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Stellina_90

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    Sicilia
  1. Show don't tell

    Mamma mia, sandwich, anisocronia, sineddoche...per me parlate arabo. Io ci ho provato a studiarmi le tecniche, ma non fa proprio per me. A parte che non me le ricordo, trovo angosciante l'idea di dover leggere un libro per individuare gli elementi e studiarli come se fosse un'analisi logica o un'analisi grammaticale, insomma quella roba noiosa che ti fanno fare a scuola. Da premettere che io ho sempre fatto schifo in quelle cose, pur scrivendo un italiano perfetto. So coniugare i verbi e tutto, ma non chiedetemi di spiegare perché si coniughino così o cosá, la teoria non la so spiegare e spesso la ignoro, so solo che la mia lingua si parla così e tanto mi basta, del resto ha sempre funzonato egregiamente. Di conseguenza, stare ad analizzare se sto usando lo Show o il Tell o se sto facendo bene il sandwich o lo snowflake o quelle due cose impronunciabili che vedo per la prima volta per me è impensabile. Io scrivo e valuto se è corretto e se è "bello" e "suona bene", poi gli esperti che sanno riconoscere gli schemi mi diranno "oh wow, che sapiente costruzione della congiunzione triccheballacche", e io sorriderò con espressione ebete e vuota come se concordassi ma non ho capito nulla. Decisamente mi trovo meglio col metodo di @Fraudolente, non me ne vogliate, per me è impossibile fare quello che fate voi, non so nemmeno come facciate ad avere la pazienza e soprattutto la voglia di sbattervi così per sviscerare un testo, io non ci faccio minimamente caso, assorbo tutto a livello inconscio e subliminale e se ripropongo uno schema lo faccio senza pensare né renderme conto o quasi. Io credo di usare un misto di show e tell a seconda di come mi sembra che appaia meglio e più adeguato, metodo decisamente poco scientifico ma è il mio massimo, se ci devo stare a pensare o riflettere posso smettere di scrivere, perché da piacere diventerebbe non solo lavoro, ma proprio tortura.
  2. Nomi Personaggi e Ambientazioni.

    Personalmente credo che solo (o quasi, diamoci il beneficio del dubbio) noi italiani ci facciamo tanti problemi sul suono della nostra lingua, percependola come banale o poco versatile. Siamo gli unici che si vergognano a usare nomi italiani nei fantasy e usiamo parole anglofone pure dove non ce ne sarebbe minimamente bisogno, tanto che persino l'Accademia della Crusca ne ha avute le scatole piene e si è lamentata di tale tendenza. E dire che a molti stranieri piace il suono della nostra lingua, da quando vivo in Spagna sento molti spagnoli dire che gli piace molto il suono dell'italiano, addirittura varie donne mi hanno detto di trovarlo sexy, aggettivo che noi italiani attribuiamo tipicamente, ironia della sorte, a spagnolo e francese. In molti libri e videogiochi, statunitensi perlopiù, si vedono nomi latineggianti o italianeggianti, uno degli esempi più famosi e facilmente verificabile è il popolo degli Imperiali di Cyrodiil della serie di videogame The Elder Scrolls. Gli imperiali non solo hanno delle armature praticamente identiche a una lorica romana ma hanno pure nomi a tema, vi traggo giusto qualche esempio dall'ultimo TES, ovvero Skyrim, dove hai già nel primo villaggio un commerciante e sua sorella, Lucan e Camilla Valerius, più avanti nel gioco senti parlare della guerra e del Generale Tullius. Inutile dire che uno dei nomi che preferisco è quello di un'eroina della serie chiamata Santa Alessia, visto che è il mio nome Nella dinastia regnante, di cui vi citerò i soli Septim , se ne contano vari di nomi italiani o latini come Tiber, il primo della dinastia, Magnus e ben 4 Pelagius e 7 Uriel. Inutile citare l'uso del latino nella saga di Harry Potter, sarebbe superfluo, visto che mezzo mondo ha letto quei libri. Devo riconoscere che per qualche strana ragione anche a me viene difficile fare nomi compositi con la lingua italiana, ma non perché non si presti, è più una questione di inventiva, gli anglofoni sono più incoraggiati a creare neologismi e parole composite, infatti quando non ho molte idee creo i nomi in latino, lingua che si presta benissimo alla creazione di nomi compositi, e successivamente traduco in italiano, talvolta funziona anche con la traduzione inglese-italiano o, ancora più facile, spagnolo-italiano, vista la somiglianza con l'italiano (e col siciliano), utile in particolar modo perché gli spagnoli hanno questa bella abitudine di tradurre tutto nella loro lingua e riuscire miracolosamente a farlo suonare accettabile, come per i computer: qualora a qualcuno stesse antipatico il termine "computadora" può sempre usare "ordenador", che è la stessa cosa, in italiano invece è inutile dire che buona parte degli italiani non direbbe "computatore" o anche solo "calcolatore" o "elaboratore" nemmeno sotto tortura, eppure è solo questione di abitudine, nient'altro. Se l'avessimo sempre fatto, nessuno si scandalizzarebbe o lo definirebbe cacofonico, visto che di parole cacofoniche già ne abbiamo e le usiamo tranquillamente senza lagnarcene minimamente. Per usare un esempio più recente, Final Fantasy 15 comincia col presentarti il principe Noctis(dagli immancabili e ovvi capelli corvini e vestito di nero, ovvio) e suo padre Re Regis, nomi certamente esotici per i giapponesi che producono la serie di videogame Final Fantasy, ma banali e persino scontati per noi. In definitiva, per concludere 'sto papirone che ho scritto, sarebbe seriamente il momento di scrollarci di dosso questa ridicola e puerile vergogna per la nostra lingua, che ha dato vita a buona parte delle attuali lingue europee e mezzo mondo si domanda com'è che a tutti piace l'italiano meno che agli italiani stessi. PS: ovviamente io ho già due storie in previsione nelle quali userò nomi italianeggianti/latineggianti e anche qualcuno grecheggiante, visto che una delle ambientazioni è una versione Fantasy e arcaica della Sicilia i cui abitanti erano detti trilingue perché parlavano greco, fenicio e latino (e in effetti mi dovrò informare sul fenicio a 'sto punto, la vedo dura).
  3. L'angosciante autopromozione

