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Andrea Mucciolo

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    http://www.andreamucciolo.com/

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  • Provenienza
    Roma
  • Interessi
    Web, scrittura, lettura, musica inglese anni '80.

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  1. Andrea Mucciolo

    Eracle Edizioni

    Mi sembra opportuno portare la mia diretta e personale testimonianza : a novembre esce con loro il mio nuovo romanzo. Sono stato da loro, in sede, a Napoli: li ho trovati molto organizzati e professionali. Mi hanno risposto dopo tre mesi dall'invio dell'opera, con una scheda molto dettagliata, dalla quale si evinceva una lettura molto profonda. La pubblicazione non prevede alcun tipo di contributo o acquisto di copie. Hanno una distribuzione nazionale e sono presenti anche nelle Feltrinelli. La casa editrice è ancora piccola, ovviamente, ma esiste da un anno appena. Dico soltanto che la cosa fondamentale è trovare una sinergia con il proprio editore, una collaborazione che dia i suoi frutti sia umanamente che professionalmente. Mi sono trovato molto bene al colloquio, con il direttore editoriale e due collaboratori. Ovviamente, queste sono le mie impressioni personali, ognuno avrà ovviamente le proprie lecite opinioni Grazie Andrea
  2. Andrea Mucciolo

    Tenerezza

    Accidenti: ma in quale lingua ho scritto? scusa, ma il mio commento era sincero, non polemico. Ho detto: " è giusto tentare di "smontare" una storia, per verificare se le sue basi siano solide e meno" non ho detto che la mia storia avesse delle basi solide; non ho detto che questo mi avesse dato fastidio, al contario. Ho semplicemente affermato come fosse giusto, a prescindere, contestare una storia e osservare le repliche di chi l'ha scritta. Non vedo come si possa equivocare dopo questa mia affermazione.
  3. Andrea Mucciolo

    Provocazione: editori di se stessi

    Continuo a non capire la formulazione della frase :? Correggimi se sbaglio, in sostanza stai dicendo che Malabaila ha scelto di pubblicare con un altro editore e non con Las Vegas perché temeva un conflitto di interessi? Quindi ha pubblicato? Esatto, a me la frase pare chiarissima :? come dire: io non sto qui perché non avevo nulla di meglio da fare, ma perché apprezzo questo forum.
  4. Andrea Mucciolo

    Provocazione: editori di se stessi

    "è sempre meglio" chi è che lo ha deciso? Io ripongo ugualmente poca fiducia in qualasiasi scritto che non sia stato "selezionato". Se tuo zio ha una casa editrice e ti pubblica perchè sei suo nipote ai miei occhi non sei diverso da chi si autopubblica o paga per farlo. Sempre che il tuo romanzo sarò diffidente dall'acquistarl ose prima non ne leggo qualche pagina. Ma tu mica lo sai che l'editore sono io, posso intestare tutto a mia madre, e tu cosa ne sai? inoltre, mi pare evidente che dia più fiducia una casa editrice che un POD, non lo dico io.
  5. Andrea Mucciolo

    Provocazione: editori di se stessi

    Che vuol dire? Non ha scelto di pubblicare con un'altra casa editrice significa che non ha pubblicato né con Las Vegas, né con un altro editore? Poi però parli di conflitto di interessi... sono confusa. Volevo dire che lo stesso Malabaila ha detto che ha pubblicato con un'altra casa editrice per queste ragioni, cioè: lui non ha pubblicato con un altro editore perché non credeva nella sua casa editrice, ma per le ragioni esposte.
  6. Andrea Mucciolo

    Provocazione: editori di se stessi

    La differenza sta nel fatto che è sempre meglio, agli occhi di tutti quanti, essere pubblicati da una casa editrice, piuttosto che da un POD. Inoltre, la tua casa editrice potrebbe comunque trovare un piccolo distributore e, ovviamente, tu daresti tutte le risorse al tuo libro. Le agenzie di book on demand ovviamente non faranno nulla e come autore nessun distributore accetterebbe il tuo libro.
  7. Andrea Mucciolo

