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AlexComan

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  1. [N2017-3] Le Vele verdi

    Rieccomi @AdStr Come promesso. Non ho letto i commenti che ti hanno fatto (come sempre) quindi scusa se mi ripeto. Vado con le opinioni Secondo me, dalla seconda frase va staccato in un altro paragrafo. La frase in grassetto mi indica che la scena è all'interno. Ma poi quella in corsivo mi svalvola tutto Immagino che quel pregio di cui parli sia un mezzo di trasporto e che, visto che è andato in panne, i due interlocutori se la debbano fare a piedi. Quindi, è interno o esterno? O prima interno, poi esterno. In questo caso, c'è un cambio di scena, perciò lascerei uno spazio tra i paragrafi (il primo finirebbe con la frase in corsivo, e il secondo inizierebbe con il dialogo). Di nuovo interno. A questo punto immagino che la cosa sopra sia una sorta di flashback. Panne e tratto a piedi è avvenuto prima, giusto? Se così, ancora meglio dei paragrafi staccati, userei i verbi al passato per il pezzo sopra (partendo dal dialogo: «Barberi, mi raccomando. Evita le tue solite cazzate. Dobbiamo tornare a valle entro stasera.» aveva detto Giacomo Conti. Diego lo aveva degnato giusto di un occhiata...) carina questa Qui parla il fan dello show che è in me: avrei strutturato il racconto diversamente, almeno finora. Se partivi con la scena dell'incidente del mezzo, poi con gli interrogatori degli abitanti (non tutti i 98, ovvio; due possono bastare) dove mostri i loro dialoghi e poi riprendi dal caffè, credo che si capirebbe di più Inoltre avresti la possibilità di dimostrare quel Culo di piombo di cui parli prima, caratterizzando così anche i personaggi. Ecco, già questo dialogo mi piace di più rispetto a quello dell'altro racconto Botta e risposta (non è un difetto) dove però si inizia a capire un po' Jack dal suo linguaggio. Il portale del groviglio di cicatrici che è diventato (il mondo presente? chi è diventato?). Non ho ben capito cosa vuoi dire, anche perché parli anche di altri mondi prima. Okay, mi sento stupido A giugno faranno 30 anni, giusto? Chi? Quella cosa che chiami Make America Great Again Ti spiego cosa ha fatto il mio cervello: in otto anni hanno distrutto miliardi (di persone?), il logo Make America Great Again esiste da 30 anni e ispira l'ambizione a ripopolare (l'America?), visto che miliardi sono stati distrutti (ecco perché credo siano persone). Quest'ambizione ora si è fermata alla sopravvivenza. Questo è quello che ho capito. Non so se è giusto o no, ma mi rimane sempre la domanda: c'entra con quello che ho letto finora? È indispensabile specificarlo? A nessuno piacciono Il termine in grassetto non mi soddisfa. Finora ho immaginato Jack come uno che bestemmia un sacco, ma il tono pacato di Diego nelle risposte mi ha fatto capire (o solo immaginare) che in realtà Jack abbaia, ma non morde. Ringhia sa di uno che se la prende ed è pronto a saltare addosso all'interlocutore. Ecco, Jack abbaia, ma sembra innocuo. Dubita del suo mantra, giusto? In tal caso riformulerei con qualcosa tipo: Ma non ascolta il mantra; Questa volta non riesce a rispettarlo; o altre forme simili. Ehm, show don't tell La paura soprattutto è già difficile dimostrarla. Se poi ti limiti a metterla lì come termine, il lettore non sentirà (non gli entrerà nemmeno in testa) mai la paura di cui parli Poi, questa è solo la mia opinione (ogni tanto te lo ricordo, in modo che nessuno si offenda) Non ho mai visto questa forma. Non sto dicendo che sia giusto o sbagliato, ma una semplice affermazione: non l''ho mai vista per un discorso interrotto È Jack che grida dietro di lui. Perché hai tolto i caporali? Quindi le Vele Verdi altro non erano che prospettive diverse dell'arco? Poi non ho capito la frase in grassetto Okay, rileggendo, forse, e dico forse, Diego aveva già attraversato quel arco da bambino per stare nel mondo in cui si trova ora. Vedendolo adesso, ha la possibilità di tornare. Se così, il finale mi piace Va comunque spiegato meglio, secondo me, o anticipato al lettore un po' della sua infanzia. Ne parliamo Soprattutto se non è come l'ho inteso io Un commento su tutto: A mio avviso, questo è scritto meglio del primo. Si inizia a capire già più cose. Hai dato un carattere a un personaggio (almeno a me lo hai dato), la trama si capisce di più, il botta e risposta funziona meglio. Anche l'idea mi piace di più. Un misto tra fantascienza e horror, che potresti anche sviluppare in qualcosa di più ampio. Devi migliorare (questo per non montarti la testa) Ma credo che tu abbia le capacità di farlo Alla prossima Ad
  2. Nusid

