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Mirel

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  1. Mirel

    presentazione mirel

    grazie a tutti ragazzi ... un abbraccione mirel
  2. Mirel

    Le paure di Milena

    Certo che mi fa piacere . Anzi non vedo l'ora perché lo trovo estremamente profondo e hai scelto una tematica molto interessante a mio parere . Spero che tu possa capitare nel mio racconto " il padre nel figlio " per farmi una buona critica perché io , a differenza tua, devo crescere davvero molto . Hai già pubblicato qualcosa di tuo ? Mirel
  3. Mirel

    Il bancone della notte

    meravigliosa . Il racconto più bello che ho letto fino ad ora qui sopra . Mirel
  4. Mirel

    Le paure di Milena

    Complimenti per l'ottima capacità descrittiva . Il racconto è scorrevole e dinamico , ma la trama l'ho trovata un po' superficiale e priva di emotività . MIREL
  5. Mirel

    Ferragosto d'Inchiostro 2017

    Fino a

    @Niko grazie mille . Giuro che mi impegnerò al massimo per capire il meccanismo del forum , cosicché non vi stresso più . buona giornata Mirel
  6. @mina99 Ciao Mina , io vedo delle buone capacità di immaginazione in te. Ottime doti di spiegare le situazioni dettagliate , ma onestamente credo che questo racconto non valga nulla sotto un punto di vista emotivo . Sono sincero , mentre lo leggevo è come sei sdoppiassi i miei pensieri : è brava , ma il racconto è banale , poco interessante , affermazioni fuori luogo ( come quando dici che si stà perdendo del tempo nel leggerti ) e poco trascinante . Mina se posso consigliarti un pochetto , leggi tantissimo ( si percepisce nei tuoi scritti che non leggi molto ) , cerca di pulire un pochetto il linguaggio e se ti piace, renderlo volgare quando ci può stare ( non ostentare questa ribellione ) CIAO E NON MOLLARE MAI Mirel
  7. Mirel

    Ferragosto d'Inchiostro 2017

    Fino a

    ciao niko , come faccio a partecipare al contest ? come funziona ? grazie Mirel
  8. Mirel

