Vai al contenuto

_Alba_Chiara_

Scrittore
  • Numero contenuti

    41
  • Iscritto

  • Ultima visita

Tutti i contenuti di _Alba_Chiara_

  1. _Alba_Chiara_

    Cosa state leggendo?

    Oddio un bel po' di libri, qualcuno su wattpad, e uno cartaceo Regina Rossa anche se la traduzione non mi pare il massimo
  2. _Alba_Chiara_

    Un muro d'acqua - Parte 1

    Wow un inizio avvincente
  3. _Alba_Chiara_

    Echi del passato - Cap. 1

    Chiedo scusa, intendevo la scena in generale a me suona come una frase interrotta
  4. _Alba_Chiara_

    I Ponti delle Illusioni - Capitolo 2: In marcia

    Salve, chiedo scusa se mi limito a scrivere due righe, la storia mi incuriosisce però faccio un po' fatica a inquadrarla, ho molti dubbi Cosa sono le colonne? Gradi militari? Questo uomo chi è? Quanti anni aveva all'epoca? Perché omettere il nome? Perché la pioggia di sangue? E quanti soli ci sono su questo pianeta? Quanto dura un giorno?? Di questo pianeta non si sa molto, avrei compreso meglio con una presentazione, non riesco a capire se sono fuori strada o meno, mi interessa la storia e vorrei veramente avere una idea più chiara
  5. _Alba_Chiara_

    L'appartamento 707-Prologo (Fan Fiction)

    grazie per il commento
  6. _Alba_Chiara_

    L'appartamento 707-Prologo (Fan Fiction)

    Commento: “Sai Nana... Lo so perfettamente che eri contraria alla proposta di Takumi, so anche che eri già estremamente gelosa di Satsuki e adesso pure di Ren. Ma specialmente di lei, che a quell’epoca era una piccola e fragile creatura, con l’unica colpa, ad avermi indotta a tirare il guinzaglio allontanandomi da te. Non faccio che ripetermelo, sono stata un’egoista, una bugiarda che ti ha ferita con le mie menzogne, procurandoti delle profonde cicatrici. Ma ti prego, credimi, che nonostante tutto il mio cuore appartiene a Nobu, credimi, ti ho davvero chiamata disperatamente, in quei sette maledetti e lunghi anni, invocando il tuo nome fino a rimanere senza fiato. Ma soprattutto, credimi se affermo che Satsuki è cresciuta, diventando una donna forte e determinata, ricorrendo con le sue gambe la sua passione, fino a raggiungere il palco, proprio come te. Per il suo bene, lo devo accettare che non è più piccola e tanto meno fragile, però rimarrà sempre la mia creatura, sarò sempre e soltanto io la madre. Quindi ti chiedo, anzi ti imploro di prendertela con me. Mia figlia ha il diritto di continuare a correre per la strada della sua vita, senza alcun macigno sulle spalle. Te lo scongiuro, anche se non dovesse servire a nulla, lasciala comunque sfogare questa rabbia repressa. Qui la traditrice è la madre, non sua figlia.” Nana Komazu. Salve, ho in mente di scrivere una fan fiction su Nana: un manga scritto e purtroppo mai completato di Ai Yazawa. Per chi non lo conosce, per farla breve, la storia parla di due ragazze che si chiamano Nana che si trasferiscono a Tokyo andando a convivere in un appartamento, a un certo punto della trama le due coinquiline si separano, tra le varie cause c'è la gravidanza di Nana Komazu, ecco io sto scrivendo una fan fiction su sua figlia Satsuki. Tra le due c'è un rapporto particolare, Nana Osaki la considera come il suo cane, da qui il sopranome Hachiko come nel famoso film. Avrei una domanda, leggendo questo prologo cosa hai provato? Grazie per l'attenzione
  7. _Alba_Chiara_

    Riflessi

    Salve, la tua poesia mi ha colpita molto, i treni che partono mi fa pensare a una nostalgia di giorni che magari non tornano più, o forse a delle occasioni perse
  8. _Alba_Chiara_

    L'appartamento 707-Prologo (Fan Fiction)

    Grazie del chiarimento
  9. _Alba_Chiara_

    Echi del passato - Cap. 1

    Salve, il titolo mi ha incuriosita molto, ed eccomi a commentare, spero di esserti utile Una bella virgola ci sta Ci va l'apostrofo, nel testo ne mancano parecchi. Perché interrompere il discorso sul più bello? Se indendi quella donna che grida, penso che in questo contesto il soggetto serva Mio dio non vai tanto per il sottile, comunque passando al testo, potresti far comprendere meglio al lettore che questa poveretta è terrorizzata e sta patendo le pene d'inferno Per me, meglio invertire. Per il resto un po' da rivedere, più virgole e apostrofi. Mi piace il tuo stile, nelle scene d'azione tutto avviene velocemente senza che ti perdi in dettagli.
  10. _Alba_Chiara_

    L'appartamento 707-Prologo (Fan Fiction)

    Salve, grazie per il tuo tempo e per la tua sincerità, forse ti da fastidio che stravolga un opera incompleta? Sono molto affezionata a Nana, però non vorrei offendere qualcuno, vorrei solo capire meglio la tua opinione .
  11. _Alba_Chiara_

    Arcadia il sogno - capitolo 0a (parte 1 di 6)

