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Anna S.

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  1. Anna S.

    Jack

    @Marcello Innanzitutto grazie per il commento! Concordo pienamente con le tue osservazioni, sicuramente dovrò rivedere il testo. A mia "discolpa" posso solo dire di aver sbagliato invio poichè la versione riveduta e corretta di "Jack" è in seconda persona, pertanto è il narratore che, rivolgendosi al protagonista, diventa mediatore di informazioni e riflessioni. Può darsi che ciò non basti a rendere il racconto più credibile, ma io, comunque, lo preferisco a questo. Per quanto riguarda Jack, il mio intento era di descriverlo come una persona non troppo intelligente ma se l'ho fatto diventare una macchietta ho toppato. Grazie ancora per avermi dedicato del tempo. Ciao, Anna
  2. Anna S.

    Jack

    L’ho combinata grossa stavolta. Stavolta che tutto sembrava facile, filava via liscio come l’olio. L’avevo vista là, alla fermata e poi c’ero tornato. Questo cazzo di fischio all’orecchio… Mi rintrona la testa, mi fa sbarellare. Corro. La ferita alla caviglia mi fa un male cane. Mi sono bevuto il cervello, perchè ho deciso di tagliare per il bosco? Cazzo di bosco! Ma chi cazzo c’è andato mai nel bosco? Corro, mi stanno alle calcagna, stavolta se mi beccano non sarà per qualche mese e poi la condizionale, devo correre, che stavolta l’ergastolo non me lo leva nessuno. Che poi lei non mi piaceva neanche tanto, aveva le tette già troppo grosse. E mugulava come i gatti che buttavo a mare lì a Bari, le risate che mi facevo, e già me lo sentivo duro. Adesso devo trovare il fottuto modo per andarmene da qui, fra poco sarà buio e Gessica mi vuole a casa, quando fa buio. Devo nascondermi, sento le loro voci, ho voglia di vomitare. Era bella lei, aveva i capelli biondi come la Barbie e sembrava che le piacesse, perché è così che funziona: prima ti fanno capire che un giretto con te se lo farebbero, poi però strillano di lasciarle andare. E intanto si bagnano le mutande. E quando le scopi restano ferme, che se anche dicono di no tu lo capisci, che ne hanno voglia. Sono tutte così: devi strappargli i vestiti di dosso e loro piangono più forte ma non si muovono, e poi c’è il sangue che colora tutta la scena e mi fa sbarellare più forte delle pere che mi sparo ai giardinetti. Corro. Gessica ha preparato la cena e s’incazza di brutto quando arrivo tardi, come quella volta che non mi ha parlato per tre giorni, ma vaglielo a spiegare che mi ero scolato una bottiglia di Chivas insieme al Grigio e poi non trovavo più la macchina. Oggi no, non ho bevuto, è stata lei che mi ha fatto andare fuori di testa. La pelle chiara della sua schiena mentre la giravo, cazzo! Mi veniva voglia di farle un tatuaggio con il coltellino. L’adrenalina mi pompa il sangue al cervello. Non posso fermarmi ora. Gli alberi sono tutti uguali, e il sentiero dei turisti l’ho perso da un pezzo, questa volta ho sbagliato di brutto. E poi il tatuaggio gliel’ho fatto per davvero, che tanto Jack non è il mio vero nome, e le cose le avevo fatte proprio bene, nessuno mi avrebbe beccato. Il bosco era la via di fuga più sicura. Ma adesso gli alberi sono tutti uguali e la caviglia mi fa male, e il fischio all’orecchio sembra una sirena. Non ho paura, in gabbia ci sono già stato, “bestia” mi hanno detto. Sopra la testa i rami di quercia sembrano braccia e i raggi del sole che, fottuto anche lui, sta per andare a morire, mi sparano in un posto troppo bello. Che fa a cazzotti con sta puzza di piscio che mi porto addosso. Ho sbagliato. Sono tornato lì a guardarla. In mezzo ai rovi di more , dove l’avevo gettata. Non avevo dormito quella notte. E poi ero tornato lì. C’era tutta quella marmaglia di gente figa, quei froci del RIS con le tutine bianche e le sirene luminose delle macchine della polizia. E i giornalisti che inseguivano sua madre. Dio, come mi sono sentito! Ma poi sono scappato e mi hanno visto. È stato quello l’errore. Quelle bestie mi stanno addosso, ora, ma il buio è dei lupi. Devo scappare. La ragazzina si chiamava Lisa ed era bellissima con la mia firma fatta di sangue sulla schiena, è bastato un solo colpo e l’ho fatta fuori, cazzo. L’ho sentita chiamare “mamma” e ho visto la mia mano prendere una pietra e sfondarle il cranio. È stato facile. Ma ora sto bosco del cazzo non mi lascia tornare dalla mia Gessica, che di sicuro ha già messo la Ceres in frigo . Mi viene da ridere. Ho le scarpe sporche di merda di qualche stronzo di animale selvatico. Più di tutto mi sta sul cazzo la figura di frocio che ne verrà fuori sui giornali quando tutti sapranno che mi sono perso nel bosco, come una mammoletta, e il Grigio riderà anche lui, fino a farsi spappolare le budella.
  3. Anna S.

