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@pausafluente

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  1. @pausafluente

    Il foglio

    Ciao @Floriana, come dicevo in un precedente commento sull'"ex" cassa mutua, in effetti avrei dovuto tralasciare questo dettaglio inutile per il lettore. Carpetta è un contenitore di documenti, fogli, incartamenti. Si rimise nella stessa posizione di prima... prima che annotasse qualcosa sul foglio. No, non era sicuro che fossero pettegolezzi, ma viste le tipe lo credeva fermamente... e poi se ci fai caso tutto il racconto è basato su supposizioni. Se tolgo il "ma" il significato cambia. Era la sorella a non sentirsi molto bene, ma aveva dovuto accompagnarla necessariamente (forse perché lei non guidava, chissà!). Astanti sono le persone presenti in un luogo. Sulla voce che non oltrepassò la mia spalla, mi sembra un'immagine abbastanza chiara: si sedette vicino a lui provando a chiedergli qualcosa, ma riuscì solo a farfugliare parole incomprensibili e la voce non oltrepassò la propria spalla, quindi non arrivò all'orecchio dell'uomo. Grazie per averlo letto.
  2. @pausafluente

    Pausa fluente al sapor d'eucalipto

    @Claudia87 grazie! contento ti sia piaciuta
  3. @pausafluente

    Pausa fluente al sapor d'eucalipto

    @Ginseng grazie del commento anche se la tua nota sulla velocità va a favore del desiderio di allungare al massimo la durata del "minuto" (si può vedere ad esempio come un fermo immagine), io credo che la dinamicità ci sia nello sfiorare appena l'asfalto... ma se non ti è arrivata è sicuramente colpa mia grazie ancora
  4. @pausafluente

    Il foglio

    Ciao @Macleo In effetti è stato un eccesso di precisione, utile più a me stesso che al lettore, per focalizzare meglio il luogo esatto: nella mia città l'ex cassa mutua è quell'edificio dove c'è solo una parte degli uffici dell'attuale ASL (gli altri sono dall'altra parte della città). Al lettore, se non è mio concittadino che sa di esserlo, questo non serve, a meno che non lo avessi spiegato come ho fatto adesso con te. Non sono d'accordo. Avventore magari è un termine poco musicale, questo sì, ma un avventore è un cliente e, anche se si parla di SSN, pur sempre clienti siamo... ahimè! I successori sono gli eredi solo in determinati ambiti, non in assoluto. Successore = che viene dopo. Nel caso specifico, venivano dopo di me nella coda d'attesa. no! sono io che parlo non lui... la mia voce non supera la mia spalla... "Hey" non è un termine italiano, perché dunque dovrei scriverlo con la "i"? Sugli altri appunti non ho niente da dire, li accetto. Per il resto ti ringrazio molto per averlo letto e che tu lo abbia in qualche modo gradito. Grazie per i complimenti, molto gratificanti. PS. sul fatto che tendo a complicarmi la vita, beh... sì, è una mia prerogativa! :-)
  5. @pausafluente

    Il foglio

    ciao Niko, ho visto gli altri commenti, ma io purtroppo non riesco a fare le pulci ai lavori altrui, addirittura riscrivendo interi brani! Non sono un editore. Dal canto mio proverò ad approfondire di più in futuro, tempo permettendo, però spero che ci sia sempre una certa flessibilità e non ci si basi solo sulla lunghezza del commento o sul numero di correzioni grammaticali. grazie comunque per la fiducia
  6. @pausafluente

    Pausa fluente al sapor d'eucalipto

    @Sinoe grazie per le tue impressioni. Quello che ho messo in versi è proprio ciò che ho visto e sentito sulla mia pelle andando in moto in un viale di eucalipti in un momento di "liberazione".
  7. @pausafluente

