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L'antipatico

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  1. Domanda interessante. Spero che qualcuno sia in grado di risponderti (io no, evidentemente).
  2. L'antipatico

    Numeri in narrativa, cifre o lettere?

    Il metodo adottato è leggermente diverso, anche perché se fosse proprio come l'hai illustrato tu farebbe pena. Lui scrive: 24 maggio del millenovecentoquindici, che ha già più senso. Indubbiamente si tratta di una ricercatezza stilistica, che può piacere o meno. Quello che sicuramente non mi piace, è quando scrive: "[...] al Teatro dal Verme, capace di 2000 posti." Io qui scriverei senz'altro duemila, non 2000. E ci vedo anche un filo di incoerenza con il modo di scrivere gli anni.
  3. L'antipatico

    Tre pessime recensioni

    @TuSìCheVale L'autore dell'articolo (o il titolista) odia talmente gli avverbi in -mente da aver scritto: "Le classifiche Amazon dei libri possono essere falsate pesante con un piccolo investimento: a spiegarlo è il Sunday Times." Ecco cosa succede a fare continuamente terrorismo psicologico su certi argomenti!
  4. L'antipatico

    Presentazioni a pagamento

    @Tessa79 Follia pura. Se queste sono le idee "vincenti" dei nomi più grossi dell'editoria, un settore perennemente in crisi e di questi tempi in crisi nera, significa che c'è tanta gente ai piani alti che non ha capito l'ABC del marketing e della promozione. Per non parlare di concetti come la fidelizzazione del cliente. Buon fallimento a tutti! P.S. Figurati come saranno contenti gli autori...
  5. L'antipatico

    Se i libri del catalogo li ha scritti... l'editore

    Esperienze nessuna, ma consiglierei senz'altro di stare alla larga. Di solito si tratta di aspiranti scrittori, un po' come tanti di noi, che avendo fallito la via della pubblicazione ed essendo molto cocciuti e forse sinceramente appassionati del mestiere di editore si fanno prendere la mano. Anziché accontentarsi del self publishing (peraltro una alternativa solo recente), esagerano, arrivando a creare addirittura una "casa editrice" (virgolette d'obbligo). Del resto è noto che è possibile far sopravvivere persino una CE completamente priva dei requisiti minimi: basta affidarsi ai volenterosi auto-acquisti e alle "vendite" forzate a familiari e amici dei tanti (troppi) aspiranti d'Italia. Conoscete la trafila. Come in ogni cosa, esistono le eccezioni. Sergio Fanucci è un editore serio, figlio e nipote di editori, che ama scrivere thriller. Dopo averli pubblicati con Rizzoli, adesso li ripubblica (e penso continuerà a scriverne) con la sua casa editrice. Roberto Massari è un editore serio, per quanto microscopico, che ha fatto tradurre in Italia anche opere importanti. Ha pubblicato con la sua CE saggi politici tutti rivolti a sinistra, su Che Guevara, Lenin, Chavez ecc., che probabilmente nessuna CE rilevante gli pubblicherebbe, non essendo lui uno storico né un divulgatore noto al grande pubblico. E sono sicuro che esistano altri casi virtuosi. Ma temo che, nella maggior parte dei casi, abbia ragione @Edmund Duke .
  6. L'antipatico

    Dopo il Self Publishing, la promozione...

    @dyskolos Chiaro come il sole, grazie. Approfondirò la questione, perché vorrei saperne di più. Per esempio: è evidente che qualunque CE da media in su deve avere un ufficio stampa deputato a occuparsi della promozione dei propri titoli, che sia interno o esterno, ma vorrei capire se esistono casi specifici in cui la CE (Longanesi, in questo caso) decide di investire massicciamente su un autore in cui crede in maniera particolare. Intendo prima che diventi famoso. Nel caso dell'autore in questione, mi risulta che abbia pubblicato dieci romanzi finora, con vendite globali complessive intorno ai tre milioni di copie, per una media, quindi, di 300.000 copie a titolo. Non siamo ai livelli dei grandi (in termini di numeri) autori anglofoni, ma credo che ci si possa accontentare.
  7. L'antipatico

    Dopo il Self Publishing, la promozione...

