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Anna Magic

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  1. Dégagée 5

    Sì, hai perfettamente ragione. Sono cosciente del fatto che non funziona come romanzo, ma posso scrivere in santa pace solo qualche ora di domenica pomeriggio e questo mi è uscito. Sia la sezione n.4 sia la 5 non hanno quasi alcuna rilevanza narrativa. Però mi sono divertita un mondo a scriverle, ahahah! Questo mi fa molto riflettere sul fatto che prima o poi verterò su un'altra forma di scrittura. In ogni caso, essendo classificato come testo narrativo, devo darmi una mossa e far succedere qualcosa, lo so. Volevo già farlo, ma sono lenta e non mi bastava il ritaglio di tempo. Qualche idea per avanzare ce l'ho (riguardante l'incontro con l'artista, Roberta ecc.), anche se non così definita. Probabilmente deluderò ancora, ma scrivo prima di tutto quello che mi va. A questo punto non so se sia il caso di continuare a pubblicare in una sezione destinata al feedback. Ho l'impressione di far perdere tempo a chi legge, come te. A me, invece, ricevere critiche costruttive fa piacere, se non altro per capire che sto facendo tutto all'incontrario, lol. Però non ho lo slancio e l'energia per metterle a buon frutto subito. Scrivere mi diverte, ma mi sto dedicando soprattutto ad altro e al momento non ho le mie migliori energie per migliorarmi in questo. Scegli tu, come gli eventuali altri utenti, se continuare a seguirmi o no. Non voglio mancare di rispetto al contributo di nessuno. Comunque sono contenta che tu abbia apprezzato qualcosa dell'atmosfera. Ciao e grazie
  2. Contest di Poesia - Off Topic

    @Anglares Bellissimo, grazie. Io sono anche affascinata dall'estrema freddezza razionale, dalla precisione verbale e concettuale. Ma potrebbero essere due poli di un approfondimento complesso. Il surrealismo, poi, malgrado il suo lato irrazionale, non lo definirei solo emotivo. Non è una sentimentalità ingenua. E' sempre duale, o almeno così mi sembra ora.
  3. Convulso è l'azzurro del suo cielo

    @Anglares Sì, avevo compreso. Per adesso mi sto avvicinando all'approccio surrealista nel dipingere. Ho superato la fase di apprendimento classico e posso trascenderla, il che rende l'esperienza più coinvolgente. Finalmente ci sono arrivata, e prima o poi mi succederà anche con la scrittura, ma richiederà mesi o anni.
  4. Convulso è l'azzurro del suo cielo

    @Anglares Dimenticavo... Dici: "La scrittura ambisce a esprimere la vita che è altro dal racconto (che non è altro che una convenzione letteraria). Dovrebbe essere il lettore a trasformare il testo in avventura." Questo è molto bello, e mi ispira. Anche se prima voglio mettere le mani in pasta con le convenzioni, lo considero una fase per me necessaria. Ma davvero, da lettrice amo di più i testi che vanno oltre. Grazie del bell'esempio.
  5. Convulso è l'azzurro del suo cielo

    @Anglares Sì, infatti sono aperta a questo tipo di testo e non ne lamento la mancanza di paletti narrativi tradizionali, anzi. A presto, al prossimo commento
  6. Convulso è l'azzurro del suo cielo

    @Anglares Eccomi al mio primo commento, anche se non saprò dir molto, se non che mi è piaciuto davvero. Il fatto è che la mia percezione di questo testo avviene soprattutto attraverso il filtro di ricordi di vita e artistici. A caldo non so esprimermi in modo che sia rilevante perte e per gli altri, dal momento che ha più che altro evocato miei fantasmi soggettivi. Ma, avendo letto tutti i commenti, spero di poterne dedurre che in fondo era questo il tuo scopo. Offrire delle suggestioni in cui vedere ciò che si vuole, o comunque da cui partire per un'esplorazione del proprio abisso personale. Mi piace molto la parte iniziale, non condivido il suggerimento di eliminarne ogni elemento descrittivo. Anzi, accentuano il raccoglimento tra le mura domestiche, gabbia da cui si sprigionano gli spiriti dei protagonisti, persino nella collisione carnale. Per me è suggestivo il riferimento alla tenda e a raggi di luce isolati, mi dà l'idea di una luminosità che entra a fatica attraverso la stoffa, che è come una pesante coltre che avvolge la stanza nella penombra. Immagino un appartamento rétro, vedo i protagonisti uscire raramente, ma avvolgersi spesso nelle loro lotte amorose. Sento l'ebbrezza della follia a due. E li osservo "aggrappati a una foglia azzurra", che stilla rugiada, nata dai fiumi delle mani. Pur nei suoi eccessi intenzionali ed espressivi, questo frammento riflette alcune mie esperienze quasi dimenticate. Sono stata lei e sono stata lui. Sono stata in quel posto fisico e sono volata nel baratro dei loro animi. Il gioco di contrasti, già evidenziato da altri, per me si svolge anche sul piano della guerra o incontro tra energia femminile e maschile. Uno scambio, un flusso alternato tra i due, che si scambiano i compiti e il peso. C'è qualcosa di liquido anche, come una fusione musicale. E suoni soffocati di una lotta corpo a corpo. C'è un orgasmo incorporeo. Mani decise ma gelide. L'incompiuto e il sempre ricominciato. Non pretendo di averti capito, ma ho vissuto dentro le tue parole, ne ho fissato le strane macchie alle pareti e ci ho visto dei mondi.
  7. Dégagée 5