    Il foglio

    http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/34814-posso-chiamarti-hello-spank/#comment-617268 http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/35025-bellissima/#comment-617256 Arrivai presto all'ex Cassa Mutua e a quell'ora fu facile trovare parcheggio. Salii le scale esterne, aprii la porta a vetri, entrai. La sala era deserta e notai un uomo di mezz’età seduto su una panchina. Aveva una matita in mano e un foglio su una carpetta a mo' di piano d'appoggio. Fissava l'ingresso e mi vide entrare. Mi misi a sedere, sentendomi osservato. L'uomo teneva il gomito destro sulla spalliera, la matita appoggiata alle labbra e dondolava la gamba sinistra, accavallata sull'altra, tamburellando con le dita sul foglio. Passarono alcuni secondi e annotò qualcosa sul foglio. Poi si rimise in posizione continuando a dondolare, tamburellare e fissare l'ingresso. In seguito, solo di tanto in tanto il suo sguardo indagatore giunse fino a me. L'orologio alla parete segnò le otto e nove minuti, quando entrarono due signore sulla sessantina, probabilmente sorelle o amiche, che abbassarono il volume della loro voce non appena si resero conto che il vuoto di quell'ambiente stava amplificando notevolmente le parole dei loro pettegolezzi. L'uomo le seguì per tutto il loro tragitto, dalla porta alle sedie. Lasciò che si accomodassero e annotò di nuovo qualcosa sul quel foglio, ma stavolta in due tempi, e in quell'indugio, durato giusto un attimo, portò la matita alla bocca e sollevò di nuovo gli occhi verso le due donne cercando di mettere a fuoco la loro immagine. Non pareva curarsi minimamente del fatto che il suo comportamento potesse essere quantomeno inopportuno. Immaginai che stesse elaborando qualche indagine statistica. Magari annotava l'età approssimativa degli avventori o la loro estrazione sociale o il tipo di prestazione per la quale si trovavano in quel posto. Diverse ipotesi si fecero largo dentro di me, ma mai nessuna che prendesse il sopravvento sulle altre. Sarei stato il primo a entrare in ambulatorio, se una delle due signore non si fosse avvicinata chiedendomi gentilmente di cederle il turno perché, disse, sua sorella era dovuta andar lì con lei necessariamente, ma non si sentiva molto bene. Mezz'ora in più, mezz'ora in meno, non mi avrebbe certo cambiato la vita. Non c'era alcun problema. L'uomo continuò a scrutare e annotare per una buona oretta, poi si diresse verso il bagno lasciando carpetta, foglio e matita sulla panchina, accanto al cappotto e al cappello. Fu più forte di me, mi alzai e camminai fin lì, svelto ma disinvolto. Lasciai scivolare l'occhio sul foglio, ma il suo lato interessante era rivolto verso il basso. Tornai indietro, stavolta passando più vicino alla panchina, e col ginocchio urtai la carpetta che sporgeva un po', facendola cadere. Preoccupato, mi abbassai e raccolsi il foglio che però mi guardava sempre dal lato sbagliato, bianco. Proprio in quel momento l'uomo aprì la porta. Teneva la testa bassa mentre si asciugava le mani con della carta. Ebbi così il tempo di rimettere tutto al proprio posto e per fortuna non si accorse di niente, o almeno così credetti. Rimasi in zona per non destare sospetti e azzardai anche un sorriso di circostanza guardandolo dritto negli occhi. Ricambiò il gesto, ma non sorrise. Si limitò a fare un cenno con la testa e andò subito a sedersi, esattamente nella posizione di prima. Lo vidi passare