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Sleep

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  1. Sleep

    Arcobaleno

    Ciao @Alberto T. E grazie davvero per il commento, che ho trovato tutt'altro che noioso e incompleto. Mi ha dato molti spunti di riflessione. Soprattutto, mi ha fatto venire voglia di fare qualcosa. Attingere dallo stile degli scritti religiosi stessi è un'idea interessante, sarebbe stato più che logico farlo qui, con molta più accuratezza, dato che mi presento con due citazioni del genere. Io credo che il Vecchio Testamento sia la punta massima da osservare, se si cerca di costruire un buon Fantasy; in particolare se si vuole mettere in risalto la fede che può avere una persona...ma credo il discorso valga per qualsiasi tipo di Fantasy, con qualsivoglia tipo di ambientazione. Grazie ancora
  2. Sleep

    Arcobaleno

    Ciao @Floriana e grazie per l'intervento. Sì, anche io. Anche sulle caporali...oppure usare il corsivo per indicare i dialoghi. Cosa potrei aggiungere per migliorarlo? Serviva un corsivo su "abbiamo", perché richiama l'abbiamo pronunciato da Delia. Sì, un punto e virgola non avrebbe guastato. Citazione, ribadisco, come suggerito dall'altra utente, che avrei dovuto usare il corsivo. Volevo rendere l'idea di un passo pesante, l'idea di lotta, come spiegato poco dopo. Per questo ho usato, forse impropriamente, solcare. Il soggetto di "ne fece incetta" è Allen, citato poco prima. Grazie per la segnalazione. Molto meglio così. Sarebbe stato utile andare a capo? Cos'altro per renderlo più graduale? Già. Una di queste porta addirittura a un portale tra due mondi. No. Sono differenti. Questi demoni con la d minuscola sono quelli ripudiati dagli altri, con la D maiuscola indicata, che agiscono nel sogno. Questo è il cammino di Allen: combattere contro i Demoni. Solo così può camminare sulle SUE gambe. Cosa avrei potuto aggiungere per migliorarlo? Idem qui. Si ritorna a un po' all'inizio del racconto. Si vuole descrivere una natura ciclica, il monito di Dio che viene a mancare, poiché lo stesso Dio perde ogni credibilità. Con quali altre parole sarebbe più interessante? Ti ringrazio per il feedback. Il racconto ha bisogno di più aria ,certamente, e di alcuni degli aggiustamenti già proposti. Grazie di nuovo, a rileggerci.
  3. Sleep

    Arcobaleno

    Ciao @Kikki grazie per il tuo intervento. Le due citazioni derivano dal Vecchio Testamento, non le uso nei dialoghi, ma a capo di ciascuna fase del racconto, appositamente evidenziabili e separate. Più che indicare le fonti, mi piace l'idea che il lettore entri in contatto gradualmente con il tema religioso del testo. Ti ringrazio molto per questa segnalazione. Mi rendo conto che la tua proposta è molto più elegante e funzionale della mia. Sì, mi rifaccio alla visione dell'arcobaleno nella Parashah, una parte della Torah, riguardante proprio il Diluvio Universale, dove l'arcobaleno è visto come segno negativo, comparendo esso nel cielo quando il mondo meriterebbe di essere distrutto da Dio. Ho voluto dedicare anche il titolo all'arcobaleno in quanto simbolo di tutto il mio racconto. Il suo dissolversi, il suo spezzarsi, come si vede alla fine, coincide con la fine delle speranze, con il completamento della "punizione divina", alla quale Allen si contrappone. Il compromesso è un accenno del dialogo che si svolge verso la fine tra Allen e Noè, riguardo al rapporto tra Dio e i Demoni. Sono d'accordo. Sarebbe stata meglio un'altra soluzione, più implicita e magari più accattivante...così da non presentare un personaggio troppo piatto. Sempre Allen, viene richiamato giusto mezzo riga prima. Non volevo ripetermi. Viene spiegato che la caverna diventa GRADUALMENTE più stretta e contorta ed è umida in alcuni punti. Dopo un certo tratto già coperto, forse è più ragionevole che proceda, sperando di trovare un vero riparo, anziché tornare indietro e uscire di nuovo nel luogo dal quale aveva deciso di ripararsi. Grazie ancora per l'intervento. In verità il racconto è una bozza di qualcosa di più grande. Un esercizio anche per aiutarmi a delineare alcuni concetti e alcuni personaggi. Mi interesserebbe avere un feedback, per capire se può essere interessante per qualcuno.
  4. Sleep

