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Max Friedmon

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Su Max Friedmon

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    Scriba del Caos
  • Compleanno 27/05/1969

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    Uomo
  • Provenienza
    Milano

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692 visite nel profilo
  1. Max Friedmon

    De Agostini

    chi distribuisce i libri DeAPlaneta? grazie
  2. Max Friedmon

    Lorem Ipsum

    Fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa
  3. Max Friedmon

    Tutto procede secondo i piani

    ciao @Thea e @Cerusico scusate il ritardo, ma per motivi vari vengo di rado di queste parti. Grazie per gli apprezzamenti e i suggerimenti. Il racconto nasce come storia a sé stante, quindi non avrà ulteriori sviluppi. Alla prossima
  4. Max Friedmon

    Acquisto dei libri di piccoli editori

    la miglior scuola di scrittura è la lettura di Dickens. Ėjzenštejn, quando insegnava regia, diceva ai suoi studenti di imparare da Dickens l'arte della narrazione. Lo storytelling è marketing
  5. Max Friedmon

    Acquisto dei libri di piccoli editori

    grazie per la spiegazione Harry Potter, The Hunger Games e D&D... letteratura di consumo al cubo
  6. Max Friedmon

    Acquisto dei libri di piccoli editori

    ciao. Chi sono la Collins e Salvatore?
  7. Max Friedmon

    Acquisto dei libri di piccoli editori

    Immagino che tu abbia elementi che suffraghino le tue affermazioni. Per esempio; quanto vendi? sei in grado di quantificare i tuoi "tanti lettori"? Leggi tutti i libri di autori italiani che escono ogni anno?
  8. Max Friedmon

    Ossessione!

    Come dicevano gli antichi, non si finisce mai di imparare A tal proposito, ti racconto un aneddoto, @JackDawson Una volta chiesi a uno scrittore, che aveva scritto un romanzo su un pittore descrivendo nei dettagli tecniche e strumenti etc, se anche lui dipingesse. Mi rispose: Mai preso un pennello in mano in vita mia, ma mi sono documentato
  9. Max Friedmon

    La Casa

    ciao @TempoPerso leggo solo ora il tuo racconto. Salto le annotazioni di forma e contenuto e vado al focus. C'è di sicuro molto su cui lavorare, ma il racconto mi è piaciuto: l'atmosfera onirica, da incubo rende la paranoia e lo stato d'animo del personaggio. Konrad fugge da anni dall'orrore, ma alla fine ci si trova di fronte in quella Casa vivente, metafora del lager. Borges ha scritto: "Finché dura il rimorso, dura la colpa". E Konrad, ci fai capire, da qualche parte nel suo animo ha sempre coltivato il rimorso per le sue azioni e ora è giunto il momento di confessare la sua colpa e punirsi.
  10. Max Friedmon

    Ossessione!

    ci sarebbero diverse osservazioni di forma e contenuto da fare al tuo testo, @JackDawson, ma andiamo al nocciolo: il lettore a un certo punto si aspetta una certa soluzione narrativa, ma poi ne arriva un'altra... interessante PS più che ristrutturarli, i quadri si restaurano
  11. Max Friedmon

    E tutto il resto se n'era andato

    ciao @Nice to have you heregrazie per le belle parole. Il testo va sicuramente riscritto, anche grazie alle osservazioni (non tutte) di alcuni lettori di Officina. Così com'è, è volutamente innervato di citazioni e stereotipi, soprattutto del cinema noir americano "classico" (dagli anni Trenta agli Cinquanta del secolo scorso, per intenderci)
  12. Max Friedmon

