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cheguevara

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  • Compleanno 06/05/1944

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    oltre a leggere e scrivere libri, sto in famiglia, coltivo un piccolo orto e mi occupo del mio cane

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  1. cheguevara

    Articolo sulla situazione attuale dell'editoria italiana

    Io mi fermo al primo obiettivo, che considero teoricamente raggiungibile dopo averne letto tanti, di best-seller: alcuni mi hanno fatto piangere di invidia per le (per me) ineguagliabili capacità scrittorie dell'autore, altri mi hanno fatto incazzare per la loro mediocre banalità, quindi penso di scrivere peggio di alcuni e meglio di altri. L'aspirazione al Nobel la lascio a gente molto più colta e meritevole. Scherzi a parte, condivido per molti aspetti l'articolo citato, anche se mi mancano le certezze manifestate dall'autore in merito ai mali che affliggono editori, scrittori e lettori: gli aspetti da considerare sono tali e tanti, che al riguardo si può opinare tutto e il contrario di tutto, come spesso accade nel nostro vivere quotidiano.
  2. cheguevara

    If you don’t ask, you don’t get

    Parole sante, dette da un giovane di quarantuno anni (mi pare di ricordare), che pensa di essere già troppo vecchio per i canoni imposti dal mercato. Forse le cose non stanno così al cento per cento, ma in una percentuale che ci si avvicina parecchio. E' comunque un piacere avere notizia di una giovane determinata a spendere ogni energia per realizzare l'obiettivo di diventare scrittrice professionista, ora così vicina alla meta. L'augurio di un over 75 con parrucca e dentiera è quello di superare agilmente gli ultimi ostacoli che si frappongono al successo finale. Invidio la condizione in cui ti trovi ora, Miwalolita: l'aspettativa. Godi fanciullo mio / stato soave, stagion lieta è codesta, / ma la tua festa / ch'anco tardi a venir, non ti sia grave!
  3. cheguevara

    Agenzia Letteraria VS Presentazione diretta

    Secondo me le opzioni sono due: o sei stata particolarmente fortunata, o hai avuto la capacità di creare un testo particolarmente valido, al punto da creare certezze di guadagno per l'agenzia. Per quanto mi riguarda, ho esaminato e contattato parecchie agenzie allo scopo di ottenere una rappresentanza remunerata da una percentuale sulle royalties, senza risultato: tutti mi hanno proposto servizi di editing a pagamento e poi, per la pubblicazione, si vedrà. Non credo di aver scritto capolavori, ma sto per pubblicare qualcosa con una nuova CE contattata direttamente, piccola ma seria: seria nel senso che fino ad oggi, in meno di un anno di attività, ha pubblicato pochissimi testi, ed io ho imparato a mie spese che chi, con investimenti inconsistenti, pubblica centinaia di titoli l'anno, mira soltanto a spremere il limone costituito dagli aspiranti scrittori, che sono tantissimi e disposti a tutto pur di mostrare ad amici e parenti una copertina col proprio nome stampato sopra o sotto il titolo di un'opera, a prescindere.
  4. cheguevara

    Nubi

    Caro Azzurro Goodlife, i consigli che hai avuto fin qui sono tutti validi, perché dettati dall'esperienza. Voglio solo aggiungere qualcosa, nell'intento di risparmiarti inutili (quindi, dannosi) esborsi di danaro, oppure pubblicazioni apparentemente "a gratis", ma di fatto onerose e, per giunta, capaci di bruciare il libro. Agenzie o editor: tieni presente che il danaro speso per far valutare il tuo testo da un'agenzia non è garanzia di pubblicazione. La maggior parte delle agenzie punterà a venderti servizi, quindi dopo la valutazione, che spesso già rappresenta un costo base, ti si consiglierà, probabilmente, un editing tutt'altro che gratuito; per la pubblicazione, nessuno potrà garantirti nulla. Case editrici free: ne esistono migliaia, ma quelle serie sono poche. Molte piccole case editrici non fanno selezione, né editing, e spesso neanche correzione di bozze. Accettano di tutto, pubblicano centinaia di titoli l'anno contando sulle poche copie acquistate dall'autore e suoi parenti e amici. Pubblicare con una di queste significa solo bruciare l'opera che, risultando ormai edita, diventa poco appetibile per altri editori. Su questo forum, con un po' di pazienza, troverai tutto quello che serve per avere un quadro della situazione: quello degli esordienti è un mercato difficile perché loro stessi, non le loro opere, rappresentano un business per tutti gli addetti di pochi scrupoli. Non avere fretta, valuta bene tutto prima di impegnarti contrattualmente con qualcuno e, naturalmente, auguri!
  5. Lo spero anche per me, a maggior ragione.
  6. cheguevara

