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Domenico De Ferraro

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  1. Domenico De Ferraro

    OPERETTA CARNEVALESCA

    OPERETTA CARNEVALESCA Personaggi Camillo Carnevali : Studente in medicina con velleità letterarie Rafaniello: Alter ego di Camillo anima sua buona Farfariello : Alter ego di Camillo anima sua cattiva Imma : Fidanzata di Camillo Vincenzone detto Baffone : Allenatore della squadra di calcio B.E.N.E. (Belli Esempi Non Elencabili ) Fred Lo Smilzo : Allenatore della squadra di calcio M.A.L. E. (Malandrini Associati Liberi Evasori) Venditori ambulanti. Il sindaco della città. Vari spiriti : Della pace ,dell’amore e dell’ opera. La scena si svolge in una vecchia modesta casa di via Salaria nei pressi della zona universitaria in Roma. Scena prima in casa di Camillo in mutande mentre è intento a studiare , emergono come sempre in lui le sue due entità inconsce quella buona e quella cattiva . La casa si trova al quarto piano d’un antico palazzo con l’ascensore sempre guasto. Dalla finestra si vede chiaramente la grande cupola di San Pietro , Roma si apre incantata agli occhi di Camillo mentre è seduto alla sua scrivania a trascrivere appunti universitari al computer. Camillo: Che bella giornata ,invece di stare sempre qui a studiare me ne potrei andare in giro a passeggiare per le strade di Roma , andare lungo il Tevere o in centro ad ammirare le vetrine dei bei negozi, entrare nelle vecchie librerie del centro , trovare qualche libro a buon prezzo da comprare . Ma libri come anatomia patologica del cuore e dei grossi vasi , confesso mi fanno venir oramai il volta stomaco , come è doloroso conoscere le tante malattie cardiovascolari. La morte non ha mai nulla da dire di buono se mai ti solleva dagli affanni di questa vita, prendendoti tra le sue braccia molte volte all’improvviso. M’abbandonerei più volentieri a scrivere qualche bella canzone, cosa che mi rallegrerebbe assai lo spirito e non mi renderebbe più triste , depresso come lo studiare medicina. Ho ancora tanti esami da fare ,chi sa quando riuscirò a laurearmi. Ahimè perdo troppo tempo con gli amici con l’uscire insieme alla mia ragazza, ma soprattutto confondo troppo spesso la fantasia con la scienza medica. L’altro giorno ,all’istituto universitario d’anatomia, ho assistito ad alcune autopsie su alcuni pazienti deceduti durante dei interventi chirurgici. Sono rimasto così scosso e nauseato ,da correre fuori l’istituto a gambe levate verso una chiesa a pregare per l’anima di quei poveretti defunti. Prima d’aver vomitato anche l’anima dentro dei giardinetti pubblici. Un cosa sconvolgente la notte successiva ,non ho chiuso occhio ripensando a quei tragici eventi ed ancora oggi mi sento triste e turbato nel ripensare tali esami anatomici. Prima apparizione di Farfariello anima sua cattiva mentre studia. L’immagine di Farfariello non si vede, s’ode solo la sua voce. Farfariello: Hai perso la testa, ti sei scimunito tra quei libri di medicina e poesia , butta via ogni cosa nel cestino o dalla finestra e vatti a fare una bella passeggiata insieme alla tua ragazza. Camillo cosciente del suo alter ego : Se fosse per tè finirei male assai, non mi dai mai buoni consigli continui a tentarmi e rendere un inferno questa misera vita mia Farfariello: Perché scusa, vorresti farmi credere , io sono nell’ingiusto, ma secondo te perché dovrei imparare pure io appresso a te tutte queste malattia , le quali mi fanno diventare tanto ipocondriaco ? Io ho voglia di spassarmela , sedermi fuori un bel bar non sò su lungomare verso Ostia lido ,godermi così lo spettacolo naturale del cielo e del mare. Fare niente dalla mattina , fino a sera , pensare solo a guadagnarmi qualche soldo ,per poter soddisfare quei piccoli desideri culinari e culturali ,come mangiare pizza , gelati , gustosi panino con hamburger e patatine, visitare qualche bella mostra , assistere a qualche conferenze , dove c’è tanta gente ,sentirmi vivo e ancor giovane prima di diventar vecchio e inutile appresso a te. Camillo : Abbassa la voce non gridare sé ti senti Rafaniello ti fa correre a gambe levate. Rafaniello : Ho sentito , ho sentito . Chi ha orecchie per intendere , intende cosa credevate, io fossi sordo . Da te Camillo non me l’aspettavo proprio adesso lo incoraggi pure quel truffatore , l’ascolti e lo sostieni , ma te lo vuoi mettere nella capoccia , lui è la tua rovina , quello è capace di condurti all’inferno , rendere disgraziata tutta la tua vita. (Rivolgendosi a Farfariello) Brutto demonio torna da dove sei venuto e non farti vedere mai più qui da queste parti. Farfariello: Mi scacci , or dunque facciamo i conti dopo con te . Rafaniello io ti rispetto t’accontento però per cortesia non mi chiamare più in quel modo . Se no io m’offendo e dopo son castighi . Rafaniello: Và bene senza rancore . Adesso il signore sé ci vuole lasciare soli, devo parlare a quattro occhi con Camillo PAUSA Se ne andato? Sia ringraziato il cielo. Rafaniello dialogando con Camillo lo spinge a dover scegliere da che parte stare . Camillo non si decide e lui l’invita a scommettere su una squadra consigliata da lui capitanata da Vicenzone se tale squadra vincerà dovrà ascoltare la sua voce per sempre. Camillo : Non lo sopporti proprio a Farfariello,ma cosa ti ha fatto di male? Rafaniello: E una lunga storia lasciamo stare, ascoltami ho una proposta da farti ,che riguarda anche Farfariello. Camillo: Sentiamo. Rafaniello: Perché non organizziamo una bella partita di pallone allenata dal mio amico Vincenzone detto Baffone . La squadra sua i B.E.N.E. vanno molto forte ,operano ovviamente unicamente per il loro tornaconto ,raccolgono fondi per disabili e orfanelli aiutano gli anziani a fare la spesa , li accompagnano pure alla posta , gli fanno da guardia del corpo onde evitare incresciosi furti della sospirata pensione. La quale troppe volte le viene rubata nell’uscire dall’ufficio postale con fulminea maestria da ladri d’indubbia estrazione sociale . Vincenzone è uno che sé fatto da solo, viene dalle fogne, ha creato un’azienda dal nulla , dando lavoro a migliaia di persone . La sua squadra è eccezionale , dei veri campioni vedrai te li farò conoscere uno ad uno. Camillo: l’idea sembra buona ,dobbiamo vedere cosa ne pensa Farfariello ? Provo a chiamarlo. Ho qui il numero sul mio telefonino. Camillo digita il numero di Farfariello. Incomincia a parlargli dell’idea. Farfariello: L’idea mi piace, accetto la sfida , ho la squadra adatta da far scendere in campo contro la vostra, la mia squadra è allenata dal mio amico Fred lo Smilzo i M.A.L.E. nati per vincere questo torneo a tutti costi senza nessuna restrizione . Quando vogliamo dare inizio alla gara? Fissiamo una data per la prima partita. Camillo : Calma ti farò sapere io quando sarà tutto pronto. Tu parlane al tuo amico Fred e stai pronto a scendere in campo. Farfariello : Và bene però non facciamo passare parecchio tempo. Scena seconda . Campo sportivo comunale . Incontro di calcio con premio che sarà donato se vincono i B.E.N.E. a coloro , hanno perso il posto di lavoro. Se vinta dai M.A.L .E. agli orfani degli onesti ladri cittadini. Grande folla sui spalti ,composta da tutta la criminalità della metropoli, seduta in una parte di curva , dall’altra parte della curva da tutte le forze dell’ordine della città . Primo Ambulante: Prego da questa parte ,compratevi un piccolo ricordo per questo evento eccezionale. Un giovanotto s’avvicina al banchetto. Quanto costa quella bomba a mano ? Primo Ambulante: dieci euro ,tirando il filo fa un botto musicale ed escono fuori coriandoli, filanti d’ ogni colore formando nell’aria colombe in volo , pagliacci e soubrette che ballano il can, can. Ma siamo sicuri che funziona ? Certo non tutto è dato per scontato Allora mi fa uno sconto ? Gira a largo questi , fanno il botto Ma io lo voglio, senza francobollo Allora non mi sono spiegato, qui si fa sul serio Sono d’accordo con lei mai indietreggiare Già deciditi cosa vuoi fare ? Io ne prendo tre. Non mi dire che li spari qui Perché è un reato ? La vittoria è una chimera , ragazzo ma sta sicuro qualcuno vincerà. Noi siamo quelli della curva b, va bene me ne dia tre con lo sconto senza botto. Secondo ambulante. Prego signori , avvicinati abbiamo di tutto Pistole, lancia razzi d’ogni genere , bombolette a tromba musicali con l’ inno della vostra squadra del cuore .Missili, radiocomandati che vanno diritte al cuore e altre stupende cose a prezzi modici e popolari . Siamo sicuri che funzionano ? Certo che funzionano, non perdete tempo Ma chi s’accatta chelle cianfrusaglie Non sono cianfrusaglie , vengono dall’oriente Allora sono cinesi ? Roba tailandese Chesta è roba di forcella Guagliò vatti a fare una camminata, fammi lavorare Vendita dei biglietti da parte dei bagarini a prezzi bassi . Bagarini: Biglietti per entrare a vedere lo spettacolo dell’anno Avanti sono gli ultimi ,affrettatevi a comprarli ,vedrete giocare Il bene contro il male , questo mitico conflitto ,giocato con rispetto e disonestà , una partita memorabile. Non perdete questa occasioni prego da questa parte. Un biglietto per il paradiso Questi sono gli ultimi biglietti o li comprate adesso o andate all’inferno Ne compro due, uno per me e un altro per mia suocere Prego signori , vengano da questa parte Sono contento di vedere la partita Non se ne pentirà Sono stato già una volta all’inferno Come si sta’? Uno schifo , ti pungono ad ognora con quei forconi roventi Ah pensare che laggiù ci stanno i miei suoceri Non vi preoccupate ogni tanto li fanno uscire a prendere un po’ d’aria Questo mi conforta assai E certamente stanno meglio di noi Voi dite ? Certamente Indifferentemente Di sicuro vincerà il bene Chi lo sa e se vincesse il male Ma a noi che c’è ne importa Beh io vendo i biglietti di contrabbando Allora sta dalla parete del male Si però il mio cuore batte per il bene Che bravo bagarino che siete Grazie Una folla enorme si fa avanti allo stadio . Vincenzone Insieme al vice allenatore s’appresta ad entrare nello stadio. lo segue Fred lo freddo in lontananza. Vincenzone: Quanta gente , faremo affari d’oro Guarda quanta gente. Mai visto nulla di simile. (Canticchiando ) Sarà un grande successone , sotto al sole ,sotto la pioggia qui si si gioca contro il bene ed il male ,quanta è bella la libertà. Mi hanno detto che vengono da tutto il mondo ad assistere questa partita dalla Russia ,dall’Africa ,addirittura dall’America. Non possiamo perdere ,ne vale del nostro onore di ladri. Inginocchiati e baciami queste mani. (Il vice allenatore s’inginocchia a baciargli le mani) Questo è il momento buono per far vedere a tutti il mondo quando noi valiamo . Una rivincita per quanti sono nati ricchi in mezzo ai tanti poveri, cresciuti nel lusso e benessere senza pagare alcuna tassa , questa vittoria ne vale del nostro buon nome. Ha valore per tutti coloro che hanno sempre operato per il prossimo e per la guerra nel mondo a fini personali . Le nostre buone azione , verranno ricompensate . L’ aiuto dato alle povere vecchiette a passare la strada ,per poi lasciarle al centro e ritornare indietro ad assistere allo spettacolare incidente , quanta cattiveria scorre nelle nostre vene . Operando con ingiustizia ci siamo fatti un conto in banca a nove cifre, il super attico , abbiamo fatto crescere l’azienda familiare come un fungo velenoso , ci siamo fatti l’amante gli schiavi e il nightclub . Il partito personale. Per il bene del popolo mangiamo cinque volte al giorno , dormiamo in materassi imbottiti di banconote da cinquanta euro. Usciamo a far la spesa circondati da bodyguard . Senza pagare nulla per il bene del nostro prossimo, morto di fame. Ci chiamano Industriali ,Politici, Artisti, dottori amici della pace . Le vacanze le passiamo con le nostre belle e sensuali moglie alle spese dei contribuenti, le quali viaggiano tutto l’anno intorno al mondo, in inverno sono a Cortina d’Ampezzo in estate in California o in qualche bella villa di nostra proprietà a picco sul mare sulla costa azzurra. Tutto ciò è sempre una goccia nel mare dell’egoismo , per questo nostro sacrificarci al lusso e alla dolce vita per far gioire e far continuare a sognare le moltitudini d’uomini e donne che sgobbano dalla mattina fino a sera tardi nelle nostre anguste industrie o negli uffici pubblici e privati diretti da noi. Siete una potenza commendatore Chiamami augusto Si cesare Anzi chiamami pontefice Si monsignore Pero non ridere Non piango Ti ho visto ridere Era una lacrima Vatti a cambiare tra poco inizia la partita Si signore Chiamami …… Farò come dice lei Bravo Vincenzone entra nello stadio seguito dal suo vice allenatore . Fred lo smilzo si ferma in riflessione Fred : Sé Vincenzone vince non perdiamo solo una partita ma anche la nostra dignità di ladri di seconda categoria Siam quelli più tartassati ,incarcerati a causa d’altri , viviamo in case fatiscenti. Strette e senza un po’ di sole. E quella volta in cui non paghiamo l’affitto ci vengono a pignorare la casa con tutti i mobili dentro. Alle ingiustizie ci siamo rassegnati , il misero mensile , gli stenti e le privazioni il non potersi neppure permettere di comprarsi un paio di scarpe nuove , perché il bilancio familiare non c’è lo permette. Tiriamo a campare. Non possiamo sperare neppure di morire perché sé succede non sai cosa può accadere all’intera famiglia, la quale andrebbe in crisi nel tenere conto della spesa del funerale, il loculo ecc ecc . Le nostre file di sciagurati, aumentano ogni giorno di più , siamo tanti , anonimi martiri operai , disperati con gli stessi problemi di sopravvivenza. Ipnotizzati dai mass media e dalle voce del padrone. Automi pronti ad ogni commando . Corpi di latta , ferraglia buona solo per il ferrovecchio . Devoti ai dirigenti intelligenti , ma questa è la nostra occasione di riscatto per dimostrare una volta e per sempre che anche noi siamo uomini e non caporali. Ladri si ma eroi del vivere quotidiano che lottano , soffrono, amano, , sognano, un giorno di vivere in libertà ed in barba ad ogni legge di questo mondo sempre più buono e disonesto. . Si ritrovano tutti all’interno dello stadio . Camillo siede tra Rafaniello e Farfariello di fianco al sindaco invitato ad assistere al derby dell’anno . Ognuno è seduto nella sua panchina tra questi Vincenzone e Fred . Arbitra la partita il dottor Antonello da Messina Partita la cui sono ammessi ogni colpo basso e scorrettezza L’incontro dopo una serie di violenti scontri e scazzottate finisce in pareggio . Grande folla di tifosi. Camillo: E Meraviglioso vedere tanta partecipazione di pubblico. Una partita storica. Non assistevo ad uno spettacolo del genere da anni. Anche sé molte scorrettezze ,li ho notate , il colpo di tacco in mezzo alle gambe da parte dell’attaccante dei M.A.L. E. al povero difensore dei B.E.N.E. è stato un grave fallo , per nulla punito dall’arbitro il corrotto Antonio da Messina Anche il calcio negli stinchi sempre dei M.A.L .E. all’attaccante dei B.E.N.E. che la fatto ruzzolare lungo tutto il campo insieme alla palla sbaragliando la difesa e segnando clamorosamente Il primo gol aveva qualcosa di poco corretto. Sindaco : Ha ragione ,anch’io ho rivelato diverse irregolarità e causa di ciò per coscienza ,farò avviare dei controlli alla moviola per far luce su gli illeciti falli commessi d’entrambi i giocatori. Partita da discutere a fondo . anche se confesso mi è piaciuto assai il gol di pareggio dei B.E.N.E. Il portiere ha lanciato un magnifico palla in cielo la quale volteggiando nell’aria , ha raggiunto il numero dieci , il quale destatosi dal sonno ha incominciato zig zag improvvisando triple e calci in angolo ha calciato una palla con un destro micidiale in mezzo alle gambe del portine, rendendolo per sempre eunuco , la quale finendo in rete , la squarciava , colpendo al fine uno spettatore distratto che poi si è scoperto essere un noto borseggiatore intento a rubacchiare tra la folla . Palla rimbalzata sulla testa di un pensionato è uscita fuori dallo stadio, rimbalzando sul muso d’un auto in corsa la quale la spingeva violentamene verso il cielo per poi precipitare in terra vicino al Colosseo ha traforato il corso dei fori imperiali facendo zampillare un giacimento di petrolio . Successivamente spinta dal getto del petrolio la palla di nuovo in aria e finita in parlamento colpendo di striscio il presidente del consiglio che stava elencando una serie di legge fiscali a favore delle povere classi borghesi. Il violento impatto gli ha fatto cambiare idea. Pronunciandosi cosi per una serie d’amnistie e grazie tante attese. Una palla eccezionale ,ricorsa da tutte le forze dell’ordine da donne e uomini , da bimbi e vecchi da infermi e infermieri da monaci e chierici . La quale palla malauguratamente nessuno è riuscito a fermare ed ora chi sa adesso quale altre tragiche avventure et gloriose imprese stà continuando a compiere. La palla è tonda come il mondo gira sempre instancabilmente intorno ad una stella. Incontro tra Imma e Camillo. Imma : confessa ad Camillo d’aspettare un bambino Camillo è felice , promette che suo figlio da grande diventerà un famoso giocatore di pallone. Imma : Adesso dovrai decidere , dopo tale evento. Cosa vuoi fare da grande ? il coglione o l’ubriacone, il dottore o il don Giovanni , l’artista o il menefreghista. Scelgo la vita , la via di mezzo Hai deciso per il meglio Non per dirla tutta, ma sono un sapiente Credevo un negromante Mi hai preso per cretino Non per carità qui la mano La fede te la sei ripresa Sono sola Io vivo di ricordi Non piangere Nessuno ha vinto . Non ha prevalso né il bene né il male Continua ad essere l’artefice del tuo destino . Di questo ne sono immensamente felice . Ho fiducia in te nelle tue capacità di studente ,so che è molto difficile andare avanti ,ma non devi scoraggiarti sé a volte qualcosa và storto fa parte del gioco ,esistono problemi di cui tutti prima o poi si trovano a dover affrontare e risolvere. Insieme potremo giungere dove crediamo giusto arrivare. La nostra storia d’amore è una stella che illumina la tetra notte. Ho una cosa importante poi da dirti Camillo. Aspetto un bambino da te , frutto del nostro amore . Ieri ho fatto un test di gravidanza ed è risultato positivo. Sei contento Camillo ? non guardarmi così ,mi fai spaventare. Camillo : Cado dalle nuvole , non ci posso credere , avrò un figlio diventerò padre. E magnifico corriamo a dirlo ai nostri genitori Dovremo ,allora presto sposarci, comprare casa , Dovrò mettermi a studiare seriamente è giungere così quanto prima alla laurea, trovare un lavoro ecc, ecc. Che notizia, sono più morto che vivo , ti voglio bene Imma Ti amo . Anch’io Me lo dici cosi questa è una cosa meravigliosa Certo ci saranno tante tasse da pagare Non disperare i pannolini li pago io Sei il mio eroe. Andremo a vivere vicino ai tuoi che hanno più possibilità d’aiutarci. Fantastico non mi sembra vero. Non m’importa dei problemi delle difficoltà che incontreremo come hai detto tu , insieme possiamo farcela . Tutti è tre in questo mondo di ladri , d’imbroglioni , ruffiani tra vittime e carnefici in mezzo ai cattivi, furbi e fessi , nordisti e sudisti, ultimi e primi . Sé sarà maschio lo chiamerò Antonio come mio padre E dà grande diventerà un grande giocatore di pallone, Sarà una star del calcio. Un numero uno, un Pibe de oro . Lo alleno io ,tutelerò la sua immagine ,il suo fisico da campione . Ne farò ,una leggenda vivente . Sé femmina la chiameremo come tua madre concetta contenta.? Imma : io si tanto……e tu sei felice? Camillo : Con te affianco sempre amore mio. Bacio tra i due cala il tendone (Avviso scritto su cartello) Facciamo notare ai signori spettatori che questo atto unico non è ancora concluso . Grazie. Improvvisamente s’ode uno sparo . Rafaniello: Cosa e successo? Spirito dell’opera: Hanno ucciso a Camillo (Chi è stato non si sa forse quelli della male forse la pubblicità). Rafaniello : Farfariello dove è andato ? Spirito dell’ opera: Eccolo, scappa con in braccio Imma Rafaniello: Disgraziato fermati. Chi si ferma è perduto Diavolo d’un personaggio lascia stare la ragazza è incinta Chi di amore patisce d’amore rinasce Questa è veramente la fine. Il pubblico alla parola fine si alza in piedi ed applaude . Uno per volta passano sul palco attori e spettatori, ladri e imbroglioni, maschere, registi , tutti si recano pensosi ed afflitti a rendere l’ultimo saluto alla povera salma esposta al pubblico pagante e non , dello sfortunato Camillo Carnevali morto tragicamente ed inspiegabilmente per uno scherzo d’amore
  2. Domenico De Ferraro

