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Elisah15

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  1. Elisah15

    Numeri in narrativa, cifre o lettere?

    Scusate anche il T9, OT
  2. Elisah15

    Numeri in narrativa, cifre o lettere?

    Devo dire che nello splendido M di Scurati non ho amato il modo in cui metteva le date, ad esempio 25 marzo millenovecentoventitre. Preferisco l'anno scritto in cifre, è più immediato. Forse era una ricercatezza stilistica, non so. Altra cosa che mi ha colpito (scusate l'ok): glie lo staccati.
  3. Elisah15

    Tre pessime recensioni

    Se n'è parlato in varie discussioni che già mille o duemila copie per un esordiente con una CE media è un buon successo. Il tuo amico ne vende a migliaia con una piccolissima e vince persino premi letterari. Non credo davvero che le due stelle di Amazon possano molto contro un efficace passa parola e buone recensioni. Su una cosa ti do ragione: cerchi in google e tra i vari link il tuo titolo compare accompagnato da poche stelle, sì questo dà fastidio, non resta che contattare Amazon e capire il guazzabuglio. Comunque anche su Anobii leggo recensioni da svenire, tipo due stelle a Guerra e pace perché è un mattone! Tanti scrivono senza capire niente di quello che sta dietro a un romanzo, che andrebbe valutato non solo per l'intrattenimento che offre a te come singolo lettore. Le stelle si sono ridotte ai "mi piace" di Facebook, purtroppo fanno sempre un cattivo effetto.
  4. Sono d'accordo con te. Ho postato l'articolo perchè mi sembrava interessante ampliare le considerazioni di questa discussione. Mi è sembrato che Arminio avesse qualche opera o qualche autore in mente, ha fatto un discorso troppo mirato per essere una riflessione sulla contemporaneità della letteratura. Più che la lunghezza di una singola opera ho avuto la sensazione che stigmatizzasse un certo linguaggio, forse artefatto e attorcolato, che si trova in tanti testi oggi. Forse - ma siamo sempre nel campo delle interpretazioni di un pensiero che nell'articolo rimane abbastanza cifrato - gli è insopportabile una letteratura che cerca solo lettori iper selezionati, colti e capaci di seguire le divagazioni mentali (avrei usato un altro aggettivo che per netiquette non si può) dello scrittore arroccato nel suo feudo: "ogni persona è dentro un’agonia mai tanto solitaria e molti ancora indugiano a scrivere come se le persone avessero tempo da perdere per stare dietro ai loro giochi con la lingua." Non condivido l'idea di un prerequisito minimo in letteratura, che sia di lingua, di tema o di genere; non condivido l'idea che debba riflettere la realtà (dove li mettiamo i fantasy, i romanzi storici, distopici, ecc), né che la sua funzione debba essere per forza solo consolatoria ma penso che le considerazioni di un poeta come Arminio non siano semplicemente da rigettare. Si tratta comunque di materia da discutere e dimostra come ci sia anche la necessità di una letteratura che miri al cuore del lettore senza fronzoli.
  5. Interessante articolo di Franco Arminio su quello che secondo lui è urgente trovare nella letteratura contemporanea. L'articolo è stato pubblicato sul Corriere di ieri, se lo staff ritiene che averlo copiato qui sia scorretto, prego di cancellare e mi scuso. Il cielo che cambia della scrittura di Franco Arminio | 10 settembre 2020 I libri devono parlare della vita in cui siamo immersi, della vita che il giorno dopo non è più la stessa del giorno prima Non capisco perché di fronte a una mutazione inaudita in atto nel mondo la letteratura debba rimanere tale e quale. Un mondo che si è fatto velocissimo richiede una letteratura semplice e breve, diretta e limpida. Questo non significa che si passa dall’espressione alla comunicazione, non significa che il chiarore faccia perdere intensità e complessità. Semplicemente bisogna prendere atto che oggi nessuno ha tempo da perdere con la letteratura che non sa consolare, non sa orientare. Le persone non leggono, ma se leggono vogliono essere consolate e orientate. Non siamo tenuti a farlo, ma se vogliamo tenere in vita l’esercizio letterario dobbiamo tenere conto dello spirito del tempo. Ripeto, nessuna ovvietà e banalizzazione, semplicemente la presa d’atto che oggi la letteratura per avere ancora una funzione deve andare nella lingua dei lettori, non può pensare che i lettori arrivino alla sua lingua. Non sto giustificando i libri brutti e volgari, non sto plaudendo alla letteratura industriale. Anzi, rivendico una rinnovata attenzione artigianale alla scrittura, rivendico densità e sacralità nella scrittura. Oggi per me la parola densa, la scrittura piena di senso non può che essere veloce e breve, diretta, precisa, senza aloni. Moltissimi libri sono inutili perché si scrivono ancora per parlare a un mondo che non esiste più. Troppi libri parlano a presunti addetti ai lavori che sono sempre più stanchi e annoiati. I libri devono parlare della vita in cui siamo immersi, della vita che il giorno dopo non è più la stessa del giorno prima. La storia non è finita, si è fatta un precipizio in cui le cose cadono una sull’altra. Scrivere è sapere che siamo sempre sotto un cumulo di macerie, è sollevare la trave che ogni giorno ci cade sulla pancia. La letteratura non deve arrendersi alla miseria spirituale dominante, deve semplicemente avere delle confidenze molto intime con l’aria del tempo. Se una frase vuole essere un colpo di vento che smuove la nebbia che ci circonda, deve essere una frase che si capisce, che non ha bisogno di uno che ce la spieghi. Il mondo sta morendo, ogni persona è dentro un’agonia mai tanto solitaria e molti ancora indugiano a scrivere come se le persone avessero tempo da perdere per stare dietro ai loro giochi con la lingua. La letteratura che si ritiene seria e complessa e colta spesso è semplicemente una letteratura arrogante che odia i lettori per il fatto che hanno uno sguardo sulle cose che gli scrittori non hanno. Gli scrittori che cercano la brevità e la semplicità non sono dei venduti al gusto dei lettori, non sono quelli che mettono acqua nel vino, sono gli scrittori che ancora provano a fare miracoli e qualche volta li fanno. Il resto è qualcosa che pensa di stare in alto e non sta da nessuna parte. Non si può pensare che le cose sono grandi solo perché non interessano a nessuno. E chi diffida del successo altrui è perché spesso è interessato al successo più di chi lo ottiene. Non ci sono vie più giuste di altre in letteratura. La brevità e la semplicità oggi non sono assicurazione di qualità, sono solo dei prerequisiti minimi. Spesso i brevi e i semplici non vanno da nessuna parte, esattamente come i lunghi e gli oscuri. Forse non c’è da tirare una riga nel cielo della scrittura: i lampi arrivano da ogni parte, ma per fare un lampo ci vogliono le nuvole.
  6. Elisah15