    Arcobaleno

    "Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio Egli ha fatto l'uomo" La roccaforte di arenaria, dove risiedevano gli esorcisti, dominava sul mare contenuto da scogli neri e grandi come draghi. Allen sedeva su di un merlo guelfo pericolante, brecciato. L'Arcobaleno precipitava nel mare, tagliando l'orizzonte rischiarato dalle piogge. Allen sapeva che si trattava di un monito grave. Da qualche parte c'erano state lotte o persino massacri e gli esorcisti non erano ancora abbastanza, in quel mondo corrotto dal compromesso. "Allen! Sei qui. Jonas è morto. Non ce l'ha fatta a tenergli testa. Erano in troppi." Disse Delia, giunta con passo felpato alle spalle di Allen. Gli massaggiò la folta chioma di platino. Accarezzò la profonda cicatrice, che penetrava nel volto del Capitano Allen...colui che una volta giocò a scacchi con il nemico. Lui rispose, continuando a guardare l'insondabile panorama, tagliato dal monito variopinto: "Vado anche io a est. Non riesco più a stare qui." "Morirai, Allen! Ti prego non lasciarmi. Abbiamo tutti bisogno di una guida qui. Abbiamo bisogno di fede!" "Hai bisogno di fede...non abbiamo. Siamo troppo pochi e nessuno può permettersi il lusso di affidarsi al prossimo, per poter ritrovare sé stesso." Allen si parò, in piedi, sul merlo e si tuffò nel vuoto, costeggiato da rocce e arbusti a contornare le fragili pareti della fortezza. L'Arcobaleno iniziò a sparire. Il cielo divenne grigio e minaccioso. "Apparirà un bimbo, nato da una vergine, e salverà il mondo." Allen il viandante solcò in molti tipi di terreno. Inseguì un sogno di riscatto personale, ma anche un'opportunità ben più grande. Nelle impervie regioni orientali gli uomini erano quasi del tutto spariti. Le strade montuose, dove una volta carretti trainati da buoi e squadroni di cacciatori o artigiani di villaggi, in cerca di materia prima, circolavano canticchiando,al passaggio di Allen pullulavano di cadaveri. Le carcasse venivano profanate da demoni con la testa di condor, rossi e con una barba nera rasata. Ne fece incetta, per giorni e giorni, ammassando altro sangue, riciclato da intestini ciclici e insaziabili, a quello già versato dagli uomini sfruttati. Uomini vessati per le proprie fragilità. Il viandante dai capelli di platino adoperava con freddezza la sua pesante arma a forma di croce, a doppio uso. Poteva sparare proiettili di argento a due alla volta; sulla parte superiore della doppia canna era congegnata una balestra che sparava frecce prodotte con frassino benedetto. Provava ribrezzo per quelle creature infami, divoratrici di materia, ripudiate anche dai Demoni stessi. I Demoni che devastavano l'umanità, e rendevano giogo di piacere le sofferenze dell'Uomo, aggredivano Allen nel sonno. Erano ben più ardui da scacciare, anche se l'arma, nei sogni, non pesava nulla...Più si addentrava nel mondo devastato e più la sua fede scricchiolava e il peso della lotta contro i Demoni ne schiacciava l'anima. Una sera, dopo aver vagato, facendo pulizia, sterminio di demoni condor e demoni avvoltoi, senza mangiare e senza bere, Allen si riparò in una grotta. Ne definiva i contorni una peculiare roccia turchese, brillante. Non l'aveva mai vista prima. All'ingresso, il terreno brullo mutava in erba soffice e bagnata. La leccò per inumidirsi finalmente le labbra. Si addentrò e il condotto divenne gradualmente più stretto e contorto. Si trovò costretto a gattonare e strisciare, in alcuni punti melmosi, come se stesse attraversando un intestino. Passarono ore. Alla fine del lungo tubo scavato nella roccia effusiva, stremato, cadde nell'imbocco di un' ampia camera illuminata. La camera aveva la solennità di un pantheon. Il tetto conico, scavato nella terra e nella roccia, era perforato da un oculo che lasciava passare l'illuminazione offerta dalla luna, amplificandola e proiettandola nel laghetto scuro che occupava gran parte della stanza. Una decina di porte imponenti interrompevano il bordo circolare, dominando sulla piattaforma grigia e levigata, sulla quale era precipitato Allen. Una bambina bionda, con delle lunghe treccine, era dedita a mangiare del pane, seduta sulla piattaforma. Agitava i piedini nell'acqua gelida del laghetto e squadrava il nuovo arrivato, precipitato dal tubo. "Ciao viandante." esordì lei, dopo aver inghiottito il boccone. Non vi fu alcuna risposta, per qualche minuto. Dopo aver atteso, la ragazzina si avvicinò ad Allen con del pane e una brocca piena d'acqua. Lo rigirò a pancia in su, gli sollevò la testa e lo rifocillò, accudendolo come se fosse un suo figlio. Gettò l'arma a forma di croce nel lago ed essa affondò, senza nemmeno lo strascico di una bollicina. Ripresosi, Allen chiese: "Chi sei?" "Mi conosci. Abbiamo giocato a scacchi, una volta." Rispose la fanciulla, sorridendo e baciando una trecciolina. "Noè...così ci ritroviamo!" "Già. Mi trovi più graziosa ora? Tua moglie, da bambina, aveva questo aspetto, sai?" Noè si tuffò nel lago...quando riemerse aveva assunto le fattezze adulte della moglie di Allen. Quest'ultimo sussultò, terrorizzato, dopo aver notato la somiglianza. "Allen, mio caro ribelle. Tu e i tuoi subalterni non avete capito una cosa. Dio e i Demoni non si fanno la guerra, ma stipulano tregue e trattati. Sanno bene che uno non può esistere senza l'altro. Sanno bene che anche tra gli umani può vincere solo il compromesso. I pensieri e il tempo...sono indipendenti e dispettosi. Non ne vogliono sapere. Non può esistere un ordine, se dall'altra parte non c'è un disordine." "E dove sarebbe l'ordine? Nella tua Arca, dove hai lasciato salire solo il miglior offerente? Come può Dio permettere una cosa del genere? Tu sei solo un impostore!" "Non sono un impostore. Sono un vicario. Il compito che mi è stato affidato è quelle di salvare le anime pure, tutti coloro che sono stati in grado di resistere al Maleficio. Perché tu e tutti i tuoi subalterni non volete salire sull'Arca? Avete superato la prova imposta da Dio. Cos'altro volete?" "Se questo è il volere di Dio, io voglio sfidarlo." "Oh, lo sapevo. Ti aspettavo proprio per questo. Non mi deludi mai, amore della mia vita. Giochiamo un'altra volta. Spero che l'opportunità che ti ho dato la scorsa volta non sia andata perduta. Spero tu abbia imparato a...giocare. Dietro una di queste porte che ci circondano c'è il Portale che connette questo mondo a quello dei Demoni. Se vincerai la partita ti dirò di quale porta si tratta. La aprirò per te. Una volta dentro, troverai le istruzioni per apporre il sigillo." "E se perdo?" "Se perdi...continuerai a camminare sulle tue gambe, senza meta." . . . "Mi dispiace, amore." Allen venne nuovamente sconfitto da Noè. Questa partita durò anche di meno. Noè aprì la porta che custodiva il Portale. Una schiera di Demoni, alti, qualcuno alato, qualcuno con il corpo a forma di serpente, qualcuno in veste di chimera, affollò la grande stanza circolare. Noè, ora di nuovo con le sembianze da bambina si levò in volo, diretto verso l'oculo e l'uscita della caverna. I Demoni che circondarono Allen divennero centinaia, poi migliaia...assunsero tutti le fattezze della moglie deceduta di Allen. Egli restò lì, impotente, di fronte alla scacchiera che decretava solerte la sua sconfitta. Disse: "Morite tutti. Un giorno io spezzerò questo cerchio." I Demoni lo divorarono, tra urla e risse per accaparrarsi qualche brandello di anima. Non restò nulla di Allen. I Demoni continuarono a uscire dalla caverna. Da qualche parte, in una città ancora abitata, un umano vide un Arcobaleno spezzarsi...
  5. Sleep