    CANTO FUNEBRE DI CARNEVALE

    CANTO FUNEBRE DI CARNEVALE Il carrozzone del carnevale va lungo strade, quasi deserte , rincorso da bande di monelli nel sole del mattino , con la gioia nel cuore , inseguito da una folla disordinata , mascherata tutti diretti verso la grande montagna di fuoco , la quale potrebbe esplodere da un momento all’altro. Le note nel vento, mi riportano a quando ero bambino, piccirillo con lo mucco ò naso, con gli schazzere dentro l’uocchio , scherzi, schizzi e spruzzi, miezza a via impazza la follia . Lasso in questa storia passo , penso all’amore passato , pian , pian allontanatosi da me, cresciuto solitario come una pianta di limone nel giardino del re del carnevale . Sulle note di un canto funebre , viaggio nell’ aria limpida, attraverso mille immagini attraverso la ragione , una fede millenaria . Un immagine laica simile ad un aquilone , sfiora il sole , s’impenna nel cielo azzurro , di questo dolce mattino vicino al mare . Mattino di carnevale c’è brighella e pulcinella , si dividono un pezzo di mortadella, in piazza mentre il mondo và avanti , tutto è cosi illogico simile allo sberleffo , l’incerta pernacchia , flebile , s’ode , tetra ed ironica lungo il vicolo. Qualche orrenda maschera dal corpo deforme dalle mani callose , prova ad esprimere il suo dolore, il suo soffrire , la sua sorte. Si muove sopra un piccolo palco cerca i suoi compagni con lo sguardo , fa mosse , poi si riposa , cerca di far ridere della sua triste condizione, sull’essere una maschera di cartapesta. Ed ogni scherzo vale, se non mangi carne di cavallo, se non mangi chiacchiere ed altre stupidaggine, la gioia è simile alla sorte di una vecchia maschera. Simile all’amore che mi ha abbandonato ai margine di una strada, tra due donne d’indubbia fede cattolica. Se fossi una maschera per d’avvero saprei recitare questa vita mia in modo assai migliore , saprei dire questo è quello, parlerei della morte della vita d’ognuno, di quanto bene, sento nel mio animo . Parlerei dell’amore, mentre volo e m’alzo da terra. Poi ci si ritrova fuori al bar mentre Pantalone tira fuori gli occhiali , l’inforca e recita la sua parte , la sua strana storia d’impiegato. Una storia fatta di tante tragedie e di tanti svantaggi , di tanti sogni mai raggiunti. . Buffo non saper d’essere una maschera come tutti gli altri, terribile dramma la morte , la quale si avvicina sempre più e cerca di portarti dentro un fosso, nell’ossesso del sesso, sofferto . Faccio un giro per strade solitarie, vedo donne magnifiche, vedo volare fiche nell’aria cupa del mattino . Mi sento piccolo come una ranocchia sopra un filo d’erba . Mi sento bambino , vorrei abbracciare il cielo ed altre stelle. Vorrei mostrarti il mio corpo , l’altra faccia di giano bifronte. Un raggio di sole illumina la mia triste storia, poi tutti insieme , dentro la metro, andiamo , viaggiamo verso il paese dei balocchi . La metro ci porterà verso un idea felice , aggrappati ad una bugia dalle gambe lunghe . Insieme a pinocchio ed il grillo parlante che la non smette di far moralista mentre lucignolo tira via dalla testa il parrucchino a mastro Geppetto . Tutti ridono , tutti sono allegri i carri sfilano , passano per strade in festa , tra mille amori segreti , baci , carezze, erezioni ed emozioni, passa questa vita ed difficile continuare a non credere nell’amore. Un giungere in fondo al cuore , un stringersi nel freddo della sera, essere un unico corpo , ci ricorda della vita e dell’amore di come si era ,come si è . Siamo in tanti, tutti in maschere , alcuni non hanno più nulla da dire , altri vanno dove gli pare. E la sera regala tenere emozioni , bevendo vino, ubriachi di parole , cantare sotto le stelle . Attraverso il tempo anche noi siamo giunti dove tutto ha fine , dove tutto ha inizio, dove questa storia buffa ci ha resi maschere e spettatori di una tragica commedia. Siamo in tanti in piazza, in tanti senza certezze , senza cappello con un cuore fatto a pezzi ed ecco pulcinella saltimbanco , bere e ridere di se . Pulcinella vedrai la terra si ribellerà al male che ha coltivato. Vedrai il mondo girare intorno ad un idea e sarai il signore dei tuoi sogni , sarai l’amore hai sperato fosse. Tutto scorre, tutto cambia tutto è un ilare gioco , uno sberleffo un falsa mossa, un rincorrersi per strade affollate , invase di marionette con in capo uno strano turbante, turbato dal caso, turbato dall’amore morboso. Solo, coperto da coriandoli , sotto un portico attendo la vita cambi viso , cambi aspetto, cambi abito, poi rido come un matto e sono matto , sono morto per amore e per diletto , recito la mia parte con pulcinella più ubriaco di arlecchino. E colombina la fa vedere a pantalone e gianduia ha un cuore di latte , Brighella una storia da raccontare a tutti i bambini del mondo. Ma quel matto di mangiafuoco si è infuriato ed ha chiamato i carabinieri quelli con i pennacchi a sedare la folla e gli animi . A sedare questa follia del carnevale ed ogni scherzo vale . E come ascoltare tre liriche al mercato dei cavalli ,tirare l’ orecchio al cane, seguire un concetto tutto incentrato sulla pace e la differenza di razza . La mia vita si nasconde dietro una maschera grigia. Racconta chi ero e cosa sono stato, racconta delle mie passioni di quando girai il mondo a piedi . Quando andai in Africa poi a Gerusalemme poi la sorte mi spinse per laidi lidi , perduto in un vicolo di Napoli cercai di capire dove fossi finito, mentre il mio cuore batteva forte, la sorte mi prese tra le sue braccia e mi cullò vicino al mare della mia infanzia . Ho vissuto in un eterno canto ,verso dopo verso , egli si spande nell’aria e volo , volo fino al domani . Ora io muoio nella mia puerile passione , continuo a vivere di sogni , di amori incompresi , di storie assurde fatte a tegamino in giorni belli e brutti che un dì faranno ridere i ben pensanti. Ed in molti diventeranno , strane maschere di se stessi ,grasse e mistiche , interprete di molte vite , ora io cammino pensoso , appreso questo corteo funebre, innocente in questo vivace canto carnevalesco.
  3. Domenico De Ferraro

    IL MIO AMICO GOLEM

    IL MIO AMICO GOLEM La prima volta che vidi un Golem lo intravide attraverso il mio specchio di casa successivamente l’incontrai spesso strada facendo. Lo vedevo alla fermata dell’autobus o mentre compravo il giornale, mentre sognavo sul letto o cercavo di volare via per andare dove si sta tranquilli con se stessi. Il golem era un tipo silenzioso per meta fatto di gomma, per metà di pasta frolla , un buffo personaggio antropomorfico fatto ad immagine di un Dio burlone di un Dio senza pietà, senza peli sulla lingua. Un essere il golem che riassume il male ed il bene, il mistero della vita come noi concepiamo il filosofare in genere. Non si sa se lui è nato da mille alambicchi o sia nato dalla terra insanguinata da mille e mille guerre. Leggende e storie surreali fanno del Golem un atipico personaggio fiabesco , assai buffo con uno strano umorismo e senso della civiltà. Da parte mia io ho sempre cercato di sfuggire alla falsità dei fatti perseguiti che come un tarlo mi rodono dentro , mi conducono a girare per luoghi malfamati a guardare attraverso i vetri dei negozi una donna , uno sciallo, un capello . La vita ha molte facce e molte ipotesi reali , si congiungono nell’inverosimile dell’essere non essere. Tutto può divenire , molte volte una utopia, è un ombrello aperto sotto la pioggia in un giorno qualunque. Gli ideali in cui si crede perseguono vari dilemma di un vivere trascendentale , fatta ad immagine di un mondo inconscio ove l’animo agogna nel credere nell’idea fallace dell’essere chi sa quale libertà . Cosi come una fiamma che illumina una soffitta o una stanza dove ci si rifugia a sognare. Tutto segue una sua logica è l’immagine di noi può divenire un Golem , un pupazzo di stoffa , può divenire pinocchio che balla con mastro Geppetto dentro la pancia della balena , una allegra tarantella. E la citta ai nostri piedi è maestosa, apocalittica ci spinge a volare o credere d’essere migliori. Come quaglie migranti ci dirigiamo al bar a bere un caffè. Credi che possiamo farcela alla fine? Non so dirle Ci vuole molto pazienza Lo ripeto spesso e volentieri . Volete nu poco rosolio ? Mi basta nù bicchiere d’acqua Acqua benedetta Facciamo nù miezzo litro di vino Voi mi siete simpatico Certo bisogna avere nà faccia tosta per fare quello che fate Ma siete certo nun vi piace fare nella buoatta A me mi piace il pomodoro passato Lo sapevo tenete li vizi Veramente , il vizio è una via di mezzo Chesta ammore vi ha fatto girare la capa Signorina fatemi ò piacere levatevi davanti al sole Signore mio bello , siete voi che mi fate ombra Va bene facciamo così , miezzo e miezzo Non ti pigliare collera, ci sta sempre lo secondo tempo Tu mi fa ridere, la buoatta , chiene di succo di pomodoro Certo noi siamo napoletani , ci piace fare nella buoatta Carmelina non piangere Chi piange stò facendo penitenza Miezzo a questa via? Dove credo giusto sia Io mi domando come fai ad essere cosi indisponente Credimi sono nata sfortunata Questo ritornello lo conosco Giochiamo a nascondino ? Non sarebbe meglio bere un limoncello Facciamo fandango cosi dopo mangiamo Le solite polpette al sugo ? E quello che ci passa il convento Certo la psicologia ha cullato a lungo il mio pensiero filosofico ,mi sono addentrato nel mistero della vita come un lungo treno sulle rotaie ho attraversato nazioni , paesi . Ho attraversato mezzo mondo, l’intero universo , nell’infinito mi sono perso , tra un battito di ciglio sono divenuto un angelo, , un uccello, paperino, Pippo. Analizzando l’inconscio ,ho compreso un sacco di cose strane ,dalla mia storia ho visto nascere ogni meraviglia , ogni dubbio ed ogni amore. Tutto ciò mi ha reso un uomo quasi infelice , nostalgico in quello che credo ed amo . Ho rubato il fuoco degli dei un bel giorno , ho rubato il lecca, lecca del bimbo fuori il negozio e sono vivo e rido di me stesso , sono il re dei miei sogni . Mentre salgo le mille scale della creazione sono ad un passo dall’essere un re, solo in uno stormo di pensieri che passano per il cielo . M’abbandono al vento ed oltre vado. Logico lei dice io non lo trovo così semplice. Come fa pensare all’incontrario? Io non penso, rifletto. Lei deduce , mi creda, brucia nel suo essere Oh vile dilemma quale agognata questione morale ora pesa nella mia coscienza Non è un concetto , mi creda è solo l’apparenza del divenire La filosofia della buoatta ? Tutti la desiderano , nessuno lo dice apertamente I pelati sono buoni , sono come i poeti Chi siamo noi per aspirare a tanto Io certo non lo so. Siamo uguali a costoro che gridano evviva il padrone. Rimane il fatto del bisogno d’una lunga riflessione sul credere e sull’ essere ,per giungere ad una comune conclusione. Le mie convinzioni antropologiche valgano ben poco . Mi creda il gatto rimarrà sempre un felino ed il topo sarà sempre il padrone del suo destino. Certo non è sperimentando strane forme verbali si potrà far risorgere quel strano Golem personale. Un Golem è una gola profonda Una statua di sale L’essenza del filosofare Un principio su generis Cosa utile sé messo di guardia fuori la nostra casa . Pensate allo spavento dei malintenzionati nel ritrovarsi faccia a faccia ad un Golem con tre teste. Stamani ho partecipato ad un funerale nel pieno possesso delle mie capacità intellettuali come se fossi stato invitato ad una gran festa, ho dimenticato differenza , culture e lingue . Io ho messo i miei pensieri ad asciugare al sole fuori al balcone di casa. Ed io che continuo ad essere preoccupato di cosa mi sarebbe potuto accadere sé incontravo per caso nel bosco un terribile orco. Sarei fuggito a gambe levate lontano da quell’orrore sarei scappato sulla luna , terrorizzato per rimanere là per mesi in attesa, tutto passi. Anch’io di cose strane ne ho viste tante , al punto da giungere a narrarle per ore ,storie da far drizzare i peli sulla pelle. Io invece me ne guardo bene dal raccontarle per non essere preso per matto. Ho già una condanna al mio carico da pagare. Le mie convinzioni valgono ben poco o si è o non si è. Quando si è nati sotto una cattiva stella bisogna accontentarsi di ciò che si è di ciò che sia ha. Giusto le conclusioni filosofiche sono sempre molteplici , a volte difficili da riassumere . Ma v’assicuro vale sempre la pena capire il perché del creare per essere simili ai nostri antagonisti, cloni o rappresentazioni, similitudini parte del nostro codice genetico e del bisogno d’ auto riprodursi all’infinito per giungere ad un'unica forma di vita predominante su tutte le altre nell’intero universo. Lo so sembra assurdo ,difficile da digerire non c’è spiegazioni, un lume che illumini il cammino per giungere ad una verità fisica , ove la meta attraversa quella strada che ci porterà verso casa con tutte le domande con le poche risposte. E la vita apre le ali ci conduce felici sulla città , sopra il mare , nell’illusione , nel dolce palpitante nel buio dell’incoscienza. Per il resto basterà aspettare l’alba ed il momento buono per poter ritornare a vivere come normali individui in quella strana vita assegnataci dai signori della pace e della guerra. Senza pensare d’essere diversi da chi è più fortunato , da chi intanto si gode il meglio , di chi ha il cuore infranto perché ha una storia racchiusa in sé . Ed il mare splende sotto i raggi della luna mentre mia moglie è intenta a prepararmi la cena , certo non è tutto nella vita , nemmeno l’inverso ma è sempre cosi dolce ritornare a casa per poter continuare a sognare accanto al mio amico Golem.
  4. Domenico De Ferraro

    CANZONE DELL’AMOR CRUDELE

    CANZONE DELL’AMOR CRUDELE L’amore può essere crudele , simile ad un colpo inferto nel costato , come una luce accesa nel buio dell’ incoscienza , si spegne nell’ attimo meno appropriato in quello amore fisico , fatto di lunghe passeggiate , pensando al domani . Lungi per altri intendimenti , mi conduce verso un pensiero felice. E vedo la città dal basso, nel tempo trascorso, perduta nel cerchio dei suoi ricorsi , nel moto di un pendolo obliquo che ritorna indietro nel senso represso in questo sesso universale fiorito in seno. Ora la strada mi sembra reale, gli alberi radi , quelli più brutti seguono una catena di case e di cose senza alcun senso . Esprimono eleganza in mezzo ad una strada sporca ove passano tante macchine velocemente , dirette al lavoro o verso un amore al gusto di limone. La mia vita è un gioco di rime è un immagine divisa , isolata nel canto del mattino in quell’ amore sofferto in quello che credo ed aspiro . Poi parto ,vado a Roma , sono a Bologna in piazza Maggiore , fumo , sotto nuvole grigie in un amore banale , mi regala momenti indicibili nel divino trapasso , nello scorrere delle mie rime malate di nostalgia. Quanto amore ho da regalare ancora , quanti giorni da passare con le tante persone nel traffico cittadino. Son sopra il monte di san Biagio , dentro le tue parole , dentro questo amore infernale m’elevo a vari comprensioni nel senso di conoscere , scisso nel dire nel fare , sono al punto di partenza, dentro il tuo spirito , dentro il tuo corpo nudo , disteso sull’erba bagnata dalla rugiada del mattino. Sono questo ed altro e mi perdo nell’ignoranza delle parole eliotropiche , chimere , eclettiche , bisbetiche , ritornelli allegri nella grammatica di Dio . Sono questo esprimere esplosivo , che conduce il mondo verso un altra comprensione , sono non sono , cresco nel verso , perduto nell’idea di un bene senza cervello. Aspetto mio figlio, fuori la metro torni dall’università , l’aspetto con il fiato sul collo, non capisco o faccio finta di non capire, vorrei volare via, andare, rendermi irreperibile, bussare a tutte le porte , dire la mia, nel canto m’assale l’angoscia , mi trasporta nella voce dell’angelo guida . Nell’amore si scioglie il mio sangue , si sciolgono le mie membra , sono sconfitto , sono vivo in questo amore infernale . Sono tra le fiamme dell’inferno , sono non sono, quello che sono vivo, verseggio in silenzio fermo in un parcheggio abusivo. La comprensione è una rosa sbocciata nel mio silenzio , fra le mie note eremite che mi camminano accanto, nella mia follia e nella falsità della gente. Vivo , faccio finta di vivere , sono come un deserto chiuso dentro di me di amori mai fioriti. Giorni crudeli, giorni di rabbia, aspetto a sera, venga qualcuno a salvarmi , figlio mio , con questo foglio macchiato di scarabocchi tutto qui , questo mio amore, limpido come l’acqua del mare , come i ricordi di un fanciullo , come correre sulla sabbia a piedi nudi , verso il mite promontorio, verso me stesso nell’ossesso dei miei versi scivolanti a riva con le onde dei ricordi in un mare di leggende di amori mai amati e mai venduti al migliore offerente. Tutto ciò, credo sia questo sogno che trascrivo in macchina nell’attesa venga mio figlio e sono ad un passo dal paradiso , sono santo più santo tra tanti santi , sono morto, risorto tante volte calpestato, schiaffeggiato , sputato in faccia dalla massa operaia. Non ha importanza, il viaggio ripagherà il mio soffrire e le rime ballano sul filo delle mie memorie, danzano su una gamba sola , saltano lo steccato, sono accusi cianciose mi si squagliano in corpo . Mi travesto poi sogghigno , riconosco i miei limiti, l’inghippo, il peccato il salto nell’immagine . L’attesa mi fa pensare, mi conduce oltre , nello spirito di un Dio grasso , si trastulla nel bagno con i propri sogni . Trascorro le mie ore , vedo oltre il finestrino della mia macchina la strada percorsa da molti . La strada , mi condurrà , verso quello credo ed oltre andrò, mite guerriero, cercherò il mio amore da salvare. Sarò il signore dei ciclamini , il signore dei sogni dei tanti come me . Sarò sulla luna ad accendere un cero , sarò quello che sarò non ha importanza il mio amore vola in alto ed io l’inseguo nel buio della mia incoscienza , per giungere oltre questo amore perduto .
  5. Domenico De Ferraro

