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Sandro Bonera

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  1. Sandro Bonera

    " Il corsaro e Satana nel porto di Malaga"

    @flambar scusi, ho fatto un po' confusione tra Mutis e Melviile (Billy Bud gabbiere di parrocchetto e Maqroll il gabbiere)
  2. Sandro Bonera

    " Il corsaro e Satana nel porto di Malaga"

    @flambar , ho ripreso a frequentare il WD dopo qualche mese di assenza e lei è la sorpresa più piacevole che potessi aspettare: mi ha fatto l'effetto di una ventata di aria fresca in una stanza chiusa da un sacco di tempo. E chi se ne frega se il vestito della sua prosa qua e là si presenta un poco lacero o tagliato fuori moda, ci sono una quantità di bravi sarti pronti al rammendo o all'impuntura, l'importante è conservare la purezza che brilla come un rubino nelle sue parole. Qualche anno sono mi innamorai di uno scrittore colombiano che si chiamava Alvàro Mutis; il suo personaggio Maqroll gabbiere di perrocchetto è uno dei più straordinari espressi dalla narrativa di mare, mi permetto di consigliargli questa lettura. I suoi scritti stanno vagabondando in quei paraggi. Saluti, Sandro Bonera
  3. Sandro Bonera

    Cjan e il rapala

    Ciao @paolati , ti ritrovo in gran forma e ne sono felice. Questo primo incontro con Cjan mi è piaciuto assai, dalla cantina della memoria è riemersa una canzone di Lelio Luttazzi: "davanti a un fiasco de vin, quel fiol d'un can fa le feste, perchè lè un can de Trieste, e ghe piase el vin". L'unica cosa che non mi convince sono le traduzioni dal friulano (?). Non mi pare difficile quantomeno afferrare il senso. Tutt'al più potresti pensare, nel caso di vocaboli che meno si prestano a un'interpretazione "a orecchio", a inventare tu delle parole musicalmente vicine all'italiano. Un abbraccio, Sandro
  4. Sandro Bonera

    Por una cabeza - Capitolo 2

    Ciao @AndC e grazie dell'attenzione. Ottime segnalazioni, specialmente per l'abuso del verbo fare. Concordo in tutto.
  5. Sandro Bonera

    Mezzogiorno d'inchiostro 107 Topic ufficiale

    Scusate l'ignoranza, che cos'è la boa?
  6. Sandro Bonera

    marrone

    Ciao cara @paolati . Cercherò di essere obbiettivo e non dirò che il racconto è fantastico solo perchè l'hai scritto tu. La prima frase è perfetta, ho solo qualche dubbio sulla punteggiatura intorno a quel forse che trovo geniale: una parolina sussurrata all'orecchio che racconta molte cose di mr. wiggly. E poi, si sa, i migliori posti per bere sono i bar che hanno il banco lungo con gli sgabelli alti e i divani. Suggerirei: Carla se ne andò lasciandomi da pagare l'affitto di una casa nella quale io avevo scelto, forse, solo il divano. oppure ma non mi convince Carla se ne andò lasciandomi da pagare l'affitto di una casa nella quale io avevo scelto - forse - solo il divano. ottima, mi piace non mi piace come suona quel farci/fa fare la parte in cui parli delle figlie non mi convince, la ridurrei all'osso, tipo: Ci penseranno le mie figlie casomai. Sì, perché ho due figlie, abitano in Germania. Io e la loro madre siamo separati da molti anni. Quando le cose tra noi sono finite, Inga è tornata ad Amburgo dai suoi, portandosi via le bambine. Adesso le bambine sono giovani donne: quando vengono in Italia passano a trovarmi, mangiamo insieme, mi chiedono come va e se ne tornano a casa loro. Ci provo ancora a cercare somiglianze, ma a parte il colore degli occhi… altro non trovo. qui che ne dici di cambiare, altrimenti sembra che "non è un hobby" si riferisca al non bere più: "Comunque sto bene, mi sono trovato quello che i più chiamano hobby e non bevo. Per me non è un hobby." potrebbe diventare: Comunque sto bene, non bevo più. Mi sono trovato quello che molti chiamano hobby, ma per me non è un hobby. Ultimo appunto sul dialogo finale, stento a credere che una che non hai mai visto e conosciuto scenda di macchina ed esordisca così «Mi chiamo Tina, è molto bello qui, proprio un bel posto dove vivere. Vorrei dipingere dei quadri, che dice, è possibile?» Lo può dire ma prima almeno falla salutare (falla? boh) il racconto è bello. Tu hai questa capacità di scrivere con uno stile leggero, molto personale direi, di cose importanti; della vita che ci capita di vivere e sembra che sia un caso. A presto, Sandro
  7. Sandro Bonera