    Ferragosto d'Inchiostro 2017

    Fino a

    @niko come faccio a partecipare al contest ? grazie Mirel
  9. Mirel

    Il padre nel figlio

    IL PADRE NEL FIGLIO Permetto ai miei occhi di chiudere le palpebre, oscurando l’immagine di un soffitto in legno color nocciola. Abbasso l’attenzione dal visibile , e mi accorgo solo ora del mio respiro . Provo a danzare con esso come fa il mare sulla riva umida , lentamente mi sento sabbia risucchiata nel profondo abisso del sonno . Sogno frammenti di ricordi accaduti realmente . Mi domando se ci sarà uno spazio in cui posso nasconderli senza che questi trovino sempre il modo di riemergere affondandomi costantemente più giu. La vecchiaia ti ha spinto verso il volo infinito della morte. Io giocando con i rinvii non ho trovato il tempo di salutarti. L’ordine tarda a prender forma , la confusione ha trovato spazio e ora divora affamata tutto ciò che incontra . Penso di lasciarla avanzare senza contrastarla . Voglio ammirare la sua determinazione , capire se almeno lei ha il coraggio di iniziare una storia da quello che non sai, per poi finirla con le domande di cui solo tu conosci le risposte. Il nostro era un paese vicino al mare, ma non così vicino da toccarlo . Tu lavoravi e mamma in cerca di una seconda giovinezza . Noi bambini non andavamo a scuola , preferivamo buttarci in strada e di giorno in giorno decidere un gioco. Quello che odiavo era rubare nei mercatini , il mio preferito invece era quello di aspettare nascosto il passaggio di una carrozza e una volta sorpassati , senza farci notare , aggrapparci dietro e sperare in una giornata di acqua salata a petto nudo . Ero bravo a correre con il bottino in mano , pessimo nel scegliere la carrozza giusta. Così capitava che i miei amici tornavano con il racconto del giorno e le labbra ancora viola dal troppo tempo in acqua , io affinavo le mie tecniche di ascolto . Ho imparato a capire quando qualcuno ingigantisce una storia o un altro non racconta tutto per non farti stare troppo male . è cosi che la strada mi ha insegnato a scegliere gli amici e distinguerli dai compagni . Ricordo due case , una doccia alla settimana e una zia che con le mani cercava i pidocchi nel mio cuoio cappelluto . Ricordo l’attesa dei tuoi arrivi dall’altra sponda del mare , non ascoltavo mai i discorsi dei vecchi nonni , ma se parlavano di te sentivo dentro un richiamo all’attenzione. Capitava così che venissi a conoscenza del tuo temporaneo ritorno un paio di mesi prima . Questa anticipazione mi serviva per allenarmi , andavo a correre e portavo i mattoni tutti i giorni da una casa all’altra , in cambio di un gelato a fine lavoro . Staccavo dal cantiere e tornavo di corsa e prima di mangiare facevo addominali e flessioni . Ora da grande posso affermare che quello era il modo che avevo per dimostrarti il mio bene . Volevo comunicarti con i muscoli dei mie sette anni che ero cresciuto e che stavo diventando uomo . Eri un mito per me papà , ti guardavo dal basso all’alto come fanno gli uomini sotto i grattacieli e tutti in paese ti facevano domande come se fossi una star ,tu con un sorriso compiaciuto non deludevi le aspettative . Il mio momento per stare solo con te , giungeva appena prima di cena , quando tu eri solito ad infilarti sotto la doccia. Io sapevo che se pazientavo vicino al bagno , senza farmi notare e con le orecchie tese all’ascolto , tu mi chiamavi per raccontarmi dell’Italia tanto immaginata da noi Albanesi in cerca di un’opportunità. Con la schiuma tra i capelli e una doccia senza tende , ti guardavo nudo nel tuo fisico statuario mentre le tue parole mi portavano nei luoghi a me sconosciuti . Mi dicevi che le luci per le strade e nelle piazze italiane rimanevano accese anche di notte. Noi qui invece in casa con le candele appena tramontava il sole . Mi raccontavi di aver visto una partita di Del Piero mentre disegnava le sue parabole e di un pallone finire sotto l’incrocio della rete . è così che sono diventato Juventino . Cercavi di descrivermi il profumo dei piatti nei ristoranti in cui andavi e alla fine , provavi a farmi immaginare le sensuali gambe di belle donne da te conosciute. Mi promettevi che prima o poi saresti riuscito a sbrogliare la burocrazia e che presto avrei avuto i documenti per raggiungerti in Italia e finalmente vivere con te. Quando arrivava il momento della tua partenza , trattenevo le lacrime e tu mi prendevi in braccio . Mi perdevo tra i tuoi occhi blue e per un momento tutto spariva e rimanevamo soli . Io e Te . Evidentemente la burocrazia Italiana era difficile da smarcare , probabilmente negli anni novanta l’Italia non favoriva alcuni sbarchi . Rammento una nave vista alla tv con il nonno . Vlora fu il nome che gli attribuirono e io tanta gente incollata l’uno con l’latro in quel modo non l ‘avevo mai vista . Non so che fine fecero quelle persone , ma i mesi che seguirono andai a vivere con la mamma . Quando chiedevo di te, lei mi rispondeva sempre che appena sarei diventato grande mi avrebbe raccontato tutto . Non ce ne fu bisogno , lo capii da solo una sera di pochi anni dopo . La mamma a casa non