    Salve, mi ha incuriosita il titolo e sono qui per lasciare il mio modesto commento Invece il titolo del capitolo è piuttosto misterioso, non mi introduce allo svolgimento della storia, è più che lecito mantenere l'alone di mistero, però è meglio mettere le cose in chiaro lasciamo il lettore a farsi domande nel corso della lettura non prima Intanto bel modo originale e differente nel descrivere il tramonto adesso passo alle mie modeste correzioni. consiglio di andare a capo dopo 'notturno'. "L'ambiente stesso sembrava tirare un sospiro di sollievo, rinfrancato/rincuorato alla vista della notte che si para dinanzi a lui Forse una virgola dopo avventura non guasta Se ho capito bene, potrebbe suonare meglio: "Seguendo loro stessi il sole, in quella immaginaria avventura prima di diventare adulti" ci sta sempre una virgola Mi azzardo a suggerire una frase un po' più poetica: "Seguendo loro stessi il sole, in quella immaginaria avventura, prima che la dura realtà li facesse trasformare in adulti" Togli pure alla, c'entra come un merluzzo sui maccheroni Dopo il discorso diretto andrebbe il punto, non la virgola. Con la frase 'Non si tratta di un modo di dire a effetto', ti fai comprendere ma non rende l'idea, per me, potresti tagliare qualcosa e passare subito alla spiegazione del confine: "Siamo quasi arrivati al 'confine'/ 'confine della terra', dobbiamo per forza fermarci" Questo confine distanzia a circa... Solo per fare un esempio, ho aggiunto un'aggettivo per rafforzare l'affermazione, poi ovvio scelta solo tua come spiegarlo Ricordati di mettere qualche virgola, ogni tanto, nella frase altrimenti serve la bombola per ossigeno vuole apparire codarda mi confonde Brutta storia quella del terzo in comodo, hai tutta la mia approvazione , tornando al testo ora che ho capito che si è separata dai due con una scusa, dovresti spiegarlo meglio nelle righe precedenti Se intendi dire che la cosa la turba Prima me li immagino seduti su un ramo, poi magicamente si ritrovano in montagna? Chiedo venia, ho compreso questo L'inizio è molto interessante, questo tuo mondo sembra essere uno splendido posto magico però a tratti mi sono confusa. Il confine è spiegato molto bene, però le descrizioni dei dei personaggi e alcuni dettagli andrebbero spiegati meglio, per il discorso della punteggiatura consiglio di leggere a volte alta, così capisci subito dove mettere le virgole o punti , a me serve molto, ho notato che usi qualche sinonimo, cosa che amo perché rende più scorrevole la lettura. Scendendo sul personale la storia mi intriga, io a-d-o-r-o le storie fantasiose ed originali, questo confine mi intriga chissà quali misteri nasconde , i due protagonisti mi affascinano lei temeraria, avventurosa e coraggiosa, lui capace di amare e provare sentimenti sinceri, ho provato questo dalla prima parte Spero che il mio modesto commento ti sia in qualche modo utile, un saluto
  12. _Alba_Chiara_

    Bloccata

    Salve, ringrazio in anticipo per l'attenzione. Premetto che sono una principiante ed ammetto che ho un rapporto complicato con la scrittura, tra vari periodi altalenanti in cui scrivevo per giorni interi, ad altri il nulla totale. Questa per me è solo una passione, che però vorrei sviluppare al meglio, ho tante idee per la testa ma poi quando è ora di spiegare, descrivere, raccontare mi blocco. Un esempio stupido: se voglio raccontare che Gina si incontra con il fidanzato Gino, avrei molte difficoltà, quando descrivo in prima persona ho notato che seguo lo schema di quando andavo alle elementari, ovvero: io mi alzo, mi lavo, vesto ecc.. Non saprei come far capire al lettore che Gina è agitata al solo pensiero di Gino, non saprei come descrivere il luogo dell'appuntamento, neanche quali particolari mettere, che di solito sono il profumo di lui oppure un mazzo di fiori. Insomma appena esco fuori dal mio schema, vado in tilt, aggiungendo poi a vari orrori grammaticali, verbi, punteggiatura ecc.. mi scoraggio, essendo inesperta è normale che faccia molti errori, però se non so raccontare nulla al lettore è inutile che continui no?
  13. _Alba_Chiara_

    Bloccata

    è un ottimo consiglio per iniziare, grazie
  14. _Alba_Chiara_

    Capitolo 1 (Bozza)

