Vai al contenuto

hyperion80

Scrittore
  • Numero contenuti

    12
  • Iscritto

  • Ultima visita

Reputazione Forum

10 Piacevole

Su hyperion80

  • Rank
    Polemista

Informazioni Profilo

  • Genere
    Uomo
  • Provenienza
    Palermo
  • Interessi
    Filosofia, poesia, psicologia, religioni

Visite recenti

73 visite nel profilo
  1. hyperion80

    Raccolta di poesie da inviare

    Non ci sono delle regole precise e tassative in merito, ma è importante che ogni scelta non appaia arbitraria né casuale, bensì inerente alla stessa morfologia dell'opera. C'è chi ama dare i titoli, ad esempio, chi invece li aborre, ed entrambe le scelte possono essere giustificate in diversi contesti. Lo stesso vale per la ripartizione in sezioni. In generale, personalmente, credo che un'opera di poesia sia tanto più significativa quanto meno si presenta come una mera "raccolta", e quanto più è dotata di una struttura interna, di una trama latente, non meno di un romanzo o di un'opera teatrale. Anche quando non ha una ripartizione in sezioni, perlomeno dovrebbe tendere ad avere un'unità stilistica, come un album musicale. Per il resto, molto può dipendere dal tipo di scrittura poetica e dal tipo di lettore a cui si rivolge.
  2. hyperion80