    SAN VALENTINO BLUES

    SAN VALENTINO BLUES L’ amore attraverso l’animo , lo sorregge , lo solleva dal male dei giorni passati , incalzante nel caldo abbraccio tra baci e carezze , speranze intrise nella comune sofferenza. Lo core , fa bum bum, dentro allo pietto , si ammoscia scurnuso , fiorisce nelle difficoltà della vita , si fa creature , diavulillo si fa piccirillo , figlio della lupa , figlio di giorni senza ricordi e senza domani Le preghiere s’elevano nell’immutabilità del tempo che passa e giungono in questo animo afflitto nel fluire nell’idea , conforme all’essere . San Valentino giovani amori , solitari amori nascono di nascosto . Oscuro ed impervio nell’alito di vento si dissolvono le intime passioni per poi giungere in luoghi irraggiungibili su monti e valli, in paesi ,città affollate nel cuore d’ ognuno. Un soffio di calde note , un fluire nella propria intimità ,sussurrando caduche frasi d’amore . Il tempo racchiude in se tanti fatti pubblici e privati da cui emergono esseri che litigano ,si cercano ,s’amano ,s’odiano , cantano ,combattono , lavorano , muoiono . Passano oltre sognando , vanno verso un domani migliore. Amore e morte due facce , due occhi , due anime legate alla morsa della sofferenza , corrono verso un precipizio , aggrappati ad una tenera passione ad una solitudine galoppante , interiore , disperata , si diviene strada facendo ciò che si desidera divenire. Un ricordo , racchiude un tenera storia , un anima migrante, un occhio osserva dal buco della serratura la nostra storia e tutti sono fuori la chiesa in attesa della dolce sposa. In attesa , scendono dal cielo angeli e cherubini , una gioia piccina , grandi anime, grandi passioni , attraverso se stessi nel silenzio , si discute , scettiche idee , scuotono le genti, eccitano gli animi . Felice questo uomo , salta lo steccato, prima d’entrare in paradiso , uno sparo s’ode , lontano dal tempo per uccidere, sorridere intriso nel sangue , scorre in se stessi , fino a giungere a tarda sera. Ed il peccato ed il sangue, hanno macchiato questa terra. Strappato questo fiore , reciso nelle sue radici , pendulo nell’aria popolare , fiorito nella forma di un dialogo in questo andare , oltre ogni dubbio, oltre ogni dire , presa per mano, portato oltre il tempo, trascorso, oltre il male , attanagliante l’animo. In calde alcove o chiusi in macchina ,giovani coppie s’abbracciano davanti a un estatico panorama , la città cangia colore , s’apre a dolci meraviglie. San valentino un ultimo ballo, sboccia , rosa rossa macchiata di sangue innocente goccia dopo goccia scivolata da una profonda ferita , goccia di sangue scorre insieme ai propri sogni, desideri , poesie , epilessie , vecchie canzoni d’amore . Nuovi amori s’affacciano all’orizzonte, timidi , incompresi , presi dal fremito del pensare , dall’atto , precedente l’atto logico. Ed ignaro di ciò , siamo diventati . Le poesie tingono di rosa il mondo , cambiano , ti rendono giovane sempre più . San Valentino sotto la pioggia in lacrime , ed il cielo notturno sorride tra sé illuminato da una falce di luna elladica , incantevole a vedersi , forse nasconde oscuri presagi , altri amori , altri idiozie, l’ inizio di una nuova canzone d’amore.
  6. Domenico De Ferraro

    LA GUERRA DEL FORNAIO

    LA GUERRA DEL FORNAIO DI : DOMENICO DE FERRARO Sono segnato dal male che strugge il mio animo , l’amore mi trascina verso il fondo , verso quello che provo nell’attimo di un sentimento , mite come un canto primaverile . Il quale sboccia dall’inverno ideale, dall’ugola del cantore errante , nella ragione ed altre congiunture di un vivere filosofico che mi condurranno a credere ad essere quello , ho sempre cercato. Ed i fili dei panni stesi al flebile sole di febbraio, si asciugano in fretta nel vento marino , così la morte coglierà ognuno di noi di sorpresa. Ci sono giovani legati a fili interminabili di idee con due , tre testi poetici , teste pensanti che rideranno , capovolte nella logica dei fatti . Una storia fragile , figlia della sorte. Volano alto gli uomini con l’ali , sembrano angeli, figli di una leggenda , di un peccato antico. Tutto il mondo si raccoglie in preghiera , dalle chiese sepolcrali si udirà un lungo lamento . La gente volge il suo passo nella speranza di essere e di ottenere quella libertà agognata. Ed il canto di febbraio porterà l’amore sperato , sentito nell’animo afflitto , porterà con se le sue note bizzarre , i suoi acuti feroci , ci farà provare il gusto di un vita raminga . E come il cammello attraverso la cruna di un ago , anche il lupo ululerà alla luna , ed i beduini giocheranno a carte sotto le palme di cartapesta . Giocheranno tra la sabbia che scorre nel vento . E questo volgere in altri intendimenti , ci condurrà alla fine del viaggio , verso l’incoscienza di essere amici o nemici di un genio fedifrago , falso , senza spina dorsale , così basterà fare un salto nel buio della fantasia per capire ogni cosa detta. Ed il pane è profumato e sa di storia ,sa di amori clandestini , sono questo dire che vado raccogliendo tra mille domande. Lavoro , inforno e faccio il sordo poiché so di essere morto. E bello rivedere le file dei soldati ritornare dalla guerra , ritornare stanchi di raccogliere concetti banali , in brughiere di alabastro , sotto false logiche , in guerre elettriche , epigono di un volgere la mente in una ragione metafisica, fatta ad immagine della ragione sociale , fatta ad immagine di un trascendere per capire il nesso logico di chi apprezza e discute della vita in genere. Come ogni forma e contenuto. La morte non regala nulla di buono ti da un bacio nell’oscurità, ti conduce dove credi sia giusto poi svanisce in altri intendimenti ed altre storie, epigono di fustigati costumi , chimere, chimiche estrapolazioni mentali di tragici eventi . Attaccato ad un ombrello sotto una pioggia, scendono le lacrime di angeli disperati. Ascolto i canti di guerra li ascolto con l’ali piegati nel vento dell’amore regalato o comprato a poco prezzo , lungo statali impervie, in altri lidi, vedremo ritornare l’onda dal mare , sciogliere i nodi del pettine. Mani unirsi congiunti , nella preghiera, nell’ amore cantato , figlio delle cielo , della cicala di altre speranze spezzate , vedute a meta prezzo a dotti e sapienti . Sei buffo vestito da fornaio Sono vicino al tuo cuore Scinne fa ampresse, cosa mi devi dire ? Sono come l’acqua del mare Sono io che ti conduco oltre questo presagio Il mio viaggio sta per giungere al temine L’amore è stato clemente con me Ti sei chiuso in te stesso La storia mi ha condannato Eri un fornaio La morte ora viene a reclamare il dovuto Se saresti stato clemente con i tuoi nemici Una cimice, sa sempre come uccidere il suo antagonista Ora speri nello scorrere degli eventi ,non saltare dalla finestra Giovanni hai visto per caso a Carmela ? Tu stai sempre fore de testa Sarà un difetto Non facciamo come l’ultima volta nel girare la chiave nella toppa ho trovato te. Siamo carne da macello Se fossimo stato degli angeli, ora saremmo in paradiso Spero il presidente , cambierà qualcosa Non è detto , poiché tutto questo non ha senso E la misura delle cose , la forma che riempie il contenuto Le bugie hanno le gambe corte Già pinocchio era amico della balena Sulle acque della conoscenza , naviga una mosca Forse e Gigino ò salumiere Tu fai lo spiritoso, ma queste sono cose serie Non chiamarle cazzate Lai detta grossa Era uno starnuto Scappa , non farti trovare qui Ci vediamo balena In un baleno ed il mondo sarà diverso Verso altri traguardi Nella festa di domenica In giorni allegri Ultimi per strade , sporche di sangue Sulla scia di un vecchio amore Alla fermata dell’autobus Sono qui che canto Fatti sentire, sei il re di re Sono il re della foresta Siamo gli ultimi ed aspettiamo tutto si avveri Sei certo di quello che dici Io non sono nessuno Perduti nella nostra scialba stupidaggine , nella confusione degli atti nei miti sentimenti spezzati , fili interminabili , leganti il nostro dire a rime banali . La guerra , spinge a ricredersi ed i bambini con le donne ed i vecchi, tutti verranno sotto il balcone del re ad ascoltare una nuova predica, sotto i portici , tra tanti dubbi, nel buio dell’anima, nell’amore venale, nella sorte grigia figlia della maleducazione. Ci sarà sempre un re a ragionare a far decapitare una popolazione affamata , ci sarà sempre un cammello , dei beduini , un Buddha sopra il comodino. E sarò felice di rivedere il mio amore a stelle e striscia fare la spola tra le sponde dell’averno , uscire e ridere di se stessi nella sorte avversa sarò il piccione poi l’aquila simbolo dell’impero romano . Saro li davanti a tutti a discutere, di cosa significa, questa mia poesia banale. E metterò le ciabatte colorate , sarò il signor fornaio di ogni storia e di ogni morire lento per altre rime sarò come il pane regalato a molti . Sarò il signor nessuno che attraversa questa storia a ritroso nel tempo sognato, affermato nell’attimo di un amore banale che sorge dalle acque , sale, verso il cielo libero di essere. Ed il canto delle lavandaie si udirà per laidi luoghi e ritorneranno i soldati dalla guerre e da molte battaglie feriti, sporchi ritorneranno quando tutto questo finirà . Sei consapevole di ciò che dici ? Prima mi faccio uno spinello Fumi come un turco Sono grato alla mia ignoranza Se lo fossi stato per davvero ora staresti a marcire in galera Guardate chi ha parlato Perché avresti da ridire ? Per carità sono d’accordo con te Allora torna a lavorare Se no lo farei ? Diventerai carne da macello Piovano bombe E una nuvola passeggera Sopra queste trincee Siamo al confine del mondo Ho girato per l’oasi Cercavi acqua ? Cercavo il cammello del colonnello Dai mi fai ridere Abbassa la testa, stai attento possono colpirti Alfredo tiene sempre la stessa cape Peppino qui o moriremo o vinceremo Paghiamo le nostre colpe E chi lo dice al resto della popolazione Mi devi credere mi sono sfastriato Mi sembri una sfogliatella Tu scherza mo’ faccio domanda di rientrare a casa Il colonnello è un duro Me lo metto in mezzo al panino Sei sempre lo stesso Il sesso è fonte di miseria Si ma anche di successo La mela del peccato e sempre rossa Mo’ mi fai venire una mossa Scacco matto Alfredo sei uno stronzo Chi la dura la vince Il mio esprimere è una confusione di parole , senza senso che crescono con le mie zingare rime , vanno girando per strade asfaltate, saltano steccati metafisici mi fanno gustare la brevità della vita e forse in questa confusione fittizia , figlia dell’intelligenza artificiale fanno si che io comprenda l’errore insito nel mio strampalato discorso. Raggruppo le mie deficienze per giungere ad una seria conclusione. Anche se questo morire per rime, presume una storia congeniale , fatta ad immagine di una logica partitica io rimango dell’idea che il nostro elaborare ed il nostro trascendere ci condurrà a presumere la fine assegnata . E l’amore credetemi è una sedia a rotelle . Questo comporre è una antica morte , un credere che fa ridere e poi danzare tra le memorie di un amore bizzarro ,troppo singolare . Ci rimane poco tempo per capire , poiché siamo tutti là in piazza a reclamare questa libertà di pensiero . Un sasso tirato contro la storia . Una palla caduta dal cielo , come se fosse una bomba nucleare ,pronta ad uccidere per sconfiggere il male della storia. La fame, la disperazione , provata ,un danzare contro la logica dei fatti , un trascendere in idee eremite, momenti singolari prive di ogni nesso logico . Si solo nella purezza del divenire , si giunge nell’errore commesso ed ora chiedo permesso poiché la vita lo vissuta da semplice fornaio , da chi si è sempre svegliato all’alba e và a lavoro pensando possa divenire un grande cuoco . Ho imparato l’arte culinaria , una benedizione un inizio gustoso di una nuova storia. Sono cresciuto tra i vicoli , sognando panini farciti , sognando grandi mortadelle , dilemmi di un filosofare che infiammano l’animo. La mia vita è una bistecca ai ferri ben cotta, pronta ad essere assaggiata da una comitiva di turisti giapponesi . Là tra quei vicoli neri puzzolenti , lunghi e scuri si consuma la mia esistenza di fornaio . Ed ero convinto di poter cambiare le carte in tavolo . Cosi fui assunto dal miglior panettiere della città e facevo pane e panini, rosette e sfilatini profumati . Lavoravo tutta la notte , contando le stelle, sperando di finire in un attimo con l’acqua alla gola , con l’amore che mi teneva legato le mani, infornavo il pane della libertà . E la fornace era nera una bocca spaventosa ove veniva cotto ogni cosa . Perfino l’agnello del padrone . Quando provai a chiedere un aumento il capo mi disse di stare sulle righe , che c’era la guerra e non poteva dare aumenti. Ed io l’ascoltai come se fosse una canto d’ amore . Prendevo il tram delle sette nel mattino dei miei sogni , con il mio sguardo assonato nella notte che volgeva al termine, nell’urlo delle sirene, nel sentire altre storie. Rinacqui giovane quando la vita mi sorrideva. Rinacqui nella mia ignoranza nel non sapere sfornare concetti ed altri sillogismi , ma era banale raccontare la guerra , quei momenti che fanno parte della nostra vita , del nostro essere. Tutto scorreva, un fiume di sangue , i soldati erano sporchi di fango . Ricordo ed odo ancora gli spari, momenti assai simili ad oggi , eravamo tutti figli della stessa madre terra , tutti figli di una crudele storia d’amore e di tenebre. Il mio ricordo di fornaio va oltre questo mio giudicare in una logica che mi conduce ad essere assai strano , forse una vittima di questa storia , sotto una croce , la vita mi ha destinato un posto al camposanto li dove riposo e rammento il mondo com’ era. Il mio tempo una nuvola un correre contro l’amore , figlia della morte , figlia di un amore decantato nel nulla degli atti in un atto singolare ove la mia esistenza di fornaio si rappresenta e viene giudicata come se fosse un uccello in gabbia.
  7. Domenico De Ferraro