    @Andrea28 ahahahaha Nisud è la città, la località. dovrebbe capirsi dalla prima riga, o almeno ci speravo. È un esperimento nel senso che ho quest'idea (mi è venuta in un altro contest) di questa località che si regge grazie al turismo per la sedia. La sedia dovrebbe mostrarti quali sono i tuoi desideri e come realizzarti, ma prima si nutre delle tue paure. È embrionale perché per ora ho solo questo e non so se vale la pena portare avanti l'idea. Quindi sei per l'aborto o vado avanti con la gravidanza? In ogni caso grazie del commento, e della fatica che hai fatto per leggere
  3. Nusid

    Ho sbagliato il titolo Tanto avete capito uguale
  4. Nusid

    commento A Nisud c'è la sedia. Un poggia-chiappe verde sbiadito, unico arredamento nel mezzo di una stanza dalle pareti rosse; nessuna finestra, dal centro del soffitto un cono di luce di un faretto comandato a distanza. * Le mani gli tremano. Eppure ha pagato per questo. Dopo un lungo istante riesce a stringere le dita intorno alla maniglia: apre la porta. Entra, chiude la porta. Si avvicina al centro: sopra la sedia c'è un interruttore a distanza. Le prende tra le mani, si gira verso la porta. Si siede. Basterà spegnere la luce, un semplice tocco sull'aggeggio tra le dita. Sfiora l'interruttore con il pollice. Inizia a sudare. Cerca di avere un respiro controllato. Non ci riesce, affanna, alla fine sospira. Sono pronto, si convince. Sono pronto, sono pronto. Un altro sospiro. Sono pronto. Sonoprontosonoprontosonopronto. Preme l'interruttore. Buio. * Claudia osserva la porta dal bancone. «Dici che ce la fa?» Roberto avvicina il foglio con i dati personali al viso. «Il ragazzo appena entrato?» La ragazza si limita a un mormorio come conferma. «Be', a noi non importa, giusto?» ribatte il collega. «Basta che paghino e che firmino la liberatoria.» «Sembra tanto giovane.» Roberto punta l'indice sul foglio. «Ventidue anni, per la precisione.» Claudia sospira, ancora con gli occhi puntati sulla porta. «Ricordami perché ho accettato questo lavoro.» «Perché Nisud vive di questo.» Con un cenno indica la stanza. «È grazie a quella sedia se Nisud si regge in piedi.» «Quindi la mia unica colpa è quella di essere nata qui.» Questa volta è Roberto a sospirare. «Senti, è stato il ragazzo a scegliere di sedersi sulla sedia, non tu.» Si avvicina alla ragazza. «Non è né il primo e non sarà l'ultimo a volerlo. Non puoi impedirlo.» Con il viso fissato sulla porta, Claudia annuisce. «Pensa alla tua famiglia, okay?» continua il ragazzo. «A tutti quelli che conosci. A Nisud.» La ragazza distoglie lo sguardo. «Tu ci entreresti, là dentro?» «Sedermi sulla sedia? Vuoi scherzare?» Roberto spilla la copia della ricevuta e il foglio con i dati personali. Sistema tutto in un cassetto dietro il bancone. «Ho visto troppa gente che non ha sopportato la sedia.» «Però vorresti conoscere come realizzare i tuoi desideri.» «Ma non nutrirò la sedia con le mie paure.» Si gira verso la ragazza. «Sono veramente in pochi quelli che riescono ad affrontare i proprio incubi.» Sospira. «E io non sono tra questi.» * Accende la luce. Sta tremando. Sudando. Dalle labbra gli scappa una s prolungata e balbettata. Vuole andare via. Vuole solo andare via. Si alza dalla sedia, l'interruttore gli cade dalle mani. Non si piega per rimetterlo a posto. A piccoli passi si avvicina alla porta. Vorrebbe fare più in fretta, ma non ci riesce. Cristo, quelle immagini! Nella sua testa si susseguono ancora. Arriva alla porta, la apre. I due ragazzi al bancone hanno la bocca semiaperta. La ragazza alla fine dice qualcosa, forse rivolta a lui, forse al suo collega. Non lo sa e non gli importa. Le immagini... Vuole solo andare via. * Claudia va incontro al ragazzo di ventidue anni. Lo prende per un braccio, fradicio di sudore e tremante, e lo accompagna all'uscita. «Mi dispiace.» gli sussurra, ma il ragazzo non da segni di aver sentito. Fuori dalla struttura ci sono varie automediche. Claudia lo fa salire su una di queste e poi da l'okay all'autista. Un altro che probabilmente starà in ospedale per un po' di tempo. Sospira e torna dentro. Quando Roberto la vede, grida: «Il prossimo!»
  5. [N2017-2] Lo squarcio