    @dyskolos Adesso però sono curioso. Chi è costui? Mi pare che i candidati siano decisamente pochini, ma il dubbio mi sorge proprio dal fatto che non avevo mai sentito questa storia, e mi piacerebbe approfondire (sempre che non si tratti di una leggenda metropolitana). Poi rimane una questione non irrilevante: tutta l'operazione sarebbe stata finanziata dall'autore stesso (un'eventualità decisamente anomala) o dalla sua CE (fatto già meno improbabile)?
  8. L'antipatico

    Classifica best-seller in Kindle Store

    @Fraudolente L'unica classifica affidabile è quella generale, sia per i cartacei che per gli ebook, perché ti dà un'idea di quanto stia vendendo realmente un libro. Le varie categorie sono manipolabili: l'editore (o l'autore, se autopubblicato) ha il diritto di sceglierne tre, e spesso una delle tre c'entra poco con il contenuto del libro ma viene aggiunta solo perché ha vendite complessive molto basse e permette di occupare, anche con poche copie vendute, una posizione fittiziamente alta in classifica, talvolta arrivando all'agognata bandierina "bestseller" (di categoria). Tutte le classifiche vengono stilate in base alle vendite, ma si tratta di una sorta di media ponderata. A parità di copie vendute, quelle vendute più di recente "pesano" di più di quelle vendute molto tempo fa. Di due libri che hanno venduto mille copie, quello che le ha vendute nell'ultimo mese starà più in alto in classifica rispetto a quello che le ha vendute sei mesi fa (per dire). Da ultimo, pare che anche il numero di recensioni ottenute influisca, sia pure marginalmente, sulla posizione assegnata in classifica. Di due libri che hanno venduto ambedue mille copie nel corso dell'ultimo mese, quello che ha cinquanta recensioni verrà piazzato più in alto di quello che ne ha dieci. Tutti questi accorgimenti sono necessari proprio per poterla stilare, una classifica. Con centinaia di migliaia di titoli a catalogo, è ovvio che ogni giorno migliaia di questi venderanno esattamente lo stesso numero di copie, che siano una, due o dieci.
  9. L'antipatico

    Ceccacci literary agency

    Io l'ho scritto più volte, in varie discussioni. Esattamente il mio pensiero. Esatto. Soprattutto quando l'agente fa il furbo, proponendo un editing a pagamento come passaggio necessario per una "eventuale" offerta di rappresentanza, che ovviamente non arriverà mai. Perché un agente letterario degno di questo nome sa benissimo se desidera rappresentare un testo o un autore, a prescindere dall'editing.
  10. La risposta a questa domanda è sicuramente no. Una traduzione è protetta dal diritto d'autore tanto quanto un testo originale. L'immagine di copertina non c'entra con i diritti sul contenuto del libro. Su questo aspetto non sono sicuro al 100%, ma solo al 90%: trascorsi 70 anni dalla morte dell'autore, credo che nessun erede possa più avanzare diritti. Che poi è il motivo per cui, di testi molto vecchi, si trovano spesso diverse traduzioni pubblicate da diversi editori.
  11. L'antipatico

    La vita tragicomica

    @nemesis74 Incuriosito dall'anteprima su Amazon, ho scaricato l'ebook (e sappi che non avevo mai speso 5,99 per un ebook, che di solito acquisto solo se costano pochissimo!). Ho letto solo il primo racconto, ma mi basta per farti dei complimenti "preliminari": scritto davvero bene, con una grande pulizia, senza alcunché di superfluo, ma anche con una grande verve che lo rende godibilissimo. Con queste premesse, non vedo l'ora di leggere il resto. Però devi ammettere che la tua fonte di ispirazione per il primo racconto (che non cito per non spoilerare) era oro zecchino: impossibile non sfruttarla in qualche modo!
  12. @cheguevara C'è una sola spiegazione possibile: devi avere pestato i piedi a qualcuno qui sul forum in passato, per qualcosa che adesso nemmeno ricordi più (come le persone normali), e quello o quella se l'è legata al dito. L'altra ipotesi, cioè che esista qualcuno che davvero preferirebbe che fossimo tutti uguali, una melassa indistinguibile di corpi asessuati, è troppo triste per essere presa in considerazione.
  13. L'antipatico