    Il sig. Nutini - Cap. 1

    grazie @Thobs
  8. Sandro Bonera

    Il sig. Nutini - Cap. 4/fine

    Nelle settimane successive tornammo al casinò cinque volte. Gli avrei fatto un monumento, al Nutini. Le cose sembravano filare alla grande. Soltanto in una occasione ci fu qualche problema: erano trascorse più di tre ore da quando il sig. Valerio si era sistemato al tavolo. Io, come al solito, girellavo per le sale di Cà Vendramin curiosando tra i tavoli. Avevo una voglia matta di sedermi al black jack o di puntare qualche gettone alla roulette, ma il Nutini era stato inflessibile, peggio di un poliziotto. Ogni volta, prima di entrare, in pratica mi sottoponeva ad una perquisizione, lasciandomi giusto i soldi per qualche bevuta al bar. - E' una questione di principio – diceva – e anche di scaramanzia. La fortuna è anche illuminazione e la devo avere solo io - Insomma, come dicevo, quel giorno il ritardo del Nutini mi fece un poco preoccupare. Cercando di mimetizzarmi tra i giocatori, mi affacciai al nostro tavolo. Il sig. Valerio sembrava non aver perso il suo stile. Davanti a lui vedevo che le pile di fishes non mancavano, ma questo significava poco, poteva aver cambiato il contante, magari più volte. Mi avvicinai per seguire meglio la nostra sorte e il Nutini mi vide. Con un breve e nervoso movimento del capo mi fece capire che dovevo andarmene. Da giocatore, capivo questa fissa del mio socio, e mi ritirai in buon ordine. Trascorse un'altra oretta e mezzo prima che ci incontrassimo al bar, come al solito. - Oggi ho dovuto combattere – esordì il Nutini. - A un certo punto eravamo sotto di un bel po’. Dieci colpi di fila persi. Siamo andati vicini al collasso. Dovrei rivedere qualcosa sulle distribuzioni delle puntate... vabbè, ci penserò domani. Comunque all'undicesimo colpo è girata, abbiamo rimesso la testa fuori dall'acqua. Però, vista la giornata, non voglio rischiare. Abbiamo fatto pari, va bene così. Ecco qua i dieci milioni, e qui centomila per le spese. Andiamo a casa - In treno, sulla via del ritorno, il Nutini estrasse uno dei suoi quaderni zeppi di numeri e cominciò a studiarlo. Lo seguii per un po', prima di addormentarmi. Tornammo al casinò dopo 8 giorni. Ricordo perfettamente la data: 22 gennaio 1991. Fu un disastro. Perdemmo tutto, anche quello che avevamo vinto in precedenza. Il Nutini era distrutto. Non avrei mai creduto di vederlo così. A distanza di tanto tempo mi viene da dire che io, in fondo, avevo perso solo dieci milioni. Il Nutini, a più di settant'anni, in un certo senso, aveva perso se stesso. Dopo quel giorno il sig. Valerio, per la prima volta, mi appariva smarrito. Era invecchiato, perdeva colpi. Addirittura una mattina notai che si era messo un calzettone diverso dall'altro: impensabile. Cominciò anche a farsi vedere meno alle scuderie. Immagino che qualcuno penserà: ma come, il campanello d'allarme l'avevate avuto, e vi era già andata bene. Ve la siete cercata. E' vero, ma questo pensiero può appartenere solo a chi non è giocatore. Per certi versi il giocatore deve avere le caratteristiche di un artista: una grande fiducia in se stesso e nelle stelle del suo cielo. Il giocatore deve guardare il mondo dall'alto in basso, come fosse il depositario di una qualche verità ignota ai più. Il giocatore è un visionario, sfugge a giudizi, come definirli, borghesi. Non sto parlando dei giocatori compulsivi, per i quali buttare soldi in una slot o su un cavallo non fa differenza: l'importante è bruciare denaro per bruciare se stessi. Io sto parlando di qualcosa che riguarda la conoscenza: quando si punta un numero alla roulette o un cavallo in una corsa, quel numero e quel cavallo portano con sé la tua affermazione di verità. La vittoria sta tutta nella conferma del tuo pensiero e offre una sensazione impagabile, come un lampo di luce nel buio. Per un solo attimo ci sentiamo immortali come divinità pagane e dimentichiamo persino la morte. Niente sarà più uguale a prima. Il tuo sguardo sul mondo, sulle persone, sulle cose, sarà un altro, semplicemente diverso. Tutto qui, e non è poco. Per quanto mi riguarda, dopo qualche tempo cominciai a lavorare; che tristezza, avevo creduto di poterlo evitare, anche solo per un breve momento. Eppure, ripensandoci adesso, questa vicenda mi aiutò a mettere a fuoco alcuni aspetti della vita che al tempo non riuscivo a percepire se non come figurine sbiadite e immerse nella nebbia. Da un punto di vista materiale, che dire? Mia madre si era accorta del furto commesso ai danni della nonna. Successe un bel casino. Niente di particolare, intendiamoci, ma fu proprio l'atteggiamento amoroso e di perdono della mia cara vecchietta a far nascere, una vera novità per me, dei sensi di colpa che mi portarono ad accettare un'offerta di lavoro. Mi consolai pensando che sarei rimasto nel mondo dell'ippica e non chiuso in un ufficio: ero diventato agente regionale della Premiata Ditta Foradori di Siena, produttrice di mangimi per cavalli. Ma questa è un'altra storia, e forse meriterebbe di essere raccontata, perchè fu per me l'occasione di conoscere un altro personaggio che avrebbe contribuito alla mia formazione: Mino Scendipietre, vulcanico barbaresco della contrada dell’Oca.
  9. Sandro Bonera