    Recensioni su Amazon

    @Gabriele Valenza Ho pubblicato un libro con una casa editrice tedesca che lo ha affidato a un'agenzia di marketing. Questa lo ha mandato a vari blogger e istituzioni e alcune delle recensioni che sono apparse in vari siti e giornali sono state pubblicate dall'agenzia su Amazon. Immagino che quando vedi tante recensioni dietro ci sia qualcuno che ha lavorato in modo simile.
  7. Elisah15

    Storico

    @Silverwillow grazie per le tue considerazioni, si tratta di un episodio minore che solo gli storici conoscono, di cui non si sa nemmeno con esattezza la data ma sicuramente non rientrerebbe nei sei mesi di differenza di cui avrei bisogno. Mi sa che hai ragione, a meno che qualcuno non sappia di qualche precedente, dovrò impazzire sulla trama. Ach, se penso che il romanzo è finito se non per la disposizione dei capitoli che ovviamente comporta qualche aggiustamento. Grazie ancora!
  8. Elisah15

    Storico

    Sono passati più di dieci anni dall'ultima risposta a questo thread! Avrei bisogno di un consiglio per un romanzo storico ma non volendo aprire una nuova discussione, ho cercato quella più vicina al mio tema, spero di aver fatto bene. Sto smontando per l'ennesima volta un romanzo storico che tra poche settimane vorrei dare al mio agente. La vicenda è di fantasia, l'ambientazione precisa e curata, le date delle battaglie rispettate e così i trattati di pace, i nomi dei regnanti eccetera. Ora, in questa riconfigurazione non riesco più a far stare dentro la data esatta un episodio storico che è necessario all'intreccio. Secondo voi, nel romanzo posso posticiparlo di sei mesi e precisare la vera data in una nota finale? Grazie a chi vorrà darmi il suo parere!
  9. Elisah15

    Cercasi agente...o no?

