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cxrnvs

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  1. cxrnvs

    Altromondo editore

    @FranCorvo non vedo l'ora!
  2. cxrnvs

    Altromondo editore

    Hai fatto benissimo. Io ho due schifezze di romanzi scritti ormai non so quanto tempo fa e che mi diverto a mandare *Editato dallo Staff*
  3. cxrnvs

    Altromondo editore

    e cosa c'è da leggere di più? Cestina tutto!
  4. cxrnvs

    Samuele Editore

    Più che editoria a pagamento sembra un sistema di community di acquisto. Una roba tipo lyoness e cose simili: entra nel circuito, tu compri dai negozi convenzionati e loro compreranno da te. Sembra "editoria scambio di favori", più che "a pagamento".
  5. cxrnvs

    BookRoad

    Mi hanno telefonato per un inedito che ha vinto un concorso. Me lo tengo inedito e se avrò voglia di pubblicarlo, ci sono infinite altre possibilità. *Editato dallo Staff* Loro lavorano sul venduto e una volta che hai realizzato "l'obbiettivo" del numero di copie per la pubblicazione sfruttando le tue abilità di venditore e organizzatore di presentazioni senza libro, chi ti assicura che loro si daranno da fare per promuoverti? Il loro guadagno è già incassato, perché dovrebbero rischiare? Anche eticamente la trovo una pratica discutibile. Le case editrici a pagamento almeno sono delle costose tipografie e paghi una stampa. Qui ti fai il mazzo per vendere per guadagnare una provvigione sul lavoro fatto interamente da te. La CE incassa e se tutto va bene vedrai la tua provvigione da venditore dopo un anno. Sempre che tu abbia realizzato quello che nelle altre aziende si chiama "budget di vendita". Quindi, il lavoro lo fa l'autore e il rischio di impresa se lo prende l'autore (organizzazione, viaggi e relative spese). La domanda è: l'imprenditore sono io o siete voi? Chiesto ciò, ho ringraziato e salutato. Nemmeno hanno provato a convincermi.
  6. cxrnvs

    L'erudita

    @Adelaide J. Pellitteri 1- non ti hanno corretto le bozze più di quanto non potessi fare da sola 2- non ti hanno seguito nelle presentazioni e te le sei fatte da sola 3- loro hanno stampato e loro si sono presi il 93% dei tuoi incassi. Non potevi autopubblicarti e guadagnare il 50/70% ?
  7. cxrnvs

    Armando Curcio Editore

    Assolutamente no! Vai anzi in tipografia e paga qualcuno che faccia pubblicità.
  8. cxrnvs

    Stand degli esordienti indipendenti alle fiere?

    La difficoltà la fanno i costi. Lo spazio espositivo è tutto carico dei partecipanti che ovviamente non possono essere "tanti". A questo devi aggiungere il costo delle stampe dei tuoi libri e, sarebbe utile, qualche volantino/poster/"roba da lasciare con il link al tuo sito". Tutte queste spese un'azienda le può far passare come pubblicità ed ottenere degli sgravi fiscali, cosa che il privato non può fare. In linea di massima, credo che sia possibile e stavo proprio pensando di fare qualcosa del genere in futuro. Ho solo un dubbio che è anche una paura: non sono certo che gli addetti ai lavori siano propensi ad accettare che siano venduti spazi espositivi a chi "fa da sé". Ho il presentimento che questo possa diventare un bel problema e che più di qualche soggetto cercherebbe di mettere in cattiva luce questa iniziativa.
  9. cxrnvs

    Sondaggio su pubblicazione

    quando uno si offende, in qualunque settore, significa che sa di non lavorare bene.
  10. cxrnvs

    Sondaggio su pubblicazione

    Self publishing. Tanto lo faccio per divertimento. Ho messo il naso in certe realtà editoriali e ne sono uscito nauseato. Oltre all'editoria a pagamento (il male assoluto) ci sono tutte quelle case editrici "alternative" che propongono agli autori l'autopromozione in tutte le sue varianti. E, a questo punto, preferisco fare da me. Non ho nessuna fretta di pubblicare, mi diverto a partecipare ai concorsi e a girare l'italia in tour enogastronomici-letterari. Per esempio, non avrei mai scoperto una bella e accogliente città come Cremona se non avessi vinto lì un concorso. Onestamente, a chi viene in mente di andare a Cremona per turismo? Per me, opinione personalissima, le opzioni sono due: selfpublishing e dilettantismo oppure grande CE e professionismo. In mezzo non c'è niente. Un po' come "fare karate va bene. Non fare karate va bene. Fare karate speriamo e ti schiacciano come uva"
  11. cxrnvs

    Show don't tell & Co

    Io penso il contrario. Scrivere "Lui si spaventò" è facile. Renderlo come se il lettore fosse dentro al personaggio è molto più difficile. Scrivere "Il corridoio era buio e faceva paura" è una porcata. Far provare la paura al lettore al punto da costringerlo a chiudere la porta della stanza è molto più difficile. E l'unico modo per ottenere questo effetto è immergersi nella storia. Hai mai provato a raccontare la giornata lavorativa quando torni da casa? Se "racconti" otterrai l'interesse dell'altra persona perché è un tuo famigliare. Se invece riporti discorsi diretti, voci, espressioni e gesti, l'interesse diventerà molto più profondo. Hai ragione. Sono molto rigido su queste cose. L'unico modo per ottenere almeno un 70% del risultato che si vuole ottenere è puntare al 100%. Qualcosa sfugge sempre. In tutti i campi.
  12. cxrnvs

