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Grazia Cifarelli

Scrittore
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Su Grazia Cifarelli

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    Grace
  • Compleanno 23/08/1990

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  • Genere
    Donna
  • Provenienza
    Varese

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  1. Grazia Cifarelli

    La Chiamata

    Ciao! Il frammento mi piace molto. Coinvolgente e si legge molto bene. Mi viene voglia di continuare e la frase finale crea suspense. Solo alcune osservazioni ma davvero piccole. "Guardò l’orologio, si erano già fatte le 12:57." Io metterei: guardò l'orologio: le 12:57. "Duecento, Trecento, Quattrocento, Cinquecento" non mi piace il maiuscolo. Per il resto ti faccio i miei complimenti. Buona serata e a presto.
  2. Grazia Cifarelli

    Solenoide

    Racconto ben scritto. Semplice e scorrevole. Anche l'idea mi piace molto, una piccola dea che gioca con il mondo degli umani e provoca una catastrofe. Solo l'inizio non mi piace molto. Ci sono alcune espressioni di uso comune che sanno di cliché ma per i l resto complimenti! A presto @Tramontana
  3. Grazia Cifarelli

    Ciao a tutti!

    ciao @Bianca Heinz-Kurstermann Benvenuta!! se ti piace leggere, ti invito sul mio profilo. Che genere ti piace? Buona permanenza
  4. Grazia Cifarelli

    Posso partire con te?

    Ti scrivo dalla poltrona scomoda di un aereo diretto in Giappone o in Irlanda, o in Francia, ma che importa dove sto andando, tu non sei accanto a me. Vorrei chiederti come stai e sentire la tua risposta mentre arricci il labbro superiore e socchiudi gli occhi. Ti ricordi quando ti costringevo a leggere ad alta voce perché mi piaceva sentirti parlare? Ti chiedevo di leggere persino le etichette dei cibi prima di cucinare così mi sarei ricordata esattamente a che temperatura potevo scolare la pasta. Si tratta di un messaggio sul cellulare e non di una lettera, di quelle che ti piacciono così tanto da tenerle sottochiave nel secondo cassetto del comodino. Mi chiedo continuamente perché non sei salito con me, perché non abbiamo preso un Loft arredato alla francese nel centro di Lione. Mi domando che fine farà Preziosa, se perderà ancora il pelo sulla tua giacca buona, quella nera dove il pelo bianco si vede subito. Quanto ti arrabbiavi quando durante il giorno disfavo il letto e alla sera non lo trovavi mai come piaceva a te, ordinato e preciso. Non dovevi lasciarmi le chiavi di casa, avresti dovuto sapere che ci sarei andata anche in tua assenza per sentirmi meno sola. Dove la trovo un altra stanza piena di libri? Mi facevano compagnia sai? Eroi e mostri, principesse e guerriere, parole d'amore e di tempesta. Mi bastava leggere per far passare il tempo, poi ti arrivavi di corsa, le bollette da pagare in bocca, la busta della spesa a destra e l'ombrello a sinistra. Bussavi forte sperando fossi in casa e potessi accoglierti con un bacio lento e dolce, profumato di miele. Quasi eri dispiaciuto quando al pomeriggio ero in palestra e tornavo dopo di te, molto tardi e tu avevi già fatto la doccia e non potevano fare l'amore sotto l'acqua bollente. Mi mancherai ovunque andrò. Mi mancherai con una nostalgia straziante. Mi mancherà persino il tuo odioso vizio di guardare il calcio. Io stavo zitta e ti amavo lo stesso. Mi mancheranno le lunghissimi chiacchierata che facevi al telefono con i tuoi amici, la cena fredda e tu che ridi in balcone. Guai a disturbarti, mi cacciavi via dicendo che erano conversazioni tra uomini. Io facevo finta di arrabbiarmi. E io ti mancherò? Chissà quante cose odiavi di me, quante volte avresti voluto rimandarmi da mia madre e sequestrami le chiavi. Eppure non l'hai fatto mai e alla sera prima di dormire mi accarezzavi i capelli e sussurravi parole dolcissime. Mi hai tenuto, o io sono rimasta? Diciamo che adesso l'aereo sta atterrando e non ho ancora finito di scriverti il messaggio. Scrivo troppo lo so, scriverei all'infinito. Ti avrei amato all'infinito. Aspetta che chiedo al pilota se può fare tappa in paradiso. Dove sei tu il cellulare non prende. Invio il messaggio al tuo numero salvato in rubrica. So che non risponderai, so che mi senti. Mi sono illusa che volando fra le nuvole avrei potuto raggiungerti. Ora si è stretto il cuore e quando mi succede mi viene sempre un po' di mal di pancia. Un signore mi aiuta con i bagagli. Ho fretta, il tuo ricordo mi insegue. Di solito eri tu a portarmi le valigie. Un vero gentiluomo. Forse volerò ancora. Non sei qui, ed è come se io fossi morta quaggiù e tu vivo lassù.
  5. Grazia Cifarelli

