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L'antipatico

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  1. L'antipatico

    Siamo proprio sicuri di avere bisogno di un agente?

    Al di là della domanda del post, che difficilmente potrà trovare una risposta univoca e buona per tutti, mi ha molto colpito questo passaggio della tua testimonianza. Spero che serva da monito a tanti autori, soprattutto esordienti, che magari si illudono che la mitica figura dell'agente li condurrà inevitabilmente verso la gloria imperitura, e sono per questo disposti a spendere fior di quattrini per "schede di valutazione" tanto inutili quanto costose.
  2. L'antipatico

    Avverbi in "-mente": opinioni?

    @Renato Bruno Grazie. Siamo in due.
  3. L'antipatico

    A 'caccia' di Editore

    Questa è una motivazione valida, che temo sia molto più diffusa di quanto noi "scribacchini" siamo disposti ad ammettere. Ma aggiungerei una postilla: secondo me accade anche che vengano scartati testi di buona fattura, che magari sono pure piaciuti all'interno della CE, ma per i quali l'editore semplicemente non vede un mercato. Non pensa di poterli vendere, per essere chiari. E quindi è costretto a rifiutarli persino con dispiacere. Saranno sicuramente una minoranza, ma credo esistano.
  4. L'antipatico

    Pubblicare all'estero

    Ti hanno spiegato a quale titolo ti chiedono quelle cifre? Mi sembrava di aver capito che intendessi inviare un testo in inglese, quindi non può trattarsi dei costi di traduzione. Gli agenti seri non chiedono contributi per l'editing o per la rappresentanza. Queste mi sembra perseguano un modello di business che conosciamo fin troppo bene.
  5. L'antipatico

    Autopubblicazione su amazon

    @ACart Sicurissimo. Nella tua libreria autore, seleziona "promuovi e pubblicizza" accanto al titolo per cui intendi investire in pubblicità. Ti si apre la pagina "Promuovi il tuo libro su Amazon". Sul lato destro della pagina c'è la sezione "Gestisci una campagna pubblicitaria". Dal menu a tendina, scegli il mercato in cui vuoi pubblicizzare il tuo libro (fai attenzione a scegliere amazon.it, perché altrimenti rischi fare pubblicità in Francia, in Spagna o altrove per un libro in italiano, il che ovviamente non avrebbe senso). Poi clicka su "Crea una campagna pubblicitaria". Ti si aprirà la pagina apposita (forse dovrai accedere nuovamente con le tue credenziali), con il menu a tendina con tutte le opzioni nell'angolo in alto a sinistra. Da lì in poi dovrai approfondire e fare pratica, per capire come funziona tutto e quale metodo è più efficace per te. La grande differenza di base è tra scelta individuale di parole chiave fatta da te e targeting automatico. Puoi provare tutt'e due e vedere cosa porta i migliori risultati. L'unico consiglio che mi sento di darti è: tieni bassi i limiti di spesa, sia per le singole offerte che per il totale giornaliero, perché altrimenti rischi di non recuperare mai i soldi spesi.
  6. L'antipatico

    Coronavirus, Covid19 o come diavolo si chiama quel coso

    @Alberto Tosciri Hai scritto degli interventi molto belli e significativi (le freccette verdi sono le mie). Ammesso tu non lo conosca già, ti linko questo video da brividi: Prova a immaginare il fuggi fuggi di spacciatori e piccoli delinquenti da quel paesello della Corsica, se ve ne fossero stati!
  7. L'antipatico