    COMMENTO: http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/35512-la-stoffa-magica-1/?do=findComment&comment=645914 Premessa: Sto scrivendo un romanzo ambientato nel 1800 in Inghilterra, parla di una storia di cinque fratelli costretti a rubare, prima però volevo spiegare il perché delle loro azioni, e del loro passato: partendo dal matrimonio dei genitori. Londra 1845 C’era gran fermento nella grande sfarzosa villa del Duca di Devonshire: un continuo via e vai della servitù: le migliori cameriere si occuparono di apparecchiare il tavolo nella sala da pranzo, i cuochi erano già ai fornelli. Il Duca Jack Evans controllava la situazione, mentre la Duchessa Henrietta finiva di prepararsi con l’aiuto della sua personale cameriera. I due genitori di John: avevano organizzato una cena con i parenti più stretti con lo scopo principale di stabilire la data di nozze e la sua organizzazione. Solo una settimana prima,Il Duca di Manchester: George Smith,padre della sposa, dopo la sua benedizione. Decise di organizzare un ricevimento e con un brindisi: in onore alla coppia, rese ufficiale il fidanzamento tra il Marchese John e sua figlia Lady Margareth. Il maggiordomo avvertì i padroni di casa che i genitori della futura nuora erano arrivati. Henrietta si precipitò alla camera del figlio: “John, sono arrivati, affrettatevi” gli disse in tono sbrigativo, non voleva far attendere i suoi ospiti più del dovuto “Scusatemi, eccomi madre” le rispose seccato. Mentre si sistemava la giacca, con la mente tornò indietro a sei mesi prima: quando il padre l’aveva praticamente costretto a corteggiare Lady Margareth. Bella donna, però i suoi progetti erano ben altri. Rassegnato scese assieme ai genitori, che accolsero i suoi futuri suoceri. Quando vide Margareth con quel vestito, dovette ammettere che era splendida, ancora meglio se nuda. Lei di risposta arrossì, intuendo i suoi pensieri. Dopo i saluti e i vari convenevoli, la duchessa li fece accomodare nell’apposita stanza per gli ospiti. “A nome della famiglia, vi ringraziamo per l’invito” ringraziò educatamente La duchessa Edith “Figuratevi, per noi è un onore” ti sbatterei fuori di casa, all’istante! pensò mentre sorrideva, le due donne si detestavano cordialmente, ma Edith non ci dava peso: l’importante era che sua figlia fosse felice. “Avete una splendida casa, duchessa” si complimentò sinceramente Margareth. “Oh, grazie sapete queste tende vengono dalla Francia” affermò lusingata, ci teneva a fare bella figura. Mentre le tre donne conversavano sul arredamento, gli uomini parlavano di lavoro: “Allora vecchio volpone come sfrecciano gli affari?” gli chiese in tono confidenziale George “Tutto tranquillo, in rotaie sicure” rispose Jack, loro due erano amici di vecchia data, tanto da chiamarsi per nome “Anche grazie all’intervento della nuova entrata in azienda” dette una pacca sulla spalla al figlio che sorrise forzato. Lavorava nel settore ferroviario assieme al padre da appena un mese, non voleva che la notizia si sapesse in giro, ma ormai era tardi. “Duca ho saputo che il nuovo progetto è andato in porto” cercò di cambiare discorso “Si, è stato rischioso, ma alla fine con il sollievo dei miei collaboratori, il prodotto importato ha avuto successo.” Affermò fiero di sé, l’uomo baffuto invece si occupava della gestione delle rotte commerciali. Continuarono a conversare, finché non arrivarono gli altri ospiti: Il primogenito dei Manchester: Il Marchese Noah assieme alla marchesa Diane: in dolce attesa, che teneva per mano il loro figlioletto: Luke. Per ultimo entrò il secondo figlio: Lord Andrew: celibe, si era ritirato dall’alta società per aprire un negozio di libri, uno dei rari a cui la vita mondana non gli piaceva. Alle sette di sera, il maggiordomo comunicò che la cena era pronta, tutti entrarono nella sala da pranzo: Le pareti della raffinata stanza erano di un delicato bianco crema, sopra al pavimento di legno si estendeva un elegante tappeto di un grigio perlato: con motivi astratti argentati. Al lato destro era collocata una madia: ornata da intarsi che abbellivano le ante, sul mobile era sovrapposto un cesto con della frutta di stagione. Appoggiato al muro: un grande specchio da un elegante ed indefinita forma, contornato da una sinuosa cornice argentata. In fondo al muro, tra le due finestre, c’era una credenza: composta da una sezione centrale che si sporgeva, mettendo in mostra il costoso servizio da tè in porcellana con rifiniture argentate, le due parti laterali gemelle espongono la preziosa argenteria, lucidata per l’occasione. Al centro della stanza si trovava un tavolo apparecchiato accuratamente: si estendeva una lunga tovaglia bianca, le sedie perfettamente allineate. Ad ogni singolo posto erano posizionati con cura: un sottopiatto in oro bianco circondato da preziosi decori, un piatto fondo e uno piano di un bianco splendente. Le posate argentate vengono posizionate alla perfezione,seguendo l’etichetta: il coltello e cucchiaio a destra dal piatto mentre le forchette a sinistra, i bicchieri sono disposti in diagonale a destra. I tovaglioli posti sopra al piatto, due sfarzosi candelabri illuminano la stanza e infine un centro tavola con dei fiori completava l’opera. I commensali si sedettero nei rispettivi posti. Quando servirono la seconda portata Margareth annunciò ai presenti che aveva intenzione di sposarsi entro giugno. Jack era soddisfatto, ormai era fatta: Questo matrimonio avrebbe offerto la possibilità di conoscere eventuali finanziatori con cui intraprendere nuovi rapporti commerciali. Margareth era emozionata solo all’idea di indossare l’abito da sposa. Invece il consorte, si vide sfumare in via definitiva: il sogno di diventare pittore, solo in quel momento si rese conto che il matrimonio si stava concretizzando. “Dove vorreste celebrare la cerimonia?” Diane pettegola com’era non perse tempo a informarsi. “Ci piacerebbe alla chiesa di S. Frederick ” rispose prontamente John, come desiderava Margareth che si sentì rincuorata che se ne fosse ricordato, entro domani lo saprà tutta Londra pensò irritato. “Ottima scelta: è abbastanza grande per accogliere gli ospiti” concordò Edith “per le decorazioni penserei alle ortensie” “Splendidi fiori si abbiano bene con le peonie” affermò Henrietta. Sul matrimonio riuscivano ad andare d’accordo, o almeno sugli addobbi pensò con ottimismo Edith. “Perfetto, ora pensiamo agli inviti” George passò al lato pratico “Ho sentito parlare bene di un ottimo scrivano: Louis Brown, se non ricordo male” “Ti ricordi bene padre, lo conosco da molto, è abile nel suo mestiere” intervenne Andrew. “Per il ricevimento potremmo...” Incominciò a dire Noah, che non vedeva l’ora di terminare il discorso, per poi andare a fumare. Il piccolo Luke, intanto si annoiava, stava per alzarsi ma la madre gli lanciò uno sguardo che lo convinse a rimanere seduto. Continuarono a conversare sulle questioni più importanti: dei dettagli li lasciarono alle signore che decisero di confrontarsi nel salottino, Luke stanco si addormentò sul divanetto. Nella stanza accanto decisero di fumare l’agognato sigaro: si accesero cinque toscani offerti dal padrone di casa. “So che fremevi di sapere la data del matrimonio” disse George buttando fuori una nuvola grigia, lo conosceva fin troppo bene Jack che effettivamente non aspettava altro. “Sai vecchio mio, da il mio unico erede mi aspetterei almeno un nipote, oramai ha 24 anni” Cercò di giustificarsi, mentre al figlio gli andò di traverso il fumo a sentir quelle parole. Jack non voleva che il suo amico capisse che dietro al matrimonio ci fosse la sua insistenza. Per evitare che strane voci circolassero tra i vari nobili, con alcuni dei quali era anche in buoni rapporti commerciali. “Avete ragione padre, è tempo che mi sistemi e comunque riuscirò ancora a venire a fare qualche partitina” cercò di essere convincente, anche se era il primo a non crederci. “Aspetto ancora la mia rivincita, Marchese” gli disse scherzosamente Noah e John facevano parte dello stesso club. Povera Margareth, pensò invece Andrew preoccupato: altro che partitine, ci rimarrà in calzoni. George sembrò abboccare: “Non siete l’unico Marchese, Anche con Noah è stata necessaria una piccola spinta, e ora Diane aspetta il secondo figlio, sperando sia un altro maschio”. John era un ottimo partito, alle volte si lasciava andare con l’alcool ma nulla di così grave che Margareth non potesse sistemare. Lui si fidava ciecamente del suo amico e in automatico si fidò anche di suo figlio, scelta di cui si pentirà. I gentiluomini continuarono a conversare, e fecero un brindisi alle imminenti nozze, poi alle undici gli ospiti si ritirarono presso le loro abitazioni. Jack appena si stese sul comodo materasso, si addormentò sollevato. Domani l’aspettava una lunga giornata di lavoro: ora doveva solo pensare alle spese e data la sua ricchezza, non era un gran problema. La moglie nell’altra stanza padronale, invece era agitata: al pensiero di dover organizzare il tutto insieme a quella schiatta di Edith, non la rallegrava. Di certo non voleva far brutta figura alla vista dei 500 invitati. Ogni cosa: dagli inviti fino al ricevimento doveva essere perfetta e necessitava del suo controllo. Solo dopo una buona mezz’ora riuscì ad prendere sonno. Per John, fu come riceve uno schiaffo in faccia, dalla dura realtà. Però alla fine la carriera di pittore non era un lavoro che garantiva grandi entrate, era giunto il momento di essere utile per suo padre: dato che aveva terminato l’università. E infondo non gli dispiaceva tenersi Ma Chérie per sé- aveva iniziato a chiamarla con questo nomignolo- senza che la zia bisbetica di turno li controllasse. Con questi pensieri cercò di convincersi, in bocca sentì un retrogusto amaro: sarà il liquore, pensò mentre le tenebre lo avvolser
  15. _Alba_Chiara_