    La memoria della luna

    La memoria della luna Di D. De Ferraro La storia siamo noi ,siamo noi questa scodella di minestra fredda mangiata in fretta sotto le stelle , lungo questa strada che ci porta lontano oltre ogni muro, oltre ogni crudeltà , oltre ogni realtà o delitto, commesso . Siamo noi che viviamo ed amiamo cerchiamo d’essere migliori in un tempo che ci trascina verso il fondo di un mondo legato ad un male che si perpetua nel tempo. Siamo noi che ridiamo e speriamo in un domani migliori in giorni migliori liberi dal peccato dall’odio razziale , diverso da oggi. Diversi nel nostro divenire. Tutto accade per caso in un giorno qualunque quando la notte s’era dissolta con le prime luci dell’alba . Il sole giocondo rubicondo, sorse raggiante ad illuminare la poca vita che brama l’amore ed ingorda , assale se stessa , mite nelle mille triste vicende della nostra quotidiana esistenza. Un uomo di nome Pietro dall’aspetto assai gentile dal passato quasi sconosciuto ,andava per la sua strada, attraverso i suoi pensieri nella gioia nelle disgrazie di mille e mille genti di ogni razza , di ogni religione Al suo risveglio, improvvisamente s’accorse di aver perso la memoria ,non si ricordava più chi fosse, ne da dove venisse ,quale era la sua origine . Dove fosse nato , dove era cresciuto , quale era il suo nome . Incredulo in quello stato confusionale si mise a cercare la sua memoria che conteneva la sua triste storia d’uomo qualunque. Una storia uguale a quella di Vincenzo ed Andrea , Filippo e Pasquale cosi uguale a tante altre uguale alle tante faccia di un vivere aldilà del bene e del male. Cosi ovunque andasse, vagando romito , incapace d’intendere, chiedeva esterrefatto a chiunque incontrasse, persone o cose , chi egli fosse . Vivere quel suo stato confusione , appucundruto,lo rendeva inerme incapace di reagire alla sorte alla storia che lo condannava e lo gettava dentro un fosso dove non c’è storia, dove non sei nessuno, uguale alle ossa dei cani, uguale alle ossa dei morti. Provò a lottare contro i suoi fantasmi ed altri idiozie , mitologismi e misoginie ermetiche che rendono l’uomo schiavo dei sui vizi e delle sue virtù. Un dubbio atroce prese sopravento in lui una consapevolezza che lo rese incapace di reagire al male. L’uomo incredulo, provò perfino, stanco di vagabondare , per molti continenti senza trovar risposta alcuna di chiedere alla luna che luminosa , stava là con i seni da fuori nel fosco cielo mezza ignuda , affacciata sul davanzale di quel luminoso universo, beata nel cielo a sera trapunto di stelle, pallida e pura. Splendeva la luna nel buio sopra la terra , l’ammirava dall’alto muta e suadente . Sai dirmi vegliarda luna , tu regina della notte chi sono io? Non ti conosco non so chi sei Non mi conosci ,non mi hai mai visto al bar Io al bar non ci vado Neppure a prendere un caffe Credimi preferisco stare da sola Sei una solitaria Io ragiono Io non ricordo più chi sono Eccomi sono qui prendimi Vorrei ma non posso Hai spostato le tendine Si le ho socchiuse ho avuto paura che ci vedano Sei uno sciocco Io non conosco ecco Non fare quella faccia La luna delicatamente mosse i cigli degli occhi poi con voce soave e dolce, colta di sorpresa in quel momento non sapendo effettivamente , cosa rispondere disse: Vorrei aiutarti ma vedi son tanto vecchia, così tanto da non ricordare neppure io chi sono , ne tanto meno rammento , confesso del mio passato. Del mio morire del dire bislacco che mi conduce ad un sapere profano. Il tempo ahimè ha ingannato anche me , mi ha lasciata da sola . Tanto tempo è passato cosi velocemente nell’oscurità dell’universo in cui sono immersa non ho potuto vedere cosa ti è accaduto per poterti oggi aiutarti . Troppe cose oscure non mi hanno permesso di vedere cosa veramente , accadesse sulla terra impedendo alla mia fioca luce illuminasse quelle disgrazie che colpiscono ogni essere vivente nell’ore funeste. Poveretto che sono. Non disperare. Ed io piango per nulla? Per nulla ? Sei vivo tanto basta. Vorrei essere un astro anch’io. Sai che barba. Sei propria bella. Grazie. Mi rifiuto di credere. Non ridere allora. Non sono cosi cretino. Non seguire l’ira. Mi bevo un caffè. Forse è Meglio. Il tempo ci ha trascinato in una fossa comune Sono la che chiedo aiuto Non piegare le braccia Ti ringrazio per i tuoi consigli , comunque proverò a chiedere a qualcun altro disse l’uomo amareggiato. Cosi prosegui per la sua strada recandosi lesto da una stella assai luminosa . E tu Stellina che brilli lassù nel cielo sapresti dirmi quale è il mio nome, chi sono io ? Bella domanda rispose la stellina , vorrei tanto aiutarti ma credo di non essere in grado di farlo . Perché mai? Perché, perché, quanti perché. Scusa. Ecco non volevo. Va bene non grattarti il capo. Non sono io che mi gratto. Sarà il gatto. Una corona d’alloro mi cinge il capo. Non dirmi ti amo. Ecco sono nel sacco. Fosca la via , stretta la strada. Quanto dolore provo dentro di me. Allora chi dici d’essere? Non lo so . Ti prego aiutami. T’immagino con i baffi, staresti meglio. Io con i baffi mi prendi in giro. Vestito da bersagliere. Trafiggi il mio dire. Ma io non ho paura, ma fuggo davanti al fuoco. Tira l’acqua dal pozzo. Non ho sete. Chi di conoscenza vive di gaia esistenza si bea . Ma io sono il figlio di nessuno. Credi di essere l’unico a non capire. Credo, non vedo, ne vendo non provo compassione. Sei proprio un bel tipo. Forse sono quello che sono. Ecco hai trovato un indizio. Ti son veramente grato bella stellina. Vedi di non smarrire la strada intrapresa. Va bene stella ti saluto , non voglio farti perdere altro tempo prezioso. Così il povero uomo assai goffo di presenza s’incamminò di nuovo per la sua strada , facendo ritornò su i suoi passi , andò a bussare ad ogni porta , incontrasse , ogni pubblico ufficio , palazzo , ogni luogo di culto che gli fosse utile per ritrovare quella sua memoria perduta. Ma purtroppo la sua ricerca fu assai vana e in quella frenetica ricerca, passarono giorni , mesi , anni . Con il passare del tempo , guardarsi allo specchio divenne sempre più faticoso , continuare a non sapere chi sei , per il misero uomo diventò un gran problema. Quasi un castigo ,una colpa non sapere chi fosse stato in quella sua antecedente esistenza, trascorsa , chi sà in che modo. Essendo solo , senza parenti , decise dopo tante peregrinazioni di far ritorno a casa sua l’unico luogo che egli conosceva e di starsene finalmente in pace , con se stesso nella sua casa comodamente seduto nella bella poltrona appartenuta un tempo a suo nonno ed aspettare qualcosa accadesse . Qualcosa succedesse tutto ad un tratto . Aspettò un giorno, due , un mese ed un anno e forse più , attese tanto che l’uomo divenne tanto vecchio ,decrepito e debole. Il mondo s’era dimenticato di lui e lui del mondo che gli aveva dato una vita difficile ,raminga ,anonima a tal punto da perdere il ricordo di chi fosse , una vita fatta di brevi piaceri e piccole sciagure ,dignitosa intrisa di minuscole soddisfazioni . Vita misera che lui con coraggio aveva affrontato ,una vita che gli aveva dato un nome che adesso non ricordava un amore ameno , immagini vaghe d’un tempo trascorso nel bene e nel male . La memoria è un bene prezioso , storia di un individuo , parte d’un popolo , sintesi di un soggetto ed un oggetto figlio , padre , senza domani , senza corpo e senza alcun spirito che ti spinge a credere ancora. E noi siamo prodotto di quel passato , di quella storia a volte meravigliosa, malvagia , ingannevole che ci guida attraverso una multietnica realtà , verso un singolare destino. Nel passato soltanto ,nelle opere compiute con giustizia l’umanità acquista nozione e consapevolezza di se stessa ,di quel che è dei suoi valori dei suoi errori ,la fiducia nei suoi ideali e l’avversione, verso l’orrore delle cose negative e demoniache che la insidiano che spesso continuamente si persegue . Ignari lungo il corso naturale delle sue cose . Non bisogna mai dimenticare il proprio passato ciò che fummo , saremo . Solo attraverso l’amore potremmo ritornare a credere in noi stessi e nel rispettare il prossimo , nel confronto con qualsiasi colore della pelle che veste il nostro essere , saremo liberi dei nostri pregiudizi . Il vecchio così s’addormentò , con quelle riflessioni provò a volare oltre questo muro che circonda l’individuo . Così ciò che un giorno era stato nel dormiveglia rivide per un istante la sua misera vita, lo scorrere di immagini in immagini , attimo dopo attimo , nel ridere , soffrire , amare , sognare, credere ,rivide quelle intime emozioni che lo resero felice nel viaggio intrapreso. Incominciò così a correre ad abbracciare quelle persone care, scomparse per sempre ,ma nel mentre correva forte prese ad avvicinarsi sempre più alla tetra signora della morte . Ed un vecchio come lui gli andò incontro affondando i piedi nella neve insieme ad altri suoi compagni di sventura, spinto da una mano crudele fu gettato verso neri forni infernali ove danzavano le fiamme dell’inferno . Forni dalle terribili fauci dai denti aguzzi e con gli occhi umidi di pianto vide bruciare ossa e carne il quale emanavano un forte lezzo. Nubi nere senza tempo che diveniva nera cenere , fumo intenso , nube oscura sul capo di chi attendeva il suo turno. Si sentì chiamare nel dormiveglia : Compagno vienimi ad aiutare, questa pietra è troppo pesante . Non c’è la faccio ad alzarla. Vengo , aspetta. Presto ,corri son quasi allo stremo. Vengo con l’ ali dell’ angelo benedetto. Scendi come le lacrime chiare. Non lasciarmi solo compagno. Vengo non arrenderti . Lasso son perduto. Muoio nei miei sogni. Funesto destino. Finestra che s’apre una porta si chiude. Angelo vieni. Aiutami a scappare da qui Vengo non piangere Sei qui nel mio cuore Sono sopra le ossa dei morti Sono qui ad un passo dalla morte Chiamatemi santo. Son solo con la mia pietra. Avanti compagno. Non cadere di nuovo. Ed il cielo era pallido nel mattino insipido, senza sale e senza nubi , un tempo ordinario come le idee disordinate .E là , su una oscura scala come una maledizione un soldato si avvicinò e lo colpì con un bastone , ripetutamente con violenza imprecando contro il laido destino di quegli uomini di quelle donne di quei bambini. Il povero vecchio crollò a terra distrutto e l’aguzzino gli gridò : Vedrai signor nessuno di massi ne porterai non uno , ma due. Ed il vecchio sofferente , rispose con un filo di voce : Ne porterò due ed anche tre , signore non ho paura , son forte e dopo sé non sei codardo t’ imbatterai con me fino alla morte. Ma, quando giunse il suo turno si trascinò come un verme in lacrime verso il varco il vecchio chiese alla morte . Signora la prego mi dica chi sono io? La signora, bella e decisa in quel momento , angusto , sorrise ed in poco tempo si tramutò in un angelo di luce e così gli rispose : Povero caro , non piangere più , figlio mio e l’abbracciò baciandolo sulla sua rugosa fronte. Il vecchio senti dentro se tutta la storia del mondo e tutto il dolore del suo popolo , ritornò così per un attimo ad essere di nuovo un bambino , un pargolo roseo tra le braccia di sua madre. E nell’innocenza riconquistata gli ritornò alla mente il suo passato. Rammento la sua esistenza trascorsa, riemerse in lui tra le onde dal mare in tempesta la sua memoria di uomo libero. E con quei ricordi egli chiusi gli occhi dolcemente , addormentandosi per sempre tra le braccia d’un angelo dalle immense ali che lo condusse in cielo cantando il cantico dei cantici.
  8. Domenico De Ferraro

    Farsa di un virus sotto forma di versi

    FARSA DI UN VIRUS SOTTO FORMA DI VERSI ATTO SINGOLO DI DOMENICO DE FERRARO Avrei potuto essere sano come un pesce, aiutare gli ammalati in sala operatoria per essere curati da terribili mali che insidiano il corpo umano . Avrei potuto essere un angelo , stare accanto all’infermiera nell’ospedale dove lavoro , avrei potuto comprendere il male del mio animo, trovare la forza per rinascere in altre sembianze, attraverso la mia genealogia in quella logica intrinseca nel peccato che permane nel tempo trascorso . Ove tutto riesce difficile da capire si ridimensiona , nell’immagine di un mondo dimenticato, dentro di se in quello scorrere di concetti e immagini in mondi surreali , dove il proprio essere emerge dal male e dall’atavica ignoranza , dettata dal dubbio che cela in se tutto il male di questo secolo. Ed il virus fu un ospite inatteso , nessuno si sarebbe sognato d’invitarlo a cena ne farselo amico. Egli si propagò velocemente all’interno dell’organismo ospite. Per primo colpi il caposala , poi il resto dei medici , che operavano nel mio reparto. L’ultimo ad essere infettato fu il primario che aveva un amico veterinario, infettivologo di gran valore. E quindi cercò di cavarsela, tirando fuori dal buco infetto il ragno dell’infezione. Rimanemmo in pochi in quel mondo distrutto, divorato dal male di un secolo che continua a mietere vittime a infettare ossa e organi addetti alla pubblica amministrazione . Un male a forma di vocali e consonanti un virus che s’insinua nella coscienza proletaria e in quella luce regredisce , scema nella continuità degli atti clinici . La mia vita di medico prima e poi di paziente , subì in quel preciso momento un travaglio inimmaginabile , una svolta secolare che a raccontarla mette dei brividi addosso e spinge a credere per ricredersi. Sotto forma delle varie infezioni sociali e politiche che spesso un povero uomo può andare incontro. Questo cambiamento morfostrutturale , cambiò totalmente il mio rapporto, paziente , medico, per divenire una sorta di angoscia esistenziale ove la merce di scambio presuppone un conoscere che non rietra nelle varie programmazione e nell’aiuto sperato apportato un tempo agli infermi . Tutto il percorso formativo clinico impiegato aveva animato me un tempo addietro, frutto di grandi sacrifici e d’intenti filologici nella ricerca medica applicata alla medicina d’urgenza. Il sapere medico è come una virus ti rode dentro, ti atrofizza nella sua interdipendenza posologica nel dissociare e nel non sapere riconoscere chi ti è veramente amico. Questa mia volontà di conoscere , di giungere ad un programma curativo valido nel suo percorso farmacologico fatta ad immagine di un viaggio esplorativo nel corpo umano. La mia sete di conoscenza, mi concedeva strani limiti strani connubi, strane certezze , fatte a discapito di chi si bea del male altrui, di chi si bea di quel mondo anomalo , cresciuto troppo in fretta sotto la pelle . Un corpo puzzolente che emana un fetore di morte. Ed il virus bazzicava da quelle parti, faceva il brutto ed il cattivo tempo, non era un virus qualunque, aveva i baffi e suonava a volte la chitarra, tutti lo chiamavano Gigino. Quanta vita può avere in se un virus ? per quanto tempo può vivere , procrearsi nella sua virologia nel suo essere embrionale . Cresceva a volte a dismisura diveniva un topo enorme, una talpa, un ranocchio, una puzzola. Non si fermò fin quando non contagiò tutto il corpo è tutto il sistema linfatico . Questa certezza d’essere invincibile , lo rendeva assai forte , anomalo per comprendere il male in se che giunge a volte da lontano e diviene parte di noi , una sede nosocomiale destinata ad ospitare milioni di virus , germi impertinenti . Il male del mondo risiede nella sua incoscienza , nel non sapere dialogare con il male altrui . E questo il trampolino di lancio per giungere o cadere in fondo ad un idea deleteria del sapere e nel doversi curare in ogni modo il corpo minato dalla tisi o da altre imprecisate infezione Questo il vivere ed il cercare di sopravvivere alle tante avversità che un uomo deve affrontare . Cadere per poi rialzarsi, tentare di uccidere il male in se ed andare oltre, provando a volare verso la luce verso quel traguardo che risiede oltre questo mondo di merda. La mia vita di paziente e di medico si riassume in diversi modi e tutto si può dire , io abbia provato a fare per salvarmi . Ho cercato inutilmente nelle varie modalità terapeutiche una forma, atta a sanare il torto. Ma ciò m’irrita assai è il modo con cui si tratta un paziente sul punto di morte, quello mi rende assai nervoso , partecipe della brevità dell'esistenza . Un contatto ed il virus, ricomparve sotto la pelle si nasconde nelle mie parole , ingrassa ogni giorno , passa al punto da divenire un baccello , un batterio belloccio e stupidotto che non conosce cosa significava l’abecedario. O qualsiasi altra cura , avrebbe potuto sconfiggere il nesso logico nella sua forma embrionale , spingendoti al fine tra le braccia di un potente antibiotico. Spesso volte lo chiamavo Gigino cosa fai tutto solo? Mi faccio una pippa , qui si sta tanto bene Sei il solito mascalzone , oggi hai fatto arrabbiare il paziente della stanza ventuno. Io per carità, non lo conosco nemmeno , ero pronto ad entrare attraverso la sua bocca che egli la chiusa subito. Non sono modi per gestire la vita altrui La malattia è un percorso biblico Certo, però, cerca di lavarti ogni tanto Non ti fidi di me ? mi credi ignobile Per carità ho conosciuto di peggio La malattia, porto in me salva l’uomo dal suo male Veramente , perché non mi racconti come nato tutto ciò Ero a casa mia , guardavo la televisione quando vedo un documentario di Piero Angelo ebbi l’illuminazione Davvero e tu cosa hai fatto dopo ? Ho chiuso il televisore non volevo entrare nella vita privata altrui. Sei una persona onesta, senza alcun dubbio Lo puoi dire forte. Sono un modello di santità Ecco facciamo, cosi io ora accendo la televisione e tu mi racconti ogni cosa Non sono Pippo Baudo io Perché io sono Brigitte Bardot Mò mi vuoi attaccare sul debole Ci mancherebbe io credo che un buon virus debba stare sempre al suo posto Non mi porterai in terapia intensiva No, ti farò un lavaggio di testa , ti ripulirò di ogni eczema L’eczema no ti prego ci tengo tanto Sei duro a morire Io vivo in eterno e cambio l’umanità redenta Ma non farmi ridere se no chiamo il signor antibiotico e ti faccio fare una siringa nel deretano Mai poi mai ti prego Con la lingua non si scherza chi ti lingua ferisce di lingua perisce Va bene , facciamo cosi e se diventassimo fratelli Io fratello a te , mio Dio mi liberi da tale imbroglio Non è un imbroglio è una volontà di riscatto Non sei stupido, potresti fare di meglio Imparare ad amare ci vuole molta pazienza Anche mia zia buonanima me lo diceva Poveretta adesso come sta ? Non la vedo da tre anni Ci credo sta al camposanto Non fare il beccamorto Io ci mancherebbe, sono un angelo io , non un diavolo Tu sei un virus un agente patogeno Si ma con la patente è posso guidare anche fuori città. La mia mia lotta contro le malattie in genere , non ha mai avuto termine , ho lavorato tanto in ospedale , mi sono dato da fare a ricercare una formula chimica che portasse benessere . Una sincerità d’azione, fatta ad imbuto in cui far scendere tutto il liquido cerebellare giù fino al midollo vertebrale. Sollevare l’uomo dalla paura di perire o di assistere a quella morte organica insita nello scorrere del tempo. Presume molte e diverse difficoltà che ogni uomo possa andare incontro ad una morte precoce . E ci sono miliardi di esseri organici , tutti potenzialmente infetti , capaci di fagocitare una virus micidiale in un altro organismo ospite. Possono essi proliferarsi , divenire simile ai loro ospiti , ai loro corpi decomposti , nella combustione organica di un filosofare per ore a letto con una bella donna. Ecco la mia perplessità , il mondo d’intendere la vita organica come un salto nel buio dell’incoscienza Spalcare finestre , verso panorami e mondi metafisici che non conoscono la storia del topo e del gatto , non conoscono la loro origine organica . Possiamo chiamare questo virus Gigino ma egli sa che non si chiama Gigino, fatto sta che rattrista assai l’essere in cui è ospite. Espellere questo virus , provare ad ucciderlo in quanto agente potenzialmente capace di tramutare il corpo infetto in un insieme di malattie e di altre orribile sequenze batracomiomachie cromosomale , inquieta assai. Va bene , avrei potuto essere un calciatore , dare un calcio ad un pallone , centrare una porta, esultare con milioni di sportivi , tutti infetti, contagiati dal male di una società assediata dal piacere di consumare quel virus insito è illogico che non ha nome e fa saltare, abbassare la testa. Ti fa dire evviva , quando stai entrando dentro il campo , dentro il suo corpo . In preda a mille dilemmi perduto in quella paura di sentirsi ultimo in fila verso l’inferno che apre i suoi cancelli mostrando all’ingresso la scritta : il lavoro rende liberi . Si ma poi ti farà morire dentro un forno crematoio o dentro una camera a gas. Il virus al fine, cosi sarà sconfitto . L’umanità salva dal male religioso ,filosofico . Tutti potranno dire d’aver fatto il proprio dovere. Quando dall’alto ti comandano tu devi ubbidire . Sarebbe una grave mancanza se non lo si farebbe e poi il virus potrebbe ricrescere, divenire un asino che vola per il cielo. E credetemi , rincorrere un asino per il cielo di Napoli è un impresa quasi assurda. Anche se il risvolto della medaglia esiste, poiché cercando l’asino trovi una gazzella e questa ti accarezza e ti fa entrare nella sua camera da letto . Tutto il resto è storia. Cosi il virus con la fascia tricolore, scende in campo fa l’arbitro, anzi inneggia alla rivolta contro il potere borghese che detiene il sessanta per cento delle azioni di una famosa casa di cura dove si vanno a curare, santi e poliziotti e qualche prete di buona famiglia. E tu dirai ma come ed io ? Tu amico mio lo prenderai in saccoccia Ma non è giusto Certo è brutto, ma questa è la politica Ma a me non piace la cotoletta Anche a me , credimi un tempo non piaceva, Oggi mangio cotoletta anche a colazione. Ma ti sei fatto tatuare una croce sul petto Sono carismatico Non hai pietà dei tuoi simili ? Certo che ne ho, per questo lo fatto Ora la colpa e del virus di nome Gigino Accidente ha colpito anche te Certamente ed ora sono un altro forse libero, forse vivo lo vorrei tanto anch’io Ma dai non farti pregare Non considero la morte , una cambiale da pagare Perché a sera , non riesco mai digerire questa maledetta minestra Non additati , ecco l’antidoto E questa la cura ? Certamente Non ho parole per ringraziarti , digerisco poi vado a letto a dormire Bene preparati a sognare Scenderò nell’Ade Canterai per tutti coloro che stanno laggiù Non lo so vedremo , nun ò saccio Mo’ vulisse cagnà le carte in tavole No voglio farti capire che chesta vita va vissuta Te capisco io sulo Ma nun mo’ dicere , se no mi schiatto a ridere Avresti fatto mai , nella vita toia una cosa bona Ma cosa credi il virus lo portato io dalla Cina Guardate con quale faccia lo dici e non ti vergogni Perché , sognare . Ti cambia la vita ? No, ma ti fa sperare in tempi migliori Questa è una cosa saggia Io penso tutto questo , sia solo una catastrofe Il male non viene mai per nuocere Certo, sarebbe meglio non averci mai a che fare Questo è un dato di fatto La storia del mondo e fatta di tanti tentativi Guarire è vivere Cosa ho fatto di male per meritarmi tante delusioni Ti ho visto indeciso Ero al banco dei pegni Certo non hai bussato la porta L’averno era li dietro l’angolo Tutto mi è cosi irrazionale Un fulmine a ciel sereno Questo virus è proprio un bastardo Lo penso anch’io Lo visto ubriaco Ma an vedi cosa bisogna fare per continuare a credere Vivere a volte è un opzione Il virus fino ad oggi ha infettato metà della popolazione mondiale, c’è chi se la ride , chi se la piange in molti scappano, chi si è trasformato in un corpo deforme pieno di pustole con tante domande dentro. Purulenti interrogativi , marcie risposte , corpi sanguinanti appena li tocchi. Pustole, ferite del corpo e dell’animo ,dove alberga il virus maldestro travestito da pirata , a volte da mandarino cinese, a volte da musicista , il quale ti fa un assolo , solo in mezzo allo spazio delle parole dette . Ed è tutto normale , il mondo ruota all’indietro. E c’è sempre qualche untore , un paziente si trascina per l’ospedale in cerca di un medico. A voce alta, grida, ma non c’è , stranamente mai nessuno, risponda a quella richiesta d’aiuto. La vita è una accozzaglia di scemenze e non per dire l’ultima scemenza la sta scrivendo io . Poiché ho fatto amicizia con questo buffo virus. Il quale mi ha invitato a seguirlo ad essere del gruppo. Ma io non me la sento di infettare della povera gente , far morire tante povere persone . Io sono come un sogno all’alba, svanisco nella nebbia dei giorni , vado, ramingo in cerca della mia felicità e sono contento di volare alto per non cadere troppo in basso, tra le braccia un amore messo in quarantena nel reparto di quelli che se la piangono la vita. La c’è Michele , Filippo e Graziella la quale la da per pochi euro e molti baci ed io li guardo e non credo ai miei occhi . Sono come il virus , forse sono io il virus, un verso ove la vita sorride e mi trascina seco verso un mondo incantato, nel canto del gallo nella gioia di viaggiare, attraverso quello che credo ,fin dove i ricordi sono tanti e non li reggo tutti stando all’in piedi. Ed io alzo le mani e dico ehi sono qui Non farti prendere Scappa , Corri , prendi il treno Non girarti indietro , cosi va la vita Oggi sei vivo , domani sei morto E pensare ,questi versi sono nati per colpa di un virus.
  9. Domenico De Ferraro