    L'editoria ai tempi del Coronavirus

    Ecco un'opinione pubblicata ieri dal Fatto Quotidiano, a firma di Rosario Esposito La Rossa (editore e autore): https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/13/il-coronavirus-e-entrato-a-gamba-tesa-anche-nelleditoria-una-grandissima-mazzata/5733996/ L’Italia è avvolta nel ciclone Covid-19. Tutto chiuso, pandemia. Preoccupazione all’ennesima potenza. Ma cosa sta accadendo nel fragile mondo dell’editoria italiana? Come se la passano editori, librai e addetti ai lavori? L’ultimo decreto ha praticamente sigillato le serrande d’Italia, comprese le librerie, che già vivevano un periodo di magra a causa dell’annullamento di tutte le presentazioni di libri della nazione. La sensazione è che il peggio debba ancora arrivare. In 10 giorni sono state annullate fiere internazionali come Londra e Parigi, notizia di poche ore fa l’annullamento della fiera del libro per ragazzi di Bologna, la più grande fiera di scambio diritti al mondo per l’editoria per bambini. Annullate Napoli Città Libro, Book Pride Milano, Modena Buk Festival e decine di festival letterari. Resta in piedi solo il Salone Internazionale del Libro di Torino, l’organizzazione è in attesa dell’evolversi della situazione. Una grandissima mazzata per gli editori, perché le fiere non sono solo un utile strumento di scambio diritti e contatti, ma per molti significa soprattutto contatto col pubblico, testare nuovi prodotti e liquidità immediata. Con le cancellazioni dei festival e dei tour di presentazioni nelle librerie e nelle scuole i libri usciti tra febbraio e marzo sono praticamente bruciati, difficile distribuirli, promuoverli, venderli e farli arrivare anche in libreria. Gli editori hanno bloccato le uscite di aprile e c’è il rischio di bloccare anche quelli di maggio se la situazione dovesse prolungarsi. Insomma il coronavirus è entrato a gamba testa nei tre mesi cruciali dell’editoria italiana. Oggi c’è effettivamente il rischio di riprendere in autunno, presumibilmente ottobre, mese in cui molte fiere hanno deciso di ripiegare. Ma resisterà l’editoria italiana, soprattutto quella indipendente e piccola, a tutti questi mesi di magra? Resisterà alla solita estate senza fatture? Il rischio è uscirne con le ossa rotte e dare colpi di grazia a case editrici già in difficoltà. In questi giorni di quarantena letteraria editori, scrittori e librai stanno promuovendo i testi attraverso la rete, con presentazioni in streaming, letture online, dando la possibilità ai lettori di poter scaricare gratuitamente ebook e non solo. Ma basterà? Secondo chi scrive no. Si muoverà poco e niente, economicamente parlando, e la quarantena è ancora lunga. Ho i miei dubbi anche per l’e-commerce. In questo periodo di incertezza economica credo che molti italiani limiteranno le spese superflue e ovviamente il libro è tra queste. L’e-commerce funziona se un testo viene abbondantemente promosso, altrimenti si rischia solo di mettere in rete un libro tra milioni con pochissime possibilità di vendere anche una singola copia. Bloccate anche le tipografie, soprattutto quelle on demand, che stampano anche poche decine di copie e che durante le fiere vedono aumentare notevolmente il proprio fatturato. Tutta la filiera si è fermata e speriamo che basterà tornare alla vita di sempre per rimettere in moto il meccanismo. Poche risorse arriveranno dallo Stato, troppo impegnato sulla sanità e non solo. Impensabile possa dare aiuti a tutti i settori dell’economia italiana che in questo momento stanno bruciando miliardi di euro. Bisogna capire bene cosa accadrà in Italia in estate, se sarà periodo festivo o si tenterà di recuperare il perduto. Staremo a vedere. Slitterà tutto: programmi editoriali, uscite e soprattutto pagamenti. C’è qualcuno che grida: “ora è il momento degli ebook. In questo periodo dove il contatto è pericoloso meglio scaricarli i libri, saltiamo la distribuzione e arriviamo direttamente al lettore.” Se la nostra ultima speranza sono gli ebook siamo fregati. Con dati alla mano delle vendite dell’ultimo anno di ebook in Italia la soluzione non può certo essere il digitale. Pochi possessori di e-reader, non tutte le cose editrici fanno ebook di qualità, in diversi formati e a prezzi accessibili. E i fumetti? Gli albi illustrati? Letti sugli e-reader praticamente perdono bellezza e magia. Sono preoccupato? Sì. Sono pessimista? Anche, ma continuo a ripetermi #AndràTuttoBene.
  8. L'antipatico

