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new-Warrior

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  • Compleanno 22 aprile

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    Donna
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    Napoli
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    e-mail: chiara5830@gmail.com

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  1. new-Warrior

    Fight a bit more

    Riporto i primi due capitoli. Vi chiedo di non essere troppo affrettati nel giudicare la storia. Sono consapevole che due capitoli sono pochi, ma vi assicuro che non si tratta della classica storia d'amore tra due protagonisti perfetti ecc... capitolo 1 Iniziò tutto in una mattinata come tante altre. Quella mattina, il cielo, era particolarmente nuvoloso. L'aria era umida e il freddo, trapassava senza pietà il mio maglione. L'unica cosa positiva era che quel giorno era dedicato agli studenti. C'erano diversi forum a cui partecipare e l'intero istituto, al suono della campanella delle nove, si riversò nei corridoi. Io, dal canto mio, non avevo fretta di arrivare prima e accaparrarmi un posto in prima fila. Non ero tipo da buttarmi tra la folla e spingere chiunque si mettesse tra me e il mio obbiettivo. Anche volendo, sarebbe stato impossibile, visto i miei modesti centosessanta centimetri. Posai, senza fretta, il mio libro di psicologia e il piccolo quaderno degli appunti. Mi sistemai lo zaino in spalla e andai anch'io alla ricerca della sala dove si sarebbe svolto il forum che avevo scelto. Una volta fuori dall'aula mi accorsi che c'era ancora molta gente in giro. " Perché c'è ancora così tanta gente per i corridoi? " chiesi ad una ragazza poco più bassa di me, capelli ricci e degli occhiali decisamente troppo grandi per il suo viso. " Abbiamo avuto qualche problema nel gestire gli spazi, ma abbiamo quasi risolto tutto. " rispose lei con una punta di nervosismo nella voce. Mentre la guardavo allontanarsi, mi ricordai il suo nome, Gaia. Era una delle addette alla sicurezza durante questo tipo di giornate. Ripresi a camminare tranquillamente verso il bar. " Buongiorno Aria. Il solito? " domandò con tono gentile Giacomo. " Sì, un caffè bello forte, grazie. " sorrisi gentilmente. Quasi tutte le mattine, avevo bisogno della mia dose di caffeina per iniziare a ragionare in modo più o meno lucido. " Aria! Eccoti finalmente! Non puoi capire che sfortuna che ho. Biologia, nonostante mancassero tre minuti alla fine della lezione, mi ha interrogata. Vecchia arpia frustrata! "sbuffò sbattendo i pugni sul bancone. " Com'è andata? " le domandai soffiando sulla superficie del liquido scuro, all'interno del piccolo bicchiere di plastica. " Meglio dell'altra volta, quattro. " scoppiammo a ridere, tanto lei era Giulia e ha sempre saputo cosa fare per non farsi bocciare. Giulia ed io ci siamo conosciute alle medie. È sempre stata una ragazza molto solare. Odia non essere alla moda, e spesso questa sua ossessione/passione per la propria immagine, la fa sembrare una ragazza non proprio seria. Studia più per la sua famiglia che per sé. Io invece ero e ancora adesso sono, il suo esatto contrario. Non sono mai stata sempre amichevole e sorridente con tutti. Se la insultavi se ne fregava. Io invece, rimuginavo per tanto tempo su ciò che mi veniva detto. " Ci vediamo all'uscita, Cris mi aspetta nell'aula affianco alla palestra per sistemare le ultime cose. " mi lasciò lì, a bere il mio caffè. Mentre guardavo le notifiche dei vari social sentii due ragazze che parlavano di un litigio. C'era molta confusione e non riuscii a capire molto. Due ragazzi avevano litigato in palestra, nessuno sapeva il motivo. Non