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cheguevara

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  • Compleanno 06/05/1944

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    oltre a leggere e scrivere libri, sto in famiglia, coltivo un piccolo orto e mi occupo del mio cane

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178 visite nel profilo
  1. cheguevara

    Primo: farsi capire.

    Non c'è dubbio. Ho scritto tre libri e, come puoi immaginare, li ho sottoposti a una certa quantità di editori che mi sono sforzato di preselezionare. Ne ho pubblicato uno con l'editore sbagliato, e non è il caso di stare a ritornare sull'argomento, più volte citato nel Forum. Ne ho un altro in corso di pubblicazione, e speriamo bene. La maggior parte dei rifiuti, li ho avuti col sistema del silenzio-dissenso. Alcuni hanno risposto con la classica frase: "spiacenti, ma il manoscritto non rientra nella nostra linea editoriale". Nessuno mi ha offeso, mentre la mortificazione è nata dentro di me per l'insuccesso, che non piace a nessuno. Quindi, secondo la mia esperienza, la regola è proprio bocciare e passare oltre. Però, lasciami dire, da quello che leggo in giro, a volte anche su questo Forum, esistono tanti aspiranti scrittori che ignorano le regole basilari della lingua in cui si esprimono, e non si tratta di sbagliare l'incipit, si tratta della mancanza del mezzo tecnico: per fare un paragone a me caro con la musica, uno può anche suonare a orecchio, ma non può scrivere musica se non sa come si usa il pentagramma. Cominciando da me stesso, non possiamo diventare tutti scrittori o sentirci tali solo perché abbiamo in testa una storia da raccontare, e incoraggiare chi non vale serve soltanto a rendere più affollato un mercato già abbastanza incasinato. Questa è la mia opinione e, come tutte le opinioni, può essere giusta o sbagliata. Saluti.
  2. cheguevara

    Pseudo case editrici

    Ciao @tusichevale, sottoscrivo pienamente. Tempo fa, dopo aver firmato incautamente un contratto con una CE, aver ricevuto per il "visto si stampi" un testo pieno di errori e refusi (non miei), aver constatato che tre distributori online sui quattro indicati non disponevano del libro, aver sostenuto uno scambio di mail a seguito del quale venivo tacciato di fare la "sentinella" anziché adoperarmi per promuovere le vendite, ed altre amenità che ti risparmio, inviai una raccomandata per l'annullamento del contratto, rivelatosi irregolare per vizi formali e sostanziali. Essendomi restituita la lettera con la dicitura "destinatario sconosciuto", andai a fare una visura camerale per vedere se la CE avesse cambiato indirizzo. Così appresi che l'indirizzo era sempre quello e che la società, una Srls, era composta da quattro soci che dividevano in quote paritarie un capitale sociale di ben un Euro. Con un tal capitale di rischio, questa CE si vanta di pubblicare oltre trecento titoli in un solo anno. Naturalmente ho raccontato la storia sul Forum: ne è seguito un dibattito dai toni a volte grotteschi, che è poi stato cancellato su richiesta della CE, come suo diritto. Ne parlo per rafforzare il tuo invito a servirsi del servizio visure della Camera di Commercio prima di firmare un contratto, ma temo che, a parte le CE grandi e molte medie, il resto sia una selva di Srl e Srls, con capitali di rischio variabili da uno a diecimila Euro, quindi sicuramente non idonei a supportare granché. Però è anche vero che le spese possono essere sostenute dai finanziamenti dei soci, che è anche un modo per i soci di maturare crediti da recuperare prontamente nel caso che si profili all'orizzonte un fallimento. In conclusione: questo è il contesto nel quale, volenti o nolenti, siamo costretti a muoverci Ti ringrazio per l'interesse che, ti assicuro, è reciproco.
  3. cheguevara

    Pseudo case editrici

    Sono d'accordo, ma l'esperienza insegna che la maggior parte delle case editrici grandi, medie e piccole (parlo di CE serie, perché le altre ti rispondono anche dopo una settimana) prende almeno sei mesi di tempo per un'eventuale risposta positiva, mentre per quelle negative vige la regole del silenzio-dissenso (e noi in sospeso, prima di poter cancellare l'aspettativa). Significa che sono tutti disorganizzati nella gestione delle risorse?
  4. cheguevara

    Schena Editore

    Grazie. Però, l'accoppiamento del versamento in danaro all'esclusione dalle royalties della prima tiratura di 500 copie non l'avevo ancora visto da nessuna parte. Naturalmente, se serve, posso girare la mail con la proposta ricevuta.
  5. cheguevara

