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lucamenca

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  1. Decisamente migliore della prima versione. E ora sbizzarrisciti nel narrare le mirabolanti avventure della gallina Carlotta! A rileggerci!
  2. lucamenca

    Neuronauta incipit

    commento Riaprì gli occhi. Quel semplice gesto gli confermò che era ancora vivo, e ciò bastò a dissipare i suoi timori. Intorno a lui le familiari pareti della sua stanza, e soprattutto nessun altro. Gli ICE, i sistemi di protezione informatica che pattugliavano i siti, erano rimasti dall’altra parte, nel mondo virtuale da cui era appena uscito. Stavolta c’era mancato davvero poco, ancora qualche secondo e sarebbe stato spacciato, ma la missione era compiuta e poteva dire che ne era valsa la pena. Era una bella fortuna essere uno dei pochi umani mutanti dotati di neuroni d’interfaccia, che gli permettevano di entrare e uscire dal cyberspazio a proprio piacimento senza il bisogno di costosi e facilmente hackerabili innesti cibernetici, e soprattutto garantendogli una totale irrintracciabilità. Ecco perché era uno dei migliori nel suo lavoro. Anzi, il migliore, e i suoi committenti lo sapevano. Recuperò i dati che aveva copiato e dirottato verso un terminale sicuro, il vecchio laptop a schermo fisico appoggiato sulla scrivania di fronte, e li scaricò su una chiavetta usa e getta. Per questo genere di cose era un tipo all’antica: niente alloggiamenti neurali per memorie solide nel cranio o impianti cibernetici, non si sa mai cosa ti potrebbero caricare nel cervello. Infilò il dispositivo in tasca e uscì dal monolocale. Fuori pioveva, una pioggia pregna di fuliggine e particelle pesanti che proseguiva ormai da settimane. Non che una giornata di sole avrebbe fatto molta differenza. Laggiù, nei Bassifondi, la luce non arrivava che di rimbalzo, riflessa dagli edifici argentei che si innalzavano per centinaia di metri verso il cielo, le guglie del “mondo di sopra”, interdetto a tutti coloro che come lui erano condannati a un’esistenza da reietti. Isaac si tirò su il cappuccio fino a nascondere quasi completamente gli occhi e si incuneò tra la folla. Percorse circa un isolato scivolando in quel magma ribollente di persone che percorrevano la via, quindi estrasse di tasca la chiavetta e la lasciò cadere in una vecchia cassetta postale in disuso, il punto convenuto con i suoi committenti. Adesso poteva finalmente tirare un sospiro di sollievo. Era filato tutto liscio, e una volta che quei dati fossero giunti a destinazione avrebbe visto comparire una cifra a tre zeri sul suo conto quasi a secco, abbastanza da farlo campare dignitosamente per un altro mese, forse più se avesse stretto un po’ la cinghia. Si concesse un attimo di pausa e, appiattitosi contro un muro per non essere trascinato via, chiuse gli occhi. Le onde elettromagnetiche che permeavano l’etere lambivano le sue sinapsi e lo portavano alla deriva in una realtà parallela e invisibile, fatta di stringhe di codice che si traducevano in suoni, colori, emozioni. In qualsiasi momento poteva chiudere gli occhi e abbandonarsi a quel flusso continuo di dati. Era quello il suo vero mondo, non quello materiale in cui era intrappolato il suo corpo. Lì era libero, senza restrizioni, poteva cavalcare le correnti dell’etere e tuffarsi negli abissi della Rete. Di qua invece… Una sensazione fin troppo reale lo strappò all’errare dei suoi pensieri, costringendolo a tornare con i piedi per terra: un brontolio sommesso che saliva dal suo stomaco.
  3. lucamenca