    Ho ricevuto le due proposte in concomitanza, dovevo scegliere se fare da sola perché ormai avevo trovato la CE o se rinunciare a un 20% per avere anche un agente. Considerando che questi ha migliorato le condizioni sono andata a pari. Mi sembra di aver fatto la cosa giusta, ma visto che il romanzo esce a settembre, incrocio le dita e vediamo come va.
  10. Temo che non abbia ben letto il mio testo: ho scritto chiaramente che non mi irritano nemmeno le 10 pagine di biasimo, ho solo voluto partecipare alla discussione con una mia opinione. Mi spiace che non abbia letto fino in fondo.
  11. Interessante questa discussione, dieci pagine di biasimo su atteggiamenti di scrittori che irritano altri scrittori. Per la categoria non è un bel vedere. Personalmente a me non irrita niente. La natura umana è quella che è. Palloni gonfiati, persone umili, narcisi nati, maleducati, arroganti, generosi ce ne sono in ogni campo. Non mi irrita chi ha scritto una robetta misera e ne va orgoglioso come fosse Guerra e Pace, semmai mi fa tenerezza. Non mi irrita chi è spocchioso, ne conosco a schiere che fanno altri mestieri. Non mi irritano nemmeno quelli che ti promettono mari e monti per darti una mano e si guardano bene dal farlo: anche questo l'ho visto e rivisto troppe volte. Che sia ormai diventata vecchia? A dire il vero non mi irritano nemmeno le dieci pagine di critiche verso altri colleghi, prendo le persone così come sono, con le loro debolezze, le fragilità e a volte anche la loro alterigia. Piuttosto temo gli atteggiamenti di alcuni lettori, ma qui andrei OT e perciò chiudo. A me gli scrittori piacciono comunque siano.
  12. Elisah15

    Cercasi agente...o no?

    Marizzola mi fa piacere che hai risolto tuoi dubbi! Visto che hai proposto una discussione interessante, aggiungo comunque anche la mia esperienza, magari può essere utile a qualcun altro. Ricevo la proposta da una CE medio grande, chiamo un amico scrittore affermato e gli chiedo lumi. Il suo consiglio è di accettare anche l'offerta di un agente, cosa che faccio. L'agente ottiene subito condizioni più vantaggiose, mi solleva da tutti i problemi di contabilità e soprattutto ora leggerà un mio altro lavoro (la pubblicazione del primo è stata posticipata causa covid). Immagino e spero che l'agente abbia tutto l'interesse a farmi diventare un'autrice e a trovarmi una CE anche per il secondo romanzo. Insomma, credo che il vantaggio di avere un'agenzia siano più o meno queste cose qua: contabilità, condizioni, e avere qualcuno che ti segue mentre scrivi qualcosa di nuovo.
  13. Elisah15

    Neo Edizioni

    Qualcuno sa se questa CE è diventata Neos Edizioni? Oppure si tratta solo di un caso di simil-omonimia? I due siti sono completamente diversi ma la pagina FB di Neos ha il logo nero come quello di Neo. Grazie se avete qualche elemento in più. http://www.neosedizioni.it
  14. Elisah15

    il Quadrotto

    Stessa esperienza. Un grande in bocca al lupo a tutti loro, erano bravissimi, spero che continuino in altri modi o con altre formule.
  15. Scusate se torno su cose dette e stradette, talmente conosciute da essere ormai delle banalità nel mondo degli scrittori o degli aspiranti tali. Antonio Pennacchi è stato rifiutato 35 volte prima di trovare un editore (nomino solo lui ma potrebbe seguire una serie di altri nomi a cascata). Immagino che nel suo caso le case editrici o gli agenti a cui aveva mandato il testo avevano letto solo le pagine più noiose (ma ce ne sono, in Pennacchi?). Mi pare fosse Calvino a usare la tecnica di qualche pagina all'inizio, al centro e alla fine. Per farsi un'idea di quel che succede nelle redazioni quando non si conosce nessuno a cui chiedere direttamente, sarebbe interessante leggere la Controstoria dell'editoria italiana attraverso i rifiuti dal 1925 a oggi di Gian Carlo Ferretti. Articolo di Repubblica qui Lo so che non rispondo perfettamente alla tua domanda sul numero delle pagine lette dagli editori/agenti, ma alla fine quella è solo una prima fase dove il romanzo può essere rifiutato; seguono molte altre, inclusa la discussione finale fra tre o quattro redattori che lo hanno letto per intero. Un momento in cui sono riusciti a cassare persino Se questo è un uomo.
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