    Tunué

    Salve a tutti, leggo oggi per la prima volta la discussione su questa eccezionale casa editrice e mi rammarico del fatto che, per la narrativa, non accettino testi di lunghezza superiore alle 250.000 battute, limite che mi appare veramente castrante. Andando ad un esempio personale, un mio libro che, pubblicato, riempie 182 pagine, è composto da circa 360.000 caratteri, spazi inclusi. Significa che un libro contenuto nel limite di battute indicato non supererebbe le 126 pagine. Non è troppo poco?
  6. cheguevara

    Pseudo case editrici

    Sono d'accordo solo in parte. Ci sono anche molti editori che, pur essendo effettivamente "free", pubblicando tutto quello che capita (naturalmente, on demand) inquinano il mercato. La verità è che noi aspiranti scrittori veniamo considerati merce a basso costo: le Ce serie, anche se piccole, cercano di pescare la merce non avariata, mentre le altre prendono tutto in blocco, tanto la merce più è scadente, più si vende da sola. Credo che quello che stiamo vivendo sia un brutto periodo per gli esordienti e per le CE serie, ottimo invece per gli specialisti nel gioco delle tre carte.
  7. cheguevara

    Distribuzione Messaggerie

    Come no? Fortunati perché, anziché 30 o 50 copie, riusciranno a venderne ben 100 o 150. Certo che la differenza cambierà loro la vita!
  8. cheguevara

    Case editrici parallele alle principali

    Aggiungo che mi tornano in mente (reminiscenza scolastica di quando si imparavano a memoria intere poesie, o loro stralci), in proposito, i versi di chiusura del coro dell'"Adelchi": Dividono i servi, dividon gli armenti / si posano insieme sui campi cruenti / d'un volgo disperso che nome non ha.
  9. cheguevara

    Case editrici parallele alle principali

    Più che vicino al vero, verissimo. Per quello che mi è capitato di toccare con mano, penso che non sia neanche necessario che la CE parallela sia regolarmente collegata a quella maggiore. Regolarmente vorrebbe dire che, essendo entrambe società di capitale a responsabilità limitata, l'una detenga ufficialmente quote dell'altra. Basta un generico accordo commerciale, poi gli utili saranno divisi in separata sede, e gli utili ci saranno senz'altro, vista la produzione - tutta, di fatto, on demand - a costi tendenti a zero, di un'enorme accozzaglia di titoli di opere per la massima parte illeggibili, dalle quali le poche decenti saranno soffocate in culla. Non molto tempo fa ho denunciato nel forum una situazione del genere facendo nome e cognome della CE di turno: dopo essere stato attaccato con un maldestro tentativo intimidatorio non andato in porto, la CE in questione ha chiesto ed ottenuto l'oscuramento della discussione. Unica strategia difensiva da parte di un autore che aspiri ad essere scrittore è quella di informarsi bene prima (non dopo, come purtroppo ho fatto io) di firmare un contratto con una CE che non sia Mondadori, Feltrinelli e simili.
  10. Consiglio non facile a darsi, perché i tuoi testi appartengono a generi di per sé difficili da proporre alla maggior parte delle case editrici. Appare anche evidente che, come esordiente, oltre che inesperto sei abbastanza ingenuo: pensi che Longanesi "per adesso" non ti abbia risposto, il che fa supporre che ti aspetti comunque che ti rispondano. Non per scoraggiarti, ma le grandi case editrici o non ti rispondono, o ti rispondono, se sono gentili, con un messaggio precompilato del tipo "siamo spiacenti, ma il suo manoscritto non è compatibile con la nostra linea editoriale. Le auguriamo comunque miglior fortuna con altri editori". Così funziona la giungla nella quale sei appena entrato, in cui gli esordienti appartengono in genere al territorio di caccia in cui la maggior parte delle piccole editrici, che siano o meno a pagamento, rastrellano le ambite prede che non sono i libri, ma i loro autori. Qualsiasi fetecchia trova chi è disposto a pubblicarla, contando sul fatto che, bene o male, sarà venduta in limitato numero di copie sulle quali poter guadagnare comunque (poco, ma tanto se il numero delle pubblicazioni di tanti autori è elevato). Si tratta di riuscire a scegliere - ed essere scelto - nel variegato panorama, una CE piccola, ma seria: ce ne sono, anche se non molte. A questo proposito ti consiglio di addentrarti nel forum, che ti sarà molto utile per acquisire una visione pluralistica di come funziona il tutto. Auguri!
  11. cheguevara

    Un editor deve conoscere bene l'Italiano?