    La gallina Carlotta

    Ciao @Kikki, ho trovato il racconto interessante, ma vi ho riscontrato varie criticità che non me lo hanno fatto apprezzare fino in fondo. Innanzitutto penso che potrebbe funzionare come incipit di un’opera più lunga, visto che così mi sembra un po' mutilato. Il racconto parte con la gallina Carlotta che ha perso le penne della coda e, dato che poco dopo affermi che si tratta di una gallina sognatrice, ci si aspetta di scoprire come le abbia perse. Viene inoltre fatto intendere che non sia la prima volta che le succede, e questo aggiunge mistero al mistero. Invece la narrazione si sposta subito altrove, lasciando il punto il sospeso e il lettore con un vago senso di delusione. Viene fatto poi intendere che tra Carlotta e Matilde ci sia un rapporto speciale, ma non viene fornita alcuna spiegazione o anche solo indizio che giustifichi ciò. Per quanto riguarda il finale... ci tornerò in fondo al commento. Venendo alla forma, i tempi, tutti al presente, danno l’idea di star leggendo una favola, impressione rafforzata dallo stile chiaro e semplice e dalla continua ripetizione dei nomi dei due personaggi principali, oltre che dall'uso di forme quali "quasi quasi" e dal verso delle galline che si ripete nei loro discorsi alternandosi alle parole. Riguardo i nomi di Carlotta e Matilde, a volte mi sembrano reiterati in maniera anche eccessiva, specialmente in periodi vicini tra loro. Ogni tanto potresti sostituirli con "la gallina" o "l'animale" per la prima e "la padrona", "la donna" (o "l'anziana", o "la ragazza" in base all'età, anche se forse era tua scelta precisa non specificarla) per la seconda. Qua e là ho trovato alcune frasi che mi suonano un po’ innaturali nella costruzione. Nello specifico: Quel "le" penso sia riferito alle galline, ma dato che sia nella frase precedente che in quella che segue si fa riferimento alla sola Carlotta, il plurale suona un po' strano. Toglierei inoltre la prima virgola, quella prima di "Matilde". Anche qui, niente virgola prima di "infatti" per rendere la frase più scorrevole. Questa costruzione mi suona artificiosa, meglio "Matilde è per caso amica tua?" Forse la ripetizione era voluta, ma mi sembra più naturale cambiare con qualcosa del tipo "Matilde non si presenta all'appuntamento neanche il giorno dopo e di nuovo le galline...". Se ho ben capito il senso della frase cambierei con "Matilde è l'unica in grado di/che sa aprirla e chiuderla". Qui c'è una discrepanza logica: se Matilde è a sedere è improbabile che Carlotta riesca a deporle un uovo sulla pancia, che è sollevata in posizione verticale. Sostituirei "pancia" con "grembo", anche per il sottile rimando che creerebbe con l'uovo e tutti gli impliciti connessi (magari simbolo della nascita di un nuovo e più profondo rapporto tra gallina e padrona?). Il finale mi sembra un po’ debole. Si intuisce una nota ironica nell’incubo di Matilde, un mondo senza galline né uova, ma rimangono troppi interrogativi senza risposta. Matilde e Carlotta si comprendono a vicenda? E ancora, perché Matilde è rimasta svenuta per due giorni (evenienza già di per sé poco credibile) con la porta di casa aperta? E questo c’entra qualcosa con la sua tristezza dei giorni precedenti? Si ha come l’impressione che tu sia partita con l’idea ben chiara di cosa scrivere ma che, a metà strada, ti sia smarrita. I temi per qualcosa originale e accattivante ci sono tutti, in primis la gallina che sogna di viaggiare e il suo speciale rapporto con la padrona. Ecco, io partirei da qui per sviluppare la trama, magari ideando qualche episodio rocambolesco (anche umoristico o paradossale volendo) che spieghi perché Carlotta finisca sempre con la coda spennata. In definitiva: idea di partenza buona ma da rivedere lo sviluppo. Spero di esserti stato utile, a rileggerci!
  4. lucamenca

    Sei uno scrittore solo se gli altri te lo riconoscono?

    Scrittore è, per definizione, chi scrive. Dunque anche buttare giù una lista della spesa o rispondere a un amico in chat fa tecnicamente di te uno scrittore. Per questo, nel mio caso, preferisco la qualifica di “narratore”, in quanto quello che faccio è narrare tramite la scrittura una storia che abbia una trama e un senso compiuto. Poi ovviamente esistono varianti in base al genere: poeti, saggisti, drammaturghi e via dicendo. Premesso ciò, chi può arrogarsi, e in basi a quali principi, il diritto di definirsi tale? Come hai giustamente fatto notare la mera pubblicazione è un criterio ormai non più sufficiente, dato che da un parte il self-publishing e l’editoria a pagamento permettono a chiunque di sfornare un libro, dall’altra gli scaffali delle librerie sono invase di prodotti scritti (o presunti scritti) da professionisti provenienti da altri campi che si improvvisano scrittori. La presenza di un pubblico è una questione più intrigante, ma mi viene in mente il famoso detto: “se un albero cade nel folto di una foresta dove nessuno può sentirlo, la sua caduta produce un rumore? Esiste un suono se nessuno può udirlo?” Parafrasando: esiste uno scrittore se nessuno può leggerlo? Secondo me sì, e dunque viene meno anche la necessità di avere un pubblico. Per quanto riguarda il trasmettere emozioni, non è forse questa la funzione dell’arte? E non è la letteratura una forma d’arte? Sì, ma ridurre tutto alle emozioni mi sembra eccessivo. Con i propri scritti si possono comunicare anche insegnamenti, riflessioni, informazioni, storie… Quindi, per tornare al punto iniziale, chi è scrittore? Chi utilizza la scrittura in forma di prosa o poesia per comunicare qualcosa, con finalità che non siano da ricercare in una necessità immediata e utilitaristica (quindi escludendo tutte le produzioni cui accennavo all’inizio quali messaggi, liste, appunti…). Ulteriori e più dettagliate definizioni si possono poi dare in base alla forma e al genere di ciò che si scrive.
  5. lucamenca