    Ciao @AdStr Pronto? La parte in corsivo sembra un verso Eviterei la rima che spesso non piace. Fa rileggere al lettore una frase che però non ha molta importanza. Invece del Lì, io userei Quello, ma anche questo termine verrebbe contestato da qualcun altro Credo che tu possa limitarti a: era un mondo che li amalgama, gli opposti. Per quanto riguarda la ripetizione, a me sta benissimo: rafforza il termine. A molti non piace (e qui devi essere tu a scegliere se usarle o meno). Però, come detto, a me sta bene, anche perché nella frase successiva si ha l'idea della colazione (momento di relax) opposta a portare via, che ancora non si sa bene cosa sia: con quel opposti ripetuto dai l'idea che il portare via sia proprio l'opposto di un momento di relax. Qua invece, la seconda frase va in contraddizione con l'ultima. Dai un elenco di dove hanno preso il materiale da bruciare, ma prima dici che non si sa dove il materiale sia stato preso. Per la seconda frase, riformulerei con qualcosa tipo: Il materiale da bruciare scarseggiava: trovarono comunque rametti strappati agli alberi qua e là... Okay l'autocorrezione del narratore qui, ma non vedo cosa c'entri l'ultimo pezzo. Messo così, sembra che su pietra il materiale non dovrebbe bruciare Credo che tu intendessi ma il fuoco non distingue tra spiaggia e pietra. Se è così, riformulerei l'ultimo pezzo. Paragrafo un po' confuso, almeno per me. L'attrazione fatale di cui parli immagino sia il falò. Il faro è nulla a confronto. Ho dovuto rileggere per capire il senso Prima di Qualcuno staccherei in un altro paragrafo: le frasi prima le dedichi al confronto tra faro e falò (se ho capito bene), mentre dopo sposti l'attenzione sulle voci di quello che facevano loro. per dirla ricamandoci un po’ su. Qui non ho capito bene, nel senso, credo che si posso togliere. Perché si dovrebbe ricamarci un po' su? Toglierei il ti nella frase successiva: si rischia di confondere il lettore con il punto di vista. Non so perché ma ho dovuto rileggere anche qui. Forse sono poco attento io Qui tra le due frasi ci stanno meglio (almeno secondo me) i due puntini. Rende di più il collegamento tra le due. Perché qui non ci sono i caporali? Nel dialogo poco più avanti li metti Ehm, questa frase sembra messa a caso per spezzare un secondo il dialogo Se la vuoi inserire, inseriscila prima, perché sicuramente anche prima la sua bocca sapeva di sale, a inizio dialogo. Secondo me, tuttavia, non serve. Non è meglio sulla terraferma? O comunque un'altra espressione. Anche perché prima hai una breve immagine degli scogli, quindi il mare. Al di fuori degli scogli non credo che renda. Parli di apnea prima, e mi piace. Ma poi mi dici che il coprifuoco congela il tempo, e questo mi fa storcere un po' il naso Nella mia immaginazione, quando si ha un coprifuoco da rispettare, si è molto attenti al tempo che passa, e quindi la cosa non mi quadra Non ho capito bene chi siano gli espulsi e siamo sul finale Okay, letto ora per la seconda volta. Credo che l'ultimo paragrafo sia un po' la spiegazione di tutto. Gli espulsi fanno il falò, infrangendo il coprifuoco (sperando di aver capito bene ). Il protagonista dovrebbe far rispettare le regole, ma lui è uno che come regola ha niente regole. La trama è appena accennata (questo non è necessariamente un difetto). Ci sono alcuni spunti qui e là, e questo non può che essere un punto positivo per te. Tuttavia, credo che tu abbia qualche difficoltà con le immagini e le scene (molto comprensibile, sapendo che questo è il tuo esordio). Sai che io sono un fan showdon'ttell: non sarei mai in grado di scrivere un racconto così, se non scena per scena. E qui non riesco a immaginarmi bene le scene. Devo confessarti però che mi aspettavo peggio Non ti vorrei dire un buon racconto per essere il primo, ma l'ho appena detto Forse manca un po' la struttura, inizio-svolgimento-fine oppure, se la preferisci, premessa-rottura di equilibrio - fine (visto che parlavi di equilibrio ) , ma credo che tu abbia iniziato molto meglio rispetto a tanti altri (me compreso). Alla prossima, Ad
  6. [N2017-3] Tempesta a fumetti