    Venne dallo spazio

    @Jotaro88 Ciao e piacere di conoscerti. Che bell' username! Ti riferisci al Jotaro di Jojo, vero? Vengo al testo...ti lascio le mie impressioni: Correggerei con un semplice "o forse sulla trentina" "anzi, sulla trentina". Così sembra quasi che supponi sia del Trentino Alto-Adige. È vero che la cosa è intuitiva, ma personalmente non mi affascina e poi siamo ancora alla seconda riga e non ti conosco... La descrizione di questo personaggio mi pare un po' approssimativa. Non capisco perché i capelli corti, il taglio giovanile, stonino con il complesso della persona. Non è nemmeno descritto come un vecchio o di mezz'età, se non per la pancia. Poi, alla luce di ciò che accade dopo, avrei costruito un personaggio più bizzarro, peculiare. In questo periodo qui le ripetizioni funzionano bene. Si ricollega alla descrizione. Perché dare del tu a una persona che fai intendere più grande di te, sconosciuta? Periodo contorto e sconclusionato. Pensavo si concludesse con un "in realtà è"... Anche questa risoluzione qui non mi piace. La renderei più fluida, semplice. Te lo spieghi da solo. "Consono" non mi pare il termine adatto da utilizzare. Al massimo: "romantico", "evocativo". Questa è la parte migliore. Riuscita e divertente. Riesci a trasmettere l'idea della città popolata da leggende e personaggi improbabili. refuso, ce ne sono un paio simili, mi pare. Perché "ovviamente"? refuso refuso. Dataci senza virgola in mezzo qui. Pensiero molto bello, andrebbe maggiormente approfondito. spazio sembra quasi un ossimoro, non lo trovo molto funzionante. Le arterie sono i vasi più ampi, di solito vi si indicano, metaforicamente, strade molto larghe. non mi piace molto "aguzzi palazzi". Mi sovviene un'immagine di cattedrali gotiche, pinnacoli... Poi, se per le rette tendenti a infinito intendi gli asintoti...non si toccano con la curva, vi si avvicina indefinitivamente, senza toccarsi. Me lo vedo di nuovo neanche è molto elegante, secondo me. La chiusura è veramente ottima. È affascinante per ciò che trasmette: il protagonista, trascinato dalla rabbia e da una certa ostilità verso un qualcosa di completamente diverso, avulso dalla sua visione, ora si rende conto che il pensiero con il quale si è confrontato non è molto banale. È spaventoso. La discussione proposta è interessante, ma solo accennata. Non ci sono molte immagini potenti, il discorso poteva essere un pochino più ampio. Il tema è attualissimo e molto affascinante: conoscenza e tecnologia. Un rapporto complesso, che può sfociare in mille aspetti. Qui ci si sofferma sul fascino della carta, della letteratura nella versione più antica, quella prediletta dal protagonista, che mostra scetticismo e paura verso l'evoluzione della conoscenza stessa. D'altronde tu stesso ti prodighi nel descrivere la biblioteca vuota e buia. Mi piace il gioco di provocazione del ragazzo/signore grasso. Mi ricorda molto il Ragazzo Tecnologico di American Gods, romanzo di Neil Gaiman (tra l'altro, noto che hai Sogno come immagine del profilo, complimenti) che ti consiglio vivamente, se non l'hai letto, anche per trovare un punto di vista peculiare e molto interessante sulla tecnologia, sulla religione, sullo scontro tra il vecchio e il nuovo. In definitiva, il racconto è stato piacevole da leggere, ha un ottimo finale; la discussione centrale è intrigante, ma troppo approssimativa e accennata, limitata per gli spunti che offre. È scritto abbastanza bene, tranne per qualche uso un po' troppo marcato della lingua in alcuni punti e dei periodi non costruiti in modo ottimale, che mi sono permesso di segnalarti prima. Ovviamente riflette molto del mio gusto, ma spero ti sia stato utile ciò che ti ho detto e segnalato. Buona scrittura, a rileggerci!
  6. Sleep

    Brezza Svedese

    @AndC Grazie per l'articolato commento. Mi è stato molto utile per schiarirmi le idee, quindi sicuramente riscriverò questo racconto, dandogli anche più aria. Hai giustamente sottolineato come ci sia troppa carne al fuoco per 16000 caratteri. Però, credo, se avessi usato una narrazione in discorso diretto, a tratti cantata, non solo avrei snellito il racconto da tante ripetizioni (che faccio sempre fatica a notare, le noto parzialmente poiché ho un certo gusto nelle ripetizioni, forse sarò l'unico al mondo che ha questa mania) ma l'avrei arricchito anche di quel lirismo, di quel potenziale evocativo, d'immagini, che tu hai suggerito. Magari verrebbe sacrificato il tono epico, ma potrei spostarmi in un mondo meno impervio, una scrittura meno pesante, fatta più da periodi brevi. Per quanto concerne i personaggi: essenzialmente volevo che fosse così. Mi bastavano essenzialmente il Re, la prostituta, il menestrello e gli Dei; gli altri erano di contorno, appena accennati per cercare di costruire una storia del Mondo, articolata nel racconto (possibilmente cantato, correzione permettendo) di un menestrello che dedica la sua sapienza a un'altra persona che non conosce quasi nulla del Mondo. Di sicuro, avendo più spazio, ci sarà modo di approfondirli meglio. Non mi piace dare dei nomi ai personaggi e nemmeno alle città; mi piace mantenere una neutralità assoluta per non dare riferimenti, mantenere il tempo del racconto fantasy totalmente indefinito o meglio, lasciarlo intuire parzialmente solo dalle descrizioni. Usare dei nomi propri mi farebbe rischiare degli anacronismi, come in alcuni casi, in cui ho sbagliato utilizzando dei tempi troppo legati al periodo moderno, che avevi sottolineato. Grazie e a rileggerci
  7. Sleep