    Se solo avessi saputo

    Ciao, il frammento mi piace. Lo stile e' abbastanza teatrale e le scene molto nitide. I personaggi sono delineati con qualche cliché e possono essere tratteggiati meglio. Secondo me dovresti usare piu pause e andare a capo piu spesso per ottenere un ritmo piu lento. Il lessico è appropriato e scelto con cura anche se alcune espressioni stonano un po con la dolcezza della descrizione. A presto
  6. Grazia Cifarelli

    Mi presento

    Ciao @wyjkz31 grazie mille.
  7. Grazia Cifarelli

    La ragazza dell'illusionista

    Ero per tutti la ragazza dell'illusionista. Il Grande Jonathan lo vidi per la prima volta alla stazione ferroviaria, intento a trascinare i bagagli su e giù per la banchina come vecchi ricordi rimasti attaccati a fotografie sbiadite. Ero andata a prendere mia nipote, sarebbe venuta in città per il suo spettacolo, le avevo comprato io stessa o biglietti. Adorava gli spettacoli di magia. Il cardigan rosa svolazzava distratto, lasciando scoperta la scollatura, e la pelle così liscia da avere la continua tentazione di farci scivolare una carezza. Avvertivo vagamente il suo sguardo delineare i contorni del mio corpo, lo percepì prima sulla nuca, accaldata, i capelli raccolti in uno chignon sopra la testa, con qualche ciocca ciondolante a solleticarmi le guance. Poi la schiena, come quando da piccola mi avvicinavo troppo al camino e vestiti parevano prendere fuoco. Poi sulla vita, e poi sempre più giù, sulle gambe, i suoi occhi attenti, scrupolosi, avidi, come assettati di tanta perfezione. Temevo i suoi occhi così brucianti, così attesi che fosse lui ad avvicinarsi, sfiorandomi come se temesse che mi dissolvessi tra le sue mani. Quando i suoi occhi imprigionarono i miei in una gabbia di passione, non esitai a gettare via la chiave. Mi innamorai delle sue magie, di tutte quelle realtà impossibili che riusciva a creare muovendo le dita. Sempre con occhi infiammati, mi divorava ogni giorno di più , lasciando cenere sparsa un po' ovunque ma mai nello stesso posto. Non avevano una casa, eravamo sempre in città diverse, non c'è stato giorno in cui sia riuscita a imparare anche solo il nome della via in cui alloggiavano. Restavano si è no un mese o due, poi il tour continuava a ritmo serrato. Gli illusionisti devono dare l'impressione di essere evanescenti. Sparire e ricomparire come esseri misteriosi e custodi di segreti mai rivelati al genere umano. Il Grande Jonthan era una leggenda e non è possibile essere alla pari di una leggenda, si deve accettare di essere all'ombra della grandezza. Lo spettacolo quella notte fu meraviglioso. Eravamo a Parigi. I francesi adorano la magia, ha un fascino surreale, quasi divino, da assaporare lentamente e con un calice di champagne. Applausi, petali di rosa lanciati sul palco, autografi, esclamazioni di stupore. Quella notte il Grande Jonathan diede vita alla leggenda, ancora una volta. Il pubblico lo teneva in vita, alimentava quel fuoco che mi aveva conquistata anni fa. Una ragazzina di vent anni più giovane avvolta dalle fiamme di un uomo brizzolato, spavaldo è spaventosamente abile nell arte delle illusioni. Passaarno per me gli anni migliori. Al suo fianco. Fedele nel mio abito da sera, sorridevo al pubblico ogni sera. Incastrata in vestiti eleganti, costosi e spaventosamente frivoli, il