    Marca Temporale

    Sono iscritto a Patamu da circa tre anni, e mi trovo molto bene, riuscendo finalmente a promuovere le mie opere senza troppe preoccupazioni. Si tratta di una piccola compagnia italiana che aspira a diventare una valida alternativa alla SIAE, usando le marche temporali. L'abbonamento annuale costa più rispetto a comprare le marche su Aruba (le loro stesse marche sono fornite da Aruba), ma incomparabilmente meno dell'iscrizione alla SIAE. Rispetto al comprare i pacchetti di marche, c'è il valore aggiunto che l'opera viene automaticamente associata al nominativo dell'autore, che viene depositata nel server della piattaforma e viene fornito anche un certificato. Tutto avviene in modo estremamente veloce, semplice e intuitivo.
  3. D'accordissimo! Quella di non usare l'accento in sé e i suoi composti mi sembra soltanto una brutta abitudine o una pigrizia istituzionalizzata. In poesia in particolare lo trovo inaccettabile, dato che l'accento dona struttura, ritmo e musicalità, e la sua mancanza stona parecchio.
  4. Salve Renato Bruno, Grazie per gli spunti di ri-riflessione... Ovviamente, ho fatto un discorso generale, e ci sono certamente tante piccole edizioni meritevoli, specie nel campo della saggistica (ma con un rovescio della medaglia: ormai l'opera filosofica si è ridotta alla saggistica, con tutti gli enormi limiti del caso). Per quanto riguarda i lettori, concordo con te sul fatto che il lettore medio ha una grande parte in causa nel fenomeno che descrivevo: la sua innata mancanza di curiosità e l’assenza di stimoli culturali sono dirette concause di certe politiche editoriali. Ma quando tutto l'iter di produzione e distribuzione della maggior parte dei libri - almeno quelli degli editori "che contano" - è sin dall'inizio programmato per promuovere certi nomi e non altri, certi generi e non altri, certe tendenze letterarie e non altre, ciò significa che altri libri non raggiungeranno mai i potenziali lettori, che non avranno nemmeno la possibilità di incuriosirsi. Questo è probabilmente ciò che accade anche a me, che leggo pochissimi libri recenti. Tra le "nuove proposte", non trovo quasi nulla che sollevi la mia curiosità e che mi possa far pensare di investire bene il mio tempo e il mio denaro. Dunque, finisco per leggere soltanto ristampe di classici. Magari ci sono alcune opere odierne che potrebbero interessarmi, ma non ne ho nemmeno notizia, perché l'attuale mercato editoriale è strutturato in modo tale da penalizzarne a monte la diffusione. Per quanto riguarda il sé: io personalmente uso l'accento anche in "sé stesso", specie in poesia! Un saluto
  5. Al di là delle tantissime ragioni intrinseche che possono determinare il rifiuto di un’opera da parte di un editore (sintassi carente, contenuti insufficienti, struttura difettosa, poca originalità, eccetera) vale la pena far notare che una parte delle opere viene rifiutata – o nemmeno presa in considerazione – non per ragioni di qualità intrinseca, ma perché esula dai generi letterari convenzionali, dalle tendenze in voga e dalle strategie di mercato che si sono consolidate nel corso degli ultimi dieci-vent’anni. Oggi, quasi tutti gli editori – pur con alcune significative eccezioni - hanno abdicato dal loro ruolo di operatori culturali, e si limitano sempre più a fare i venditori di entertainment (e spesso di fumo). Invece di lanciare nuove tendenze letterarie e promuovere voci fuori dal coro, invece di contribuire all’evoluzione e alla rivoluzione dei generi letterari, invece di investire su nuove declinazioni della cultura adottando una prospettiva lungimirante, hanno come parametri privilegiati i like su Facebook e le mode più corrive e passeggere, limitandosi a pubblicare ciò è sicuro si possa vendere nel più breve tempo possibile, a prescindere se possieda un’intrinseca qualità letteraria o meno. Ed è così che oggi i libri più venduti diventano quelli di personaggi che poco o nulla hanno a che vedere con l'autentica cultura: personaggi di spettacolo, calciatori, cuochi, opinionisti politici, conduttori televisivi, "influencer" vari ed eventuali. Sempre più spesso, inoltre, il ruolo dell’editore si limita a quello di una contrattazione economica con una grossa agenzia per tradurre un libro che ha avuto già successo all’estero, giungendo quasi al “grado zero” del rischio d’impresa. Tutto ciò è un fallimento dell’editoria di qualità. A mio avviso, una casa editrice dovrebbe essere innanzitutto un’impresa culturale, non una venditrice di entertainment all’ingrosso, e dovrebbe spingersi al di là di ciò che richiede il mercato di massa, contribuendo piuttosto a ridefinire il mercato stesso. Altrimenti, non ci si può lamentare se la cultura è in crisi e se molta gente (giustamente) non trova più validi motivi per comprare e leggere un libro, generando un circolo vizioso che determina la stessa crisi dell’editoria. Ciò succede perché sta cambiando il ruolo dell’oggetto-libro, che sta perdendo sempre più la sua funzione originaria. Oggi, nella maggior parte dei casi, e se si eccettuano le ristampe dei grandi classici, il libro non è più un baluardo di cultura, non è più una testimonianza del pensiero destinata ad attraversare i secoli, non è più un potenziale strumento di rivoluzione delle idee, bensì è diventato un prodotto effimero, un oggetto futile da portare sotto l’ombrellone, per poi essere dimenticato nel giro di qualche mese. Concludo ponendomi una domanda: se fossero state scritte oggi e proposte all’attuale mercato editoriale opere come “Così parlò Zarathustra” di Nietzsche, l' "Ulisse" di Joyce, “Alla ricerca del tempo perduto” di Proust, “Foglie d’erba” di Whitman, queste opere sarebbero mai state pubblicate da un regolare editore? Oppure gli autori sarebbero stati costretti a ricorrere all'auto-pubblicazione, in quanto le loro opere sarebbero state giudicate estranee ai generi letterari convenzionali, lontane dalle tendenze di mercato, “invendibili” e “impubblicabili” secondo le odierne logiche editoriali?
  6. hyperion80

    L'erudita

    Anche io circa un anno fa avevo mandato una proposta alla Giulio Perrone, e sono stato contattato da L'Erudita, secondo il solito copione che ho letto in altri interventi.*Editato dallo Staff* Avendo già letto qualcosa nel forum, ho rifiutato la proposta de L'Erudita senza voler nemmeno approfondire i dettagli. Dal mio personale punto di vista, e secondo quanto leggo, ci sarebbero gli estremi per considerare L'Erudita come EAP. Magari non ci sono tutti i requisiti tecnici, ma ci sono gran parte delle caratteristiche tipiche *Editato dallo Staff*.
  7. hyperion80