    via Grojecka

    @arthur jorg Mi sono iscritta da poco e sto leggendo le poesie postate anche non di recente, così mi sono imbattuta nella tua e mi sono dovuta fermare perchè incantata dalla bellezza di questi versi apparentemente semplici ma, per me, affascinanti. Inizi con la minuscola e questo mi piace perchè allude a un non detto che mi incuriosisce, la strofa sembra seguire un discorso che non è dato conoscere, ma allo stesso tempo rimanda ad un paesaggio invernale, freddo, vuoto. Continui a raccontare come se il lettore conoscesse la meta, non è così per me, eppure ti accompagno, non posso fare altro. Ancora ti accompagno, guardando i boschi dal finestrino mentre scorrono scomparendo e riapparendo avvolti forse da una leggera e fredda nebbia. In questa strofa colgo dolore, anche se non capisco per chi o per cosa, ma non importa. Per me la poesia è uno stato d'animo, non mi piacciono molto le poesie che raccontano in modo esplicito, a tal scopo preferisco la prosa, anche poetica. Penso che fare poesia oggi sia molto difficile perchè ci si può permettere tutto, dalla scelta di argomenti strani alla rielaborazione o eliminazione delle regole, perciò, a mio avviso, l'assegnazione del valore di un testo poetico, è molto molto soggettiva. A me la tua poesia è piaciuta. Ciao, Anna
  4. Anna S.

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    @ElleryQ Grazie!
  5. Anna S.

    Poesia d'amore

    Sarò parole nelle sere d'inverno quando i pensieri avranno sete, accarezzerò nostalgie come gatti di pezza; leccherò croste di caffè su tazzine gemelle quando i giorni si fermeranno a guardare. Soffierò sulla polvere del tempo posata su ricordi di cornici d'argento, suonerò musica del silenzio per soffocare rumori che non lasciano ascoltare. Morderò i cuori di cemento che frenano il nostro gioco, per lasciarti lanciare le tue carte, e per poter lanciare le mie. Avrò cura di noi, soprattutto.
  6. Anna S.

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Sono più che maggiorenne.
  7. Anna S.

    Farsi la barba.

    @Nanni ciao! Sì, è vero, è un divertissement, ma siamo davvero sicuri che la ferita non ci sia? Io credo che il semplice fatto di aver avuto l'impulso di scrivere questi versi dimostri l'esatto contrario, come quando si cade e ci si affretta a rialzarsi dicendo "non mi sono fatto niente", e poi magari più tardi ci si ritrova doloranti e bisognosi di cure. Credo sia giusto sdrammatizzare un rifiuto, qualunque ne sia la causa, ma non neghiamo che la delusione ci faccia un po' male. Per quanto mi riguarda, dopo aver scritto qualcosa sono sempre insicura, anche quando mi sento soddisfatta di ciò che ho prodotto rimane comunque il dubbio sull'effetto che lo scritto potrà fare al lettore. Ovviamente le critiche negative spesso fanno riflettere e aiutano a crescere, ma non fanno di certo piacere. Comunque non si sanguina copiosamente, forse solo un pochino, specie se il rifiuto viene posto nei confronti di un romanzo a cui si è dovuto dedicare tempo e fatica. Questo è il mio modesto parere riguardo all' argomento trattato, invece, per quanto concerne al testo, toglierei i primi due versi lasciando un respiro di significato più ampio, più aderente al mio gusto personale. Ciao, Anna
  8. Anna S.