    TUTTI IN SCENA DOPO SCENA

    TUTTI IN SCENA DOPO SCENA PSICODRAMMA FUTURISTA PERSONAGGI IN PROGRESSO Carolina L’uomo senza cappello Una Maschera La Befana Interpretare per versi il vivere, s’eleva il dire di molti anni che nel travaglio ci hanno condotti a recitare e morire in un dramma solitario ai confine di un mondo sempre più avido di sentimenti. Incapaci di amare si scioglie ogni enigma , ogni parsimonia , fatto di molti ardori congiunti nel dolce mio infinito . Lasso nella sorte avversa , corre lesta come fosse la slitta di santa Claus , mesta, appresso al senso di poter interpretare le molte vite , congiunte al credere che trasforma il nostro essere in un luccicante albero di Natale. Così si rimane in bilico nel proprio dire, fatto di tante locuzioni , mezzi termini che affluiscono nel corpo di una donna ,chiatta, scontrosa fatta di tante scorbutiche , ebbrezze , di mistiche bellezze. Sei tu Carolina ? Certo aprite vi ho portato il pranzo Non posso scendere, mi potresti aiutare Sono qui per questo Tu sei la figlia di don Salvatore Per servirvi Credevo che sapessi volare Se avrei potuto volare avrei rivisto da lassù il mio cagnolino A me non interessa ,però ho visto Carmela tua madre che baciava il falegname Perché non gli avete fatto una foto Perdonami ho la testa tra le nuvole Facciamo come se fossimo di nuovo a Natale Non sei sposata ? Lo cercato tanto uno sposo La fiamma delle passioni riscalda l’animo e spinge alla generosa prole di molti parti senza età e genuflesse ere Voi conoscete tutta la gente del quartiere ? Fatti , fummo a credere per vivere in letizia Non dite così Non credo di conoscere la genealogia della morale La morale è una molla elastica , fatta di tante diverse forze Non dite per davvero ? Non voglio interagire Sentite a me sarà meglio cambiare paese L’acqua scende sempre nel verso giusto Sono qui che l’aspetto Come è dura la sorte tonda è scura Non fate finta di non capire Il dubbio permane a volte in eterno Io avrei voluto partecipare Era meglio accendere la lampada , fare cosi luce Gesù non sei l’unico che lo ha pensato Sei un poco indietro Dietro dove ? Sotto la panca si canta Non avete messo l’acqua a bollire Un po di caffè ? Grazie tante. La scena è sempre la stessa il paese un crocevia di diseredati , disoccupati , folli e criminali. Non mi ricordo di averne mai conosciuti simili Beh facciamo teatro Per favore lei si ostina ad essere un autore Interpreto l’umanità redenta Carta straccia Facciamo macchiette Non direi più bugie Credimi è duro come il pane Con la mortadella sopra diventa più morbido Mi vuol prendere in giro Non era nei mie programmi Per lo più cerco di capire l’antifona Sei un anfitrione ? Certo un uomo di teatro Una maschera ? Si fa per campare Teatranti Non perda l’espresso vale un sorriso Mi basta un caffè La seconda scena è quasi identica , tranne che nel paese sono tutti morti tranne il becchino ed il macellaio Io non vivo Certo rappresenti la maldicenza Che intelligenza Mi ritieni un idiota Non mi illudo Non voglio affondare la spada nella piaga Siamo in viaggio Lei cerca sempre il pelo nell’ uovo L’ipocrisia mio caro Sà per questo sto pagando mille euro al mese Mille euro ma questa è una rapina Cosa rappresentiamo insieme Un accidenti La destra non rinnega mai le sue radici ma alla fine c’è lo fatta sono stato convocato in vaticano Accidenti sei diventato un pezzo grosso Per questo mi hanno dato una medaglia Hanno bussato alla porta Chi bussa alla mia porta? Sono la maschera Ecco dove eri finite Sei un indifferente Si fa quello che si può La malattia avanza Certo cambia le persone Anche una maschera si può ammalare Non bisogna mai mollare Mi chiamo Dolly Adesso è tutto chiaro anche se nascondi in sé un concetto deleterio Che simpatico Ora ti meno Va bene terza scena, cambia la forma, c’è tanta gente che vuole entrare a far parte della compagnia . Facce molto simile al male che coltivano dentro che s’identifica con la maschera . In molti diventano una sequenza psichica più un accidenti un verbo incarnato, la folla si fa enorme qualcuno dalla platea grida: Chiamate un dottore . La cosa non interessa nessuno , rimangono tutti fermi. Il regista si arrabbia, sbatte la porta in faccia alla maschera . Ella piange poi tutto si appaga L’anima ha una sua emivita Non voglio più tirare l’acqua al mio mulino La forza di una rappresentazione stà nella sua espressione , più esprimi più rappresenti la realtà . Le molte parole a volte sono come trappole per topi . Questo è un dato di fatto , ed il teatro trascende ogni morale Illusione mio caro , solo fumo arrosto Io non fumo Facciamo finta di essere noi stessi Mi chiamano in scena Il regista grida tutti in scena La sequenza interompe il discorso Forse non siamo in sintonia Elevare alla potenza , quest’idea mi mette i brividi A me fa battere i denti Non provate ad aprire i regali prima della mezzanotte Ci potrebbe essere un disguido giudiziario Certo la maschera è il fulcro di ogni conoscenza Come la vita , la morte alberga in noi stessi Certo bisogna sempre mangiare la parte più cotta Facciamo come se fossimo a capodanno Stò per giungere ad una sana conclusione Una questione preliminare Nulla, tiene a freno la lingua La scena quarta è una replica delle successive non c’è interconnessione né una certa valenza tutta l’ azione è incentrata nella fermezza e nel coraggio dimostrato per quanto cambi la scena i personaggi assumono sempre una figura poco brillante Ecco cosa volevo dire poco fa ,bisogna essere sempre sinceri Per questo ho comprato una bottiglia di bourbon La mia perplessità è nell’essere insieme maschere Parlare per ore senza arrivare ad una conclusione siamo come frittelle senza buco , senza alcuna radice culturale. La finzione è l’inizio di una nuova scena che si ripete all’infinito Tutto quello che abbiamo descritto in questa quarta scena , scema nella convinzione che la conversazione sia una importante prerogativa per sanare una malattia insita nella propria espressione. Ma dato che la somma di questo dire, rimanda ad un ulteriore scena che inscena una sequenza di azione a discapito della loro origine pragmatica. La rivoluzione culturale s’ incentra nella rappresentazione di una maschera che non ha nulla da rappresentare se non quel mondo che desidera essere. Ora giriamo pagina E già la frittata è fatta Non bruciare il libro Domani vado dal dottore Io credevo di rimarginare una profonda ferita La falsità è la porta di un amore usato ai propri fini Ora non offendiamo Ci vorrebbe ben altro Facciamo ammenda di vari torti subiti Sono d’accordo con lei Non mi riprenda da dove ho iniziato Non voglio uccidere il concetto Mi creda è un intercalare quasi una frase scurrile La scena trascende tutto quello che crediamo come il signore intorno all’albero con la sua allegria. Rincorre una gioia l’ immagine versatile come acqua che scorre. Non mi rendo conto del fatto dato che a volte sono incapace di tagliare una fetta di panettone diritta. Ma andiamo, l’amore non ha bisogno di un coltello per essere condiviso Ecco lei vorrebbe definire una passione come se fosse una fetta di panettone Ci provo ma non giungo a nessuna conclusione fatto sta che l’illuminismo ha oscurato la ragione di molte persone. Questo potrebbe essere un buona conclusione interdisciplinare Mi ricorda la fiaba di zia Antonietta. Non si perdeva mai una partita a briscola. Era un signora dalle tante capacità linguistiche. Ero certo che sarebbe diventata santa ma fini per essere zitella poi si sposò in tarda età con il fratello del salumiere. Lui era un buono a nulla. Tutti in paese lo chiamavano la pulce a me non era mai piaciuta questa definizione , ma chi siamo noi per definire un concetto . La tristezza è disarmante, ci rimanda sul punto di non capire per poi ritornare indietro a ciò che siamo . L’insieme di queste scene sono il frutto di una razionalità avida di sapere incentrata sul dare e l’avere . Noi siamo ogni cosa , questa maschera , questo tempo ed ogni maschera rifiuta di essere se stessa , poiché in fondo è una maschera. Tutta la storia definisce chi siamo come potremmo essere senza dover indossare una maschera per non essere una maschera triste. La logica impone una riflessione sostanziale , sulla attività espressiva su quello che si desume essere nella ricerca etimologica nella forma data che rimanda alla leggenda. E un racconto è l’anima di questo dramma scritto per essere interpretato da una maschera. La quinta scena riassume ogni altra iniquità , non tralascia la sostanza delle cose , neppure l’ antepone alla ricerca filologica ma và oltre quella sostanziale espressione che riassume ogni scena . L’albero di natale a questo punto può essere il fulcro del nostro discorso e i due personaggi immaginari , il signore senza capello e la maschera un aspetto dell’essere come si potrebbe essere per davvero . Ora l’albero di natale non definisce nulla ma chi ha stabilito che noi dobbiamo interloquire con un albero di natale. Certo lui è un concentrato di tanti natali passati Così è divertente vedere un angelo appeso ad un ramo che gioca con un filo dorato Sono l’immagine di una ragione metafisica. Una lunga storia che ritrarre se stessi. E la Michelangiolesca estasi della creazione Non mi prenda in giro Non ho molto tempo ancora Le posso regalare due gabbiette di mele annurche Quelle le vorrei portare al mio primario Ti sei fatto vecchio E il concetto che mi rattrista Non posso credere che una canzone natalizia faccia così effetto su di me Sentire i canti del natale mi fa piangere Lei pianga che dopo andiamo al bar a bere whisky Compriamo un panettone Questa potrebbe essere una buona notizia Mi sono permesso di portarle in dono, incenso , oro e mirra Ma che dolce pensiero Non volevo venire a mani vuote Siamo quasi alla fine della scena , l’angelo canta la sua leggenda narra della gioia universale, della messinscena che lo ha condotto in casa di questo povero uomo senza cappello. Dove ha incontrato una maschera per poter cosi sconfiggere il male del mondo . Certo è stato una dura battaglia. Tutto è iniziato quando gli angeli sono diventati demoni . Ma dato che nella storia in genere chi ci va sempre di mezzo è quel piccolo ,dolce pargoletto che dorme dentro la culla , tra sua madre e suo padre, tra il bene ed il male la nostra rappresentazione prende una strana piega. Ora la scena potrebbe divenire, ancora più raccapricciante in quanto il racconto conduce all’errore insito nella morale. Un Natale atipico fatto di tante voci , considerazione legate allo scorrere del vivere insieme e per questo l’albero lo hanno legato è messo fuori al balcone . Anche se un albero di natale rappresentare nel male e nel bene l’albero della vita . Lo scorrere del tempo ci conduce dalla stazione ferroviaria , fino alla nostra piccolo abitazione dove siamo presi dal furore di divenire pastori di questa sacra rappresentazione . Ma questo non interessa nessuno , tranne forse alla maschera o al signore senza capello che aspetta tutto questo finisca presto. Così come noi interessa che l’albero della vita faccia i suoi frutti , dolci al solo vederli. Tutto ad un tratto vengono tutti a vedere il miracolo avvenuto nella note di natale ,dalle lontane province dell’impero da Marsala e da Caltanissetta. Perfino dall’Austria e dall’Australia. Qualcuno in compagnia di un canguro di nome Gigino. Ma voi siete certo che ci saranno tutti Come vedete la verità , viene sempre a galla Ma voi fate teatro o siete l’archivista capo Dietro le scene si scopre ogni cosa Forse vi porto una birra Non bevo Ma voi non fumare , non bevete , ma si può sapere cosa fate ? Che vi debbo dire rappresento questa maschera di natale , scena dopo scena. E la befana ? Quella viene a cavallo della sua scopa più tardi
  10. Domenico De Ferraro

    VERSI DI FINE ANNO

    VERSI DI FINE ANNO Versi di fine d’anno tante strade illuminate con tanti alberelli pieni di luci , mostriciattoli vari saltellano sui rami, folletti e letti pieni di amanti , sogni che rincorrono altri sogni come una luce in fondo ad un tunnel. Piccole luci alcune dietro fatiscenti finestre , strette, sconosciute , perse in un mare di finestre. Tanti luoghi comuni , legano il nostro vivere ad un avventura mai finita, ci ha condotti lontano oltre questo credere nel ridere di noi stessi , siamo rinati come Gesù. Fuggire da un morire lento , senza sosta . Ed ogni cosa è come l’abbiamo sempre immaginata, fatta di grandi amori , viaggiare verso, immense città , luoghi coronati di concetti timidi che t’indicano dove giungere per essere felici. Questo proseguire per strade silenziose con un sorriso tenero, sul viso, mentre fugaci , ci affacciamo dietro angoli , dietro gli anni passati , insieme nello scorrere, un andare contro corrente, verso qualcosa di indescrivibile , fatto di paradossi ed ossessioni . Come un frutto maturo . Ci si incontra nella piazza grande , tra case piccole, minuscole, porte socchiuse dentro il nostro cuore si aprono , si chiudono , c’invitano ad entrare per essere ciò che siamo , ciò che vorremo essere . Luci tante luci , occhi , mani ed ancora corpi penduli , sotto, sopra , dormire nella storia, abbandonati in un amore banale , morire per vivere per essere quello avremmo tutti voluto essere. Ti pare bello, mi lasci qui da solo a capodanno Non credevo di dover assistere a questa fine . Un ultimo ballo Certamente , prendi la mia mano. Noi , forse un tempo, simili a dei Mio caro è giunto il tempo degli uomini non senti il canto dell’orco. Ed io confidavo in un angelo. Io in un povero diavolo. Volo. Gioco. Cambio. Canto . Non vuoi capire siamo rimasti soli con questo cuore Chiamo l’infermiere? Chiamalo subito Siamo rimasti in balia di mille pensieri Bello. Vero. Vorrei essere ciò ch’ero un tempo un angelo dalle ali grandi. Ti ricordi che bello, era volare. Quanta gente abbiamo aiutato . A sperare. A sopravvivere . A credere. Per nulla serio. Non bere. Non ruttare. Non dire nient’altro. Facciamo subito. Facciamo giro , giro tondo . No siamo angeli , no bulli di periferia. Che strano , stare qui ed aspettare che qualcosa cambi. Sara quello che sarà. Forse abbiamo esagerato. Non credo. Era bello quando si era ignari del futuro. Perché , adesso abbiamo dimenticato? No , siam divenuti fessi. Ci resta questo mondo. Il cielo è un luogo dove poter volare, dove poter osservare la gente . In molti s’affaticano ad andare ad entrare, uscire dai negozi in cerca di un regalo , un dono. Mi sembra un mondo capovolto dentro una bottiglia . Tanto bello, piccolo , un incanto, un ossesso di forme, si intrecciano dentro un dato di fatto , dentro questo giorno di fine anno , uguale ai tanti giorni e ai tanti secoli trascorsi. Un punto senza ritorno, dove ogni cosa può accadere di nuovo . Ed il via, vai di facce diverse , simili a ciò , si desidera essere, storte, facce , facce di monelli , di guappi , facce di donne sedotte ed abbandonate. Visi simili ad ieri . Sotto la pioggia che bagna sogni gli indumenti , piazze eterne , macchine ed ancora macchine con a bordo , orchi e lupi mannari. Fammi il piacere. Ero perso per strade nere ed abbandonate Vorrei volare via Entra fai presto. Sono quello che ho voluto essere . Nessuno ti ha costretto. Sono tua madre. Lo so. Eppure mi hai offesa , mi hai derisa. Lo fatto, perché ti voglio bene. Non è giusto io soffra tanto ….. Ti prego , non farmi ricordare. Fa male anche a me. Sono tuo figlio, lo vivo nel bene nel male. Gli angeli ci guardano figlio mio. Aspettano per portarci via con loro. Forse verso un mondo migliore. E stato bello sperare. E stato bello amarti. Anche per me ,sei e rimarrai in eterno mia madre. Il tempo non ci ha diviso. Abbiamo vissuto, pregato Dio di non abbandonarci. Ed è stato cosi . Forse siamo fantasmi tra varie fantasie. Sei diverso nel sogno che trasforma le ore . Rimango un bambino. Piccolo e pallido dalla pelle rosa tra le mie braccia. Sento ancora il tuo cuore battere. Sento la tua manina gelida . Il cielo e gli angeli ci porteranno lassù. Saremo di nuovo un solo corpo, un solo spirito. Vivremo di nuovo questo natale. I pastori con il loro gregge scendono dai monti, molti soldati ritornano dalla guerra , chi fuma uno spinello su una panchina nel parco ,chi non ha voglia di parlare in mezzo a tanta confusione in molti hanno dimenticato di essere uomini . Hanno dimenticato cosa è l’amore , un affetto affumicato, una fetta di prosciutto , un bignè alla crema, un caffè al volo al bar. Là incontri amici, non vedi da anni ed incontri una umanità ferita che và ancora avanti . Ieri credevo di esser morto oggi sorrido alla vita in momenti felici identici ai tanti perché . Bancarelle colme di fuochi d’artificio , cipolle, tricche tracche , botte a muro , palloni esplosivi. Questa vita và, esplode , cambia in un attimo per vicoli bui ove le voci si mescolano agli spari , alle grida degli immigrati ,dentro un sorriso di una fanciulla. Tutto è come l’abbiamo immaginato fosse , un lungo viaggio , un unico carrozzone dove vi sono stipate dentro tutte le disgrazie, le zite , le maritate, le donnine allegre e i tanti altri che non hanno più un Dio d’adorare. Un angelo rimane un angelo. Domani potremmo essere di nuovo in paradiso. Noi con tutti gli altri. Noi e voi. Affianco a nostro signore . Senza alcuna arma da fuoco. Senza una gamba. Senza un dito. Senza piede . Con la febbre. Vedi ,vidi , vinci Che belli ,neri e lucenti Tanti fuochi d’artificio. Sul mare . L’onda canta alleluia. Un mare d’immagini. Mano nella mano . Come due angeli . Come , quando eravamo fidanzati Come ieri nell’aria che respiriamo. Nello spirito santo. Saremo santi per sempre. Io ,bianco per alcuni. Due ali ,un solo corpo. Li salveremo tutti. Proprio tutti. Un urlo di gioia . Non guardare oltre , perché il male è in agguato. Noi in lui , santi al pari dei santi. Un tempo per morire. Un tempo, per amare Ora amici. La stessa faccia, della stessa medaglia. Lo stesso uomo. La stessa donna. Da non credere , come faremo a salvare tutti. Sara un impresa titanica. II Una piccolo stanza ,un grande cuore, si discute di tempi andati , di quando non c’era nulla neppure da mangiare . Ed in tanti non capiscono cosa è il male ed il bene , Quando s’andava per vie strette, fredde ed un cardillo cantava la sua canzone al mondo . La neve adesso copre i monti ,copre i tetti delle case , dove pochi amici s’incontrano, giocano a carte. In molti diventati in questo mondo , sordi, troppo cattivi per essere di nuovo salvati. Mentre il gioco delle parti ci porta ad assumere un indefinibile aspetto a riconoscerci nel dialogo sciocco che magistralmente articola il sapere d’ognuno, ci porta con esso per mondi immaginari , lungo scie di sospiri , tra le luci di natale , tra alberi illuminati fino alla vetta dei monti di marzapane , fin dove la stella cometa splende . Dopo aver compiuto il lungo viaggio per terre remote, lontane dal capire , lontane dal desiderio di ritornarci solo per un attimo .Si consuma questo essere , si strugge per nulla nel nulla , nell’ anima di chi non c’è più, di chi ha creduto che potesse essere vero, tanto vero da cambiare per davvero. Cosi tuffarsi tra la folla , correre a perdifiato , trovare amici , trovare un regalo per tutti e non ci sono scusanti non c’è Nerone. Pronto a voler appiccare un fuoco per Roma e per la sua personale gloria, in versi e versi , noi siamo già all’inferno. Vedi di rigare diritto. Vedi di non farmi arrabbiare. Non vengo . Non venire . Hai cambiato tragitto. Ti credevo saggio. Non è detto . Siamo soli, angeli o demoni. Siamo , madre e figlio. Siamo qui a piazza Navone. Quanta gente. Carbone e pan di zucchero. Mortadella, farcita allo zenzero. Una cioccolata calda. Forza, muoviti tra poco si riparte. Dove andremo ? Non è dato sapere. Non è un bel modo di rispondere. Piove. Sui nostri corpi. Sulle nostre illusioni . Sul tempo trascorso. Amico mio. Ci rivedremo di nuovo non aver paura. Quando ? Quando il gallo canterà tre volte. Io sarò li ad aspettarti. Anch’io. Non dimenticare. Canterò per te Io per te pregherò. La pioggia intanto bagna e purifica l’animo ,rende ogni cosa santa, ogni cosa pulita , come il cielo , come il credere senza peccati, puro, senza nome , senza alcun interesse i nostri passi, diventano visibili nel fango che lentamente si scioglie , diventa acqua, scorre, bagna e lascia sognare , un nuovo anno, un nuovo mondo.
  11. Domenico De Ferraro

