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Giac

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  1. Inchiostro

    Ciao @Lmtb99 Adoro quando qualcuno si cimenta nella poesia utilizzando pochi versi, ancor di più se riesce a dire tanto con poco. La tua poesia è decisamente ben confezionata e come ogni buona poesia con ridotto numero di parole, la forza delle immagini deve colpire subito ma allo stesso tempo lasciare in sospeso. Io nella tua poesia vedo qualcuno che si dà alla scrittura per non sprofondare nel dolore, e tuttavia lo scrivere non si rivela essere una vera e propria cura ma solo un ulteriore intorbidamento. Ovviamente si tratta di una interpretazione del tutto personale. Leverei solo il punto e virgola, perché la poesia fluisce senza particolare bisogno di segni di interpunzione e perché lo spazio fra le due strofe è già una demarcazione netta. Molto bello (o molto cupo, a seconda dei punti di vista) l'ossimoro "luce nera", con quel "ragnatela di" che trasmette davvero la sensazione di essere avvolto, invischiato. Analogamente, mi sono piaciuti molto i versi "furono grigiori d'arcobaleno / nel dolore d'inchiostro", dai quali ho peraltro tratto maggiormente l'interpretazione di cui sopra. A rileggerti
  2. Il concetto di base espresso dall'articolo è fondamentalmente vero e convalidato anche dai numeri redatti annualmente, ovvero che in Italia generalmente tanti scrivono e ben pochi leggono. Il titolo mi sembra però un po' fuorviante ed esprime una banale generalizzazione. Insomma, la premessa è corretta però credo che alla fine invece di espandere sul tema, cercando di spiegare un possibile nesso fra quanto detto sopra e alcuni mali dell'editoria, l'articolo va a finire nella solita provocazione ai danni degli aspiranti, che tanto da che mondo è mondo sono bistrattati sempre, indipendentemente che abbiano una solida preparazione o che siano degli sprovveduti. Mi sembra che i pareri espressi nell'articolo siano molto auto-referenziali e facciano tanto effetto "salotto letterario". Il che è di solito quello che succede quando chi pensa di essere arrivato o è arrivato procede per stereotipi, come quello nella chiusa sui giovanotti.
  3. 96 rue de La Fontaine Edizioni

    Ho pubblicato con questa casa editrice a novembre e mi unisco al coro di coloro che hanno trovato nel sign. Calzone una persona squisita, cordiale, affabile e culturalmente preparata. Anch'io come altri sono rimasto stupito dalla sua conoscenza e dal suo vivace entusiasmo. È evidente che il sign. Calzone è una persona che svolge la sua attività con passione, cosa che diventa lodevole considerate le difficoltà personali. D'altro canto, a onor del vero quoto anche quanto riportato da Andrea, ovvero che tutto ciò che è necessario per poter vendere le copie del proprio libro grava interamente sulle spalle dell'autore. Loro si adoperano affinché il libro possa fisicamente essere pubblicato, dopo di ché però i contatti si interrompono totalmente e l'operato deve essere il tuo. Su questo comunque fin dall'inizio c'è stata assoluta trasparenza e del resto si tratta di una realtà comune alle piccole case editrici. Sinceramente, al netto dei lati negativi che ci sono e sono stati esemplarmente già riportati, pubblicherei comunque nuovamente con loro. Anche solo per il fatto che parlando col sign. Calzone hai l'impressione di parlare con qualcuno (al di là della scarsità dei mezzi) sinceramente interessato alla tua opera e alla letteratura. Una boccata di ossigeno in un mondo che di parole ne vende tante ma ne spende poche.
  4. il mare dentro

    La tua poesia è molto dolce. Rende un po' il sapore dell'amore intenso, soprattutto nei primi tempi, quando c'è una fusione fra i corpi e gli spiriti, quando anche il battito del cuore è importante e viene scandito. Almeno, questa è la sensazione che mi ha trasmesso. Mi piace che tu ripeta "eravamo il mio respiro e i suoi battiti" anche alla fine, a sottolineare la sensazione che volevi trasmettere con questa poesia, qualunque essa sia. Un paio di appunti sulla forma: Inserirei una virgola dopo "un attimo", sia per mettere un po' di ordine, sia perché la pausa conferisce più risalto a "non volli che vivere un attimo..." e poi "... il suo cuore e quei miei sensi". Quel "che lei guardare" stona un pochino, un semplice "non potei che guardarla fra la seta" penso sia appropriato. Non mi piace tanto "il suo mare dentro", il "dentro" spezza un po' il ritmo; anche solo "...così ascoltai il suo mare." sarebbe stato a mio modo di vedere egualmente significativo. Ribadisco in conclusione che si tratta secondo me di una poesia molto dolce e molto "vera", la cui qualità maggiore è quella di poter ispirare certamente delle tenere emozioni, che possono variare da lettore a lettore. Molto bella
  5. Poesia: blog per recensioni