    Capitolo 1: Un matrimonio (Bozza)

    ti ringrazio per i suggerimenti
  16. _Alba_Chiara_

    Capitolo 1: Un matrimonio (Bozza)

    Commento: Premessa: Sempre lo stesso capitolo, ho fatto dei tagli e aggiunto dei elementi importanti per la trama, sperando di non creare confusione. Londra 1845 Il Marchese di Devonshire John Evans, controllò l’ora, ripose l’orologio nel taschino, si sistemò il cilindro e attese l’arrivo della sua futura consorte. All’entrata del maestoso Hyde Park, il giovane uomo sospirò, con la mente tornò indietro a sei mesi prima, quando il padre l’aveva costretto a corteggiare Lady Margareth. Il Duca Jack, infatti, desiderò mantenere il proprio status sociale, ma soprattutto le proprie entrate provenienti dalla società ferroviaria di cui fu a capo. Non è altro che una questione di immagine... Strinse i pugni per la rabbia. Finalmente arrivò la carrozza privata del ducato di Manchester, si fermò davanti al parco. Il cocchiere aprì la porta e fece scendere dagli scalini Lady Margareth seguita dalla chaperon Rebecca la zia materna. “Tornate qui per le cinque esatte” ordinò altezzosa al vetturino. Oggi è particolarmente di buon umore zia Becky, pensò ironico John. Decise che era meglio concentrarsi sulla nipote: “Buon pomeriggio signore” salutò galantemente “Buon pomeriggio Marchese” ricambiarono le due donne, alla giovane le si illuminarono gli occhi, mentre la più anziana tentò di nascondere una smorfia. “Lady Margareth, venite, oggi è una splendida giornata per passeggiare” disse e le tese la mano, che lei strinse senza esitazione; all'anulare portava un vistoso anello con un diamante al centro. Dato in dono al ricevimento organizzato dal padre della sposa, il Duca George Smith. Lui, lei e la zia Becky, che li puntava come un cane segugio, si incamminarono per le viuzze del parco. Margareth si guardò intorno turbata: “Dite che sia conveniente...Tenersi per mano” aggiunse imbarazzata. “Non preoccupatevi, ormai è da una settimana che il fidanzamento è ufficiale” la rassicurò. “Vi confesso che al ricevimento di mio padre, al momento del brindisi in nostro onore, quasi non ci credevo che fosse tutto vero e quei nobili erano presenti solo per noi” disse Margareth con aria sognate. Lui la guardò e scosse il capo, troppo innocente per il mondo là fuori. “Sentite, anche se ho già il vostro permesso, mi sembra comunque doveroso chiedervi, se siete d’accordo che ci sposiamo nella chiesa di San Frederick” Domandò sempre lei “Certamente ma chérie, come desiderate” rispose neutrale John, ultimamente la chiamava con questo nomignolo. “Sono contenta che vostra madre abbia invitato anche mio fratello per questa sera, a volte Diane parla un po’ troppo”disse sollevata. In quei sei mesi gli confidò di tutto, si fidò abbastanza presto di John che non le rispose, assorto com’era nei suoi pensieri. Margareth lo guardò confusa, ma lui non se ne accorse, dopo i vari richiami di lei finalmente si ridestò: “Vi sento distante, per caso avete ripensamenti sulla chiesa?” Chiese timorosa, le dispiaceva rinunciare a quel luogo sacro. “Scusatemi, no...No, stavo solo pensando se era abbastanza capiente da contenere gli invitati” sparò la prima sciocchezza che gli venne in mente. “State tranquillo, ci ho già pensato, è enorme” non devo farlo preoccupare, pensò Margareth ingenuamente. Continuarono con la passeggiata, John guardò Margareth, i suoi capelli ondulati le incorniciavano il viso e quando incrociò i suoi occhi color ghiaccio, lei gli sorrise, lui diventò paonazzo: “Siete stupenda” ammise, seppur con vergogna, di risposta, le gote di lei si tinsero di rosso. Tra i vari sguardi d’intesa e parole d’amore, il tempo passò in fretta e con il sollievo di Rebecca, alle cinque uscirono dal parco. “Ci vediamo,a stasera Marchese” lo salutò con rammarico Margareth “Non siate triste, l’attesa verrà ripagata” disse con un tono allusivo “A più tardi, ma chérie” la congedò. In quella sera stessa, nella grande sfarzosa villa della famiglia Evans, c’era un gran fermento con un continuo viavai della servitù: le migliori cameriere, si occuparono di apparecchiare il tavolo nella sala da pranzo, mentre i cuochi erano già ai fornelli. Il Duca Jack controllò la situazione, invece la Duchessa Henrietta finì di prepararsi con l’aiuto della sua personale cameriera. Avevano organizzato una cena formale con i parenti più stretti, era giunto il momento di pianificare le nozze. Il maggiordomo avvertì i padroni di casa che i genitori assieme alla futura nuora erano arrivati. Henrietta si precipitò alla camera del figlio: “John sono arrivati, affrettatevi” gli disse in tono sbrigativo, non volle far attendere i suoi ospiti più del dovuto. “Scusatemi, eccomi madre” le rispose seccato. Mentre si sistemò la giacca, ripensò al sorriso di lei. Mi avete stregato alla fine, nonostante tutto pensò John. L’uomo si rassegnò e scese assieme ai genitori, che accolsero il Duca di Manchester George, la Duchessa Edith e la figlia Lady Margareth. Dopo i vari saluti, Henrietta li fece accomodare nell’apposita stanza per gli ospiti. “A nome della famiglia, vi ringraziamo per l’invito” disse con gentilezza Edith. “Figuratevi, per noi è un onore” Henrietta le sorrise educatamente. “Avete una splendida casa, duchessa” si complimentò sinceramente Margareth. “Oh grazie, sapete queste tende vengono dalla Francia” affermò lusingata, ci tenne a fare bella figura. Mentre le tre donne conversarono sul arredamento, gli uomini parlarono di lavoro: “Allora vecchio volpone come sfrecciano gli affari?” gli chiese in tono confidenziale George “Tutto tranquillo, in rotaie sicure” rispose Jack, loro due erano amici di vecchia data, tanto da chiamarsi per nome “Anche grazie all’intervento della nuova entrata in azienda” dette una pacca sulla spalla al figlio, che sorrise forzato. Lavorava assieme al padre da appena un mese, non volle che la notizia si sapesse in giro ma ormai era tardi. “Duca, ho saputo che il nuovo progetto è andato in porto” John provò subito a cambiare discorso “Si è stato rischioso ma alla fine, con il sollievo dei miei collaboratori, il prodotto importato ha avuto successo.” Affermò fiero George, che si occupava della gestione delle navi e delle merci provenienti dall’estero. Continuarono a conversare, finché non arrivarono gli altri ospiti. Il primo ad entrare fu il primogenito dei Manchester l’illustre Marchese Noah assieme alla marchesa Diane, in dolce attesa, che teneva per mano il loro figlioletto Luke. Seguiti dal secondo figlio Lord Andrew, celibe, si era ritirato dall’alta società per aprire un negozio di libri, uno dei pochi a cui non piaceva la vita mondana. Alle sette di sera, il maggiordomo comunicò che la cena era pronta, tutti entrarono nella sala da pranzo. I commensali si sedettero nei rispettivi posti, quando servirono la seconda portata, Margareth annunciò ai presenti che aveva intenzione di sposarsi entro giugno. Jack fu soddisfatto, questo matrimonio gli avrebbe offerto la possibilità di conoscere eventuali finanziatori con cui intraprendere nuovi rapporti commerciali. John si vide sfumare, in via definitiva, il sogno di diventare pittore, invece la futura moglie fu emozionata solo all’idea di indossare l’abito da sposa. “Dove vorreste celebrare la cerimonia?” Diane pettegola com’era, non perse tempo a informarsi. “Ci piacerebbe alla chiesa di San Frederick ” rispose prontamente John, entro domani lo saprà tutta Londra pensò irritato. “Per le decorazioni penserei alle ortensie” affermò Edith “Splendidi fiori si abbiano bene con le peonie” concordò Henrietta. Continuarono a discutere sulla cerimonia, ricevimento sugli inviti e su chi, sommariamente, invitare. Dei dettagli se ne occuparono le signore che decisero di confrontarsi nel salottino, Luke stanco si addormentò sul divanetto. Nella stanza accanto, gli uomini preferirono fumare l’agognato sigaro, si accesero cinque toscani offerti dal padrone di casa. “So che fremevi di sapere la data del matrimonio” disse George buttando fuori una nuvola grigia, lo conosceva fin troppo bene Jack che effettivamente non aspettava altro. “Sai vecchio mio, da il mio unico erede mi aspetterei almeno un nipote oramai ha 24 anni” Cercò di giustificarsi, mentre al figlio gli andò di traverso il fumo a sentir quelle parole. Jack non voleva che il suo amico capisse che dietro al matrimonio ci fosse la sua insistenza. Per evitare che strane voci circolassero tra i vari nobili, con alcuni dei quali era anche in buoni rapporti commerciali. “Avete ragione padre, è tempo che mi sistemi e comunque riuscirò ancora a venire a fare qualche partitina” il figlio cercò di essere convincente, anche se fu il primo a non crederci. “Aspetto ancora la mia rivincita, Marchese” gli disse scherzosamente Noah che fece parte dello stesso club di John. Povera Margareth, pensò invece Andrew preoccupato, altro che partitine, ci rimarrà in calzoni! George sembrò abboccare: “Non siete l’unico Marchese, Anche con Noah è stata necessaria una piccola spinta e ora Diane aspetta il secondo figlio, sperando sia un altro maschio”. John fu un ottimo partito, alle volte si lasciava andare con l’alcool, ma nulla di così grave che Margareth non potesse sistemare. I gentiluomini continuarono a dialogare, la serata si concluse con un brindisi alle imminenti nozze, in seguito gli ospiti si ritirarono presso le loro abitazioni. Jack appena si stese sul comodo materasso, si addormentò rincuorato. Domani l’attendeva una lunga giornata di lavoro, doveva solo pensare alle spese e data la sua ricchezza, non fu un gran problema. La moglie nell’altra stanza padronale, invece era agitata, al sol pensiero di dover organizzare tutto, dopo una buona mezz’ora riuscì ad prendere sonno. Per John, fu come riceve uno schiaffo in faccia, dalla dura realtà. Solo in quel momento comprese che il matrimonio si stava concretizzando. Però alla fine la carriera di pittore non era un lavoro che garantiva grandi guadagni, dato che aveva terminato l’università, era effettivamente giunto il momento di essere utile per suo padre, e poi infondo non gli dispiaceva tenersi ma chérie per sé, senza avere zia Becky tra i piedi. Con questi pensieri cercò di convincersi, in bocca sentì un retrogusto amaro, sarà il liquore pensò mentre le tenebre lo avvolsero.
  17. _Alba_Chiara_

    L'ultima notte

    Che bel racconto, mi ha affascinato, nonostante il finale drammatico. Si vede che hai delle conoscenze sulla cultura giapponese, usando il linguaggio tecnico. A come per un guerriero era vista la morte, le superstizioni che circolavano, la mentalità di quei tempi... Si respira appieno il contesto storico di allora
  18. _Alba_Chiara_