    Provocazione: editori di se stessi

    Ecco il punto: c'è chi i soldi li ha e fa questo per non venir bollato come autore a pagamento. La tua casa editrice, per quanto piccola e misera, sarebbe "pulita" come lo stesso autore/editore. Tu giustamente parli di spese e tasse: ma c'è chi è abbastanza egocentrico e megalomane da credere che riuscirà a rifarsi senza problemi. Infatti il mio non è un ragionamento che punta sul fattore pratico e materiale, ma soltanto su quello per così dire "etico". E comunque, come detto, potrei pubblicare anche altri autori, ma rimane il fatto che se si condanna come autore di poco valore chi ricorre alla EAP, andrebbe riservato lo stesso trattamente agli editori che pubblicano i loro libri. Andrea Malabaila, editore di Las Vegas Edizioni, ha dichiarato, in un'intervista, che lui non ha scelto di pubblicare il suo romanzo con un'altra casa editrice perché non credeva nella propria impresa editoriale, ma proprio per le ragioni che ho esposto io, ossia, che il suo giudizio non sarebbe stato imparziale, per l'evidente conflitto di interessi.
  8. Andrea Mucciolo

    Provocazione: editori di se stessi

    Tenete presente che non c'è da discutere l'evidente discorso economico, ma soltanto le implicazioni morali. Come detto è chiaro che l'editoria a pagamento sia spesso una truffa, ma altrettanto spesso sono gli autori ad essere denigrati per aver pubblicato a pagamento. Ora, la domanda è questa: io domani do tremila euro a un editore a pagamento. Sarei visto in un certo modo totalmente negativo, ovviamente. Invece: se fondassi la "Mucciolo editore", pubblicando la mia opera (sulla quale concentrerei tutti i miei sforzi) e altre due/tre opere di altri autori (senza contributo) solo per fare da cornice al tutto e rendere credibile l'immagine della casa editrice, come dovrei essere considerato? cosa ho fatto? un book on demand? una pubblicazione a pagamento mascherata? perché dovrei essere migliore di un autore che dà tremila euro a un editore? qui intendo parlare dell'argomento dal punto di vista degli autori, non degli editori a pagamento, sui quali abbiamo già espresso un giudizio (negativo).
  9. Andrea Mucciolo