    Più forte

    @Ljuset grazie per i chiarimenti. Non volevo certo mettere in dubbio le intenzioni dell'autore, evidentemente non avevo compreso bene il testo, scusami. Ad ogni modo la poesia mi era piaciuta prima e ora anche di più. Alla prossima! Ciao, Anna
  9. Anna S.

    Poche cose

    @Niko grazie, non sapevo. Mi scuso. Ciao, Anna
  10. Anna S.

    Come le Winx

    @Black , mi scuso, non sapevo. Grazie dell'avvertimento. Ciao
  11. Anna S.

    Consiglio per progetto

    @Steto Anche per me è una buona idea, anche se un po' macchinosa (ad esempio io non avrei nemmeno il tempo di seguire il tuo personaggio), ma potrebbe funzionare. Ciao, Anna
  12. Anna S.

    Più forte

    @Ljuset Ciao, ho letto volentieri questa tua poesia che, rimandando a scenari quasi incantati, parla d'amore in modo semplice ma efficace. Non sono una brava commentatrice, posso solo dirti il mio modesto parere, prendilo per quello che è. Suggerisco di correggere: altrimenti non si capisce quale sia il soggetto; inoltre,secondo me, i versi sono troppo brevi e rischiano di creare troppe pause nella lettura, perciò cambierei così: A me sembra che suoni meglio, ma comunque scusami se mi sono permessa, io ho piacere di ricevere aggiustamenti ai miei testi, spero che sia così anche per te. A presto, Anna
  13. Anna S.

    Il macigno

    @Sira Ciao, credo di essere diventata una tua fan. Questa piccola poesia è una chicca, cosa dire? Non c'è bisogno di aggiungere altro. L'emozione arriva tutta, non importa che si tratti di una persona anziana che ricorda l'incanto dei suoi anni migliori, o di una piccola donna nostalgica che rimpiange un grande amore... Brava! Riesci a dire tanto con poco e soprattutto a farmi venire i brividi (e ce ne vuole in questa calda estate!!!!) A presto, Anna
  14. Anna S.

    Come le Winx

    @Vincenzo Iennaco Ciao, piacere di conoscerti! Grazie per il commento e scusa se non ho risposto prima, è periodo di vacanze, abito al mare e rimango poco a casa. Sono felice che il mio racconto ti sia piaciuto e che abbia notato la volontà, da parte delle madri, di sfamare la loro figlia, come se l'accudimento si dovesse esaurire solo attraverso il soddisfacimento dei bisogni primari. Sappiamo invece che ci vuole ben altro, specie dal punto di vista emotivo e le cronache di questi giorni, purtroppo, ce lo dimostrano. Secondo me bisognerebbe aprire un lungo discorso sull'analfabetismo emozionale di cui sicuramente soffrono molti genitori (giovani) di figli adolescenti, ma questa non è la sede... Forse sarebbe meglio scriverci un racconto... A presto e grazie ancora, Anna
  15. Anna S.

    Come le Winx

    @Rica Grazie mille per i preziosissimi consigli! Purtroppo per me faccio parte delle vecchia guardia (modo gentile per dire che ormai ho una certa età...), e ai miei tempi a scuola insegnavano che il discorso diretto ha una sua punteggiatura, indipendente dal resto della frase, ma so che oggi molte cose sono cambiate e io devo ancora imparare. Ad esempio, oltre alla punteggiatura, mi capita di leggere "sé stesso" accentato, mentre io lo consideravo un errore... E sono un'insegnante di scuola primaria... Povera me! Dovrò riaggiornarmi in lingua italiana... Ho scoperto, inoltre, che i puntini di sospensione fanno orrore... Perchè allora esistono? Non servono a indicare una sospensione di pensiero o di pausa nel discorso? Sono molto contenta che il mio racconto ti sia piaciuto e che mi abbia dedicato del tempo per migliorarlo. Come detto in un commento precedente, questo scritto rappresenta un esperimento e si discosta moltissimo dal mio solito modo di scrivere, pertanto potrebbe rappresentare l'inizio di un nuovo corso, chissà... (i puntini sono voluti). Grazie ancora di cuore e a presto.
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