    [Sfida 1] Il cacciatore e lo spirito volpe

    Bella la storia, non me l'aspettavo la fine del cacciatore, un bel colpo di scena!
  19. _Alba_Chiara_

    Capitolo 1: Un matrimonio (Bozza)

    Se il figlio è marchese, difficilmente il padre sarà duca come scritto poco sopra (un titolo per altro di rango parecchio elevato) Io su internet ho trovato che se è figlio di un Duca il primogenito, di solito, eredita il secondo titolo più importante. Mi conviene fare ricerche più approfondite Nessun duca avrebbe mai messo nome all'erede Jack, troppo informale e più spesso un diminutivo che un nome vero e proprio Davvero? Quindi dovrei cambiare nome?
  20. _Alba_Chiara_

    Capitolo 1: Un matrimonio (Bozza)

    Salve, ti ringrazio per la precisazione per niente inopportuna anzi, sono i dettagli che fanno la differenza.
  21. _Alba_Chiara_

    Ordinaria Amministrazione(Capitolo 1)

    La vallata si estendeva per un ampio palmo di terra, che comprendeva diversi rilievi montuosi. Con una virgola secondo me rende meglio “Era da molti anni che non fumavo qualcosa di così buono. Ma, devo dire, era da molti anni che non capitava una tempesta del genere” aggiunse il vecchio mentre guardava il fuoco. Se vuoi rendere meglio l'idea, che fuori c'è una temporale con fulmini e saette suonerebbe meglio. Qui non riesco a capire chi parla, sono presenti tre personaggi, anch'io faccio lo stesso errore omettendo il soggetto. [...] Qualche settimana fa ho ricevuto una lettera da parte sua, mi chiedeva aiuto, sta molto male in seguito ad una caduta da cavallo. Con due virgole rende comunque l'idea. Sempre a parere mio. Salve ho letto la tua storia, il tema del Far West mi affascina, hai descritto molto bene il paesaggio mettendo in evidenza gli elementi più importanti: le montagne, la valle, il fiume. Dietro si vede che ci sono delle ricerche/ conoscenze a riguardo da quando spieghi che con l'arrivo dei visi pallidi, gli indiani si spostarono in zone sicure. Ho apprezzato che hai descritto il paesaggio per poi spiegare brevemente la storia, senza annoiare e scendere in dettagli. Ammetto che del periodo so ben poco, però mi sembra di notare che fai sentire che siamo nel West, i cavalli, le fattorie, le pistole. Anche nel comportamento dei personaggi. dal locandiere diffidente che si è ritirato dopo una vita avventurosa, al duro padre che aiuta il parente con la fattoria, in sintesi molta coerenza con la realtà storica di allora. Per la presentazione dei personaggi, sarebbe stato più d'impatto presentare subito i personaggi, che entrano nella locanda mentre fuori inizia la tempesta. Spiegando brevemente il motivo del loro viaggio. Per poi passare alla descrizione della locanda ecc.. Però questo è una mia opinione personale, anzi hai reso l'idea dei personaggi. Il padre autoritario, meglio obbedire e non mettersi contro di lui e il suo vecchio revolver, il figlio magari fin da subito, costretto dal padre a viaggiare, in conflitto con lui. Pure locandiere, anche se è un personaggio secondario, gli hai dato una storia sempre senza perderti in dettagli futili, al contrario della sottoscritta. Essendo inesperta ho fatto solo alcuni accorgimenti, dove mi sentivo più sicura. Nei discorsi diretti ricorda di mettere il soggetto, in alcuni punti non capivo più chi parlava. Alcune volte metti dei punti, interrompendo il discorso dove servirebbe una virgola, rende più scorrevole la lettura. Hai terminato il capitolo proprio sul più bello, il che invoglia a continuare la lettura. Non mi sento di aggiungere altro, complimenti davvero
  22. _Alba_Chiara_

    Capitolo 1 (Bozza riscritta)