    L'abbraccio verrà

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri ho trovato il racconto coinvolgente, per la descrizione di una forma di nostalgia (intesa come nostos/algos, dolore del ritorno) in un luogo dove paradossalmente non siamo mai stati. Mi è venuto in mente Carmelo Bene che scrisse, più o meno: "c'è una nostalgia delle cose che non sono mai state". La protagonista, finalmente, sta per entrare in un luogo dell'anima, costruito intorno alla voce del padre e ai suoi ricordi: "aveva deciso d’intraprendere quel viaggio in cerca dell’ispirazione, di un luogo che la riavvicinasse a lui o che le regalasse qualcos’altro che ancora le sfuggiva". L'incipit è buono, così lirico, e introduce coerentemente il resto, con la Sicilia suggerita soltanto dal nome dell'areoporto. Mi è piaciuto anche come descrivi, senza calcare la mano, la freddezza della protagonista nei confronti del paese che l'ha vista nascere e crescere. Ho invece trovato difficoltà nel districarmi all'interno di questi periodi: non capisco la figura del tedesco che si porta via la madre, potresti dare qualche spiegazione in più? zio Totò si era sacrificato per il fratello, anche qui mi sarebbe piaciuto qualche dettaglio in più. Il padre e la madre della narratrice si ritrovano in Germania e gli elementi presenti nelle frasi che ho citato mi hanno fatto smarrire. questo è ottimo mi piace molto questa chiusura Brava
  10. Sandro Bonera

    Nessun errore

    Ciao @Roberto Ballardini concordo con tutto ciò che hai segnalato e ti ringrazio dell'attenzione.
  11. Sandro Bonera