    Non sono un esordiente e ho bisogno di un agente

    @MarioPetillo Bravo! E continua e tenerci aggiornati, mi raccomando.
  9. L'antipatico

    L'editoria ai tempi del Coronavirus

    Cavolo, non lo sapevo. Un pessimo segnale per l'intero settore, indubbiamente. Comunque, in Germania (il Paese su cui sono più informato) stanno annullando una fiera dopo l'altra, in tutti i settori merceologici. Sarà un bagno di sangue per l'economia in generale.
  10. L'antipatico

    Aspettative di vendita

    Non capisco perché citi me: il mio voleva essere un incoraggiamento. A dirla tutta, non sopporto chi guarda con sufficienza, se non addirittura fastidio, chi si pone degli obiettivi concreti di vendita (che significa anche lettori, pubblico, giudici), con il sottinteso che l'unico scrittore degno di rispetto sia quello che scrive perché senza scrittura non riuscirebbe neppure a respirare (una specie di disturbo ossessivo compulsivo) e che considera poco dignitoso anche solo accennare al vil denaro. Certo, se poi arriva Mondadori e ti fa i cartonati da mettere davanti alle librerie (ipotesi fantasiosa, si capisce), mica staremo a spaccare il capello in quattro per una questione di principio, no? Come vedi, siamo dalla stessa parte. Peraltro, che tremila copie per un esordiente rappresentino un'asticella posta molto in alto lo dicono i fatti, che ci piaccia o meno.
  11. L'antipatico

    Aspettative di vendita

    Vabbè, ma quella era semplicemente ignoranza delle dinamiche del mercato. Gli autori italiani (non mega-autori anglofoni tradotti) che raggiungono le 30.000 copie "a botta" saranno al massimo una cinquantina, comprendendo tutti i generi letterari e anche la saggistica (tipo Vespa, Angela, Augias e gente di quel calibro). Sì, e sei anche molto coraggioso. Sia nella scelta della tua personale asticella (che hai posto molto in alto), sia nel dichiararlo ai quattro venti.
  12. L'antipatico

    Aspettative di vendita

    Secondo Messaggerie Libri, che ha il polso del 40% del mercato editoriale italiano, di circa un terzo dei titoli che hanno a magazzino non esce neppure una copia nel corso dell'anno. Cioè gli ordini (e quindi le vendite) sono pari a zero. Ha senso includere tutta questa zavorra nella media? Probabilmente no, e forse questo è uno dei motivi della discrepanza tra la media di 200 copie a titolo proposta da qualcuno e la media di 1000 copie che risulta a qualcun altro. Trattandosi di Messaggerie, ovviamente parliamo solo di copie cartacee, come auspicato da @Alexmusic . Quel che è certo, sempre secondo Messaggerie, è che solo il 3,4% dei titoli che hanno a catalogo supera le mille copie vendute in un anno, e solo il 16% va oltre le cento copie (dati 2017). È escluso, quindi, che mille copie possa essere la media di vendita annuale dei libri pubblicati, ma potrebbe essere in effetti la media di vendita nell'arco dell'intera esistenza del libro, come proposto da @Francesco Wil Grandis , fermo restando che, secondo me, da questo valore sono stati esclusi i numerosi fallimenti, cioè tutti quei titoli pubblicati per niente che rimangono a prendere polvere nei magazzini dei distributori. [Va tenuto presente che esulano da queste statistiche tutti i titoli del gruppo Mondadori-Rizzoli, che ha una propria distribuzione.]
  13. L'antipatico

    Pseudonimo:è possibile?

    @let it shine Comunque, la risposta alla tua domanda è ovviamente positiva. Puoi usare tutti gli pseudonimi che vuoi (anche uno per libro, se ti va) e le royalties sono tue di diritto.
  14. L'antipatico

    Autopubblicarsi genera un reddito

    È una colorita espressione inglese. Significa: coraggioso, intrepido, audace, sfacciato. Era per non scrivere "cazzuto".
  15. L'antipatico

    Autopubblicarsi genera un reddito

    Ballsy! Anche meno, probabilmente. Si applaude alle eccezioni.
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