    UNO STRANO SOGNO D’UNA NOTTE DI NATALE

    UNO STRANO SOGNO D’UNA NOTTE DI NATALE DI : DOMENICO DE FERRARO ATTO UNICO PERSONAGGI: Giuseppe Esposito: Padre di Genny Maria Konigsberg : Moglie di Josef Gennarino Esposito: Figlio di Josef Alberto Mutus : Dottore Matto Jack Nicolaus : Babbo Natale Scena. Scocca l’ora tardi e il suono dell’orologio sulla facciata della Cattedrale emette un cupo suono. Nel bel mezzo del suo laboratorio il dottor Mutus prepara l’ultimo intruglio di sua invenzione con cui potrà conquistare l’intera città. Si tratta di una sua originale formula chimica in grado di cancellare la memoria di ogni singolo individuo per poter così manovrare a suo piacimento le persone. Alberto: Diventerò potente e ricco nessuno oserà più fermarmi . Milioni d’esseri umani saranno soggiogati alla mia volontà . Mi reputavano un pazzo. Hanno sbagliato a fare i conti. Vedranno di cosa sarò capace di fare . Governerò su tutto il mondo . Sarò il signore dei loro sogni , manovrerò ogni loro intimo desiderio represso. Prima di ogni cosa farò dimenticare loro la gioia di questo odioso Natale. Cancellerò finalmente per sempre dalla loro mente la memoria del natale. Il proposito di dover essere buoni ad ogni costo. Il composto è pronto , godo al pensiero di tanta sofferenza che andrò a disseminare tra quella villica gente . Ora non mi resta altro che distribuirlo gratis per le strade della città . Come farmaco contro l’influenza e contro ogni male che mina il corpo umano. Canticchia Come son felice di veder morire si tanta gente i tanti vecchi rompicoglioni che si credono d’essere tanti Napoleoni. Come son contento d’istillare in loro il dolce saper nulla Il non essere felice in questo odioso giorno. Natale vecchia carogna , sei in groppa alla tua renna vola, vola che cadrai nel baratro dell’incoscienza. Natale senza collare , natale in mutande. Natale che non dona pace . Natale un male che duole dove il dente duole . Natale ballando intorno all’albero senza palline. Natale dei poveretti , degli ultimi . morte al Natale , viva la Befana. Esce cosi dal suo laboratorio. Con in mano due grande scatole piene di bottigline contenente il suo diabolico intruglio. Quasi inciampa poi si riprende. Maledice il gradino . poi va per la sua strada. Stesso giorno , sera tardi. Giuseppe : Qua bisogna chiamare subito un medico Maria Il bambino ha la febbre alta . Ed anch’io ti confesso a dire il vero non mi sento tanto bene. Sarà colpa di tutto quello che ho mangiato in questi giorni. Mi sento un arancino. Uno strudel. Una cotoletta impanata pronta a friggere nell’olio di arachidi. Maria: Predi un digestivo Giuseppe: Non voglio rendere la mia vita più amara Maria: Andrai di corpo Giuseppe: Ho nel corpo molte cose Maria: Sodomie Giuseppe: Peccati e dubbi Maria: Un bel miscuglio Giuseppe: Colpa del coniglio fatto alla cacciatora Maria : Va bene . Io conosco , un bravo dottore , me la consigliato una mia cara amica. Si chiama Dottor Mutus la settimana scorsa guarda caso è riuscito a guarire l’intera sua famiglia da una terribile brutta indigestione. Giuseppe : Chiamalo subito cosa aspetti. Maria : Ho il numero del suo cellulare segnato sulla mia agenda. Compone il numero . Maria : Pronto Dottor Albert Mutus? Albert o: Si mi dica . Maria : Dottore sono l’amica della Signora Rosa Miraglia sua assistita . Me la dato lei il suo numero . Le voglio chiedere cortesemente di venire assolutamente qui a casa mia . Mio figlio ha una febbre altissima. So che lei è un bravissimo pediatra. Stà molto male m’ aiuti per favore. Alberto : Non potrei signora in questo momento sono molto occupato. Ho una delicata missione da compiere E che sarà mai Lei non può capire si tratta di una cosa seria Maria : Le pagherò tutto il tempo dell’intera visita medica non si preoccupi . Alberto : Non si tratta di denaro . Maria : La prego. Alberto: Non posso, ho da fare Maria: Se viene le faccio assaggiare le mie ciambelle alla crema Alberto: Non è per i dolci . Ho da fare le ripeto. Maria: Le faccio un massaggio Alberto: Io non voglio essere massaggiato . Guardi mi mandi un messaggio ci penserò Maria: Lo faccio subito Alberto : Va bene ritengo la saggezza una mia virtù ma sia l’ultima volta questa . Lei sottrae del tempo prezioso alle mie ricerche. Maria : L’aspetto. Alberto: A presto. Maria: Non faccia tardi Alberto: Non mi metta fretta , se no cambio idea Maria: Per carità non parlo più Alberto: Ci vediamo verso mezzogiorno Maria : Giuseppe il dottore ha accettato di venire a visitare il bambino trà poco sarà qui. Giuseppe : Bene . Aiutami a cambiargli il pigiamino è tutto sudato. Maria : Si ora t’aiuto. Intanto il Dottor Mutus continua a distribuire il suo intruglio in omaggio per le strade della città . La gente accorre a frotte. La voce si sparge in un battibaleno. Tutti corrono verso il suo banchetto dove distribuisce gratis le bottigline miracolose che guariscono da ogni male. Alberto : Che successo a quest’ ora le bottigline di sciroppo che guariscono da ogni male, distribuite in omaggio con dentro il mio composto chimico saranno su tutte le tavole della città . Tra non molto i primi effetti si manifesteranno. Che felicità soggiogare una popolazione intera ai mie voleri. Si mette a cantare : Vorria addiventà nu cunto Vorria addiventà na nuvola Vorria addiventa questa favola bella Senza natale senza pensieri con la figlia braccia Signore dei tuoi sogni Padrone del mondo intero. Ballare , cantare essere ossequiato servito e riverito. Vorria addiventà na creaturella nà canzona allegra che mi dà tanta felicità . Ah ah ah ah ah ….. Natale senza a pippa, con le pantofole ai piedi a spasso per la città Nessuno mi fermerà sono un genio malvagio io. Un orco , un essere diabolico, sono il dottor Mutus tremate gente. Tremate bambini nei vostri lettini la mia mano vi sfiorerà. Ah ah ah ah ah ……. Giuseppe : Sono passate tre ore e questo tuo medico ancora non viene. Intanto la febbre sale. Hai preparato la tisana Mara ? Maria : Scusami non so cosa mi stà capitando, sono così stressata non riesco a concentrarmi su quello che faccio. Giuseppe : A dire il vero anch’io mi sento un tantino strano. Ho dei freddi brividi lungo la schiena come sé stessi per gelare . Agghiacciato da uno strano terrore ,una strana sensazione che mi rode l’animo. Che tempo . Piove a dirotto. Purtroppo Gennarino ha bisogno d’un dottore ,non so cosa fare. Debbo uscire al più presto e andare a trovare un medico per mio figlio. Maria: Dove vai ? Giuseppe: Esco Maria: Copriti fuori , piove forte Giuseppe: Non sono Batman Maria: Lo so sei mio marito Giuseppe: Debbo trovare una soluzione Maria: Aspetta che viene il dottore Giuseppe: Son tre ore che aspettiamo gli vado incontro Maria: Va bene Apre L’armadio ( un bianco coniglio con gli occhiali inseguito da una bambina , scompaiono in un angolo oscuro) Prende l’impermeabile ed una giacca di lana. L’indossa. Giuseppe : Fa molto freddo fuori , uscire e andare a trovare questo medico che poi non conosco mi sembra un impresa impossibile . Ma sé m’arrendo è la fine. Gennarino può peggiorare da un momento all’altro ed io non so che medicine dargli. Gennarino : Papà dove vai ? Mi sento tanto male . Non lasciarmi solo. Giuseppe: Dormi piccino mio adesso viene la mamma. Io esco un attimo a fare un importatane commissione. Gennarino : Mi brucia la gola .Papà. Giuseppe : Non parlare , non sforzarti ,prova a dormire farò presto ritorno. Esce dalla camera del figlio. Rivolgendosi alla moglie: Mara esco non resisto vado a vedere che fine ha fatto questo dottore. Maria : Stai attento c’è brutto tempo. Non preoccuparti vedrai tra non molto sarà qui . Ho chiamato il medico poco fa mi ha detto che era bloccato nel traffico. Giuseppe : Tu bada al bambino io esco. Intanto Babbo Natale con la sua slitta trainate dalle sue renne solca il cielo nuvoloso. Jack : Che pioggia non riesco a vedere da un palmo di naso. Strano non vedo come tutti gli altri anni le tante luci natalizie che illuminano la città . Debbo scendere più in basso verso la terra rischiando, che il forte vento mi spinge fuori rotta . Si cala nella nebbia è atterra ignaro sull’ autostrada Giuseppe è in macchina . Percorre la strada a moderata velocità Giuseppe : Cosa è quella non è possibile ma chi è quel matto che mi viene incontro sopra a quel carro. ( Suona forte il clacson) Ehi attento scansati. Jack : Dove sono finito ? Delle luci, qualcosa mi viene contro a tutta velocità Non riesco a fermare la slitta. Attenzione per tutte le renne. Giuseppe : Ahi che botta . Jack: Cosa è successo ?ahi mi fa tanto male la testa. (Rendendosi conto dell’accaduto) Benedetto figliolo mi hai quasi ammaccato la slitta e intontito le renne. Ma dove hai presa la patente di volo? Giuseppe : Cosa dice mica volavo, io stavo andando a una velocità moderata causa la forte nebbia Mi aiuti per favore . Non c’è la faccio ad alzarmi. Jack: Subito. Per tutti i folletti sono sceso troppo in basso fino ad arrivare sulla terra. Ecco tenga beve un sorso di questo la farà sentire subito bene. Giuseppe : Ma lei ha un viso conosciuto mi ricorda tanto babbo natale Jack: Sono io babbo natale Giuseppe: Non ci posso credere Jack: E vero, caro mio , sono babbo natale Giuseppe: Deliro il mio cervello non funziona a dovere ,sarà per causa della botta Jack: Mi ha riconosciuto Giuseppe: Certo la rassomiglianza è impressionante Jack: Si sono proprio io Babbo Natale si è convinto . Josef : Mah ed io sono il Mago Merlino . Certo amico è tutto a posto .Sei Babbo Natale. (Lo scontro gli avrà provocato qualche trauma cranico) sussurra tra sé . Jack: Ma dove andava a quest’ora con questo brutto tempo ? Giuseppe : Andavo a cercare un dottore per mio figlio gravemente ammalato . Jack : Stà molto male ? Giuseppe : Si mi creda .Sono disperato. Jack: Cosa gli è successo ? Giuseppe: Non so di certo, ha la febbre molto alta. Jack: Delira Giuseppe: Si un po’ come me Jack: Sarà il ballo di san Vito Giuseppe: Ma se siamo a santo Stefano Jack: Tutte le feste sono uguali. Salga sulla mia slitta . Si sieda lì in un battibaleno troveremo il medico che cerca. Giuseppe : Ma questa sembra propria la magica slitta di babbo natale? Jack: Si fidi La slitta s’innalza in volo è sorvola la città triste , silenziosa. Giuseppe : Ma stiamo volando non ci posso credere . Jack : Mi crede adesso che sono Babbo Natale Giuseppe : Un pochino però dopo mi spiega come fa a volare . Cosa è questa una slitta volante di sua invenzione ? Jack: non crede ai suoi occhi Giuseppe: Va bene basta con commenti stupidi . Adesso l’importate è trovare il medico .Anche se trovare il dottor Mutus è come cercare un ago in un pagliaio . Jack : Non si preoccupi ci penso io , metta questi magici occhiali l’aiuteranno a trovarlo. Giuseppe: Meraviglioso riesco a vedere e sentire i pensieri della gente. Vada piano mi sembra di vederlo , vada un po’ più giù ancora , eccolo è lì in quella macchina . Il dottor Mutus . Jack: Tieniti, atterriamo . La slitta si ferma davanti la macchina del dottor Mutus Giuseppe : Dottore non abbia paura scenda dalla macchina Sono il marito della signora che ha chiamato per quel bambino ammalato. Alberto: Ah quasi dimenticavo. Come sta ? stavo giusto venendo a visitarlo Giuseppe: Ha la febbre alta dottore Alberto: Gli ha dato una tachipirina Giuseppe: No , non lo so forse mia moglie Alberto: Male . Malissimo la malattia è una regola di vita bisogna curare i dettagli. Giuseppe: Credevo che ammalarsi forse una cattiveria Alberto: La malattia è una cotoletta digerita male Giuseppe: Ecco perché stamani non mi sentivo benne Alberto : Non ci posso credere . Ma lui è ?…… Giuseppe : Si è lui, non è lui ,non lo so . Non me lo chieda vorrei capire pure io chi è per davvero forse san Nicolas, forse babbo natale, forse un pupazzo di neve travestito da babbo gelo. Ora salga sulla slitta . Presto. Alberto: Và bene. Jack : Signori tenetevi su Bianchina vai. Dopo un po’ a casa di Josef Maria : Dottore. Finalmente l’aspettavo venga il bambino stà veramente molto male . Alberto: Su signora mi dia il tempo di visitarlo e vedrà tra non molto starà subito bene. Maria : Dottore …. Alberto : Si calmi andrà tutto bene. Una bacinella d’acqua calda , una siringa , un po’ di cotone Maria: Dottore ha la febbre Alberto: Lo so si tratta di un virus . bisogna isolarlo. Maria: Povero virus Lo visita, accuratamente. Un colpo dietro la schiena, un colpo sul petto. Una tiratina d’recchie . Caccia la lingua. Fai bum. Bene mi è tutto chiaro . Adesso le prescrivo dei farmaci . Signora dica a suo marito d’ andarli subito a comprarli . Maria : Subito dottore. Rivolgendosi al marito Giuseppe devi correre subito in farmacia Gennarino ha bisogno di queste medicine per guarire. Giuseppe : Corro. Anzi volo. Jack : Vedrà signora andrà tutto bene . Siete una bella e gentile famigliola. Il bambino è forte c’è la farà senz’altro a superare questo stato febbrile. Maria : Le sue parole mi riempiono di speranza. Sa lei mi ricorda tanto. Con questa sua lunga barba bianca . Jack : Si me lo dicono tutti. Maria : Gradisce un grappino alla menta o all’arancio? Alberto: No. Grazie non bevo in servizio Jack: Dottore Alberto : Mi dica. Jack : Lei è cosciente del male che ha fatto a questa città? Alberto : Io cosa ho fatto? Jack : Non faccia il finto tono con me . So tutto di lei . Ti conosco da quando eri piccino. Ho letto le tue lettere di natale sempre con grande attenzione. Io ho impiegato l’ intera mia vita per vedere gli uomini felici in questi giorni freddi e cupi . Ho impiegato tanta fatica a portare gioia e speranza nei cuori della gente comune. . Non permetterò di certo che lei con le sue malvagie intenzioni faccia del male a tanti innocenti. Sappiamo benissimo tutti e due cosa ha fatto. Ora la prego mi dia l’antidoto lo distribuirò io di persona a chi né ha bisogno .Nessuno saprà nulla delle sue malvagie intenzioni ha la mia parola di Santa Claus. Alberto: Lei sa tutto Jack: Io ti conosco Alberto: Tu sei l’uomo vestito di rosso che scendeva sempre lungo la canna fumaria e finiva sempre per bruciacchiarsi un po’ il sedere Jack: Ti ricordi Alberto: Rammento il tuo sorriso ed i tuoi regali Inginocchio Alberto : Mi perdoni, distruggerò la formula e il composto creato te lo prometto. Non volevo fare del male , volevo cambiare il mondo ma è troppo tardi . Hai ragione è meglio che rimanga come è . Ecco l’antidoto. Jack : Ora aiuta questo bambino a guarire . Io con la mia slitta trainata dalle renne volerò casa per casa a portare l’antidoto necessario . Alberto : Fai presto potrebbe essere già troppo tardi. Jack: Volo su tetti , attraverso le nuvole , per sogni ed altri incantesimi con la mia slitta volo in ogni casa. Io giungerò in fretta. A guarire e salvare l’umanità intera. Maria : Quando ritorna Giuseppe . Sente bussare forte alla porta. Corre ad aprire. Giuseppe finalmente. Giuseppe : Dottore ho girato tutta la città . Ecco le medicine richieste. Alberto : Bene dopo queste iniezioni starà subito bene. Passa un po’ di tempo. Maria : Venite correte la città si è illuminata improvvisamente a festa . Guardate quante luci .Stelle scintillanti solcano il cielo ballano il can can .Luci intermittenti. Alberi decorati è magnifico. Stupefacente universo , quanti fuochi d’artificio . Alberto : C’è la fatta evviva . C’è la fatta. Sia ringraziato il suo santo nome. Giuseppe : Chi? dottore chi c’è la fatta? Alberto : Nulla un mio amico mi aveva promesso un piccolo miracolo per questo natale. Sa avevo perso la speranza d’essere uomo anch’io , di sentirmi , di nuovo buono come un tempo bambino . Adesso so che è tutto passato mi sento guarito rinato grazie anche a voi . Ma correte ad abbracciare vostro figlio non sentite vi stà chiamando. Giuseppe : Gennarino piccolo mio. Gennarino : Papà , Mamma. Maria : Tutto è passato piccolo mio ,non aver paura . ci sono io qui vicino a te. Giuseppe : Dottore non so come ringraziarla . Alberto : Non mi deve nulla anzi questa notte con il vostro coraggio di genitori mi avete voi insegnato tante cose che io avevo dimenticato d’essere. Buon Natale . Giuseppe e Maria : Buon Natale e Buon Anno Dottore Mutus che i molti sogni ed i molti anni trascorsi la conducono a quello che desideri essere . ( Alzano gli occhi al cielo la slitta trainata delle renne solca il cielo stellato jack sorride ,lo salutano tenendo stretto tra loro il piccolo Gennarino ) Grazie di tutto a presto. Jack : Forza Lampo su Fiocco oh oh oh oh corri , schiocca , vai. Forza Babbo appari e scompari in ogni casa ed in ogni cuore sei il dono desiderato il pacco colorato , quel mistero chiuso in noi che ha diverse forme e diversi aspetti molto simile all’ amore di questo mondo. Ho Ho Ho Buon Natale e Felice Anno nuovo a Tutti voi ……
  12. Domenico De Ferraro