    Brezza Svedese

    Ciao @Bardo96 grazie per l'intervento. Sono contento che ti sia piaciuto. Premetto che ancora sto cercando un mio stile. Se vuoi, vai sul mio profilo e vedrai che ho provato a scrivere anche altri tipi di racconto, con impostazione diversa. Questa è un'idea molto interessante e funzionale. Ti ringrazio per avermelo suggerita. Forse il dialogo sarebbe un po' più di tono al racconto. Non sono molto d'accordo sul voler dimostrare il sentimento del menestrello, poiché è un narratore, un cantore di storie. Pur essendo un vagabondo, il suo posto nel mondo sarà sempre assicurato. In qualsiasi tipo di mondo. Si. Forse questo è stato un po' troppo lasciato all'intuizione. Anche perchè il riferimento alle vasche è molte righe lontano dalla descrizione della risalita . Semplicemente i morti si procurano il ghiaccio per preservare le fattezze della loro reincarnazione. Mi piaceva questa visione strana e orrorifica della città, soprattutto da parte del Re, in lontananza. Mi Rendo conto che avrei dovuto organizzarla meglio. Si. Li rende deboli di spirito, interferendo con i loro piani. Un po' come si comportano gli Dei nell'Iliade. No. È un'immagine puramente poetica.
  8. Sleep