    Il sig. Nutini - cap. 3

    Le circostanze lo richiedevano e vissi quel furto come un prestito: spesso diciamo a noi stessi una cosa per un'altra. E' una forma di difesa, credo. Tutto fu molto semplice; vi confiderò che non era la prima volta che mettevo le mani nel gruzzolo che mia nonna andava accumulando da più di vent'anni. Le sue origini contadine la portavano, giustamente, a diffidare delle forme di risparmio affidate a banche, come Bot o similari fregature. Le poste riscuotevano più successo, la mia cara vecchietta aveva un libretto di risparmio, ma sapevo che il grosso della parte di pensione che ogni mese veniva oculatamente accantonata, finiva in una grande busta gialla nascosta, si fa per dire, in mezzo alla biancheria riposta nel cassettone. Ora, questa cosa era ben nota in famiglia, la nonna sosteneva che quei soldi dovevano servire per il suo funerale o per le spese mediche cui sarebbe, inevitabilmente, andata incontro in un prossimo futuro; al tempo aveva 80 anni e godeva di una salute di ferro. Questo discorso di non pesare sulla famiglia nel caso di una lenta malattia io lo sentivo da sempre e la mia opinione era che tutto quel denaro alla fine non le sarebbe servito. I fatti poi, una volta tanto, mi dettero ragione. La nonna visse benissimo per altri 10 anni, e morì mentre stava parlando al telefono, proprio con me: – Oggi non ho voglia di ragionare - mi disse - non mi sento bene, credo che andrò a stendermi un poco sul letto. Scusami sai – riattaccò, ma non raggiunse mai la camera. Se n'era andata lì, sul pavimento, sotto al telefono. La nonna mi adorava, e pensava che se io non avevo un lavoro stabile, se ancora non mi ero costruito una bella posizione, era solo per circostanze avverse, per sfortuna. Al tempo perdonò senza particolari lungaggini etiche il mio furto, quando, dopo qualche mese, mi trovai costretto a confessarlo. Ma ho un poco divagato, mi capita spesso. La pratica della sottrazione fu semplice: la nonna non aveva un attaccamento tattile al denaro, le bastava sapere di avere a portata di mano i suoi soldi. In un negozio di scherzi comprai banconote false di vario taglio, le invecchiai adeguatamente e le sostituii nella busta a quelle vere. Dunque, avevo i 10 milioni, e la fortuna di diventare socio alla pari con il sig. Valerio. Lui metteva il sistema – vale miliardi, miliardi! - esclamava, io portai i soldi. Attenzione, non dovete sospettare che il Nutini si stesse approfittando di un giovane ingenuo. Ero e sono tuttora assolutamente certo della sua buona fede, e in effetti le cose non presero la piega che forse vi aspettate. Sì, perchè, ci crediate o no, il sistema del Nutini pareva funzionare davvero, e alla grande. Quell'uomo era un vero genio, sentiva di esserlo, e credo fosse questo il motivo per cui in fondo era così scostante e di conseguenza, solitario. La genialità era la sua anomalia, e in un mondo per lo più popolato da mezze calzette che si credono chissà chi, il Nutini si sentiva a disagio. Forse anche per questo quell'uomo vecchio ed elegante amava il microcosmo dell'ippodromo: un ambiente allo stesso tempo duro e infantile dove anche le mezze calze hanno tracce di originalità e scintille di arte. Il sig. Valerio mi insegnò molte cose, soprattutto sulle corse e sugli uomini di quel mondo: alcune sue considerazioni mi hanno aiutato più volte, nel corso del tempo, a fare luce su certi aspetti enigmatici della natura umana. Soltanto una volta il Nutini si arrabbiò con me, naturalmente senza fare scenate, ma semplicemente lanciandomi una lunga occhiata di rimprovero e disappunto che non dimenticherò mai. Questo successe proprio il giorno che segnò l'inizio delle nostre avventure al casinò di Venezia. Era un freddissimo mattino di novembre, anno 1990. Con il Nutini avevamo appuntamento alle 10, alla Stazione Centrale. In una fonda tasca del giaccone avevo i 10 milioni. Il sig. Valerio si presentò puntualissimo al binario dell'espresso per Venezia. Era il treno dei giocatori; partiva da P. alle 10.25 ed arrivava a Venezia in tempo per mangiare qualcosa, e fare una bella passeggiata fino a Cà Vendramin Calergi, puntuali per l'apertura pomeridiana del casinò. Una volta preso posto nello scompartimento, il Nutini prese a magnificarmi la bellezza di quel nobile palazzo, secondo D'Annunzio “una nuvola effigiata che posasse sull'acqua”. - Intendiamoci - disse - è l'unica qualità di quel posto. Tra l'altro a Cà Vendramin c'è morto, nel 1883, quel genio di Richard Wagner, per il resto ci lavorano i croupier più ignoranti che mi è dato conoscere. Ignoranti e raccomandati. La proprietà e la gestione sono del comune. Tacque il Nutini, avvolto nel suo elegantissimo cappotto di cachemire nero, e si volse a guardare oltre il finestrino le periferie che piano piano si diradavano. Dopo qualche minuto passò il controllore per i biglietti. Gli passai il mio, poi l'uomo si rivolse al sig. Valerio, ancora taciturno e perso nel paesaggio. - Signore! Signore, il biglietto, prego -. Il Nutini mi guardò con uno sguardo che era un misto di sospetto e incredulità: – Non hai fatto il biglietto anche per me? - disse, e dopo la mia risposta balbettante: – N… no, n... non credevo – quello sguardo si trasformò in un'occhiata glaciale di rimprovero e compassione per la mia inadeguatezza alle cose del mondo. Nello scompartimento tutti seguivano le nostre mosse. Arrossii. Poi tirai fuori i soldi, pagai biglietto e sovrapprezzo. Il Nutini continuava a guardarmi. - Allora non hai capito niente. Si comincia bene – disse. Girò il viso verso il finestrino e non fece più parola finchè non scendemmo dal treno. In realtà, poi, quel primo giorno tutto filò per il verso giusto. Niente sequenze anomale e anche il numero che il Nutini chiamava l'escluso non si fece vedere. Alle 18.30 il sig. Valerio si alzò dal tavolo, lasciò un gettone da 20.000 lire ai croupier e mi raggiunse al bar. Sì, al bar, perchè dopo che fummo entrati al casinò il Nutini prese i 10 milioni, ne cambiò tre in fiches alla cassa e mi disse di sparire. - Allora hai capito? Quando siamo sopra un milione e mezzo smettiamo. Ora non farti vedere nelle vicinanze, mi disturberebbe. Ti raggiungo io appena siamo a meta - Più tardi, al bar, il Nutini mi raccontò come erano andate le cose: - Tutto liscio come l'olio. Serie normali, nessuna situazione particolare da fronteggiare. Anzi, visto come andava ho insistito un po' - Tirò fuori la busta con i soldi. - Qui ci sono i 10 milioni. Tieni. E qui la vincita da dividere, contiamo bene perchè il conto preciso a un certo punto non l'ho più tenuto - Erano due milioni e sessantamila lire, un milione e trenta a testa. - Sei contento? Ma non bisogna mai abbassare la guardia. Bisogna difendersi, sempre, soprattutto da noi stessi, ricordatelo. Andiamo a casa, e di corsa, prima che ci prenda la voglia di rimanere.
  12. Sandro Bonera