    Allora amo respirare
  4. L'angosciante autopromozione

    Sono particolarmente in accordo con questi due commenti e mi ci rivedo. Io stessa non ho idea di che faccia abbiano gli autori e spesso non mi interesso minimamente di cosa facciano nella vita, dove vivano e che eventuali titoli di studio abbiano. Cioé tutta quella roba che ti mettono nella quarta di copertina e che io trovo totalmente irrilevante e persino un po' troppo invadente e imbarazzante, se mi immagino al posto dell'autore/autrice in questione. Mi infastidirirebbe dover dire dove vivo, che lavoro faccio, cosa ho studiato...per non parlare del dovermi fare una foto, per carità. Le uniche foto da fototessera che uso fare sono quelle dei documenti e so che pochi le vedranno. C'è da dire che la stessa linea di pensiero la applico pure a cantanti, pittori, insomma un po' a tutti gli artisti, guardo a ciò che producono, basta. Mi piacerebbe lo stesso per me, che si guardasse a cosa faccio anziché alla mia persona, dal momento che non mi reputo un personaggio "interessante", una di quelle persone che si fa un canale YouTube dove ti parla di una cosa incessantemente, tipo quelle ragazze che fanno i tutorial di Make-up e comprano vagonate di prodotti per fare le review e provano millemila trucchi diversi, ne seguo alcune per curiosità e interesse e hanno veramente vagonate di contenuti, roba che veramente è come un lavoro part-time. È affascinante da osservare, quella dedizione assoluta e quasi ossessiva, ma per me francamente...angosciante, non trovo parola migliore per rendere l'idea. Io non ho quell'ossessiva costanza ad oltranza, per nessuna cosa nella vita, eccetto respirare, quello non posso mollarlo per più di 1 minuto. Per quanto scrivere sia la mia passione, l'idea di dover produrre materiale in serie per farne mostra su riviste ecc. al fine di farmi conoscere o che altro è proprio una cosa che non fa per me. Sfornare racconti nella speranza di attirare pubblico per un romanzo è qualcosa che non mi riuscirebbe intenzionalmente, sarebbe semmai un effetto collaterale, tipo che mi è venuta voglia e l'ho fatto. Ammiro chi riesce a fare una cosa con costanza, e non perché ci si costringe, ma addirittura con voglia ed entusiasmo, ma a me la costanza non appartiene. Sono troppo volubile, troppo a sentimento, se ho la voglia lo faccio altrimenti no. Sono così quando scrivo, sono così quando disegno; ho l'idea e ci lavoro, poi segue un periodo di defaticamento, non vado tutto in una volta e i periodi di riposo non sono affatto brevi, in genere. Ma poi, mi domando, perché questa equazione "passione = costanza/ossessione"? non si può essere appassionati di qualcosa senza praticarla assiduamente o pensarci ossessivamente? sarà che gli ossessivi sono quelli che più parlano e scrivono dell'argomento (ovvio, sono "ossessivi", parlano di continuo, è inevitabile che siano le voci più presenti) e quindi è da quello che deriva la mia percezione che da tutte le parti giunga questo unanime giudizio sul binomio passiona-costanza. Binomio in cui non credo, personalmente, perché la verità è che se dovessi ragionare così, allora posso davvero dire che l'unica cosa che mi appassiona nella vita è respirare.
  5. Le illustrazioni nei romanzi