    Brezza Svedese

    Il cielo era terso, il sole alto e il vento sussurrava sonetti di un vecchio poeta condannato all'immortalità. Un Re deposto e i suoi cortigiani uscirono, ordinatamente, da una locanda per dirigersi verso la banchina. Il loro vecchio porto, la loro vecchia fonte di ricchezza, che fino a poco tempo prima avevano esclusivamente ammirato dall'alto o figurato nei conti di un Maestro o nelle strategie di un Comandante. Uno dei cortigiani portò con sé una prostituta orba, che lavorava alla locanda per sole cinque corone d'argento al mese; con le quali si poteva solo permettere il vitto e l'alloggio nelle camere del palazzo retrostante la locanda, amministrato dallo stesso baronetto che possedeva molte proprietà nella zona del porto. La bellissima neocortigiana pensò che un Re fosse pur sempre un Re, e che anche nell'esilio costui potesse portare beneficio a chiunque gli virasse intorno. Non era mai salita su una nave e l'uomo che l'aveva comprata pochi minuti prima l'aveva abbandonata per inseguire un ordine di qualche importante Signore. Fu aiutata da un menestrello, il quale decise d'intrattenere la povera fanciulla cieca e spaesata con delle storie. Il Re si mise a piangere, osservando la città che aveva governato diventare sempre più piccola, mentre svanivano anche le urla dei Morti e la visione delle grosse vasche piene di blocchi di ghiaccio. L'esilio ebbe il suo inizio. L'ignoto si avvicinava ineluttabile, proprio come la Morte, la quale era stata profanata. La nuova ospite della Corte raccontò al menestrello che proveniva da una grande città dell'Est e che aveva perso la vista da piccola, per colpa di una punizione divina. Sapeva solo questo, che le fu raccontato da una vecchia meretrice, la quale le insegnò il mestiere, per procurarsi da vivere. Non sapeva nulla. Perché gli Dei l'avevano punita? Perché i suoi genitori l'abbandonarono? Qual era il suo volto? Che volto avevano i profanatori del suo mistero, ovvero il suo corpo? Il menestrello, di tutta risposta, iniziò a narrarle, per grandi linee, la storia del mondo. Un mondo dove viveva, ma che neanche lei conosceva. Sotto una coltre di polvere, in una chiesa, giaceva un libro, che molti menestrelli avevano letto, per anni e anni. Tante nuove versioni ne vennero scritte, per cui le copie originali giacevano quasi tutte, impolverate, in qualche chiesa. Nelle sue prime pagine c'era scritto che, circa un milione di anni prima che il menestrello lo scoprisse, una sera un uomo vide un fulmine scagliarsi nelle sue vicinanze e udì il suono imponente del tuono. Quello fu il giorno in cui iniziarono le divergenze. Quella sera nacque Dio. Il pensiero iniziò a evolversi tra i Primi Uomini e, dopo decenni, vennero a formarsi due clan: coloro che credevano in un solo Dio e coloro che credevano in molti Dei. Mentre il menestrello narrava, il mondo era ancora diviso tra Politeisti e Monoteisti. Gli Antichi Monoteisti dominarono a lungo il mondo: le loro città e il loro castelli si ergevano altissimi; i loro terreni erano rigogliosi; la loro forza era alimentata dalla loro fede. I popoli che credevano in un unico Dio, che aveva molti nomi, esaltato in molte lingue diverse, vivevano in pace sapendo di essere protetti. Il loro Dio vegliava sui loro raccolti e sulle loro famiglie, affinché prosperassero; il loro Re vegliava sull'ordine dei primi villaggi, delle prime città, affinché la labile fede degli esseri umani non venisse mai perduta, come invece accadde molte volte. I Politeisti, già a partire dall'Antichità, si accorsero di poter accarezzare i loro Dei, prenderli per mano. Al contrario, il Dio dei monoteisti era molto più alto, scontroso, riservato. Egli pretendeva rispetto e dedizione, per preservare la sua immortalità, ed esigeva che nessuno osasse avvicinarsi a lui. Nel clan dei Politeisti venne alla luce, una notte, un bambino verde e luminoso. I saggi del clan interpretarono quell'inaspettato dono come una benedizione degli Dei e così fu. Si trattava del Primo Mago. Grazie alla sua innata saggezza e ai suoi infiniti insegnamenti, i Politeisti furono i primi al mondo ad apprendere le Arti Magiche e a creare la Scrittura. Invece, ancora nei periodi più recenti, la Magia era bandita nei Regni Monoteisti. I Politeisti nutrivano il culto verso i loro Dei, interagendo con questi ultimi. Fuoco, Mare, Aria, Pioggia, Terra, Luce, Suono, Fulmine, Metallo...questi erano alcuni dei loro Dei, con i quali parlavano e grazie ai quali potevano modificare il mondo in base ai propri desideri. Ciascuna delle divinità venerate dai Politeisti richiedeva qualcosa in cambio da parte degli uomini. Gli stessi uomini erano obbligati a seguire una disciplina molto meticolosa per poter sostenere il peso delle conversazioni con gli Dei. Solo due Dei non richiedevano nulla in cambio agli uomini politeisti: il Pensiero, che nasceva insieme a loro e non sottostava a nessun ordine divino, tanto meno ad alcuna regola umana; la Morte, ripudiata e temuta da tutti gli altri Dei, con la quale parlavano solo i Negromanti, ovvero dei raccapriccianti individui dal corpo e dalla mente corrotta, puniti dagli Dei, proprio perché osavano tradire la loro generosità e adoravano la Morte. Le società politeiste si evolsero molto più rapidamente di quelle monoteiste, anche perché beneficiarono subito della Scrittura e della Lettura, che divennero nuovi Dei, grazie ai quali poterono conservare gli intricati percorsi delle loro evoluzioni. Fu una salvezza per loro, poiché la brama degli esseri umani non conobbe mai confini o regole e sovente l'umanità politeista cadde, schiacciata sotto i suoi complessi castelli. Le società monoteiste, d'altro canto, temevano profondamente quelle politeiste, ritenendole fondate su una terribile eresia. Dio li proteggeva contro quelle minacce eretiche, che spesso avevano tentato d'impossessarsi dei loro forzieri pieni e dei loro territori rigogliosi, delle loro cittadine ridenti...Li proteggeva aizzando catastrofi di ogni genere sui territori maltrattati dai Maghi. Catastrofi troppo grandi anche per la loro magia. Corruzione. Ma qualche volta, nel corso lunghissimo della Storia, non fu così. Dio si dimenticò dei suoi fedeli e le società monoteiste rischiarono di estinguersi, sotto il violento pugno di ferro della distruzione seminata dai Maghi. Però questo non accadde mai. Le società monoteiste risorsero sempre più forti e orgogliose di prima, perché più forte e più orgogliosa rinasceva sempre la fede in chi non aveva voglia di piegarsi. Allo stesso tempo aumentavano le sventure per chi si lasciava inebriare dal potere. Tuttavia, era da un bel pezzo che il Dio dei Monoteisti sembrava essersi addormentato. O almeno questo pensavano gli abitanti del Regno che, poco prima dell'esilio deciso dal Consiglio degli Anziani, apparteneva al Re che ora sedeva su uno scranno molto meno prestigioso e pesante, ospitato su una nave mercantile diretta verso il selvaggio Ovest. La terra dava scarsi frutti, a partire da dieci anni prima; nel mare nuotavano pochi pesci; gli animali erano magri, poiché non riuscivano a nutrirsi adeguatamente; gli alberi caddero numerosi per lasciare spazio agli insediamenti umani; l'acqua venne sporcata dall'industria, che cresceva, per produrre le armi e le navi del miglior materiale, destinate soprattutto al commercio con gli odiati popoli politeisti...molti aspetti dell'evoluzione e della modernizzazione stavano spegnendo la protezione di quel Regno monoteista. Negli ultimi anni, in quel Regno, il Re era esasperato e addolorato per via della carestia che ormai affliggeva il suo popolo; inorridito dal degrado che imperversava per le strade della bella capitale sulla quale regnava, la capitale che era così bella, armoniosa e accogliente, quando il Re era solo il figlio di suo padre. Per ovviare almeno alla fame e alla sete, non gli restò che avviare le attività di commercio con un Regno politeista limitrofo, governato da un saggio uomo, nonostante la giovane età, manipolatore della Terra. Le armi e le navi costruite con il legno e il ferro più pregiati, peculiari di quelle zone, presiedute dal Regno monoteista, in cambio del miglioramento delle condizioni, aride, del terreno, distrutto da un grande periodo di siccità. Il Re decise di affidarsi alla Magia, tradendo il credo secolare della sua nobile famiglia monoteista; circondato da miseria e distruzione, come la violenza che si attanagliava tra le menti dei cittadini affamati, decise di farsi aiutare dal Grande Mago, manipolatore della Terra. Stregoni e indovini iniziarono ad affollare la Corte, tra il malumore di molti dei più Alti Funzionari del Regno. I raccolti tornarono a essere rigogliosi. La Corte s'impegnò al massimo per tenere al segreto gli accordi esercitati tra il Regno e i Maghi Politeisti, eppure non riuscì a fermare il culto della Pioggia. I cittadini del Regno, ormai, veneravano uno degli Dei adorati dai Politeisti e non più quell'unico Dio che si era dimenticato di loro. Dato il degenerarsi della situazione e il netto cambiamento d'orizzonti dello stesso Re in materia filosofica, religiosa, oltre che la conversione totale dei maggiori possidenti di terreno; il Consiglio degli Anziani, gli Alti Funzionari e i più eminenti Sacerdoti del Regno organizzarono una tremenda congiura ai danni del Re e ai danni dello stesso popolo. Presero contatti con un pericoloso Negromante, ricercato dal Sovrano politeista, il quale decise di offrire loro i suoi oscuri servigi. Dai grandi fossati e persino dal mare i Morti si alzarono e invasero le case dei loro cari, che abitavano nella capitale. Molti, in preda al terrore, fuggirono via. Gli organizzatori della congiura nei confronti del Trono, presero le redini della situazione. Organizzarono una grande riunione nella piazza cittadina, mentre i Morti erano andati rapidamente verso le montagne a procurarsi il ghiaccio, e sfiduciarono pubblicamente il Re; trovarono riscontro popolare nell'affermare che l'invasione dei Morti era la naturale conseguenza dello smarrimento della fede verso l'unico Dio. Rivelarono, sventolando i documenti (falsificati in modo che i nomi dei congiuranti non apparissero mai) e gettandoli nella folla, la collaborazione tra il Re e il Sovrano del limitrofo Regno politeista. Così come i raccolti erano tornati a prosperare, essi sarebbero di nuovo svaniti, devastati dal fetore dei Morti e dalla disperazione in cui il popolo sarebbe caduto se si fosse ancora affidato alla Magia. Gli Anziani, i Sacerdoti, gli Alti Funzionari, tutti quei detentori del potere politico del Regno, identificarono, davanti al popolo, ancora una volta le ragioni di una decadenza nella perdita della fede. Era proprio in quel momento che il loro Dio necessitava di ammirazione, paradossalmente, proprio quando quella fede vacillava pericolosamente e la mente di ogni individuo si lasciava ammaliare dall'aberrazione della Magia. In quei giorni i raccolti ancora godevano dell'incantesimo del Sovrano straniero e la gente, di nuovo rincuorata e piena di speranza, di fronte ai Morti (che devastavano di nuovo i raccolti, seminavano distruzione, urlavano e aggredivano le persone, non riconoscendo nemmeno i loro cari) di nuovo pregava l'unico Dio. I congiuranti si assicurarono che il Negromante adempiesse alla sua promessa e che i Morti sarebbero spariti entro una settimana dalla dipartita del Re condannato all'esilio; intanto progettavano, insieme al Negromante stesso, la rapina del Sovrano straniero e la richiesta di riscatto al suo Regno politeista. La prostituta orba s'innamorò del menestrello, si offrì più volte di ripagarlo come sapeva fare, da mestiere, ma egli si rifiutò sempre, durante tutta la navigazione. La bellissima fanciulla capì che forse veniva da un Regno dove si praticava la Magia e che qualche maledizione si scagliò su di lei per colpa di qualcun altro, forse dei suoi genitori...questo non lo sapeva. Lei iniziò a "vedere", il mondo iniziava a prendere forma nella sua testa, viaggiava attraverso le storie e le parole, guidata dalla dolce voce del menestrello. Sognava e amava, non desiderava altro. Nonostante la sua condizione non provava alcuna avversione nei confronti delle pratiche magiche, anzi l'affascinavano intensamente. Magari un giorno, insieme al suo amato menestrello, che l'avrebbe guidata per gli abissi e per le risalite, sarebbe giunta alla sua vetta. Magari un giorno la prostituta orba avrebbe fatto visita alla dimora del Cavaliere Nero che osò sfidare a scacchi la Morte, per prendere il suo posto. Magari un giorno lei proverà a giocare a scacchi con qualche Dio, per riprendersi la sua vista e poter finalmente riuscire a "vedere" l'unica bellezza che non avrebbe saputo descriverle profondamente il menestrello. La sua bellezza.
  9. Sleep