so perché, forse per curiosità, andai in palestra per vedere se c'era ancora qualcuno. Superati gli spogliatoi sentii distintamente il rumore di un pallone. Sporsi appena la testa e vidi un ragazzo alto con capelli castani che ondeggiavano ad ogni suo spostamento. Mi avvicinai lentamente, con passo leggero, verso di lui. Tirava la palla contro il muro. Con rabbia. Quando ormai ero a pochi metri di distanza da lui, fermò il pallone e rimase a guardare il muro, leggermente affannato. " Che ti serve? " domandò senza voltarsi. Improvvisamente una strana sensazione si impossessò di me. La sua voce aveva un qualcosa di diverso. Era calda, dolce, ma allo stesso tempo fredda e, non so, sofferente quasi. " A dire il vero… non lo so. " ammisi sentendomi in imbarazzo. " Beh... " rise leggermente riprendendo a battere il pallone a terra con entrambe le mani. " Niente di importante immagino. Nessuno mi dice cose importanti." rimasi a guardarlo mentre si sfogava. " Perché nessuno ti dice cose importanti? " sospirò pesantemente per poi lasciar andare il pallone. " Senti, non so chi sei e non ci siamo mai visti. Perché dovrei parlarti di me? " domandò con aria scocciata. " Tu fallo, poi troverò un senso. " dissi senza neanche rendermene conto. Volevo solo restare lì ad ascoltarlo, senza un preciso motivo. " Come ti chiami? " chiese girandosi e guardandomi negli occhi. " Arianna. Ma preferisco Aria. " sentii un brivido correre lungo la mia schiena. " Mh. Okay. Io mi chiamo... " la porta si aprì bruscamente andando a sbattere contro la sedia che vi si trovava davanti. Chi è che ha bisogno di spalancare entrambe le porte per entrare se non la professoressa Domilli? " Voi non potete stare qui! Fuori, subito! " urlò interrompendo il ragazzo davanti a me. " Certo prof. " afferrai il ragazzo per la manica della felpa e lo trascinai con me. " Ma… tu trascini sempre le persone con te? " domandò, sistemandosi lo zaino che aveva lasciato sulla panchina, in spalla. " Non proprio. " si passò una mano tra i capelli e rimasi scossa nel constatare che aveva un occhio arrossato. " Oddio, allora le hai prese per davvero... cioè scusa, sicuramente anche tu avrai fatto del male a lui… però... " provai a toccargli l'occhio ma si tirò indietro bruscamente. " Non sono affari tuoi. " si avviò a passo svelto verso la segreteria. " Sì, certo... mi stavo solo preoccupando per te. " si fermò improvvisamente e io andai a sbattergli contro. " Ahia! " ricordo che accusai il colpo sul naso, probabilmente, nella parte più dura del suo zaino. " Ti sei fatta male? " tolsi la mano e del sangue rosso scarlatto brillava sulle mie dita. " Ehm... hai un fazzoletto? " domandai piegando la testa all'indietro. " Mio Dio... " posò lo zaino a terra e mi porse un fazzoletto che aveva in tasca. " Vado a prendere del ghiaccio al bar. " aggiunse per poi sparire in un attimo. Rimasi per un paio di minuti nel corridoio ormai deserto. Delle risate ovattate arrivavano alle mie orecchie. Tenevo stretto il fazzoletto sotto al naso da un po' ma il flusso di sangue non pareva volersi fermare. " Scusami se ci ho messo un po'. Il bar era pieno. " mi fece sedere su un banco lasciato in corridoio e mi aiutò a tenere il ghiaccio. " Va meglio? " domandò leggermente preoccupato. " Sì, diciamo che ci sono abituata. " lo tranquillizzai sorridendo. " Abituata? " un'espressione confusa apparve sul suo viso. " Già, capillari del naso troppo delicati. " " Ah... guarda il lato positivo, c'è chi sta peggio. " disse sorridendo leggermente. " Beh, sì. Sono stata abbastanza fortunata. " sorrisi a mia volta. " Comunque il mio nome è Davide. " guardai meglio i tratti del suo volto, pensando che quel nome, calzava a