    The Italian Literary Agency

    Ho avuto un contatto con la TILA proponendomi come traduttore di un significativo libro estero di cui gestiscono i diritti. Un paio di editori di fascia media erano interessati alla mia proposta, e all’acquisto dei diritti. In teoria, la TILA doveva avere tutto l'interesse nella riuscita dell’operazione, e stavo facendo il lavoro che loro stessi non erano riusciti a fare in modo efficace: proporre al mercato italiano il libro, i cui diritti erano rimasti invenduti da diversi anni, e che con ogni probabilità sarebbero rimasti tali. Nella sostanza, è stato impossibile concludere l’affare. Impossibile parlare per telefono, contatti email precari e interrotti, mancanza di collaborazione, editori scoraggiati. Sicuramente, la mia esperienza negativa ha poco a che vedere con le competenze editoriali dell'agenzia, cosa su cui non mi posso pronunciare. Ma personalmente da autore non vorrei mai avere a che fare con un intermediario che *Editato dallo Staff* si rifiuta persino di gestire una comunicazione efficace e una collaborazione proficua con un traduttore. *Editato dallo Staff*
  8. hyperion80

    La Ruota Edizioni

    Li ho contattati qualche giorno fa, e mi è stato detto che attualmente le valutazioni degli inediti sono sospese, fino al primo di ottobre.
  9. hyperion80

    Salve a tutti

    Grazie a tutti voi!
  10. hyperion80

    Salve a tutti

    Grazie! Sì, sono un grande appassionato dell' "Iperione" di Hölderlin, di Novalis, e in generale della poetica del Romanticismo. Peccato che la poesia odierna abbia imboccato tutt'altre strade... e qui chiudo l'off topic
  11. hyperion80

    Salve a tutti

    Salve a tutti, sono un autore di opere poetiche con tre pubblicazioni all’attivo, e un traduttore alle prime esperienze. Seguo il forum da tempo, ma questo è il mio primo post. Considero questo luogo una risorsa di grande valore, che contribuisce in modo determinante alla trasparenza dell’editoria. In generale, ritengo che nel mondo dell’editoria si stanno diffondendo sempre più delle cattive abitudini e – direi – una maleducazione istituzionalizzata. Editori, anche di fascia bassa, che si concedono il lusso di non rispondere a delle cortesi richieste di informazioni. Editori grandi, che avrebbero i mezzi economici per avere un intero staff adibito alle comunicazioni, ma che non degnano di alcuna considerazione gli autori, perché affidano tutto alle agenzie (fenomeno sempre più deleterio, a mio avviso). Siamo tutti d’accordo sul fatto che oggi ci sia una proliferazione incontrollata e sproporzionata di autori, di sedicenti poeti, e di opere futili e impubblicabili. Siamo tutti d’accordo sul fatto che sia necessaria una stringente “selezione naturale” delle opere da pubblicare. Tuttavia, un buon editore dovrebbe riuscire a gestire questo fenomeno in un modo intelligente, in modo anche da non perdere la propria immagine pubblica. Quasi tutti gli editori si lamentano della crisi dell’editoria, ma dovrebbero ricordarsi che chi propone loro i manoscritti sono spesso le stesse persone che comprano i loro libri, e che possono scegliere di non comprarli. Io ad esempio continuerò a comprare i libri dell’Adelphi, perché è uno dei pochi editori che danno una risposta, anche se negativa, e ciò è indice di serietà, di professionalità, di editoria “alla vecchia maniera”. Mentre ho deliberatamente scelto di non comprare più i libri di alcuni editori, a causa della loro politica verso gli autori. Sono il solo? Condividerò altre mie esperienze con editori specifici nei thread dedicati. Intanto, buon pomeriggio a tutti
×