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Elisah15

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  1. Elisah15

    [Editor] Ambra Rondinelli

    Grazie @Ambra_Rondinelli. Avevo letto tutta la discussione ma evidentemente mi era scappato che finora avevi lavorato con le agenzie. Mi è chiaro che non sei un’agente letterario, la mia domanda era se un autore che si è rivolto a te per migliorare il suo testo è poi riuscito a trovare collocazione. Ma la tua risposta è chiarissima, grazie ancora.
  2. Elisah15

    [Editor] Ambra Rondinelli

    Ciao @Ambra_Rondinelli, grazie per la tua disponibilità e complimenti per il tuo modo di esprimerti e per la tua conoscenza della letteratura. Ho una domanda, spero non troppo impertinente: hai già accompagnato qualche autore verso la pubblicazione del testo sul quale sei intervenuta? Grazie!
  3. Elisah15

    Licenziosità

    @Luigi Amendola Che dire? Grazie, bellissime parole
  4. Elisah15

    Licenziosità

    commento Con un ultimo colpo, il remo fece gorgogliare l’acqua e fermò la barca davanti alla passerella. Aiutati da valletti inguantati, gli ospiti raggrumarono gonne e mantelli sopra le ginocchia e con mormorii deliziati entrarono nel palazzo, tra i riverberi delle fiaccole e dei candelabri sugli specchi. Una figura con un lungo becco riceveva inchini e saluti da chi forse riconosceva quel corpo energico anche sotto la veste nera. Il Becco avanzava tra strusci e bicchieri, labbra rosse, mani con anelli che scivolavano sotto le cappe o sopra bolerini slacciati. Si muoveva con agio, tra curve femminili ricoperte solo di polveri d’oro, contorsionisti e sputa fuoco e si lasciò trascinare, con indulgenza da signore, in un minuetto convulso. Ad un tavolo, un Cilindro affondava le dita nella panna per disegnare un bersaglio sulle poppe della sua vicina, turgide come le gobbe di un cammello. Lei, vestita di una tuta nera aderente e con uno chignon biondo sulla testa, sghignazzava alzando le mani in segno di resa. Una figura con barba e berretto rosso scuro si alzò, brindò al Cilindro e si inchinò alla Ladra in tutina, che, festosa, con le dita indicava i cerchi di crema, come guinzagli che le possedevano i seni. Il Becco osservò il corpo stretto e imperioso del berretto rosso e andò verso di lui. “Messer Marco Polo?”, chiese compito. L’altro fece cenno di sì con la testa. Il Becco gli porse la mano, Marco gli concesse la sua. Due ballerini in tutù li condussero in una sala dove servitori dai pomelli rosa spettegolavano come esperte comari. Uno dei ballerini slacciò il mantello a Marco e il suo fisico snello e tonico eccitò gli occhi del Becco; fece scivolare una mano concupiscente dalla spalla su una natica, e la pizzicò forte. Il mercante veneziano, senza nemmeno muovere i piedi, gli torse le braccia e lo fece cadere in ginocchio; il Becco urlò perdono con voce rotta dal piacere. Marco lasciò la presa. Il Becco gli ghermì un ginocchio, Marco gli pestò una mano. Poi, con uno svolazzo del mantello uscì, prese uno champagne dal vassoio di una cameriera in perizoma e quando si voltò, vide il Becco, rialzato in piedi, con il calice sollevato verso di lui. Era alto e ben fatto, il Becco. Aveva un buon odore da maschio e qui, lo si capiva, era padrone. Marco scese al piano terra e prese posto nel trenino, tra la Ladra e il Cilindro, dame e damine, faraoni e marajà, culi nudi e velati che dondolavano con frenesia da ultimo giorno. Il Becco lo seguì, lo cercò, lo trovò. Si infilò tra lui e il Cilindro e gli morse le spalle. Marco inarcò la schiena, il Becco sentì il suo brivido, lasciò che la mano scivolasse di nuovo sotto i fianchi ma fu fermata da una gomitata violenta. Marco uscì dal trenino, uscì dal palazzo, e camminò veloce, senza badare agli ubriachi per strada, che tra cocci di vetro, macchie di vomito e pozze di urine celebravano l’ultima sera. Sotto un lampione, la mano ormai conosciuta lo afferrò di nuovo, lo spinse contro il muro e gli frugò tra le gambe. Marco non reagì, aspettò. Il Becco si fermò sospetto e smise di boccheggiare. Brancicò sotto la camicia di Marco fino a tastare un piccolo e rigido seno. “Una tetta? Una schifosissima tetta?” Strepitò il Becco con timbro rauco da dietro il suo imbuto e gli strappò barba e maschera, facendo rimbalzare l’elastico sulla faccia. Un viso orientale lo fissava. Un bellissimo viso di donna che spalancò la bocca in una risata insolente; poi, con una mossa di karate lo stese a terra. Prima di andarsene, gli tolse il lugubre becco e lo guardò sotto di lei, con la testa girata verso il selciato. Delicata, con due dita gli prese il mento, disse qualcosa in mandarino e scomparve in fondo a una calle.
  5. Elisah15