    Geopolitica del bestseller

    @GioLeo82 I fattori sono molteplici, ma in gran parte si possono raccogliere sotto una precisa intestazione: Impero (parola che compare anche nel tuo post). Gli imperi sono realtà complesse, che coinvolgono tutti gli aspetti della convivenza tra popoli: quello militare, quello geo-politico, quello sociale e quello culturale. Un impero, per definizione, esercita la sua influenza ben al di là dei propri confini nazionali. Dagli inizi del diciottesimo secolo fino alla fine della seconda guerra mondiale, l'impero per eccellenza fu quello britannico. La capitale del mondo era Londra. Poi sono subentrati gli Stati Uniti, e la capitale del mondo divenne New York (e Washington come centro di governo). L'Unione Sovietica è sempre stata un impero di cartapesta, proprio perché interamente incentrato sul hard power, che crea inimicizie, e del tutto privo di soft power, capace di creare legami culturali duraturi. Da una ventina d'anni a questa parte, (ri)sorge l'impero cinese, tanto che nei circoli di chi analizza la situazione geo-strategica del mondo ci si interroga da anni sul rischio della cosiddetta Trappola di Tucidide, cioè l'inevitabilità dello scontro tra un impero in difficoltà (Stati Uniti) e uno in ascesa (Cina). I cinesi stanno cominciando proprio ora a fare uso dell'arma del soft power, servendosi molto pragmaticamente di uno dei grandi simboli del soft power americano: è appena uscito il film Mulan, prodotto dalla Walt Disney. I messaggi subliminali che la pellicola vuole trasmettere sono tutti indirizzati a rendere omaggio alla leadership, ferma, saggia e inattaccabile, di Xi Jinping. Un'operazione di propaganda bella e buona, facendo un uso cinico della sete di denaro di una società che incarna alla perfezione lo spirito dell'avversario (per non dire nemico): al PCC è riuscita una perfetta fusione tra i princìpi di Sun Tzu e quelli del Libretto rosso di Mao! Questa lunga introduzione per dire che, sì, i fattori che hai elencato sono corretti, comprese la capacità di penetrazione commerciale sui mercati esteri e la diffusione della lingua. Se il rapporto tra inglese e italiano come madrelingua è di 6 a 1, quando aggiungiamo tutte le persone che parlano inglese come seconda lingua arriviamo a 18 a 1. Non posso esprimere un giudizio sulla letteratura italiana contemporanea, perché la frequento poco (leggo quasi solo saggistica), ma so che esistono eccezioni del tutto inattese. Gomorra ha venduto almeno sei milioni di copie oltre i confini nazionali (da aggiungere ai tre milioni di copie in Italia), nonostante si tratti di una storia prettamente italiana, per non dire campana. Immagino che il tema universale che ha reso l'opera un successo mondiale sia quello della criminalità organizzata, che tocca tutti i Paesi del globo. Un altro successo italiano clamoroso fu Va' dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro: sedici milioni di copie vendute a livello globale (di cui almeno tre milioni in Italia). Penso che qui il tema universale sia quello degli affetti familiari e dei relativi intrecci, suppongo espresso in maniera particolarmente riuscita, se guardiamo ai numeri (io non l'ho letto).
  14. L'antipatico

    Aporema Edizioni

    @Aporema Edizioni Vi capisco (pur nella speranza che restiate presenti sul WD a beneficio delle persone serie), ma rimango convinto che a livello legale ci sia una bella differenza tra un post in cui si fanno affermazioni che potrebbero risultare lesive degli interessi di qualcuno ed eventualmente diffamatorie e delle semplici freccette verdi o rosse, che non significano altro che: "mi piace", "condivido", o: "non mi piace", "non condivido". Questo tipo di espressione della propria opinione è tutelato dalla Costituzione e non c'è avvocato che possa argomentare il contrario. Sulla questione di un editore che gestisce un forum dedicato all'editoria non mi esprimo, perché lì davvero si va oltre ,le mie conoscenze. P.S. Avete notato che con il vostro ultimo post ve ne siete "guadagnate" altre quattro, di freccette rosse? Il WD sta diventando un autentico Far West!
  15. L'antipatico

    Editoria post-Covid: esordire sarà più difficile?

    Qua ormai siamo all'assurdo. Da una parte, CE che ti impongono espressamente, per contratto, che tu ti trasformi in un venditore porta a porta. Dall'altra, CE che sembrano volerti impedire qualsiasi iniziativa promozionale. Ma un editore normale, che faccia il suo mestiere permettendo agli autori di fare il loro, esiste ancora?
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