    http://www.writersdream.org/forum/forums/topic/34547-chronicles-arcangels/?do=findComment&comment=647032 Premessa: Sto scrivendo un romanzo ambientato nel 1800 in Inghilterra, parla di una storia di cinque fratelli costretti a rubare, prima però volevo spiegare il perché delle loro azioni, e del loro passato: partendo dal matrimonio dei genitori. Ho riscritto la parte iniziale, quella precedente non mi convince facendo tagli e aggiungendo dove serve. L'obiettivo è di rende più chiaro l'inizio della storia. Londra 1845 Il Marchese di Devonshire: John Evans controllò l’ora ripose l’orologio nel taschino, si sistemò il cilindro e attese l’arrivo della sua amata Lady Margareth. All’entrata del maestoso Hyde park il giovane uomo si chiese perché fosse lì, poi ricordò il motivo come se ne fosse dimenticato. Soldi la prima parola che gli venne in mente che subito associò al padre. Il Duca Jack desiderava mantenere il proprio status sociale e soprattutto le proprie entrate provenienti dalla società ferroviaria di cui fu a capo. Non è altro che una questione di immagine strinse i pugni per la rabbia. Finalmente arrivò la carrozza privata del ducato di Manchester, si fermò davanti al parco. Il cocchiere aprì la porta e fece scendere scendere dagli scalini Lady Margareth seguita dalla chaperon Rebecca, ovvero la zia zitella, bisbetica e insopportabile. “Tornate qui per le cinque esatte” disse altezzosa al povero vetturino. Oggi è particolarmente di buon umore zia Becky, pensò ironico John. Decise che era meglio concentrarsi sulla dolce e ingenua nipote: “Buon pomeriggio signore” salutò galantemente “Buon pomeriggio Marchese” ricambiarono le due donne, la giovane con un sorriso, mentre la più anziana con uno forzato. “Lady Margareth venite oggi è una splendida giornata per passeggiare” le tese la mano, lei senza esitazione la strinse, al anulare sinistro portava un vistoso anello con uno smeraldo al centro. Dato in dono al ricevimento organizzato dal padre della sposa, il Duca George Smith. Lui, lei e la zia Becky, che li puntava come un cane da segugio, si incamminarono per le viette del parco. Margareth si guardò intorno turbata: “Dite che sia conveniente...Tenersi per mano” aggiunse imbarazzata. “Non preoccupatevi, ormai è da una settimana che il fidanzamento è ufficiale” la rassicurò “Vi confesso che al ricevimento di mio padre, al momento del brindisi in nostro onore quasi non ci credevo che fosse vero. Tutti quei nobili erano presenti solo per noi” disse con aria sognate. Lui la guardò e scosse il capo, troppo innocente per il mondo là fuori. “Sentite, so che ho già il vostro permesso, però mi sembra più che doveroso chiedervi se vi bene che ci sposiamo nella chiesa di San Frederick” Domandò “Certamente ma chérie, come desiderate” disse neutrale, ultimamente la chiamava con questo nomignolo. “Sono sollevata che vostra madre abbia invitato anche mio fratello per questa sera, a volte Diane parla un po’ troppo ”disse sollevata. In quei sei mesi gli confidò di tutto, si fidò piuttosto presto di John che non le rispose, assorto com’era nei suoi pensieri. Margareth lo guardò confusa, ma lui non se ne accorse, dopo i vari richiami di lei, finalmente si ridestò: “Vi sento distante, per caso avete ripensamenti sulla chiesa?” Chiese timorosa, ci teneva proprio a quel luogo sacro. “Scusatemi, no...No stavo solo pensando se era abbastanza capiente da contenere gli ospiti” sparò la prima sciocchezza che gli venne in mente. “State tranquillo, ci ho già pensato, è enorme” non devo farlo preoccupare ancora di più, pensò ingenuamente. John riusci solamente a sorriderle. Continuarono con la passeggiata, ogni tanto si scambiavano degli sguardi d’intesa e parole d’amore. Con il sollievo di Rebecca alle cinque, uscirono dal parco. “Ci vediamo stasera Marchese” lo salutò con rammarico Margareth “Non siate triste, l’attesa verrà ripagata” disse con un tono allusivo “A stasera ma chérie” la congedò. In quella sera stessa, c’era un gran fermento nella grande sfarzosa villa della famiglia Evans: un continuo viavai della servitù, le migliori cameriere si occuparono di apparecchiare il tavolo nella sala da pranzo, i cuochi erano già ai fornelli. Il Duca Jack controllava la situazione, mentre la Duchessa Henrietta finiva di prepararsi con l’aiuto della sua personale cameriera. Avevano organizzato una cena formale con i parenti più stretti, era giunto il momento di pianificare le nozze. Il maggiordomo avvertì i padroni di casa che i genitori della futura nuora erano arrivati. Henrietta si precipitò alla camera del figlio: “John, sono arrivati, affrettatevi” gli disse in tono sbrigativo, non volle far attendere i suoi ospiti più del dovuto “Scusatemi, eccomi madre” le rispose seccato. Mentre si sistemò la giacca, con la mente tornò indietro a sei mesi prima. A quando il padre l’aveva costretto a corteggiare Lady Margareth. Bella donna, però i suoi progetti erano ben altri. L’uomo si rassegnò e scese assieme ai genitori, che accolsero i suoi futuri suoceri. Quando la rivide con quel vestito elegante, dovette ammettere che era splendida, ancora meglio se nuda. Lei intuì all’instante i suoi pensieri, le sue gote si tinsero di rosso. Dopo i vari saluti, Henrietta li fece accomodare nell’apposita stanza per gli ospiti, non senza aver squadrato da capo ai piedi la duchessa Edith. “A nome della famiglia, vi ringraziamo per l’invito” disse educatamente Edith, sforzandosi di sorriderle. “Figuratevi, per noi è un onore” ti sbatterei fuori di casa, all’istante! Pensò mentre cercò di trattenersi. Le due donne si detestavano cordialmente, ma Edith non ci dette peso. La priorità fu la felicità di sua figlia. “Avete una splendida casa, duchessa” si complimentò sinceramente Margareth. “Oh, grazie sapete queste tende vengono dalla Francia” affermò lusingata, ci teneva a fare bella figura. Mentre le tre donne conversarono sul arredamento, gli uomini parlarono di lavoro: “Allora vecchio volpone come sfrecciano gli