pennello con il suo viso. Capitolo 2 " Cosa dovevi fare in segreteria? " domandai sistemandomi lo zaino in spalla. " Firmare un permesso. " " Per andare via prima. " aggiunse " Quindi, hai diciotto anni? "si fermò e mi guardò sorridendo. " Molto perspicace. Watson" disse sarcastico " Ma non serve." " Cosa? Vuoi uscire senza permesso? " chiese stranito, al che feci cenno di sì con la testa. " E come? Sentiamo. " mi sfidò Afferrai la manica del suo cappotto e lo trascinai nei corridoi dei laboratori. " Sei qui da cinque anni e non hai mai visto questa porta? " indicai con un cenno della testa la porta d'emergenza in fondo al corridoio. " Sì, ma che ha di strano? " mi avvicinai senza dire nulla. " Non è mai chiusa. " abbassai con cautela le maniglie antipanico. La porta si aprì con un leggero cigolio. " Come fai a saperlo? " " Lo so e basta. " una volta fuori il freddo mi costrinse a stringermi nel mio cappotto. " In giorni come questi nessuno controlla le uscite d'emergenza. In realtà non controllano un accidente. " con la coda dell'occhio vidi che provò ad andare verso il cancello principale. " No, non li! " si bloccò di colpo tenendo le mani in alto. " Vieni con me. " facemmo il giro dell'edificio abbassandoci ogni qual volta c'era una finestra. Arrivammo davanti la casa del custode, con cautela spostai una piccola palma e sotto al vaso, apparve un piccolo mazzo di chiavi. " Mi spieghi come fai a sapere queste cose? " chiese titubante Sbuffai, mettendo le chiavi in tasca. " La mattina arrivo molto presto e mentre aspetto la mia amica giro intorno alla scuola. Una mattina vidi il custode lasciare lì le chiavi. " aprii il cancelletto sul retro. " Aspettami qui e assicurati che il cancello rimanga aperto. Vado a rimettere queste sotto al vaso. " tornai nuovamente dove avevo preso le chiavi e le rimisi a posto. " Possiamo andare. " chiusi il cancello alle mie spalle e ci avviammo a passo svelto verso il centro. " Ti va di dirmi cos'è successo? " chiesi cercando un'altra volta di ricavare informazioni. " Niente, roba di poco conto. Dove stiamo andando? " Cambiò discorso lui Ci pensai qualche secondo. " Da me. Hai bisogno di qualcosa per l'occhio, va a finire che diventi un panda. " " E cosa dirai ai tuoi? " chiese, e nel mentre mi sfuggì un sorrisetto amaro " Mio padre non lo vedo da un paio di mesi, mia madre è a lavoro, non tornerà prima delle cinque. " strinse le labbra in una linea sottile. " Divorziati? " domandò tentennando. " Legalmente no, ma è come se lo fossero. Quando capita che s'incontrano neanche si guardano. Si odiano... " sospirai infilando le mani in tasca. Rimase in silenzio e aumentò il passo affiancandomi. " Non volevo essere inopportuno. " si scusò una volta arrivati sotto casa mia. " Nessun problema. Spero tu sia un tipo allenato, ci sono ben cinque piani da fare a piedi. " dissi infilando le chiavi nella toppa del vecchio portone di ferro battuto e vetri azzurrini. " Ehm... d'accordo. " notai una strana espressione sul suo viso ma non ci pensai più di tanto. Arrivati al quarto piano mi girai a guardarlo. Teneva la testa bassa e si reggeva con forza al corrimano. " Un po' fuori allenamento? Stai bene? " alzò la testa tenendo gli occhi chiusi e annuì leggermente. Ripresi a camminare pensando a ciò che era successo. Quando mi ritrovai a dover aprire la porta di casa, un terribile senso di paura si fece spazio dentro di me. Frugai nel mio zaino ma le chiavi di casa, con il piccolo peluche, non erano lì. " Le hai in tasca. " mi fece notare Davide con ancora un po' di affanno nella voce. " Ah... Dio che spavento. " mormorai spalancando la porta dell'ingresso. " Accomodati. Vuoi qualcosa da bere? " urlai dalla cucina