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    @Adelaide J. Pellitteri grazie mille!
  6. lucamenca

    Tutta colpa di un rotolo

    Ben ritrovata @Ospite Rica, grazie per la lettura e il commento. I punti che hai sottolineato sono più o meno gli stessi che mi ha fatto notare @AdStr, e a questo punto come non darvi ascolto? A rileggerci!
  7. lucamenca

    Non tutto l'Amazon vien per nuocere (?)

    Oggigiorno se ne sentono di tutti i colori sul colosso fondato da Jeff Bezos, ma il suo successo è innegabile e dato che tra la miriade di prodotti offerti vi sono anche i libri la questione riguarda, più o meno direttamente, anche gli utenti del Writer's Dream. Se non ricordo male in una discussione di qualche tempo fa fu definito un mostro che rischiava di affossare le librerie, grazie alla sua politica di prezzi stracciati, consegne rapidissime e un servizio di print-on-demand che permette la vendita di titoli altrimenti introvabili nei negozi fisici. Premesso che ambasciator non porta pena, e che anche io sono tra i critici di Amazon (sebbene talvolta sia costretto a ricorrervi per mancanza di alternative valide) ho scovato in un blog l'intervista a un libraio che ha deciso di appoggiarsi ad Amazon Business (per chi non lo conoscesse o volesse saperne di più questo il link alla pagina ufficiale) per la distribuzione (altro cancro riconosciuto dell'editoria, visto che ai distributori va una buona fetta del costo di copertina, mentre il libraio da una parte e l'intera filiera produttiva dall'altra devono spartirsi la percentuale rimanente) e se ne dice entusiasta. Questo il link: https://caponatameccanica.com/amazon-business/ Leggete con calma, meditate e fatemi sapere cosa ne pensate. Sarebbe interessante se intervenissero altri operatori del settore (librai ma non solo) per confermare o smentire quanto scritto, magari raccontando le loro esperienze personali.
  8. lucamenca

    Tutta colpa di un rotolo

    Ciao @AdStr, grazie per la lettura e il commento, e per i due spunti di discussione che hai sollevato. Riguardo a questi: 1.Il mio obiettivo era proprio stimolare il lettore alla riflessione, dici che sono stato troppo esplicito? 2.Concordo con te sulla superficialità con cui ho affrontato il tema del deja vu, che ho usato solo come stratagemma per catapultare il protagonista al di fuori del tempo. Il suggerimento su come indirizzare la storia è intrigante e ci rifletterò su, grazie del consiglio. A rileggerci!
  9. lucamenca

    Retroscena da un circo

    Ciao @Ospite Rica, mi è piaciuto molto la descrizione del circo, sia nella sua veste più sgargiante sia in quella malinconica dell'allestimento nel giorno di pioggia. Mi a ricordato, per restare in tema circense, il trucco da clown che nasconde l'espressione triste del volto su cui è dipinto. La seconda parte è accelerata, un botta e risposta in cui le battute si fondono con le riflessioni della protagonista e a volte mi sono perso. Ho apprezzato soprattutto lo stile, frasi rapide e immediate che si mescolano ad altre più lunghe e descrittive, un moto ondoso in perenne mutamento che accompagna lungo il corso della letteratura, arricchito da inserti poetici azzeccati. Brava e a rileggerci!
  10. lucamenca

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    Grazie @Ippolita2018 .
  11. lucamenca

    I racconti della Dodicesima Luna – Quinto Ciclo

    Grazie ad @AdStr per la menzione e complimenti a @Ospite Rica per il suo racconto, che vado subito a leggere.
  12. lucamenca