rossetto che disegnava curve allegre e spensierate. Lo spettacolo deve continuare. In bilico sui tacchi e sul sottile filo dorato che teneva in piedi la mia vita, i miei sogni e le mie speranze. Non indossai mai l'unico abito che avrei voluto mi regalasse. Non sfilai mai su un palco che aveva come spettatori Dio e la mia famiglia, non conobbi mai l'emozione di far crescere l'amore dentro di me. Gli anni passavano. Il Grande jhonatan era sempre più imponente e io sempre invisibile. I capelli non rilucevano più sotto i riflettori e gli strati di trucco non coprivano più le rughe. L'amore per quell'uomo sembrava non volermi abbandonare, mi consumava fino a farmi perdere in labirinti di notti, pianti e parole lanciate contro le pareti del cuore, nel tentativo di ferire. Sanguinavo ovunque ma sul mio viso c'era sempre una maschera meravigliosamente felice, spensierata. Lo spettacolo doveva continuare, sempre e comunque. Anche quando avevo gli occhi che annegavano o lo stomaco aggrovigliato. Era una fredda mattina di novembre. solo a Londra le mattine di pioggia profumavano di promesse. Jonathan non era rientrato. Avevo dormito da sola ma ormai mi ero abituata. Non era più una priorità addormentarsi con la mia buonanotte. Ero uscita presto, l'ombrello troppo per copriremi completamente. Avevo comprato il pane e la frutta e nel piccolo attico che avevano affiatato c'era un po' di caffè. Preparai la tavola, misi anche un mazzo di fiori freschi per colorare il grigiore di quella vita ormai spenta. Aspettami a lungo, il caffè ormai freddo. Di solito rientrava di soppiatto a metà mattina, con la camicia abbottonata male e i capelli arruffati per via della sbronza. Preoccupata uscì di nuovo, il cuore che sbatteva senza un ritmo preciso nel petto scandendo le uniche parole che riuscissi a pronunciare " dove sei". Trovai il suo cadavere poco lontano. Abbandonato sul marciapiede. Gli occhi obliqui che fissavano un punto imprecisato. Usai uno dei suoi innumerevoli trucchi per far sparire il corpo. Finalmente libera. Finalmente padrona di me stessa. Il fuoco che per anni mi aveva impedito di respirare, finalmente si era assopito. Il Grande Jhonatan era morto. La Magnifica Marie era risorta.
  8. Grazia Cifarelli

    Il posto delle cose

    Hai uno stile talmente limpido che mi risulta difficile trovare un difetto. I personaggi a volte mi strappano addirittura un sorriso per la loro semplicità. Purtroppo non succede nulla in questo racconti e un po' mi spiace. Ti avrei letta volentieri. A presto.
  9. Grazia Cifarelli

    Un bicchiere di rosso

    Ciao @DoceanDrop, grazie per aver letto ilgmail mio frammento. Mi fa davvero piacere aver suscitato la tua curiosita'...e faccio tesoro del tuo consiglio. Buona serata e a presto
  10. Grazia Cifarelli

    Mi presento

    Benvenuta! Aspetto di leggere qualcosa in più.
  11. Grazia Cifarelli

    Richieste abilitazione Narrativa over 18

    Vorrei essere abilitata. Over 18 :-)
  12. Grazia Cifarelli

    Un bicchiere di rosso

    Ciao @Floriana! Sei stata davvero molto precisa nel commento al testo. Ti ringrazio moltissimo per le precisazioni e sopratutto per avermi letto. I dialoghi ammetto che sono il mio punto debole, spero di migliorare con la pratica. Grazie ancora e a presto!
  13. Grazia Cifarelli

    Posso partire con te?