    Provocazione: editori di se stessi

    PROVOCAZIONE Salve, pubblicare a pagamento viene considerato disdicevole, di poco o nullo valore. Idem per l'autopubblicazione. Va bene. Dunque vi chiedo: è lecito, secondo voi, fondare una casa editrice? direi proprio di sì, ovvio. Allora: qual è la differenza tra l'andare da un editore, dargli mille euro e farsi pubblicare il proprio libro, e il fondare una casa editrice con il solo e preciso scopo di pubblicare una propria opera? oppure fondarla anche per pubblicare altri autori ma dando comunque una priorità alle proprie opere e a quelle di amici (senza far pagare quest'ultimi). Tutti dicono: un editore a pagamento pubblica di tutto, basta che lo paghi. Certo, e se io fondassi una casa editrice, cosa farei, non pubblicherei la mia opera? Voi direte: se tu stesso diventi editore, sei "autorizzato" a pubblicare ciò che vuoi, certo. Ah, ecco. Allora: si è giustificati solo se si diventa editori a pagamento di se stessi? o no? eh, sì, perché di questo si tratterebbe: se io aprissi una casa editrice con il solo scopo di pubblicare una mia opera, sarei un editore a pagamento di me stesso. Non c'è nulla da fare: proprio questo diventerei. Quindi, vi domando: qual è la differenza, a questo punto, secondo voi? ripeto, non diventerei un editore a tempo pieno, tuttavia, fonderei una casa editrice in piena regola per dare alle stampe un mio testo. Qualcuno dirà: sì, ma terrai tutto il guadagno per te. Certo, ma poniamo il caso io trovassi un editore a pagamento che mi chiedesse mille euro ed oltre, ma che successivamente mi lasciasse tutto il guadagno sulle copie vendute (tanto lui avrà già guadagnato dalla semplice stampa, ovvio), un guadagno tale che mi consentirebbe di rientrare di tutte le spese sostenute? oppure che mi chiedesse soltanto una piccola somma iniziale e poi, qualora il libro venisse richiesto, proseguirebbe a stampare a proprie spese? Parlando di un discorso "etico", come la mettiamo? Avevate mai riflettuto su questo? si parla sempre di 3 possibilità: pubblicare senza contributo; pubblicare a pagamento; autopubblicazione con il print on demand. Ma c'è questa quarta possibilità: pubblicare fondando una propria casa editrice (ovvio, il successo rimane sempre ben lontano, sia chiaro questo...) Ora, cosa sostengono i detrattori (tra i quali ci sono anch'io, ovvio) dell'editoria a pagamento? che se paghi per pubblicare, non saprai mai se la tua opera vale realmente qualcosa. Bene. Tuttavia, come mai nessuno si mette a sindacare le pubblicazioni di tanti editori free i quali, come prima "mossa" successiva alla fondazione della loro casa editrice, pubblicano una loro opera? ce ne sono tanti. Sono molti gli editori che inaugurano la loro casa editrice pubblicando un proprio libro. Quindi, non pagano forse per pubblicare la loro opera? certo. La sottopongono al giudizio di qualcuno? no, nessuno, eccetto "forse" il loro. Guardate, non è affatto complicato né eccessivamente oneroso (rispetto soprattutto a tante altre attività) fondare una casa editrice solo per pubblicare un proprio libro, anche perché si può fare questo tramite l'apertura di un'associazione culturale, con ulteriori sgravi fiscali. I problemi di visibilità, vendite e distribuzione saranno presenti comunque. La spesa maggiore sarà appunto solo quella per stampare il libro, senza tra l'altro essere derubati da editori a pagamento senza scrupoli. Certo, ci saranno altre spese: camera di commercio, commercialista, richieste dei codici ISBN, ma se pensate che ci sono persone che pagano anche tremila euro e più per pubblicare, queste spese non vi sembreranno poi tanto esorbitanti. Diventa complesso se si desidera pubblicare altre opere. Quindi, se domani dessi mille euro a un editore, verrei tacciato di "immoralità" per aver contribuito ad alimentare un mercato scadente, ma se la stessa opera (magari mediocre) me la pubblicassi fondando una mia casa editrice, nessuno avrebbe da ridere? anzi, sarei considerato "fico" poiché sarei diventato un editore? e se poi vendessi appena 50 copie, di cosa dovrei/potrei mai "vantarmi"'? Mah, credo qui ci sia una leggera ventata di ipocrisia benpensante. Se è sbagliato pubblicare a pagamento per pure ragioni "ideologiche", allora dovrebbe esserlo anche l'aggirare tutto ciò con questo trucco, ossia pubblicare il proprio libro da editori. Se devo investire il mio denaro, perché non posso decidere come meglio credo? perché diventa "immorale" darlo ad un altro editore, ma non lo è più se lo spendo io direttamente? altrimenti, dovremmo affermare che non è giusto (in nessun caso) che un editore pubblichi la propria opera con la sua stessa casa editrice. Discorso di coerenza, o no? Scusate per la provocazione, buona giornata. P.S. come detto, questa è per buona parte una PROVOCAZIONE, tenetelo presente nelle vostre eventuali risposte. Non è assolutamente una giustificazione dell'editoria a pagamento sotto la sua veste più subdola e truffaldina. Andrea Mucciolo
  10. Andrea Mucciolo

    Tenerezza

    Chiamando lo specialista di turno. O se non c'è, chiedendo il TSO, o segnalando ai servizi sociali. Non è questione di vergogna, è questione di non fare il proprio dovere. Se la questione della perdita del bambolotto si può leggere come hai detto tu (avevo pensato così in effetti) questa parte è invece un po' debole La tua è giustamente una motivazione di come dovrebbero essersi comportati i medici, guardando il tutto in maniera razionale. Ma io racconto l'irrazionale, un singolo evento, come un po' quasi tutte le storie. Lo specialista di turno poteva anche essere assente, finto malato e quanto altro vuoi, (siamo in Italia, non è difficole credere ad episodi di grave malasanità: non è inverosimile che ad una persona operino l'occhio sano in luogo di quello malato? sì, lo è, ma non è un racconto, ma un fatto realmente accaduto, come tutti sanno) mentre il TSO si applica in casi gravi, quando il soggetto presenta dei rischi per se stesso e per la comunità e comunque si necessita della approvazione del sindaco. Questa donna non ne necessita e in effetti diventa isterisca solo per pochi istanti, quando i medici non fanno nulla. L'atteggiamento precedente è comprensibile e prevedibile in ogni madre che si rispetti, di fronte ad un caso simile. Grazie comunque per il confronto costruttivo, è giusto tentare di "smontare" una storia, per verificare se le sue basi siano solide e meno.
  11. Andrea Mucciolo