    E io ci sto

    @Lauram Ciao. Provo a lasciare le mie impressioni. Premetto che non ho letto gli altri commenti e ti chiedo scusa in anticipo se evidenzierò alcune cose che già altri ti hanno fatto notare. refuso "e" superflua il giacchetto è perlopiù femminile. Avrei usato "giubbotto" per indicare un indumento più maschile. "pensava" refuso niente virgola in mezzo Il racconto è scritto abbastanza bene e si lascia leggere molto volentieri. Buoni gli stacchi e la gestione dei tempi verbali e anche dei tempi narrativi. Il racconto inizia quasi dalla fine, torna indietro per inquadrare il contesto familiare e il protagonista stesso; poi ritorna al suo inizio e procede spedito verso la fine, tutto giostrato senza troppi intoppi. Le descrizioni dei sentimenti di Rino sono molto belle ed evocative e costruiscono sapientemente e gradualmente, con semplici parole, il rapporto con la madre. Un rapporto molto" rose e fiori", viene descritta una madre amorevole, paziente, che lascia ai suoi figli esprimere il proprio potenziale creativo, li tratta con molto equilibrio e giustizia...manca qualcosa sul padre, che dà l'idea di essere un po' assente, poiché non vengono offerti spunti sulla sua personalità che, nell'ambito di un contesto fatto di quattro persone, è molto importante per delineare anche il modo di comportarsi degli altri tre. Qui sembra totalmente ininfluente. Non è una vera e propria critica, è solo un mio gusto personale, ma sembra che vada "tutto bene" e che sembri impossibile che in questa famiglia possa mai esserci un problema. Noto solo un debole tentativo di descrivere un contesto familiare abbastanza povero, un tentativo del far risaltare il concetto "poveri ma felici" in più punti, soprattutto alla fine quando il bravo ragazzino si accontenta e supera la piccola delusione, rifugiandosi nel calore e nell'atmosfera festiva dell'ambiente familiare. Un grandissimo plauso a queste due righe. Veramente una bellissima descrizione. In generale, tutto quest'episodio, questo slice of life è molto piacevole, ben costruito. Ripeto, il contesto che si crea intorno a Rino mi pare un po' troppo ameno, idilliaco, ma è più un mio gusto che una critica, poiché il racconto funziona molto bene anche così. Il tentativo di entrare nella mente di un ragazzino di dieci anni, di descrivere le sue piccole emozioni e azioni quotidiane è ampiamente riuscito. Sono riuscito a immedesimarmi bene in molte situazioni e a...tornare ragazzino anch'io. Un'ottima prova. Complimenti e a rileggerci!
  10. Sleep

    La Quarta Parete

    @Befana Profana Ciao. Grazie dell'intervento e dei suggerimenti. L'incertezza e le varie ipotesi su sé stesso del personaggio sono specchio della sua follia. Il fatto che arrivi a immaginare definitivamente di essere vittima di un autore che non si cura di lui, in quanto personaggio marginale, comparsa, vuole approfondire e capire la sua anomalia, ovvero la sua coscienza; che però non crede che emerga nel "libro" del suo Autore/Dio, poiché conduce una vita noiosa, diretta non da lui, non da protagonista. L'omicidio è il climax della sua instabilità e del suo desiderio di affermare la sua coscienza, sfidando il suo stesso Autore e cercando di essere protagonista. L'ambiguità fa tutta parte del gioco che ho cercato di mettere su, per riflettere sul concetto della quarta parete, anche narrativamente. La parte finale, che sembra orientarsi su una critica alla società attuale, ho deciso di svilupparla per fare risaltare la nullità del personaggio, la nullità (in generale) dell'individuo e della sua coscienza, rapportata a un contesto sociale postmoderno, che ho estremizzato come disumano, oltre i paletti del buonsenso che ancora oggi reggono. L'ho estremizzato per esaltare la critica alla società, ma l'obiettivo (probabilmente non raggiunto) era il mostrare la perdita della coscienza dell'individuo in una società del genere e lo sforzo vano del tentare di essere un protagonista, tramite azioni come l'omicidio
  11. Sleep

