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Flavia Guzzo

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  1. Flavia Guzzo

    IoScrittore

    Anche nella prima fase va a fortuna, credimi. Lo scorso anno ho avuto 9 giudizi sull'incipit che, tradotti in voto, potevano andare dal 10 ( unico voto esplicito che hi avuto ) al 3, con tutte le sfumature intermedie. Pochi commenti utili al miglioramento. E quindi: era un capolavoro o una ciofeca immonda? Questo è il rischio di quando a giudicare ci sono anche persone molto inesperte. Non si va al di là dei gusti personali
  2. Flavia Guzzo

    IoScrittore

    ...un altro indizio?
  3. Flavia Guzzo

    Mi presento, ho scritto un libro per non dimenticare...

    Grazie delle informazioni!
  4. Flavia Guzzo

    Mi presento, ho scritto un libro per non dimenticare...

    Grazie staff di writersdream. Mi sembra un bel sito ma non è fatto per me. Ho eliminato dalla sezione libri il mio lavoro, è possibile per favore eliminare anche questa discussione dal forum? Grazie!
  5. Flavia Guzzo

    Mi presento, ho scritto un libro per non dimenticare...

    Grazie per il benvenuto ed i commenti! Mi rendo conto di aver "toppato" la mia presentazione, ma ho creduto (sbagliandomi) che raccontare il perché ho sentito l'impulso di scrivere fosse la presentazione più adatta al blog. Se mi devo presentare come persona, ecco, ci riprovo: sono una scienziata (biologa, per l'esattezza), e lavoro in Università, come professore e ricercatore. Sono sposata, adoro mio marito (ricambiata) e non ho figli; amo la vela (in questo momento scrivo dalla mia barchetta) e stra-amo cucinare, e altrettanto mangiare. Stasera, nella barchetta, avremo sogliola alla mugnaia e spumante gelato... Sono una lettrice accanita. Ciao a tutti!
  6. Flavia Guzzo

    Mi presento, ho scritto un libro per non dimenticare...

    Non sono una scrittrice, di lavoro faccio la scienziata. E' da sempre, però, che ho una storia da scrivere: ora, questa storia è finalmente saltata fuori. Quando ero bambina, il momento più bello della giornata era la mezz'ora prima di essere spedita a letto, perché quella mezz'ora la trascorrevo, insieme ai miei fratelli e cugini, nel lettone del nonno, ad ascoltare le storie che ci raccontava. Erano racconti di streghe, fate e gnomi, matrigne cattive e figliastre belle e virtuose, che molto più tardi, scoprii far parte della tradizione narrativa nordica. Sì, perché il nonno veniva da una comunità cimbra, quella dei Sette Comuni (oggi nota come Altopiano di Asiago). Insieme a queste storie, il nonno ci raccontava anche, e così ci trasmetteva, la storia travagliata della sua famiglia e della sua terra. Diventata grande, ho cercato di incrociare i suoi racconti con la realtà storica, attraverso ricerche bibliografiche e documentali. Ed eccola lì, la storia di una famiglia dell'Altopiano, una delle tante, che come le altre ha visto il suo mondo completamente distrutto dalla Grande Guerra. *editato dallo staff*
  7. Enego, l'Altopiano di Asiago, le donne, la guerra: un romanzo sulla vita nell'Altopiano di Asiago a inizio '900, sulla Grande Guerra, sull'esodo totale dell'Altopiano di Asiago avvenuto fra il 1916 ed il 1917. 1901: Teresa, della Contrada dei Tagliatori di pietra, Altopiano d’Asiago, ha una madre vedova, donna passionale, che a sessant’anni suonati morirà fra le braccia di uno sconosciuto venuto da chissà dove, ha una sorella, Antonia, bigotta intransigente ed ipocrita, che, pur se vergine ed inesperta, non esiterà a forzare il suo facoltoso ma pio fidanzato ad un rapporto sessuale per guadagnarsi il desiderato matrimonio, e ha un amore, Meni, per il quale manderà a monte il suo matrimonio a pochi giorni dalle nozze. Corteggiata dal capitano Osvaldo, giovane di buona famiglia attratto dal nascente movimento futurista e dalla bellezza un po’ brusca di Teresa, consigliata dalla vecchia Perpetua Italia, che deve il nome ad un padre attivista nei moti anti-austriaci del ‘48, l’infedele ed eccessiva Teresa trascorre una vita tranquilla, o quasi, in compagnia del marito Meni, dei suoi figli, dei tanti parenti e conoscenti della contrada. Si occupa delle sue vacche, del suo orto e, di quando in quando, di contrabbando di tabacco. Fino a che il giovane Gavrilo, a Sarajevo uccide con pochi precisi colpi di pistola l’arciduchessa Sofia e l’erede al trono di Austria-Ungheria, scatenando la Grande Guerra. Una guerra dura durante la quale nulla sarà risparmiato a Teresa e ai suoi figli: battaglie cruente alle porte di casa e lunghi ed ansiosi periodi di stasi; poi, dopo l’irruzione dei soldati d’Austria-Ungheria a Caporetto, la lunga fuga forzata che li porterà, profughi e senza nulla, fino a Campobasso; infine, l’incontro con la peste del secolo, la terribile febbre Spagnola. Li accompagneranno nei duri anni di guerra e dell’esilio, buoni amici e nemici insidiosi: fra i tanti, Suor Matilda, che si cura dei soldati feriti con energica competenza ed un linguaggio non proprio consono alle sue vesti di religiosa; Edoardo, nella vita civile attore di teatro che, ferito in guerra, perderà un piede ma non il suo senso dell’umorismo; la graziosa Emma, maestra dei figli di Teresa che, a detta di tutti, ragiona meglio di un Generale con gradi e stellette; il cavalleresco Maggiore Donelli, che perdonerà a Teresa un’uscita poco felice; lo squallido tesoriere, che proporrà a Teresa profuga un ora di sesso in cambio del sospirato sussidio. Fino alla fine, il 4 novembre del 1918, in cui niente sarà più come prima.
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