    Ti scrivo dalla poltrona scomoda di un aereo diretto in Giappone o in Irlanda, o in Francia, ma che importa dove sto andando, tu non sei accanto a me. Vorrei chiederti come stai e sentire la tua risposta mentre arricci il labbro superiore e socchiudi gli occhi. Ti ricordi quando ti costringevo a leggere ad alta voce perché mi piaceva sentirti parlare? Ti chiedevo di leggere persino le etichette dei cibi prima di cucinare così mi sarei ricordata esattamente a che temperatura potevo scolare la pasta. Si tratta di un messaggio sul cellulare e non di una lettera, di quelle che ti piacciono così tanto da tenerle sottochiave nel secondo cassetto del comodino. Mi chiedo continuamente perché non sei salito con me, perché non abbiamo preso un Loft arredato alla francese nel centro di Lione. Mi domando che fine farà Preziosa, se perderà ancora il pelo sulla tua giacca buona, quella nera dove il pelo bianco si vede subito. Quanto ti arrabbiavi quando durante il giorno disfavo il letto e alla sera non lo trovavi mai come piaceva a te, ordinato e preciso. Non dovevi lasciarmi le chiavi di casa, avresti dovuto sapere che ci sarei andata anche in tua assenza per sentirmi meno sola. Dove la trovo un altra stanza piena di libri? Mi facevano compagnia sai? Eroi e mostri, principesse e guerriere, parole d'amore e di tempesta. Mi bastava leggere per far passare il tempo, poi ti arrivavi di corsa, le bollette da pagare in bocca, la busta della spesa a destra e l'ombrello a sinistra. Bussavi forte sperando fossi in casa e potessi accoglierti con un bacio lento e dolce, profumato di miele. Quasi eri dispiaciuto quando al pomeriggio ero in palestra e tornavo dopo di te, molto tardi e tu avevi già fatto la doccia e non potevano fare l'amore sotto l'acqua bollente. Mi mancherai ovunque andrò. Mi mancherai con una nostalgia straziante. Mi mancherà persino il tuo odioso vizio di guardare il calcio. Io stavo zitta e ti amavo lo stesso. Mi mancheranno le lunghissimi chiacchierata che facevi al telefono con i tuoi amici, la cena fredda e tu che ridi in balcone. Guai a disturbarti, mi cacciavi via dicendo che erano conversazioni tra uomini. Io facevo finta di arrabbiarmi e andavo a lavare i piatti. E io ti mancherò? Chissà quante cose odiavi di me, quante volte avresti voluto rimandarmi da mia madre e sequestrami le chiavi. Eppure non l'hai fatto mai e alla sera prima di dormire mi accarezzavi i capelli e sussurravi parole dolcissime. Mi hai tenuto, o io sono rimasta? Diciamo che adesso l'aereo sta atterrando e non ho ancora finito di scriverti il messaggio. Scrivo troppo lo so, scriverei all'infinito. Ti avrei amato all'infinito. Aspetta che chiedo al pilota se può fare tappa in paradiso. Dove sei tu il cellulare non prende. Invio il messaggio al tuo numero salvato in rubrica. So che non risponderai, so che mi senti. Mi sono illusa che volando fra le nuvole avrei potuto raggiungerti. Ora si è stretto il cuore e quando mi succede mi viene sempre un po' di mal di pancia. Un signore mi aiuta con i bagagli. Ho fretta, il tuo ricordo mi insegue. Di solito eri tu a portarmi le valigie. Un vero gentiluomo. Forse volerò ancora. Non sei qui, ed è come se io fossi morta quaggiù e tu vivo lassù.
  14. Grazia Cifarelli