    Wattpad: opinioni ed esperienze

    Ciao @Romins,da poco è stato lanciato "Wattpad Premium", che è effettivamente a pagamento e, a quanto leggo sul sito, permette di: - non visualizzare pubblicità tra un capitolo e l'altro di una storia che si legge (non mi risulta che ci siamo queste pubblicità nella versione italiana però, anche se non leggo storie su Wattpad da un po'); - ottenere wattpad coins, con le quali si possono leggere le storie a pagamento; - personalizzare l'interfaccia del sito con altri colori. Per il resto la fruizione delle storie non a pagamento e del sito resta completamente gratuita.
  13. lucamenca

    Tutta colpa di un rotolo

    Ciao @Floriana, innanzitutto grazie per la lettura e per il tuo accurato commento. Passiamo ora alle tue domande e dubbi, partendo da quella riguardo l'evento che innesca il racconto: l'esperienza di un déjà vu. Non ti è mai capitato di fare qualcosa o trovarti in un posto e avere la sensazione, che dura appena qualche secondo, di aver già vissuto quel momento, esattamente in quel modo (stesso ambiente, stessi suoni, stessi odori, stesse persone intorno...)? Ecco quello è un déjà vu. Perché accade una cosa del genere? Vi sono varie teorie a riguardo, ma io in questo racconto ho voluto darne un'interpretazione più fantasiosa: i déjà vu sono una sorta di "visione" di come devono andare le cose, un modo per avvisarci che siamo esattamente dove dobbiamo essere e stiamo facendo esattamente quello che dobbiamo fare. Per ricollegarmi alla tua domanda finale, il protagonista decide di non fare come vede nel déjà vu, "disobbedisce", e sceglie un'altra marca di carta igienica. In questo modo "spezza" il ciclo e finisce fuori dal tempo. Mi rendo conto che è un'idea un po' cervellotica e non immediatamente intuibile, spero di essere stato chiaro nella spiegazione. Che vuol dire serbando? "Serbare" significa "conservare", "mantenere". Gli "albori" sono "le prime luci (dell'alba)", qui la parola è usata in senso figurato e significa "inizi". Qui volevi dire: leoni più tardi? Che significa: e poi tornare a vivere,? No, è giusto "eoni". L'eone è un'unita temporale dalla lunghissima durata (un miliardo di anni) usata in geologia. Le persone tornano a vivere perché, dopo la fine dell'universo, tutto ricomincia da capo (secondo la finzione del racconto ovviamente) e dunque tutti nasceranno di nuovo e ripeteranno le loro vite (anche se ogni volta in maniera leggermente diversa). Nel finale il protagonista, che essendo fuori dal tempo è diventato un essere immortale e può vedere tutto quello che succede nell'universo, accumulando una conoscenza infinita, rivela che però si sente solo. Lascia allora questo messaggio (che è il racconto) affinché qualcuno, come lui, "disubbidisca" a un déjà va e finisca fuori dal tempo per fargli compagnia. Il genere non è comico, ma non ci sei andata troppo lontano perché c'è effettivamente una vena umoristica che percorre il racconto, o perlomeno ho cercato di inserirla (il fatto che la causa dei "guai" del protagonista sia un semplice rotolo di carta igienica, il tono con cui il protagonista racconta la storia, i dinosauri che si sono estinti per un suicidio di massa...). Spero di aver chiarito i tuoi dubbi e che adesso il racconto ti risulti più godibile. A rileggerci!
  14. lucamenca

    Tutta colpa di un rotolo

    Ciao @Adelaide J. Pellitteri, grazie per la lettura e per il commento. Sono contento che il racconto ti sia piaciuto e che in esso tu abbia trovato una chiave di lettura più profonda: una metafora sulla condizione di eterna insoddisfazione che oggi affligge molti di noi abitanti del cosiddetto "primo mondo". A riprova di come a volte i lettori riescano a sondare un testo meglio di quanto faccia l'autore. Grazie per avermi aperto gli occhi su questa nuova interpretazione. A rileggerci!
  15. lucamenca

    Tutta colpa di un rotolo

    Ciao @AndC, grazie per la lettura e per il commento, ricco di suggerimenti e segnalazioni (come la svista alla prima frase, bel modo di iniziare un racconto... ). Sono contento che ti sia piaciuto, nonostante l'argomento scientifico-filosofico, come l'hai giustamente definito, che ho cercato di condire con un po' di ironia per renderlo più digeribile. A rileggerci!
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