    Show don't tell & Co

    Le basi per fare una casa sono: fondamenta, ferro, cemento. Poi da lì possiamo fare un ecomostro all'italiana o Casa Batllò. Le fondamenta e le regole sono le stesse.
  13. cxrnvs

    Show don't tell & Co

    Molto semplice e semplicistica. Pensa che dei concorsi a me interessa il montepremi e la zona, non il diploma. Col montepremi, infatti, pago il viaggio e il tour enogastronomico. Avrei potuto scrivere nella presentazione "ho 80 anni e sono un serial killer di professione. Scrivo dal carcere per noia perché mi hanno messo in isolamento dopo che ho trucidato i miei compagni di cella". Non avrebbe cambiato di una virgola il mio ragionamento né sarebbe stata una presentazione utile a capire qualcosa di più. Preferisco mostrare quel che penso e non raccontarlo in due righe. Fine OT. Cito i suoi scritti. Trattano di retorica, di come sia da sempre stata più efficace la retorica coinvolgente e diretta rispetto a quella aulica e pomposa. Trattano di costruzione delle scene e della trama. Sappiamo che se lascio cadere un cocomero dal tetto, rompo il cocomero e non il marciapiede. Lo sappiamo perché qualcuno ha studiato empiricamente e teoricamente la situazione proponendo dei casi generici che predicono la situazione specifica. Raccontare è tirare fuori il lettore dalla narrazione. Significa non immergerlo nella storia. Significa spesso trattarlo come un deficiente che non riesce a capire la situazione in cui si trovano i personaggi. Scrivere "Tizio è avaro" significa appendere un cartello al collo di una sagoma di cartone. Mostrarlo mentre si comporta da avaro, invece, rende il lettore partecipe dell'essenza del personaggio. Poi, per carità, ci sta tutto, anche dire "Abbatté il primo nemico di slancio,spinta dell'impeto della corsa. Poi ne vennero infiniti altri, senza interruzione." e vendere migliaia di copie con questa schifezza. Purtroppo i miei scritti fanno ancora abbastanza schifo. Sto imparando. Abbi pazienza.
  14. cxrnvs

    Show don't tell & Co

    è solo immergendo il lettore nel punto di vista del personaggio che puoi emozionarlo veramente. Altrimenti lo riempi di paroloni e lo tieni fuori dalla storia. L'autore non ha spazio nella narrativa fatta bene: ci sono solo i personaggi. È un po' come la voce fuori campo nel cinema: è un espediente per accorciare i tempi e/o semplificare la vita allo sceneggiatore. Non è "qualcuno", ma 2000 anni di narrativa e studi su di essa da Aristotele a oggi. E chi lo dice? Lo DEVI fare. Come autore implicito fai tutto quel che vuoi. "Lo scrittore deve essere come Dio nella creazione. Bisogna percepirlo ovunque, ma non vederlo mai" (Flaubert) nessuna bibbia. The elements of style - Strunk How fiction works - Hall Poetica/retorica - Aristotele Solo 4 che mi vengono in mente. Domanda priva di senso: gli scrittori italiani che vendono di più sono Francesco Totti, Fabio Volo, Licia Troisi e Melissa P. Esempi di pessimo stile, pessime storie e grande marketing. Non scrivere per vendere, se hai a cuore la tua passione. Altrimenti fai meglio a diventare la nuova Ferragni e venderai tutti i libri che vuoi (mi aspetto un suo libro campione di incassi fra poco) È difficile scrivere in questo modo. Molto più facile spiattellare le cose raccontando come se l'autore scendesse dal cielo e le urlasse con un megafono. Ci sono tanti romanzi "fanatici" e brutti. L'autore per primo ne è conoscenza di aver scritto qualcosa di brutto, proprio perché si rifà a delle regole. Adesso lui è in grado di migliorare, mentre gli autori che non seguono le regole piagnucoleranno perché "il mondo non capisce il mio talento". I libri sono stati rovinati da secoli in cui la teoria non era ancora ben compresa nonostante il pensiero di Aristotele e che ha prodotto i cosiddetti "mattoni". Successivamente, ormai, eravamo talmente intontiti che era più importante "darsi un tono" e leggere roba dal linguaggio aulico o con più pagine possibili per impressionare i vicini di ombrellone. Queste sono regole per produrre buona narrativa. Così come ci sono regole per produrre buona musica (sai che esistono delle regole PRECISE per questo? Scale, tonalità...) e regole per scattare una fotografia. Perché la narrativa non deve avere regole? Consideri la narrativa un'arte minore e non degna di essere approfondita? Lo scrittore bravo conosce tutte le regole, le sa applicare e sa anche quando è il momento di romperle. Oppure credi che Picasso non sapesse disegnare?
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