Caso risolto», mi informa il bradipo. Come "caso risolto"? Sto bradipo incomincia davvero a starmi sul cazzo. «Piccoli furti, l’informatrice mucca mi ha telefonato e ha spifferato tutto», aggiunge, e poi si adagia sullo schienale della mia poltrona, sbadiglia smascellandosi tanto da mostrarmi finanche l’ugola, e si addormenta. Come "piccoli furti"? Vado dal capo. «Caso risolto», ribadisce Norberto l’alce. Ma nessuno che mi spieghi un cazzo. Erika è fuori e devo per forza rapportarmi a quel cretino del suo vice. «Ok, ma a me il bradipo non me la conta giusta», protesto. «E sì, se aspettavamo Giuseppe l’investigastocazzo, stavamo freschi!», sento cianciare dal corridoio. Ma che cazzo, un po’ di rispetto! Esco dall’ufficio di quel coglione d’alce e sbraito. Chi ha parlato? Si facesse sotto! Ma nessuno ha il coraggio… Vado sulla scala antincendio a rosicchiarmi un po’ di pastello. Che giornata di merda. Caccio il pastello dalla bocca e noto che è diventato blu, da marrone che era. La lingua! Ecco cosa non mi convince del bradipo: ha la lingua blu! Mi precipito nel mio/suo ufficio: «Senti, canaglia…» L’ufficio è vuoto. Torno da Norberto e glielo dico: il nuovo è un impostore. Ora ricordo cosa mi è successo: devono avermi drogato con una sostanza potentissima sintetizzata estraendo benzisothiazolinone dal Dixan. Provoca allucinazioni e deterge, e come effetto collaterale tinge la lingua di blu. La fagiana deve essere una staffetta, un pesce piccolo e sacrificabile; il bradipo invece è sicuramente in combutta con il giro che conta, è un infiltrato, depista le indagini! «Giuseppe, è piccolo furto, fattene una ragione», dice sbuffando quel coglione di un alce. «Dov’è Erika? Voglio parlare con Erika!», urlo io battendo i pugni. «Giuseppe, ora hai rotto il cazzo!», sbotta quell’imbecille del vicecommissario. Ah, ho rotto il cazzo? Ancora non ha capito con chi ha a che fare! Ora gli faccio vedere io… Trovo il bradipo, lo prendo per un orecchio e lo trascino al primo piano, alla scientifica. Mi accolgono con la consueta ostilità. Fa male dirlo, ma all’interno dell’istituzione stessa c’è gente che rema contro, gente a cui la verità non fa comodo! Metto subito le cose in chiaro: non me ne fotte niente se manca Erika, se a loro serve la carta bollata di turno, l’inghippo burocratico che puntualmente manda a puttane le indagini, voglio che analizzino la saliva del bradipo, e voglio che lo facciano subito! Perché? Perché lo dice Giuseppe l’investigacastoro, ecco perché! Mi agito a tal punto che alla fine sono costretti a cedere. Il responso dell’analisi chimica è inequivocabile: Golia active plus. Effetto balsamico. Posso andarmene a casa. Quando Erika è tornata mi ha sospeso dal servizio per due settimane. «Sei un cretino, Giuseppe. La fagiana rubava il Dixan e lo vendeva sottobanco nei bassifondi a prezzo dimezzato», mi ha detto. «Piccolo furto. Fattene una ragione». Lascio la scrivania al bradipo. Questo ufficio non mi merita. Questo commissariato non mi merita. Questa città non mi merita. Altro che smettere di rosicchiare, oggi mi sono finito il pacchetto Giotto da dodici. Sulla via di casa mi sento chiamare: «Ehi, amico». È il cormorano. «Come stai?», mi chiede. Io mugolo. «Quando ti ho visto, ieri sera, ubriaco, sporco, nudo, ho pensato che se non ci si aiuta tra di noi…», prosegue, «sai, mi capita spesso di trovarmi nelle condizioni in cui ti trovavi tu. Piacere, Gaetano, gelataio in crisi. Sono stato io che ti ho riportato a casa, ieri». «Ehi, aspetta, come sai dove abito?» «Me l’hai detto tu. Mi hai dato le chiavi e mi hai implorato di aiutarti. Non ricordi? Subito dopo hai collassato. Ti ho preso, lavato, scaldato e rifocillato. Poi ti ho portato a casa. Nel sonno biascicavi di un certo Coccolino, di un bradipo e di una pantera. Eri proprio ciucco! Meno male che ti ho messo anche qualcosa nello stomaco. Tutta roba di prima qualità eh, la faccio io in maniera artigianale. Piaciuto il gusto puffo?» Paola Eduarda De Cunto Taliana Barbelli di Roccasalvata
  9. paolati