    Mi presento

    Ciao! Ho già avuto modo di sperimentare la sezione frammenti...grazie mille!
  15. Grazia Cifarelli

    Un bicchiere di rosso

    Quel pizzicore sulle guance. Quasi un gioco, la mia pelle di velluto e la tua barba ispida. Sfiorai lentamente la superficie di vetro del tavolino, il caffè tardava ad arrivare. Me lo hai insegnato tu a bere una tazza di caffè amaro prima di cena, come per prepararsi alle fatiche della notte, ai pensieri bizzarri, ai sogni che tanto al mattino sembrano solo nebbia. Da quando avevo smesso di fare la cameriera, avevo le mani sempre curate e un filo di rossetto color ciliegia. Volevo distinguermi, sentirmi un po una signora, di quelle vestite eleganti che i mariti portano a braccetto a teatro. Nell'attesa tormentavo gli angoli del tovagliolo di carta, troppo grezzo e ruvido per farmi sentire una dama in una caffetteria francese. Provai a immaginarmi il tuo ingresso, il tuo lento avanzare tra i tavoli nel desiderio di essere ammirato, notato,desiderato. La camicia con i polsini quasi sempre slacciati perché avevi il vizio di arrotolarti le maniche nei mesi estivi, le chiavi della macchina in mano, come per far capire che eri di fretta e non avresti avuto il tempo di restare. In effetti non sei mai rimasto a lungo, nella mia vita sei stato un rapido barlume che ha dato fuoco a vecchi ricordi ramificati nella memoria di una donna ancora giovane, ancora illusa. Un signore con una pancia ingombrante mi impedì la visuale sulla porta e così dovetti accontentarmi di osservare gruppi di amici afflosciati sul bancone, stanchi di discutere ma sempre traboccanti di parole vuote. Tu non sei mai stato un abile oratore. Eppure quella mattina prima di mettere in moto il tuo trabiccolo mi hai parlato a lungo, poi mi hai scritto sul polso il tuo numero, come ai vecchi tempi quando non esistevano i cellulari, mi hai baciato la fronte e hai fatto un cenno con la testa, la barba non pungeva. In questi anni ho pensato che sarebbe stato bello considerarti mio, anche se sono sicura che i tuoi occhi sono annegati in mille altri sguardi. Ti sono sempre piaciute le donne, dicevi che erano dei capolavori di una perfezione quasi innaturale. I bicchieri tintinnavano, un triste brusio sommesso, risate quasi sguaiate, un motivetto sempre uguale tentava di rallegrare l'atmosfera. Mi raddrizzai e mi sforzai di sorridere ma le mie mani intrecciate fino a stringersi tra loro lasciavano trasparire la tensione. - Ordino un bicchiere di rosso. Mi fai compagnia ? - Feci scorrere quasi per sbaglio le mie dita sul dorso della sua mano, notai la fede ed ebbi un sussulto involontario. - noi non dovremmo vederci qui - - immagino di no - la mia voce era arida, priva di espressione. Mi irrigidì ma sostenni il suo sguardo. - sei sposato - Non era una domanda, non occorreva che lo fosse. - lo ero anche le volte scorse, solo che non lo sapevi - - hai messo la fede per dirmi addio? - Volevo la verità, mi preparai a raccogliere i pezzi. - l' ho messa perché mi sento in colpa, ti ho mentito, ma non ti ho mai promesso nulla. - - ho lasciato il lavoro- - non dovevi farlo per me - - baciami almeno - Si avvicinò lentamente, sentivo la sua energia fondersi con la mia, elettrizzata al solo pensiero che tra poco mi avrebbe di nuovo sfiorata. Mi baciò velocemente, impaurito. Smisi di amarlo per qualche secondo, lo vidi finalmente per quello che era. Un codardo a cui piacevano le donne, quelle giovani, le cameriere dei bar a cui prometteva ricchezza e amore ma che puntualmente salutava con un bacio scialbo e un bicchiere di vino rosso.
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