    Ehm. Sandro Porti e Simon Fox sono due persone diverse
  7. [N2017-3] Tempesta a fumetti

    commento Tempesta a fumetti Mani in tasca, viso abbassato per contrastare almeno un po' il vento. La pioggia lo picchia sulla testa mentre osserva i propri passi: le scarpe calpestano pozzanghere d'acqua. Splash, splash. Sorride a quel suono. Il marciapiedi è deserto, le poche macchine che si avventurano su strada lo schizzano dalle ginocchia in giù. Continua a camminare, senza preoccuparsene troppo. Tanto, più zuppo di così... Splash, splash. * «Ci dispiace.» Il direttore del museo aggrottò la fronte e unì le mani. Poteva quasi passare per uno a cui dispiacesse sul serio. «Non facciamo mostre d'arte.» Sandro si stampò un sorriso in faccia. «Ne avete fatta una la settimana scorsa.» «Oh, ma era di un pittore molto quotato.» «Simon Fox, lo so.» Sandro allargò il sorriso. «Non è un amico del museo? So che fa grosse donazioni.» Il direttore si morse le labbra. Passò al sorriso professionale. «Ovviamente questo non c'entra con la sua bravura. Fox ha uno stile tutto suo. Ospiti di fama internazionale sono venuti da tutto il mondo per comprare una sua opera.» Sandro alzò una mano, interrompendolo. «Capisco.» Si guardò in giro e poi si rivolse di nuovo al direttore. «Niente mostra per me, quindi. Posso almeno vedere un'opera del vostro amico Fox. Se è veramente tanto bravo, potrei pensare di comprarla.» Il sorriso professionale mutò leggermente. Sembrava quasi soddisfatto. «Naturalmente. Mi segua.» * Splash, splash. Non può fare a meno di sorridere ripensando a quel momento. È quasi arrivato al museo. La pioggia continua a bagnarlo, il vento a rendergli la camminata difficile. Nonostante la tempesta, arriverà a quel museo, senza l'aiuto di taxi o autobus. Ci arriverà con i propri piedi. * «A lei piace giocare, signor direttore?» Sandro formulò la domanda senza togliere gli occhi dal dipinto: colorato a pois su uno sfondo verde, i cerchi di diversi colori e dimensioni. Sopra i cerchi più grandi, un'onomatopea scritta a mano: pic. Il grande Fox e la sua Bufera senza vento. Mah. «Giocare, signore?» Uh, sono già diventato signore ora, pensò Sandro. «Una scommessa.» Solo allora si voltò per vedere ancora il sorriso stampato sulla faccia del direttore. «Le piace scommettere?» «Purtroppo io non gioco d'azzardo.» Sandro si girò di nuovo verso il dipinto. Per quanto si sforzasse, non riusciva a trovarne la bellezza. «Chi ha mai parlato d'azzardo?» Le mani dietro la schiena e rivolse di nuovo la sua attenzione verso il direttore. «In questa scommessa vince in entrambi i casi.» Il direttore protese la testa in avanti. «Si spieghi meglio.» «Se vince le compro questa tovaglia.» «Tovaglia?» Con la mano Sandro indicò il quadro. «Il dipinto. Se vince le compro il dipinto. Avrà anche lei la sua percentuale, immagino.» Il sorriso del direttore si allargò. «E che succede se perdo?» «Metterà in vendita i miei quadri.» «Si riferisce a una mostra?» «Con una sua percentuale sulle vendite.» Sandro sorrise. «Naturalmente.» Allungò la mano verso il direttore. «Come avrà capito, in entrambi i casi lei vince.» Il direttore fissò la mano di Sandro, senza stringerla. «Prima di essere d'accordo, non dovrebbe esporre la scommessa?» Sandro ritrasse la mano e la mise dietro la schiena a unirsi con l'altra. «Certamente.» * Entra nel museo. Le porte scorrevoli si chiudono dietro di lui, mentre un tuono rimbomba all'esterno. Si dirige al bancone che funge da cassa, biglietteria, accettazione, reception e quant'altro. Una biondina gli rivolge un delizioso sorriso. «Prego?» «Salve.» Si leva il cappotto zuppo d'acqua. «Sono Sandro Porti.» La ragazza si alza in piedi. «Oh, signor Porti. Venga, il direttore la sta aspettando.» «Ottimo.» Le indica il cappotto. «Posso lasciare questo straccio da qualche parte?» La ragazza glielo prende dalle mani e lo sistema dietro il bancone sopra una sedia. «Il direttore ha già fatto entrare un gruppo numeroso nella stanza.» «Oh, sul serio?» Con un cenno la biondina gli indica la via. «Da questa parte, prego. La tempesta a fumetti di Fox sta