affari?” gli chiese in tono confidenziale George “Tutto tranquillo, in rotaie sicure” rispose Jack, loro due erano amici di vecchia data, tanto da chiamarsi per nome “Anche grazie all’intervento della nuova entrata in azienda” dette una pacca sulla spalla al figlio che sorrise forzato. Lavorava assieme al padre da appena un mese, non volle che la notizia si sapesse in giro, ma ormai era tardi. “Duca ho saputo che il nuovo progetto è andato in porto” cercò di cambiare discorso “Si è stato rischioso ma alla fine, con il sollievo dei miei collaboratori, il prodotto importato ha avuto successo.” Affermò fiero di sé, l’uomo baffuto invece si occupava della gestione delle navi e delle merci provenienti dall’estero. Continuarono a conversare, finché non arrivarono gli altri ospiti. Il primo ad entrare fu il primogenito dei Manchester: Il Marchese Noah assieme alla marchesa Diane, in dolce attesa, teneva per mano il loro figlioletto Luke. Seguiti dal secondo figlio Lord Andrew, celibe, si era ritirato dall’alta società per aprire un negozio di libri, uno dei rari a cui la vita mondana non gli piacque. Alle sette di sera, il maggiordomo comunicò che la cena era pronta, tutti entrarono nella sala da pranzo. Al centro della stanza si trovava un tavolo apparecchiato accuratamente: si estendeva una lunga tovaglia bianca, le sedie perfettamente allineate. Ad ogni singolo posto erano posizionati con cura un sottopiatto in oro bianco ornato da preziosi decori, un piatto fondo e uno piano di un bianco splendente. Le posate argentate vengono posizionate alla perfezione, seguendo l’etichetta: il coltello e cucchiaio a destra dal piatto mentre le forchette a sinistra, i bicchieri sono disposti in diagonale a destra. I tovaglioli posti sopra al piatto, due sfarzosi candelabri illuminano la stanza e infine un centro tavola con dei fiori completava l’opera. I commensali si sedettero nei rispettivi posti. Quando servirono la seconda portata, Margareth annunciò ai presenti che aveva intenzione di sposarsi entro giugno. Jack fu soddisfatto era fatta, questo matrimonio avrebbe offerto la possibilità di conoscere eventuali finanziatori con cui intraprendere nuovi rapporti commerciali. Margareth fu emozionata solo all’idea di indossare l’abito da sposa. Invece il consorte si vide sfumare, in via definitiva, il sogno di diventare pittore. “Dove vorreste celebrare la cerimonia?” Diane pettegola com’era non perse tempo a informarsi. “Ci piacerebbe alla chiesa di S. Frederick ” rispose prontamente John, entro domani lo saprà tutta Londra pensò irritato. “Per le decorazioni penserei alle ortensie” affermò Edith “Splendidi fiori si abbiano bene con le peonie” concordò Henrietta, seppur con rillutanza. “Perfetto, per gli inviti potremmo rivolgerci a un certo Louis Brown ne ho sentito parlare bene, se non ricordo male” affermò pensoso George “Ti ricordi bene padre, lo conosco da molto, è abile nel suo mestiere” intervenne Andrew. “Per il ricevimento potremmo...” Incominciò a dire Noah, che non vide l’ora di terminare il discorso, per poi andare a fumare. Il piccolo Luke, intanto si annoiava, stette per alzarsi ma la madre gli lanciò uno sguardo che lo convinse a rimanere seduto. Dopo aver discusso sulla cerimonia, ricevimento e su chi, sommariamente, invitare. Dei dettagli se ne occuparono le signore che decisero di confrontarsi nel salottino, Luke stanco si addormentò sul divanetto. Nella stanza accanto, gli uomini, preferirono fumare l’agognato sigaro: si accesero cinque toscani offerti dal padrone di casa. “So che fremevi di sapere la data del matrimonio” disse George buttando fuori una nuvola grigia, lo conosceva fin troppo bene Jack che effettivamente non aspettava altro. “Sai vecchio mio, da il mio unico erede mi aspetterei almeno un nipote oramai ha 24 anni” Cercò di giustificarsi, mentre al figlio gli andò di traverso il fumo a sentir quelle parole. Jack non voleva che il suo amico capisse che dietro al matrimonio ci fosse la sua insistenza. Per evitare che strane voci circolassero tra i vari nobili, con alcuni dei quali era anche in buoni rapporti commerciali. “Avete ragione padre, è tempo che mi sistemi e comunque riuscirò ancora a venire a fare qualche partitina” il figlio cercò di essere convincente, anche se fu il primo a non crederci. “Aspetto ancora la mia rivincita, Marchese” gli disse scherzosamente Noah che fece parte dello stesso club di John. Povera Margareth, pensò invece Andrew preoccupato: altro che partitine, ci rimarrà in calzoni! George sembrò abboccare: “Non siete l’unico Marchese, Anche con Noah è stata necessaria una piccola spinta e ora Diane aspetta il secondo figlio, sperando sia un altro maschio”. John fu un ottimo partito, alle volte si lasciava andare con l’alcool ma nulla di così grave che Margareth non potesse sistemare. I gentiluomini continuarono a dialogare, la serata si concluse con un brindisi alle imminenti nozze, in seguito gli ospiti si ritirarono presso le loro abitazioni. Jack appena si stese sul comodo materasso, si addormentò sollevato. Domani l’attendeva una lunga giornata di lavoro, doveva solo pensare alle spese e data la sua ricchezza, non fu un gran problema. La moglie nell’altra stanza padronale, invece era agitata, il pensiero di dover organizzare tutto e per giunta insieme a quella schiatta di Edith, non la rallegrò; solo dopo una buona mezz’ora riuscì ad prendere sonno. Per John, fu come riceve uno schiaffo in faccia, dalla dura realtà. Solo in quel momento comprese che il matrimonio si stava concretizzando. Però alla fine la carriera di pittore non era un lavoro che garantiva grandi guadagni, dato che aveva terminato l’università era effettivamente giunto il momento di essere utile per suo padre, e poi infondo non gli dispiaceva tenersi ma chérie per sé, senza avere zia Becky tra i piedi. Con questi pensieri cercò di convincersi, in bocca sentì un retrogusto amaro: sarà il liquore, pensò mentre le tenebre lo avvolsero.
  23. _Alba_Chiara_