    Attraverso un bicchiere conico, il verde dell’assenzio brillava inquietante. La luce gelida di un giorno morente disegnava geometrie sul pavimento di marmo nero. Seduta all’unico tavolino, Leonora gettava davanti a sé uno sguardo deciso e insieme distante. Le sue gambe, irrequiete, cambiavano posizione di tanto in tanto. Al centro della sala deserta, vide se stessa ballare in modo audace su di un cavallo d’acciaio. Il suo volto era tanto seducente e sfrontato da incutere timore. Si muoveva allusivamente, al ritmo di una musica immaginaria, come se non avesse mai fatto altro che degli striptease. D’un tratto, la scena si complicò, con una coppia danzante. Accavallando le gambe, osservò se stessa e Claudio ballare un silenzioso walzer attorno alla spogliarellista. Stavolta, infiocchettata com’era in un abito di tulle rosa pesca, sembrava una bambola di porcellana. Il fidanzato ne guidava le membra senza vita, guardandola con aria seriosa e infatuata. Presa da disgusto, Leonora buttò giù un gran sorso dell’intruglio smeraldino, ma la sua presa delicata non resse il calice, i cui frantumi scintillarono in terra come diamanti. Lo schianto, cristallino e sordo al contempo, si propagò nella spoglia sala da ballo, interrompendo il sogno. «Che orrore…» mormorò la ragazza, abbandonando il suo delirio onirico «Claudio ama un manichino, non me. Non si accorge di nulla, non capisce che io sono…» e non finì la frase, sentendosi quasi come se avesse davvero ingurgitato assenzio. Doveva sciogliere quel vincolo insensato, ma come? «Ah, però! Cos’è, il nuovo idolo delle femministe? Dove l’hai vista la modella, al cinematografo?» disse il padre di Leonora bonariamente, mentre si abbottonava i polsini della camicia. «Semmai “cinema”, papà» rispose lei senza voltarsi «Parla meno vecchio di quel che sei, fai uno sforzo!» e continuò a lavorare al cavalletto, senza poter trattenere un sorrisino. «Comunque tu dovevi studiare arte, dico sul serio… Io, se avessi incontrato una tale bellezza, avrei perso la testa: altro che tua madre!» Risero insieme. «Certo, però, che è un po’ troppo spudorata. Fa quasi paura…» aggiunse l’uomo. Leonora si alzò per guardare meglio la figura dipinta, e pensò di averle dato la sua stessa personalità, ma un’apparenza somigliante a Roberta. Ne sorrise divertita, poi rispose: «Cosa vuoi, “le streghe son tornate”!» «D’accordo, tu pensa a fare l’incantesimo di venderli, ‘sti capolavori, che una figlia famosa in casa fa sempre comodo» disse lui accarezzandole la testa prima di uscire. «Preferisco restare un’artista incompresa» scherzò lei «vuoi mettere lo charme maledetto? Ciao, a dopo». Rimasta sola, si affacciò alla finestra per togliersi di dosso quella leggerezza ostentata, l’unico modo sensato di interagire con suo padre. Il freddo umido dell’aria e l’ottusità della nebbia la rimandarono nel suo mondo interiore. Tornò poi a dipingere il suo personaggio, ora intenta soprattutto a rifinirne il corpo. Dalla tela, una ragazza mozzafiato sfidava l’osservatore col suo sguardo nerissimo ed un lieve sorriso provocante. I suoi capelli corvini ricadevano lisci e lucenti sulle spalle scoperte. Leonora ne carezzò col pennello i seni, a malapena coperti da un gilet di cuoio sfrangiato, poi scese sul solco dell’ombelico. Sì, sembra proprio Roberta, si disse mentre firmava con un monogramma, tranne che lei è biondiccia, e ha l’aria più dozzinale. Dovrebbe imparare a vestirsi, e a muoversi come una donna. Poi rise di se stessa, pensando che sembrava di sentire sua madre. Lavando i pennelli, rifletté che il fascino di Roberta stava proprio nella sua sottile androginia, soprattutto della voce. E che era un peccato che il dipinto non si sarebbe asciugato in tempo per il suo appuntamento col pittore misterioso.
  8. La stoffa magica cap.3