suscitando molto interesse tra il pubblico.» Sandro prende a seguire la ragazza per un lungo corridoio. «Ne sono contento.» «Detto tra noi...» sussurra lei «credo che lei vincerà la scommessa.» «Ah, lei sa della scommessa.» «Tutto il personale del museo sa della scommessa.» Lo osserva con aria complice. «Ma non lo dica al direttore.» «Be', credo che il direttore sappia già della scommessa.» La ragazza ride alla battuta e si ferma davanti a una stanza senza porta. «Io ho già comprato un suo quadro, signor Porti, ma non...» «Non dirò nulla al direttore.» la interrompe, facendole l'occhiolino. Dalla stanza provengono voci sussurrate. «È qui?» «Sì, entri pure.» «Le farò uno sconto sul quadro, ma deve farmi un favore.» La biondina sgrana leggermente gli occhi. «Se posso...» «Alla fine di questa serata, mi lasci il suo numero.» Assume un'aria innocente. «Sa, per effettuare meglio la transazione.» La ragazza ride di nuovo e lo squadra. «Andata. Però ora entri, la stanno aspettando.» «Certo.» Sandro si riempie i polmoni d'aria, la fa uscire dalla bocca, le labbra in una o muta. «Ci vediamo dopo.» Occhiolino alla ragazza ed entra. La stanza è enorme. Quanto l'interno di tutto il mio appartamento, pensa Sandro. Tutto questo spazio solo per un quadro. All'interno ci sono una ventina di persone, i maschi vestiti da pinguini, le donne con i vestiti scollati e attillati. Una parete ospita una tela, tre metri per due: sfondo blu, chiazze grigie e gocce grigie, sopra le chiazze la parola splash in un grigio più scuro. Il direttore sta parlando con una copia interessata davanti al dipinto. Sandro incrocia i suoi occhi. Il direttore si congeda con un sorriso, si avvicina alla parete ed esordisce: «Signori.» La voce alta contrasta i sussurri degli ospiti. «Signori, un attimo di attenzione, vi prego.» Aspetta che il mormorio cessi e riprende. «Sono molto contento di annunciarvi che l'artista di questa magnifica opera,» con una mano indica il quadro alle sue spalle «è appena entrato nella stanza. Visto che tutti mi avete svelato il vostro apprezzamento per l'opera, avrete modo di complimentarvi direttamente con il suo creatore.» Applausi e il mormorio riprende quasi subito. «Dopo una sua breve parola, partiremo con la nostra piccola asta privata. Ho già alcuni prezzi che mi sono stati svelati in via confidenziale.» Fa un cenno a Sandro di avvicinarsi. «Dopo l'asta, abbiamo un'altra sorpresa per voi!» Frasi come Simon Fox è qui?, Non sapevo che Fox fosse presente e Finalmente vedremo il grande Fox arrivano alle orecchie di Sandro. Molti si girano intorno, gli occhi alla ricerca del grandissimo Fox. Sandro sorride, si avvicina al direttore e gli stringe la mano. «La ringrazio dell'annuncio, direttore.» esclama a voce alta. Il mormorio cessa per la seconda volta. Tutti gli occhi sono puntati verso di lui. «A quanto ho sentito, signori, la mia opera sta suscitando interesse. Non posso che esserne contento.» Sulle facce di alcuni appare già un velo di perplessità. La maggior parte della gente però sorride e lo osserva. «Mi chiamo Sandro Porti e questa,» si mette da un lato rispetto al dipinto, lasciando libera la visuale «e questa è la mia Tempesta a fumetti di Fox.» Ora inizieranno a capire, pensa, il sorriso sulle labbra che si allarga sempre di più. Alcuni si rivolgono al propri partner chiedendo qualcosa a bassa voce. Molto probabilmente qualcosa tipo: Ma non l'ha dipinta Fox? «Credo che il direttore vi abbia già spiegato il significato della mia opera.» Chissà cosa si sarà inventato? Sandro non vuole nemmeno pensarci, per ora. «Ora vi lascio con il direttore. Vi aspetto dopo l'asta, con la sorpresa per questa sera.» Gli ospiti applaudono, chi imbarazzato, chi con aria complice per la furbata. Sandro stringe la mano del direttore e gli sussurra all'orecchio. «Poi venda anche le altre mie opere.» Il direttore gli sorride e annuisce. Sandro dà un ultimo sguardo alla tovaglia che ha dipinto ed esce dalla stanza. Nel frattempo mi farò due chiacchiere con la biondina, si dice. Voglio sapere quale delle mie opere ha comprato.
  8. [N2017-3] Amari confetti