c’era mai , e io stavo molto tempo solo . Non mi spiaceva la libertà delle mie giornate . La sola regola era il rientro a mezza notte . Rispetto a te la mamma aveva gli occhi marroni e non si faceva vedere sotto la doccia . Anche quando si cambiava chiudeva sempre la porta della stanza . C’era una signora al primo piano del palazzo , vecchia ma ancora autonoma . Lei leggeva la vita delle persone dalle macchie del caffè lasciate sul fondo delle tazzine una volta bevuto . La gente che andava da lei non pagava solo il caffè , ma anche l’anteprima della propria esistenza . Mi piaceva il latte e tutte le mattine scendevo al piano terra ad aspettare la sua consegna in bottiglie di vetro e direttamente dal caseificio . La vecchia riceveva tante persone di prima mattina , e così mi capitava di vedere signore in lacrime uscire dal suo appartamento , c’erano donne di tutte le età e c’erano anche pianti felici . Un gioco che facevo era quello di cercare di indovinare , prima dell’ingresso delle donne nella casa della vecchia , come sarebbero uscite . Ad ogni emozione indovinata mi guadagnavo un biscotto in più da puciare nel latte . Sono sempre stato magro , quindi non ero esattamente un indovino . Scoprii che la cliente più ossessionata era proprio la mamma . Un giorno entrò nella stanza mistica nelle prime ore del pomeriggio e ne uscì in tarda serata . Venne a cercarmi e quando mi trovò , mangiammo gli avanzi del pranzo , preparò il mio zaino e mi disse di prendere una sola cosa a cui tenevo . Scelsi una mia foto ( l’unica che ho di me da piccolo ) . La mamma mantenne la tua promessa papà . Però non lo fece aspettando dei documenti , e scelse un gommone al posto della nave . Il ricordo che ho di quel viaggio è la metafora perfetta della mia vita. Prima di farci accomodare , ci contarono al buio con l’aiuto di una pila puntata dritta negli occhi . Eravamo in venti più due scafisti . Per me era un’avventura , negli adulti invece la tensione era talmente esplicita che anche il sudore aveva un sapore che richiamava preoccupazione . Ci coprirono con una coperta , e partimmo . C’era un silenzio papà che non ho mai risentito nella mia vita e lo ruppi chiedendo a mamma se il gommone saltava in quel modo perché sotto c’erano i delfini che ci spingevano impazienti di vederci in Italia . Una signora sentii la mia domanda e lo disse ad alta voce . Risero tutti e involontariamente smorzai la tensione. Arrivammo che era ancora buio ,ci sparpagliammo e io rimasi solo con mamma e gli scafisti nel bosco . Papà , la mamma non aveva pagato quel viaggio , lo capii perché si arrese troppo presto alle lusinghe di quei due . Lei pensava che io dormissi, ma la vidi mentre le sue mani erano appoggiate all’albero e loro dietro di lei . Le lacrime le accarezzarono il viso , compensando quella maledetta alba italiana . Arrivò un tuo amico , con la macchina mi accompagnò da te tagliando l’Italia da sud a nord . La mamma non la vidi più . Quando mi chiedevano come mi chiamassi , rispondevo con la mia età . Se mi chiedevano quanti anni avessi , rispondevo con il nome . Lentamente imparai a mettere ordine in queste frasi e gradualmente affiancai un’altra lingua nel mio vocabolario . La nostra casa , sembrava la stanza di un albergo . Piccolo monolocale con un unico grande letto in cui ci coricavamo la sera insieme . Facevamo fatica a dormire , al piano di sotto c’era un night e la musica bussava sul pavimento e ci entrava fastidiosa nel sonno . Presto trovai incongruenze tra quello che mi raccontavi sotto la doccia in Albania e la tua realtà Italiana. Mai una cena al ristorante ,tra le tue conoscenze solo uomini e Del Piero lo vidi una volta dentro uno schermo da 22 pollici . Per ripicca fanciullesca mi orientai verso un altro gioco . Sotto casa nostra , nella stradina che portava al lago, mi innamorai di una pallina gialla , una racchetta che la colpiva e un campo in terra rossa su cui potevi anche scivolare . C’era una rete che minimizzava le dimensioni del campo, c’erano nastri inchiodati sulla superficie che delimitavano le aree del gioco . Il tennis è uno sport contraddittorio , perché è individuale ma senza un altro non puoi giocare . Io approfittavo del ritardo dell’eventuale socio di qualcuno per farmi prestare una racchetta e provare a colpire dignitosamente una pallina . Il tennis è uno sport al quale la psicologia deve delle risposte: ogni giocatore , durante una partita , o un palleggio , è come se sdoppiasse la sua identità : se sbaglia ci sono auto rimproveri però in seconda persona . Quindi il “tu” concretamente è l’ “io” e l’aspetto attraente è che il compagno dall’altra parte della rete lo sa che non è lui il destinatario di eventuali insulti . C’era tutto in quel campo : una pallina che rimbalzando andava in Albania , e poi un altro la rimandava in Italia , una rete che separava come il mare , inserendosi come ostacolo in questo viaggio . Questo per me era il gioco nel gioco . L’obbiettivo era non sbagliare mai perché ogni volta che la pallina attraversava la rete e rimbalzava nel campo opposto , contribuivo al libero viaggio in volo di qualcuno . Cercavo inoltre di mettere in difficoltà il mio avversario perché ogni volta che lui sbagliava , significava che quel qualcuno non veniva ricacciato indietro. Statisticamente nel tennis vince chi sbaglia meno perciò anche con gli altri bambini della mia età vincevo spesso . Qualcuno lo disse ad un altro e alla fine mi trovai il maestro del centro a propormi di entrare nella SAT (la scuola tennis di noi piccoli). Non avevamo i soldi , ma avevo vergogna a dirlo , perciò per un periodo non ci andai più . Un paio di settimane dopo ti vidi in balcone a parlare con il maestro e la sera mi disse che se fossi andato a scuola , avrei avuto un anno gratuito di corsi tennis . Le maestre erano più educate nei commenti rispetto ai miei compagni sui miei errori grammaticali , ma loro finita la lezione se ne andavano e io dovetti fare a pugni con un bambino per farmi rispettare . Il giorno dopo si presentarono i genitori dei bambini e la preside mi chiamò in ufficio . Chiesi scusa e capii definitivamente che non ero più nelle strade Albanesi . Iniziai a perdere l’accento straniero e scordarmi la mia lingua. Iniziai a sostituire i pugni con le parole e mi feci qualche buon compagno . Più mi integravo papà , più ti percepivo lontano . Eri strano in quel letto , mi svegliavo la notte e ti trovavo con solo le mutande addosso a guardarmi . Mi dicevo che eri protettivo e che non volevi che mi capitasse nulla male , ma dentro di me percepivo un certo disagio. Il mio maestro iniziò a darmi lezioni private e senza farti pagare una lira . Mi dava delle cassette di giocatori ATP ed esse mi aiutavano ad addormentarmi dopo di te. Nel tennis , alcuni movimenti li acquisisci guardando i professionisti e un bambino fa presto a crearsi un modello . Il mio era il giovane David Ferrer , non esattamente un talentuoso , ma esempio di tenacia e fatica . Divenni un osso duro da battere e il maestro mi portò ai vari tornei della zona . Il mio segreto del doppio gioco funzionava sempre meglio , ma tu ancora non ci credevi quanto me . Sognare da piccoli è più facile sicuramente , da adulti però si perde anche la capacità di comprendere che un bambino è fatto soprattutto di sogni . Vinsi il mio primo torneo a nove anni , ce ne furono altri ma tu non ne volevi sapere di venire a vedermi . Mi feci un’ amica , gli diedi un piccolo bacio sulla guancia e iniziai a comprendere i miei gusti . Ti ricordi papà quando ti trovai ubriaco nel giardino del palazzo con una ragazza ? Ti ricordi che me la presentasti dicendomi che era la tua fidanzata ? Il giorno dopo mi raccontasti che l’avevi conosciuta a lavoro in cantiere . Era una di quelle che faceva i progetti che tu ed altri li materializzavate in case per le persone. Avevi una luce negli occhi quando mi spiegavi come conquistare una signorina , sembrava che tu avessi un codice infallibile . Io sapevo benissimo papà che la ragazza lavorava al night e che tu avevi speso buona parte del tuo guadagno quella sera . Non so se mi alzai di qualche piano io , oppure il grattacielo si abbassò . Ma da quel giorno cominciasti a risultare più piccolo ai miei occhi . Stranezza degna di nota in questa storia è che se ti chiedevo di mamma , tu rispondevi che quando sarei diventato più grande mi avresti raccontato tutto . Stessa risposta per un unico torto . Ti arrestarono una fredda sera di febbraio , lo fecero dopo aver sorvegliato il nostro appartamento per mesi . Io avevo undici anni , tenera età per farmi rimanere solo a guardare lo strazio della rapina di un padre . Una signora mi portò in macchina e mi domandò del tennis , ma furono monologhi senza risposta . Mi sentivo in colpa papà . Capitò in te , quello che capita nel tennis . Tu eri doppio , uno padre e l’altro solo un uomo . Il tuo “ tu “ prese il sopravvento sul tuo “ io “ , il sottoscritto invece , una pallina vittima della tua sconfitta. Mi accorsi una sera della grandezza delle tue mani , quando mi presi le mie , le accarezzasti come fa un padre con un figlio . Quelle carezze poi le feci fare a me , prima sulle tue mani e poi direttamente sull’unica differenza evidente che c’è tra un uomo e una donna . Vittima o carnefice ? Potevo ribellarmi , urlare , scappare , riaccendendo luce nel buio della tua testa . La mia mano guidata dalla tua mi lascio pietrificato . Mi chiedevi se ti volevo bene e anche in quella situazione , monologo senza risposta . Ansimavi mentre io cercavo di fantasticare un campo. Ritmo nel tuo respiro, fatica nella mia evasione . Quando il “ tu “ decise che la mano non bastava , sussurrando mi chiesi di venire in braccio da te. Non risposi , ma lo feci . Vittima o carnefice ? Ti guardavo per la prima volta dall’alto verso il basso , come fa un uomo sopra un grattacielo . Coerenza nei tuoi occhi . Uno chiuso , l’altro pure . Quella parte di te che contribuì alla mia creazione , ora lacera la sua opera . A dieci anni assaggiai il sapore di mio padre . Ti denunciai , raccontando tutto a quella preside a cui poco tempo prima avevo chiesto scusa . La macchina mi portò in un istituto e ora combatto il tie break più difficile della mia vita.
  10. Mirel