    @Lo Strappacarte Ciao di nuovo! Ti riconfermo che sei bravissimo, hai ravvivato il fuoco dell'avventura e accentuato ancor più l'aspetto "voodoo" e inquietante della maglietta, senza però perdere l'umorismo. La trama funziona, in perfetto equilibrio tra quotidianità e fantasy. Riprendi i fatti precedenti in modo discreto e non pedante. Hai molta grazia nel gestire tutti gli elementi, senza banalizzarli né complicarli troppo. La stessa materia, in mano a qualcun altro, sarebbe facilmente scaduta nella piattezza, nel nonsense o in vuota demenzialità. Invece tu stai facendo un ottimo lavoro. La madre resta la simpatica caricatura che ne avevi fatto, presente ma non troppo, a controbilanciare la vicenda principale. La protagonista emerge molto bene, mi immagino perfettamente le facce e i gesti che fa al variare del suo umore. Trovo che sia tutto al punto giusto, senza elementi superflui. La maglietta poi, adesso, è diventata una coprotagonista a tutti gli effetti. Si sente la paura che incute, ma senza troppa seriosità. Ottimo il tocco finale delle risate isteriche. Il contenuto è appropriato, soprattutto mi divertono le urla ingombranti della madre e il fatto che la maglietta abbia strisciato in terra fino al letto della protagonista. Poi ho riso un sacco della poltiglia di pesce e spine, perché è esattamente quello che prepara mia mamma, lol! Lo stile è chiaro, scorrevole, brioso, stavolta non ho proprio nulla da dire. Hai mantenuto un buon ritmo e sei stato brillante. Solo a livello di scelta di parole, ho dei minuscoli appunti da farti, probabilmente più sviste che altro: La frase fatta che si usa è "dormire sonni tranquilli", e non "sogni". Poi, qui c'è una ridondanza (L' e lo, riferiti allo spazzino): Dovresti scrivere "avrei accolto lo spazzino", oppure scrivere "quando sarebbe arrivato lo spazzino, l'avrei accolto a braccia aperte". Infine, non mi è chiarissimo perché parli di "scollatura al contrario". La protagonista squarcia la maglietta dal basso verso l'alto? Il mio giudizio complessivo di questo episodio è ottimo, bravo! Aspetto nuove avventure...
  9. @Anglares Grazie mille per i consigli e per i link. Domani leggo molto volentieri. Per il contest di poesia, invece, non so. A presto
  10. @AnglaresP.S.: In questa epoca, quei modi di scrivere che dicevamo stanno scomparendo. Teniamoli in vita, anche solo a livello amatoriale. Anche una forma meno scontata aiuta a pensare e sentire in modo non banale.
  11. Eccomi qua. Ho buttato lì una roba sgangherata e un po' sanguinante, ma mi aspettavo che a malapena qualcuno leggesse. Vi ringrazio. Grazie per il link al testo di @Dark Smile, che è senza dubbio ben scritto. Soggettivamente per invettiva intendo qualcosa di un po' diverso e meno raffinato, però è un bel testo. @Anglares, mi piacerebbe avere da te il link a qualcuna delle tue invettive. Comunque voglio dedicare attenzione a vari tuoi testi, me lo ripropongo da molto. Finora ho interagito con te solo nelle discussioni "teoriche". Mi hai davvero incuriosito verso Breton, che conosco solo da accenni di storia dell'arte. Sì, hai ragione, quantomeno da lettrice il mio approccio alla letteratura è quanto mai lontano dai più tipici schemi narrativi e di genere, anzi amo soprattutto ciò che non può essere incasellato. Perciò, la "cattiva strada" su cui scherzosamente temi di trascinarmi è in realtà il mio obiettivo ultimo. Sto scrivendo un romanzetto di formazione perché essendo alle prime armi voglio anche imparare alcuni paletti ed usi tradizionali, prima di andare a briglia sciolta. Mi diverte, sono coinvolta ed è - molto indirettamente - anche un'invettiva contro un "barone" che mi ha quasi distrutto l'esistenza. Però, al contempo, non è quello convenzionale il tipo di scrittura a cui aspiro di più. Hai ben intuito che mi vorrei, successivamente o contemporaneamente, liberare molto ma molto di più sotto ogni aspetto. Vorrei anche riprendere con la poesia, perché sarebbe un'ulteriore emancipazione dal datonarrativo. Non so quanto tempo mi ci vorrà per uscire dalle mie gabbie mentali e diventare più incisiva, con uno stile che stia al passo, però ti ringrazio di aver visto oltre i miei notevoli