    Chronicles arcangels

    Amo gli angeli e adoro Londra, già mi hai conquistata con questi due elementi. L'inizio è molto azzeccato pieno di azione che mette curiosità e spinge a continuare a leggere. Ho notato qualche ripetizione di alcune parole: i due nomi dei fratelli, gli occhi e il loro colore detti troppe volte, la parola urla si può sostituire con grida rende più scorrevole la lettura. Alcuni punti mi sono parsi oscuri 'così dalla sua ombra che era inesistente' che vuol dire, che significato ha? Questo dettaglio sarebbe da chiarire. Quando ho letto che Gabriele fuma, ci sono rimasta male, avendo un' idea diversa di angelo, cioè un essere puro dedito al Signore. Però non mi dispiace che ci sia la tua componente personale, l'elemento fantasioso che ti identifica.
  24. _Alba_Chiara_

    Oltre gli abissi della mente parte 1

    interessante la storia, anche se alcune cose non le ho capite, mi ci vuole un po' per comprendere questi affascinanti meccanismi della mente
  25. _Alba_Chiara_

    La stoffa magica 1

    Salve dal primo capitolo sembra molto interessante, una ragazza tutto pepe. Rendi subito l'idea della protagonista: una ragazza diversa dalle altre, solo dal fatto che odia lo shopping e la scelta della maglia rende l'idea. Ottimo utilizzo delle virgole e punti, che non sono mai sufficienti a mio avviso. Sulla grammatica nulla da rilevare, ottimo il riferimento al Minotauro. Questo da l'idea della ragazza alla propensione verso la letteratura: al fascino di antichi miti e leggende. Sarebbe stato interessante sapere qualcosa in più sul rapporto madre e figlia, scavare di po' di più sulle motivazioni di questo rapporto conflittuale, per il titolo consiglio di metterne uno che renda meglio l'idea. 'Leggendo stoffa magica' può confondere. Infine penso che la parola mamma sia ripetuta spesso, da qualche parte si potrebbe togliere o sostituire con madre. L'inizio mette curiosità e spinge alla lettura
×