    Tormentato Amore

    @Dark_Lady ho letto il tuo racconto . Mi piace molto l'aspetto introspettivo delle emozioni interiorizzate nel caos della rabbia prima , e nella logica dell'accettazione poi . Ho apprezzato molto la relazione delle emozioni con il fattore meteorologico fuori perché vi è una similitudine e quindi è come se comunicassero in qualche modo . Ho trovato ripetitivo alcune parti ed alcuni termini , ma ovviamente su questo ci puoi lavorare. Trovo un po' eccessivo personalmente alcuni termini ricercati ( ma questo è questione di gusti ) . Nel complesso è scorrevole e il finale è molto realistico e in fondo in alcune coppie si va aventi per inerzia e per le responsabilità . Avrei inserito onestamentamente una morale sull'importanza di alimentare un rapporto di coppia . Detto questo , complimenti perché l'aspetto che emerge è la passione e la ricerca che c'è dietro al tuo scritto . Il tema non è affatto banale .
  11. Mirel

    presentazione mirel

    ciao a tutti , sono Mirel e sono felice di essermi iscritto in questo forum dedicato al mondo della scrittura . Ho 28 anni ed è dall'anno scorso che ho iniziato a scrivere qualcosa . Vorrei migliorare in questa meravigliosa passione , e per farlo penso sia necessario ricevere delle critiche oggettive da parte vostra . Sono lieto anche di leggere i vostri scritti . Un caloroso abbraccio a tutti . Mirel
  12. Mirel

    Le regole di settembre

    @Domenico SantoroCiao Domenico , mi sono appena iscritto al forum e il tuo è stato il primo racconto che ho letto . Devo dire che , anche se il genere non è il mio preferito , credo che se sistemassi un paio di cose lessicali la storia sarebbe leggermente più scorrevole . Niente male iniziare con le regole di settembre , incuriosisce il lettore . Che dirti poi Domenico , dovresti secondo me riprenderlo in mano e lavorarci un po' su affinché diventi avvincente oltre che un buon lavoro . Mirel
  13. Mirel