al setaccio tutta la sala, volgendo ripetutamente lo sguardo dal foglio agli astanti e viceversa. Che stesse architettando un’azione terroristica non era molto plausibile, non avrebbe lasciato il foglio incustodito. Tuttavia, al momento nessuna pista era da scartare. Quando il suo scanner arrivò al mio posto vuoto, io stavo passeggiando proprio davanti a lui. Sentii la sua occhiata accusatrice addosso, ci mancava solo che mi sgridasse intimandomi di tornare al mio posto. Lo guardai timidamente e mi fulminò, fu come se volesse entrarmi in testa passando per gli occhi. Cercai di immaginarmi quel foglio: poteva esserci una sorta di piantina della sala d'aspetto, con tutti i posti a sedere appena abbozzati. A ogni posto occupato, corrispondere una lettera e un numero accompagnati da una frase: due, tre parole, non di più. Ad esempio: 'M' o 'F' per il sesso, poi l'età e una breve lista di aggettivi relativi alle caratteristiche salienti del personaggio in questione. Non riuscivo a darmi pace. Il mio unico pensiero era cercare di capire quale fosse lo scopo reale di quella persona abbastanza singolare. E se, di lì a poco, avesse assassinato tutti quelli che rispondevano a una determinata peculiarità fisica? Ero scosso. Mancavano venti minuti alle dieci e arrivò il mio turno. Mi ero allontanato dal posto in cui avrei dovuto attendere il mio turno, e lasciai che i miei successori aprissero un dibattito su chi dovesse entrare a quel punto. Avvisai in ufficio che avrei perso tempo all'ASL, forse gran parte della mattinata. Non potevo andarmene così, senza capire. Nel frattempo udivo le loro voci convenire sul possibile abbandono di qualcuno. Nel giro di un minuto circa, fra un'imprecazione per l'assenza di un sacrosanto eliminacode, e una frase consolatoria perché almeno così si potevano scambiare due chiacchiere, si ristabilì l'ordine. L'uomo era visibilmente innervosito dal mio continuo vagare per la sala. Decisi di metterlo alla prova. Mi andai a sedere accanto a lui e, come risposta immediata, lui torse il busto dall'altra parte, mantenendo quasi la stessa posizione, ma appoggiando la carpetta sulla panca interponendosi tra me ed essa, intento nel suo lavoro certosino. Mi alzai nuovamente e gli passai davanti, ma evidentemente aveva deciso di ignorarmi, di eliminarmi dal suo studio, non fece più caso a me e ai miei spostamenti. Probabilmente mi classificò come non attendibile o come elemento di disturbo o, ancor peggio, non rilevante ai fini dell'analisi. Questo provocò in me una forte delusione, ma decisi che in fin dei conti non aveva importanza, dovevo andare fino in fondo. Mi aveva escluso?! Bene! In quel preciso momento diventò una questione personale, non nutrivo alcun altro interesse se non per quella sua misteriosa attività. Si fecero le undici e tre quarti. Su quel maledetto foglio doveva esserci ormai un pasticcio assurdo e senza senso. Dovevo vederlo a tutti i costi, ma non sapevo cosa inventarmi. Mi sedetti di nuovo vicino a lui e provai a chiedergli qualcosa, però vennero fuori solo parole farfugliate, incomprensibili persino per me stesso. La voce non oltrepassò la mia spalla e si dileguò nell'aria, senza raggiungere la destinazione ambita, sopraffatta dal brusio di fondo. In quel mentre si aprì l'ascensore alle nostre spalle e ne uscì una donna sulla cinquantina, piuttosto piacente e ben vestita, che si avvicinò all'uomo e gli posò delicatamente la mano sulla spalla. Lui si