    Buonasera a tutti. Qualcuno di voi potrebbe gentilmente indicarmi il nome di qualche blog attivo a cui fare riferimento, che attualmente si occupi di poesia o che comunque sia disponibile eventualmente a recensire raccolte poetiche (naturalmente non dietro compenso)? Ho provato a svolgere qualche ricerca ma purtroppo l'impressione che ho avuto finora è che la maggior parte dei blog, correggetemi se sbaglio, o recensisca previo pagamento di una data somma, oppure non si occupi di sillogi poetiche; ho pensato pertanto di affidarmi a voi che certamente siete più esperti di me. Grazie in anticipo.
  6. Protagonista orfano: è un cliché?

    Condivido tutto quanto è stato detto finora. Aggiungo solo che la realizzazione della tua opera risentirà inevitabilmente di tutta una serie di influenze che ti accompagnano e che hai interiorizzato, sia consciamente (cose che hai visto, letto, ascoltato e apprezzato) che inconsciamente. Malgrado sia più che lecito porsi il tuo problema (e credo che tutti, a un certo punto, ce lo poniamo), direi che a meno di grandi, evidenti "scopiazzature", nessuno potrà mai dirti "ah, questa idea è simile a/mi ricorda/è uguale a questa di quest'altro tizio... ma allora hai copiato". A meno che la suddetta persona ignori il fatto che nulla si concepisce e si realizza nel vuoto.
  7. All'ombra del mughetto

    Titolo: All'ombra del mughetto Autore: Giacomo Tincani Collana: La carrucola del pozzo Casa editrice: 96, rue de-La-Fontaine Edizioni ISBN: 978-8899783730 Data di pubblicazione (o di uscita): 27 novembre 2017 Prezzo: (della versione cartacea e/o digitale) 8,00€ Genere: Poesia Pagine: 54 Quarta di copertina o estratto del libro: L'haiku, componimento tipico della tradizione giapponese, è composto da soli tre versi. In essi l'autore cerca di condensare emozioni e vicende quotidiane, creando così forme dense di significato che toccano temi quali la speranza, l'amore, la disillusione e la caducità della vita . Al contempo, traendo forza e immagini dalle molteplici manifestazioni della natura, l'autore cerca di creare uno spazio familiare in cui coinvolgere il lettore e nel quale possano emergere ricordi e sensazioni. Link all'acquisto: Link Amazon
  8. Richieste cancellazioni Racconti e Poesie

    Scusate il disturbo, chiedo cortesemente la cancellazione di queste due poesie: Poesia 1 Poesia 2 Grazie in anticipo
  9. Macabor Editore

    Nome: Macabor Editore Generi trattati: Poesia, Narrativa, Narrativa per l'infanzia, Saggistica Modalità di invio dei manoscritti: http://www.macaboreditore.it/home/index.php/manoscritti Distribuzione: Non specificata Sito: http://www.macaboreditore.it/home/index.php Facebook: Macabor Editore Qualcuno ha qualche esperienza con questa casa editrice (sia diretta che indiretta)? Qualsiasi tipo di informazione è assolutamente ben accetta.
  10. Vi capita mai di piangere mentre scrivete?

    A me capita quando si insinua il pensiero "ma dove vuoi anda', non combinerai mai una bega". Non so se è già stato scritto da altri (non ho letto tutti i post), ma credo sia necessario menzionare anche questa esperienza
  11. La nostra epoca

    "We'll buy some drugs and watch a band Then jump in the river holding hands" Mi sembra quasi di ascoltare le canzoni contenute in Diamond Dogs di David Bowie, che narrano di futuri distopici caratterizzati da una società metropolitana alla sbando, popolata da finti punk alienati e dominate dalla violenza (non solo fisica) e dalle peggiori derive. Si vede e si sente l'influenza di Arancia Meccanica, minimo comune denominatore. In Bowie preponderanti sono le ombre gettate da Metropolis e 1984, ma si parla di 40 anni fa. Al giorno d'oggi è tutto molto più vicino e meno distopico e tu Ginseng hai ben cercato di rendere il concetto a tuo modo attraverso la realtà odierna (fantasmi(rimasti)intrappolati / in circuiti elettronici / profili facebook di morti / rimangono sulla rete). Scusami se questa non è una vera e propria analisi quanto più una riflessione personale, è solo che veramente mi sembra di sentire le chitarre distorte e i rumori cittadini confusi mentre leggo le tue parole. Detto questo, bravo!
  12. Gelo (haiku)