    Età media degli esordienti

    Sono d'accordo con te, che pure sei più giovane dei miei nipoti (no, non sono zio, ma nonno, purtroppo). Problema: tra il sentirsi pronti per esordire e l'esordio vero e proprio, c'è di mezzo una cosa che chiamasi Casa Editrice, e non è un ostacolo di poco conto. A meno che non si vada sul self-publishing, su cui i pareri sono discordi e che, comunque, non è il tema di questa discussione.
  7. Allora ti stai veramente cheguevarizzando! Che ci vuoi fare, fratello, il mondo gira così da migliaia di anni e chiunque abbia tentato di cambiarlo ci si è rotto le corna. Non è giusto, ma è il mondo - soprattutto adesso che è globalizzato - a non essere giusto. E la chiudo qui, cosciente di essere andato OT.
  8. Le medie spesso si comportano come le grandi. Le piccole, quando non prendono tutto quello che arriva ( tanto l'importante è pubblicare, a prescindere), difficilmente fanno un editing superiore alla correzione di bozze (quando lo fanno).
  9. Credo che uno possa vivere isolato dal mondo, magari non proprio per tutta la vita, magari per scelta, a un certo punto del percorso, magari perché le relazioni umane di un certo tipo gli sono venute a noia o lo hanno deluso. Magari è proprio per questo che gli viene in mente di scrivere un libro. Che ne dici?
  10. Mi sembra cosa buona e giusta. Il problema, emerso anche in altre discussioni, pare che sia che, a parte poche eccezioni, le CE i testi pervenuti spontaneamente, non presentati da agenzie o da editor introdotti, neanche li leggono. Se poi la gente racconta balle, allora è inutile che stiamo a confrontarci sulle fantasie, non ti pare?
  11. Bene. Risposta: delle CE di peso, che pubblicano solo testi pervenuti da agenzie, da editor introdotti o (non scritti, ma solo firmati) da personaggi pubblici; dei lettori, ormai di bocca buona, che, fatte le debite eccezioni, acquistano solo libri ampiamente pubblicizzati; degli scrittori (o aspiranti tali), che inondano le CE piccole, medie e grandi di roba illeggibile. Praticamente, di tutti, quindi, di nessuno.
  12. Non te lo avrei mai chiesto, anche perché non sono solito impicciarmi negli affari altrui. Siamo di nuovo al fraintendimento: chi ha dato colpa a chi? Diamo, quindi, per scontato che bisogna rivolgersi a un editor. Lo so che il mercato funziona così, ma rivendico il diritto di dire che la cosa non mi piace, anzi, mi fa girare i gabbasisi. Essere capaci o meno di giudicare la bontà della propria scrittura è un altro paio di maniche: purtroppo la capacità di autocritica fa a cazzotti con la supponenza imperante, in questo come in altri settori della vita quotidiana.
  13. Credo di essere stato frainteso. Non era e non è mia intenzione incolpare gli editor freelance dei problemi accusati da questo mercato, che assomiglia ogni giorno di più a quello delle vacche. La mia era una semplice constatazione: se, per cercare di essere pubblicati, bisogna passare per un editor, che sia freelance o dipendente di un'agenzia di rappresentanza, e cambiarlo, e cambiarlo ancora, finché non ne trovi uno che ispiri fiducia, allora entra in gioco il censo e, per uno scrittore o aspirante tale, magari di talento, ma privo di risorse finanziarie, non c'è speranza.
  14. Ma quanti ca...volo di soldi deve spendere questo povero Cristo di esordiente?
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