alzò con molta calma, raccolse il cappotto e il cappello, infilò il foglio nella carpetta, la mise sotto il braccio e, senza guardarmi nemmeno, diede l'altro braccio come appoggio alla sua signora e insieme, con pacata eleganza, si diressero verso l'uscita. Avrei voluto urlargli in faccia che era un bastardo, un dannato bastardo, che mi aveva fatto perdere un sacco di tempo prezioso, che non poteva permettersi di andarsene in giro a condizionare la vita degli altri, che se mi fosse capitato di incontrarlo di nuovo sul mio cammino gliel'avrei fatta passare io la voglia di prendersi gioco della brava gente, onesta e lavoratrice, che non era una persona corretta, che almeno poteva fare esplodere una bomba oppure tirare fuori un mitra da sotto il cappotto e fare fuori sei o sette persone innocenti. Invece non feci niente di tutto questo, rimasi lì, immobile, come un bambino al quale gli s'è rotto il giocattolo preferito, col mio turno perso, con la mezza giornata di permesso sprecata e con tutte le mie domande senza risposta su di lui e il suo foglio di merda. Mi guardai intorno e nessuno pareva essersi accorto di niente. Chi parlava col proprio vicino, chi faceva una telefonata, chi mandava un messaggio, chi si lamentava per l'eccessiva lentezza delle visite, chi si stupiva per la loro eventuale celerità, chi si accingeva a entrare, chi a uscire per fumare, chi per spostare la macchina. Davvero strana la gente, pensai. Ma non mi detti per vinto. Corsi fuori e scesi le scale tre a tre. Li vidi sul marciapiede in fondo alla strada. Continuai a correre verso di loro che passeggiavano tranquilli. "Hey! Dico a lei! Si fermi!", gli urlai dietro raggiungendolo. "Come... che... cosa vuole!? Mi lasci il braccio! Ma è impazzito!?" "Mi faccia vedere cos'ha dentro la carpetta!", balbettai per la foga. "Ma cosa sta dicendo? Cosa vuole da me? E' da stamattina che mi guarda, che mi gira intorno! E' pazzo!?" "Andiamo caro, lascia stare!", intervenne la moglie docilmente. "Non andate da nessuna parte! Non mi fregate! Mi faccia vedere quel maledetto foglio altrimenti io..." "Va bene, va bene... si calmi però! Non è il caso di agitarsi così!" "Non mi calmo! Forza, su..." Prese in mano la carpetta, tirò fuori il foglio e me lo mostrò. Rimasi di stucco. Quello che vidi fu assurdo. Un volto! Era il disegno di un volto. "Beh! Cos'è 'sta cosa?", gli chiesi con tono perplesso, leggermente imbarazzato. "A lei cosa sembra?" "Una faccia" "Perspicace!" "Lei ha disegnato una faccia?" "Non ne è ancora del tutto convinto?" "No! Cioè… sì… mmm, ma non si capisce neanche se è un uomo o una donna!" "La guardi bene, c'è anche un po' di lei…" Del tutto spaesato cominciai a osservare ogni singolo dettaglio. I capelli. Le labbra. Gli zigomi. Le orecchie. Gli occhi. Le sopracciglia. Il naso. Poi di nuovo gli occhi. Li fissai a lungo. Avevano qualcosa di familiare. Ma sì, sembravano proprio i miei occhi. Impressionante! "Ma che senso ha?" gli chiesi ormai ridotto a una nullità. "Secondo lei che senso ha?", mi chiese a sua volta. "Nessuno!" "Bene! Allora, adesso cortesemente me lo restituisca, così noi andiamo…" "Sì certo… mi scusi!" "Nessun problema, si figuri... piuttosto sia più cauto, magari qualcun altro avrebbe potuto reagire in malo modo!" Non riuscivo a levarmi dalla testa quel viso, talmente bello da non esser necessario attribuirvi un sesso. Sembrava un angelo. Un angelo dagli occhi allucinati.
  8. @pausafluente