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  13. Uno sparo

    Ciao Dark Lady, il fragmento è davvero molto buono e, sapendo che fa parte di un racconto vero e proprio, sono davvero curioso di scoprire di più riguardo la trama. Se ti può far piacere, vorrei segnalarti alcune imprecisioni e osservazioni personali e spero che la cosa possa risultarti in qualche modo utile. Scampare significa cercare di salvarsi da un pericolo o da un rischio, ma in questo caso è il bandito stesso che ha commesso l'atto quindi trovo che l'espressione non sia adatta. Al più potresti dire "che cercava scampo" e basta, in quel caso il verbo alluderebbe alle implicazioni (della rapina), oltre a lasciare la spiegazione in sospeso per il lettore. C'è qualcosa che non mi convince in questa frase. Forse avrei detto "Quel giorno, Anthony stava aspettando in macchina mentre il padre andava a pagare a un distributore di benzina. Suo padre era ancora in divisa, sebbene il suo turno fosse finito da più di un'ora." Fammi sapere cosa pensi di questa diversa impostazione. Direttamente "aveva appena terminato" o "aveva appena effettuato". Eviterei "per avere una via di scampo", in quanto può suonare ridondante sia perché hai già usato l'espressione, sia perché dalla frenesia dell'azione si desume perché il bandito apra il fuoco. Davvero suggestive queste immagini e trovo che sia un passaggio molto forte. Del resto tutto il fragmento è molto buono e le precisazioni sono per lo più a carattere formale. A tal proposito, in riferimento a questa parte eviterei il verbo "accorgersi" perché non è adatto in quanto il bandito è di fronte a lui e l'azione si sviluppa in pochi istanti. Avrei detto "il padre non ebbe tempo di rendersi conto di..." o "il padre non ebbe tempo di realizzare..." Stringeva cosa? La mano del padre? Se sì, il riferimento non è così scontato in quanto di mezzo c'è il passaggio precedente. Con "donandogli..." ti riferisci nuovamente al padre? Puoi direttamente scrivere "si rese conto del motivo dei suoi atti e vide..." o al più, per mantenere intatto il significato ma essere corretti, "e ciò lo portò a vedere la realtà..." Anche qui è necessaria una diversa costruzione della frase in base al soggetto. Su due piedi, direi... qualcosa tipo "Consapevole, un lieve sorriso amareggiato apparve sul suo volto, dopo di ché schiarì la voce e, cercando un tono solare, disse: "Allora, è pronto?". Fammi sapere cosa ne pensi! Di nuovo un immagine davvero suggestiva. Forse al posto di "si disperdeva" potrebbero essere adatti "svaniva" o "si dissolveva". A te l'ardua sentenza! Come detto all'inizio del post, il fragmento è davvero buono e mi piace molto che in così poco spazio tu sia riuscita a condensare ricordi, profumi, sensazioni, ma anche tremende esperienze e azioni frenetiche (passami il termine, poliziesche ). Come detto spero di poter leggere in futuro nuovi estratti. Ciao!
  14. Rondini (haiku)

    *Brano cancellato su richiesta dell'utente*
  15. Palladio, emissario del signor Slate

    Come avrai notato, le mie osservazioni riguardano puramente la fluidità del testo viziata in un paio di punti e qualche scelta formale. Il resto è veramente buono ed anzi mi spiace che si tratti solo di un frammento, cosa che mi preclude la possibilità di indagare a fondo il contenuto. Ad ogni modo, noto che poni molta enfasi sulle emozioni dei personaggi e sull'interazione fra essi e le caratteristiche degli ambienti circostanti; l'ampia navata della chiesa che fa da teatro al riecheggiare dei passi di Palladio, le luci fioche che filtrano attraverso le vetrate e si insinuano nell'ombra come ad insinuarsi è la paura in Ulrich, le deboli fiammelle delle candele che quasi sembrano mimare il tremolio di Ulrich (o viceversa, è Ulrich a riflettere cotanta inquietudine?). Insomma, davvero una bella narrazione, che spero possa sfociare in qualcosa di più esteso. Spero di esserti stato anche solo minimamente utile. Ciao!
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