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Elisah15

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  1. Elisah15

    L'editoria ai tempi del Coronavirus

    Ma sai che hai ragione? Da quando siamo in questa sorta di quarantena mi capita di dare un'occhiata al WD e a FB solo ogni tanto. Era dai tempi dell'università che non mi immergevo in modo così totalizzante nella lettura e nella scrittura. Chissà se è un meccanismo che ha preso anche altra gente? Comunque brava ad averlo notato!
  2. Elisah15

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Forse sono troppo ottimista ma non sono sicura che ci sia un surplus di scrittori. Forse cent'anni fa ce n'erano molti di meno però quante persone erano in grado di leggere un romanzo? Il tasso di analfabetismo era altissimo, molti riuscivano a leggere pochi e semplici testi e sui giornali si pubblicavano i romanzi a puntate che erano pieni di colpi di genio, avventure, episodi rocamboleschi per far sì che il lettore comprasse il prossimo numero. Temo che una volta lo scrittore guadagnasse semplicemente di meno, provenisse da una famiglia per lo più abbiente (ovvio, ovvio, ci sono molte eccezioni!) e la scrittura fosse più indipendente dal guadagno, sia dello scrittore che dell'editore. Anche i calciatori negli anni '50 non guadagnavano quanto quelli di oggi. L'economia è completamente cambiata. Per me il problema di noi scrittori e dei nostri romanzi è soprattutto legato al ricavo che la CE può farne. In più c'è il passaggio attraverso l'agente, quindi una persona in più che vuole, giustamente, la sua fetta di guadagno e che non si accontenta di bricioline. Io sono molto attratta dalle CE emergenti, che devono darsi un'identità diversa rispetto a quelle grandi e che forse sono più aperte a sperimentazioni e prodotti di nicchia.
  3. Elisah15

    Editing o editing(s)?

    Dalla mia esperienza di questi mesi ho capito che ci sono delle tecniche narrative non misteriose ma che vanno conosciute. Un editor ti può aiutare a mettere ordine - aggiungere descrizioni, toglierne, spostarle; rafforzare un personaggio in un certo punto; creare più forza in un punto o in un altro. Mi spiace molto che vadano per la maggiore delle regole che si uniformano ai romanzi americani: 'sto benedetto conflitto tra i personaggi (che personalmente trovo talvolta esagerato), le reazioni emotive, il "dialogo batte pensiero, azione batte dialogo" (figuratevi, io che adoro i romanzi psicologici tipo Delitto e castigo). Un amico del mestiere mi ha detto che gli editor delle CE questionano anche su romanzi di scrittori acclamati. Io che sono in sofferenza perché la CE mi sta tagliando proprio le mie parti preferite del romanzo e gli ho chiesto un consiglio, mi ha risposto di vincere un Nobel, dopo potrò contrattare. Come immaginate sono disperata. Ho scritto un romanzo storico, duro in alcuni punti e mi stanno togliendo proprio le scene storiche più significative. La loro preoccupazione è che la lettrice si annoi. Ora ancora non so quanto vorranno tagliare, sto aspettando la loro revisione. Ma che fare quando il tuo romanzo dopo l'editing perde consistenza e personalità e tu non ci credi più?
  4. Aggiungerei anche L' orma editore
  5. Elisah15

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Hai lasciato fuori i concorsi che sono la via più veloce visto che spesso arrivano alla pubblicazione anche i finalisti (DeA Planeta, Neri Pozza, Calvino). I costi di partecipazioni sono davvero bassi
  6. Elisah15

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    E aggiungo: Yasmina Reza (l'autrice di Carnage) in una conferenza ha detto che legge dei libri bellissimi di autori che stima e che considera potenti, ma che vendono pochissimo. Nemmeno la pubblicazione ti dà la certezza di uscire dall'anonimato. E per pubblicare un secondo libro, se vendi poche centinaia di copie, ti tocca ricominciare daccapo. Credo che essere realisti aiuti a compiere passi più misurati, soprattutto più pianificati.
  7. Elisah15