    posso chiamarti Hello Spank?

    Scorrevole e piacevole. Però non c'è una netta distinzione tra il narrato e il dialogato. C'è un leggero abuso del linguaggio moderno della ragazza. Lo avrei destinato solo ai dialoghi... in questo modo sembra più un pagina di un diario più che un racconto e infatti c'è anche qualche refuso non grave. Tutto sommato però mi è piaciuto. Molto efficaci alcune immagini, come quella della raccolta differenziata e del metabolizzare gli eventi, dei tempi che non rispettano i tempi. Perfetta la scelta di Spank! Molto brava. Leggerò certamente altro di te.
  9. @pausafluente

    Bellissima

    Oh mamma mia, ma come si fa a commettere tanti errori in un testo così piccolo! E' una questione di proporzioni! Scusami, ma certe cose non le tollero. Questa è mancanza di rispetto verso cui si accinge a leggerti. Il minimo, per cortesia! Ovviamente ho enfatizzato volontariamente il mio attacco, ma lo penso davvero... dovresti prestare molta più attenzione! Il guaio è che non è solo un problema grammaticale, anche alcune immagini lasciano perplessi: - i capelli che sono rari perché rimasti in ordine... ? - i piedi che "sembrano quelli di un neonato, non vi e traccia di imperfezione, mi chiedo se non abbia camminato sulla punta dei piedi tutta la vita, perchè distesi formano un leggero arco che ricordano un arcobaleno accennato"... non c'è logica, è tutto sbagliato! tutto: piedi che camminano tutta la vita sulla punta diventerebbero due zoccoli di cavallo, altroché; e l'arcobaleno poi che c'entra? - eva... sarà ignoranza mia, ma perché eva dovrebbe essere più bella di venere? Inoltre c'è un abuso di "perfezione" e derivati vari. In conclusione, l'idea di portare il lettore a immaginare una scena del tutto diversa dalla realtà dei fatti è buona, ha del potenziale, ma non ne hai sfruttato neanche una briciola.
  10. @pausafluente

    Kim

    @Stefano Ficagna Ho volutamente svelato alla fine la meta del viaggio. Mentre, sui termini tumulo e lastra sepolcrale ti do ragione. @gecosulmuro Contento che il testo ti sia arrivato, per me vale 10 già solo questo, ma concordo con te sul "lavoro" mancato. Come dicevo, questo racconto nasce da una poesia, peraltro scritta di getto anch'essa... che vita frenetica! Ne avevo fatto anche una versione in seconda persona singolare presente, ma niente di che. Mi piacerebbe dedicare più tempo all'esercizio di scrittura. Grazie a entrambi.
  11. @pausafluente

    Pausa fluente al sapor d'eucalipto

    tra carezze di foglie e frecciate di sole sfioro appena l'asfalto s'impigliano ai rami le nuvole o l'aria le strappa dagli occhi mi riempio di vuoto anche solo un minuto
  12. @pausafluente

    Poche cose

    @Sinoe E' un caso? Cercavo una poesia da commentare e guarda un po' anche questa qui è tua. Mi sono ricordato dello stile peculiare, che a sto punto mi guardo bene dal riprendere, mi limito a prenderne semplicemente atto. Scrivi così perché così devi scrivere, e mi sta bene. Provo ad andare oltre. Questa poesia pare leggera. Sì, a primo impatto sembra anche lasciarti con un senso di freschezza come dopo il temporale estivo, ma in realtà dentro lo zaino la protagonista sembra avere uno o più macigni. Se ne sta andando via e porta con sé degli oggetti che le danno forza e sicurezza, ma non vuole essere seguita né ricordata. Evidentemente ha sulla coscienza un peso da non poter condividere con altri, neanche col figlio. Anzi, soprattutto con lui. Crede che andando via lascerà l'aria pulita e fresca, ma probabilmente ignora, o vuole ignorare, che chi se ne va non lascia altro che un vuoto incolmabile. Questa ovviamente è la mia interpretazione e mi è piaciuta. Ti rileggerò.
  13. @pausafluente

    Kim

    @lovigius Aspettavo qualche altro commento.. ma va bene così. In realtà è tratto da una poesia-sfogo troppo intima per me da pubblicare. A freddo ho provato a farne un racconto.
  14. @pausafluente

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

  15. @pausafluente

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    autocertifico: sono maggiorenne da un bel pezzo
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