    La Quarta Parete

    @Lauram Grazie per aver letto il testo. Sono contento che ti sia piaciuto. Ovviamente non esiste nulla di totalmente nuovo e nessuno può aspirare alla creazione di qualcosa che qualcun altro non abbia, anche parzialmente, già visto. Volevo un po' sperimentare su questo concetto della Quarta Parete e mi sono lasciato portare dalle riflessioni, scrivendo come so fare. Il bello della scrittura è proprio la sua vastità sia orizzontale che verticale. Ci si può addentrare in tantissimi generi di racconto differenti e per ciascuno di essi si può raggiungere un perfezionamento nello stile sempre maggiore. È per questo che si continuano a scrivere storie d'amore, di fantascienza, romanzi storici e quant'altro...
  12. Sleep

    La Quarta Parete

    @Anglares grazie per la lettura e per i consigli. Proverò a scrivere questo testo senza limite di caratteri. Merita di sicuro un approfondimento; così proverò anche a innalzare il registro linguistico.
  13. Sleep

    La Quarta Parete

    @TempoPerso Grazie della lettura. Immaginavo fosse un po' oscuro, ma nel finale volevo esprimere l'idea che gli sforzi del personaggio mediocre, tramite l'omicidio, per diventare un protagonista sono stati vani. I pensieri del personaggio mediocre non vengono per nulla compresi nella società attuale, postmoderna, nel pieno di una crisi di valori e umanità, secondo me. Gli ultimi suoni sono borbottii di stomaco, anche se li ho espressi come un suono di motore, e un grosso rutto. "Televisiona" è volutamente sbagliato, nel cercare di mostrare il vecchio anche come un analfabeta.
  14. Sleep