limiti attuali. Quello che mi dici è molto stimolante e mi fa ricordare letture atipiche che avevo un po' accantonato, ad esempio testi - anche non narrativi - di Huysmans. Anche Savinio mi incuriosisce, altre persone che stimo ne sono entusiaste. Io per ora l'ho apprezzato solo come pittore, ma devo approfondire. Grazie della fiducia e degli stimoli, domani stesso riprenderò a leggere qualcosa di anticonvenzionale, perché è il tipo di testo da cui è nata la mia passione. Poi sai che sciocchezza ho commesso? Quella di dare troppo ascolto a chi snobbava certi autori perché non li capiva. Ho sempre penato un po' nel non poter quasi mai condividere con altri il mio entusiasmo per gli artisti più originali (visivi o letterari). Perciò, anche a forza di studi precisini per diventare prof, mi sono un po' adeguata e rinnegata. Ma in fondo amo molto - anche - gli sperimentatori coraggiosi. Dunque mi hai dato anche un input di riflessione personale. Concludo citandoti una frase da un saggio di Huysmans: "Poiché non si ha talento se non si ama con passione o non si odia allo stesso modo; l'entusiasmo e il disprezzo sono indispensabili per creare un'opera; il talento è dei sinceri e dei collerici, non degli indifferenti e dei vigliacchi." Non so se condividere appieno, ma è uno spunto, senz'altro potenzialmente ispiratore di invettive. @Mathiel e @bwv582 Grazie ragazzi, apprezzo anche i vostri interventi e sono d'accordo sul fatto che la cosa che più conta è fare uso delle proprie facoltà intellettuali e intuitive nel decidere cosa ci convince e cosa no. Personalmente ora, anche se è irrilevante, inizio a propendere un po' per il panteismo. Ad ogni modo sono meno amareggiata di quando buttai giù il testo. Penso che l'importante sia trovare e offrire un po' di amore sincero e di rispetto. Non fare mai del male gratuito. Seguire le proprie inclinazioni innate quanto più possibile. Darsi da fare invece di piagnucolare perché il mondo è cattivo. Poi non si può prevedere nulla. Ecco, non ho ricette ma parto dalla semplicità. Però i miei interrogativi sul cosmo restano, e continuo a far ricerche in "sottofondo". Senza ossessione né menefreghismo. Ma scrivere è un'altra cosa, lì mi concedo anche di essere nevrotica, infantile, caustica. Forse aiuta a esserlo meno nella vita. Ciao!
  12. @Anglares Grazie, è un bozzetto per visualizzare meglio il mio romanzo. Sì, ho saputo. Un grandissimo, tra i pochi ad avere una visione acuta e non faziosa sull'arte contemporanea. Una mente vivacissima.
  13. @Anglares Hai capito benissimo il senso del post, e ti ringrazio. Ti rispondo presto nel merito, ma stasera ho bisogno di dedicarmi alla pittura. @Dark Smile Anche se condivido quanto ha precisato Anglares, le tue riflessioni sono comunque benvenute. Non ho però abbastanza preparazione filosofica per essere alla loro altezza. Io sono una (pseudo)pensatrice di strada. E, più che altro, una scribacchina che un giorno era arrabbiata.
  14. @Anglares Grazie del bell'intervento. Ho però bisogno di un po' di tempo e dello spirito giusto, nonché delle letture che consigli, per poterti rispondere. Ho appena concluso una pesante discussione familiare e mi sento come se mi fosse passato addosso un carro armato. Alla prossima, e grazie ancora.
  15. @massimopud Non si può scegliere di credere. Nel momento in cui si è realmente consapevoli dell'alternativa, e non solo per sentito dire, non si crede più al 100% come i bambini. Del resto, se si sapesse per certo come va a finire, la religione sarebbe appurare un fatto, non essere credenti. E per i cristiani "puri", credere solo perché fa comodo non assicurerebbe affatto il paradiso. Da lì, immagino, il paragone con l'innocenza dei bambini; oppure le storie sui farisei e sulla carità pelosa. Se invece si parla solo di inseguire la virtù e il bene nella vita, in modo laico e costruttivo, mi trovi d'accordo su tutta la linea. Ad ogni modo, la mia era solo una sparata di una che stava diventando nevrastenica a forza di essere circondata da bigottismo, non la mia pacata opinione di quando sono più lucida e stabile. Non prenderla troppo alla lettera ;))
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