    PICCOLO MIRACOLO DÌ NATALE

    PICCOLO MIRACOLO DÌ NATALE Il freddo inverno bussa forte alle porte di ogni casa che incontra ,facendo udire il suo lugubre lamento ,il trascinare delle sue catene. Attraverso pianure deserte gelando ogni cosa ,scalando montagne altissime piene di neve ove infuriano i venti e danzano gli spiriti delle terre del nord. Giungono silenziosi fino alle porte delle tristi città portando neve e gelo ,bussando ogni porta , visitando ogni luogo un tempo sfiorato dal tiepido sole primaverile. Giuseppina era una bambina dai lunghi capelli biondi che gli scendevano come una cascata sulle fragili spalle e dai grandi occhioni blu come il mare . Giuseppina detta Giusy non ha mai conosciuto il suo papà, morto tragicamente alla sua tenera età , viveva con la mamma che lavorava ai mercati generali come contabile , in una piccola casa al secondo piano di una fatiscente palazzina a tre piani in vicolo lungo e storto . Una mattina di fine dicembre Giuseppina pur essendo l’ultimo giorno di scuola non aveva nessuna intenzione d’andare a scuola , inventò a tal proposito mille scuse alla sua mamma per non andarci dicendo : mi fa male la pancia , oggi non mi sento assai bene , non ho neppure finito di fare i compiti , mamma posso rimanere qui a casa, ti prometto che sarò buona e non combinerò pasticci. Va bene Giusy mi raccomando però , non aprire la porta a nessun sconosciuto , fai i compiti ci vediamo stasera , vieni qui dammi un bacio . Oh mamma rispose lei affrettandosi a correre incontro baciandola . Ti voglio tanto bene. La mamma di lì a poco andò a lavoro lasciando Giusy da sola a casa. La neve copriva ogni cosa , un bianco coniglio sbucò fuori dalla boscaglia e sorridendo sventolando le sue enormi orecchie corse lesto sul manto di neve lasciando le fragili tracce lungo il sentiero. Un netturbino mezzo ubriaco svuotava i cassonetti ricolmi d’immondizia mentre un arzillo vecchietto se ne andava passeggiando con il suo cagnolino per strada con indosso il suo grande cappotto abbottonato fino al collo. Mancavano pochi giorni al santo natale le strade erano addobbate a festa e si vedevano tanti negozi pieni d’ogni leccornia . Molti dicono che questi sono giorni particolari la magia della natura prende il sopravvento e trasforma ogni male in bene e viceversa . Basta poco per scoprire questo particolare fenomeno , basta chiudere gli occhi dolcemente e lasciarsi condurre dalla fantasia nel mondo della fantasia. Giusy aveva un gran freddo quella mattina cosi tornò a letto e infilatosi sotto due o tre coperte al calduccio chiuse gli occhi per continuare a dormire , in questo suo dormiveglia vide apparire un ombra sottile scivolare tra le pieghe del tempo venire avanti farsi sempre più visibile. La vide scendere dolcemente dalle nuvole, un ombra quasi oscura che prendeva la forma di un strano essere che le facevano assai paura , ma nel qual tempo si sentiva terribilmente attratta a scoprire cosa fosse quella strana ombra. Intimorita Giusy ma per nulla spaventata chiuse ancora di più gli occhi e s’infilò ancora più sotto le coperte . L’ombra apparve e scomparve sui muri delle case , poi lesta la vide correre sui tetti camminare in bilico sulle tettoie con un gran sacco nero sulle spalle . Girandosi furtivo , s’infilava lungo i comignoli guardandosi attorno guardinga, vi scendeva dentro. Giusy voleva gridargli Chi sei ? ma non aveva ne forza, ne voce, per farlo si sentiva inerme ,pronta ad essere chi sa mangiata anch’ella da quella brutta ombra apparsa improvvisamente tra i suoi sogni. Giuseppina in quei istanti avrebbe voluto la sua mamma ed il suo papà vicino ,ma ella non aveva un papà come tutti i bambini di questo mondo, si sentì cosi indifesa in preda ad uno strano fenomeno .Avrebbe voluto scappare , uscire fuori dal letto,chiedere aiuto ma si sentiva sola , pietrificata dalla paura. Poi provò a guardare meglio quell’ombra che la terrorizzata è vide che aveva una precisa forma , era una figura d’un uomo grande e robusto con un berretto in testa . Non riusciva però a vedere il viso, così pensò subito ad un mostro orribile che voleva mangiarla in un sol boccone. L’uomo di spalle grande e grosso era vestito tutto di rosso ed aveva un enorme sacco sulle spalle . Camminava sui tetti, illuminati lievemente dalla luna che faceva capolino dietro le nubi. Si calava lungo i camini e scendeva , scendeva fin giù poi ritornava su tutto allegro con il suo sacco un po’ più sgonfio. Giusy pensò: forse è un mostro che mangia bambini , non voglio morire , ti prego madonnina abbi pietà di me sono così giovane . Oh se ci fosse qui la mia mamma o il mio papà gli darebbe un sacco di legnate a quell’ orribile mostro. Tutto ad un tratto sentì un rumore nella sua stanza , pensò sarà un colpo di vento o il gatto della vicina che rincorre qualche topo vagabondo. Non aveva il coraggio di cacciare fuori la testa da sotto le coperte così intimorita che sudava freddo la poverina. Senti così un altro rumore questa volta un tintinnio di campanelli che emetteva una dolce e soave melodia. Giuseppina voleva gridare ma non ebbe ne il coraggio ne la forza per farlo . Mezza morta dalla paura ,senti una leggera e calda carezza sfiorarle i lunghi soffici capelli biondi ed un senso di pace l’invase in un istante un bene profondo le sollevò subito il suo morale ed un ricordo felice la conquistò impadronendosi di lei . Così tutto ad un tratto non ebbe più paura ed ebbe anche il coraggio di uscire fuori da sotto le coperte e quasi gridando disse :chi sei ? per favore non farmi del male. Poi di nuovo impaurita rimase nascosta ancora sotto le coperte . Nel buio udii una voce amica rispondergli non aver paura , non ti faccio del male . Esci pure fuori da lì sotto , non hai niente da temere. Va bene io esco , ma tu fai il bravo e non mangiarmi in un sol boccone. AhAhAhAh rise il gigante vestito di rosso. Hai paura che ti mangio , io non mangio i bambini . Loro sono miei amici .Sono qui per sapere cosa desideri. Cosa desidero? Rispose Giuseppina. Si quali doni desideri per questo santo natale. Io non so.. disse Giuseppina un po’ turbata . Posso uscir da sotto le coperte mi prometti che non mi farai nulla di male? Promesso esci pure . Così nel sbucare da sotto le coperte vide davanti a sé un grande omone rosso di viso con una folta barba bianca un sorriso beato stampato sulle labbra . So che quest’anno sei stata particolarmente buona ,hai aiutato la mamma nei lavori di casa , ti sei comportata assai bene con tutti. Qualche bugia mi dicono i miei folletti l’hai detta ,ma non c’è nulla di male in questo sé dette a fin di bene. Beh io … disse Giuseppina. Va bene non preoccuparti disse l’omone non devi scusarti ,anch’io da piccolo ho detto qualche bugia per salvarmi dalle birichinate che combinavo. Ma tu chi sei? Disse Giusy fissando negli occhi l’omone Beh questo lo dovresti sapere, senza che io ti dica altro. Lo dovresti sentire nel tuo cuore chi sono . Sentire dentro di me , rispose Giusy meravigliata. Possibile che ti sei dimenticata di me mia piccola Giusy . Come sé in un lampo si fossero sciolti ogni dubbio Giuseppina gridò : no , non mi sono dimenticato di te come avrei potuto e piangendo scese di fretta dal letto e scalza corse a braccia aperte verso il grande omone vestito di rosso . Tu sei il mio papà ..e piangendo continuava a ripetere il mio papà Si che lo sono disse l’omone e l’abbraccio forte a sé e la bacio sulla fronte e accarezzò i suoi lunghi capelli biondi . Poi la tenne stretta a sé sul suo petto come faceva quand’era piccolina. Intanto la neve continuava a fioccare ed il freddo divenne intenso . In quell’intenso particolare momento la mamma di Giuseppina ritornò da lavoro, apri la porta di casa lentamente ed una luce immensa quasi l’accecò ,quando riuscì a vedere ogni cosa chiaramente vide la sua bimba felice con tanti regali . Cosi assai meravigliata le chiese chi gli aveva dato così tanti giocattoli . Giusy rispose Mamma guarda quanti doni me li ha portati papà ,era vestito di rosso ed aveva una lunga barba .Tra i tanti doni c’era anche un sacchetto pieno di pietre preziose per lei , un grosso anello con rubino , una collana di diamanti , un pizzico di speranza per andare avanti , un soffio di felicità , tante perle colorate, ed un assegno con tanti zeri . La mamma non ebbe il coraggio di chiedere ulteriori spiegazioni. Continuò ad abbracciare la sua bambina , una lacrima gli corse lungo il viso e tra le ombre della sera le sembrò vedere quello strano omone vestito di rosso cosi simile al suo defunto marito ,sorridergli per un attimo e dirgli sussurrando buon natale amore mio.
  13. Domenico De Ferraro

    VERSI NATI SOTTO LE STELLE DI NATALE

    VERSI NATI SOTTO LE STELLE DI NATALE La sera con le sue stelle mi ha condotto verso il cuore di questa storia di natale , racchiuso nel senso delle mie passioni , sorte in me stesso, nell’amore narrato , cantato per laidi lidi e sperdute terre . Nell’aria ho volato , pensoso sconvolto nei giorni crudeli che si aprono al mistero chiuso in me. Tutto il mio tempo è racchiuso nell’immagine che scrivo , velocemente nell’andare, incontro in ciò che dolce alla mia mente . E l’amore mi ha abbandonato sulla nuda terra di un mondo , diviso si trascende nel credo di un piacere nato dentro un alcova. Ballo dentro una baracca ove fan bella mostra sparsi per seme, centinai di preservativi colorati . Silenzioso appare il mistero delle parole , tutto diviene un caotico meretricio di storie anonime, mescolate all’ingegno del genio, della lampada di Aladino . Illuminato da un barlume di idee raminghe. Vestito di stracci, immerso in tante cose perdute. Dentro un giorno migliore si dissolve il senso delle cose in mille ricordi , timidi metri, senza tempo, precludono alla morte celebrale all’estremo tentativo di vivere una vita migliore. Fuori piove. Le strade sono illuminate. Tante stelle di natale vie sdrucciolevoli, piatte , sinistre, fisici esametri, si congiungono alle piccole luci palpitanti dietro le finestre . Luci intermittenti nelle basse case , sepolte nella loro memoria. L’acqua scivola per le strade. Giunge fino al centro. C’è chi va’ cantando la sua colpa , le sue litanie infernali. Diversi diavoli , ballano per strade, ballano nella mente della giovane fanciulla. Ed ella ha molte vite , gettate in pasto alla gente. Siede immensa dentro di se. Sedotta dal mistero di chi siamo . Poi tutto diviene un punto fermo. L’amore ti avvolge, ti stringe , ti tiene per la gola. La città si è preso la parte migliore di noi , ci ha resi anime migrante, nella gioia , della rinascita di quest’esistenza senza confini. Forme , deforme fungono da varie immagi nella propria libertà interiore. Una giovane vita. Un tenero albarello. Luccicante nel sogno di un Dio , vegliante sulla terra , nella gioia d’esistere, di essere ciò che vorremo essere. Cosi la giovane fanciulla sogna nella sua stanza, nella mente di molti uomini e in molti nomi , ella cambia forma. Tutto accoglie in se riluttante nel divenire nella genealogia di una morale familiare . Questo era il suo traguardo , giungere in un mondo incantato. La città ora dorme nelle glorie passate , nel sapore di un amore morto da tempo. Concetto, lascivo in una vecchia immagine svanita dalle mente di un giocoliere . In bilico nel suo dubbio ai lati del marciapiedi . Lancia verso il cielo decine d' anelli colorati poi sulla punta dei piedi si alza verso il cielo triste nel ricordo della sua adolescenza. Cresce , scema l’amore che passa . La morte vorrebbe bussare alla porta del cuore della giovane fanciulla di nome Esmeralda per poi svanire nella nebbia della notte. Vorrebbe essere un traguardo irraggiungibile , una bellezza senza prezzo , senza età. Ma come è dura vincere, l’illusione di essere vivi . Come è facile morire in un idea. Salire verso l’alto, credere tutto quello che sento è solo un attimo un minuscolo tentativo un’etica un tic e tac risonante imperterrito nella mia mente. Ed il mondo visto da qui e meno crudele . Piccolo ,bello sembra un bambino che piange sul latte versato, nella sua culla , nella storia delle generazioni future. Ho sempre creduto nell’amore, in quella sua sostanza che plasma la nostra vita e la rende qualcosa di meraviglioso . E natale, un mare di luci di bancarelle , di sorrisi sensuali. Di corpi maturi pronti a giacere su morbidi letti. Pronti a spalancare la gambe , nella notte oscura, profonda . E l’amore questo strano animale , continua ad abbaiare sotto casa mia. Mi rende nervoso al punto da volere salire in cielo e cantargliene quattro a quelli lassù con le loro aureole sulle teste. Blasonate carogne, angeli pellegrini, ballerine del varietà . La piazza si anima, arrivano i trapezisti, le bande musicali i cantanti cretini , con i loro ritornelli canterini . Scopro alfine di essere come loro un punto fermo nello spazio di un idea che muore lentamente nella notte. Questo mi rende santo , cosi da poter assaggiare il pane degli angeli, Ottenere il merito di essere, di esprimere la mia innocenza o la mia incapacità di riassumere un dato di fatto. Ma rimane l’amore , una virgola sospesa nell’aria come una nota stonata , si trastulla in un angolo vogliosa di mille avventure . Assetata di sesso , di speranze , di sapienza. Eccomi con il mio dolore ad ogni costo dovrò capire quale strada percorrere che mi porterà a casa o lontano dalla meraviglia del creato. Il tempo è trascorso in fretta Sarai l’ultimo a morire Ma non si può mai stare in pace Certo ogni notte, giungere fino in fondo all’universo Riassume la vita in me La speranza mi rattrista assai Sono d’accordo con te Ogni anima in pena dovrebbe, avere prenotato un posto in paradiso Li ho visto un re Io un diavolo Era senza cappello Nascondeva le corna Era rosso Lo visto triste Più rosso del sangue dei martiri Una domanda impeccabile Senza peccato Sono discreto quando faccio l’amore Non muoverti troppo Non voglio sprecare nulla Ecco lasciati andare, faccio tutto io Sono tua Godo Non ridere Ho preso una multa Sei il solito coglione Ecco, ora si ricomincia ad offendere Non voglio farti la morale ma va detto ciò che si pensa Non mi giova tanto, ridere di me stesso Fai finta di nulla Sono quello che ama sempre il prossimo Per questo sei stato preso in questa commedia Verranno i soldati La guerra porterà disgrazie Sara quello che sarà Risorgeranno i morti appesi ad un filo Saranno marionette Che bella cosa essere un poeta Non per dire , sono lusingato dall’invito Non si faccia scrupoli , pagherà quello che deve pagare Ha messo il dito nella piaga Era una ferita infetta Avresti potuto stare più attento Chi me la fatto fare ad uscire di casa a quest’ora Sono solo nel mio tempo Solo al bar a prendere un caffè C’è tanta gente per strada C’è chi dorme Chi canta Chi corre Chi vorrebbe vivere in pace Non ci sono più ostacoli Io ed cielo Sono il poeta dell’assurdo Natale una slitta trainata da renne ubriache , volano per il cielo alla ricerca di un uomo, di una donna . Le strade sono piene di gente, corrono, si baciano . Tutti fanno l’amore, tutti si stringono , si vogliono . Il senso di questa storia , risiede dentro un bicchiere di vino frizzante . Cadere fin dentro se stessi. Sono li ad abbellire il mio albero di natale, il mio cane canta una triste canzone . Il male è sempre in agguato, una donna, si spoglia delle sue preoccupazioni , supera il senso della storia , tutto si tramuta nell’ età di un tempo addietro . C'è chi gioca come il gatto , gioca con il topo. E questo viaggiare conduce a New York per poi ritornare con mille regali , con quella faccia che ha visto cosa è l’amore , un animale molto simile alla sfinge. Non hai previsto gli imprevisti del caso Ho solo voglia di dimenticare Sei stato ridotto cosi dalla malattia Il gioco non valeva la candela Ascite fore Chi bussa alla mia porta Accatateve ò mollone Signorina tenete la pettola fuori alla gonna Sei uno scostumato Lei veda di rigare diritto Questa incomprensione mi indispone E il senso di noi stessi a riassumere l’immagine Certo non girandoci intorno , potremo arrivare alla fine Il tragitto è cosi lungo Sono incompreso ,deriso Io sono un albero di natale Aprite , qui fuori fa freddo Non fate tardi Domani è natale Avete visto Gesù bambino Era insieme a Giuseppe Povera Maria che pena nel suo cuore di madre Sono d’accordo non giocherò più a carte Ecco una cosa sensata Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni Domani vado a Londra Io a Parigi E dai non piangere Mi viene spontaneo Lo sai poi le cose diventano serie Covare vendetta conduce ad una svolta Un mare in tempesta Fatevi i fatti vostri Quante è bello lo battilocchio Avete visto a Maria Io sono forestiero Tutti in fila fuori i grandi magazzini. Un signore dall’aria stralunata cerca dentro la sua vita , quello che gli rimane da vivere. lo cerca , provando a volare ad essere diverso, non è uno strano tipo , neppure molto simile ad un topo di campagna che gioca a fare il gatto . Possiede , castelli di sabbia e sogna di possedere una donna che la data a tutti tranne a lui. Non è magro , neppure tanto ridicolo. La madre lo chiamava Micio poi venne il padre adottivo, questo riaccese la guerra dentro il suo animo ferito . Si arruolò in marina all’età di vent’anni . Dopo aver girato il mondo conobbe un eschimese che schiacciava le noci con il deretano. Ed era un impresa ardua , poterlo condurre ad una sana ragione ma quello che egli sognava, si tramutava in realtà. Questo gli procurò un sacco di guai. Avrebbe voluto cambiare, essere diverso , forse un gallo , forse un cantautore . Ed era in fondo simpatico a modo suo . La storia lo condannava , lo mise su quel piedistallo di ipocrisie sociali che non ti rendono simpatico . Certo il mondo sarebbe passato sul suo cadavere per renderlo santo alla sua morte. Fatto sta che quel vivere lo condusse verso una vita meravigliosa . Nel gelido mattino quel signore stralunato divenne improvvisamente un angelo . Sono quello che sono Aprite le porte Stanno sparando le botte Fatevi sentire se non questi non vi danno lo stipendio Datemi una birra Chi paga Domani saremo in paradiso forse Ora o mai più Sono all’estremo tentativo di vivere ancora Vivo la mia vita Tutti mi dicevano sei bello ,eppur in molti mi tiravano le pietre La menzogna cova dentro la pancia della vergogna Questo è quello che uno crede Non possiamo essere tutto è nulla Certo non sarebbe bello , ma che bello saper volare Noi vogliamo credere che tutto ciò un giorno sarà vero Non con l’essere giusti che si apriranno le porte del cielo Prendimi Amami Ora o mai più Non posso sono occupato a pensare Sono scapolo Questa è una altra storia La verità , viene sempre a galla Dopo che il gallo avrà cantato tre volte mi tradirai Sono certo signore , la mia vita ti appartiene Lunga é l’arte , imparala è mettila da parte Questo lo sentita già Sogno fedifrago Io chiedo permesso Non facciamo come tutti gli anni passati Tutto a Maria e niente a Giuseppe Questa è la mia lettera di natale Io non voglio regali io voglio il trenino Io una pipa Io voglio che mi lasciate in pace Ed il treno dei miei ricordi , corre su bianche rotaie, verso il sud poi verso il nord fino al cuore di questo ricordo di natale . Un natale visto dal finestrino del treno , che diventa un unico lungo racconto, un anima sola, un lungo blues risuonante attraversa le deserte periferie. Una musica nuova sorge , cresce , nasce nella luce di una stella dentro una stalla ed io continuo a viaggiare pensoso verso la Santa Gerusalemme.
  14. Domenico De Ferraro