    La Quarta Parete

    Ehm...eccolo qui! Di nuovo a pulire i cessi! Eppure questa è una periferia malfamata, c'è tanto da fare e invece...io finisco sempre a pulire i cessi. Sono un buono a nulla. È scritto così. Voi tutti! Dovete smetterla di pensare in positivo! "Ma non ti preoccupare, sei ancora una recluta, figliuolo. Ci può stare che agli inizi ti affidino qualche commissione semplice o persino umiliante. I tuoi superiori sono saggi, cercano di temprarti. Non pensare a male. Sono sicuro che diventerai un bravissimo poliziotto. Noi siamo già fieri di te! In futuro lo saranno anche molte altre persone." Due ore dopo mi fecero ripulire il vomito di un barbone ubriaco. Mai un incoraggiamento...abbiamo già uno stipendio che è una miseria qui e ci spacchiamo il culo per la sicurezza di culi grassi ingrati figli di papà, che magari ci sputano anche addosso o cercano la prima occasione buona per urlare al mondo "l'abuso di forza della polizia", spalleggiati da media e giornalacci vari. Dovete smetterla davvero! Sono stufo di questa recita. Io non volevo nemmeno fare il poliziotto. Ho deciso di fare il concorso dando l'assenso a mio cugino, un vero amante delle forze dell'ordine, mentre ero ubriaco. È vero sì che ero disoccupato al tempo, ma anche abbastanza giovane da riflettere ancora un po' sul mestiere da intraprendere. Invece no. Prima il liceo, poi il calcetto, poi l'università, poi la ragazza. Hanno sempre deciso gli altri per me. Ha sempre deciso lui, quel fottuto bastardo! Nella mia vita non è mai successo niente di eccitante. A pensarci bene, non so nemmeno se sto respirando davvero. Forse sono un cervello in una vasca; tutte le mie attività sono programmate da un computer... Ma no. Gli scienziati sono degli idioti. Ne ho conosciuto qualcuno. Non sanno proprio un cazzo. Tutto questo deve essere opera di qualche coglione pseudo intellettuale, appassionato di letteratura, che non ha un cazzo da fare nella vita. Si. Deve essere proprio uno sfigato, il mio Dio. Un gigantesco frustrato che si diverte a far morire dalla noia i suoi personaggi, esattamente come accade a lui. Beh se è così, mio caro autore...sappi che anche noi, personaggi marginali, abbiamo una coscienza. Chissà se in tutta questa farsa c'è un protagonista...anche se c'è, sono io il protagonista, nella mia mente. Noi non siamo marionette, noi non ci pieghiamo al volere di essere inferiori che tentano di emulare Dio! Credi di essere tu il padrone? Non hai proprio capito un cazzo! Io non voglio che tu sia il mio Dio. Voglio un Dio che mi ritagli un ruolo da protagonista. Io voglio essere al centro, per una volta, voglio provare qualche sensazione intensa. Chissà chi è qui in mezzo il protagonista...deve per forza essere qualcuno che si aggira nei dintorni, magari in questa stessa città. Dico io...se sta all'altro capo del mondo, io che cazzo sono esistito a fare? Magari si trova a passare di qui... Si, ma... Io sono stufo di aspettare. Non è necessario farmi aspettare venticinque anni. Quale libro, sceneggiatura, copione di teatro, fumetto...dura venticinque anni? Io voglio agire, ho pensato fin troppo. Ho una coscienza, io posso. Ora vedremo se sono più grande io o sei più grande tu. Dio, pseudo autore dei miei stivali. Io non so scrivere. Sono ignorante come un caprone. Però ho una coscienza. Posso agire. Posso rovesciare il tuo regime e cercarmi un altro Dio. Un Dio più buono! Sai, caro autore, brutto bastardo, io sarò pure ignorante ma una cosa la so: se voglio sopravvivere, anzi, vivere da protagonista, io ho bisogno di Dio. Io ho bisogno di un Limite e sapere che non posso superarlo. Però non voglio che il mio Limite sia tu, scrittore da quattro soldi. Non mi hai dato nulla. Io ho una grande anima, eppure non l'hai sollecitata, te la sei mangiata tutta...e per che cosa? Per lunghe descrizioni durate venticinque anni? Per qualche ridicolo pettegolezzo di paese? Per qualche storia di droga e sesso? Per far nascere qualche supereroe di merda, che verrà replicato in cinquanta blockbuster? Vaffanculo! Qui ancora non è successo nulla. Ora la do io una svolta a questa storia di merda. Ora violo la quarta parete! Così qualcun altro, più in gamba di te, parlerà di me e farà di me un gran bel personaggio! Finalmente proverò sensazioni intensissime. Parlo a te, mio futuro Dio: mi piace scoparle dopo che sono morte, con un bel Bach in sottofondo, alternato a urla di bambine. Però datti da fare! Non mettere giù una di quelle solite storie pseudo raffinate sui serial killer. Mettici un po' di humour, un po' di argomentazioni serie, scientifiche, psicologiche, criminologiche...io ho un'anima, ma sono ignorante...riscattami! Ah...così hai deciso di giocare? E giochiamo! "Ehi, Matilda, stasera ti va di cenare con me?" "Oh, Aldo. Volentieri. Sai...un giorno di questi lo avrei chiesto io a te...mi è mancato il coraggio, haha." "Hahaha. Bene. Allora si può rimediare stasera." Hahahahaha. È così semplice! Vedrai coglione! Io darò vita alla rivoluzione dei personaggi marginali. Coltello o pistola? Mmmmm... QUALCHE ORA DOPO Hai visto, rotto in culo? L'ho uccisa. Ho accoltellato Matilda, per ben quaranta volte. Guarda com'è bella. I suoi capelli rossi autentici, le lentiggini, i bellissimi occhi chiari. È così vera ora che è morta! Così delicata. Ehhh. Io so già cosa farai, brutto stronzo. Ti sarai di sicuro accorto di questa strana interferenza. Di sicuro cestinerai queste pagine o meglio, essendo tu un autore da quattro soldi che crede di essere Dio, ti inventerai qualche stratagemma per non farmi andare in carcere. Qualunque cosa farai non importa...ormai io mi sono guadagnato il titolo di protagonista! Hahahaha. Aspetta, aspetta...una volta ho letto un libro...ecco! Il processo, di Kafka! Forse farai una sorta di brutta copia al contrario. Un uomo che misteriosamente non viene processato, dopo un atroce delitto! Sarebbe arguto da parte di un pivello, essere inferiore come te! Ahhhh. Chi se ne importa, sta a te pensarci! È tempo, per me, di fare merenda. Finalmente! Dopo tanto tempo...ops! IL GIORNO DOPO Un vecchio camionista in pensione, obeso, fumatore e dalla voce molto rauca, diabetico, si siede a tavola imprecando contro la sua badante e infilando la sua grossa mano consumata tra i pantaloni della malcapitata. "Zoccola mia! Accendi la televisiona. Voglio vedere quanti morti hanno fatto oggi. Huahuahuahuahua. Coff Coff" "Si, signore." "...'erribile vicenda per quanto riguarda la cronaca nera: un poliziotto, venticinque anni, in preda alla follia, uccide e pratica necrofilia su una sua collega, Matilda ventisette anni. Le dichiarazioni dell'assassino: "Volevo sfondare la Quarta Parete! Tutto questo non può essere reale!"." "Oeee. Leva 'ste cose. Io voglio vedere i programmi dove muoiono gli zincari e i micranti. Huahuahuahuahua." "Certo, signore. Metto il 2094." "Eh, brava, eh. Huahuahuahua. Accendami una zicaretta!" "Si, signore." "...solo su 2094! (pausa) (pubblicità sui deodoranti) (pubblicità sui biscotti) (pubblicità della Fabbrica del Sorriso) Sei stufo di questa società buonista? Hai voglia di manifestare le tue represse idee razziste, misogine e materialiste? Fai la tua donazione alla Redazione di 2094. Avrai in regalo un set speciale di: adolescente ebreuccio viziatello, i quali nonni sono sopravvissuti miracolosamente ad Auschtwitz, non c'è occasione migliore per fargli rivivere la storia! Poi migrante del Corno d'Africa fresco fresco, molto ben sciacquato con acqua salata, pronto per tutto il lavoro in nero che desideri. Per finire un poeta evirato e una puttana moldava in omaggio. Dai il tuo contributo a 2094 e anche il tuo divertimento è assicurato! E ora la linea va a Orgoglio Ariano e Pregiudizio, il talent show che mette in luce i maggiori eruditi sul come formulare insulti su: negri, ebrei, zingari, froci, terroni, femmine, amanti della letteratura, romantici, secchi, disabili,malati di mente, panzoni, diabetici e anziani. Cosa aspetti a partecipare e a portare in alto il tuo orgoglio?" Rooooooaaaarrr roaaaarrrr buuuuuuuuuuurp. Huahuahuahuahuahuahuahua!
  15. Sleep

    Riflessioni sullo stile

    @Des Esseints Io credo che il flusso di coscienza, mai come in quest'epoca, possa essere riesumato. Purtroppo, come discorso stilistico, attecchisce poco all'attenzione dei lettori, ma credo sarebbe molto interessante per le nicchie. Il cervello dell'uomo del ventunesimo secolo viaggia molto più veloce di quello dell'uomo del ventesimo secolo, specialmente nelle prime decadi. La tecnologia, internet, gli smartphone...solo grazie a questi strumenti le nostre connessioni, anche cerebrali, sono aumentate. Siamo continuamente bombardati di immagini e notizie di ogni tipo, migliaia e migliaia...basta aprire Facebook e Instagram, varie volte al giorno, e si potrebbe scrivere un libro, scaturito dai pensieri relativi. L'uomo di questo secolo è molto più schizoide di quello di un secolo fa; è un uomo che si prepara a esplodere, secondo me. Mentre formuliamo un pensiero, altri mille già lo hanno superato, è bastato tenere gli occhi aperti davanti al computer. Credo nulla possa cercare di armonizzare il caos che definisce la nostra realtà, meglio del flusso di coscienza. Magari non c'è nessuno capace di innovare uno degli stili (innovare Eliot, Joyce, James o la Woolf) o di portarlo all'attenzione dei nostri tempi; ma qualcuno, come me, crede che questa tecnica narrativa abbia fortemente senso di esistere in questa epoca. E questo non è poco.
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