    Ciao @ettore70 Non ho letto i commenti, quindi scusa nel caso ripetessi le stesse considerazioni altrui. Ecco le mie: Credo che diverse sia superfluo. Si capisce benissimo anche senza. Non mi convince molto, ma magari la cosa è soggettiva. Io formulerei la frase cosi: A breve sarebbe iniziato a piovere e i fulmini che si sarebbero scatenati sconsigliavano... La danza dei fulmini sa di roba volutamente poetica e scaturisce il contrario. Ripeto (anche perché credo che sia la prima volta che ti commento), le mie sono opinioni personali. Perché l'essere è strano? Secondo me o lo dimostri, o elimini l'aggettivo. Allora, non ho capito bene perché ricorda solo ora: un vuoto di memoria? Poi, prima di questo dici che è la prima volta per lui che fa una missione fuori dalla Torre d'Avorio, poi si ricorda che doveva prendere servizio presso l'Armata Errante. Quindi era questa la sua missione? O non c'entra? In ogni caso, mi ha confuso parecchio questa parte A questo punto credo di essere io. Non erano per il protagonista lì? Poco sopra dicevi che Llan lo seguiva da tempo. (Ho letto più avanti e ho capito. Ti lascio comunque il commento sopra, nel caso ti serva). C'è un piccolo refuso: le virgolette all'inizio di un dialogo. Il Maestro è un nuovo personaggio, il disco di Nevin e l'anello solare altri due elementi. Tutto aggiunto in quattro righe. Credo che siano troppi Ecco, non so se Kavu siano bestie di tua fantasia o in un fantasy sono di solito riportati. In ogni caso, io non ho la minima idea di cosa siano, perciò non riesco a immaginarmeli. Possono esseri piccoli, grandi, belli, brutti, snelli, grassi, anche a forma di ricci marini. Finale a sorpresa. Questo mi è piaciuto parecchio. Allora, spero che tu non ti sia offeso per tutte le mie considerazioni negative. Il racconto non mi è piaciuto, come avrai capito, più che altro per le parti confuse. C'è un po' troppa carne al fuoco, se mi passi l'espressione. Magari con caratteri in più, saresti riuscito a dare un carattere a ogni personaggio e a farmi capire cosa fa cosa Mi dispiace darti questa brutta notizia, ma so che comunque tu sei alle prime armi (o mi sbaglio). Tutta la mia opinione non deve sminuirti E, soprattutto, se non piace a me non vuol dire che non sia piaciuto a qualcun altro Ti faccio i complimenti invece per l'idea. Sarebbe veramente figo leggere un fantasy con due linee di narrazione, una nella realtà e una nel gioco fantasy. Alla prossima
  9. [N2017-1] Il sogno di ogni gallina