    Il prigioniero - Versione 2

    Ciao, non ho letto la prima versione e mi attengo a questa. Da giovane ero appassionata del ciclo di Artù e mi ha fatto piacere trovare qua un passaggio. Prima di passare ai dettagli: - mi piace la scelta del soggetto, senza tempo - è scritto molto bene, non so quanto fosse denso di mistero la prima versione ma qui l'atmosfera è forte, da sentirla intorno - notazione assolutamente personale, che nulla toglie al testo: qualche volta le frasi sono troppo ricercate e soffocano la storia. "gonfi allo spasimo" è un po' troppo sfruttato, avrei lasciato i bicipiti modellati dalla luce radente Immagino che la frase che segue, che comincia con "I capelli lunghi" si riferisca sempre ad Artù, l'avrei lasciata sulla stessa riga. non so quanto comodi si stia su delle pietre fredde. Forse cercava di trovare una posizione meno tormentosa? Qui ad esempio, trovo l'avverbio "a lungo" eccessivo. La frase di per sé ha già elementi che specificano l'ambiente: l'ombra, le pietre. "Rimase in silenzio" secondo me è sufficiente. Belli i pezzi su Ginevra e Morgana, evocano proprio lo spirito dei lai francesi medievali. Questa frase mi sembra anche un po' eccessiva. Può il mondo giacere? Forse basta uno dei due attributi, per non affaticare il testo. Come fanno le radici a disseccare alla luce del sole? Siccità, è diventato tutto brullo? La luce del sole di questa frase contrasta molto con il buio pervasivo della cella. Ma non è una luce di gioia. Forse su questo punto buio/luce, devastazione del re/del suo regno aggiungerei una o due parole in più. Allora Artù è felice di stare in cella? Scusa, qui mi confondo un po'. A rileggerti!
  6. Elisah15

    Gli occhi della regina

    Ciao Void, grazie dell’intervento. Non mi sento affatto offesa delle tue parole! Anzi! 😊 Non si tratta di un racconto ma di una piccola allegoria, purtroppo temo solo per persone che conoscono il soggetto. Evidentemente, il tema di cui io mi occupo da sempre, è per il pubblico del tutto sconosciuto. Scusami se non scrivo ancora di che cosa si tratta; per la mia statistica voglio vedere se per caso nelle prossime settimane qualcuno lo capirà. 😉
  7. Elisah15

    Gli occhi della regina

    Grazie molte @libero_s, anche per la segnalazione del refuso. A presto
  8. Elisah15