    Se possibile sì, spesso si sceglie un attore non del tutto somigliante perché recita bene e quindi per il protagonista serve proprio quello. Poi, se è una scusa becera pure questa, non lo so Ammetto di non essere molto ferrata, avevo fatto un corso di grafica Adobe (la famosa triade Photoshop-Illustrator-Indesign) e avevo sentito parlare di After Effects, con cui si ottengono anche effetti carini, non sono al corrente delle ultime novità, anche perché la CGI non è il mio campo, ma avevo visto che era possibile cambiare in modo convincente il colore degli occhi. Poi, con certe cose pazzesche che i truccatori sono in grado di fare, tra protesi e body paint, diciamo che la CGI si limiterebbe veramente solo a creature fantasy ed esplosioni che sarebbe troppo complesso o pericoloso riprodurre con veri esplosivi.
  6. Le illustrazioni nei romanzi

    Ah, cosa mi hai fatto ricordare! dovrebbe essere illegale toccare punti tanto dolenti certe volte mi chiedo, ma a registi e produttori, dopo i milioni che spendono per fare un film, 20 € di lenti a contatto colorate, che gli costano? le parrucche, se proprio costose, vanno sui 100-200 €, anche qui, spesa fattibile. Giriamo il coltello nella piaga un altro po'? Arya, l'elfa di "Eragon". Per millemila pagine, Paolini ci fa un mazzo così ripetendo quanto neri e lucenti siano i suoi capelli corvini. Film: l'elfa è rossa. Millemila pagine sulle "ali membranose" della dragonessa Saphira. Film: ali piumate. Oddio, son belle, eh...parliamoci chiaro, anche originali. Ma non dovevano essere così. Pure supponendo che un attore sia allergico a qualche sostanza nei colori per capelli o nelle parrucche (la vedo difficile, visto che ce ne sono anche di capelli veri) o abbia qualche problema con le lenti a contatto (Daniel Radcliffe avrebbe dovuto avere delle lenti verdi, ma per un problema che non ricordo alla fine non poterono farne uso), c'è la grafica computerizzata. Ai vampiri di Twilight hanno colorato gli occhi in postproduzione, non avevano le lenti a contatto. Diciamocelo: da quando esiste Adobe After Effects, i registi non hanno, ufficialmente, scuse. A parte l'avere il braccio corto, per quello non c'è rimedio. Interessante, prendo nota. Ovviamente, gelosa patologica come sono, l'artwork lo commissionerei io personalmente. Seguo un bel po' di bravi disegnatori su DeviantArt cui sogno, un giorno, di commissionare un pezzo. Di mio, ci son solo i disegni dei costumi (sì, sono una malata di dettagli, mi sono disegnata alcuni outfit tipici delle popolazioni descritte per poterne descrivere coerentemente nel libro), ma non sono di alta qualità, nel senso, non sono tipo coi chiaroscuri, sfumature ecc. Segno anche questa, grazie Luna. perla Ogni volta che leggo una descrizione di un naso lungo e dritto mi viene in mente lei. Prima di One Piece, avrei detto "Alicia Keys", che è praticamente Nico Robin in carne e ossa, occhi blu a parte.
  7. L'angosciante autopromozione

    Mi viene difficile da immaginare, di solito seguo la regola "scrivi ciò che ti piacerebbe leggere" ed essendo io pretenziosa con la prosa e la coerenza interna della trama, uso la mia inflessibilità come metro di giudizio, poi passa al vaglio di mio marito, che non è da meno. Quello che scrivo ora sarebbe la prima cosa che pubblicherei, le altre cose che ho scritto erano per fare pratica e per diletto. Ammetto di aver sempre trovato antipatici i "consigli" di scrittura, perché molti autori non trattano l'argomento come un consiglio, bensì una lista di regole da seguire, le più odiose sono quelle sui ritmi di scrittura, senza ombra di dubbio. Impormi di scrivere un tot di ore ogni giorno mi risulta angosciante e forzoso. Certo, ci si deve sforzare, ma seguire pedissequamente un set di regole non fa per me, ma grazie del consiglio, che comunque è molto valido, a prescindere dalle mie esperienze e antipatie personali.
  8. Le illustrazioni nei romanzi