    Tutto procede secondo i piani

    - commento - Cosa dice sempre un ascensore? Tutto procede secondo i piani... La freddura gli torna in mente ogni volta che prende un ascensore. Gli piacciono gli ascensori: filano verso la meta senza perdere tempo, sono asettici e impersonali, non gli interessa chi sei, da dove vieni, cosa pensi del mondo... a loro basta che schiacci il pulsante e aspetti. Lui lavora così: non gl'interessa se la persona che lo paga sia bianca o nera, alta o bassa, uomo o donna. Basta che paghi e lui procede con il piano. Va dove deve andare, ammazza chi deve ammazzare e se ne torna a casa. Asettico e impersonale, come un ascensore. Dicono che fare le scale faccia bene alla salute e probabilmente è vero, ma nel suo lavoro è il contrario: se incontri una persona sulle scale del palazzo dove vivi la guardi con più attenzione che in ascensore. Di solito solo chi abita nel condominio fa le scale; conosce il territorio, lo attraversa senza remore. Chi non è indigeno prende l'ascensore: magari ti saluta con educazione ma senza sbottonarsi, difficilmente ti resta impresso. Ed essere anonimi è una delle regole basilari del suo lavoro. Quel palazzo poi è l'ideale: non ha portineria, non ha telecamere di sicurezza, ha sia uffici sia abitazioni quindi può essere percorso da chiunque, condomino, lavoratore, cliente, fattorino... Otto piani di varia umanità. Il tizio al settimo ha appena lasciato questa valle di lacrime senza troppe resistenze (non è un sadico, gli spiace sbrigare il lavoro in maniera rapida e pulita) e ora l'ascensore lo sta portando al piano terra. È un modello antico, solido, senza orride musichette di sottofondo. Uno specchio a muro, tracce di cicche sul pavimento, una porta a soffietto che si chiude quando parte e si apre quando arriva. Si accorge subito che qualcosa non va. L'ascensore si è fermato, ma la porta non si apre. Il cerchietto metallico del bottone del terzo piano è illuminato di rosso, ma lui è sicuro di aver schiacciato T. Prova a forzare la porta di cabina, ma non succede niente. Si è guastato. L'ascensore si è guastato. Forse è al terzo piano o forse quella luce non significa niente ed è fermo chissà dove. Inutile riprovarci: anche se riuscisse ad aprire la porta si troverebbe davanti un muro di cemento. Un altro schiaccerebbe il pulsante giallo di allarme o chiamerebbe il numero dell'assistenza con il cellulare, ma lui non può. A parte che quando lavora non porta con sé il cellulare (il telefonino lascia tracce come una lumaca con la sua bava), non può nemmeno schiacciare quel lurido tasto. E se mentre aspetta il tecnico qualcuno scopre il cadavere al settimo piano? Mettiamo anche che lo liberino prima della “macabra scoperta”, come dicono i cattivi giornalisti. Sarebbe costretto a uccidere il tecnico e anche altri eventuali testimoni... complicazioni, quelle che lui odia. A quanto pare c'è poco da fare: è prigioniero di quel cubicolo scalcinato. Si appoggia a una parete, sospira e gli viene in mente il titolo di un vecchio film francese, Ascensore per il patibolo.
  13. Max Friedmon

    Editor's crisis

    meglio Avea sognato e si era realizzato, perché poi l'azione si sposta al tempo presente un abbigliamento fantozziano per un ex professore di liceo diventato docente universitario quindi il dialogo si svolge in un ristorante, forse all'aperto, visto che la ragazza fila via in skate lungo l'avenida. tuttavia dal contesto sembrava che i due fossero in un'aula universitaria paura di cosa? chi lo dice? quindi Carlos può parlare o no? perché a sua madre non riesce a replicare, se non con un sussurro rauco, invece con l'infermiera interloquisce in maniera fluida avrà anche pubblicato due romanzi e una silloge, ma questo prof, oltre a essere succube delle donne autoritarie, sembra anche un gran trombone pieno di pregiudizi il tuo testo, @Roberto Ballardini, non fa scattre empatia con il personaggio principale: non suscita simpatia, semmai antipatia e appare come un frustrato e un represso. Aneta e l'infemiera invece sono tratteggiate bene, con pochi tratti decisivi: lei è una specie di Lolita che neanche ci prova a fingere di flirtare con Humbert Humbert/Carlos, l'infermiera una donna pratica che sa mettere a posto i pazienti (e forse anche i medici) con poche parole il problema maggiore, a parer mio, è il quid del racconto, la sua reason why: è la tragedia di un uomo ridicolo? cosa ci comunica il testo, al di là di poche superficiali impressioni?
  14. Max Friedmon

    I demoni meridiani

    ciao @Alberto Tosciri e grazie per le belle parole e le osservazioni. Il bello di Officina è sia di sottoporre il proprio lavoro liberamente, senza preoccuparsi di scadenze, concorsi etc sia di raccogliere le osservazioni facendone tesoro il titolo è preso di peso da un bel saggio di Roger Caillois, I demoni meridiani appunto. in cui si legge (tra l'altro) "Il mezzogiorno capta le energie soprannaturali sparse nella natura. E a mezzogiorno che meglio si percepiscono i fantasmi". Anche la Bibbia (salmo 91) parla del "flagello che infuria a mezzogiorno". Per questo l'azione è collocata nel pieno di un giorno d'estate anziché nel cuore della notte
  15. Max Friedmon

    Io vagabondo che son io

    ciao @JackDawson non è un articolo... è un racconto il titolo non è originale, è quello di una canzone (riga 1 del testo) buona fortuna per il tuo viaggio e salutaci Rose De Witt Bukater
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