    La danza del lago - Cap 1

    Ciao @NayaN . Su di me il racconto ha fatto presa subito. tutta questa parte è buona, cominciamo a conoscere il carattere del maresciallo e ci si interroga sull'orrore del delitto per me funziona anche qui, mi è piaciuta l'immagine dell'unghia sporca. Credo non sia facile immaginarsi una scena come questa, con una bambina di mezzo. Dimostri coraggio e ti sporchi le mani il dialogo fra il medico legale e il maresciallo mi suscita invece qualche perplessità. Lo trovo troppo carico, mi ricorda un tipo di recitazione, certi attori che per mostrare emozioni ansimano. mi pare che qui tu abbia voluto mettere troppa carne al fuoco, per esempio il passato che ritorna: in qualche modo lo dovresti (almeno in questa fase iniziale), sfumare di più. Entrarci più leggera, qualche dettaglio sfocato, accenni. Complessivamente lo trovo ben scritto, con ottime potenzialità per catturare l'attenzione del lettore.
  13. Sandro Bonera

    Nessun errore

    Grazie @HurleyReyes , anche per "Il dente"
  14. Sandro Bonera

    Il sig. Nutini - cap. 2

    bel suggerimento @camparino (tra l'altro mi hai fatto venire in mente che Fibonacci's number era il titolo di un fantastico pezzo di un gruppo che si chiamava If) ma ho abbandonato la roulette, gioco solo alle corse... e il Nutini era tutt'altro che esoterico. Scaramantico sì, come potrai vedere se avrai la bontà di seguirmi ancora. Rimango in attesa dei tuoi motti puntuali e fulminanti, ciao da Sandro
  15. Sandro Bonera

    Dégagée 2

    Frammento molto introspettivo rispetto al precedente. Mi pare che lo sguardo di Leonora rimbalzi sugli elementi esterni (la signora in terrazza, l'automobilista, la chiesetta) per riflettere su se stessa. Bene. Si alza poi un primo velo sulla sua sessualità, inatteso nella situazione: sono più perplesso riguardo la parte in cui Leonora riflette su Claudio. La trovo poco approfondita, sbrigativa. Mentre nel precedente frammento disegnavi bene la noia di Leonora nei confronti di Claudio (e con pochi ma efficaci tocchi), qui i pensieri di lei scintillano poco. penso che tu abbia la capacità di rendere meglio queste considerazioni sul disagio di stare insieme a una persona che ci accorgiamo - più o meno all'improvviso - di sentire inadeguata. Sei brava nelle similitudini, potresti provarne qualcuna sul tema.
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