    Gli occhi della regina

    Commento Come una scintilla bianca, il corpo guizzò nell’acqua, inseguito dall’uomo che a lunghe bracciate con la punta delle dita le sfiorava i piedi. Lei raggiunse il lido, si distese su di un fianco, vicino un canneto, e lo guardò emergere e venire verso di lei, grande e avido della sua pelle, riflessa nelle gocce che gli colavano sulla barba e sui capelli selvaggi e cadevano sulla sabbia come frammenti di vetro. Lui si mise in ginocchio e le baciò i capezzoli, con riverenza. Lei si divincolò e con un grido di gioia si tuffò in acqua e nuotò felice tra canali e barene fino a quando, in fondo alla laguna, il primo bagliore annunciò il giorno e il ritorno ai suoi doveri. La giovinetta attraversò la piazza senza che nessuno la notasse, come fosse invisibile. Indossò l’abito cremisi, la collana di perle, il mantello d’oro e lo zibellino; si aggiustò il diadema sui capelli biondi e tornò in cima alla facciata del palazzo dove da secoli prendeva posto. Bardata di spada e bilancia e ritta, come doveva, abbassò gli occhi sulla piazza. I suoi occhi erano grandi, erano quelli di una regina e vedevano lontano. Dal suo trono altissimo, videro un gentiluomo incassare denari in cambio di un segreto diplomatico e una mendicante con due bambini cenciosi chiedere aiuto. Un giovane accusato di illecito amore femmineo veniva trascinato al remo di una galera; poco lontano passava un altro giovane, nobile, che la sera prima aveva abusato, con violenza e insieme a molti amici, di una cortigiana che l’aveva rifiutato; un fabbro infamava un collega che per la vergogna meditava di morire. C’era una donna che denunciava il cognato all’Inquisizione per aver mangiato carne di venerdì e un baro, alle colonne, che stava rovinando un ragazzo dalla faccia rossa di paura; vide ancora una bambina ammalata di tifo, uno sciancato appoggiarsi su di un muro, uno sbirro picchiare un bambino, un ladro rubare il borsello di un marinaio, un esattore pretendere una regalia, un funzionario mettersi in tasca i fondi per l’ospizio. Grandi sono gli occhi della Regina, e lei non li può chiudere. Quel suo popolo crudele l’ha voluta vigile mentre sotto di lei si briga e si brama, ognuno per conto proprio. Il suo sguardo freddo si allungò ancora su quel fornaio che metteva un pane in più nella borsa della vedova, su quella confraternita che destinava un’offerta generosa per le doti, su quel ragazzo che si era messo l’invalido in spalla e attraversava il ponte, su quel nobiluomo che mandava il figlio violento a combattere contro gli ottomani; nemmeno la madre, pur piangendo, si opponeva. Gli occhi della regina videro il giudice far cadere la falsa accusa di eresia e quell’altro prendere nota della denuncia della cortigiana e impostare la causa. Uno sbirro smascherava il baro, un passante faceva lo sgambetto al ladro che stramazzava a terra. Qualcuno affondava, qualcun altro respirava. La regina sollevò il petto e di soppiatto piegò un occhio verso l’orizzonte. Aspettava con impazienza la notte e l’incontro con il suo amante, sotto la luna.
  9. Elisah15

    Non è colpa mia

    Ciao Void, ho trovato l’argomento molto attuale, visto la paranoia montante sulla paura di essere aggrediti, sulla questione sull’autodifesa, sull’idea di girare armati, anche se non necessariamente di una pistola. Mi sembra che nel racconto emergano le paure, le contraddizioni e l’esasperazione cui molte persone possono arrivare. Lui è un militare? Ecco, qua forse mi sarebbe piaciuta qualche parola in più. È un veterano? Ha già fatto esperienze di guerra? È rimasto traumatizzato? Avrei messo una virgola al posto del per. Oppure: avrebbero potuto derubarmi, aggredirmi. Se il coltello è ancora in tasca, come fanno i ragazzi a esserne intimoriti? L' espressione "sottomettermi" mi pare un po' forte e con un'accezione diversa; forse "piegarmi", "darmi una lezione"? Questo passaggio, bello perché è il momento in cui da legittima difesa sta diventando aggressione, meritava qualche parola in più. Anche qua, davvero una o due parole in più. Tipo: ora era diverso, non ero in guerra, ero nella mia città ecc ecc. Secondo me dovresti anche rivedere le virgole. Comunque un bel racconto, mi è piaciuto. Io amo i racconti psicologici e questo, con qualche piccola aggiustata qua e là rientra proprio nella categoria dei miei preferiti. A rileggerti
  10. Elisah15

    Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    Gentile @Chiara D'Ippolito vorrei approfittare anch'io della sua disponibilità. non sarebbe possibile, nel vostro sito, dedicare qualche riga ai suggerimenti per i segnalati? Non sempre chi scrive è immerso in un contesto sociale che favorisce i rapporti con il mondo editoriale. Ad esempio, ci sono agenzie / CE che volentieri ricevono i testi segnalati? Se i finalisti riescono ad entrare in contatto direttamente con le case editrici grazie al vostro prezioso lavoro di mediazione, ai segnalati farebbe piacere trovare almeno qualche consiglio pratico su come muoversi. Ricevere una segnalazione dal Calvino è importante ma può facilmente trasformarsi in un'occasione sprecata. Grazie mille!
  11. Elisah15

    Lorem Ipsum

    Ciao, volevo sapere a quanti di voi è arrivato l'invito a contribuire con dei racconti/poesie e altro alla nuova rivista sasso/carta? E quanti di voi pensano di inviare del materiale?
  12. Elisah15

    Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    Complimenti @Giona! Per il premio !e per la tua disponibilità.
  13. Elisah15

    Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    Per me naturalmente ha senso permettere che ci siano delle forme di letteratura che forse non attraggono le masse ma che raccolgono consensi da minoranze. Se tutto si orienta verso un gusto generalista, se rinunciamo alle differenziazioni - nella moda, nel cibo, nella musica, nell'intrattenimento e quindi anche nella letteratura - non si diventa tutti più poveri? Proprio nel cibo oggi c'è una straordinaria varietà di piatti e di gusti grazie ai vegetariani, ai vegani, ai crudisti che hanno fatto crescere la creatività in cucina. Trent'anni fa quando non mangiavi carne ti prendevano per matto. Ti chiedevano se il pollo andava bene, come nel film Il mio grosso grasso matrimonio greco E' una mia personale opinione ma credo che con poche eccezioni, specie nella narrativa straniera, in questi anni ci sia un appiattimento dell'offerta editoriale a favore dei grandi numeri. (Dico che è una personale opinione ma frequentando i festival di letteratura l'ho sentito dire da diversi autori.) @theco Non ti avvilire, ci sono passata anch'io per non essere tra i finalisti. A volte è anche un po' una botta di fortuna. Oppure c'è stato qualche problema sintattico che non ti hanno perdonato. Riguarda il testo e prova con il Neri Pozza. E in bocca al lupo.
  14. Elisah15

    Premio Italo Calvino XXXI edizione [scad. 16/10/17]

    @theco da quello che ho capito, parlando con qualche amico scrittore e dalla mia esperienza, il Calvino seleziona testi che comunicano qualcosa di significativo, che hanno, diciamo, un'aspirazione ad essere letteratura. Non fa un'analisi di mercato scegliendo quello che può appagare il pubblico. Scopre voci che probabilmente avrebbero molto da dire, ma tra il premio e il successo di pubblico possono esserci enormi differenze (come mi è stato detto a proposito dei miei libri, buoni per i premi ma non per il mercato). Io davvero non credo che il Calvino viva alle spalle degli esordienti. Piuttosto credo che non si pubblichino abbastanza testi di nicchia, questo sì e che le possibili perle scoperte dal Calvino rimangano sotto la polvere. Ma sono le case editrici a imporre il loro gusto sul pubblico e ad assecondare le mode del momento. Ti faccio solo un esempio: quando nel 2014 Patrick Modiano ha vinto il Nobel per la letteratura, in Italia era già fuori catalogo e hanno dovuto ristamparlo in fretta e furia. Se dai una scorsa in rete ai premi Strega degli anni settanta e ottanta scoprirai che tanti nomi non li hai mai sentiti. Sono scomparsi, fuori catalogo, dimenticati. (Personalmente sono riuscita a trovare alcuni romanzi ancora oggi bellissimi!) E se finiscono nel dimenticatoio i vincitori di premi Strega figuriamoci i segnalati o i finalisti del Calvino. Sic transit gloria mundi...
  15. Elisah15

    Lorem Ipsum

    Penso che il "limbo" valga per quei testi che sono già stati giudicati buoni ma che non hanno ancora trovato collocazione o sui quali JaV non si è voluto ancora impegnare per motivi suoi. Se i testi sono ancora al vaglio, potrebbero anche passare direttamente al Paradiso Però bisogna aspettare il grande Giudizio
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