    il padre nel figlio

    IL PADRE NEL FIGLIO Permetto ai miei occhi di chiudere le palpebre, oscurando l’immagine di un soffitto in legno color nocciola. Abbasso l’attenzione dal visibile , e mi accorgo solo ora del mio respiro . Provo a danzare con esso come fa il mare sulla riva umida , lentamente mi sento sabbia risucchiata nel profondo abisso del sonno . Sogno frammenti di ricordi accaduti realmente . Mi domando se ci sarà uno spazio in cui posso nasconderli senza che questi trovino sempre il modo di riemergere affondandomi costantemente più giu. La vecchiaia ti ha spinto verso il volo infinito della morte. Io giocando con i rinvii non ho trovato il tempo di salutarti. L’ordine tarda a prender forma , la confusione ha trovato spazio e ora divora affamata tutto ciò che incontra . Penso di lasciarla avanzare senza contrastarla . Voglio ammirare la sua determinazione , capire se almeno lei ha il coraggio di iniziare una storia da quello che non sai, per poi finirla con le domande di cui solo tu conosci le risposte. Il nostro era un paese vicino al mare, ma non così vicino da toccarlo . Tu lavoravi e mamma in cerca di una seconda giovinezza . Noi bambini non andavamo a scuola , preferivamo buttarci in strada e di giorno in giorno decidere un gioco. Quello che odiavo era rubare nei mercatini , il mio preferito invece era quello di aspettare nascosto il passaggio di una carrozza e una volta sorpassati , senza farci notare , aggrapparci dietro e sperare in una giornata di acqua salata a petto nudo . Ero bravo a correre con il bottino in mano , pessimo nel scegliere la carrozza giusta. Così capitava che i miei amici tornavano con il racconto del giorno e le labbra ancora viola dal troppo tempo in acqua , io affinavo le mie tecniche di ascolto . Ho imparato a capire quando qualcuno ingigantisce una storia o un altro non racconta tutto per non farti stare troppo male . è cosi che la strada mi ha insegnato a scegliere gli amici e distinguerli dai compagni . Ricordo due case , una doccia alla settimana e una zia che con le mani cercava i pidocchi nel mio cuoio cappelluto . Ricordo l’attesa dei tuoi arrivi dall’altra sponda del mare , non ascoltavo mai i discorsi dei vecchi nonni , ma se parlavano di te sentivo dentro un richiamo all’attenzione. Capitava così che venissi a conoscenza del tuo temporaneo ritorno un paio di mesi prima . Questa anticipazione mi serviva per allenarmi , andavo a correre e portavo i mattoni tutti i giorni da una casa all’altra , in cambio di un gelato a fine lavoro . Staccavo dal cantiere e tornavo di corsa e prima di mangiare facevo addominali e flessioni . Ora da grande posso affermare che quello era il modo che avevo per dimostrarti il mio bene . Volevo comunicarti con i muscoli dei mie sette anni che ero cresciuto e che stavo diventando uomo . Eri un mito per me papà , ti guardavo dal basso all’alto come fanno gli uomini sotto i grattacieli e tutti in paese ti facevano domande come se fossi una star ,tu con un sorriso compiaciuto non deludevi le aspettative . Il mio momento per stare solo con te , giungeva appena prima di cena , quando tu eri solito ad infilarti sotto la doccia. Io sapevo che se pazientavo vicino al bagno , senza farmi notare e con le orecchie tese all’ascolto , tu mi chiamavi per raccontarmi dell’Italia tanto immaginata da noi Albanesi in cerca di un’opportunità. Con la schiuma tra i capelli e una doccia senza tende , ti guardavo nudo nel tuo fisico statuario mentre le tue parole mi portavano nei luoghi a me sconosciuti . Mi dicevi che le luci per le strade e nelle piazze italiane rimanevano accese anche di notte. Noi qui invece in casa con le candele appena tramontava il sole . Mi raccontavi di aver visto una partita di Del Piero mentre disegnava le sue parabole e di un pallone finire sotto l’incrocio della rete . è così che sono diventato Juventino . Cercavi di descrivermi il profumo dei piatti nei ristoranti in cui andavi e alla fine , provavi a farmi immaginare le sensuali gambe di belle donne da te conosciute. Mi promettevi che prima o poi saresti riuscito a sbrogliare la burocrazia e che presto avrei avuto i documenti per raggiungerti in Italia e finalmente vivere con te. Quando arrivava il momento della tua partenza , trattenevo le lacrime e tu mi prendevi in braccio . Mi perdevo tra i tuoi occhi blue e per un momento tutto spariva e rimanevamo soli . Io e Te . Evidentemente la burocrazia Italiana era difficile da smarcare , probabilmente negli anni novanta l’Italia non favoriva alcuni sbarchi . Rammento una nave vista alla tv con il nonno . Vlora fu il nome che gli attribuirono e io tanta gente incollata l’uno con l’latro in quel modo non l ‘avevo mai vista . Non so che fine fecero quelle persone , ma i mesi che seguirono andai a vivere con la mamma . Quando chiedevo di te, lei mi rispondeva sempre che appena sarei diventato grande mi avrebbe raccontato tutto . Non ce ne fu bisogno , lo capii da solo una sera di pochi anni dopo . La mamma a casa non c’era mai , e io stavo molto tempo solo . Non mi spiaceva la libertà delle mie giornate . La sola regola era il rientro a mezza notte . Rispetto a te la mamma aveva gli occhi marroni e non si faceva vedere sotto la doccia . Anche quando si cambiava chiudeva sempre la porta della stanza . C’era una signora al primo piano del palazzo , vecchia ma ancora autonoma . Lei leggeva la vita delle persone dalle macchie del caffè lasciate sul fondo delle tazzine una volta bevuto . La gente che andava da lei non pagava solo il caffè , ma anche l’anteprima della propria esistenza . Mi piaceva il latte e tutte le mattine scendevo al piano terra ad aspettare la sua consegna in bottiglie di vetro e direttamente dal caseificio . La vecchia riceveva tante persone di prima mattina , e così mi capitava di vedere signore in lacrime uscire dal suo appartamento , c’erano donne di tutte le età e c’erano anche pianti felici . Un gioco che facevo era quello di cercare di indovinare , prima dell’ingresso delle donne nella casa della vecchia , come sarebbero uscite . Ad ogni emozione indovinata mi guadagnavo un biscotto in più da puciare nel latte . Sono sempre stato magro , quindi non ero esattamente un indovino . Scoprii che la cliente più ossessionata era proprio la mamma . Un giorno entrò nella stanza mistica nelle prime ore del pomeriggio e ne uscì in tarda serata . Venne a cercarmi e quando mi trovò , mangiammo gli avanzi del pranzo , preparò il mio zaino e mi disse di prendere una sola cosa a cui tenevo . Scelsi una mia foto ( l’unica che ho di me da piccolo ) . La mamma mantenne la tua promessa papà . Però non lo fece aspettando dei documenti , e scelse un gommone al posto della nave . Il ricordo che ho di quel viaggio è la metafora perfetta della mia vita. Prima di farci accomodare , ci contarono al buio con l’aiuto di una pila puntata dritta negli occhi . Eravamo in venti più due scafisti . Per me era un’avventura , negli adulti invece la tensione era talmente esplicita che anche il sudore aveva un sapore che richiamava preoccupazione . Ci coprirono con una coperta , e partimmo . C’era un silenzio papà che non ho mai risentito nella mia vita e lo ruppi chiedendo a mamma se il gommone saltava in quel modo perché sotto c’erano i delfini che ci spingevano impazienti di vederci in Italia . Una signora sentii la mia domanda e lo disse ad alta voce . Risero tutti e involontariamente smorzai la tensione. Arrivammo che era ancora buio ,ci sparpagliammo e io rimasi solo con mamma e gli scafisti nel bosco . Papà , la mamma non aveva pagato quel viaggio , lo capii perché si arrese troppo presto alle lusinghe di quei due . Lei pensava che io dormissi, ma la vidi mentre le sue mani erano appoggiate all’albero e loro dietro di lei . Le lacrime le accarezzarono il viso , compensando quella maledetta alba italiana . Arrivò un tuo amico , con la macchina mi accompagnò da te tagliando l’Italia da sud a nord . La mamma non la vidi più . Quando mi chiedevano come mi chiamassi , rispondevo con la mia età . Se mi chiedevano quanti anni avessi , rispondevo con il nome . Lentamente imparai a mettere ordine in queste frasi e gradualmente affiancai un’altra lingua nel mio vocabolario . La nostra casa , sembrava la stanza di un albergo . Piccolo monolocale con un unico grande letto in cui ci coricavamo la sera insieme . Facevamo fatica a dormire , al piano di sotto c’era un night e la musica bussava sul pavimento e ci entrava fastidiosa nel sonno . Presto trovai incongruenze tra quello che mi raccontavi sotto la doccia in Albania e la tua realtà Italiana. Mai una cena al ristorante ,tra le tue conoscenze solo uomini e Del Piero lo vidi una volta dentro uno schermo da 22 pollici . Per ripicca fanciullesca mi orientai verso un altro gioco . Sotto casa nostra , nella stradina che portava al lago, mi innamorai di una pallina gialla , una racchetta che la colpiva e un campo in terra rossa su cui potevi anche scivolare . C’era una rete che minimizzava le dimensioni del campo, c’erano nastri inchiodati sulla superficie che delimitavano le aree del gioco . Il tennis è uno sport contraddittorio , perché è individuale ma senza un altro non puoi giocare . Io approfittavo del ritardo dell’eventuale socio di qualcuno per farmi prestare una racchetta e provare a colpire dignitosamente una pallina . Il tennis è uno sport al quale la psicologia deve delle risposte: ogni giocatore , durante una partita , o un palleggio , è come se sdoppiasse la sua identità : se sbaglia ci sono auto rimproveri però in seconda persona . Quindi il “tu” concretamente è l’ “io” e l’aspetto attraente è che il compagno dall’altra parte della rete lo sa che non è lui il destinatario di eventuali insulti . C’era tutto in quel campo : una pallina che rimbalzando andava in Albania , e poi un altro la rimandava in Italia , una rete che separava come il mare , inserendosi come ostacolo in questo viaggio . Questo per me era il gioco nel gioco . L’obbiettivo era non sbagliare mai perché ogni volta che la pallina attraversava la rete e rimbalzava nel campo opposto , contribuivo al libero viaggio in volo di qualcuno . Cercavo inoltre di mettere in difficoltà il mio avversario perché ogni volta che lui sbagliava , significava che quel qualcuno non veniva ricacciato indietro. Statisticamente nel tennis vince chi sbaglia meno perciò anche con gli altri bambini della mia età vincevo spesso . Qualcuno lo disse ad un altro e alla fine mi trovai il maestro del centro a propormi di entrare nella SAT (la scuola tennis di noi piccoli). Non avevamo i soldi , ma avevo