    Quindi per voi è decisamente un no. Ma nel caso di artwork e film, dove inevitabilmente vi verrà proposta un'interpretazione del personaggio? Non è meglio un'illustrazione approvata (se non direttamente commissionata o realizzata) dallo stesso autore, che quantomeno sa che cosa aveva in mente quando scriveva? Sarà poi che sono io che sono fissata con le cose ufficiali (o "canon" che dir si voglia) e mi indigno quando vedo trasposizioni cinematografiche dove i personaggi cambiano colore di occhi e capelli e i draghi hanno due zampe e due ali quando nel libro sono chiaramente descritte le zampe anteriori (quindi 4 zampe, 2 ali) e ho la pretesa di una risposta ufficiale dell'autore. In fin dei conti, dal momento che sto leggendo un'opera scritta da qualcun altro, è inevitabile che questi abbia un suo punto di vista e quasi voglio che mi si dica "come" immaginarmelo, perché non appartiene a me in primis, altrimenti l'avrei scritto io. L'alternativa sarebbe evitare ogni descrizione, e ce ne sono di libri dove i personaggi sono un nome, un cognome e, raramente, hanno un'età, di modo che ci si possa immaginare qualunque cosa, so che nel libro di Ender's Game nessuno viene descritto, nemmeno Ender, di cui conosciamo solo nome, cognome, età. Fine delle generalità. Niente altezza, peso, segni particolari. La sua Carta d'Identità finisce qui. In quel caso, ok, posso capire il concetto del "non mi imporre come devo immaginarlo", ma se mi si dice che Harry Potter ha capelli neri arruffati e occhi verdi, è ovvio che qualora avessi voluto figurarmelo biondo non posso più farlo, perché l'autrice mi ha dato il suo punto di vista e non posso prendermela perché mi ha imposto come immaginarlo. PS: io con le descrizioni sono patologica, se mi immagino con esattezza i tratti somatici dei personaggi li descrivo e mi aspetto che vengano rispettati. Non che la Rowling scrive che Luna Lovegood ha il naso a patata, una faccia tonda e paffuta e una matassa di ricci crespi e scarmigliati...e poi l'attrice che scelgono è di una bellezza sconvolgente con un nasino stretto e dritto che farebbe vergognare Nico Robin di "One Piece". Ma magari questo è un problema mio e sono l'unica a volere delle versioni ufficiali a tutti i costi perché sono gelosissima della mia immaginazione. Mi interessa sapere che cosa ne pensate dei casi proposti e se pensate che la gelosia dell'immaginazione di uno scrittore sia accettabile (comprensibile lo do per scontato, è normale che uno ci tenga alle cose che immagina) oppure debba farsi da parte.
  9. L'angosciante autopromozione

    Diciamo che le mie seghe mentali derivano principalmente dal fatto che, a quanto pare, questo non basta. Come hanno saggiamente fatto notare altri, per quanto un libro sia valido, si deve trovare il modo di farne conoscere l'esistenza, perché la regola "il prodotto buono si vende da sé", a quanto pare, vale solo per il cibo e gli elettrodomestici. Per ora sono in fase di scrittura, quindi il problema non si pone nell'immediato, ma non ci si deve neanche adagiare per poi ritrovarsi a fare tutto di corsa in seguito.
  10. L'angosciante autopromozione

    Perfettamente d'accordo. Questo sì, il mio timore, e per quel che vedo, anche di altri commentatori, è principalmente il "metterci la faccia". Tralasciando le furbate e le creste sui biglietti dell'aereo non è facile mettersi a parlare davanti a un pubblico, per via anche solo delle assurde e inutili aspettative che ci si può fare e che potrebbero tragicamente infrangersi, tipico esempio, l'avere quattro gatti che forse per un po' ascoltano e tutti gli altri che passano oltre. Essere psicologicamente preparati a situazioni demotivanti se non addirittura demoralizzanti è, credo, lo scoglio della situazione. Soprassedendo, ovviamente, sulla scarsa autostima e la scarsa fiducia nelle proprie capacità che potrebbe portare a pensare "la mia opera non è così bella/epica/glamour/figa da poterci far sopra un discorso trascinante". Ovviamente, qui siamo perlopiù nel reame delle seghe mentali, un buon 99% di questo polpettone ansiogeno esiste solo e unicamente nella propria testa.
  11. Le illustrazioni nei romanzi