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Lo so @Mafra e ti do ragione. Il fatto è che le CE non fanno più lo scouting tramite i loro redattori interni (immagino per tagliare i costi) e quindi cercano attraverso le riviste, le scuole, i concorsi. Non la trovo certo una bella situazione ma se prendi il mondo dell'arte, ci sono molte somiglianze. Arrivi alle grandi mostre internazionali solo se sei appoggiato da una galleria forte. Come ci arrivi alla galleria Colpo di fortuna: vieni per caso da un collezionista e che ha agganci nella galleria. Oppure puoi inviare il tuo book di foto (è proprio molto simile ai nostri invii spontanei alle CE). Oppure puoi cominciare dalle piccole mostre collettive nella speranza che qualcuno ti veda e ti chieda di partecipare, a tue spese, a una collettiva un po' più importante. Oppure frequenti un'Accademia rinomata con esposizione finale dei lavori degli studenti che in genere vengono tenute d'occhio da critici e galleristi medi. Che i maggiori galleristi vadano a cercare nuovi artisti nelle collettive minori magari in città di provincia è altamente improbabile (ma non impossibile). Temo di aver perso molte illusioni negli ultimi anni e di aver capito che ci sono sistemi chiusi in ogni settore artistico. Che poi chiuso non voglia dire monolitico e che tutte le eccezioni siano possibili, questo per fortuna ancora c''è.
  8. Elisah15

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    @Mafra rispetto ogni forma di approccio alla scrittura; ogni artista si esprime in modo diverso e se non fosse così tutti i romanzi sarebbero appiattiti su sintassi e storie (e purtroppo già capita), gli autori direbbero le stesse cose, la letteratura sarebbe ovvia. Ciò non toglie che rispetto all'invio spontaneo o alla frequentazione di fiere e presentazioni (pardon, non sono così ricca e nemmeno sociofobica, ma lavoro e scrittura mi portano via anche il penultimo respiro) mi sembra che una scuola ti aiuti ad ottimizzare il tempo (per i miei obblighi di vita, una vera ossessione). In una scuola impari se la tua storia è solida, se i tuoi personaggi sono forti, se non ci sono incongruenze. Imparare le regole della narrazione contemporanea aiuta a capire come sbarellarle. Come dicevo sopra, alla fine pubblicherò con una buona CE nazionale ma il mio sacro fuoco - tutto mio senza aiutini di amici agenti/editor/inseriti nel mondo dell'editoria - ha avuto un lento periodo di carburazione. Dieci anni fa sarei stata molto più felice.
  9. Elisah15

    Romanzi vecchi o nuovi

    Se il romanzo è buono e quello che manca è una riscrittura, vale la pena lavorarci sopra. Il Gattopardo insegna A parte gli scherzi, un buon romanzo non invecchia, la riscrittura continua a volte anche ossessiva è invece lo strumento per dargli forza e corpo.
  10. Elisah15

    Le grandi case editrici leggono gli invii spontanei?