    Tenerezza

    Io direi che si può scrivere tutto quello che ci pare, errori grammaticali compresi, se ha senso e se ci si capisce col lettore. Quel discernere, personalmente, mi ha portato per altra strada, facendomi credere che si vedesse bene. Ronin, invece, ha capito diversamente. Ciò non toglie che non capisco il riferimento a Dante: con tutto il dovuto rispetto, prendere a esempio la commedia del '300 per scrivere di una situazione odierna non è detto che funzioni solo perché l'esempio è autorevole. Ovviamente, questa è solo la mia idea. Il mio link era solo per dimostrare (potevo anch'io essermi sbagliato, ci macherebbe, infatti ho voluto fare una ricerca) che l'accostamento dei due termini "discernere appena" fosse corretto. La lingua certamente è evoluta, ma di certo Dante non metteva accostamenti errati o incomprensibili. "Discernere appena", ossia, avere per poco, per un "soffio" la possibilità di vedere qualcosa in maniera nidita, quindi la vedi bene, ma al tempo stesso questo avviene in una condizione di difficoltà. Comunque hai sollevato una questione interessante, ammetto che i due termini sembrano quasi annullarsi, forse si tratta di quelle parole che nell'uso comunque hanno avuto una loro evoluzione rispetto a ciò che il vocabolario afferma.
  12. Andrea Mucciolo

    Tenerezza

    Sarebbe stato fin troppo banale e scontato, capisco il vostro dubbio e spiego la mia scelta: si pensa alle "pazze" (scusate il termine, la donna è ovviamente malata di schizofrenia) come a delle donne dall'aspetto orrendo e stravolto, delle "poveracce", mentre io volevo dare l'idea di una donna non solo normale, ma che avesse avuto anche la fortuna di essere bella. Parlando da uomo, anche in un viso angosciato si può scorgere la sensualità di una donna. Non è bello fare ciò, ma è un sentimento spontaneo. Il medico non ha il coraggio, infatti esce a testa bassa vergognandosi di ciò. Del resto: come potrebbero dei medici di pronto soccorso perdere tempo dietro a un fatto simile, avendo magari altri pazienti gravi ai quali prestare soccorso? Una donna in quello stato, può fare di tutto. L'alienazione mentale di uno schizofrenico porta al totale distaccamento dalla realtà e a una sua conseguente deformazione. Ammetto che il mio sia stato un espediente narrativo, ma lo trovo comunque coerente e azzeccato. Capisco il tuo dubbio, spero solo che il finale a sorpresa abbia compensato le tue comunque giuste perplessità. Quando mi dici che pensavi il bambino fosse morto, ebbene, quella era proprio la mia intenzione, ossia portare il lettore a credere questo, infatti un caso del genere può essere frequente, e spiegherebbe l'atteggiamento dei medici. Grazie per aver colto questa sfumatura. Aggiungo questo: di episodi di malasanità ne abbiamo molti in questo paese, basti pensare alla bambina di colore che in un ospedale del Nord si è vista rifiutare le cure perché non in possesso della tessera sanitaria. Anche nella realtà si è perso ogni senso del razionale. Grazie per il tuo commento, trovo le tue osservazioni sempre molto acute e precise.
  13. Andrea Mucciolo

    Tenerezza

    Direi che invece si può scrivere benissimo, è corretto da ogni punto di vista, ti posto un esempio non autorevole, :mrgreen: lo trovi a questo link: http://books.google.it/books?id=nXETuVJ ... le&f=false Comunque grazie per aver letto e commentato
  14. Andrea Mucciolo

    Tenerezza

    No, perché sono aiutanti/assistenti magari chiamati dal medico di guardia come aiuto in un caso ritenuto grave, non ci vedo nulla di contraddittorio. Grazie per aver letto e commentato
  15. Andrea Mucciolo

    Tenerezza

    Se non avessi scritto questo, sarebbe apparso inverosimile che nessuno se ne fosse accorto.
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