    So che di questo argomento si è discusso, ma trattandosi di un vecchio post datato 2013-14 con due soli interventi nel 2016 e che non ha avuto molto seguito, provo a riproporlo, vedendo quanti più utenti attivi si vedono oggigiorno nel forum, sperando possa nascerne una discussione interessante e magari anche utili linee guida. Il post in questione, esordiva con questa domanda: Devo dire, in effetti, che lo standard del romanzo è quello del muro di testo senza immagini, al massimo si concede una carta geografica e ti va bene se in copertina si vede un luogo o un personaggio, molti hanno solo della roba generica, tipo ricreare un libro antico (stile manuale di D&D 3.5) o cose generiche tipo una rosa, una schacchiera, una maschera...le copertine stile 50 Sfumature e Twilight, per capirci. Dovendo descrivere un metodo di narrazione illustrata che mi è molto piaciuto, citerei i volumi de "Le Cronache di Spiderwick" con i bellissimi acquerelli di DiTerlizzi su carta lucida ogni tot di pagine. Però viene da chiedersi: in un romanzo tipico, sarebbe accettabile? voglio dire, non si fa per abitudine o cosa? è inutile citare La Divina Commedia, che non è un semplice romanzo, e certe edizioni de Il Signore deglil Anelli, che non è un romanzo moderno, è un cult che può fregiarsi senza problemi delle illustrazioni, anche perché ne sono state prodotte parecchie, oltre a quelle dello stesso autore. A tal proposito, qualcuno fece saggiamente notare questo fenomeno: In questo senso, possono essere una buona ispirazione le linee guida date da @Black in quell'occasione: Trovo una soluzione interessante quella del primo punto. Convengo fin troppo col secondo (quindi no a mie illustrazioni, a meno di non seguire un serio corso di disegno e ammazzarmi di pratica ogni giorno) Sono recalcitrante (molto) sul terzo: io sono una fan del colore e mi sarebbe difficile limitarmi al bianco e nero Sperando di fare incetta di pareri, e spero soprattutto in quelli di editori e case editrici, insomma gente che ha dei dati alla mano su quel che piace e non piace al pubblico, inauguro questo revival, sperando non vada contro le regole (non so se è possibile riportare a un buon livello di visibilità un vecchio post semplicemente scrivendoci dentro e non me la sentivo di rischiare di scrivere 'sto malloppo per poi vederlo finire nell'oblio). Dimenticavo di esprimere il mio parere. A me piacerebbe sdoganare l'illustrazione nei romanzi.
  12. Nomi Personaggi e Ambientazioni.

    Trovo molto interessante questo esempio, avevo pensato una cosa simile ma non sapevo come realizzarla, grazie per gli esempi.
  13. L'angosciante autopromozione

    Sì, ma sono perlopiù pensionati. Dubito gli potrebbe interessare il fantasy (che è il mio genere). Mi arrangio via web, poi beh se vende bene, se non vende amen, io scrivo perché mi piace
  14. L'angosciante autopromozione

    @haganeyuri grazie mille per la dettagliata spiegazione in tutti i passaggi. L'idea del punto terzo mi piace, il problema è che non vivo più in Italia e per fare eventi qui dovrei prima investire su una traduzione in lingua spagnola (o inglese, ce ne son tanti). Ma vedendo quanto costa non mi conviene affatto. Dovrei vedere come farmi pubblicità via internet.
  15. 19 considerazioni sparse

    E lo posso anche capire, ma io non vivo più in Italia. Prima di farmi 4 ore e mezzo di aereo ci devo pensare bene, perché se poi l'evento salta per un qualche motivo... se hai viaggiato in aereo, sai come funziona coi biglietti: se li fai con mesi di anticipo costano magari una miseria (anche 40/30 € per dire), ma se ti azzardi a chiedere un biglietto per il giorno successivo, son capaci di voler 200 e rotti €. Non è che posso dire "ah vabbé famo domani, che oggi piove", tipo grigliata domenicale in campagna. A meno che i 200/300 € di aereo non me li pagano loro (e dubito fortemente che qualsiasi editore lo faccia. Se poi uno fa autopromozione perché ha pubblicato in self, "ciaone proprio").
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