    Si vede che la mia scelta in fatto di punteggiatura ti interessa di più rispetto al racconto letto Grazie del passaggio comunque
  10. Auguri Andrea28!

    Auguri capitano!!! @Andrea28 Ti posso regalare un cestino di trash?
  11. [N2017-2] Black Rock City

    Racconto scritto bene, come tutti i tuoi che ho letto. Tuttavia, non sei riuscito a trasmettermi molto, mi spiace. Il respiro nella bottiglia, l'orale rifiutato e tutte le altre piccole cose mi sono sembrate più polemiche che messaggi. Credo che tu abbia scritto di molto meglio.
  12. [N2017-2] Le forme dei barrè

    Niente male @ITG. Complimenti
  13. [N2017-2] Odore d’erba e di fiori, di tenerezza e amore

    Opinione veloce: wow! Molto bello, anche se riporta un fatto storico molto triste. Testo semplice, scorrevole, come i pensieri del bambino. Commuovente la piccola bugia della madre: "adesso ci fanno una foto". Complimenti! Il Natale non ti è stato stretto, a quanto pare
  14. [N2017-2] Fantasma dal passato

    Ciao Arya Purtroppo l'incipit non è piaciuto nemmeno a me. Inoltre, i problemi dei genitori non c'entrano nulla con il resto del racconto, quindi poteva anche essere eliminato. Il racconto non è molto originale (frasi come "Avrò la mia vendetta, in questa vita o nell'altra" ti fanno perdere un sacco di punti, secondo me), ma noto un miglioramento della scorrevolezza del testo. Anche io, poi, credo che avresti dovuto dare più spazio alla vendetta. Questa seconda giornata però credo che sia stata massacrante per tutti. Quindi, va benissimo così, alla fine Buone feste!
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