    Secondo me Aporema ha centrato il problema, mettendo il dito nella piaga. E' un problema che non riguarda soltanto gli autori esordienti pubblicati da piccole CE: oltre che essere un esordiente più o meno sgangherato - perché fa tutto da solo - sono da sempre un lettore accanito e, quando trovo in un libro edito da una prestigiosa CE svarioni lessicali, grammaticali o di sintassi, sono portato ad incazzarmi tremendamente. Per non parlare della parte creativa: un giovane autore svizzero che ha venduto milioni di copie in mezzo mondo fa scalare a ragazzini di otto anni pertiche alte dieci metri, mentre l'insegnante di educazione fisica, cadendo da sette metri, si rompe soltanto le gambe, e non è tutto, perché uno dei ragazzini viene quotidianamente bullizzato, percosso, costretto a mangiare cacca eccetera, senza che nessun genitore, zio, nonno o parente prossimo se ne accorga. Tralasciando i "se stesso" con l'accento sulla e di sé ed altre simili amenità. D'altronde, leggiamo continuamente giornali e sentiamo continuamente giornalisti televisivi fare scempio di grammatica, sintassi e consecutio temporum, al punto tale di esserci abituati e non farci più caso. Penso che, in fin dei conti, a fare acqua sia proprio la professionalità, malamente diffusa in un mondo globalizzato e decadente. E perdonatemi lo sfogo.
  12. cheguevara

    L'editing è davvero utile?

    Sbaglierò di sicuro, ma per me uno scrittore ha molto in comune con un musicista. Puoi frequentare il conservatorio e imparare a suonare con davanti uno spartito e così sarai senz'altro capace di suonare uno strumento. Ma sarai un vero musicista soltanto se, a monte, senti la musica dentro, hai orecchio e senso del ritmo, e queste sono cose che non si possono insegnare, né imparare: le hai o non le hai. Uno scrittore che sia un vero scrittore (non importa che abbia successo o meno) dovrebbe non solo sentire dentro quello che scrive, prima di scriverlo, ma avere orecchio per la lingua in cui scrive. Anche la prosa, oltre la poesia, ha un suo ritmo nel quale vanno composti i periodi e le frasi, nel rispetto di grammatica e sintassi, che sono le chiavi poste all'inizio di ogni pentagramma. Un editor è sicuramente utile per rifinire il prodotto, a patto che lo scrittore sia dotato in proprio della giusta vena e dei mezzi tecnici indispensabili, altrimenti non serve, anzi, è dannoso.
  13. cheguevara

    Quanto siete famosi?

    Non sono famoso e non lo diventerò mai, anche perché la mia veneranda età non me ne lascerebbe il tempo, se anche volessi. Non amo i social, né gli inglesismi usati ad ogni pie' sospinto, anche quando esistono parole italiane in grado di rendere ottimamente l'idea, per cui non ho followers (seguaci sarebbe meglio) che commentino i miei scritti in positivo o in negativo. Mia moglie e mia figlia dicono che scrivo da maschilista e io mi giustifico dicendo che proprio non mi riuscirebbe scrivere da femminista: è un altro dei miei (tanti) limiti. E questo è quanto.
  14. cheguevara

    La Mappa dell'editoria italiana al 2018

    Sarà anche colpa di smartphone e social, che assorbono ore ed ore nella giornata dei potenziali lettori? I giovanissimi stanno incollati allo smartphone anche mentre attraversano una strada, vanno in bicicletta o in motorino; gli adulti passano il tempo fuori dal lavoro (chi ce l'ha, un lavoro) tra Jogging, palestre e social; gli anziani, per la maggior parte, stanno seduti davanti alla TV. Il risultato è una popolazione semianalfabeta, che legge poco e spesso non è in grado di capire quello che legge, quando legge. Questi sono i tempi, purtroppo frutto delle scelte globali propugnate dalla mia (vituperabile) generazione. La speranza è che i giovani ne acquisiscano coscienza e riescano a cambiare in meglio un mondo che attualmente non gira troppo bene.
  15. cheguevara

    Il dubbio di essere "Uno dei tanti"

    Contratti di edizione ne ho rifiutati parecchi (dieci? Venti? Non li ho contati) sia a pagamento, che free. Ma, essendo alle prime armi, ne ho accettato uno, non valutando che i tempi di risposta alla mia proposta editoriale erano stati tanto esigui, da escludere ogni forma di selezione. Il risultato è stato che, dopo aver toccato con mano l'inesistenza di editing, correzione bozze e promozione, nonché una distribuzione on line mal funzionante, sono riuscito ad annullare il contratto, favorito dal fatto che fossero presenti irregolarità formali e sostanziali. Per eliminare il libro dai siti dei distributori on line ci sono voluti circa sei mesi e ripetute minacce di denuncia alla Polizia Postale, mentre il codice ISBN apposto dall'editore è incancellabile e rende la mia opera un libro edito, con tutte le conseguenti limitazioni per nuovi eventuali contratti di edizione: infatti la maggior parte delle piccole CE esclude la presa in considerazione di titoli già pubblicati. Pertanto, sottoscrivo pienamente sia le tue domande, che le risposte che ti sei dato. Auguri per un futuro di qualità!
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