    Inquieta vita arancione

    Ciao @Per aspera ad astra, mi serve un commento per poter pubblicare un racconto e, attratta dal bel titolo del racconto, ti ho letto. Premetto: sono un po' intimidita; so che detesti le abbreviazioni, gli accenti sbagliati e gli apostrofi casuali, cercherò di evitarli. Dunque, la storia mi è piaciuta, piaciuto l'intreccio, lo sviluppo. Non mi è chiarissimo il finale sinceramente, ma son convinta che non sia necessario capire tutto e subito. Anzi, a volte lasciarsi una porta aperta è un buon motivo per tornare (sulla storia) e comunque... una porta aperta è sempre una via di fuga. Ma andiamo con ordine: Bella Clara, pazza, tatuata, alcolizzata e bello anche lui, il protagonista, che la segue a ruota. Mi sono piaciuti molto entrambi all'inizio. Per certi tratti mi sono riconosciuta, ma con l'andar della storia... non so, ho trovato un po' ripetitive le loro bevute. So anch'io che per chi beve l'unica fonte di luce è il bere, ma qui si tratta pur sempre di un racconto. Avrei voluto sapere di più di loro due insieme e di loro due da soli. Che tu sappia scrivere si vede, errori non ne fai, nessun refuso, niente di niente. Nonostante questo, ho delle segnalazioni da farti: Trovo strano che una sia in piena esplosione ormonale a 25 anni. Ma l'esplosione non si ha durante l'adolescenza? non sarebbe meglio dire in piena disinvoltura sessuale? Oppure totalmente disinibita? bellissima immagine e bellissima anche lei. non mi piace tanto. Io direi Incapace di annoiarsi; e anche "discorsi stantii" lo sostituirei con qualcosa di più poetico. che stomaco! qui è il nonostante ad attirare la mia curiosità. La gente normale legge Platone e sopratutto legge i porno? La parola "nonostante" mi faceva pensare ad una cosa che fanno tutti, tipo allacciarsi le scarpe, indossare calzini appaiati, mangiare con la bocca, cose così... Diavolo virgola (penso ci vada la virgola, ma non ci giurerei). Io sostituirei una marcia successiva con una marcia superiore ci dirigano, mi suona meglio. Io qui farei così: Brindiamo alle stelle, mi cerca, mi vuole, lottiamo nel fango mentre ci vogliamo di brutto. Le abbasso i pantaloni, lei fa lo stesso. Ci prendiamo per ore ammazzandoci tra afa e sudore. Sostituirei bottiglie con alcool e analisi dei giardini con botanica. toglierei questa cosa, personalmente, la trovo deliziosa, caro Jerry e non escludo di copiartela nella realtà Va bene, ma siccome questi due son sempre ubriachi, è lei quella che di solito sembra più sana, allora. Toglierei, non aggiunge nulla alla storia, anzi, distrae secondo me. Non credo tutti i gay bevano la stessa cosa, lo stesso"veleno". Potresti dire, adoro quella coppia questa frase mi ha fatto ridere. Ci ubriacavamo tutta la pausa pranzo mi sembra riduttivo, no? mi annunciò con aria solenne che per tradizione, ogni anno, a cavallo del suo genetliaco deve sbronzarsi... Credo ci sia un refuso. Evviva, un refuso. Ma come timido? non abbiamo detto che ti consumava di sesso? toglierei, il protagonista ai miei occhi non fa una bella figura, meglio rimanere nel vago Questa trovo sia una bellissima e delicata descrizione della fine. Bravo, molto bravo Chuck. Forse ci vanno due virgole. Io le metterei. Ecco, questa io non l'ho proprio capita. Io e te chi? Il protagonista e la birra? Forse manca una e? Forse bisogna rileggerti da ubriachi? Forse? Intanto ho stampato il tuo racconto, alla prima occasione, quando sarò un po' brilla magari ci riprovo, sai mai che mi si apra la mente. Nel complesso l'ho trovato un racconto curato, giovanile, scritto con la voglia di dire piuttosto che di raccontare. Paga pegno, secondo me, il fatto della lunghezza. Per concludere caro @Per aspera ad astra ti chiedo scusa se sono stata molto noiosa nel rilevare cose che "io" avrei scritto diversamente, ti chiedo scusa se sono risultata antipatica e maestrina, non era assolutamente mia intenzione, visto che c'ho già i miei fastidi a veder di me e della mia difficoltosa scrittura, spero di rileggerti presto e se trasformerai questo lungo racconto in un racconto normale, con meno caratteri e meno bevute... secondo me farai una cosa buona e giusta. Cin cin e alla prossima. Ciao Charles.
  10. paolati

    Utente del mese per meriti non letterari

    @Edu , congratulazioni.
  11. paolati

    Cjan e Ligrie

    Ciao @gmela Le tue opinioni mi sembrano molto sensate e di conseguenza... ottimi consigli. Ne farò tesoro. Grazie per essere passato di qua, per avermi commentata con semplicità, e per avermi lasciato il tuo punto di vista, che tra l'altro, apprezzo particolarmente. Grazie.
  12. paolati

    Nani!

    Ciao @Befana Profana congratulazioni! Mi sa che il tuo nano è passato anche di qua. Mannaggia!
  13. paolati

    Il gioco del Vocabolario Fantastico

    Gelore: perdita della normale temperatura del corpo; può manifestarsi per varie cause, di solito gradatamente. Se il gelore persiste, si consiglia l'uso di una coperta. Se persiste da molto... consultare il medico. Se persiste da moltissimo... il medico potrebbe non essere più sufficiente. KGUCJROXEPBDQALIHVTMWFNSY
  14. paolati

    Ho ucciso Jena Plissken

    Benvenuta @Maria Santiago, complimenti per il bellissimo nome e per il "semplice" stupendo disegno della foto profilo. Sì, quella parte devo assolutamente rivederla perché, evidentemente, è scritta in modo poco chiaro. Grazie per la segnalazione. oh, io avevo pensato al solito sprovveduto friulano . Sì, molto specifico, meglio cambiare con un'altra parola. Magari una parolaccia colorita Ma scherzi? Niente niente ti chiederò di prestarmela casomai, per qualche racconto . Grazie mille per essere passata e aver deciso di lasciare un commento. Graditissimo. Grazie.
  15. paolati

    Buon compleanno ai gemelli del WD!

    Buoni compleanni a voi, due lati della stessa medaglia: @Emy (testa) e @simone volponi (croce).
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