lanciando la cartella su una sedia. " Un bicchiere d'acqua andrà benissimo. " urlò di rimando. Presi la pomata per le contusioni dall'armadietto dei medicinali e tornai in soggiorno. " Ecco a te. " gli porsi il bicchiere pieno quasi fino all'orlo. " Siediti, forza. " si sedette senza protestare e si lasciò mettere la pomata. " Mi dirai mai cos'è successo? " Chiesi, ma ancora una volta, sviò il discorso " Sei del secondo anno? " mi fermai a fissarlo. " Come fai a saperlo? " domandai curiosa. " Diciamo che ho tirato a indovinare. " sorrise e riprese a bere. " Ah sì? Interessante. Non ti ho mai visto in giro. " " Sono al secondo piano, voi delle seconde invece state al primo piano. " mi sedetti piegando una gamba sotto al sedere non soddisfatta della sua risposta. " Neanche all'uscita. " ripresi con lo stesso tono curioso. " Esco sempre per ultimo. " spiegò tranquillo. " E all'entrata? " " Arrivo spesso in ritardo. " disse guardandomi con un sopracciglio sollevato. " Okay, okay. " " Arianna, è questo il tuo nome, giusto? " domandò passandosi una mano tra i capelli. " Preferisco Aria. " dissi prima di tornare in cucina. " Perché sei venuta in palestra? " chiese rimanendo sulla soglia della porta. " Tu perché hai fatto a botte? " replicai poggiando il libro di storia sul tavolo. " Non si risponde a una domanda con un'altra domanda. " cantilenò infilandosi le mani in tasca. " Beh, l'ho appena fatto. " risi aprendo il libro alla pagina dove avevo lasciato il segnalibro. " Ma come siamo simpatici! " aprì il suo testo di biologia. " Quindi è il tuo secondo anno al liceo? " annuii senza smettere di leggere. " Come te la cavi? " mentre parlava mi accorsi che il suo sguardo era posato sulle foto di famiglia alle mie spalle. " Abbastanza bene. " mi girai e vidi la foto che ritraeva me, mia mamma e mio padre in spiaggia. " Non hai sorelle o fratelli? "chiese e io scossi appena la testa. " Tu invece? " riprese a guardarmi. " Una sorella di qualche anno più grande. " iniziò a leggere per poi bloccarsi di colpo. " Devo andare in un posto, ti va di venire? " ci pensai su per un paio di secondi per poi annuire. " D'accordo, sarà sicuramente più interessante della storia. " feci per mettere il libro nello zaino. " Ma non adesso! " rise afferrando la mia mano. Alzai lo guardo vidi che stava guardando le nostre mani. " Ehm... " spostai la sua mano imbarazzata. " Allora ti va qualcosa da mangiare? " scosse lievemente la testa per poi tornare a sorridere. " D'accordo. " disse mentre infilava con naturale disinvoltura le mani nelle tasche della felpa. Mi voltai verso il frigo e sentii il viso andare a fuoco. Il suo comportamento era strano, ma non riuscivo ancora a capire perché. Scossi la testa nel tentativo di ritornare in me.
  2. new-Warrior

    Una settimana di ordinaria follia - l'inizio

    Salve! Vedo che altri utenti hanno già detto tutto ma comunque spero di riuscire a dirti qualcosa di utile! Inizio col dirti che leggere " io: " non mi fa impazzire. Chi legge non riesce ad immedesimarsi a pieno perché così facendo sembra che tu dica al lettore " vedi che non sei te a vivere questa determinata cosa. Sono solo delle frasi "*spero di essere stata abbastanza chiara* almeno per come la penso io eh Credo che il metodo migliore per scrivere in modo diretto sia con le virgolette alte o basse. Evita le parentesi nel discorso, le continue gomitate al lettore*come ha gia' detto qualcuno prima di me* e le informazioni ''forzate''. Dimostralo, non dirlo. Evita parole troppo colorite. Occhio alle ripetizioni. Devo dire pero' che hai uno stile scorrevole, semplice e chiaro. Complimenti, bel lavoro.
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