    VISSI D'ARTE E D'AMORI

    Vissi D'arte e D'amori Cosa feci in Perugia. Ove l’altera mole ingombrava di vasta ombra il suolo E il sol nel radiante azzurro immenso degli Abruzzi al biancheggiar lontano Folgora, e con desío d’amor piú intenso Ride a’ monti dell’Umbra e al verde piano. Ogni aspetto novella con una scossa D’antico affetto mi saluta il core, E la mia lingua per sé stessa mossa Dice a la terra e al cielo, Amore, amore Vado lungo i vichi umbri che foschi tra le gole Dell’Appennino s’amano appiattare; Da le tirrene acropoli che sole Stan su i fioriti clivi . Rimango a contemplare; Sotto le nuvole grigie con la mia ragione poetica vado lungo i stretti e ripidi vicoli illuminati dove vecchi fantasmi mi seguono nel mio narrare per rime umbre . Svolazzano nell’aria, s’incontrano nel mio verso , desto di un uomo con le sue pene, afflitto nelle sue illusione ove ogni cosa si consuma . Cerco in fondo al fiume , nell’ eco della guerra passata , nell’arma e nell’amore tutto ritorna come la notte anche il desiderio di credere . E rimango dietro lo specchio osservo , poi svanisco nella mia storia come fossi anch'io un fantasma. Questo amore mi ha preso per mano mi ha condotto verso la rocca paolina mi sono affacciato sopra un mondo di sogni e nell’immagine della vergine ho smarrito il bene del mio intelletto. La mia storia continua a stupire e a condurmi oltre questo mondo di falsi miti mi conduce nella sera fredda verso un amore caldo vicino i fatui fuochi della bellezza serafica che riscalda l’animo nei canti dei miti dei secolari inni nel corpo di un dio di pace d’amore e la morte mi accoglie sul suo seno come fosse suo figlio. E non comprendo cosa sarò andando avanti, cosa ho concluso cosa ho conosciuto , dopo aver riscaldato il mio cuore vicino alla fiamma della libertà. La sera è gelida poca gente per strada barlumi di idee culinarie , alberelli illuminati agli angoli delle strade alcune donne corrono indietro nella gioia d’essere trascendono la sorte d’essere poi tutto svanisce giunge il buffo fantasma fa buh e tutti spaventati rimangono impassibili. Anche il venditore di orecchini e il vecchio ambulante di colore ride solo sotto la bianca luna vicino ai leoni del palazzo dei priori. La sera e tenera come l’amore al formaggio come la ragione di lei che si arrampica verso il cielo come la mano tesa nell’oscurità che vorrebbe afferrare il passante distratto che corre verso casa. E questo amore sa di cioccolato caldo nelle sue varie forme e sapori il mio animo s’inebria di gioie e di passate storie. Vivo come il leone di san marco volo nel cielo mostro le unghie mostro i denti sono malato e sono innamorato di una donna . Dolce questa notte come il mio ricordo del mio tempo perduto che divenuto un sogno ad occhi aperti . Un lungo viaggio verso la maestosa chiesa dove entro ad ammirare l’immagine di un dio piccolo innocente tra le braccia di sua madre mi guarda mi tende la piccola mano . E piango come fossi un bambino. Piango per il mio tempo perduto per le mie idee, per tutto quello che ho subito , passato trascorso. Tutto è dolce tutto sa di cioccolato caldo ed il fantasma formaggino incontra il fantasma di cioccolato e fanno a botte in mezzo alla grande piazza. Si avvicinano le guardie il sindaco s’affaccia dalla finestra. Un sogno questo andare incontro ad un mondo perduto. In guardia marrano Bada come parli che tu vieni da Napoli nobili non sei Sei di pasta frolla mi sono un fantasma di rango ho nobili natali ed i miei avi dominavano mille terre e mille castelli Ho perbacco sei di sapore acido vecchio spettro dei miei stivali Ho preso un catena Avrai bucato Sono un vecchio decrepito come tu dici E certo non guardarmi in malo modo Forse hai ragione stupido mentire perfino a se stessi Ecco qualcosa funziona ancora Orsù cosa facciamo stasera Mangiamo dal Chicco salsiccia e costolette di cinghiale Che buona idea già sento l’acquolina in gola Tu non hai più sapore Sono d’accordo Senti la gente intorno Cerco no un capro espiratorio Certo non hanno nulla da perdere Una vittima da sacrificare Forse sono d’accordo con te Fido amico Vecchia ciabatta Fatti in la che passo io Sei folle fantasma Sono il signore dei signori di questo quadrante Che guardi le mie veste Hai un buco dietro il tuo saio Non e un saio e un lenzuolo Sporco e bifolco fantasma dei mie stivali con che ardire t’avvicini a me Cose da pazzi un minuto fa sembrava essere amici Mo ti sona in mezzo alla capo codesto bastone Vile rigattiere Sconcia figura scorreggia acida fatti in la Questo non me mai detto nessuna scorreggia Non innervosirti Sono di rosso di vergogna Non raccogliere le mie parole so toste e bislacche Perché il cielo non mi soccorre La luna giunge timida illumina il vicolo un gatto miagola ed una donna canta le sue pene nell’aria gelida come fosse ieri che scivolo l’acqua e fini nel vecchio pozzo. Qualcuno si lamento che questo era assai irregolare bisognava essere decisi nel compito predetto che la questione morale non e certo uno stinco di santità. Che meglio mangiare una cotoletta che andare a letto con la pancia vuota. Ma questo il padrone del pozzo conosceva bene. No si lamentava mai con nessuno tranne a volte con la moglie che un tempo era stata assai bella . E lui nel suo cuore sapeva nascondeva la terribile verità che ella gli avesse becco con il becchino del negozio difronte casa sua. Non voleva offendere la memoria del becchino che mori una notte di luna pena per mano di ignoti. E tutti sapevano anche il gatto che era emigrato da Napoli ed oggi dirigeva una colonia di gatti pronti a sterminare i topi ribelli. La guerra in città inizio per un fischio e ci fu un grido poi le bande scesero in campo. E perbacco erano tutti armati . Perfino il vecchio custode del palazzo dei priori che in vita sua aveva sempre parlato con fantasmi del palazzo avverti una strana reazione. Questo lo preoccupo un pochino poi sorride e penso che la notte il freddo gli aveva portato un fremito d’amore recondito. Un ricordo dolce come un bacio al cioccolato dato di corsa mentre la luna illuminava lo storto campanile di mattoni d’argilla . Ho sempre pensato che un giorno sarebbe ritornato che questo mio sogno fatto nel cuore dell’inverno m’avrebbe condotto oltre quella mia poca Gino e virginale esistenza ed una via di mezzo conosco per uscire dal caso clinico e nell’ordine delle cose tutto vedo e tutto e cosi chiaro. Non m’importa questi fantasmi devono essere presi Ma non s’irriti di più le può venire un boccino Un boccino del cavolo non ammetto errori sono tre ore che continuo a vedere un fantasma che fa lo stronzo con mia moglie Ma vedete forse sarà cattiva digestione Sono in preda ad una crisi di nervi M’irrita la stupidita Mi le lecco le ferite Sono il re della strada Io sono un giocoliere Siamo fritti entrambi Diveniamo amici Non posso ammettere di essere preso per i fondelli Ma una coccolata la beva Non voglio uscire fuori fa troppo freddo Ho un idea buttiamo da basso il masso Il grasso Il sesso Non cessi mai di stupirmi Sono furbo Sei una maschera tragica Sono qui per servire Sei tutto quello che ho sognato Ho perso il conto sono in mezzo alla strada vendo palline colorate vendo bomboniere pupazzi di carta pesta. Piccoli presepi pastori di terracotta per portare un sogno dentro le case e d eccomi con i miei fantasmi che continuano a litigare . Che mi tirano la giacca mi fanno dispetti . E sono nel sogno della luna piena sono sotto un masso sono il ranocchio che saletta la per strada gracchia la sua canzone come bracco ecco i miei gioielli. Ecco la mia follia un forma fatta ad immagine di un mondo dimenticato . Fa freddo non conosco nessuno tranne il vecchio venditore ambulante di colore che continua a sorridere senza un re che. Ed io sono qui che passo e vorrei vendere i miei presepi e abbandonare i miei fantasmi a qualche persona seria. Ma chi potrebbe mai prendersi due fantasmi litigiosi. Fa freddo certo come un idea al formaggio come un idea al cioccolato. Cammino affondo i piedi nella neve affondo il mio andare la mia libertà non ha prezzo . E una bellezza che alza il tiro si perde nel cielo. Ecco cosa dovrò fare finta di nulla poi come se fossi una persona uguale a tutti gli altri legare i miei ricordi ad un masso . Senza sesso aspettare che passio questo altro anno. Bene siamo tutti qui Lo puoi dire forte ci tratti male Io non voglio offendere nessuno ma sono il superiore quello che comanda la baracca Sei un mangiafuoco Tu un pinocchio dispettoso e al quanto pidocchioso Sono quello che ti da mangiare Hai ragione la logica non i minuti contati Fatevi sotto Sei tutto un nulla Sono alla stazione in attesa di prendere il treno Torneremo a casa Sia fatta la volontà del cielo Non guardare il gatto Il fantasma scappa La cioccolata Ecco la irritata e fatta adesso come faremo a tornare a ca Sono ore che ve lo dico di stare calmi Non voglio diventare una statua Una medaglia lo sempre sognata Che bella quella tavola calda Che dolce profumo che sparge nell’aria Sono in mezzo al corso principale Non spingete Signore si alzi i pantaloni Va bene faccio quello che dice lei Dove corre con questo cuore Ho perso il conto Sono senza testa C’è una festa dove dimmi Dalla signora bianchini Oh quello che speravo Il buon dio ha esaudito le mie preghiere Che notte sparano le botte Si vende maiale cotto Il padrone e ubriaco Tutti in piazza Anche i pazzi Sopratutto quelli Chi e scalzo Chi senza denari La morte balla e bella non vuole far male a nessuno Forse l’incomprensione e un interrogativo serio Circuisce le speranza Spezzala membrana Ogni domanda e vana Senza mutande Si sta bene anche cosi Ascolta la tua coscienza Tu lasciala stare la donna altrui Sono pazzi o sono il mezzo per esserlo Sei un fantasma da quattro soldi E una ridicola commedia Meglio non rispondere Sei di Napoli ritorna al tuo paese Non fate ridere Aprite la scena Scenda il re e la regina La porta è aperta chiudila subito entra il freddo della sera Sono qui alla porta per chiedere spiegazioni in merito Sono un fantasma sa signora Non sembra proprio sa car mi sembra più vivo di mio marito Ecco io ho fatto un corso accelerato a Catanzaro di dizione Ecco cosa ci sarebbe voluto a mio marito un accelerazione Certo il cervello sa volare Ha le ali anche lei Certo che fantasma sarei Non voglio legarla alla mia stupidita Sono estasiato Sono addolorata Mi metta un mano in tasca Per carità lei mi addirà mi turba non mi porta dietro a quel vicolo Era quello che avevo pensato peccato che sono un fantasma Se avrei saputo che fosse successo tutto ciò avrei chiesto più giorni di ferie in America chi sa come se la sono presa . La sera e giunta calda fredda nel mio cuore di viandante con la mia chitarra corro nel vento corro nel cielo n attraverso la dolcezza di un sogno di un immagine piccola fatta di molte vite che si muove mi conduce nella casa comunale poi dal sindaco che assistito alla turpe scena. Ed i mie fantasmi continuano a litigare . Legati alle mie parole alla mia storia fatta di canti e santi , tutto e cosi ridicolo come la logistica che ha partorito questo lungo racconto . Tra il cielo e la terra vedrò la fantasia farsi figlia dei sogni di migliori di persone nazioni elevarsi in un solo grido in un sola o e come questo canto e in questo racconto raccolto per strada. Ecco il mio amore la mia dolce esistenza una via di mezzo che attraversa l’inferno che mi porterà un giorno in paradiso a sorridere di me stesso.
  15. Domenico De Ferraro

    CANTO AD ASSISI

    CANTO AD ASSISI Attraverso Assisi mi sono perso nel mio canto con l’ali attaccate dietro la schiena in una mesta verità . Saltello nell’antro di un convento, eremita annego nel mio sognare ad occhi aperti . Oh la morte mi ha seguito e mi ha condotto per mano verso l’ossesso del mio tempo , trascorso nel caso insolito nel generare la forma che avulsa permane si perde nell’ora meno propizia. Fui solo all’inizio di un viaggio per rime, fermo sulle sponde di un lago ove i morti con l’ali , svolazzano, impazzano fanno finta di nulla . Tutto è reale come il carpo della ragione , come la morte a cavallo in una notte feconda come le varie risposte date , senza senso a questo vivere bislacco. E cerco nel mio dire per miti e dilemmi un armonia sagace, condita con sale, pepe, sugo di salsiccia poi rosolata sulla brace ardente . La mente si perde in luoghi remoti nelle memorie , assopite nel senso di ciò che sono divenuto. E non credo sia giusto dover tanto soffrire ancora, pensare d’essere la giusta soluzione ad un amore banale. Son venticinque mi dice mia moglie . Venticinque anni di matrimonio un mare piatto ove spesso sono annegato nella monotonia ,montagne di poesie . Tanti racconti , rime bislacche , incomprensioni epifaniche . E pure l’amore mi tenta ancora, mi tiene per mano . Io più vecchio come l’orologio a cucù che segna l’ora raminga , nella pia ragione. Io vivo e rinasco , cresco nel senso di essere un drago dalle nove teste. E continuo a combattere i miei mostri nati dalle mie paure. La bellezza antica è una sfinge, divora il dubbio in sé , lo cela nella sacca uterina , morente eremita , figlia dell’illecita lussuria. Travasata del caso clinico, tutto risolve, tutto giustifica come il superbo esibirsi nel teatro antico . Come Pulcinella sono chiamato a pagare le tasse . In un giorno di festa . Andai oltre questo mio dire , nei secoli passati Andai attraverso l’amore navigando nel mare della vergogna come una carogna nell’ardore generante un senso interiore. Tutto m’inquieta come la pazzia , l'ebbrezza lo stare a tre passi da mio domani . Ed ogni cosa scorre , mi trasporta nella follia della razionalità. Non so se tutto e l’incontrario di questa vita mia, quali considerazioni plausibili , debba inventarmi ancora per essere felice. La sera è dolce . Le strade sono leggermente illuminate. Luccicano nel cuore degli uomini . Palpitano nel corpo di questo tenero globale natale . Siamo quasi a natale. La slitta di babbo natale parcheggiata fuori al bar. Alcuni babbi natali , bevono , scolano bottiglie di vino per dimenticare un amore ballerino rosso , verde figlio della loro malinconia. Cosi quando saremo sotto un cielo stellato su di un presepe ideale. Io sarò ad un passo dall'amore coniugale. E sono venticinque anni . Passati nel bene e nel male , con il frutto di questo amore , io vivo felice e mi seggo nel cuore della notte , luccico come una lampadina rossa fuori una grotta. E la mucca suona la chitarra mentre l’asino canta la sua canzone. Un triste blues , risuona nell’aria fredda di dicembre ,lungo il cammino di un fratello giunto da Gerusalemme. Con ardore regalo il mio mondo, ed il giudizio di un dio morto per amore . Sono passati tanti anni , quanta acqua è passata sotto questo ponte Tutto il male , elevato all’ennesima potenza, all’azione giusta o ingiusta io vivo la mia vita . E sono questo ed altro , sono l’asino e la mucca , sono il pargolo nella mangiatoia. Sono Maria e Giuseppe sono la rinascita . II natale che verrà, sono i tanti natali passati. E l’amore mi ha condotto sul monte delle pie illusione, nella pietà e nella carità. In groppa ad cammello per terre desolate , attraverso deserti pragmatici , esilaranti , estremi tentativi di vivere una vita aldilà del bene e del male. Elevandomi dalla morte nell'ore meno dure io canto. Alzare il calice non ha significato, forma inferiore a questo soffrire . Rido ed oltre vado , narrando la mia triste storia. Venticinque anni , tanti ricordi , tante viti, tante morte divenute un unica morte ,un solo corpo, una sola vita. Tutto scorre, nell’ignaro essere , io e voi , io e tu , figlio e padre dello stesso padre celeste. Quando ho provato a volare ho sorriso a me stesso, quando ho compreso il mio morire nell’amore , ho compreso il tutto la forma della vita nella programmata estetica , cheta figlia della logica di mezzo. Ed ho annunciato il mio amore al mondo intero la mia voglia di credere . Ho professato il falso ed il bene , per un umanità redenta. Io sono qui dopo venticinque insieme alla mia compagna di vita insieme ai mie figli , insieme al mio cane nella notte tenera di un natale con l’ali spiegate nel cielo d’assisi. Fermo sul davanzale nella bella canzone che canterò al mondo intero. Quando tutto sarà finito. Ripercorrerò il mio tragitto , la mia genealogia, la logica insita nel peccato commesso. Sono incapace di odiare, di dire, il dato è tratto. Il fiume trasporta tanti corpi decomposti , li conduce verso il mare delle comuni memorie. E l’amore ricorda ha due teste e tre piedi sa camminare all’indietro. Prego dentro una grotta , con le mani giunte nel peccato. Ed sangue innocente bagna la notte in cui viviamo l’amore consumato in fretta. Sono felice di essere giunto qui ai piedi di una croce lignea . Ai piedi tuoi santo tra i santi canto il l’amore provato . Frutto di un piccolo albero appassito dentro un vaso di terracotta E vedrò il mio amore volare nel cielo d’assisi Starò a guardarti mentre parli con i morti Sei un fesso non sai cosa significa amare Credevo di dover bere un solo bicchiere di vino E bello vivere alla giornata Sono tornato dall’Egitto Hai fatto un bel giro Certo tutto a piedi Ho viaggiato tanto per ritornare a vivere Io la gioia lo vista cadere dal cielo Eravamo d’accordo che ci saremmo incontrati Ero certo delle tue idee Non farmi pentire di quello che ti ho detto Non facciamo i bigotti Domani compro un scatola di biscotti Che grazioso Non aprire le tendine Sono fuori al balcone Assisi illuminata Sono ad un passo dal cadere Io ad entrare in paradiso Non chiudete quella porta Fate presto o sarà troppo tardi Bello , chi lo ha detto Non era nei miei programmi An vedi come è gaio Sa il fatto suo Quanto s’impegna fa le cose serie Siamo fatti di carne ed ossa Chi è senza peccato, scagli la prima pietra Gigetto per favore non tirare la coda al gatto.
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