    Dalla mia breve esperienza con agenzie letterarie, CE, ecc, trovo che la pratica sopra descritta sia quella migliore. Aggiungo qualcosa di quello che ho imparato in questi mesi: - il modo più efficace per farsi notare è iscriversi a un buon corso di scrittura. Ho conosciuto diversi agenti letterari che girano come trottole da un corso all'altro per trovare nuove voci. Inoltre si viene segnalati dalla scuola a riviste e CE. Potessi tornare indietro, lo farei subito. Mi spiace davvero di aver perso tanti anni senza provarci. - proporsi alle agenzie letterarie e alle CE con invio spontaneo è più o meno come la metafora di Santoni sulla maglia del Milan. Può succedere, ma la statistica è irrisoria. Personalmente sono stata rifiutata da quattro AL e da tutte le CE per finire con una delle maggiori agenzie italiane (che sicuramente non mi avrebbe preso se avessi mandato loro il romanzo) e firmare con una CE medio/grande. - concorsi letterari: dopo la gavetta descritta sopra secondo me è uno dei mezzi migliori per mettersi in gioco. Comunque mi sembra più probabile arrivare tra i finalisti del Premio Gran Giallo di Cattolica, La Giara, Calvino o addirittura Neri Pozza piuttosto che tentare con l'invio spontaneo a un'agenzia letteraria o CE. Questo, come dicevo sopra, da mia esperienza. Poi le possibilità, i casi fortuiti, le coincidenze sono talmente tante che ben venga ogni altro suggerimento.
  11. @Folletto non potrei essere più d'accordo! Pensa che a me non dice nulla nemmeno Carofiglio... Mi piace come commentatore tv ma non come scrittore, eppure è sempre nei primi posti delle classifiche. Che dire? Un romanzo impegnativo richiede, appunto, impegno, nel tempo che ci si mette per leggerlo, nelle riflessioni che ne derivano, nella scoperta di una visione diversa. Oggi il lavoro ci distrugge e il tempo è pochissimo per starsene intensi e concentrati sul proprio romanzo (qua mi verrebbe da aprire un discorso che non c'entra niente con il nostro forum ma se io devo chiamare l'idraulico tre volte perché ha fatto male il lavoro, tornare dal medico perché ha fatto male la fasciatura, restituire il prodotto fallato che ho comperato, il tempo libero me lo ciuccio a correre dietro a chi lavora male, perdona l'OT). Allora che fai nei frammenti di ore in cui ci sei ma in realtà sei un ectoplasma? Ti leggi un prodotto facile tipo un giallo, per distrarti qualche ora dalle rogne che ti perseguitano h/24. Naturalmente ci dovrebbero essere alternative adeguate per i fortunati che di tempo ne hanno. Non so quale sia il valore di mercato della nicchia "fortunati" ma magari in qualche statistica si trova. (mi rendo conto che mi troverò le faccine stralunate, chiedo venia, sono nel periodo ectoplasmatico)
  12. E pensa che nelle librerie delle grandi stazioni tedesche puoi trovare libri gialli - a dire il vero ormai si dovrebbero chiamarli genere inspector - ordinati secondo il Paese e la regione. Ad esempio per la Francia ricordo un ispettore in Bretagna e uno in Provenza. Sono d'accordo con te, ma bisogna arrendersi che al momento è il genere più amato almeno tra i lettori occidentali.
  13. Infatti per ogni CE ho nominato i contemporanei; solo per Garzanti ho aggiunto i classici perché i due mi sembrano immensi. Toglili pure, avrò sbagliato a citarli. A Garzanti rimane Magris, l'unico (a quanto ne so, ma su questo potrei sbagliarmi) autore italiano candidato al premio Nobel.
  14. Eh, eh! È vero, chi non scrive gialli e thriller soffre di gelosia nei confronti dei colleghi Ho sentito un famosissimo scrittore scandinavo lagnarsi di una biblioteca a Malmö dove le uniche sale frequentate sarebbero quelle dedicate ai gialli; secondo lui si dovrebbe ordinare la narrativa per autore in modo che almeno a qualcuno capiti in mano un libro diverso. Comunque bisogna mettersela via, Carofiglio è considerato uno dei maggiori scrittori italiani ed è uno di quelli che vende di più (passato da Sellerio a Einaudi, mi pare). Credo che al di là del genere, spetti allo scrittore essere articolato nella costruzione della storia, dare sostanza narrativa e creare personaggi forti per andare oltre la linea di prodotto di consumo ed entrare nel campo della letteratura. ps. non scrivo gialli
  15. Certo che con alcune ci vanno giù pesante. Cinque a Einaudi che insomma, hanno dei contemporanei di tutto rispetto dalla Mazzucco a Scarpa ai Wu Ming e tremila altri ottimi autori; Quattro a Mondadori che comunque pubblica Saviano, Pennacchi e Tapparelli. Quattro alla Garzanti che ha Magris tra i contemporanei, Pasolini e Gadda tra i classici. E poi mi è sembrato esagerato il giudizio su Adelphi: se pubblicano tutto Borges credo sia giusta che includano anche le opere minori. Senza essere un'esperta del settore e senza conoscere i cataloghi a memoria mi dà l'impressione che abbiano voluto strapazzare le vecchie case editrici.
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