vergogna a dirlo , perciò per un periodo non ci andai più . Un paio di settimane dopo ti vidi in balcone a parlare con il maestro e la sera mi disse che se fossi andato a scuola , avrei avuto un anno gratuito di corsi tennis . Le maestre erano più educate nei commenti rispetto ai miei compagni sui miei errori grammaticali , ma loro finita la lezione se ne andavano e io dovetti fare a pugni con un bambino per farmi rispettare . Il giorno dopo si presentarono i genitori dei bambini e la preside mi chiamò in ufficio . Chiesi scusa e capii definitivamente che non ero più nelle strade Albanesi . Iniziai a perdere l’accento straniero e scordarmi la mia lingua. Iniziai a sostituire i pugni con le parole e mi feci qualche buon compagno . Più mi integravo papà , più ti percepivo lontano . Eri strano in quel letto , mi svegliavo la notte e ti trovavo con solo le mutande addosso a guardarmi . Mi dicevo che eri protettivo e che non volevi che mi capitasse nulla male , ma dentro di me percepivo un certo disagio. Il mio maestro iniziò a darmi lezioni private e senza farti pagare una lira . Mi dava delle cassette di giocatori ATP ed esse mi aiutavano ad addormentarmi dopo di te. Nel tennis , alcuni movimenti li acquisisci guardando i professionisti e un bambino fa presto a crearsi un modello . Il mio era il giovane David Ferrer , non esattamente un talentuoso , ma esempio di tenacia e fatica . Divenni un osso duro da battere e il maestro mi portò ai vari tornei della zona . Il mio segreto del doppio gioco funzionava sempre meglio , ma tu ancora non ci credevi quanto me . Sognare da piccoli è più facile sicuramente , da adulti però si perde anche la capacità di comprendere che un bambino è fatto soprattutto di sogni . Vinsi il mio primo torneo a nove anni , ce ne furono altri ma tu non ne volevi sapere di venire a vedermi . Mi feci un’ amica , gli diedi un piccolo bacio sulla guancia e iniziai a comprendere i miei gusti . Ti ricordi papà quando ti trovai ubriaco nel giardino del palazzo con una ragazza ? Ti ricordi che me la presentasti dicendomi che era la tua fidanzata ? Il giorno dopo mi raccontasti che l’avevi conosciuta a lavoro in cantiere . Era una di quelle che faceva i progetti che tu ed altri li materializzavate in case per le persone. Avevi una luce negli occhi quando mi spiegavi come conquistare una signorina , sembrava che tu avessi un codice infallibile . Io sapevo benissimo papà che la ragazza lavorava al night e che tu avevi speso buona parte del tuo guadagno quella sera . Non so se mi alzai di qualche piano io , oppure il grattacielo si abbassò . Ma da quel giorno cominciasti a risultare più piccolo ai miei occhi . Stranezza degna di nota in questa storia è che se ti chiedevo di mamma , tu rispondevi che quando sarei diventato più grande mi avresti raccontato tutto . Stessa risposta per un unico torto . Ti arrestarono una fredda sera di febbraio , lo fecero dopo aver sorvegliato il nostro appartamento per mesi . Io avevo undici anni , tenera età per farmi rimanere solo a guardare lo strazio della rapina di un padre . Una signora mi portò in macchina e mi domandò del tennis , ma furono monologhi senza risposta . Mi sentivo in colpa papà . Capitò in te , quello che capita nel tennis . Tu eri doppio , uno padre e l’altro solo un uomo . Il tuo “ tu “ prese il sopravvento sul tuo “ io “ , il sottoscritto invece , una pallina vittima della tua sconfitta. Mi accorsi una sera della grandezza delle tue mani , quando mi presi le mie , le accarezzasti come fa un padre con un figlio . Quelle carezze poi le feci fare a me , prima sulle tue mani e poi direttamente sull’unica differenza evidente che c’è tra un uomo e una donna . Vittima o carnefice ? Potevo ribellarmi , urlare , scappare , riaccendendo luce nel buio della tua testa . La mia mano guidata dalla tua mi lascio pietrificato . Mi chiedevi se ti volevo bene e anche in quella situazione , monologo senza risposta . Ansimavi mentre io cercavo di fantasticare un campo. Ritmo nel tuo respiro, fatica nella mia evasione . Quando il “ tu “ decise che la mano non bastava , sussurrando mi chiesi di venire in braccio da te. Non risposi , ma lo feci . Vittima o carnefice ? Ti guardavo per la prima volta dall’alto verso il basso , come fa un uomo sopra un grattacielo . Coerenza nei tuoi occhi . Uno chiuso , l’altro pure . Quella parte di te che contribuì alla mia creazione , ora lacera la sua opera . A dieci anni assaggiai il sapore di mio padre . Ti denunciai , raccontando tutto a quella preside a cui poco tempo prima avevo chiesto scusa . La macchina mi portò in un istituto e ora combatto il tie break più difficile della mia vita.
  14. Mirel

    Le regole di settembre

    @Mirel
  15. Mirel

    Le regole di settembre

    Ciao Domenico , mi sono appena iscritto al forum e il tuo è stato il primo racconto che ho letto . Devo dire che , anche se il genere non è il mio preferito , credo che se sistemassi un paio di cose lessicali la storia sarebbe leggermente più scorrevole . Niente male iniziare con le regole di settembre , incuriosisce il lettore . Che dirti poi Domenico , dovresti secondo me riprenderlo in mano e lavorarci un po' su affinché diventi avvincente oltre che un buon lavoro . Mirel
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